giuliano

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IL TOMO

mercoledì 12 dicembre 2018

Primo & Secondo atto: Lo scambiatore universale (23)




















Precedenti capitoli:

Il palcoscenico della vita (22/1)  &

I Viaggi dell'Anima (19/20)

Prosegue in:

La natura della menzogna (24)













Lo scambiatore universale

Il convertito(re) dallo Spirito

Alla materia diluito divenuto

E convenuto

Nel segreto abbraccio

Con un ratto transitato

Sogno consumato nell'acrobatico amplesso

Taciuto

D’una fogna

Ove molti e nessuno

Spirito ammucchiato sogna

Istinto tramutato ed esorcizzato

Materia evaporata in nube purpurea

Nel segreto d’uno spettacolo taciuto

Ove ogni Anima persa

Baratta la promessa

Con il nuovo paradiso

Alla grotta dello scambiatore assemblato

Il Buffone del nuovo Evo

Annuncia tacendo

Proclamata vittoria:

Il suo è uno spettacolo a numero chiuso

Il suo è un pianto d’una rasata verità barattata

Il suo è il bastone d’un monarca assoluto

Sipario d’un futuro precluso

Promessa di un fascismo globalizzato

Disgiunto e rimpianto

Il suo è un sipario crollato e precipitato

Ponte di un Evo congiunto ad una Storia persa

Alienata & Impiccata

Proprio alla fine principio del Secondo Atto

Quando il cinghiale e l’amante

Emisero ed esalarono l’ultimo grugnito

Dal pubblico dell’intera platea

Applaudito e poi linciato

Lacrima dello scambiatore universale

Al Primo Atto dell’Opera

Annunciare vittoria nella disfatta ottenuta

Lo Spirito alienato assembla materia accalcata

Nel saluto convenuto d’un nero sipario

Calato con l’ombra del gobbo suggerire

Segreto Araldo & Motto

Ed il cinghiale

Simmetrico tomo miniato

Sceso dalla foresta:

Bracca il cacciator taciuto

Crocevia d’una futura genetica

Incisa nell’araldo d’una Storia antica

& Manipolata

Al porto d’una scrofa allevata

Nel sangue dell’alchemica materia ottenuta

Lo scambiatore universale

Come disse un più nobile poeta

Balla la polka sopra il muro

E pochi in quest’Atto taciuto

Gli hanno odorato il culo

Tutti lo baciano e leccano

Come il vero nettare della Sfera

Ebbasta

Forse perché regna

Similar convergente/divergenza

& simmetrica pubblica & segreta

Repulsa/attrattiva

Assente da qualsivoglia misura & distanza

Fra il regno dell’oro e lo sterco che avanza

Avendo la faccia come il nobile

Acclamato di dietro

Pur il dialetto dialogato muto

Concimato & disgiunto

Ma da ognun reclamato

Messia & Denaro braccato e promesso

Direttor Fiancheggiato

eletto nel parlamento Segreto

Difesa & Offesa

Arma Segreta

Nell’intervallo fra il Primo & Secondo Atto

Del complicato amplesso

Lo scambiatore universale promette vendetta

Forse perché un saggio cane

Gli ha morso proprio quello

Meditando futuro rinato banchetto

Ed il buffone alza il sipario del Terzo Atto

Con la ditta convenuta (al nero)

&d il napoletano

Primo attore assoluto del dramma cacato

Non ancora regolarizzato del tutto

Nel nulla convenuto

Annuncia il Natale allo scambiatore universale

Forse perché ha confuso politica & mercato

Forse perché difetta della dovuta

Promessa incosciente/coscienza

Il didietro muto arringa

Nobile cinghiale minar la Piazza

Promette l’agnello d’un peccato mai consumato

Lui muso d’un maiale nato

Lo scambiatore universale proclama vittoria

Promette libertà/restrittiva

Per l’intera selva braccata

Mentre ogni Genio muto lo osserva

….Vento d’una futura globale rovina…  

       












lunedì 10 dicembre 2018

IL PALCOSCENICO DELLA VITA (coro a due voci nel Sentiero dell'Autunno) (21/10)










































Precedenti capitoli:

Tutti (noi Perfetti) morimmo a stento con solo la voce del silenzio (25/1) &

I Viaggi dell'Anima (20/9) 

Prosegue in:

Il palcoscenico della vita (22/11)














La necrofolia moderna…
Il credo nella materia è una fede nella morte. Il trionfo di questa forma religiosa è una macabra aberrazione. La macchina attribuisce alla sostanza inerte una realtà vitale illusoria.
Anima la materia.
E’ uno spettro.
Collega fra loro gli elementi manifestando una certa ragione. Dunque è la morte che, con un lavoro sistematico, simula la vita. Mente in maniera ancor più flagrante dei giornali, che lei stessa provvede a stampare. Poi distrugge il ritmo umano con un’azione ininterrotta del subconscio. Chi resiste tutta la vita accanto a questa macchina dev’essere un eroe; chiunque altro ne sarà annichilito. Da chi ne è soggiogato non può più venire alcuna emozione spontanea. Neppure attraversare un penitenziario riesce ad essere spaventoso quanto percorre i padiglioni assordanti di una moderna stamperia (o una piccola ed inetta filiale…).
Rumori animaleschi, liquidi maleodoranti, tutti i sensi orientali al bestiale, al mostruoso, che è al tempo stesso fantomatico.
Dar forma, partendo dal mondo spirituale, ad un organismo vivo, capace di reagire alla pressione più lieve!




…In città… sono stato una volta studente…
E’ un periodo della vita, in cui non si sa mai che cosa fare di preciso, quindi sono andato a vedere i quadri di Holbein e Bocklin, mi sono arrampicato su per gli archi delle torre del duomo e ho fatto tappa anche davanti a tre piccoli banchi vuoti, dove il giovane professor Nitzsche di Namburg ha dissertato sui greci. Allora per me ‘la città’ era quella degli umanisti. Stavolta rischia di diventare la città dei beccamorti, delle stravaganze della fiera e delle anomalie, perché ho l’impressione di essere diventato una curiosità di fronte a me stesso, qualcosa di strampalato, un becchino.
Se devo prestar fede a quel che dice chi mi sta accanto, questa città è la scopa morale e, per così dire, l’occhio vigile di Argo sulla Svizzera. Chi si azzardasse a prender dimora qui anche solo per scherzo, senza dichiarare chi erano la madre e la nonna e le antenate fino alla sesta generazione, avrebbe qualche sorpresa non proprio piacevole.




Chi alla domanda imbarazzante su quale sia la sua professione su questa terra, fosse colto da un tic nervoso, pur subito smorzato, si troverebbe, senza tanti complimenti, oltrefrontiera nel giro di ventiquattr’ore e da lì rispedito dov’è domiciliata la sua glossolalia.
…Basilea (e sue consimili sparse per ogni dove… dall’uno all’altro oceano…) non ha un senso per l’immacolata concezione e neppure per chi ha qualche titubanza nel parlare. Se qualcuno ha un peso nel cuore o sulla coscienza, che poi è lo stesso, suona il tamburo per farsi capire. Se l’idea che ha del mondo gli procura qualche pena, suona il tamburo un po’ più forte. Ma quando riscontra un turbamento più serio, tale da far sospettare una menomazione, batte così forte che gli devono ingessare le braccia.
Solo una volta si suona l’adunata generale.
La cittadinanza si raccoglie al gran completo.
Si smaltiscono d’un colpo le energie accumulate, senza badare a rango, posizione sociale e decoro, in rullii, vibrazioni e molteplici cadenze. E’ una vera orgia di rumori assordanti, in un giorno che vede le più svariate e severe penitenze e preghiere.
Vengono a galla convulsioni inaspettate.




Tutto quel ch’è sommerso e nascosto si riversa all’estremo appello del tamburo. Si commemorano amici e familiari defunti; un ricordo va anche alle gioie di questo mondo e, in una prospettiva più ampia, alle esecuzioni, fucilazioni, battaglie storicamente documentate e a tutto quel che v’è di militare. Si ricordano tutte le ordinanze dei magistrati, le carestie, le catastrofi causate da inondazioni e incendi, le pestilenze e i taglieggiamenti. In una parola, si rievocano le istituzioni e i fatti luttuosi di questa oscura esistenza, per scacciarli dall’anima a colpi di… tamburo…
Qui praticamente tutti portano il tamburo come amuleto al collo o ciondolo per catenina dell’orologio. E’ il ventre del tempo, che fa sentire i suoi astiosi brontolii, è la chiamata alle armi di intere generazioni. Dopo ogni esibizione, ci sono dodici mesi di tempo per escogitare una variante del tremolo, perciò chiunque fa il guardiano dello strepito altrui e lo sfida con il timballo. E si può dire che, in certi periodi, le grinze sulla fronte assumono tali dimensioni che al Giudizio universale uno di Basilea, provocando, con il tamburo, brividi d’orrore, quali non si sono proprio mai visti, trascinerà tutti gli altri nell’Orco più tenebroso.
Il frastuono del tamburo ti distrugge…
Se preso per allarme o sveglia, come s’usa nelle caserme, richiama la resurrezione dei morti. Forse è il caso che mi chieda (come quel viaggiatore…) che ci faccio qui con questi… E’ come fosse la città più tetra dell’intera Germania.
Qui non mi posso aspettare nulla di buono!

Sono arrivato con il mal d’ossa come fossi sceso da un albero ed i reumatismi con dolori lancinanti come coltellate infilate sulla schiena…






















sabato 8 dicembre 2018

I VIAGGI DELL'ANIMA (ed i ratti di questo mondo) (19/8)



















Precedenti capitoli:

Perché Kircher? (7) &

La variante del Viaggio (17)

Prosegue in:

I viaggi dell'Anima (20/9)













…Il ‘Viaggio dell’Anima’ dell’aspirante santità, nel cosmo ‘chiuso’ della concezione tolemaica, dovrebbe portarla a contatto con Dio, la Trinità, i santi, nel paradiso o empireo, al di là e al di là delle sfere dei cieli mossi dalle intelligenze angeliche; e può allora esser tenuto ben distinto dal ‘Viaggio dell’Anima’ che porta la strega (quanto lo sciamano…) al (presunto) sabba, che si svolge invece tanto nell’aria quanto, come abbiamo accennato nella Foresta iniziatica, quindi nei luoghi geografici dell’elemento aria, nel mondo di quaggiù, soggetto a continuo mutamento e corruzione.
La ‘possessione’, a sua volta, può essere tenuta distinta dalla ‘stregoneria’, per almeno due motivi. Il primo è che, sul piano psicologico e antropologico, la ‘stregoneria’ nella sua versione completa – con apostasia e sabba – si fonda sul vissuto di un ‘Viaggio dell’Anima’ fuori dal corpo (ad esempio, in chi ha sogni molto vividi di volo o di viaggio), mentre la ‘possessione’ si fonda sul vissuto opposto, di un’Anima o Spirito che entra dentro il corpo, prendendone possesso come persona aliena ed ‘essendo’ o causando la malattia. In secondo luogo, la credenza nella stregoneria appartiene al campo penale, in quanto dipende da quella del maleficio: ossia parte da casi reali di danno e sventura, malattia e morte per interpretarli come delitti perpetrati di una volontà malefica e attiva, ed incolparne individui che ritiene capaci di causarli con facoltà psichiche ‘transitive’: ossia con la capacità dell’Anima o della mente di agire in occulto sui corpi, trasformandoli senza contatto a distanza.

Partiamo dalle conclusioni e risaliamo la china con le premesse…

…Tutta la pratica della ‘meditazione figurativa’ gesuita veniva a volte sommariamente sintetizzata ricorrendo al termine ‘trovare i punti’: che dovevano essere, a un tempo, gli episodi della vita di Gesù da meditare, e le immagini con le quali rappresentarseli nella fantasia, per consentire quindi di svolgere su questi quadri mentali le opportune, pie riflessioni suggerite dai manuali e dalle letture devote. Come dentro il cuore, dov’era collocata la fantasia, così fuori, visibili con gli occhi e con la vista, si rappresentavano, in infinite variazioni, sempre gli stessi episodi o ‘quadri’: tali storie della nascita e dell’infanzia della vita e dei miracoli e della passione di Gesù. Il metodo gesuita consisteva insomma in una tecnica per mettere ‘con la memoria dinanzi agli occhi dell’intelletto il - punto misterio - sopra del quale vogliamo fare oratione’. 
…In tutti i casi, primo indizio di un potenziale (‘Viaggio’… o…) cammino verso la santità o ‘perfezione’ tendevano  ad essere tutto un insieme di malesseri posti sul crinale tra disturbi nervosi, psicosomatici e fisici: da una salute cagionevole, da un fisico ipersensibile a strapazzi e nutrimenti indigesti, si passava a sintomi di inappetenza o anoressia, vera o simulata, compresa l’ambivalenza tra il rifiuto e l’avidità di cibo: ma qualunque fosse la pratica di digiuno, ciò che qui ci interessa è che essa serviva a dar origine alla fama che tali donne (…ed estendiamo questo ‘Dialogo’ anche a mistici e santi di ogni epoca e luogo…) vivessero, miracolosamente, del solo nutrimento ‘spirituale’ della comunione, la ‘dieta eucaristica’. A questi primi segni si potevano aggiungere lunghi e diversi ‘patimenti’ e stati gravemente ‘ansiogeni’, con sudori e tremori, che venivano rappresentati come capaci ad esempio di provocare, come vedremo tra breve, il ‘dibattersi’ del cuore nel petto quasi fosse un animale vivo, salito a tale calore da richiedere il refrigerio di panni bagnati e pezzuole fredde sul viso e sul seno.
Si giungeva infine (come prassi comune anche del mondo sciamanico…) a stati di perdita di coscienza…



Essi venivano interpretati secondo una casistica accurata, dai meri svenimenti alle èstasi e ai ratti (…ecco… senza dilungarmi, in riferimento all’ultimo aggettivo espresso, sono più che convinto con il gesuita circa la costante appartenenza nel mondo ‘fenomenologico’ della terrena esistenza di una comune e Divina Dottrina dai molti nomi e principi da quando il mondo evoluto, sempre opposta però, a medesimi ratti, i quali, pur simmetrici al duplice senso in cui il termine nel testo può attribuire all’attuale secolo e tempo nella stiva della nave con cui navighiamo ugual intento, ha conferito loro diversa e più consona propensione all’adeguamento dell’Anima-Mundi di cui l’Anima e lo Spirito composto e da noi contemplato pregato, ed anche, condotto a miglior porto e partito… nel giudizio e merito di qualsiasi Dio. Nonché di logica dedotta dalla Storia nella corretta sua prospettiva rendendo così remoti principi più che attuali [ed aggiornale di conseguenza alla consona verità di cui lo Spirito]di un comune male fiaccare i bisogni dell’Anima e con questa quelli di una intera società ove poggia ogni umano ed antico per quanto sano progresso. Quindi i ratti nel motivo della loro materiale consistenza pongono le premesse per una diversa e globale appartenenza non certo affine al mondo donde la preghiera, donde la salvezza, donde la verità, donde l’insegnamento, di qualsiasi natura contemplato in amor del Creato... viaggia ed ammira la vita sia essa nel suo Viaggio sciamanico sia essa in un comune Viaggio simmetrico allo Spirito, donde annunciare all’alba di ogni mattino, da quando cioè, caduto su codesto terreno cammino i ratti di un diverso principio offuscare ogni Elemento… al Teschio di ogni profeta sciamano o santo che sia…[*1]). 




Se, nei casi più gravi, violenti e paurosi, erano accompagnati da rigor o irrigidimento di membra, o da vere e proprie convulsioni, le reazioni di fronte questi stati di assenza potevano esser duplici: era plausibile classificarli come èstasi, ratti, persino levitazioni, cui corrispondevano visioni e rivelazioni concesse all’Anima in miracolosi viaggi nell’aldilà; ma anche diagnosticarli come casi di possessione diabolica, da curarsi con le tecniche quasi sacramentali e sacerdotali dell’esorcismo. …La spiegazione fisica del deliquio non si contrapponeva alla sua spiegazione mistico-religiosa, quando la causa era un eccesso di amore per Gesù. Se poi la perdita di coscienza resisteva alle ‘ligature’, e mostrava così di esser molto più che naturale, si poteva supporre l’èstasi e anche per essa la scienza aristotelica-tomista aveva una spiegazione, entro un’episterne in sé coerente, precedente alla rivoluzione scientifica. Ad esempio il gesuita Francisco Suarez classificava il primo grado del Viaggio mistico dell’Anima verso Dio e nell’aldilà, sottolineando che in questo primo stato l’Anima non abbandonava il corpo se non con le facoltà o ‘potenze motrici e nutritive’: entravano qui in gioco le ‘azioni delli Spiriti e operazioni vitali dell’Anima di attrarre, espellere, distribuire senza giungere a separare l’Anima dal corpo. Il domenicano di Napoli, Maestro di Teologia e professore nello Studio napoletano Domenico Gravina, autore di un trattato tipicamente neoscolastico sul discernimento degli Spiriti, intitolato Lapis Lydius e pubblicato nel 1638, trattava le visioni sulla scorta di Agostino, ma soprattutto ritornando alla fonte principe, la Summa theologica, Aristotele reinterpretato da san Tommaso, come tutta la neoscolastica spagnola. Nell’esporre dunque quali e quante fossero le visioni e rivelazioni, Gravina riproponeva la triplice distinzione tomista in visione ‘corporale, immaginaria, intellettuale’, definiva la prima come quella ‘che si produce mediante il corpo e si mostra alle...
















sabato 17 novembre 2018

LA VARIANTE DELLA VITA nel Viaggio intorno al mondo (17)





































Prosegue in:

La variante della vita (nel Viaggio intorno al mondo) (18)

Precedenti capitoli:

Là ove un angelo... viaggia (16/1)














…Dopo essere stata respinta due volte da un forte vento di sud-ovest, la nave di Sua Maestà, ‘Beagle’, un brigantino con dieci cannoni comandato dal capitano Fitz Roy, salpò da Devonport il 27 dicembre…

…E’ proprio nella eterogeneità espositiva del suo Viaggio che Darwin ci rende partecipi della vita…(*)




(*) Soggetta, però, alla ‘variante’ passo accelerato tradotto in diverso ed economico principio cui costretto il nostro tempo, giammai intento condiviso chi della truffa veste il proprio cammino, giacché qui rimembriamo il Tempo non certo antico, cui la vita e la sua evoluzione compresa ed interpretata nel secolo di transizione in cui l’industrioso progresso ebbe principio. In cui l’‘evo moderno’ progredì passo e sentiero al tramonto di un secolo all’alba di una stagione nuova ed ove il precipizio e la salita dell’Elemento pregato incidere porta di confino con cui dividere e condividere il cammino. 

L’inizio della rivoluzione! 

O il principio della fine? 

Vi è molto, tanto da disquisire. 

Troppo su cui poetare dalla porta cui usciti per il Tempo cui ogni Dio manifesto. 

Di certo di codesta nobile e distinta teoria si è cimentata e nutrita diversa favella al miracolo della stessa, spacciando la ‘variante’ agognata quale traguardo nell’economica certezza tradotta.

Ma noi ammiriamo la Vita!

Noi ammiriamo la saggia certezza della verità e con lei del dubbio!
Ed anche se il motivo celebrato e festeggiato impone ugual principio qui rimembrato, nella selezione di ogni ‘uomo-fortezza-regione-ragione-nazione-stato’  con cui si specchia e manifesta la specie (ed anche la via), noi preghiamo ed ammiriamo la Vita nel giorno in cui viene celebrato regalato e professato ogni ‘spirituale principio’ avverso alla ‘razza’ così eternamente nel tempio adorata per ogni ‘stato-confino-comune-economico-regolamento’. La quale ci condanna annoia e deruba ad ogni ora nel tempo così evoluto con la sua inutile formula.
Con l'inutile suo traguardo! 




Con il ‘politico primato’: specie in via di affermazione all’Olimpo ed assiso al trono sacerdotale dispensatore del falso mito pregato e spacciato per ogni favola dal popolo pregata. ‘Creazionista’ e principio d’una più triste ‘azione’ alla stabilità cui la specie assisa o suicida; ma paladino del popolo suo quando la corsa impone tal nutrimento al velo del dubbio intento, ma non certo ‘poesia’ dal Giano assistita o musa tradita. Quando, in verità e per il vero, sappiamo il bilancio suggerito dallo scienziato qui rimembrato, o forse solo mal interpretato, tradotto nella ‘cosa’ ‘pneumatico principio’ di un materiale enunciato, spacciato per traguardo della merce cui il corpo intuito, privato e spogliato, però, di ogni spirituale motivo. 

Vestito e coperto da una ‘tempestosa nuvola’ azzerare ogni ecologica pretesa nella specie così evoluta. Giacché nella corsa tradotta la razza evoluta & ad 8 corsie composta: una per la salita e sette per la sicura discesa all’inferno cui il ragno Blake rimembra, nella mia ed Eretica sua visione, comporre più degna dottrina alla morte composta quale sola ed unica certezza al casello pagata. Ove, non certo Dio custode del girone compiuto, forse solo un autovelox qual giusta punizione per aver corso tanto senza badare alle dovute tavole e comandamenti cui composta l’odierna guida, cui composta la legge di ogni ‘comunitario-creato’ alla ‘variante’ di ogni Eterodosso pensiero cui lo Spirito eternamente perseguitato al Sentiero di un diverso Universo pregato.




Nella terrena certezza qual arto che si rinnova alla branchia della vita così mal respirata, così mal assimilata, ed al platonico radiolare rimembrare crosta e speranza nello ‘stronzio’ non ancor digerito alla fucina di uno strano Dio. Adattamento alla (ri)nascita della vita questo il Viaggio alla coda della ‘bestia’ affissa cui l’uomo comporrà propria Natura. Sicché l’inganno, anche nel presunto traguardo dell’opera così ottenuta, appar miracolo ed intento al ‘pneumatico principio’, il qual corre ad annunciar ben più triste novella, non certo dal miracolo nata, ma materia sospesa ed ancora non precipitata a concimare terra o tetto cui celebrano il bambino nutrito nel Secondo nato (per taluni è solo un buon piatto…). 

Ed in cotal paradosso mi sia permesso breve enunciato all’Orwelliano traguardo cui si nutre e corre il mondo: speriamo ed auguriamo alla ‘variante’ qual miracolo predicato lieta evoluzione, in quanto i costi, i quali corrono ad annunciare lieto evento, sottratti alla particella (so)spesa che certo non evolve radiolare e platonico principio, dagli interventi in più sfavorevoli nebbie e gas scomposti di questo nuovo inizio, potranno fornire più reale e concreto bilancio di quanto, in verità e per il vero, al mondo annunciato. 

Certamente la branchia più sofferente, il respiro un poco affaticato, più corto nel percorso vissuto, la polvere sospesa in particella contesa ed in ugual giostra condividere gas scomposto dal doppio volto, concimare campi e foreste di amazzonico o antico evo rinato, ma il verme che salirà, o meglio (ri)nascerà, dal profondo mare in ‘onda’ nutrito (giacché ‘la parabola’, o meglio cotal nobile ‘visione’ vien (ri)composta nel miracolo cui il creazionista va fiero), correre già infermo nato dalla spiaggia della sua fatica verso il monte di una nuova alchimia cui la spirale compie nuovo e più incerto orizzonte cui ogni elemento abdicato compone incerta evoluzione contraria alla vita. 




Questo signori miei, in verità e per il vero, è il nuovo Universo! 

In nome del progresso altro ingegno mai sia concesso in quanto il Viaggio viene così interpretato: il più forte compone l’intento alla globalità della comune razza raggiunta: ‘specie’ ottenuta dall’economico principio di vita incrociato con solo il desiderio della materia la qual dona sogno e paradiso agognato nella promessa di ogni desiderio appagato, nel volontà di possedere dal tartaro profondo all’ultima stella udita il principio della vita. 

Che strana illusione! 

Qual limitato intento! 

Che limitata intuizione! 

Qual piccola dimensione! 

Qual umano principio alla porta ove Dio è appena uscito con diverso intento composto e nato alla crosta di una nuova Stagione nell’Infinita ed invisibile via. Lo Spirito è solo un mal visto Straniero cui sfogare l’istinto, cui donare una calunnia più evoluta dello stesso per la caccia della vita, per ogni Rima o Poesia avversa alla materia cui destinare l’inferno qual sicuro peccato mai consumato, giacché l’agnello comporrà il mito nato dall’istinto perdonato e sacrificato alla Natura con il dono della Parola, perché l’uomo mai l’ha compresa anche se nei secoli pregata. Ed in codesto cielo stellato preghiamo la favola e ammiriamo ogni satellite ad annunciar e portare evoluta (ed inutile) Parola: un Tempo fu Dio donare siffatta Opera, ora suggerita da una diversa...












lunedì 12 novembre 2018

IL BASTONE DEL FILOSOFO (13)



















Precedenti capitoli:

Tu sei lì e sei tu! Gli altri chi sono (11/12)

& Il bastone del Filosofo (9/10)

Prosegue in:

Il bastone del Filosofo (14) nel...











 ...Paradiso riconquistato (15) &




















Là dove un angelo viaggia... (16)












Contro il predominio del mercato, gli utopisti credono nel piano eudemonista e nella riorganizzazione paradisiaca della società. In questa disposizione d’animo, ma andando oltre il fourierismo, John Adolphus Etzler pubblica nel 1833 The Paradise within the Reach of all Men, without Labor, by Powers of Nature and Machinery [Il paradiso alla portata di tutti gli uomini, senza lavoro, per mezzo della potenza della natura e della meccanica], un successo ai suoi tempi.

In quest’opera Etzler inventa l’ecologia tecnofila chiedendo alla natura di fornire energie rinnovabili, non inquinanti, gratuite, per mettere in moto la potenza di macchine destinate a rendere possibile il vecchio sogno cartesiano e tecnofilo dell’uomo padrone e possessore della natura. Un simile progetto permetterebbe di realizzare niente di meno che il paradiso in terra. Etzler teneva conferenze e spiegava come mettere le macchine al servizio degli uomini per realizzare questo radioso futuro. Emerson ha probabilmente assistito a una di queste conferenze e consacrato a questo tema un articolo su The Dial, la rivista dei trascendentalisti.




In sostanza, il filosofo irride l’ottimismo degli uomini e la loro fiducia in soluzioni collettive, e punta invece a una lenta trasformazione della Storia da parte delle grandi personalità. Apprezza però l’energia, l’audacia e la generosità di simili progetti e chiede a Thoreau di recensire il suo libro.

Qual è la tesi di quest’opera?

Che la natura dispone di straordinarie fonti di energia: le correnti dei venti, i movimenti dell’acqua, la regolarità delle maree, il calore del sole, la potenza delle cascate. Qualunque cosa accada, queste forze si rinnovano incessantemente, andando generosamente a sostituire quelle che si esauriscono, senza mai giungere a prosciugare questo capitale autorigenerantesi.

Al contrario delle energie fossili, che impiegano secoli per formarsi e poche ore per essere consumate, che sono rare, dunque costose, e inquinanti, le risorse naturali non aspettano che l’intelligenza degli uomini per essere correttamente utilizzate a scopi di eudemonismo sociale.




Prima delle invenzioni decantate da Jules VerneVentimila leghe sotto i mari è del 1870, Viaggio al centro della Terra del 1864, Il giro del mondo in ottanta giorni del 1873 – Etzler annuncia sin dal 1833 l’aereo, la nave gigantesca, le norie di macchine agricole, la città moderna, i trasporti collettivi veloci, i progressi della medicina, ad esempio l’allungamento della durata della vita, i materiali di costruzione allora inediti, il bagno, gli ascensori, l’aria condizionata, la ristorazione mobile, l’illuminazione notturna…

Etzler si tiene al corrente delle ultime invenzioni, constatando che nel primo quarto di secolo fioriscono in tutti i settori: profetizza per i dieci anni a venire una rivoluzione del mondo e il suo ingresso nella modernità. Sappiamo che ciò avverrà, come predetto dall’utopista, ma nell’arco di più di un secolo.

Indubbiamente, questa visione non si addice affatto a Thoreau, che si prende un po’ gioco di Etzler. A quel progresso tecnico, generatore di felicità per gli uomini, egli non crede neanche per un attimo. Crede anzi che quello che Etzler chiama progresso costituisca piuttosto un ‘regresso’. L’ingegnere utopista tedesco inventa l’ecologia tecnofila, Thoreau, l’ecologia tecnofoba.




Il primo pensa che la felicità degli uomini passi per una rivoluzione industriale, il secondo per una riforma morale. L’uno crede a un uso moderno della natura, l’altro a una pratica millenaria della sua realtà.

A ventisei anni, Thoreau afferma che il paradiso in terra non è questione di macchine industriali, di progresso tecnologico, di ascensore o di vasca da bagno, ma di un nuovo rapporto con la natura. Non, come in Etzler, di dominio, di sfruttamento, di sottomissione, ma di rispetto, di affetto, di simpatia nei suoi confronti, anzi d’amore.

Per realizzare il suo progetto Etzler confida nei governi, Thoreau al contrario li esecra e ha fiducia solo negli individui.

Thoreau afferma che il progresso tecnologico serva solo a soddisfare i bisogni umani. Costruire il futuro su queste prospettive condurrebbe a un’impasse.




La disattenzione verso la natura, i cattivi trattamenti che gli uomini le infliggono, le brutalità che l’uomo moderno le fa subire, ipotecano le sue possibilità di sopravvivenza. Proteggerla è indispensabile, e perciò è anzitutto necessario conoscerla.

L’ingegnere non deve dettare legge; il poeta sì!

La natura può darci lezioni, noi dobbiamo metterci a sua disposizione.

Etzler s’inganna ed inganna: la natura non deve servire l’uomo, perché è l’uomo che deve servire la natura.




Il filosofo non esclude di utilizzare la natura, ma usando saggiamente la conoscenza delle sue leggi. Per esempio, un apicultore si è posto all’ascolto delle sue api. Osservando l’arnia e il comportamento dei suoi abitanti, ne ha dedotto che la quantità di miele prodotto dipende dall’orientamento dell’apertura dell’alveare in direzione dei raggi del sole. Forte del suo sapere e ricco della sua filosofia della natura, gira di un grado l’arnia verso est e ottimizza in tal modo il raccolto, in quanto, offrendo alle sue api due ore di vantaggio sulle altre, esse raggiungono più rapidamente i fiori e bottinano prima. Ecco come l’uomo può intervenire sulla natura: accompagnandola dopo averla compresa, e non forzandola ignorandone i meccanismi.

Per tale ragione Thoreau dedicherà in seguito la sua (breve) vita a costruire un’enciclopedia della Natura: osservare i suoi movimenti, annotare le sue variazioni, misurare le sue trasformazioni, scrivere le sue modificazioni, misurare a grandi passi – in tutti i sensi del termine – i laghi, i corsi d’acqua, i campi, i boschi, scrutare i dettagli di un’ala o di un filo d’erba al microscopio, sorprendere l’intimità di una covata in un nido, che se ne sta appollaiato in alto su un albero, sia arrampicandosi fisicamente sia dirigendo il suo cannocchiale sulla scena, stare acquattati in un frutteto vestiti con i colori della stagione.