giuliano

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IL TOMO

lunedì 23 novembre 2020

LE OPINIONI DI TRISTRAM (12)

 











Precedenti capitoli:


Circa la scomunica di Roma... (10/11)


Prosegue con la...:


Battaglia fra Ginnasta e Sgambetta (13)









A quale andatura sono andato fin qui corvettando e capriolando via due volte su e due volte giù, per quattro volumi consecutivi, senza guardare neppure una volta indietro o anche di lato per vedere chi andavo calpestando!

 

‘Non calpesterò nessuno’,

 

…dissi tra me quando montai in sella della mia bella puledra…,

 

‘terrò un galoppo sostenuto; ma non farò del male al più misero somaro lungo la via’




Così partii di corsa, su per un viottolo, giù per un altro, attraverso questo passaggio di barriera, saltando oltre quest’altra, come se dietro a me ci fosse stato l’arcifantino dei fantini. 

 

Ora, cavalcando a questa velocità da puledra, per quanto buone intenzioni e risoluzioni abbiate, vi è un milione di probabilità contro una che facciate del male a qualcuno, che in tal godimento, non di certo a voi stessi,  bensì alla futura prole che nascerà per propria sventurata natura ‘incrociata’ come un olimpico Tempo andato…

 

Mezzi uomini e mezzi cavalli!

 

I più fortunati con ambo le zampe caprine aspirando ai somari, bestemmiare Ernulfo, in ciò cui indiscutibile precettore nonché maestro…




E aspirando allo cacio padano non ancor parmigiano!

 

Silenzio s’ode qualcuno…   

 

È volato via… è disarcionato… ha perso il cappello… è caduto… si romperà l’osso del collo… guardate!…

 

Se non si fosse lanciato al galoppo in pieno sulla tribuna dei critici intraprendenti!… si fracasserà il cervello contro uno dei loro pali… è stato balzato via… guardate… ora sta cavalcando a briglia sciolta come una testa matta nel pieno di una folla di pittori, violinisti, poeti, biografi, medici, legali, filosofi, attori, scolastici, ecclesiastici, statisti, soldati, casisti, esperti, prelati, papi e ingegneri…

 

‘Non temete’,

 

…dissi,

 

‘non farò del male al più misero somaro lungo la règia strada maestra giacché ben se ne intende la mia puledra.




‘Ma il vostro cavallo scaglia fango; ecco, avete inzaccherato un vescovo!’.

 

‘Spero in Dio che sia stato soltanto Ernulfo’,

 

…dissi.

 

‘Ma avete schizzato in pieno le facce ai signori Le Moyne, De Romigny e De Marcilly, dottori della Sorbona. E con loro molti politici dell’italico romano impero dalla Sorbona alla rinomata Oxoford in cerca dell’antitodo…

 

‘Ciò fu l’anno scorso e fu colpa della mia puledra!’,

 

…risposi.

 

‘Ma avete calpestato in questo momento un re’.

 

‘I re se la passano male’,

 

…dissi,




‘se si fanno calpestare da gente come me’.

 

‘Eppure l’avete fatto’,

 

ribadì il mio accusatore.

 

 ‘Lo nego’,

 

…dissi.

 

‘E così sono smontato e sono qui, ho dovuto lasciare la puledra Legata nella stalla, dialoga - or ora - con i somari; ed io son qui con voi, con le redini in una mano e il berretto nell’altra, per raccontare la mia storia.

 

E qual è!?

 

L’udrete nel prossimo capitolo’.




 Da questo momento debbo essere considerato come erede presunto della famiglia Shandy, e propriamente da questo punto ha inizio la storia della mia Vita e delle mie Opinioni.

 

Con tutta la mia fretta e precipitazione, ho soltanto sgombrato il terreno per costruire l’edificio, e prevedo che tale edificio risulterà quale non fu mai progettato e quale non fu mai eseguito dal tempo di Adamo. In meno di cinque minuti avrò gettato nel fuoco la penna e con essa la gocciolina di spesso inchiostro ch’è rimasta in fondo al calamaio.

 

In questo Tempo ho soltanto una decina di cose da fare: una cosa da nominare; una cosa da lamentare; una cosa da sperare; una cosa da promettere, e una cosa da minacciare; o una cosa da supporre; una cosa da dichiarare; una cosa da nascondere; una cosa da sciogliere e una cosa da supplicare.




 Questo Capitolo, dunque, lo chiamerò il Capitolo delle Cose, e il capitolo successivo a questo, cioè il primo capitolo del mio prossimo libro, sarà, se vivrò, il mio capitolo sui Cavalli, ma ancor prima di questi, a talune brevi considerazioni introduttive di mio padre…

 

Sui quattro volumi appena letti ma non certo deturpati! 

 

‘Caro Yorick’,

 

…disse mio padre, sorridendo (perché Yorick, varcando la stretta entrata aveva rotto l’allineamento con lo zio Tobia e perciò era entrato per primo nel salotto),

 

‘questo nostro Tristram, mi pare, se la passa davvero male con tutti i suoi riti religiosi a cavallo di una puledra. Mai figlio di Ebreo, Cristiano, Turco o Infedele fu iniziato a essi in un modo così contorto e sciatto’.




 ‘Ma confido che non gli sia accaduto niente di male,

 

…disse Yorick.

 

‘Ci deve essere stato senza dubbio’,

 

continuò mio padre,

 

‘il diavolo e compagni a metter lo zampino in una parte o l’altra dell’eclittica quando questo mio rampollo è stato concepito.

 

‘In questo siete voi miglior giudice di me’,




…rispose Yorick.

 

‘Gli astrologi’,

 

 disse mio padre,

 

‘ne sanno più di noi due: gli aspetti trini e sestili sono saltati di traverso, oppure gli opposti dei loro ascendenti non hanno combaciato come avrebbero dovuto, oppure i signori delle geniture (come li chiamano) sta van giocando a cucii, oppure qualcosa non ha funzionato sopra o sotto di noi’.

 

‘Può darsi’,

 

rispose Yorick.

 

‘Ma il bambino’,

 

esclamò lo zio Tobia,

 

‘ne avrà un danno?’.




I Trogloditi dicono di no,

 

rispose mio padre.

 

‘E i vostri teologi, Yorick, diteci...’

 

‘Teologicamente?’

 

…domandò Yorick,

 

o parlando alla maniera degli speziali? o degli statisti? o delle lavandaie?’.

 

‘Non ne sono sicuro’,

 

rispose mio padre,

 

‘ma essi ci dicono, fratello Tobia, che il bambino ne sarà avvantaggiato’.




‘Purché’,

 

‘disse Yorick’,

 

‘mai nomini l’ingorda patria… non più sua…’


(Prosegue...)  










domenica 22 novembre 2020

LA SCOMUNICA DI ROMA (10)

 










Precedenti capitoli:


Dell'inquisizione (....)


Prosegue con...:


Brevi riflessioni sull'anatema di Ernulfo (11)









‘Ecco perché’,

 

…continuò mio padre con la più Cervantina gravità, 

 

‘io ho la maggior venerazione del mondo per quel gentiluomo il quale, diffidando della propria discrezione su questo punto, si sedette e compose (cioè a suo agio) opportune formule d’imprecazioni adatte a tutti i casi, dalla più bassa alla più alta provocazione, che potessero accadergli; le quali formule, dopo averle ben considerate ed essersi inoltre convinto che avrebbe saputo attenervisi, egli tenne sempre vicino, a portata di mano, sulla mensola del camino, pronte all’uso.

 

‘Non ho mai saputo’,

 

…rispose il dottor Slop,

 

‘che una cosa simile fosse mai stata escogitata e tanto meno messa in atto’.

 

‘Vi chiedo scusa’,

 

rispose mio padre;




‘ne stavo leggendo una, sebbene non usandola, a mio fratello Tobia stamane, mentre egli versava il tè. È qui sulla mensola sopra la mia testa; ma, se ricordo bene, è eccessivamente violenta per un taglio al pollice.

 

‘Neanche per idea’,

 

esclamò il dottor Slop.

 

‘Il diavolo si porti quell’imbecille!’.

 

‘Allora’,

 

…rispose mio padre,

 

‘è a vostra disposizione, dottor Slop, ma a condizione che la leggiate ad alta voce’.




E così dicendo, si alzò e, presa dalla mensola una formula di scomunica della Chiesa di Roma, una copia della quale mio padre (curioso com’era nelle sue collezioni) s’era procurato dal registro della chiesa di Rochester, scritta dal vescovo Ernulfo, con la massima affettata serietà nello sguardo e nella voce, che avrebbe potuto lusingare lo stesso Ernulfo, egli la pose nelle mani del dottor Slop.

 

Il dottor Slop si fasciò il pollice con la cocca del suo fazzoletto e, con una smorfia, pur senza alcun sospetto, lesse ad alta voce come segue, mentre lo zio Tobia fischiettava Lillabullero quanto più forte possibile, per tutto il tempo.

 

Textus de Ecclesia Roffensi, per Ernulfum Episcopum…

 

‘Per l’autorità di Dio Padre Onnipotente, del Figlio e dello Spirito Santo, e dei Santi Canoni e della immacolata Vergine Maria, madre e patrona del nostro Salvatore. Credo che non sia necessario’,

 

…disse il dottor Slop, lasciando cadere il foglio sulle ginocchia e rivolgendosi a mio padre,




 ‘dal momento che voi, signore, l’avete riletta così recentemente, leggerla ad alta voce; e poiché non sembra che il capitano Shandy abbia grande propensione ad ascoltarla, posso benissimo leggerla per conto mio’.  

 

‘Ciò è contrario ai patti’,

 

…rispose mio padre,

 

‘inoltre, c’è qualcosa di tanto bizzarro, specialmente nell’ultima sua parte, che mi spiacerebbe perdere il piacere di una seconda lettura’.

 

Al dottor Slop non faceva affatto piacere, ma poiché lo zio Tobia in quel momento si offrì di smettere di fischiettare e di leggerla egli stesso a loro, il dottor Slop pensò che tanto valeva leggerla sotto la copertura del fischiettare dello zio Tobia, piuttosto che tollerare che lo zio Tobia la leggesse da solo. Così, sollevando il foglio all’altezza della faccia e tenendovelo perfettamente parallelo per nascondere la sua contrarietà, lesse ad alta voce come segue, mentre lo zio Tobia fischiettava Lillabullero, sebbene non così forte come prima:




  Per l’autorità di Dio Padre Onnipotente, del Figlio e dello Spirito Santo e dell’immacolata Vergine Maria, madre e patrona del nostro Salvatore, e di tutte le virtù celesti, angeli, arcangeli, troni, dominazioni, potestà, cherubini e serafini, e di tutti i santi patriarchi, profeti, e di tutti gli apostoli ed evangelisti, e dei santi innocenti, che in presenza del Divino Agnello sono stati giudicati degni di cantare il nuovo cantico dei santi martiri e dei santi confessori, e delle sante vergini e di tutti i santi, insieme con i beati e gli eletti di Dio, sia egli  essere maledetto.

 

Noi lo scomunichiamo e lo anatemizziamo, e dalla soglia della Santa Chiesa di Dio Onnipotente lo isoliamo, affinché possa essere tormentato, ceduto e consegnato con Dathan e Abiram e con coloro che dicono al Signore Iddio: Allontanati da noi, non desideriamo conoscere nessuna delle tue vie. E come il fuoco è estinto dall’acqua, così sia estinta la sua luce per sempre, a meno che non si penta ed espii (per essi).

 

Amen!




Lo maledica il Padre che creò l’uomo.

 

Lo maledica il Figlio che soffrì per noi.

 

Lo maledica lo Spirito Santo che ci fu dato col battesimo. Lo maledica la Santa Croce che Cristo ascese, trionfando sui nemici per la nostra salvezza. Lo maledica la santa ed eterna Vergine Maria, madre di Dio. Lo maledica San Michele, patrocinatore delle sante anime.

 

Lo maledicano tutti gli angeli e arcangeli, principati e potestà, e tutti gli eserciti celesti.

 

[‘I nostri eserciti bestemmiavano terribilmente nelle Fiandre’, esclamò lo zio Tobia, ‘ma era nulla al confronto. Per parte mia non avrei cuore di maledire così neppure il mio cane.]




Lo maledicano San Giovanni il Precursore e il Battista, e San Pietro e San Paolo, e Sant’Andrea, è tutti gli altri apostoli di Cristo riuniti, tutti gli altri discepoli e i quattro evangelisti che con la loro predicazione convertirono il mondo intero.

 

Lo maledica la santa e meravigliosa schiera dei martiri e dei confessori che per le loro sante opere sono bene accetti a Dio Onnipotente.

 

Lo maledica il santo coro delle sante vergini, che per la gloria di Cristo hanno disprezzato le cose del mondo. Lo maledicano tutti i santi, che dal principio del mondo fino alla fine dei secoli sono stati amati da Dio. Lo  maledicano i cieli e la terra e tutte le sante cose che sono in essi.




Sia maledetto dovunque si trovi, o in casa, o nelle stalle, o nel giardino, o nei campi, o sulla via maestra, o sul sentiero, o nel bosco, o nell’acqua, o in chiesa.

 

Sia maledetto in vita e in morte.

 

[ A questo punto lo zio Tobia, approfittando di una minima nella seconda battuta della sua melodia, mantenne fischiettando una nota continua fino alla fine della frase, mentre il dottor Slop continuava, con la sua divisione di maledizioni che si moveva ai suoi ordini, come un basso continuo. ]  

 

Sia egli maledetto mangiando, bevendo, affamato, assetato, digiunando, dormendo, sonnecchiando, vegliando, camminando, sostando, sedendo, giacendo, lavorando, riposando, pisciando, cacando, flebotomando!

 

Sia egli maledetto in tutte le facoltà del corpo!




Sia maledetto internamente ed esternamente! Sia maledetto nei capelli del capo! Sia maledetto nel cervello e nella sommità del capo…

 

[ ‘Questa è una triste maledizione’, disse mio padre.]

 

Nelle tempie, nella fronte, nelle orecchie, nelle sopracciglia, negli occhi, nelle guance, nelle mascelle, nelle narici, nei denti incisivi o molari, nelle labbra, nella gola, nelle spalle, nei polsi, nelle braccia, nelle mani, nelle dita!

 

Sia maledetto nella bocca, nel petto, nel cuore e nei precordi e più giù fino allo stomaco! Sia maledetto nelle reni e nell’inguine…

 

 [ ‘Non lo voglia Dio in cielo!’ disse lo zio Tobia.]

 

Nelle cosce, nei genitali nelle anche, nelle ginocchia, nelle gambe, nei piedi e nelle unghie dei piedi! Sia maledetto in tutte le giunture e articolazioni delle sue membra, dalla cima della testa alla pianta dei piedi! Possa non esservi alcuna salute in lui!  




Possa il figlio del Dio vivente, in tutta la gloria della sua Maestà…

 

Sia maledetto! E possa il cielo, con tutte le potenze che in esso si muovono, insorgere contro di lui, maledirlo e dannarlo, a meno che non si penta e faccia espiazione!

 

Amen!

 

Così sia, così sia.

 

Amen! ”.




 ‘Dichiaro’,

 

…disse lo zio Tobia,

 

‘che il mio cuore non mi consentirebbe di maledire neppure il diavolo con tanto rancore’.

 

‘Egli è il padre delle maledizioni’,

 

rispose il dottor Slop.

 

‘Ma non lo sono io’,

 

ribatté lo zio.




‘Ma egli è già maledetto e dannato per tutta l’eternità’,

 

replicò il dottor Slop.


‘Me ne dispiace’,

 

…disse lo zio Tobia.

 

Il dottor Slop arrotondò le labbra, e si accingeva a restituire allo zio Tobia il complimento del suo

 

“Uiu… u… u…”…

 

…o fischio interiettivo, quando la porta, aprendosi all’improvviso nel capitolo precedente al prossimo, pose termine alla questione…


(Proseguono nelle 'moderne' maledizioni; ovvero brevi riflessioni sull'anatema


 di Ernulfo...)








 

lunedì 9 novembre 2020

CENNI STORICI ovvero L'INQUISIZIONE (in quanto sempre presente non abbiamo posto numero) (....)

 









Precedenti capitoli...:


Circa la tanta gente veduta... (8/9)


Prosegue con la...:


Scomunica di Roma (veloce come un treno in corsa) (10)









Come la Vita di Gian Diluvio da Trappaldo fa ricordare il capolavoro celebre di Rabelais, così la Girandola de pazzi fa ricordare, sebbene un po’ più lontanamente, un altro celebre capolavoro: L’Elogio della pazzia di Erasmo. Popolarissima l’una, come si è visto; ancora inedita l’altra; ma certo, se il Croce avesse fatto in tempo a stamparla o l’avessero stampata postuma i Cocchi, un po’ di buona fortuna, se non tutta la fortuna della Vita di Gian Diluvio, essa avrebbe incontrato.

 

Vi si svolge un motivo che trova eterna eco ed eterno consenso nell’animo umano, o perché scusa le nostre debolezze e i nostri errori o perché ci conferma nell’amaro giudizio che diamo delle debolezze e degli errori altrui: tutti sono pazzi quaggiù, tutto il mondo è retto dalla pazzia: verità antica quanto l’uomo, ammessa con triste lamento dagli uni, con un sorriso spensierato dagli altri, ripetuta da filosofi e da poeti, consacrata dal popolo nell’umile profonda saggezza dei suoi proverbi.




La Girandola del Croce è composta di 76 ottave, scritte con la solita forma facile del Croce, con qualche giuoco di parola, facilissimo anch’esso da intendere, è un componimento, insomma, adatto al gusto del popolo, sebbene non di argomento popolare, e fatto pure per essere apprezzato dalle persone colte, tra le quali, come s’è visto dall’esempio dell’Aldrovandi e del Vecchi, e come si vede dalle parecchie dediche ad illustri personaggi premesse alle sue più serie e più accurate operette, il Croce aveva incontrato un discreto favore.

 

La Girandola dei pazzi è, infatti, uno degli scritti dove il povero canterino bolognese, messa in un canto la lira con cui intratteneva il popolino della piazza di Bologna o dei monti del Vergato, cerca di levare il volo un po’ più in alto del consueto, gareggiando con gli altri poeti della letteratura italiana.




Qui però, caso davvero non frequente in lui, le pretese letterarie non gli distruggono la spontaneità e naturalezza della forma; non gli soffocano l’inspirazione, sia pur modesta, sotto l’ingenua inopportuna bramosia di mostrarsi colto ed erudito.

 

Qui, dunque, non le lunghe filastrocche di citazioni storiche e mitologiche che soverchiamente appesantiscono altri scritti del genere e ci costringono a buttarli via, dopo poche pagine, facendoci rimpiangere l’umile ma preziosa e simpatica freschezza di Gian Diluvio, dello Sgarmigliato, di Madonna Disdegnosa, della Rossa d’Alvergato. Al contrario, una forma sempre sciolta e disinvolta, un pensiero sempre retto e nobilmente elevato; non di rado versi di ottima tempra e intere ottave di una tessitura perfetta. Val dunque la pena, poiché il Guerrini ne ha pubblicate solo otto stanze, dove il Croce parla di sé, del suo incostante carattere, del suo sfortunato amore per le muse, delle sue pazzie, val la pena di pubblicarla tutta quanta, come uno dei pochissimi scritti seri del Croce, i quali si raccomandino a noi per un vero notevole valore letterario.




L’intero titolo del componimento, nell’autografo da cui lo riproduco, conservato all’Universitaria bolognese,  è il seguente: 

La girandola de pazzi Nella quale si prova con ragione  ch’ognuno tiene un ramo di  pazzia, In ottava rima di Giulio Cesare dalla Croce. 

Una mano posteriore, diversa, credo, e con diverso inchiostro, ha cancellato nel principio, correggendo così: La girandola degli humoristi; poi ha cancellato di nuovo, rimettendo il titolo di prima: La girandola de pazzi e riscrivendo…






…Certo così proseguendo, medito & penso, mi trovo albergato nella bella Biblioteca ove si discute & favella con Strofe & Rime argute il Tempo attraversato talché Sogno & nel dolore sognerò ancora; & purtroppo come il Croce insegna & impera, anche lui più che ispirato nonché accompagnato nel diletto motivo della Strofa quale Stagione riflesso più chiaro della Natura non meno della Storia; à ben dire specchio della Natura, compresa & ovviamente dedotta l’humana sequenza tradotta & così apostrofata; la quale come l’odierna & superiore Grammatica della Vita tende a non commettere errori circa la solenne e più seria Poesia o Scrittura recitata senza Rima alcuna privata* della suddetta & ripetuta Natura intera… 




[ * per privata – intendesi - proprietà privata, giacché ogni proprietà deve essere sottomessa & subordinata alla cieca ottica della Legge privata - sia essa intellettuale che artificialmente riprodotta nella sfera privata, &t vigilata costantemente dalla famosa ‘telecamera’ per il bene - tutto lo bene - che in essa si cela; altrimenti se ‘pubblica’ come un buona medicina, può & potrebbe compromettere & contravvenire circa l’economico avvenire d’ognuno, & porre - quindi - in serio repentaglio le altrui Strofe in più elevate Sfere recitate da eccelse menti ri-programmate; & mai siano dette ispirate e/o rubate, solo nell’immediato ugual Tempo tradotte e corrisposte; affinché ben meglio si comprendano le dinamiche delle Stagioni dell’odierno vivere! Quindi ripetiamo: ‘privato’ - colui e coloro - i quali godono dei dovuti frutti maturati & costantemente connessi alle più alte & nobili Sfere poste corrisposte alle dovute casse… scusate caste, affinché ne possano godere in colonica appartenenza il prezioso succo imbottigliato. Gli altri se mal albergati: in tende capanni boschi e/o saltuari rifugi e/o ripari si debbono immediatamente adeguare al piano regolatore quinquennale del globale impero & godere delle preziose perline fosforescenti eternamente connesse; le quali; oltre a curare e prevenire ogni improprio male, possono essere anche sorseggiate ad intervalli in piccole dosi di più elevato Spirituale intento, vengono vendute a poche once d’oro per barile - o cassa - del comune e retto non men che equilibrata Girandola impropriamente detta nonché inquisita… Speriamo, altresì, di esseri stati insufficientemente nebbiosi ed in qual tempo chiari circa il ‘privato’ pubblicamente celebrato; quindi sia di Ragion pubblica per la salute d’ognuno non men della Patria, indicare nonché pubblicamente denunciare siffatte Strofe sparse & sciolte & di doverle pubblicamente & privatamente calunniare per il giusto merito della ‘Universale-Universitate’; da chi cioè; non potendo poetare secondo l’antico diletto canone della Natura, giacché solo il Lavoro su cui scritta la Legge nobilita &t edifica l’homo; può ben tradurle nella Strofa d’ogni vigile (e/o vigilantes di…) Stato, ben impaginato & propriamente stampato, pubblicato catalogato recensito ammirato pregato &, in codice e sbarre nell’altrui promesse &t promosse pazzie debitamente curate & censurate qual merito dell’editoria ivi pubblicamente riunita; affinché in ciò si combatta lo virus spiritato donde si celano altro oscuro demoniaco intento &t inganno sposato &t collo fuoco abbruscato (scusate gli errori mi son lasciato trasportare dall’ispirazione del Tribunale remoti eccessi & eccelsi Supremi Tempi di ricchezza…), lo quale allora come hora (l’ ‘h’ per favore! Non insistisca…) indica &t punisce il pubblico bestemmiatore all’Indice di gradimento offerto; & al quale sarà concessa l’eterna promessa della Ruota terrena & non più antica preghiera; cioè di essere più o meno curato con l’impronta della nostra umiltà e più corretta Dottrina incaricata di seguirne l’horma (di nuovo l’h…) Affinché ciò rimembri il ruolo pneumatico dell’Equilibrio dato nella convergenza meccanica del detto citato Universo (pre)fabbricato, & in comode rate compiersi suddetta innominata Girandola  Pregasi il cancellerie di appuntare ciò detto &t archiviare e procedere all’esecuzione nonché rimozione di siffatta vena notificata, nella quale sarà posta la nota secolare pena della dovuta Cura…]




 …Eppure quante ne imperano il mondo ne è colmo, talché ogni umile bibliotecario può raccoglierne anche non volendo la stonata Rima…

 

Insomma quanti errori che a contarli rendono l’antica Stagione transitata un pagina mal scritta, con virgole accenti punteggiature apostrofi e parentesi, mal posti, incomprensibili per l’odierno favellare cantare e ciarlare; quante inutili stravaganze punteggiate & accompagnate da deliranti deliri, quante rime stonate, quanti amori sconnessi, quanti eroi persi, quanti miti ripetuti all’infinito, quante foglie appassite & ingiallite nella fiera Alba del nuovo avvenire. Quanti intrighi e tradimenti, amori ritrovati non men che cantati & persi; quanto difficile apostrofare e parlare, quanti animali entrare ed uscire dalle proprie tane, appollaiati in cima ad un Rigo, ad una Strofa, guardare & commentare & non solo misero asterisco, quante inutili ritratti & incisioni, li si dovrebbe tutti indistintamente cacciare…

 

Acciò detto rendono il nostro continuo appetito ben fermo all’Osteria donde più nutrito dialogo arrostito!




 Cari Signori noi moderni agitati cogitatori piegati al culto dell’avvenire senza domani comporre seria grammatica non men del pentagramma ove aggrappare giusta strofa, più lieta novella. Il progresso lo misuriamo da codesto passo ben calibrato, &d ogni Natura ‘privata’ della giostra, a buon dire può dirsi incompiuta nell’Opera.

 

Ci ispiriamo anche noi alla Formica non men dell’Ape sua amica, quando non decidiamo di metterle in accordo o intonato disaccordo. Ci ispiriamo al Cantico del volatile e lo scomponiamo per ogni Alchemico laboratorio e futuro alveare, & se nello scomporlo un diverso Dio fugge non datene la colpa al nostro amore per tutte le Creature di siffatto Paradiso ben allevato non men che coltivato.

 

Pensate e favellate, se solo permettiamo & concediamo detto privilegio, quale inutile povera idiozia nel ricavare ispirazione da siffatto strano rumoreggiare; ogni strofa assisa al pentagramma alberato, per noi un irato sconnesso pensiero; il vero Pensare cagione del futuro così apostrofato è dato dalla matematica e ricavato dell’Universo da noi ben controllato e posto nel Sentiero dell’ingiusto…, scusate più giusto Progresso; quindi Pensare significa innanzitutto ottima & veloce connessione ove navigare meditare favellare a ruota libera e senza alcun senso che non sia un Frammento disgiunto dall’intera Rima rimossa dell’èvo a noi incompreso*; se compiuto nesso fosse rimembrato & posto debba ad essere rimesso alla duplice doppia pubblica intenzione, giacché si commette e commetterebbe grave doppio torto alla privata &t singola Ragione, ed in ciò detto abbiamo fatto giusto retto distinguo nella Genetica celebrata, rimembrando la Patria Nostra con dedica al Salieri per sempre omaggiato! [ * incompreso: ovvero ancora non del tutto, secondo la Legge di Hian*, imprigionato e/o incatenato…].




 ( * Hian noto giurista & filosofo orientale incaricato del suddetto piano quinquennale, ammalatosi al completamento dell’opera mentre favellava e poetava con la sfera intiera…, di lui si narra che la febbre del successo lo abbia colto all’ultimo respiro, quando, cioè, finalmente il mondo havea raccolto…)




Quale idiozia dobbiamo sentire ed udire quando vien solo minimante pensato (in disaccordo con Hian) circa un volatile appollaiato su di un rigo su una strofa della morta natura, può a noi insegnare il diletto della vita intera?

 

Quale sciocchezza, quale assurdità, quale pazzia, può essere tanto immonda di apostrofare una tale antropologica scienza!

 

Quindi la Girandola del Croce è solo un buona strofa da cucina & laboratorio della scienza ove apprendere in qual Giostra l’eterno motivo della storia debba compiersi la circolarità dal cuore alla vena posta; dobbiamo organizzarci al fine di renderla ancora più popolata & respirata giacché il commercio lo vero recto Spirito in corporea sano, la vera e sola meteora discesa dalla Luna & al Parco conquistata del comune Tempo riscontrato.




Ha (l’h per favore) tal proposito, circa il Tempo detto, non si debbano immaginare loro signori orridi topi di biblioteca, che possa avere una evoluzione così com’era la Vita da codesti pregata e venerata, rimpiagandone rugiada & rima accompagnare il passo veloce della Natura così studiata, accompagnare ogni stagione della prosa dismessa; sappino (‘sappiano’ giusto intendimento ‘sappino’ ammonimento) fin da hora che tal inutile Secondo fino al prossimo secolo o millennio sarà da noi certificato e posto nell’orbita coniugata non certo con la matematica di un probabile Dio, ma altresì posta al nostro diletto & pubblico piacimento, in quanto di questo Dio un Tempo celebrato non men che pregato, piuttosto antiquato, ovvero uno Spirito non goduto e tradotto dalla materia con cui siamo soliti sezionare ogni cella frigorifera dell’alveare.



Insomma sia chiaro fin da hora (la nostra ora e si prega di rimuovere l’h detta, in quanto posta in difetto di grammatica), questo doppio difetto e non certo privilegio della Poesia deve essere curato, &d allora se taluno insiste in siffatta stonata pazzia, dobbiamo curarlo, ciò ci sembra chiaro. &d allora caro Poeta tu che rimembri le Rime quale foglie dell’appassito Tempo e le travasi impropriamente nelle moderne - nostre ed altrui - damigiane, ti habbiamo già avvertito (ai posto di nuovo l’h, in difetto di grammatica, si più attento per favore!), ti abbiamo di già albergato nell’inferno ulcerato di questo Indice, ti abbiamo mutilato della casa non meno della retta strofa, ti abbiamo ammonito ad un ammenda per nessun peccato commesso giusto per farti comprendere i gradi del nostro avvenire scritto nel pubblico futuro.




Ciò detto, non sufficiente, in quanto ti ostini alla Verità, la Verità da noi celebrata alla corda o pena da cui il Tempo progredito, pensi che non habbiamo letto a sufficienza i manuali di siffatta logica applicata al progresso, pensi che siano trascorsi indivano quando in maniera immonda li ricacciamo dal cuscino dei nostri riposi per una più comoda ed aggiornata veduta del pubblico progresso del pollice posto al giusto (tele*)comando.

 

( * Tele: telepatia nota malattia curata e posta al profetico indice affinché il Tempo della Storia possa essere goduto a puntate; Telepatico: malato psichico perfettamente curato e posto alle strofe dell’elettrica sequenza della sfera, mai sia detta terra, bensì posta in più elevata invisibile carica, quando la fiera truppa cavalerizzata hora motorizzata suonava la tromba dell’attacco; Telecinesi: altra immonda malattia organica data & studiata da Hian ora ibernato entro le Mura del glorioso Impero, sua fu la massima: ‘meglio un Gene libero che così mutilato’, poi spirò compianto & hora  ibernato, taluni dicono murato entro & non oltre le mura di Stato..; Telenovella: sequenza ritmica ben orchestrata ove dedurre la Poesia in Prosa, maggiori le sequenze Genetiche poste, migliori i risultati per il miele della Ragione…)   




Ogni tanto compaiono dagli scaffali ben lucidati e puliti senza Strofa alcuna che non sia un occhio digitale ove controllare la ragione di siffatto peccato o eresia, immonde Rime; sappi, quindi, quanto dolore ci costa nel consegnarla alla corda della retta cura, nel veder apostrofare & costringere le rime alla lobotomica cucina del nostro comune appetito, ed elevarne la - temperata temprata temperatura - del fuoco prometeico sempre celebrato affinché mai sia permesso e concesso siffatto peccato.

 

Pregasi l’Alta Corte Riunita di procedere ai passi vigilati della Storia…

 

Si prenda nota del Reo!    


(il curatore non ancor curato)