Precedenti luoghi
Una
bussola non contiene informazioni sul paesaggio che il suo proprietario sta
attraversando. Le mappe della navigazione satellitare non riportano molti
particolari, lasciando talvolta solo strade pubbliche nei loro rossi, gialli e
verdi su un banale sfondo beige. Questo è solo l’ultimo stadio di un lungo
sviluppo culturale, a cominciare dalla prima mappa del mondo disegnata dal
filosofo e geografo greco Anassimandro nel 550 a.C., sviluppo che ha dimostrato
che è possibile comunicare informazioni sulla posizione di un luogo senza dover
necessariamente trasmettere un’idea del luogo stesso. È stato uno sviluppo
importante, ma proprio il suo successo ha condotto a una prospettiva
stranamente limitata del mondo e del viaggio.
Viaggiare
senza strumenti sulla terraferma significa reintrodurre nel viaggio una
curiosità infantile. Significa imparare a prendere nota delle cose che non
sempre compaiono sulle cartine e di sensazioni che non vengono facilmente
registrate. Significa riconnettersi con la terra e, così facendo, tenere a bada
i sentimenti di disorientamento e paura che possono accompagnare la convinzione
di essersi persi, nel viaggio d’andata e in quello di ritorno. Per leggere
il territorio due sono le pietre miliari. Una è imparare a interpretare gli
effetti del sole, del vento e dell’acqua, l’altra è riconoscere l’importanza
della scala.
Si possono trovare indicazioni utili tanto sul lontano orizzonte quanto a pochi centimetri di distanza. Ciò significa che è necessario mantenere i cinque sensi ben desti e spostare costantemente l’attenzione, il che implica uno sforzo consapevole ma assicura innumerevoli ricompense. In un viaggio via terra il viaggiatore che non usa strumenti, il navigatore naturale, investe più degli altri viaggiatori, ma torna con un bagaglio di osservazioni e sensazioni che agli altri sfuggono: la valle che prende vita, con il suono dell’acqua sopra le rocce trasportato da una brezza... tutto questo è stato avvertito ed è stato capito.
Gli
effetti del sole, del vento e dell’acqua sono onnipresenti. A volte tali
effetti sono evidenti, come è il caso del profilo della costa osservato da una
collina. Altre volte invece è più arduo individuarli: pensiamo per esempio alle
differenze impercettibili nel numero infinito di sfumature di colore delle
cortecce. È qui che scienza e arte s’incontrano, una realtà intrigante e
frustrante al tempo stesso. Per quanto difficile possa essere decifrare le
complesse informazioni trasmesse dai nostri occhi e dagli altri sensi, è
indispensabile ricordare che una serie apparentemente casuale di eventi
nasconderà quasi certamente un certo ordine, una qualche logica affascinante
anche se difficile da decifrare. Tutti gli esseri viventi fanno affidamento sul
sole e sull’acqua, e, se il loro comportamento non soddisfa la necessità di
sfruttare questi due elementi, le loro possibilità di sopravvivere sono minori.
Tenendo a mente ciò e usando tutti i sensi sarà possibile risolvere molti
enigmi. La forma singolare assunta da un albero cresciuto in città può
cominciare ad avere senso quando sentiamo sulla guancia il calore del sole che
si riflette sulle pareti a specchio dell’alto edificio sull’altro lato della
strada.
Per il viaggiatore che non si serve di strumenti, la ricerca di indicazioni distanti e più vicine dovrebbe partire dalla miglior posizione possibile. Ciò di solito significa trovare un punto più elevato e da lì guardarsi intorno, ma anche in alto e in basso. Una buona veduta aiuterà a farsi un quadro della forma, dei motivi e delle caratteristiche del territorio. Lo studio del territorio rivelerà se consiste di pianure aperte o dolci ondulazioni o magari di spettacolari rilievi scoscesi e strapiombi. Le alture racconteranno una storia di formazione geologica ed erosione.
Per gli animali come per gli uomini, il ritorno a
casa è sempre stato una parte importante del viaggio. Alcuni viaggi non possono
essere spiegati. In un esperimento volto a studiare l’istinto dell’homing,
una berta minore fu trasportata in aereo dal suo habitat naturale nell’isola di
Skokholm, in Galles, a Boston, negli USA. L’uccello ritrovò la via di casa in
12 giorni e mezzo, coprendo una distanza di 5100 chilometri: un volo non solo
molto veloce, ma che ci fa capire anche che la berta era molto sicura della
direzione che doveva seguire. Anche quando è difficile spiegare le capacità di
certi animali, questi ultimi possono insegnarci ad ampliare il campo del
possibile.
Molte delle tecniche di navigazione usate dagli animali ci sono
già familiari.
I caribù e gli gnu seguono elementi naturali comprendenti fiumi, valli, laghi e crinali, mentre i lemming nell’attraversamento dei laghi gelati hanno come meta le montagne (Baker, 1981). Alcune sule sono state catturate e trasportate lontano dalle loro zone di riproduzione per essere poi liberate altrove e osservate da un velivolo: dopo aver esplorato questa nuova zona in cerca di punti di riferimento, le sule sono riuscite a trovare la via di casa. I piccioni catturati e liberati evitano, a quanto pare, di volare sopra l’acqua e sembrano seguire certi punti di riferimento per ritornare a casa.
I
pesci pappagallo, le pulci della sabbia, gli uccelli, gli scarafaggi e le api
sono alcune delle tante specie di animali che usano il sole per orientarsi.
Esperimenti specifici hanno indotto a ipotizzare che gli uccelli abbiano una
sorta di bussola solare con un margine di errore non superiore a 5°.
Le api sono fra i navigatori solari più interessanti perché non solo utilizzano il sole, ma comunicano poi la direzione rispetto al sole ad altre api con le loro caratteristiche ‘danze’. Questi insetti sono in grado di indicare la fonte di cibo rispetto alla posizione del sole; gli esempi più semplici sono un movimento verticale verso l’alto che significa ‘andate verso il sole’ e un movimento verso il basso che significa ‘andate nella direzione opposta rispetto al sole’, ma i messaggi comunicati dalle api con le loro danze sono abbastanza complessi e sofisticati da coprire tutta una gamma di significati. L’idea che un’ape possa ‘spiegare’ in modo naturale a un’altra ape come trovare qualcosa e che riesca a farlo meglio degli esseri umani è semplicemente straordinaria.
Sembra
proprio che gli esseri umani non abbiano il monopolio sul metodo dell’asticella
e della sua ombra: alcuni esperimenti con gli uccelli hanno infatti suggerito che
anche loro usino le ombre per orientarsi. Nel caso dei piccioni l’asticella
potrebbe essere un albero alto venti metri. Le ombre esaltano l’effetto della
posizione del sole sia per i piccioni sia per gli esseri umani. I viaggi degli
animali non si fermano al tramonto. Uccelli quali le capinere e i beccafichi
hanno trovato con sicurezza la direzione in un planetario, e germani reali e
alzavole hanno mostrato di essere capaci di riconoscere le stelle e di
servirsene per trovare la rotta. La falena Catocala promissa non solo si
orienta usando le stelle, ma sembra concentrare i suoi sforzi sull’equatore
celeste.
Sembra esserci un forte legame fra animali e corpi celesti. In tutti i casi questa relazione è rafforzata dalla conoscenza del tempo: alcuni animali hanno un orologio interno estremamente preciso (il margine di errore non supera i cinque minuti nel corso di una giornata) (Baker, 1981).
Si
sa anche che i monaci irlandesi del VI secolo, effettuarono varie traversate
dall’Irlanda all’Islanda e ritorno. Non si sa con sicurezza come fossero venuti
a sapere dell’esistenza dell’Islanda, ma potrebbero aver letto qualche
annotazione su quell’isola nelle opere di Plinio il Vecchio, Gaio Giulio Solino
e Marziano Capella. I loro viaggi, però, passavano anche sotto le rotte
migratorie delle oche colombacce, che dai loro habitat in luoghi quali
l’estuario dello Shannon volavano a stormi oltre l’orizzonte tracciando
percorsi migratori nei cieli, il loro esodo annuale suggerì certamente agli
uomini che in quella direzione c’era qualcosa, e inoltre è assai probabile che
le rotte dei loro voli fungessero da guida per la navigazione durante i viaggi
dei monaci.
Per
molti versi i monaci erano candidati ideali per questo tipo di viaggi
pionieristici, se le oche fecero pensare alla possibilità che esistessero terre
straniere, i monaci potrebbero essersi sentiti in dovere di diffondere la
parola di Dio in quella direzione. Quella missione era loro congeniale anche
per un’altra ragione: il navigare pericolosamente nel freddo Atlantico
settentrionale su una piccola imbarcazione, sotto cieli coperti, aspettando che
apparisse all’orizzonte uno stormo di oche e indicasse la via da seguire,
sarebbe stata una prova estrema di pazienza e fede.
Si è anche ipotizzato che gli uccelli abbiano una ‘bussola interna’, vale a dire la capacità di orientarsi grazie al magnetismo, e la scoperta di un composto sensibile al magnetismo, l’ossido di ferro, nel cervello di alcune specie di volatili ha fornito la prova fisica a sostegno di questa ipotesi. Si ritiene che gli uccelli siano sensibili alla direzione assiale, alla forza e all’inclinazione magnetica (l’angolo formato dalla direzione del campo magnetico con il piano orizzontale su un qualunque punto della superficie terrestre), ma non alla sua polarità: i volatili perciò sarebbero in grado di dire in che direzione è un polo magnetico, quanto forte è il campo e qual è il suo angolo rispetto alla superficie della terra, ma non se è il polo nord o il polo sud.
La
capacità di avvertire leggere fluttuazioni nella forza e nell’inclinazione
magnetica può essere vitale non solo per l’orientamento ma anche per
determinare la posizione. L’angolo di inclinazione magnetica varia con la
latitudine e questo può essere un fattore cruciale. Non sempre è sufficiente
conoscere la posizione di una destinazione all’inizio di un viaggio, poiché gli
uccelli possono subire uno spostamento da parte di venti impetuosi in qualunque
punto della rotta e quindi devono rendersi conto di questo cambiamento di rotta
e correggerlo. È possibile che i volatili usino il campo magnetico per trovare
sia la direzione sia la posizione.
Osservare
la migrazione degli uccelli può essere un mezzo per indicare la via, ma che
dire dell’emulazione di questa loro capacità magnetica?
Che noi umani abbiamo un senso della direzione magnetico o no, si sa che i campi magnetici influiscono su conigli, topi e ratti e influenzano l’attività cardiaca delle scimmie. Prove non confermate suggeriscono che le tempeste magnetiche abbiano una certa influenza sulle condizioni psichiche degli esseri umani e forse aumentino l’incidenza dei suicidi. Si delinea un quadro interessante del rapporto fra tutti gli animali, uomo incluso (o escluso?), e il magnetismo, ma lo studio è lungi dall’essere completo.
Il
rilevamento con i radar ha permesso ai ricercatori di scoprire qualcosa di
notevole sugli itinerari seguiti dagli uccelli. Nell’Artide i volatili si
servono del sole per trovare la direzione, ma non al fine di volare in linea
retta, bensì per seguire un ‘circolo massimo’, cioè il percorso più breve fra
due punti su una sfera. Calcolare un ‘circolo massimo’ è un processo complesso,
oggi eseguito di rado dagli esseri umani senza l’aiuto di un computer. Tuttavia
i ricercatori ritengono che gli uccelli potrebbero riuscirci usando
semplicemente un problema come elegante soluzione di un altro problema. Il loro
imperfetto rilevamento del tempo mentre volano lungo una qualsiasi rotta che
abbia una componente est-ovest li porta a seguire il sole in un percorso curvo.
Questa curva si avvicina a un ‘circolo massimo’, che a sua volta risparmia loro
ore di volo.
Può
trattarsi di grande ingegno da parte degli uccelli, di selezione naturale o
anche di madre natura. O può essere solo una simpatica coincidenza.
Orientarsi non significa solo capire in quale direzione bisogna andare, ma anche capire dove siamo. La nostra posizione nel mondo e nell’universo è relativa, come l’uomo sa da molto tempo; solo con Einstein però questo concetto ha trovato una formulazione precisa. Non c’è un unico modo per capire dove siamo nel mondo; esistono solo sistemi e convenzioni per spiegare dove siamo rispetto a uno o due altri punti.
(T. Gooley)
L’ORIENTAMENTO
DEL BRANCO
La perdita di orientamento di uno stormo, oppure, un ‘branco’ di balene alla deriva, oppure ed al contrario, l’antico ammiraglio cacciatore di balene e il prezioso ‘oleoso’ nettare specchio dell’illusoria vittoria in cui l’intera ciurma di reietti convinti di orientarsi e sopravvivere al meglio al crocevia della Storia, pone distinguo e distanza fra ciò di cui la Natura artefice e linfa della vita, e cosa sia invece, l’inerte morta materia e l’illusione di una strana sopravvivenza; e la simmetrica capacità di sapersi orientare e smarrire ogni forma di più stabile retto orientamento circa la giusta rotta da conseguire.
È
in questa silente appartenenza con Madre Natura che manteniamo dovuta distanza…
Questa stessa distanza e simmetrica capacità
d’orientamento adottando di volta in volta opposte strategie di sopravvivenza
ci fanno ancor meglio riflettere l’arte involutiva e non solo il cambio di
rotta, le quali nulla hanno da condividere con le medesime strategie della
Natura da cui abbiamo sempre imparato ma nulla (ed in qual tempo) appreso.
Ed in verità e per il vero rappresentano uno dei tanti o troppi problemi a conferma di valori sfalsati (taluni addirittura invisibili ai nostri occhi) dati da innumerevoli fattori che influiscono sull’equilibrio ‘bio-chimico’ quale orologio dell’orientamento su cui si muovono questi grandi migratori di cielo e di mare, i quali ‘valori’ comportano l’analisi ed i termini di ‘come e cosa’ si manifesta tale prerogativa istintiva, e quindi successivamente, la prerogativa ‘funzione’ nella parola (o teoria) che al meglio la specifica.
E seppur
limitata nel senso ‘specificato’: la ‘parola’ qual gesto e capacità di unione e
richiamo (comune nel vasto mondo animale
e natura da cui deriviamo), ed in apparenza, se pur articolata ed evoluta,
in realtà ‘abilitata’ a ‘specificare’ quindi ‘dedurre’ una entità ‘superiore’
quindi ‘limitata’ nella propria funzione.
Il Discorso
rileva i termini pur non rilevabili dallo stesso, esplicitato come un ‘grido’
pur rimanendo al di sotto dell’istinto che lo ha generato e/o motivato, perché
come direbbe il Filosofo posti nella logica discorsiva confacente con il
proprio tempo sottratto, nella dubbia equazione ricavata conforme al vasto
regno governato da una indiscusso monolitico ‘linguaggio economico’ conforme
all’abominio del Dominio (e non solo sulla Natura), inerente ai globali termini
discorsivi ricavati nell’intero arco evolutivo in cui per ultima (ovvero
all’ultimo frammentato Secondo…) la medesima parola nata.
O morta
prematura!
Ciò equivale anche per il Tempo dato in ugual spartito dell’intero Universo, giacché la nostra minuscola frazione di appartenenza, come una più estesa grammatica quale matematica e/o metafisica, equivale all’ultimo istante di Tempo dato.
Alla
medesima funzione e proporzione, e non solo matematica, si attesta il Principio
discorsivo, pur non conoscendo, o meglio, avendo ricchezza di consapevolezza
dell’immateriale donde e perché nato, quale equivalenza di un Primo Atto
cogitante sottratto, però, all’intero ‘atto discorsivo’ cogitato che ne
vorrebbe svelare la certa appartenenza.
Questa la
grande presunzione dell’uomo.
Il vero
peccato originale!
Quindi si
parla di ‘orientamento’ pur non
avendo piena cognizione di causa dell’istinto con il quale la Vita in Terra
manifesta una superiore connessione nei primordiali valori specificanti quale
univoco metro di misura nella grammatica in cui rilevati, ma certamente non del
tutto compresi e adottati quale comune ‘parola’ cogitata dall’inizio della
stessa…
Al meno che il Primo Cogitante non esplicita ‘atto parola e pensiero’ in forme che l’atto del nostro principio discorsivo esclude a priori quali veri e sani valori, facendo del primo principio da cui successivamente la parola, una subordinata negazione alterando ed avvelenando ciò da cui e perché nata.
Da ciò cosa
‘superiore’?: la finalità discorsiva della parola mutata in esteso umano
orientamento, o ciò da cui proveniamo quale costante simmetrico ‘orientamento’
connesso con la Vita?
Con la
Natura.
Se solo
Filosofi ecologisti ed economisti si misurassero su tal principio nel cogitare
l’atto cogitante avremmo maggiore assennatezza e dovuto orientamento.
Esplicitata tale premessa circa l’orientamento; fra cui sicuramente e non per ultimo la capacità dell’uomo di modificare determinati valori di equilibrio quale condizione di perdita dell’Ambiente per cui questi esseri, dal mare al cielo, capaci di percorrere centinaia di chilometri per i loro fabbisogno, per la loro secolare sopravvivenza, rendendoli una sol cosa con la Terra ed i principi regolatori, anche e soprattutto quelli del tutto invisibili all’umana percezione.
L’orientamento
sotto certi aspetti il meno conosciuto e rilevabile in ogni specie animale
quale diretta connessione con l’intera Natura, risiede appunto nell’innato
istinto genetico, superiore all’umano; quindi l’orientamento, assieme ad altri
‘sensi’, quali ‘pensieri’ ‘parole’ e ‘atti’, privi dicono di intelligenza
alcuna, pur scrivendo un grandioso geroglifico e univoca Parola e atto di Dio.
Quindi gli Animali quali strofe del Suo grande spartito con cui scritta musica
armonia e sinfonia dell’intera Opera.
Nell’antichità
quando il genere umano pur vivendo nella costante paura godeva di maggiore
armonia con il senso della Natura, il rapporto con ogni specie, pur non
profondo come nell’odierna conoscenza, conservava una innata armonia, quasi un
sottinteso reciproco rispetto, come se il minor grado di evoluzione avesse in
un certo senso accorciato le distanze, suggellando rapporti di reciproca
comprensione e comunione.
Addirittura possiamo ‘leggere’ in notevoli studiosi della ‘musicalità’ dell’intera Natura qual principio derivato preesistente creatore della parola. Un segreto alfabeto decifrato e dedotto dall’antica religiosità qual rispetto del Creato, scritto e scolpito nel proprio Eremo interiorizzato quindi celata e preservata per il mantenimento del ‘vero sapere’.
Un gesto ed
atto comune nella Storia!
Un
linguaggio celato ai più; nascosto se pur in evidenza qual icona scolpita, così
come la Vita di cui ne svela l’esistenza, celata nel significato al profano il
quale non l’ha ben compreso con l’Anima così come lo Spirito partecipato ad
altra indubbia appartenenza. Quindi lo Spirito motivo di più profonda innata
comprensione capace di raccogliere e decifrare più profonda ‘musica’ non ancora
parola. Crittografato, indecifrato, il quale conserva e nel segreto suggella
tutti i tratti di una reciproca appartenenza, e, oserei dire, solidarietà circa
un linguaggio comune…
Di cui dopo
Cartesio, pur ed ugualmente cogitando
e approfondendo, ne abbiamo smarrito l’intero senso e nesso.
Sprofondando
nell’oblio della cieca conoscenza affine alla simmetrica perdita di
consapevolezza, gli antichi invece, conservarono tali meriti fino ad elevarli
al pulpito del comune credo quale parola ed atto di Dio. San Francesco ne rappresenta una mirabile visione, ma si badi bene
non la sola, non certo l’unica.
E se talvolta la Natura agli umani occhi e relative comprensioni, risulta una summa di atomi in perenne evoluzione privati di logica ed intelligenza, quindi null’altro che un motore meccanicamente mosso da istinto e sopravvivenza senza coscienza alcuna, e crudele nelle leggi che ne determinano la stessa; in realtà per ciò che l’occhio non vede e scorge, regna ed impera quella metafisica intesa qual superamento delle circoscritte ragioni della fisica. In verità e per il vero, il filo comune, il senso dell’invisibile (come ed anche l’orientamento), lo Spirito, l’Anima-mundi e Pensiero di un probabile Creatore principia i propri atti gesti e finalità attraverso ciò da cui ‘immaterialmente muove’.
Quindi non
regredendo su antiche disquisizioni fra materia e Spirito, credo che non tutto
ciò che riteniamo erroneamente visibile e comprensibile come una ‘parola’
partecipi al nostro insindacabile atto e giudizio.
Un Discorso
ben più profondo e non disquisito secondo la grammatica nel giudizio e merito
della parola potrebbe, al contrario, sottintendere una più profonda verità a
cui l’uomo non (più) abituato a leggerne, o peggio, comprenderne un più
profondo Principio negato.
Il Discorso come anche accennato dal Filosofo, l’intero Discorso, potrebbe essere celato al nostro sguardo, e pretendere di spiegare la materia dall’immateriale donde proveniamo precedente al grande Big-Bang principio dell’intero Creato mi sembra una condizione discorsiva limitante e circoscritta. Non che l’uomo abbisogna di inventarsi un Dio per tutto ciò che non comprende o di cui abbisogna nella mancanza di comprensione, riducendo il tutto alla materia con cui la Parola, quindi principio di presunta e manifesta intelligenza, ma procedendo su ugual ragionamento, ed accettando l’evoluzione come dato di fatto, di certo l’umano ingegno nato da un perfezionamento evolutivo cui siamo chiamati per giustificare il bisogno innanzitutto di tutelare il mondo che ci ha creato, e non solo subordinarlo al nostro infausto dominio. Giacché seppure la differenza e la dovuta evoluzione, l’uomo con tutta la propria logica di superiorità di sta dimostrando l’essere per propria limitata natura inferiore.
Quindi
anche se erro, continuerò ad errare ancora, e se intendiamo per immateriale
anche l’animale se non addirittura l’intera Natura uniti nel reciproco rapporto
di invisibilità che suggella ed intende la paradossale nuova e condizione
offerta, privi di gesto pensiero e parola, non avremmo ancora compreso il
semplice linguaggio di Dio, cioè come cogita e pensa dall’immateriale donde
proveniamo.
Noti fisici al culmine del proprio sapere si sono adoperati per la sua dimostrazione, che a qualcuno potrà sembrare il capolinea di una intera carriera svolta e consumata nella rettitudine psicologica, a riprova di quanto limitato sia l’ingegno umano. Taluni addirittura hanno trovato il proprio orientamento, o più certa verità, attraverso l’opposto di quanto hanno speso nell’arco di una vita intera.
Tutto ciò è
stato ampiamente disquisito, eccetto una sola condizione, che se cancellati i
termini di una impropria metafisica, nel superamento e accettazione
dell’odierna evoluzione, compresa l’economica, lo sfacelo è e sarà l’ordine del
giorno: la preghiera costante dei nuovi fedeli del tempio del dio denaro circa
la rimozione del Pensiero.
I disastri accumulati nella Storia una serie inesauribile di negazione del vero Pensiero, di tutto l’orientamento con il quale dovremmo manifestare la presunta superiorità. Tale forma di orientamento quale indice di comuni valori, a livello evolutivo economico e politico si è dimostrata un disastro. Non è stata mai corrisposto alle genetiche discendenze ed appartenenza dell’uomo, si sono innestati dei valori per i quali i termini discorsivi di orientamento all’interno della volontà di vita e il proprio dominio sullo stesso principio frainteso della stessa, quale valore dato ma non del tutto compreso; si sono tradotti in valori ed orientamento puramente economici, quando sappiamo bene che il primo principio su cui si poggia l’economia, quindi la ricchezza, donde proveniamo, è data dalla lucida scientifica consapevolezza dei valori reali donde ricava e conia la ‘parola’ oltre oro e moneta; affine ai nuovi miti innestati in un processo irreversibile nel quale pensare e concepire diversamente le nostre comuni fondamenta sembrerebbe un gesto da folle.
Ed in cui
cala il veleno immutato o la perenne segregazione del principio negato di cui
il libero arbitrio irrimediabilmente vilipeso ed inquinato.
Tolstoj alla fine della sua vita manifesta e rappresenta questa linea di pensiero, per taluni, patetico ultimo ideale incompreso. Thoreau nello stesso secolo ugualmente. Taluni ‘padri fondatori’ in ogni stato dove hanno svolto la loro funzione hanno saputo mantenere integro il Pensiero connesso all’appartenenza al mondo occupato affinato ed evoluto dall’ambiente - e non solo umano - in cui dedotto e specificato; ed isolandosi dal comune senso discorsivo pur partecipando e fondando la summa del discorso intero hanno dato prova di una superiore consapevolezza, una capacità di riflettere legiferare ed orientarsi per se ed il prossimo.
Una
capacità quindi non inerente solo ai migratori e alle loro insolute capacità,
ma al mondo intero e su cui dovremmo maggiormente riflettere.
Trovo
ripugnante il gesto del cacciatore appostato nel punto fisso ed irremovibile
della Storia, non dimostra e dimostrerà mai l’evoluzione della specie, neppure
la capacità comune predatoria affine al mondo animale, neppure il sostentamento
per la sopravvivenza, ma la più vile concezione di abbrutimento inferiore a
qualsiasi specie cacciata.
Ammira la bellezza di quel Pensiero alto volare in cielo. È un padre fondatore del tuo essere ed appartenere di comune concerto alla Sinfonia della Terra.
Ammira la
superiorità e l’innato istinto, quando dopo aver combattuto guerre con gli
elementi interi, e con solo la capacità della natura al proprio orecchio,
riesce a riconquistare la minuscola porzione di terra che aveva fondato il
proprio avo, il luogo dove aveva dissetato l’innata volontà del sapere, là ove
beve ancora, il ramo e lo scoglio su cui si posa e poserà ancora per il proprio
bene e il bene dell’intero branco che nuota cammina e vola.
In nome
della propria ed altrui specie per l’intero equilibrio della Terra!
E tutto ciò
pensi sia disgiunto dal comune senso di appartenenza e orientamento?
Un tempo
quando imparammo la Filosofia della democrazia vivevamo cotal mirabile istinto,
oggi l’istinto del naufragio prevale sulla logica non solo della ragione, ma
dell’intera natura, sui primordiali principi regolatori da cui i grandi padri
fondatori.
E dove
pensi che si dissetassero e nutrivano?
A quale
tempio a quale piuma?
A quale delfino, a quale onda?
A quale vento, a quale ruscello, a quale fuoco e tempio, a quale ghiaccio a quale cima…?
L’orientamento quindi ed innanzitutto quale facoltà e capacità non solo di unirci e ricongiungerci con i fondatori ma soprattutto la conferma della nostra appartenenza, il nostro diritto morale non solo di consacrare e preservare le nostre comuni radici, ma altresì di ristabilire i principi regolatori dismessi, che l’intera economia si orienti verso questa consapevolezza non meno dei predatori, odierni predatori, che la detengono in nome della politica cedano il passo alla sana e vera democrazia.
(Giuliano)