giuliano

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IL TOMO

venerdì 25 settembre 2020

L'ORIENTAMENTO (5)

 










Precedenti capitoli:


Il vento si farà lupo il mare sciacallo (4/1)  [per una visione sulla democrazia]


Prosegue con la conseguente...:


Perdita di 'orientamento' (7)  &  l'Orientamento del branco (8)







Il disastro delle balene alla deriva in Australia, uno dei tanti uno dei troppi a conferma di valori sfalsati (taluni addirittura invisibili ai nostri occhi) da innumerevoli fattori che influiscono sull’equilibrio bio-chimico quale orologio dell’orientamento su cui si muovono questi grandi cetacei, e non solo loro, comporta l’analisi ed i termini di ‘come e cosa’ si manifesta tale prerogativa istintiva, quindi la propria denominazione nella parola che la specifica, pur limitata nel senso specificato: la parola qual gesto e capacità di unione e richiamo (comune nel vasto mondo animale e natura da cui deriviamo), ma in apparenza, se pur articolata ed evoluta,  in realtà chiamata a specificare una entità ‘superiore’ quindi limitata nella propria funzione.

 

Il Discorso esplicita i termini pur non rilevabili dallo stesso, esplicita come un ‘grido’ pur rimanendo al di sotto dell’istinto che lo ha motivato, perché come direbbe il Filosofo, posti nella logica discorsiva confacente con il proprio tempo sottratto, nella dubbia equazione ricavata, ai globali termini discorsivi ricavati nell’intero arco evolutivo in cui per ultima la parola nata.

 

Ciò equivale anche per il Tempo dato in ugual spartito dell’intero Universo, giacché la nostra minuscola frazione di appartenenza, come una più estesa grammatica quale matematica e/o metafisica, equivale all’ultimo istante di Tempo detto.

 

Alla medesima funzione e proporzione, e non solo matematica, si attesta il Principio discorsivo, pur non conoscendo, o meglio, avendo ricchezza di consapevolezza dell’immateriale donde e perché nato, quale equivalenza di un Primo Atto cogitante sottratto, però, all’intero ‘atto discorsivo’ cogitato che ne vorrebbe svelare la certa appartenenza.

 

Questa la grande presunzione dell’uomo.

 

Il vero peccato originale!

 

Quindi si parla di ‘orientamento’ pur non avendo piena cognizione di causa dell’istinto con il quale la Vita in Terra manifesta una superiore connessione nei primordiali valori specificanti quale univoco metro di misura nella grammatica in cui rilevati, ma certamente non del tutto compresi e adottati quale comune ‘parola’ cogitata dall’inizio della stessa…

 

Al meno che, il Primo Cogitante non esplicita ‘atto  parola e pensiero’ in forme che l’atto del nostro principio discorsivo esclude a priori quali veri e sani valori, facendo del primo principio da cui successivamente la parola, una subordinata negazione alterando ed avvelenando ciò da cui e perché nata.

 

Da ciò cosa ‘superiore’: la finalità discorsiva della parola mutata in esteso umano orientamento, o ciò da cui proveniamo quale costante simmetrico ‘orientamento’ connesso con la Vita?

 

Con la Natura.

 

Se solo Filosofi ecologisti ed economisti si misurassero su tal principio nel cogitare l’atto cogitante avremmo maggiore assennatezza e dovuto orientamento.

 

 Esplicitata tale premessa circa l’orientamento; fra cui sicuramente e non per ultimo la capacità dell’uomo di modificare determinati valori di equilibrio quale condizione di perdita dell’Ambiente per cui questi esseri, dal mare al cielo, capaci di percorrere centinaia di chilometri per i loro fabbisogno, per la loro secolare sopravvivenza, rendendoli una sol cosa con la Terra ed i principi regolatori, anche e soprattutto quelli del tutto invisibili all’umana percezione.

 

L’orientamento sotto certi aspetti il meno conosciuto e rilevabile in ogni specie animale quale diretta connessione con l’intera Natura, risiede appunto nell’innato istinto genetico, superiore all’umano, quindi l’orientamento, assieme ad altri ‘sensi’, quali ‘pensieri’ ‘parole’ e ‘atti’, privi dicono di intelligenza alcuna, pur scrivendo un grandioso geroglifico e univoca Parola e atto di Dio. Quindi gli Animali quali strofe del Suo grande spartito con cui scritta musica armonia e sinfonia dell’intera Opera.

 

Nell’antichità quando il genere umano pur vivendo nella costante paura godeva di maggiore armonia con il senso della Natura, il rapporto con ogni specie, pur non profondo come nell’odierna conoscenza, conservava una innata armonia, quasi un sottinteso reciproco rispetto, come se il minor grado di evoluzione avesse in un certo senso accorciato le distanze, suggellando rapporti di reciproca comprensione e comunione.

 

Addirittura possiamo ‘leggere’ in notevoli studiosi della ‘musicalità’ dell’intera Natura qual principio derivato preesistente creatore della parola. Un segreto alfabeto decifrato e dedotto dall’antica religiosità qual rispetto del Creato, scritto e scolpito nel proprio Eremo interiorizzato quindi celata e preservata per il mantenimento del ‘vero sapere’.

 

Un gesto ed atto comune nella Storia!

 

Un linguaggio celato ai più; nascosto se pur in evidenza qual icona scolpita, così come la Vita di cui ne svela l’esistenza, celata nel significato al profano il quale non l’ha ben compreso con l’Anima così come lo Spirito partecipato ad altra indubbia appartenenza. Quindi lo Spirito motivo di più profonda innata comprensione capace di raccogliere e decifrare più profonda ‘musica’ non ancora parola. Crittografato, indecifrato, il quale conserva e nel segreto suggella tutti i tratti di una reciproca appartenenza, e, oserei dire, solidarietà circa un linguaggio comune…

 

Di cui dopo Cartesio, pur ed ugualmente cogitando e approfondendo, ne abbiamo smarrito l’intero senso e nesso.

 

Sprofondando nell’oblio della cieca conoscenza affine alla simmetrica perdita di consapevolezza, gli antichi invece, conservarono tali meriti fino ad elevarli al pulpito del comune credo quale parola ed atto di Dio. San Francesco ne rappresenta una mirabile visione, ma si badi bene non la sola, non certo l’unica. Al grande scienziato tedesco riconosciamo la capacità dell’orientamento, sino al suo linguaggio segreto.

 

E se talvolta la Natura agli umani occhi e relative comprensioni, risulta una summa di atomi in perenne evoluzione privati di logica ed intelligenza, quindi null’altro che un motore meccanicamente mosso da istinto e sopravvivenza senza coscienza alcuna, e crudele nelle leggi che ne determinano la stessa; in realtà per ciò che l’occhio non vede e scorge, regna ed impera quella metafisica intesa qual superamento delle circoscritte ragioni della fisica. In verità e per il vero, il filo comune, il senso dell’invisibile (come ed anche l’orientamento), lo Spirito, l’Anima-mundi e Pensiero di un probabile Creatore principia i propri atti gesti e finalità attraverso ciò da cui ‘immaterialmente muove’.

 

Quindi non regredendo su antiche disquisizioni fra materia e Spirito, credo che non tutto ciò che riteniamo erroneamente visibile e comprensibile come una ‘parola’ partecipi al nostro insindacabile atto e giudizio.

 

Un Discorso ben più profondo e non disquisito secondo la grammatica nel giudizio e merito della parola potrebbe, al contrario, sottintendere una più profonda verità a cui l’uomo non (più) abituato a leggerne, o peggio, comprenderne un più profondo Principio negato.

 

Il Discorso come anche accennato dal Filosofo, l’intero Discorso, potrebbe essere celato al nostro sguardo, e pretendere di spiegare l'immateriale dalla materia donde proveniamo precedente al grande Big-Bang principio dell’intero Creato mi sembra una condizione discorsiva limitante e circoscritta. Non che l’uomo abbisogna di inventarsi un Dio per tutto ciò che non comprende o di cui abbisogna nella mancanza di comprensione, riducendo il tutto alla materia con cui la Parola, quindi principio di presunta e manifesta intelligenza, ma procedendo su ugual ragionamento, ed accettando l’evoluzione come dato di fatto, di certo l’umano ingegno nato da un perfezionamento evolutivo cui siamo chiamati per giustificare il bisogno innanzitutto di tutelare il mondo che ci ha creato, e non solo subordinarlo al nostro infausto dominio. Giacché seppure la differenza e la dovuta evoluzione, l’uomo con tutta la propria logica di superiorità di sta dimostrando l’essere per propria limitata natura inferiore.

 

Quindi anche se erro, continuerò ad errare ancora, e se intendiamo per immateriale anche l’animale se non addirittura l’intera Natura uniti nel reciproco rapporto di invisibilità che suggella ed intende la paradossale nuova e condizione offerta, privi di gesto pensiero e parola, non avremmo ancora compreso il semplice linguaggio di Dio, cioè come cogita e pensa dall’immateriale donde proveniamo.

 

Noti fisici al culmine del proprio sapere si sono adoperati per la sua dimostrazione, che a qualcuno potrà sembrare il capolinea di una intera carriera svolta e consumata nella rettitudine psicologica, a riprova di quanto limitato sia l’ingegno umano. Taluni addirittura hanno trovato il proprio orientamento, o più certa verità, attraverso l’opposto di quanto hanno speso nell’arco di una vita intera.

 

Tutto ciò è stato ampiamente disquisito, eccetto una sola condizione, che se cancellati i termini di una impropria metafisica, nel superamento e accettazione dell’odierna evoluzione, compresa l’economica, lo sfacelo è e sarà l’ordine del giorno: la preghiera costante dei nuovi fedeli del tempio del dio denaro circa la rimozione del Pensiero.

 

I disastri accumulati nella Storia una serie inesauribile di negazione del vero Pensiero, di tutto l’orientamento con il quale dovremmo manifestare la presunta superiorità. Tale forma di orientamento quale indice di comuni valori, a livello evolutivo economico e politico si è dimostrata un disastro. Non è stata mai corrisposto alle  genetiche discendenze ed appartenenza dell’uomo, si sono innestati dei valori per i quali i termini discorsivi di orientamento all’interno della volontà di vita e il proprio dominio sullo stesso principio frainteso della stessa, quale valore dato ma non del tutto compreso; si sono tradotti in valori ed orientamento puramente economici, quando sappiamo bene che il primo principio su cui si poggia l’economia, quindi la ricchezza, donde proveniamo, è data dalla lucida scientifica consapevolezza dei valori reali donde ricava e conia la ‘parola’ oltre oro e moneta; affine ai nuovi miti innestati in un processo irreversibile nel quale pensare e concepire diversamente le nostre comuni fondamenta sembrerebbe un gesto da folle.

 

Ed in cui cala il veleno immutato o la perenne segregazione del principio negato di cui il libero arbitrio irrimediabilmente vilipeso ed inquinato.

 

 Tolstoj alla fine della sua vita manifesta e rappresenta questa linea di pensiero, per taluni, patetico ultimo ideale incompreso. Thoreau nello stesso secolo ugualmente. Taluni ‘padri fondatori’ in ogni stato dove hanno svolto la loro funzione hanno saputo mantenere integro il Pensiero connesso all’appartenenza al mondo occupato affinato ed evoluto dall’ambiente e non solo umano in cui dedotto e specificato; ed isolandosi dal comune senso discorsivo pur partecipando e fondando la summa del discorso intero hanno dato prova di una superiore consapevolezza, una capacità di riflettere legiferare ed orientarsi per se ed il prossimo.

 

Una capacità quindi non inerente solo alle balene, ma al mondo intero e su cui dovremmo maggiormente riflettere.

 

Trovo ripugnante il gesto del cacciatore appostato nel punto fisso ed irremovibile della Storia, non dimostra e dimostrerà mai l’evoluzione della specie, neppure la capacità comune predatoria affine al mondo animale, neppure il sostentamento per la sopravvivenza, ma la più vile concezione di abbrutimento inferiore a qualsiasi specie cacciata.

 

Ammira la bellezza di quel Pensiero alto volare in cielo. È un padre fondatore del tuo essere ed appartenere di comune concerto alla Sinfonia della Terra.

 

Ammira la superiorità e l’innato istinto, quando dopo aver combattuto guerre con gli elementi interi, e con solo la capacità della natura al proprio orecchio, riesce a riconquistare la minuscola porzione di terra che aveva fondato il proprio avo, il luogo dove aveva dissetato l’innata volontà del sapere, là  ove beve ancora, il ramo e lo scoglio su cui si posa e poserà ancora per il proprio bene e il bene dell’intero branco che nuota cammina e vola.

 

In nome della propria ed altrui specie per l’intero equilibrio della Terra!

 

E tutto ciò pensi sia disgiunto dal comune senso di appartenenza e orientamento?

 

Un tempo quando imparammo la filosofia della democrazia vivevamo cotal mirabile istinto, oggi l’istinto del naufragio prevale sulla logica non solo della ragione, ma dell’intera natura, sui primordiali principi regolatori da cui i grandi padri fondatori.

 

E dove pensi che si abbeverassero e nutrivano?

 

A quale tempio a quale piuma?

 

 A quale delfino, a quale onda?

 

A quale vento, a quale ruscello, a quale fuoco e tempio, a quale ghiaccio a quale cima…?

 

L’orientamento quindi ed innanzitutto quale facoltà e capacità non solo di unirci e ricongiungerci con i fondatori ma soprattutto la conferma della nostra appartenenza, il nostro diritto morale non solo di consacrare e preservare le nostre comuni radici, ma altresì di ristabilire i principi regolatori dismessi, che l’intera economia si orienti verso questa consapevolezza non meno dei predatori, odierni predatori, che la detengono in nome della politica cedano il passo alla sana e vera democrazia.

(Giuliano)







        

mercoledì 23 settembre 2020

BREVE SCRITTO DEDICATO AD UN DISSIDENTE (3)

 










Precedenti capitoli:


circa il trionfo dell'idiozia (1/2) 


Prosegue ancora nella sfera di cristallo giacché...:


Il vento si farà lupo il mare sciacallo (4)    [si può sorseggiare anche dalla riva]







Si dice che una rondine non fa primavera; ma perché una rondine non fa primavera, dovrà essa, che la primavera presenta, non volare, dovrà essa aspettare?

 

Allora ogni Elemento della Natura e con lui ogni filo d’erba dovrebbe aspettare, e così la primavera non verrebbe mai!

 

E con lei ogni Stagione del vero Creato!

 

Non vuol essere né una risposta né una affermazione lapidaria, semmai una speranza per ogni Stagione maturata nell’ideale della Democrazia, là ove regna fallace imperialismo mascherato da patriottismo.




 Una risposta a coloro che rimproverano ai ‘rivoluzionari’, quando ‘rivoluzione’ e ‘rivoluzionario’ vogliono dire giustizia e sano intendimento del più alto Ideale difeso dimenticato ed abdicato ad un falso principio mascherato per patriottismo, sovvertendo il vero Ideale incarnato da cui esilio e veleno, confine e dolore, gulag e disperazione, calunnia e persecuzione…, e di cui il Rivoluzionario, così come ogni Cristo e profeta braccato ed ucciso in nome d’un più profondo Principio affine sia alla dovuta Ragione che al suo corretto intendimento specchio della Patria per ogni uomo libero in essa; ogni Patria, e non solo la propria Terra; ogni Terra Nazione e Comunità la quale correttamente intende ed interpreta l’Ideale e non più ‘demagogica Rivoluzione’, riflettendo e smascherando i termini ‘discorsivi’ in cui costretti Ragione e Rivoluzione, Patria e Governo, Legge e Diritto, vilipesi in nome e per conto d’un falso patriottismo.




La Verità ‘discorsiva’, come precedentemente esplicitata e dedotta da Foucault, si trova nella corretta interpretazione e relativo svolgimento entro gli stessi canoni che corrono fra un ‘Governo anarchico’ e le proprie ‘fallaci istituzioni’ (nel nostro caso - ed in ogni caso - ove la Verità viene piegata alle urgenze del Potere o meglio della dittatura), ed il Tempo necessario per evidenziarla e riporla nella originaria e più consona funzionalità all’interno di ugual medesimo discorso ‘grammaticalmente corretto’ tanto dalla Ragione che della relativa ‘grammatica’ con cui intenderne la Storia (nel Tempo numerata), sia umana non meno della Natura da cui l’uomo appartiene e che al meglio esplicita ed intende regola e sovrintende Legge e Diritto (e non solo del più forte), e con loro il Libero Arbitrio…

 

Per ogni Stagione persa…

 

Da ciò che ne deriva, o dovrebbe, nella differenza fra un esule avvelenato ed l’anarchico governo che manifesta la propria urgenza di potere incolpandolo del proprio (auto)avvelenamento, la grammatica con cui scritto cotal unanime avvenire, dacché potremmo trarne ancora le dovute conclusioni: Principi e Motivi circa il Tempo unanimemente vissuto da cui le Stagioni della Natura irrimediabilmente avvelenata e da cui, e non per ultimo, l’uomo e la rondine per la primavera d’ogni Stagione e con Lei la dovuta Ragione irrimediabilmente persa…  

 



 Il patriottismo – non quello che alcuni si compiacciono di immaginare, ma il patriottismo vero, che noi tutti conosciamo, e sotto l’azione del quale si trova la maggior parte degli uomini del Tempo e di cui soffre così crudelmente l’umanità – è quel sentimento assai netto che ci fa preferire a tutti gli altri il popolo o il paese al quale apparteniamo e ci spinge a desiderare per esso tanto benessere e potenza quanto potrà acquistarne coi mezzi ordinari, e cioè a danno del benessere e della potenza delle altre nazioni.

 

Si vede chiaramente che il patriottismo, cattivo e dannoso come sentimento, è stupido come dottrina, perché è evidente che, se ogni popolo od ogni paese si crede superiore a tutti gli altri, il mondo intero precipiterà in un errore funesto e grossolano.




 Per ogni individuo e per ogni gruppo vi son sempre le idee del passato, le idee decrepite e divenute come straniere, alle quali gli uomini non possono più ritornare (se non con la Fantasia di poter sovvertire e rivoluzionare le condizioni del Tempo e riportarlo alla Fisica d’un diverso principio regolatore ristabilendo torti e nefandezze, ridonando la Pace per ogni Anima e Spirito calato ingiustamente nella fossa comune della Storia… Ma tutto ciò ha più a che fare con la metafisica d’una Eresia affine, oltre che alla Letteratura, anche al Dio così pregato e consumato nel fallace pensiero interpretativo umano, e porlo all’Infinito Tempo (ri)Creato, lo sforzo o l’avversione iniziale cioè, del Tempo e della Materia, da quando il Primo Dio negato al suo stesso immateriale Universo ‘discorsivo’ senza Parola alcuna, ed avverso, di conseguenza, al Secolare e più noto principio ‘discorsivo’ di cui anche il Filosofo accennava circa i motivi della Verità dedotta… perdonando Cartesio e mantenendo il moto cogitante dell’intero Universo da cui Dio Natura e Uomo…).




 Tali sono, ad esempio, nel nostro mondo cristiano, le Idee che rendevano possibile l’antropofagia, il ratto delle donne, il saccheggio pubblicamente accettato e altri costumi di cui non rimane che il ricordo.




 Vi sono le Idee dell’oggi che dirigono la vita degli uomini e che questi ricevono dall’educazione, dall’esempio dello spettacolo di tutta l’attività che li circonda. Citerò, per la nostra epoca, le idee relative alla proprietà, all’organizzazione dello Stato, al commercio, all’utilizzazione degli animali domestici, eccetera…

 

Vi sono infine le Idee dell’Avvenire, di cui alcune, prossime ad essere tradotte in realtà, costringono gli uomini a modificare la loro vita, a lottare colle vecchie forme. Ai giorni nostri sono queste le Idee che si riferiscono all’emancipazione delle donne e del proletariato, alla soppressione della carne nell’alimentazione eccetera…




Bisogna pure riferire a questo gruppo altre Idee che occupano già le menti, ma non sono ancora entrate in lotta colle vecchie forme della vita; esse costituiscono quel che gli uomini chiamano Ideale; l’Ideale, oggi, è l’abolizione della violenza, la comunanza dei beni, l’unità religiosa del mondo, la fratellanza universale.

 

Così ogni individuo od ogni gruppo, qualunque sia il gradino cui è giunto, scorge sempre al di sotto di sé le Idee morte, i ricordi del passato, al di sopra di sé l’Ideale, le Idee dell’avvenire, del vero ‘progresso’; e la sua coscienza è teatro di una lotta incessante tra le Idee del presente che invecchiano e stanno per morire, e quelle dell’avvenire che nascono non solo dalla Vita, ma dalla Natura, dall’Universo, da Dio…




Poiché ordinariamente accade che una Idea, altra volta utile e anche necessaria alla umanità, divenga alla fine superflua; allora, dopo una lotta più o meno lunga, essa cede il posto ad una nuova Idea che esce dall’Ideale per essere un’Idea del presente.

 

Ma accade pure talvolta che alcune persone, le quali malgrado il loro piccolo numero compiono una funzione assai importante nella società, abbiano interesse a dare un sembiante di vita a una idea che è già morta (nella concezione della Storia…), in realtà, o sostituita  nella coscienza degli uomini da una Idea di essenza superiore.

 

Si vede allora che questa idea morta, benché sia in contraddizione colle forme nuove della vita e la sua naturale evoluzione (e non solo in seno al progresso), continua ad agire sugli uomini e a dirigerne gli atti (come sta succedendo sia in Russia che dalla parte opposta in terra d’America per poi unirsi in un coito di orgia inusuale per la più discreta e consona forma di Natura per come la conosciamo e vorremmo conoscere ancora, da cui la Primavera e poi l’Autunno, entrambe avversate nell’involuta patria senza più Ragione alcuna…).




Questo fatto, per verità, anormale, è costante nella Storia delle Idee e non solo religiose. Nel tempo delle Idee sociali noi vediamo che vien fatto uno sforzo per illuderci intorno alla vitalità dell’Idea di patria, perché sopra di essa si appoggia ogni governo politico (autoritario di fatto o mancato nell’autorità medesima incaricata cui falsamente ed incessantemente… si appella alla patria o allo scorretto intendimento della stessa, giacché abbiamo potuto constatare nella Storia recente non meno dell’attuale per non accennare agli orrori della remota, circa false attestazioni di patriottismo reclamare invisibile governo al cospetto d’una fallace e corrotta economia al servizio della perenne e duratura guerra…).  

 

L’interesse spinge alcuni uomini a ricorrere ad artifizi per conservare una apparenza di vita a questa idea che oggi però più non ha senso né ragion d’essere. Il compito loro è agevole poiché essi dispongono dei mezzi d’azione più efficaci sugli uomini. Così mi spiego la contraddizione che è facile scoprire fra l’idea di patriottismo, idea morta a dispetto delle apparenze, e le Idee, tutte inconciliabili colla prima, il cui insieme costituisce il pensiero moderno, ed inoltre la coscienza del mondo cristiano contemporaneo… 

(L. Tolstoj)








martedì 22 settembre 2020

IL TRIONFO DELL'IDIOZIA

 



























Precedenti capitoli:


Circa la politica della ricchezza (18/1)


Prosegue nel...:


Trionfo dell'idiozia (Seconda parte)







Incultura, ignoranza e stupidità non sono però sinonimi….

 

Un erudito può anche rivelarsi un imbecille totale e, inversamente, un ignaro può dimostrare grande capacità di giudizio.

 

Un genio può proferire delle sciocchezze e ci si può dimostrare tanto brillanti in un campo quanto stupidi in un altro.

 

Tuttavia, l’assenza di conoscenze, la perdita di referenze o di riferimenti, la difficoltà a stabilire rapporti tra le cose, la miopia intellettuale non possono favorire né la capacità di giudizio, né la perspicacia, né il senso delle sfumature, né la finezza del gusto.

 

Uno storico delle scienze americano, Robert Proctor, ha chiamato agnotologia il metodo che consiste nel fabbricare l’ignoranza per confondere la capacità di giudizio, in genere con lo scopo di difendere interessi privati.

 

I pubblicitari, mercenari delle stesse corporazioni e il cui mestiere è trasformare l’errore in verità e la follia in saggezza e soggiogare il giudizio personale (per esempio ordinando di consumare almeno “tre latticini al giorno”, di trovare la propria “energia” nello zucchero o la propria “grinta” nella carne, di eliminare il 99% dei batteri, di “lavare l’acqua sporca dalle nostre cellule”, garantendo che “la maggior parte dei medici fumano le Camel”, ecc.), fabbricano quotidianamente la stupidità, attraverso delle immagini o una letteratura appropriate.




 Ai professori che fanno studiare mediocri romanzi di successo invece di classici ritenuti difficili o noiosi per i giovani quanto lo sono per loro stessi, che spesso sono istruiti poco o male nella loro disciplina e che ammettono che tutti i ‘fatti culturali’ si equivalgono, senza distinzione né gerarchia (una pièce teatrale e un prodotto di pasticceria, un vestito e uno slogan pubblicitario, un graffito e una poesia, una canzone, un calciatore e uno scienziato, ecc.), basta seguire le istruzioni ufficiali dei libri scolastici e degli ispettori per confondere i riferimenti e diventare professori di stupidità.

 

I politici che pongono come realtà innegabili concetti puramente ideologici come ‘crescita’, ‘sviluppo’, ‘creazione di lavoro’ e ‘modernizzazione’, che confondono la ‘democratizzazione’ con la produzione di massa, l’uguaglianza con l’equità, la volontà del popolo con il risultato delle elezioni, la libertà con la negligenza, fabbricano confusione e stupidità e, da dirigenti, fabbricano servitù.

 

I giornalisti, anch’essi al potere, non possono essere estranei al fenomeno. Tacendo certe notizie, annunciandone altre in maniera incompleta o troncata, ponendo una accanto all’altra due opinioni contraddittorie come due ‘verità’ (‘L’obiettività non vuol dire cinque minuti per Hitler e cinque minuti per gli ebrei’, diceva Godard), modificando il senso delle parole che martellano ad nauseam (‘storico’, ‘inedito’, ‘all’ordine del giorno’, ‘gruppo ribelle’, ‘opinione’, ‘cittadino’ impiegato come aggettivo…), diffondendo massivamente ‘elementi del linguaggio’ che sono strumenti ideologici (come ‘governance’, ‘autoritario’, ‘estremista’…),  ma anche diffondendo termini, concetti, un linguaggio e un pensiero corrotti (la ‘violenza’ di una vetrina rotta di fronte a un ‘piano sociale’, il ‘costo del lavoro’ o il ‘turismo sociale”), contribuiscono all’avvento del nuovo regno.




 Grazie alla stampa, il potere può controllare l’influenza che esercita sulle idee a mano a mano che la parola si diffonde con un senso modificato. Sentirsi dire che il salmone affumicato è stato ‘democratizzato’ o che l’estrema sinistra e l’estrema destra sono ugualmente ‘populiste’, riconoscere gli stessi paragoni o le stesse immagini (‘il nucleare o la candela’, ‘contadini o giardinieri della natura’), vuol dire essere certi di parlare a un burattino, identificare nel proprio interlocutore, in un’unica formula pronta per l’uso, uno dei pappagalli del potere.

 

Nemici della cultura, falsari del discernimento, prevaricatori del pensiero, tutti coloro che mancano in maniera così flagrante ai doveri della propria funzione, manipolando un ‘pubblico’ privo di cultura, incapace di giudicare e di qualsiasi ammirazione che non sia ebete, di ogni critica argomentata (campioni del ‘Mi piace/Non mi piace’, del ‘Non ci sono parole…’, del ‘De gustibus…’), plasmano un popolo di sciocchi, sui quali potranno regnare tanto più facilmente in quanto l’avranno fatto sprofondare in una sorta di confusione concettuale e verbale.

 

Non bisogna stupirsi se la televisione fornisce con una tale abbondanza spettacoli e giochi per distrarre il gregge, se basta accendere la radio e la tivù per venire sommersi da un inesauribile flusso di stupidità, come se venisse tolto il tappo di una botte sempre piena.




Bisogna pur piacere alla maggioranza.

 

Ma nelle alte sfere?

 

Perché sovvenzionare la stupidità?

 

Si preferiscono i giochi del circo alla tragedia, o anche al niente?

 

Ma allora a che cosa serve la scuola?

 

In teoria, un sistema educativo trasmette alle nuove generazioni una cultura, dei metodi e delle conoscenze, favorisce lo spirito critico, prepara a tecniche o a saperi specialistici, lotta contro i pregiudizi.

 

È quindi lecito stupirsi del fatto che un quarto dei ragazzi che entrano alla scuola media non sappiano leggere correntemente e che ogni anno centocinquantamila giovani ne escano senza avere imparato od ottenuto nulla, mentre cinquant’anni prima, quando l’analfabetismo era quasi scomparso, tutti i neo-diplomati padroneggiavano quantomeno la propria lingua.

 

So bene che rischio di passare per un reazionario o per un nostalgico. È impossibile criticare la politica dell’istruzione senza essere elitista, così come era impossibile criticare il Partito comunista senza dare prova di un anticomunismo primario, l’islam senza essere islamofobo, o la politica di Israele senza essere antisemita, un po’ come se il nazismo si fosse riparato dietro la germanofobia. Ma essendo stato professore, so che le valutazioni sono alterate perché servono a far credere a una popolazione diffidente che il sistema educativo resta efficace, quando invece non lo è più.




 Sembra che la nostra civiltà non ci tenga più a trasmettere né i suoi valori né la sua cultura. Se c’è un abbassamento del livello, secondo la formula consacrata, questo rimane ancora inaccessibile a un gran numero di persone. Tutto è messo in atto per dare a ciascuno l’illusione del successo. Un ispettore rimprovera a dei professori di francese di correggere l’ortografia nei compiti in classe e quindi di scoraggiare gli alunni; un altro suggerisce di risparmiare Molière o La Fontaine a bambini che vengono da un’altra cultura e che potrebbero annoiarsi. Ancora una volta, si tratta di lottare contro la febbre rompendo il termometro o diminuire l’inquinamento alzando le ciminiere. Dopo aver accorciato i dettati, diviso i parametri per due, ammesso gli errori più correnti e persino consigliato di valutare solo le parole scritte correttamente, si è scelto di non considerare affatto l’ortografia – era più sicuro – e di sopprimere la grammatica come disciplina. Eppure, il figlio di un dirigente fa oggi 2,5 volte in più di errori ortografici rispetto al figlio di un contadino cento anni fa.

 

Ma la stupidità conviene: conviene agli industriali, poiché mette a loro disposizione una clientela captive, cui si possono vendere prodotti che verrebbero disdegnati da consumatori più attenti.




Conviene ai politici, che grazie a essa possono dirigere un popolo ai cui occhi bugie enormi riescono a passare per verità.

 

Conviene ai giornalisti, messaggeri di una verità ufficiale.

 

Conviene ai mediocri artisti che si sono avventati come cavallette e che potranno più facilmente essere presi per geni, come ci confermano le opere d’arte che ornano le rotatorie francesi o le scene teatrali che sfigurano capolavori con la scusa di rivisitarli.

 

E la tecnica, che in teoria dovrebbe fornire ali e strumenti alla nostra intelligenza, ha soprattutto contribuito a fabbricare altra stupidità. Quanto al culto del denaro cui sono votate da più di una generazione le nostre società di mercato, non conteremo certo su di lui per rialzare il livello.

 

 Socrate temeva, e a giusto titolo, che lo scritto finisse per indebolire la memoria, e quindi la capacità di memorizzare, attività mentale che necessitava l’apprendimento di una vera e propria arte della memoria. Questa facoltà di immagazzinare tutto nella testa è stata quindi, fin dall’Antichità, esteriorizzata, conservata a parte su una tavoletta consultabile nel momento del bisogno ma che corre il rischio di essere perduta.




 Che cosa direbbe oggi Socrate degli schermi di televisori, computer, quadranti e telefoni cellulari, che rilasciano senza sosta flussi di immagini mobili, fisse o intermittenti, piogge di messaggi e di informazioni il più delle volte insignificanti e subito seppelliti da altri, spariti, cancellati!

 

L’evoluzione naturale aveva reso il nostro sguardo sensibile al tremito delle foglie, al movimento della selvaggina, alle variazioni della luce, e non allo scintillio continuo di schermi onnipresenti; aveva reso le nostre orecchie attente ai passi sulla neve, al movimento delle acque del fiume, e non agli auricolari e agli impianti stereo.

 

Trent’anni di elettronica non hanno potuto cancellare millenni di morfogenesi. Gli effetti devastanti della televisione sul cervello, denunciati ormai da molto tempo (in particolar modo dai pedopsichiatri americani che li hanno quantificati), ovviamente si sono amplificati con la moltiplicazione degli schermi luminosi, siano essi immensi o minuscoli.

 

Questo adattamento comporta delle conseguenze: difficoltà di concentrazione costante, perdita della capacità di memorizzazione, sovrabbondanza di informazioni che complica la selezione o vi fa addirittura rinunciare. Il cervello, come qualsiasi organismo, si adatta continuamente all’ambiente, si modifica o si riconfigura in funzione dei bisogni, sviluppa o crea nuove connessioni trascurando quelle meno sollecitate.



La lettura o meglio la ricerca su uno schermo favorisce un percorso diagonale, erratico, come assente, sempre in cerca di informazioni in un insieme più ampio, un po’ come se per ritrovare un gioiello guardassimo da un capo all’altro la spiaggia dove pensiamo di averlo perso.

 

Ma questo gesto mentale ripetuto di continuo non è privo di effetti.

 

Entriamo, dice Nicholas Carr, in un ambiente che favorisce la lettura rapida, il pensiero distratto e affrettato e l’apprendimento superficiale. Lo zapping, che consiste nel passare molto rapidamente da un argomento all’altro senza soffermarsi su nessuno di essi, premendo un pulsante, erranza resa quasi obbligatoria da un’incessante profusione di scelte, crea ciò che l’autore chiama un flusso di particelle in rapido movimento, immagine che non potrebbe applicarsi alla lettura di un testo letterario.

 

Certo, anche lo scorrere delle immagini o delle parole richiede vigilanza e rapidità. Ma la reattività immediata utile, per esempio, nei videogiochi, migliora soltanto alcune capacità periferiche di attenzione, come il riconoscimento di motivi visivi che implicano l’attivazione di riflessi, con effetti negativi sull’attenzione prolungata necessaria alla riflessione approfondita. La manipolazione degli schermi mette in atto soprattutto degli automatismi […] e ci chiede di pensare di meno, riassume Serge Tisseron in L’enfant et les écrans.




Sul piano strettamente biologico, sempre più molecole chimiche, come il fluoro o il bromio, vengono confuse dall’organismo con lo iodio, grazie al quale l’ormone tiroideo contribuisce allo sviluppo cerebrale. Questa carenza di iodio basterebbe a spiegare un calo del quoziente intellettivo constatato dagli anni Novanta. Anche piombo, mercurio o pesticidi hanno un’azione neurotossica. Dal 2000, il tempo di concentrazione medio è passato da dodici a otto secondi.

 

La pubblicità aggiunge all’abbrutimento elettronico uno strato subliminale. Bernard Stiegler osserva che il neuromarketing sfrutta gli strati primari del cervello per aggirare quello che avviene nella neocorteccia. Per resistere a una tale pressione, a questo bombardamento di ingiunzioni, ci vuole una solida costituzione psichica. I giganteschi messaggi pubblicitari, le immagini shock, il linguaggio aggressivo, pensati per lasciare un segno nel cervello come se lo marchiassero a fuoco, non faranno fatica a coprire la dolce voce della principessa di Clèves.




 La minima finezza di scrittura, la più modesta figura di stile diventano una complicazione, un ostacolo.

 

L’ironia, quell’antifrasi che dice il contrario di ciò che intende, è presa alla lettera così tanto spesso che in genere conviene spiegarla per evitare il controsenso.

 

L’ellissi, salto dell’espressione e del pensiero, talvolta ha bisogno di essere sviluppata, il che la rende parassita o superflua. Spesso è meglio precisare il senso di alcune parole a coloro che, con ogni evidenza, lo ignorano. La parafrasi, un tempo bandita dai commenti, è diventata necessaria per la comprensione dei testi letterari.




 Un Esempio…            

                          

La fitta trama della Storia e non solo di questa Storia, lungo il filo d’una visibile ed invisibile Guerra, corre o meglio si dispiega come una fitta mimetica tela…

 

…Perdonando il ragno in quanto elemento proprio della Natura, giacché osservandola impariamo come la stessa dispiega e rivela il proprio intento circa la Vita e la sopravvivenza, adattandolo, o meglio, perfezionando il ‘metodo’ circa l’ambita preda caduta a sua insaputa nella trama non tanto della Storia bensì dell’Evoluzione in cui ogni specie si adatta e sopravvive.

 

La Natura insegna ed anche se il pasto del ragno con la mosca o altra preda nella tela imprigionato in attesa d’esser divorata da lei impariamo il difficile corso o mestiere della Vita narrata…

 

…Giacché ne ricaviamo una duplice chiave di lettura circa la differenza fra Natura e l’uomo in essa evoluto…

 

Il ragno agisce affinando l’istinto genetico misura e bagaglio della propria ed altrui Natura, rappresentando nella duplice interpretazione qualcosa di ostile ed affine all’arcano nel quale l’uomo, suo malgrado, precipitato nelle polverose cantine della Storia.

 

Nei polverosi scaffali senza più Memoria alcuna.




 Avvinghiato, incuriosito, non tanto dal fitto mistero piuttosto dalla Verità sepolta, rimanendo suo malgrado invischiato alla fitta tela del ragno sinonimo d’un potere occulto e ben celato fino nei recessi e/o futuri cessi di quanto giammai manifesto.  

 

…Va da sé chi evolve in umano, e chi invece, al contrario, in ragno, rappresentando quanto di più repulso alla Ragione nella tela invischiato suo malgrado…

 

…Divenendo pasto terra, o in miglior caso, sarcofago ben murato alla cantina o cripta riposto in precoce sepoltura, o ancor peggio, morte prematura senza dignità alcuna…

 

Senza un nome un numero una zolla di Terra per celebrarne la Verità perita.

 

Al Tempo comune della Storia!

 

…Neppure le dure ossa ben spolpate, o Eretici Pensieri sparsi e rimembrati, solo una fitta tela lavorata con troppo cura lasciando alla contraria Natura evoluta il feroce pasto d’un ragno qual Storia d’un terrore antico in cui non solo l’Eretico quanto il Santo Profeta e/o indistintamente il Saggio Pagano precipitato avvinghiato per altrui vil mano...

 

…E indifferentemente tutti coloro che della Verità nutrono non l’umano ma il ragno o il ratto d’una Storia antica che ora riproponiamo fin dentro la stiva dell’antica nave con cui l’umano vorrebbe navigare e conquistare quella Terra donde, in verità e per il vero derivato, ma fos’anche più ragionevolmente coniugato qual ragno nei meridiani e paralleli con cui misura la fitta tela d’una duplice Natura, nel ratto non più Tempo della giusta Memoria ancorata alla bestia…

 

…Giammai sia detto umano, in quanto nell’invisibile simmetria d’una sola ‘infinita’ Natura derivata e creata l’evoluzione misura il vero Tempo bagaglio - e non stiva - del dovuto progresso accumulato con reclamato successo al porto d’un’invisibile cesso in cui le differenze con difficoltà si riscontrano…

 

…Quando il ragno (futuro ratto) completa il gesto alla deriva scaricando quanto nella stiva predato o rubato qual fitta Geografia alla stratigrafica geologia abdicata - in quanto non regna simmetria o uniformità di intenti fra il Dio della Natura e il ragno di cui narriamo... - la Natura procederà nella dovuta infinita Universale creazione abdicando al ragno futuro ratto le sorti d’una teologia troppo antica per esser svelata…  

 

Sì ammettiamo che regnano due Dèi contrapposti, e se noi impariamo dal Ragno e la sua tela narriamo il tutto poi abdichiamo al ratto non certo qual Verità oscurata, ma a quello della stiva che con se porta il cancro e/o morbo d’una - ed ogni peste - qual vera malattia o male della Terra.

 

Così al Primo Atto di questa replica gli addetti ai lavori o  creatori d’ogni improprio misfatto procedano al dovuto appunto della criptata Memoria offesa vilipesa ma in attesa d’esser rinfrancata con futura Verità certa ma ben occultata…

 

…E a tutti i ragni futuri ratti rammentiamo che la Storia è cosa seria per esser abdicata ad una cantina o peggio al cesso consumata…




 Per l’animo tuo virtuoso,

lucente, verace e vivo,

tutto il globo invidioso,

ti odierà: senza motivo.

 

Ma quel male, contagioso,

che il cuor tuo mi rapisce,

è come sterco di maiali,

a cui l’Uomo non ambisce.

 

Rassegnatevi, voi mortali,

al nuovo nato nella culla:

contro un dio, benché in fasce,

l’odio vostro non può nulla.


(Prosegue...)






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