giuliano

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IL TOMO

lunedì 1 agosto 2016

I VIAGGI DELL'ANIMA (8)



















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…Il ‘Viaggio dell’Anima’ dell’aspirante santità, nel cosmo ‘chiuso’ della concezione tolemaica, dovrebbe portarla a contatto con Dio, la Trinità, i santi, nel paradiso o empireo, al di là e al di là delle sfere dei cieli mossi dalle intelligenze angeliche; e può allora esser tenuto ben distinto dal ‘Viaggio dell’Anima’ che porta la strega (quanto lo sciamano…) al (presunto) sabba, che si svolge invece tanto nell’aria quanto, come abbiamo accennato nella Foresta iniziatica, quindi nei luoghi geografici dell’elemento aria, nel mondo di quaggiù, soggetto a continuo mutamento e corruzione.
La ‘possessione’, a sua volta, può essere tenuta distinta dalla ‘stregoneria’, per almeno due motivi. Il primo è che, sul piano psicologico e antropologico, la ‘stregoneria’ nella sua versione completa – con apostasia e sabba – si fonda sul vissuto di un ‘Viaggio dell’Anima’ fuori dal corpo (ad esempio, in chi ha sogni molto vividi di volo o di viaggio), mentre la ‘possessione’ si fonda sul vissuto opposto, di un’Anima o Spirito che entra dentro il corpo, prendendone possesso come persona aliena ed ‘essendo’ o causando la malattia. In secondo luogo, la credenza nella stregoneria appartiene al campo penale, in quanto dipende da quella del maleficio: ossia parte da casi reali di danno e sventura, malattia e morte per interpretarli come delitti perpetrati di una volontà malefica e attiva, ed incolparne individui che ritiene capaci di causarli con facoltà psichiche ‘transitive’: ossia con la capacità dell’Anima o della mente di agire in occulto sui corpi, trasformandoli senza contatto a distanza.

Partiamo dalle conclusioni e risaliamo la china con le premesse…

…Tutta la pratica della ‘meditazione figurativa’ gesuita veniva a volte sommariamente sintetizzata ricorrendo al termine ‘trovare i punti’: che dovevano essere, a un tempo, gli episodi della vita di Gesù da meditare, e le immagini con le quali rappresentarseli nella fantasia, per consentire quindi di svolgere su questi quadri mentali le opportune, pie riflessioni suggerite dai manuali e dalle letture devote. Come dentro il cuore, dov’era collocata la fantasia, così fuori, visibili con gli occhi e con la vista, si rappresentavano, in infinite variazioni, sempre gli stessi episodi o ‘quadri’: tali storie della nascita e dell’infanzia della vita e dei miracoli e della passione di Gesù. Il metodo gesuita consisteva insomma in una tecnica per mettere ‘con la memoria dinanzi agli occhi dell’intelletto il - punto misterio - sopra del quale vogliamo fare oratione’. 
…In tutti i casi, primo indizio di un potenziale (‘Viaggio’… o…) cammino verso la santità o ‘perfezione’ tendevano  ad essere tutto un insieme di malesseri posti sul crinale tra disturbi nervosi, psicosomatici e fisici: da una salute cagionevole, da un fisico ipersensibile a strapazzi e nutrimenti indigesti, si passava a sintomi di inappetenza o anoressia, vera o simulata, compresa l’ambivalenza tra il rifiuto e l’avidità di cibo: ma qualunque fosse la pratica di digiuno, ciò che qui ci interessa è che essa serviva a dar origine alla fama che tali donne (…ed estendiamo questo ‘Dialogo’ anche a mistici e santi di ogni epoca e luogo…) vivessero, miracolosamente, del solo nutrimento ‘spirituale’ della comunione, la ‘dieta eucaristica’. A questi primi segni si potevano aggiungere lunghi e diversi ‘patimenti’ e stati gravemente ‘ansiogeni’, con sudori e tremori, che venivano rappresentati come capaci ad esempio di provocare, come vedremo tra breve, il ‘dibattersi’ del cuore nel petto quasi fosse un animale vivo, salito a tale calore da richiedere il refrigerio di panni bagnati e pezzuole fredde sul viso e sul seno.
Si giungeva infine (come prassi comune anche del mondo sciamanico…) a stati di perdita di coscienza…



Essi venivano interpretati secondo una casistica accurata, dai meri svenimenti alle èstasi e ai ratti (…ecco… senza dilungarmi, in riferimento all’ultimo aggettivo espresso, sono più che convinto con il gesuita circa la costante appartenenza nel mondo ‘fenomenologico’ della terrena esistenza di una comune e Divina Dottrina dai molti nomi e principi da quando il mondo evoluto, sempre opposta però, a medesimi ratti, i quali, pur simmetrici al duplice senso in cui il termine nel testo può attribuire all’attuale secolo e tempo nella stiva della nave con cui navighiamo ugual intento, ha conferito loro diversa e più consona propensione all’adeguamento dell’Anima-Mundi di cui l’Anima e lo Spirito composto e da noi contemplato pregato, ed anche, condotto a miglior porto e partito… nel giudizio e merito di qualsiasi Dio. Nonché di logica dedotta dalla Storia nella corretta sua prospettiva rendendo così remoti principi più che attuali [ed aggiornale di conseguenza alla consona verità di cui lo Spirito]di un comune male fiaccare i bisogni dell’Anima e con questa quelli di una intera società ove poggia ogni umano ed antico per quanto sano progresso. Quindi i ratti nel motivo della loro materiale consistenza pongono le premesse per una diversa e globale appartenenza non certo affine al mondo donde la preghiera, donde la salvezza, donde la verità, donde l’insegnamento, di qualsiasi natura contemplato in amor del Creato... viaggia ed ammira la vita sia essa nel suo Viaggio sciamanico sia essa in un comune Viaggio simmetrico allo Spirito, donde annunciare all’alba di ogni mattino, da quando cioè, caduto su codesto terreno cammino i ratti di un diverso principio offuscare ogni Elemento… al Teschio di ogni profeta sciamano o santo che sia…[*1]). 




Se, nei casi più gravi, violenti e paurosi, erano accompagnati da rigor o irrigidimento di membra, o da vere e proprie convulsioni, le reazioni di fronte questi stati di assenza potevano esser duplici: era plausibile classificarli come èstasi, ratti, persino levitazioni, cui corrispondevano visioni e rivelazioni concesse all’Anima in miracolosi viaggi nell’aldilà; ma anche diagnosticarli come casi di possessione diabolica, da curarsi con le tecniche quasi sacramentali e sacerdotali dell’esorcismo. …La spiegazione fisica del deliquio non si contrapponeva alla sua spiegazione mistico-religiosa, quando la causa era un eccesso di amore per Gesù. Se poi la perdita di coscienza resisteva alle ‘ligature’, e mostrava così di esser molto più che naturale, si poteva supporre l’èstasi e anche per essa la scienza aristotelica-tomista aveva una spiegazione, entro un’episterne in sé coerente, precedente alla rivoluzione scientifica. Ad esempio il gesuita Francisco Suarez classificava il primo grado del Viaggio mistico dell’Anima verso Dio e nell’aldilà, sottolineando che in questo primo stato l’Anima non abbandonava il corpo se non con le facoltà o ‘potenze motrici e nutritive’: entravano qui in gioco le ‘azioni delli Spiriti e operazioni vitali dell’Anima di attrarre, espellere, distribuire senza giungere a separare l’Anima dal corpo. Il domenicano di Napoli, Maestro di Teologia e professore nello Studio napoletano Domenico Gravina, autore di un trattato tipicamente neoscolastico sul discernimento degli Spiriti, intitolato Lapis Lydius e pubblicato nel 1638, trattava le visioni sulla scorta di Agostino, ma soprattutto ritornando alla fonte principe, la Summa theologica, Aristotele reinterpretato da san Tommaso, come tutta la neoscolastica spagnola. Nell’esporre dunque quali e quante fossero le visioni e rivelazioni, Gravina riproponeva la triplice distinzione tomista in visione ‘corporale, immaginaria, intellettuale’, definiva la prima come quella ‘che si produce mediante il corpo e si mostra alle...
















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