giuliano

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IL TOMO

sabato 16 gennaio 2021

SALVARE LA DEMOCRAZIA (11)

 










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...Facciamo quattro passi insieme (9/10)


Prosegue con...:


Lo Spirito dell'Ecosofia (12)








L’epitaffio scritto sopra il Tempio breve, senza mezzi termini, bisogna salvare la Democrazia, ma più che salvarla da false interpretazioni, proteggerla, e per chi vede le cose da troppo lontano deve capire bene ciò che dico!

 

Ragion per cui il messaggio postato ancor più breve, se l’altrui beneficio dovesse derivare da un sollecito compromesso, ciò avvenga per il bene, il futuro bene d’ognuno.

 

Ognuno inconsapevole di ciò che regge le fondamenta di un determinato Pensiero ampiamente sorpassato, e da rimuovere con sollecita Opera di intendimento…

 

In questo difficile momento non possiamo traghettare l’intera Istituzione ad una destra non consapevole di quanto fin qui ottenuto, ed altresì pericolosa per se quanto per il proprio Paese che vorrebbe governare dal fondo dell’abisso.

 

Giacché con tutte le critiche che un certo populismo ex alleato merita, ovvero un giovane movimento nato con tutti i propri errori, oggi più che mai visto il difficile momento, è bene continuare su questo Sentiero; e mi ripeto se il compromesso della dovuta Ragione sottintende la riapertura di un Dialogo ai fini di salvare il salvabile, senza orgogli personali, deve procedere nella conseguente retta via conseguita, e convenire ad un reciproco patto di intesa.

 

Non tanto la paura di perdere una elezione, ma l’intera istituzione della Democrazia, questa sì, più che paura terrore, nel beneficio, il solo beneficio in verità e per il vero… per ogni futura Ragione persa ed abdicata all’antica dismessa consapevolezza di veder rinascere forme aliene di potere che con la democrazia non hanno mai avuto… ed hanno Ragion d’Essere e d’intendere…

 

Ed io che sono lontano da Roma so bene ciò che scrivo!

 

Ed allora quale solerte Governatore, così come un Tempo, e non fraintendere la volontà di voler ricostruire o tantomeno tutelarne il Tempio, questa breve mia impone una riflessione non nell’abbandonare, semmai convenire a sollecito siglato passo, per poi abdicare anche ad un Draghi l’araldo del compito fin qui conseguito…

 

(Giuliano) 





 

 


LEGATI BENE ALLA CORDA CHE... (9)

 










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La politica della ricchezza... (8/1)


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Facciamo quattro 'passi' assieme... (10)


& Con breve Lettera... (11)


 






Considerazioni storiche, meritano urgenza, nel momento in cui la Democrazia avversata non più da condizioni o visioni diverse circa la sua interpretazione, cioè una condizione della realtà democratica se pur conservatrice, ma aggredita dal nuovo vecchio populismo di sicuro e più che certo marchio fascista (di matrice nazista, né più né meno del suprematismo bianco d’America) che vuole affermare, o vorrebbe, oltre la natura della propria ignoranza, anche i vecchi schemi di una o più storie che tale natura impongono consolidando una falsa presa di coscienza in merito al corso della Storia e l’Evoluzione che meglio la caratterizza.

 

Mi duole vedere in taluni luoghi la rinascita di un certo indebito suprematismo, ma nella sostanza dei fatti tale condizione, ampiamente rimossa, eppure prevale a dispetto di tutta una Storia democratica presa in ostaggio da taluni politici, i quali oltre ad essere pericolosi all’interno della propria comunità rischiano di divenirlo anche all’esterno, esportando il proprio, o peggio, altrui  ‘delirio’, fuori dai confini, fuori dalla Storia, fuori da ogni condizione di umana coscienza ove un nuovo democratico insediamento sta lottando contro la genesi di una storia altrettanto delirante, nella giusta pretesa di quanto votato, ma oltremodo nella certezza di poter cambiare ‘democraticamente’ e non certo prendendo in ostaggio un Parlamento per consolidare idee di puro marchio fascista. Il peggior fascismo. La peggiore calunnia. Il peggiore Pensiero (fra l’altro incapace anche di pensare) adottato a discredito di ogni Verità negli anni, o non solo in questi ultimi anni, ove taluni buffoni, altrettanto conformi al populismo non sono stati in grado di prevedere…

 

Mi auguro che più che la Democrazia, la Ragione prevalga nel cuore e non solo degli italiani, così da non vedere o assistere a deliranti teatri e con loro malsani ambienti sociali colmi di odio e razzismo infangare un ben elevato Principio…

 

Facciamo una breve genesi dei contenuti a cui aspira una certa Italia padana suprematista…




I primi segnali arrivano lo stesso 15 dicembre 2013, quando Salvini viene formalmente incoronato segretario federale del Carroccio al Lingotto di Torino.

 

Lì, tra gli ospiti stranieri, spiccano Viktor Zubarev, esponente del partito putiniano Russia unita, e Alexey Komov, presidente onorario dell’Associazione Lombardia Russia. Entrambi sono stati portati da Gianluca Savoini, che oltre alla delega ai rapporti con la Russia ottiene anche la nomina a portavoce del segretario. Il discorso fatto quel giorno in jeans e camicia bianca dal più giovane leader della storia della Lega non trasmette speranza o coraggio.

 

No, ai militanti depressi da anni di crisi, impicci e imbarazzi, Salvini fa un’incitazione alla guerra. E ai nemici – sia interni sia esterni – manda un chiaro monito. In un crescendo di retorica emotivaggressiva Salvini spara

 

‘contro il boia di Bruxelles e di Roma’,

 

definendo la moneta unica

 

‘un crimine contro la nostra umanità’.




Poi arrivano anche le minacce di olio di ricino per i nemici. Nei confronti di quelli interni sono appena velate:

 

‘D’ora in avanti non ci deve essere una virgola interna fuori posto, perché scatterà il momento delle elezioni europee e nelle sedi non deve volare una mosca’.

 

Ai nemici politici esterni arrivano minacce esplicite:

 

La Lega non la ferma nessuno. I nostri nemici comincino ad avere paura. […] Chi attacca la Lega, chi attacca il Nord, deve cominciare ad avere paura’.

 

Ovviamente c’è anche l’attacco ai media:

 

‘Dal prossimo appuntamento in avanti, senza voler fare liste – e lo dico da collega giornalista – chi […] dimostra obiettività e correttezza morale e professionale entra al Congresso della Lega, gli altri possono uscirsene a calci in culo. Perché di pennivendoli speculatori non abbiamo bisogno. Andate a fare i giornalisti da un’altra parte. […] Oggi facciamo le persone educate. Dalla prossima volta FUORI. […] Dico da giornalista, con tutto il rispetto per i giornalisti che fanno il loro lavoro: “Ci avete rotto i coglioni… Ci avete ufficialmente rotto i coglioni” ’.




È il primo assaggio. In perfetto stile… diciannovista.

 

Nei corsi di formazione dei nuovi quadri leghisti, nelle aule dei convegni, nelle pagine delle pubblicazioni amiche (non solo quindi quelle padane, anche di quotidiani come Libero e il Giornale) e in tutte le trasmissioni radiotelevisive, sotto l’attenta direzione di Gianluca Savoini, si diffonde lo stesso messaggio di matrice postnazista:

 

occorre superare la dicotomia fascismo-antifascismo.

 

 Messaggio alla cui diffusione s’impegna Salvini in prima persona.

 

Come in questo scambio con Corrado Formigli a Piazzapulita.

 

‘Non credo che lei abbia niente a che fare con i fascisti, anzi penso che lei sia antifascista, giusto?’

 

…dice Formigli.

 

Salvini, come paralizzato, non risponde.

 

Formigli insiste:

 

‘È antifascista lei?’.




E Salvini:

 

‘Io sono antirazzista’.

 

Formigli incalza:

 

‘No, mi dica se è antifascista’.

 

E lui:

 

‘Io sono antirazzista, e fascisti e comunisti’…

 

Il conduttore non cede:

 

‘No, no… non faccia il furbo con me. Lei è antifascista, oppure no?’.

 

‘Il fascismo e il comunismo li studio sui libri di storia’.

 

‘Questa non è una risposta. Lei mi deve rispondere se è antifascista. Lei lo sa che Bossi diceva di essere antifascista’.

 

‘Io sono contro tutte le persone che non rispettano il prossimo’(!!??).




Poi aggiunge:

 

‘I ragazzi di CasaPound sono venuti a manifestare a Milano e non hanno lasciato un mozzicone di sigaretta… Per quanto mi riguarda, discutere nell’ottobre del 2014 di fascismo e comunismo significa guardare al passato.[…] Ragionare di destra o sinistra, di fascismo e comunismo mi sembra antistorico’.

 

Non è invece antistorico cogliere l’occasione dell’anniversario della nascita di Mussolini per fare, proprio dalla Romagna, terra natale del Duce, un bel tweet che ne ripete una delle massime più amate:

 

‘tanti nemici, tanto onore’.


 

Non è antistorico chiedere l’abolizione delle leggi che puniscono revanscismo fascista, razzismo, xenofobia e antisemitismo, che Salvini definisce

 

‘leggi liberticide’.

 

Né è antistorico fare l’occhiolino a chi si autodefinisce

 

‘fascista del terzo millennio’.

 

Da un palco qualcuno lo sostiene…

 

‘E il terzo punto, per noi fondamentale: prima gli italiani! Gli italiani prima degli altri! Prima di tutti! Per cui oggi nasce un grande fronte politico che vede come leader Matteo Salvini. […] Non ce ne sono altri oggi di leader in Italia. Noi lo riconosciamo. E vogliamo sostenerlo con tutta la forza possibile. Per cui, Matteo, vai avanti così, con questo coraggio, e sono sicuro che uniti noi arriveremo presto alla vittoria. Alla vittoria!’

 

Come disse il leader Benito da un altro palco romano:

 

‘La parola d’ordine è una sola. Categorica e impegnativa per tutti: vincere! E vinceremo’.




Il progetto è semplice. E per nulla diverso da quello che aveva funzionato negli anni Venti e Trenta.

 

 Seminare diffidenza, alimentare ansia e paura e gettare benzina sui fuochi xenofobi di un paese che non cresce né economicamente né demograficamente e si sente minacciato da concorrenti, avversari e nemici esterni. È evidente che Salvini intende adottare lo stile retorico postnazista.

 

Violento e complottista.

 

Gli attacchi alle istituzioni europee nei suoi discorsi, tweet o post ne sono la prima riprova. 18 gennaio 2015 L’Europa è una gabbia da cui liberarsi il prima possibile, ridiscutendo tutti i trattati, tornando ad avere il controllo della moneta e se serve uscendone. Renzi è una pedina di quest’Europa. 25 febbraio 2015 Renzi è il servo sciocco di qualcuno che non ha nome e cognome, che da Bruxelles vuole controllare la vita di ciascuno di noi. […] A me non piace il pensiero unico. L’Europa ci sta preparando al pensiero unico.




Nell’elenco dei nemici, due sono le categorie più funzionali e a portata di mano: il musulmano/terrorista e l’uomo nero.

 

Ma nella cultura del terzo millennio razzismo e antislamismo non possono essere troppo espliciti. Devono essere in qualche modo mascherati ed espressi con eufemismi più o meno convincenti. Nessuna pretesa di superiorità religiosa o razziale. Si rovescia il tavolo: l’enfasi è sulla protezione della propria comunità, vittima della prevaricazione altrui.

 

Gli italiani sono minacciati, non minacciano.

 

L’ondata migratoria viene definita invasione, quindi un atto di guerra. Gli invasori vengono ritratti come parassiti, oltre che brutti, cattivi e primitivi (quando non animaleschi). Ma lo si fa nel nome della difesa dai soprusi altrui. Oppure dagli inganni perpetrati da false vittime. Davanti al popolo leghista, con a fianco Mario Borghezio e Claudio D’Amico, Salvini parla di ‘finti profughi che fanno domanda d’asilo e per ringraziarci, a tempo perso, spacciano, stuprano, o scippano’. Le sue dirette su Facebook sono degne del canale YouTube del Ku Klux Klan.  


(Prosegue...)







venerdì 15 gennaio 2021

E' BUIO SUL GHIACCIAIO


















Nanga Parbat!
Sillabe evocatrici per tutti gli alpinisti.
E per milioni di altri uomini.
Gli sono stati dati molti nomi: Montagna del terrore, Montagna del Destino.




Un gigante che si spinge fin nelle nuvole e ha già inghiottito 31 esseri umani.
Che prende solo vittime e nulla offre in cambio.
Sovranità spietata, che incatena gli uomini al suo fascino e non li lascia più
liberi.




Eravamo abbastanza forti per tentare la grande avventura?
Avremmo potuto seguire le orme degli altri che prima di noi erano andati
lassù per combattare, attaccare, difendersi e, da ultimo soccombere?
Avremmo saputo portare a compimento l'impresa in cui altri erano falliti?




Domande angosciose, dominate però da una gioia bruciante.
La gioia della grande, sublime avventura e la gioia di dar prova nel nostro
valore. La fantasia costruiva un'immagine della montagna, ci faceva pregu-
stare le peripizie che vi avremmo vissuto.
Molto ci attendeva, ma la realtà superò ogni nostra aspettativa....




Il primo colpo d'occhio lo ebbimo dall'aeroplano.
Il bimotore Dakota ci trasportò dalle bassure umane nel mondo delle ab-
baglianti e scintillanti vette della terra. Poi, d'un tratto, esso ci apparve.
La sua vista ci annientò e per alcuni minuti nessuno aprì bocca.




Che presunzione pensare di volgere i nostri passi a quella cima!
Quando mi ritorna alla mente questa prima impressione, il pensiero che
poche settimane dopo potei giungere fin lassù mi sembra quasi una fiaba
o un sogno, un magnifico sfrenato, irreale sogno.




L'avvventura da me vissuta su quella montagna fu così grande e violenta
che mi riesce difficile stenderne un racconto ben concatenato.
Sempre nuove immagini mi si presentano a sconvolgere l'ordine cronolo-
gico degli avvenimenti. Immagini che sovrastano il contingente evento u-
mano, che splendono e attirano, fanno ardere il cuore e dimenticare tor-
menti, pene e delusioni.




Ho dinnanzi agli occhi il campo base. E' già ben alto, secondo la nostra
mentalità alpina: quasi 4000 metri sul livello del mare. Ma per l'Himalaya
è ancora pianura.
Infatti esso è situato in una valle morenica, sul bordo di un gigantesco fiu-
me di ghiaccio....
La mia patria e le sue montagne sono a 10.000 chilometri di distanza.




Un'enorme collina morenica.
Si direbbe che la natura provvidente l'abbia messa lì per proteggere il
campo dalle minacciose valanghe che spazzano con fragore di tuono la
parete nord di questo monte regale.
Lo schiantarsi del ghiaccio, i crepitii, i boati, i rimbombi delle valanghe
riecheggiano attutiti al campo base, come se venissero da lontano.




Qui è ancora un soggiorno degli uomini e gli Dèi non hanno su di essi
alcun potere.....
Ma al di sopra della morena s'erge l'immane precipizio di ghiaccio,
alto quasi 4000 metri: la parete nord del Nanga Parbat!
Il ghiaccio brilla sui suoi pendii, mentre uno spesso strato di neve rico-
pre le rocce.
Al sommo si delinea il disegno cuneiforme di un ghiacciaio pensile.




una cresta di neve delicatamente cesellata scende sulla destra.
Dal suo filo sormontato da cornici, costoni nevosi e canali di ghiaccio
di forma stupenda precipitano per migliaia di metri, con un salto che
sembra verticale, sul ghiacciaio di Ganalo.
Una meraviglia della natura, scolpita dal sole e dalla bufera.
Ogni cresta di neve è già per sé...un'opera d'arte....

(H. Buhl, E' buio sul ghiacciaio)















giovedì 14 gennaio 2021

DIETRO LE ITALICHE SCENE REGNA UNA BEN DIVERSA REALTA'!




















Prosegue in:


Dietro le scene (2)















A senso d’equivoci, facciamo i nostri patti innanzi, che non ci sia dopo da taroccare o da guastarci il sangue!
Io non vi conduco sul palcoscenico per fornirvi l’occasione di far la corte alle donne della compagnia. Dio Guardi!... Prima di tutto posso assicurarvi che perdereste il vostro tempo. Le attrici del teatrino meccanico sono tutte ragazze ammodo, incapaci di fare uno sdrucio al sopraggitto del decoro muliebre; e di esporsi al pericolo d’una rottura per soddisfare qualche capriccio proprio od altrui.
La prima donna, benché eserciti il suo mestiere da circa dieci anni – una marionetta di buona famiglia dura di rado fino a quindici – ha sempre, se Dio vuole, tutta la mastiettatura intatta, la testa salda sulle spalle, e nemmeno una vite spanata… che è tutto dire.






L’amorosa, maneggiata un po’ troppo spesso secondo le esigenze del dramma moderno, ha qualche congiuntura un tantino sgangherata, e un occhietto o due che le fischiano a ogni movimento, ma sono accidenti inseparabili dalla natura burattinesca, e la brava figliola può sempre guardare in faccia il prossimo suo senza diventar rossa.
La servetta ha sofferto le pene dell’inferno per un chiodo conficcato male, Dio ci liberi tutti, nell’orifizio della noce del collo; pur tuttavia non c’è barba di ballerino e di pantomimo che possa vantarsi di averle offerto da bere un caffè…. Fuori di scena.
Tutte queste signore sono nubili, libere come l’aria – tranne quell’incomodo del ferro incavicchiato nel cranio – e non hanno doveri da compiere verso nessuno; e ciò non ostante si mantengono in tutto e per tutto della simpatia che ha sempre dimostrato per loro Santa Madre Chiesa, e meritevoli d’esser ricevute in qualunque casa di persone per bene. Conosco io delle femmine, che recitano la commedia con molto minor successo, e che in certe materie non potrebbero dire altrettanto.





E poi i burattini maschi sono gelosi….
Nessuno ha mai insegnato a chiudere un occhio… e chi si attentasse ad allungare le mani nel gruppo, toccando imprudentemente certi tasti e tirando certi fili alla sbadata, potrebbe sentirsi arrivare lì per lì un calcio tra le quinte da portarne il livido per una settimana. Né soltanto bisogna badare dove si cacciano le mani, ma è anche indispensabile stare attenti a dove si mettono i piedi. Il palcoscenico delle marionette è sempre così ingombro di seggiole, di panche, di sgabelli, di pioli, di carrucole, di puleggie fissate sul tavolato, di rocchetti installati a mezz’aria, di puntelli volanti, di corde, di cinghie, di fili di ferro – tutta roba che serve ai voli, alle trasformazioni, alle apparizioni, alle apoteosi dei balli e delle pantomime – che per un passo falso o per un gesto troppo vivace, c’è da provocare un cataclisma da digradarne il terremoto della Guadalupa.





Così sul subito, l’effetto che si prova dietro il sipario d’un teatrino di pupazzi, è un effetto bizzarro e sorprendente. Il luogo è angusto, oscuro, imbarazzato. Tutto intorno aleggia un odore indefinibile, un profumo speciale, acuto, vertiginoso, che dal naso sale al cervello; qualche cosa come un miscuglio di vernice, di zoccolaia, di sudore, di segatura di cipresso, di petrolio, di sugna e di… stivali; fuso e rimescolato talvolta con un soave baccellone.
Gli stangoni delle quinte vi arrivano a mala pena alle spalle; di guisa che la testa d’un uomo ordinario sporge al di sopra dei rattoppati cieli di tela dipinta, e par che galleggi framezzo alle nuvole. Lungo le pareti, unte come fette di pane levate allora di sotto lo stufatino, stanno impiccati cinquanta a sessanta poveri diavoli di fantaccini d’ambo i sessi, che in quella penombra vi guardano cogli occhi di vetro fissi e luccicanti; i quali, veduti da vicino, hanno un’espressione di spavento o di rabbia che agghiaccia il sangue nelle vene. 
Uno ha la testa voltata alla rovescia e pendente orribilmente lungo la schiena; un altro mostra le braccia contorte e le gambe attorcigliate, e la vita ripiegata in tronco sui fianchi, come se avesse una cantonata sulla....



mercoledì 13 gennaio 2021

LA POLITICA DELLA RICCHEZZA (20/01/2017) (7)
































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Costruttori di sana Democrazia (6/1)














La parola corruzione deriva dal latino corruptus, che significa ‘rompere’ o ‘distruggere’
La corruzione infrange e distrugge quella fiducia che costituisce un ingrediente essenziale della delicata alchimia che sta al cuore della democrazia rappresentativa (nonché, aggiungo, del diritto… che ne deriva giacché ognuno dovrebbe beneficiare, grazie a tal alchimia, ciò di cui in segreto privato dal patto scellerato con cui il corrotto gode l’improprio frutto coltivato e raccolto nella virtuale illusione di rendere fecondo e propizio ciò da cui deriva, non il pregiudizio, ma al contrario, certa vista circa una deformazione rinnovata e non ben enunciata nella propria realtà celata…. E di nuovo calata e celebrata dalla Storia… rendiamo così monito e ricordo, e che il nuovo ‘bosco’ non ci conservi rancore circa una più onesta ragione rinfrancata…).
Nella sua forma contemporanea, la corruzione comporta sempre un’unione incestuosa di potere e ricchezza, e in particolare la cessione di denaro in scambio di un abuso di potere pubblico.
È irrilevante che ad iniziare lo scambio sia la persona che ha la ricchezza o quella che ha il potere; è lo scambio in sé a costituire l’essenza della corruzione….
È irrilevante che ci si arricchisca con il denaro o con un ammontare equivalente di influenza (acquisita… ed importata…), prestigio, status o potere; il danno proviene dall’aver sostituito surrettiziamente la ricchezza alla ragione nella determinazione negli usi del potere.
Ed è irrilevante che il potere così acquisito (anche se democraticamente votato) venga considerato in una luce favorevole da un gruppo più o meno ristretto di individui; è la disonestà della transizione ad essere velenosa.




Quando il processo ‘decisionale’ non è più governato dalla ragione (e se questa viene offuscata da altri valori i quali nulla hanno da condividere con la democrazia si innestano tutti quei ‘paradossi’ in cui la stessa trema alla ‘faglia’ ove cotal principio fu superato in ciò da cui nato… come fra breve leggeremo…), si espone più rapidamente all’esercizio del potere nudo e crudo; e la propensione alla corruzione si rafforza di conseguenza.
In effetti, in anni recenti, abbiamo assistito ad una serie di casi lampanti di corruzione e all’uso fraudolento del potere pubblico a scopi privati (ne ravviviamo a mo’ di antitodo e prevenzione la memoria storica…). Le attività che oggi risultano più dannose per la salute e l’integrità della democrazia americana sono in maggioranza legali. Tutti questi abusi hanno una caratteristica comune: i loro autori danno per scontato di non aver nulla da temere dall’indignazione popolare (infatti si difendono e vendono dietro fortini e barricate preventive…), dal momento che pochi verranno a conoscenza dei loro misfatti (se ciò avviene come spesso successo nei feudi dei loro soci in affari si viene direttamente al giudizio del ‘creatore’ con cui saldare l’opinione poco gradita… Così rimembro il ricordo di tal Medioevo detto socialista in cui ragione & saggezza ed altre virtù poco apprezzate dal monarca nominato da Dio governarono per circa mezzo secolo… Ed il nuovo - evo - nulla di meglio promette….).




Le volpi private (anche se hanno platealmente annunciato la dovuta rinuncia… nel rispetto, dicono, della legge e con questa del principio da cui nata ed anche in qual tempo abortita…) sono state messe a guardia dei pollai pubblici; il fatto sconcertante è che questo stesso approccio è stato adottato in molte altre agenzie e dipartimenti. Ma ciò non suscita alcuna indignazione, perché nella nostra democrazia il dialogo bilaterale è pressoché scomparso. Ogni sorta di scempio si compie quotidianamente (ciò che fu sarà di nuovo…) sotto i nostri occhi, ma nessuno sembra o vuole accorgersene. Un comportamento siffatto non potrebbe mai aver luogo se vi fosse la benché minima probabilità che tale corruzione ‘istituzionalizzata’ venisse denunciata in uno spazio pubblico rilevante ai fini dei risultati elettorali.
Thomas Jefferson ammoniva che la concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo sarebbe stata foriera di corruzione, a meno che il pubblico non avesse sottoposto a un monitoraggio costante e minuzioso tutte le nomine a incarichi di governo. Tali nomine, infatti, sarebbero state cedute al miglior offerente tra le diverse lobby influenzate dalle decisioni prese da persone chiamate a ricoprire incarichi. ‘Al riparo dagli occhi del pubblico’, scriveva Jefferson, ‘si possono comprare e vendere segretamente [le cariche federali], come e non meno di un mercato’.




Superato il Medioevo (almeno in virtuale conto del Tempo così sembra…) ed approdati all’Illuminismo, quando la ragione aveva il primato sulla chiesa e sulla monarchia, il sistema politico e il sistema di mercato – le due fonti di valutazione nella sfera pubblica – erano considerati alleati naturali da un punto di vista filosofico. I padri fondatori erano convinti che il popolo libero avrebbe usato il potere della ragione per proteggere la repubblica dal pericolo che temevano più di ogni altro: una concentrazione di potere politico che avrebbe potuto degenerare in una tirannide (i residui di quella sono prezioso concime di quanto ora narrato…). A quei tempi era opinione comune che il capitalismo operasse in una sfera del tutto diversa (negli odierni si è superata questa barriera di spazio e tempo per un nuovo Universo rivelato il quale sembra non rimembrare donde rilevato o forse… nato…).  Il problema non era considerato il denaro in se; in ultima analisi, i soldi hanno valore soltanto nella misura in cui altri li accettano come mezzo di pagamento in cambio di beni, servizi o comportamenti.
Nella nuova repubblica americana (quindi società specchio esportato anche in altri galassie ed universi) era inconcepibile che il potere potesse essere comprato con il denaro. La distribuzione del potere veniva determinata in una sfera differente, quella democratica, dove il principio di ragione regnava sovrano. Il confine tra queste due sfere si è spostato nel tempo in una direzione e nell’altra, ed è stato spesso causa di tensioni. Tale linea di divisione è quanto mai evidente nel confronto tra l’espressione coniata da Adam Smith, ‘la vita, la libertà e la ricerca della proprietà’, e le famose parole di Jefferson contenute nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, ‘la vita, la libertà e la ricerca della felicità’ (aggiungo in onor della cronaca non del tutto esplicitata nella violenza cui i soggetti avversi e dicono perdenti nella contesa se pur il ruolo abbisogna di sollecita ripresa… hanno  subito nella violazione di questi principi sottratti ai valori su cui si fonda la più grande democrazia ora celebrata)




Quasi due anni prima che fosse pubblicata la Dichiarazione di indipendenza, il Primo congresso continentale redasse un documento precursore, noto come la Dichiarazione dei diritti delle colonie (1774), nel quale compariva la frase ‘diritto alla vita, alla libertà ed alla proprietà’. Nel commentare la prima bozza della Costituzione redatta da James Madison, nel 1787 Thomas Jefferson scrisse di voler ‘insistere’ affinché alla Costituzione venisse allegato un Bill of Rights, o Carta dei diritti, nel quale si contemplassero: ‘1. La libertà religiosa; 2. La libertà di stampa; 3. Il diritto ad un giusto processo davanti a una giuria; 4. L’assenza di monopoli nel commercio; 5. L’assenza di un esercizio permanente’. 
Questa preoccupazione per i ‘monopoli nel commercio’ avrebbe fatto la sua comparsa più volte, a dimostrare che, se anche la democrazia e il capitalismo erano considerati due sfere che si completavano e si rafforzavano a vicenda, il ‘capitalismo democratico’ si presentava fin dall’inizio ricco di contraddizioni interne.