giuliano

giuliano
IL TOMO

sabato 7 dicembre 2019

CIO' CHE IN VERITA' STANNO FACENDO (Outlook e stime di crescita) (10)



















Precedenti capitoli:

Isolati alle Lofoten (9/1)

















               Outlook e previsioni con stime di crescita:




STATI UNITI:  


               

Gli Stati Uniti probabilmente hanno superato la Russia e l’Arabia Saudita per diventare il più grande produttore mondiale di petrolio greggio all’inizio di quest’anno, sulla base di stime preliminari nella prospettiva energetica a breve termine (STEO) dell’EIA.

A febbraio, la produzione di petrolio greggio degli Stati Uniti ha superato per la prima volta quella dell’Arabia Saudita in oltre due decenni. A giugno e agosto, gli Stati Uniti hanno superato per la prima volta la Russia nella produzione di petrolio greggio dal febbraio 1999.




Sebbene la VIA non pubblichi previsioni sulla produzione di petrolio greggio per la Russia e l’Arabia Saudita in STEO, la VIA prevede che la produzione di petrolio greggio degli Stati Uniti continuerà a superare la produzione di petrolio greggio russo e saudita per i restanti mesi del 2018 e fino al 2019.

La produzione di petrolio greggio degli Stati Uniti, in particolare da qualità di petrolio greggio dolce leggero, è rapidamente aumentata dal 2011. Gran parte della recente crescita è avvenuta in aree come la regione di Permian nel Texas occidentale e nel New Mexico orientale, il Golfo del Messico offshore federale e il Regione di Bakken nel Nord Dakota e nel Montana.




Il calo del prezzo del petrolio a metà 2014 ha portato i produttori statunitensi a ridurre i costi e a ridurre temporaneamente la produzione di greggio. Tuttavia, dopo che i prezzi del greggio sono aumentati all’inizio del 2016, gli investimenti e la produzione hanno iniziato ad aumentare più tardi nello stesso anno. In confronto, la Russia e l’Arabia Saudita hanno mantenuto una crescita relativamente costante della produzione di petrolio negli ultimi anni.

I dati sulla produzione di petrolio greggio e altri liquidi dell’Arabia Saudita sono stime interne della VIA. I dati russi provengono principalmente dal Ministero del petrolio russo, che pubblica numeri di greggio e condensa. Altre fonti utilizzate per informare queste stime includono dati provenienti da importanti aziende produttrici, organizzazioni internazionali (come l’Agenzia internazionale per l’energia) e pubblicazioni di settore, tra le altre.

Principali collaboratori: Candace Dunn, Tim Hess per EIA






Outlook e previsioni con stime di crescita:

RUSSIA:



E’ l’ultima frontiera dei trivellatori, l’Artico, un tempo ostico ed impossibile da sfruttare ma sempre più appetibile grazie ai cambiamenti climatici, creati dai trivellatori stessi.

La Russia è in prima fila nel piantare le proprie trivelle in cima al mondo, letteralmente e figurativamente, ma la Cina non sta a guardare.

E hai voglia a predicare.




Tutti sappiamo che l’aumento delle temperature porta allo scioglimento dei ghiacciai, anzi secondo le stime dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, se tutto va avanti come adesso, entro il 2040 l’Artico resterà senza ghiaccio.

Ovviamente questo è musica per le orecchie dei trivellatori, con nuove rotte marine dove prima c’era ghiaccio e con la promessa di petrolio e gas sgorganti dal sottosuolo.




La Russia è la più determinata di tutte, se non altro perché' è la più vicina geograficamente all’Artico che si scioglie, perché' economicamente vive di idrocarburi e perché' prima di tutte ha deciso di sfruttare i mari dell’Artico e di accaparrarsene i diritti.

Lo scioglimento delle nevi significa non solo nuovi giacimenti, ma anche minori tempi per il trasporto di petrolio attraverso le nuove acque: si calcola che i tempi per navigare dall’Asia all’Europa si accorcerà del 35-40% rispetto al passaggio attraverso l’Asia rispetto al passaggio attraverso il canale di Suez o dell'oceano indiano.




E cosi Venta Maersk è stata la prima nave ad attraversare l’Artico da Vladivostok a San Pietroburgo, qualche mese prima la ditta russa Novatek ha mandato un carico di gas liquefatto in Cina dalla Siberia attraverso l’Artico con 19 giorni invece dei tradizionali 35 lungo il canale di Suez.

La Russia ha pure 40 navi rompighiaccio, incluso alcune che vanno ad energia nucleare, più potenti e che non abbisognano di rifornimenti. Gli USA invece hanno solo due navi rompighiacci.

Ci vogliono un miliardo di dollari a nave, e dieci anni per costruirle.




USA, Canada, Norvegia, Danimarca, Svezia, Finlandia e Islanda hanno tutti interessi in Artico, e quindi è comprensibile che vogliano contrastare la Russia. La Cina però afferma che l'Artico non è di nessuno e che quindi è di tutti.

Vogliono acchiappare anche loro quel che possono.

E infatti si sono definiti una superpotenza polare nel 2014. Nel 2018 hanno pure rilasciato una politica cinese dell’Artico per difendere i propri interessi e quindi hanno iniziato a costruirsi rompighiacci pure loro e annunciano di volere costruire una via della seta polare.



L’Artico è governato da una serie di trattati fra cui uno delle Nazioni Unite del 1982 chiamato United Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS).  Questo UNCLOS delinea le estensioni dei mari territoriali, zone economiche, diritti di passaggio, diritti e doveri di sviluppo, protezione ambientale.

Non si parla di sicurezza militare.

Ci sono già litigi: il Lomonosov ridge è lungo 1800 chilometri ed è al cuore di dispute fra la Russia, Canada e Danimarca.

Il motivo?

Petrolio.



Si pensa infatti che il Lomonosov ridge sia particolarmente ricco di idrocarburi e la Russia vuole che siano tutti loro. Per esempio, già nel 2007, una spedizione russa, Arktika 2007 giunse alla conclusione che questo Lomonosov è una estensione della massa continentale russa e piantarono qui bandiere russe.

Canada e Danimarca dicono di no; anzi la Danimarca dice che è una estensione della Groenlandia.

Putin non ha mai fatto mistero di queste sue ambizioni polari che esistono da più di dieci anni.

Nel 2012 i russi hanno proposto di chiamare l’oceano artico l’oceano ‘russo’ come dire è cosa nostra. Il paese sta anche creando una presenza militare in artico, con un Arctic Joint Strategic Command, e addrittura sta rimodernando aereoporti costruiti durante il tempo della guerra fredda.  È stata istituita una Northern Sea Route Administration, una agenzia russa che ha lo scopo di governare il passaggio di navi e il traffico in Artico.




Putin cerca pure di aumentare i suoi alleati strategici in zona, per esempio creando accordi con India (perché India? non si sa, ma forse perché India e Cina non sono tanto amiche...).

Ovviamente non è solo il controllo dell’Artico ma anche proprio dello sfruttamento petrolifero. La ditta Rosneft ha già iniziato a trivellare in Artico nel 2017 in una concessione detta Khatangsky nel Laptev Sea.

Si parla di 590 milioni di barili di petrolio di alta qualità - leggero e a basso tenore sulfureo; un enorme ricchezza.

Oltre a Rosneft c’è Gazprom che invece gestisce la piattaforma Prirazlomnoye nel Pechora Sea e le cui trivelle sono state inaugurate nel 2013. Anche qui si parla di 513 milioni di barili di petrolio.




Rosneft vuole trivellare nel Barents Sea, nel Kara Sea e in tutta l’area russa dell’Artico: hanno almeno 28 concessioni per un totale di 250 miliardi di barili. Sono numeri impossibilmente grandi.

Sanzioni o non sanzioni, i russi vanno avanti: non possono usufruire di beni e servizi tecnologici da paesi terzi, per via di queste sanzioni, ma dicono che troveranno i fondi fuori dalle sanzioni perché' l’Artico è importante per la loro economia. Vogliono che il 20-30 percento di tutto il loro petrolio e gas venga dall'Artico entro il 2050.

La morale della favola è che in questa corsa geopolitica a chi arriva prima in Artico, ci sono tanti calcoli: petrolio, navi, risorse, sogni di vanagloria.

E al resto del pianeta chi ci pensa?

Davvero Russia e Cina avranno a cuore la biodiversità del pianeta, davvero sapranno ‘controllarsi’? Come già ci mostra la Russia, non credo. La cosa più ironica è che tutto questo nuovo sfruttamento dell’Artico è reso possibile dai cambiamenti climatici, che le azioni dei russi renderà più estremo, con questo maggior petrolio estratto, venduto, consumato.

Ci vorrebbe solo un grande accordo: ‘l'Artico come l’Antartico non si trivellano’.











martedì 3 dicembre 2019

CIO' DI CUI LEI ABBISOGNA (oltre un buon... articolo) (6)




















Prosegue "da ciò di cui lei abbisogna"...:


E' comprendere quanto legge (7)  (anche in formato Fotoblog)  &







Fondo Salva Stati (dal politico incapace) ovvero cop 25 (8)


Precedenti capitoli:

Art. 1 & 674 (3)

Leggi (4)

Venticinque anni dopo (5)














In data odierna i giornali si avvicenderanno su un sì vasto argomento il cui interesse non raccoglierà consenso alcuno, eccetto quello di tutti i mestieranti della politica e della poltrona accompagnati dai loro fidi cani, i quali nei secoli numerati e non solo in nome e per conto dei loro interessi anch’essi numerati (così come ogni casta impone ed insegna) in conti correnti bancari o postali (condivisi se pur divisi), nel saper occultare oltre il bottino - l’ingente bottino - anche la sana Verità destinata al popolo.

Nel tempio di Giona detta volgarmente la balena - ex Apollo ora rimosso - il marinaio sardina naufragato sulla Terra e non più sulla luna, prega il Frammento, il Papiro, e con lui il Destino condiviso, ove, buffone conte barbaro e mela raccolta al tempio della nuova divinità reclamano l’oracolo della forza.

…E Zeus lancia dardo e saetta non ancor slavina precipitata ed improvvisa sulla pista dal cielo al mare naufragato qual destino dell’uomo non ancor salvato.




Qualche futuro cristiano legge anche lui - come l’antico pagano - la mano: intravede truce destino, disavventura e guerra e non più omerica epica poesia, semmai cristiano sacrificio riparato alla grotta.

Il cronista annuncia - non ancor nato - (sacrificio alla croce d’ognuno festeggiato) seppur già ricercato da medesimo ugual Pilato, nel millenario riparo per ogni futura umana, e non più divina avventura, non ancor naufragata al lido di medesima stella precipitata anch’essa, seppur bagnata ed ignuda come una dèa e dal cielo raccomandata.

E da ognun alla parabola celebrata non men che pregata, così come l’oracolo ovvero il sacro papero insegna.

E donde e non lontano da dove medito e scrivo più diletto concreto saggio Pensiero non ancor né intercettato (o interdetto) dalla Parabola da ognun pregata e prepagata a comode rate mensili vigilate in nome della privacy cui il Grande Fratello recita sana e duratura democratica cristiana avventura…




In una moderna se pur sempre attuale Siberia in cui meditare, oltre che il proprio, anche l’altrui destino ibernato, e dove mi dicono che un altro di questi incapaci, i quali tra l’altro mal sopportano la verità disgiunta o mal coniugata dal padano (stagionato) come dal napoletano (decaduto), uniti seppur divisi da univoco e strano accento barbaro-napoletano saputo pur sprofondando ogni sapere fondato, nel malessere della città, secolare città presidiata così come il tempo antico annovera, qual Doge incaricato (non più sindaco, giacché ruoli e tempi si son aggiornati ed evoluti al Lido convenuto) e tutore della mondiale cultura, incapace di riconoscere il dovuto disastro dato dal cambiamento climatico; e siccome l’urgenza impone stato di universale disavventura o calamità per impropria vil natura, negando lo stato reale delle cose, domanda a viva voce (con i dovuti tempi di attesa al numero verde digitato) la presenza dello stesso impero reclamato imperare per ogni dissesto di cui la responsabilità possiamo e dobbiamo saper leggere ed interpretare anche per quella incuria e prevenzione di cui l’industrioso uomo ne incarna il dissenso, e quindi, anche il successivo rumore precipitato.

Alle mo(s)se del Genio non ancor ultimato!




Rumore e non più parola o pensiero precipitate peggio del disastro naufragato per ogni fiero padano (futuro ariano) accompagnato dall’ex guappo napoletano, dal sud al nord (così come dall’est all’ovest come l’Impero - non più romano - comanda) uniti per il dovuto coniugato ricongiungimento e nuovo mito al Tempio di Giona celebrato con i dovuti colpi di mano -  fra un intervallo e l’altro del Tempo così universalmente naufragato, e del quale la Storia e con essa la Verità riconosce la paradossale ed unica condizione dell’umano italiano nato, il quale nell’Unità cinta e riposta, associata e dissociata, per propria impropria ignoranza alla finestra (o veneziana) mal aggiornato.

Ciò di cui Romolo e Remo seppur (in)capaci nel fondare la vera sana ignoranza!

Riponiamo fiducia e più elevato destino oltre che in Giona anche al tempio della Lupa (non ancor salvata).




L’ignoranza impera e regna, ci vien donata per ogni autorevole ‘penna a sfera’ dal dì sino alla sera per la Grande Notizia abbonata ed apostrofata lasciandoci brevi margini di prezioso tempo per le prime hore dell’alba, quando l’impero orwelliano medita il come e il quando qual nostro Grande Fratello.

E dal quale l’italiano nato e naufragato nella stiva ex cantina, oppure, nell’ex soffitta o mansarda ancora non dichiarata, ignorare nella sua reale inconsistenza la reale presenza, semmai proteso a combattere secchi d’acqua piovuta dal cielo o fors’anche da un Eretico non ancor naufragato, il qual Eretico intende (di nuovo) apostrofare non men che additare, oltre la paradossale impropria condizione dell’uomo italiano, anche la necessità di rilevare il reale bisogno dell’umano non ancor del tutto affogato o mai nato nella falsità la quale contraddistingue l’urgenza della secolar storia per sempre mal celebrata.

I nostri cari politici, dicevo, protesi e calati nella scialuppa dì sì vasto dibattito al porto e non solo del veneziano negazionista, del come e quando salvare lo Stato o la loro poltrona scippata, oppure, in verità e per il vero, ben naufragata da un invisibile colpo di mano di un Dio e Elemento rinato.




Codesti colpi di mano dall’una all’altra: dalla sinistra sovversiva alla sorella destra imperialista, non certo disgiunti dalla Storia, soprattutto quella romana, dai tempi cioè, e da quando, fondammo sì vasto Impero, il quale reclama oggi come allora, libertà dal barbaro - dal barbaro costruito (padano stagionato) -, uniti dall’ex motto ex voto avendo tradito il popolo disgiunto, in nome dello stesso, meditare antica guerra consolare alla legione - ex regione - all’ombra dello stesso impero non ancor affogato.

Divisi ma segretamente uniti dalla Grande Notizia di come al meglio salvarlo oppure affogarlo!

Io credo che il Filosofo - primo cittadino del Lido - ove codesti attori e teatranti si alternano, possa al meglio meditare o farci meditare il come e il perché il popolo, o la sardina derivata (al Tempio di Giona), possa e debba rifiutare oltre la cicuta anche cotal industrioso destino alla scatoletta convenuto, ove tra l’altro, ogni sera, alla vista, oppure alla lettura, dobbiamo assistere quale inutile sceneggiata napoletana non più antica tragedia, ben allestita e la quale non coinvolge la necessaria umana sofferenza non ancora del tutto affogata oppure digerita dalla balena.




Credo che codesti ciarlatani ben votati alla falsa ideologia debbano innanzitutto intendere i termini delle reali necessità accompagnate ai bisogni d’ognuno i quali bisogni risiedano nel sì vasto argomento trattato nel momento che ogni stato e il cittadino dal primo sino all’ultimo debbano essere salvati oppure salvaguardati, oltre che dalla loro stessa ignoranza - unita a difesa - del proprio capitale, anche da ben altra calamità la quale urge di tutta la verità negata, oppure e ancor peggio, mistifica e foraggiata dalla stessa ed unica mano, la quale come reale schizofrenica avventura, sovente litiga fra la sinistra e la destra, dacché va da sé che per non rimaner amputati, o peggio, imputati dei dovuti arti nell’intendere una più chiara verità detta e scritta e giammai recitata, si abbisogna oltre che di miglior sceneggiatura, anche di miglior soggetto rappresentato rappresentare la realtà occultata e ben celata.

La meschinità di codesti teatranti accompagnati da un buffone ciarlatano e da un somaro ormai stracco ed un cavallo azzoppato, va indicata non tanto a furor di popolo, semmai nell’urgenza della verità e conoscenza apostrofata e rimata!  









   

domenica 1 dicembre 2019

ARTICOLO 1 & 674 (3)



















Precedenti capitoli:

Intermezzo armato (1/2)


Prosegui... e...:





Leggi (4)

















& Codici disciplinari, Leggi (25 anni dopo!) (5)













Un ottimo business di affari, non meno delle armi, anzi direttamente riconducibile alla produzione di queste, è la l’altrui capacità di inquinare ed avvelenare e non solo l’ambiente, da cui deriva oltre la suddetta guerra qual condizione necessaria e sufficiente per produzione e vendita di dette armi e da cui ampio margine di profitto, anche la simmetrica capacità - o alta professionalità industriale di saper inquinare con basso margine di responsabilità.

Vale sempre la condizione, se osserviamo bene, di bassa responsabilità per il dovuto necessario costante impegno.

Dacché ne deduciamo che, sia chi inquina così come colui che vende l’armatura d’offesa o difesa, necessitano ambedue del principio per cui l’uomo ne respira il deleterio veleno; aspirando al meglio circa la pretesa di una corretta manifestazione della Democrazia così tanto celebrata, ma, in verità e per il vero, invisibile Elemento restituito e non certo sano Elemento per il corretto  intendimento!

Così come la Natura maestra!




Ma sappiamo bene che 'progresso' ed 'ambiente' difficilmente compatibili, soprattutto quando si indica con insistenza ruoli e responsabilità ben celati, nella falsa ed odierna rappresentazione, del contrario.

Nella nostra amata democrazia, ove si palesa e ostenta libertà di informazione quanto del principio del Diritto offeso, se solo ripetutamente si indica tramite medesimo ugual libero arbitrio vilipeso e/o negato quanto e paradossalmente sottratto oppure ancor peggio celato, si viene legittimante perseguitati per i reati di cui non il singolo ma l’intera società vittima.




Dacché ne deduciamo ancora che colui che in pubblico professa e predica solenne celebrata democrazia, in verità e per il vero in privato coniuga controversi paradossali affari con tutti coloro i quali negano il principio ostentato e difeso, per finalizzare cotal intento certamente non abbisognano della Legge, bensì la forza più persuasiva delle armi accompagnate dalla mistificazione del detto Principio predicato oppure, ancor peggio, 'occultato', anche quando armi e principi in nome del progresso detti ‘intelligenti’.

In nome e per conto del vero Genio prendo dovuta distanza da tanta professata meschinità caduta nell’abisso della paradossale democrazia ostentata e dalla Legge, ci dicono, tutelata e difesa.




Per cui quando il ‘privato’ nell’offesa subita - ma in verità costantemente arrecata - agisce per conto di altri, come ho constatato da presunti offesi riuniti non men che indignati - tentare di ipotizzare un reato, rivolto verso colui che indica il costante sovvertimento sia della Verità che del mancato rispetto per l’ambiente; ci troviamo di fronte a quel fronte turco ove i bagni non meno di coloro che li costruiscono, manifestano l’urgenza di esplicitare il corpo di suddetti reati, e di cui non più il singolo, bensì l’intera inconsapevole società vittima.




Oggettivamente parlando si riscontra una difficoltà notevole nell’esplicitare il corpo del reato in un bagno turco, ma se i valenti muratori non superano capacità di idraulico intendimento e Genio, vanno apostrofati per la finalità del loro corpo rigettato, né più né meno della povera donna uccisa da mano armata da medesimo genio in ugual bagni turchi accompagnato.

Il coraggio in nome dell’articolo Primo della Costituzione non risiede nel saper imbracciare un’arma (e non certo un secchio), per ciò concernente il Diritto vilipeso del Libero Arbitrio attentato, ma nel manifesto coraggio di sapersi misurare contro la falsità accompagnata dal paradosso con cui la stessa società si maschera pur celebrando determinate azioni e di cui emergerebbe la non responsabilità del reato continuato.




Giacché il Progresso manifesta l’urgenza sia della difesa che dell’offesa, fin tanto la Guerra rimodellare univoca globale dovuta speranza ai pil coniugata, e mi dicono anche, quotata nella dovuta borsa.

Insomma finché c’è Guerra regna Speranza in nome della panza e non solo del turco bagnato!

Allora popolo che in nome e per conto di codesta democrazia suda e lavora, non stupirti se non l’acqua precipitata e affogata all’esterno qual Elemento offeso affogare ogni speranza della natura vilipesa, ma il più deleterio secchio all’interno della Scala condominiale ove il popolo muratore costruisce la propria ed altrui geniale fortuna.




Così anche oggi, e ne sono più che fiero, ho gettato come il Dio che mi comanda e di cui prego la dovuta Rima acqua non ancor affogata, in quanto solo una piccola porzione di materia in questa Terra Straniera ha pur pensato e creato per tanta deficienza associata.

Ho gettato il mio secchio d’acqua pur non avendo compiuto l’atto di cui la scrittura (scissa nella Legge di un Dio diversamente e all’opposto coniugato, oppure ed ancora, inversamente proporzionato non men che derivato) arrecare offesa e quantunque sempre imputata quando la Verità esula dalla piccola porzione di materia così creata, abdicando al Cielo la Natura della propria forza qual Elemento così ricaduto sulla parte offesa ma ancora non annegata, giacché sappiamo bene che ogni guerra necessita del proprio secchio per i pil della propria ed altrui fortuna per ogni materia così mal creata, mentre l’acqua parla e fluisce verso l’abisso di questa piccola cosa così mal digerita trascinando con se quanto d’improprio ed immondo qual corpo restituito.

Si raccomanda a tutti gli sfortunati lettori non ancor annegati nei bagni turchi allestiti di intraprendere successiva lettura, il che consente al dio di suddetta limitata materia di preservare ogni improprio ed improvviso fors’anche incompreso bagnetto, o dovuto intendimento circa Dio Legge e Natura e con loro (sacra) Scrittura.  





L’articolo 674 del codice penale dispone che:

Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro.

Gli elementi costitutivi del reato di cui alla prima parte sono:

[1] a) il getto di cose o b) il versamento di cose, [2] atte a: a) offendere persone o b) imbrattare persone o c) molestare persone, [3] in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso.

Sovente tale articolo del codice penale viene utilizzato anche per sanzionare il c.d. “versamento di polveri” in atmosfera, che poi si sono depositate sul terreno circostante (occupando aree più o meno vaste), da parte di impianti o stabilimenti industriali, che può avvenire ad esempio durante le operazioni di stoccaggio di merci pulverulente, e/o per la rottura di un macchinario od a causa di incidenti di altro genere.

Il versamento di polveri e il significato dell’espressione ‘nei casi non consentiti dalla legge’.




La giurisprudenza di legittimità si è più volte occupata di tale specifica casistica, giungendo a chiarire quali sono i presupposti per l’applicazione dell’art.674 in tali specifiche ipotesi.

In particolare la Corte di Cassazione penale, Sez. III, 18/11/2010 (Ud. 21/10/2010), nella Sentenza n. 40849- Rocchiha affermato quanto segue:

l’espressione nei casi non consentiti dalla legge costituisce una precisa indicazione della necessità, ai fini della configurazione del reato, che, qualora si tratti di attività considerata dal legislatore socialmente utile e che per tale motivo sia prevista e disciplinata, l’emissione avvenga in violazione delle norme o prescrizioni di settore che regolano la specifica attività.

In tali ipotesi, invero, deve ritenersi che la legge contenga una sorta di presunzione di legittimità delle emissioni che non superino la soglia fissata dalle norme speciali in materia.




Quindi, per una affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 674 cod. pen., non è sufficiente il rilievo che le emissioni siano astrattamente idonee ad arrecare offesa o molestia, ma è indispensabile anche la puntuale e specifica dimostrazione oggettiva che esse superino i parametri fissati dalle norme speciali.

Qualora invece le emissioni, pur quando abbiano arrecato concretamente offesa o molestia alle persone, siano state tuttavia contenute nei limiti di legge, saranno eventualmente applicabili le sole norme di carattere civilistico contenute nell’art. 844 cod. civ.

In altri termini, all’inciso ‘nei casi non consentiti dalla legge’ deve riconoscersi, contrariamente a quanto ritenuto dal precedente orientamento, un valore rigido e decisivo, tale da costituire una sorta di spartiacque tra il versante dell’illecito penale da un lato e quello dell’illecito civile dall’altro (Vedi in tal senso le sentenze Corte di Cassazione: Sez. III, 10 febbraio 2005, Montinaro, m. 230982; Sez. III, 21 giugno 2006, Bortolato, m. 235056; Sez. III, 26 ottobre 2006, Gigante; Sez. III, 11 maggio 2007, Pierangeli, m. 236682; Sez. III, 9.10.2007, n. 41582, Saetti, m. 238011;).




Il presupposto fondamentale per la concretizzazione del reato

Il principio di diritto seguito ormai dal ‘diritto vivente’ è dunque quello secondo cui il reato di cui all’art. 674 cod. pen. non è configurabile nel caso in cui le emissioni provengano da una attività regolarmente autorizzata o da una attività prevista e disciplinata da atti normativi speciali e siano contenute nei limiti previsti dalle leggi di settore o dagli specifici provvedimenti amministrativi che le riguardano, il cui rispetto implica una presunzione di legittimità del comportamento (cfr., da ultimo, Sez. III, 9.1.2009, n. 15707, Abbaneo, m. 243433; Sez. III, 27.2.2008, n. 15653, Colombo, m. 239864; Sez. III, 13.5.2008, n. 36845, Tucci, m. 240768; Sez. III, 1 febbraio 2006, n. 8299, Tortora, m. 233562).




La diffusione di polveri nell’atmosfera come ‘versamento di cose’

Prosegue la Corte, nell’ambito della medesima sentenza che “Deve tuttavia per completezza ricordarsi che, relativamente alle emissioni di polveri, mentre la giurisprudenza più risalente riteneva che ‘le immissioni nella atmosfera di polveri degli impianti di uno stabilimento industriale in virtù di un processo produttivo non integrano le condotte del “gettare” o “versare” previste dalla prima parte dell’art. 674 cod. pen. che sono riferibili ad una attività primaria e diretta, prevalentemente di natura dolosa» (Sez. 1, 1.6.1987, n. 11844, Barbetti, m. 177099; conf. Sez. VI, 16.5.1985, n. 8449, Spallanzani, m. 170537), la giurisprudenza successiva ha invece prevalentemente ritenuto che «nel concetto di “gettare o versare” di cui all’art. 674 cod. pen., che punisce il getto pericoloso di cose, rientra anche quello di diffondere polveri nell’atmosfera» (Sez. III, 23.10.2002, n. 42924, Lorusso, m. 223033), e che «il concetto di gettare o versare di cui all’art. 674 cod. pen. va inteso estensivamente fino a comprendere la diffusione, comunque, di polveri nelle aree circostanti» (Sez. I, 9.1.1995, n. 3919, Tinerelli, m. 201594; Sez. I, 22.9.1993, n. 447/94, Pasini, m. 195922).




Questo orientamento è stato di recente ribadito, riaffermandosi che «La diffusione di polveri nell’atmosfera rientra nella nozione di “versamento di cose” ai sensi della prima ipotesi dell’art. 674 cod. pen. e non in quella di “emissione di fumo” contemplata dalla seconda ipotesi, in quanto mentre il fumo è sempre prodotto della combustione, la polvere è prodotto di frantumazione e non di combustione» (Sez. III, 18.12.2008, n. 16286, Del Balzo, m. 243454).

Da questa affermazione è stata però poi fatta derivare la conseguenza che alla emissione di polveri nella atmosfera non si potrebbe mai applicare il principio di diritto, che qui è stato confermato, relativo alle emissioni provenienti da una attività regolarmente autorizzata o prevista da speciali atti normativi.

E ciò perché «la clausola “nei casi non consentiti dalla legge”, contemplata nell’art. 674 cod. pen., non è riferibile alla condotta di getto o versamento pericoloso di cose di cui alla prima parte della norma citata, ma esclude il reato solo per le emissioni di gas, vapori o fumo che sono specificamente consentite attraverso limiti tabellari o altre determinate disposizioni amministrative (fattispecie nella quale è stata esclusa l’applicabilità di tale clausola in un caso di diffusione di polveri nell’atmosfera provocate nel corso di un’attività produttiva)» Sez. III, 18.12.2008, n. 16286, Del Balzo, m. 243456).




Questa ultima tesi non può però essere condivisa per le ragioni – valevoli allo stesso modo anche per l’ipotesi di emissione di polveri – già evidenziate da questa Sezione in numerose decisioni relative alle emissioni di onde elettromagnetiche, che sono state parimenti fatte rientrare nella prima ipotesi dell’art. 674 cod. pen.

Si è quindi ritenuto che possa darsi una interpretazione adeguatrice all’art. 674 cod. pen., nel senso esso non preveda in realtà due distinte e separate ipotesi di reato, ma un solo ed unitario reato nel quale la seconda ipotesi (emissione di gas, vapori o fumo) non è altro che una specificazione della prima ipotesi, caratterizzata non tanto dal fatto del particolare oggetto dell’emissione (gas, vapori, fumo) quanto piuttosto dalla circostanza che è possibile che l’emissione, ossia l’attività pericolosa, in quanto socialmente utile, sia disciplinata dalla legge o da un provvedimento dell’autorità, e che in tal caso il reato è configurabile esclusivamente quando essa non sia consentita, ossia quando siano superati i limiti previsti per la specifica attività, dovendo altrimenti presumersi legittima.

In altre parole, le emissioni di cui alla seconda ipotesi rientrano già nell’ampio significato dell’espressione «gettare cose», di cui in realtà costituiscono una specie, e sono state espressamente previste dalla disposizione solo per specificare che, quando si tratta di attività disciplinata per legge – e per tale motivo ritenuta dal legislatore di un qualche interesse pubblico e generale – la loro rilevanza penale nasce soltanto con il superamento dei limiti e delle prescrizioni di settore.