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IL TOMO

lunedì 9 dicembre 2019

DOSSIER "ARTICO" (11)




















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Negli ultimi anni, la regione artica è tornata alla ribalta della discussione internazionale. Ciò è dovuto soprattutto all’abbondante disponibilità di risorse energetiche, minerarie e marine.

In effetti, secondo le stime dell’U.S. Geological Survey, i ghiacciai e fondali stivano circa 90 miliardi di barili di petrolio e 1.669 trilioni di metri cubi di gas naturale, il 40% delle riserve mondiali, l’84% in aree marittime, concentrate in Alaska, Mare di Beaufort, Isole Regina Elisabetta, Mare di Kara e Mare di Barents. Inoltre, la regione possiede il 30% delle riserve naturali mondiali, soprattutto di uranio e terre rare e non sono trascurabili nemmeno le risorse ittiche.

A tal riguardo, per preservare la fauna marina e per placare le pretese territoriali, nel 2010 i paesi artici e quelli asiatici hanno siglato un accordo per una moratoria sulla pesca nelle acque internazionali artiche in attesa di capire le dinamiche biomarine di un ecosistema in piena evoluzione.

Secondo gli studi, infatti, l’aumento della biomassa marina generata dal riscaldamento renderebbe le acque del Mare di Bering e del Mare di Beaufort zone altamente pescose, quindi a forte rischio di contese internazionali.




Eppure, il principale nodo strategico del futuro saranno le rotte mercantili. Attualmente, esse hanno un’importanza commerciale relativa inferiore a quelle asiatiche, ma valgono comunque 4,7 milioni di tonnellate di merci nel 2012. In effetti, il Mar Glaciale Artico costituirebbe la via più breve per l’Europa dai principali porti orientali degli Stati Uniti, risalendo verso nord la costa fino a Terranova o alla Nuova Scozia per poi puntare al Canale della Manica e ai trafficati scali dell’asse Nord Europa Anversa – Rotterdam –Amburgo.

In virtù dei summenzionati elementi di cambiamento, nella regione in questione è ripresa la corsa ai diritti territoriali e marittimi. Infatti, in quest’area, si concentrano accese dispute giuridiche, contrasti diplomatici e rivendicazioni che hanno come fine il riconoscimento del miglior titolo legale sul continente.

È bene specificare che si tratta di aree che vanno dai fondali al Polo Nord, al mare lontano delle fasce costiere, una regione di per sé difficilmente definibile, a differenza dell’Antartide, a causa della sua doppia natura marittima e terrestre.




Quindi, l’attuale e rinnovato confronto politico internazionale sull’Artico si sostanzia come conflitto di pretese che assumono la forma di rivendicazioni di sovranità su ampi settori del continente e per il controllo delle vie marittime lasciate libere dai ghiacci. Tuttavia, i riconoscimenti alle pretese territoriali sono estremamente discutibili e ciò comporta delimitazioni arbitrarie, complesse, informi ed incerte.

Così come l’arena politica che ne deriva risulta essere multiforme, multisettoriale e peculiare sia nelle sue forme di negoziazione che in quelle di conflitto, potenziale ed attuale. Di conseguenza, negli ultimi vent’anni, l’Artico, e le regioni polari in generale, hanno rivestito un ruolo sempre più attuale nell’evoluzione del diritto internazionale. Nonostante ciò si continua a non pervenire ad un parere univoco rispetto allo status giuridico dell’Artico che resta multiforme a differenza dell’Antartide.




Ovviamente, ciò non significa sostenere che le pretese territoriali dei vari Stati coinvolti si svolgano in un vuoto giuridico. Come si vedrà, infatti, il regime giuridico dell’Artico poggia su Convenzioni, raccomandazioni, atti di soft law e consuetudini. La regione diventa un terreno di confronto e di scontro potenziale fra potenze rivierasche, sulle quali potrà verificarsi una rivoluzione spaziale e giuridico-politica di portata forse epocale. Da un punto di vista geopolitico, la ripartizione dell’Artico appare obsoleta e alcune potenze regionali, come la Russia, sembrano non accettare più lo status quo. Ne discende che l’Artico acquisisca un ruolo centrale nel teatro mondiale di una nuova lotta di conquista e spartizione del mare e di un confronto per il controllo di un oceano ormai di rilevanza planetaria.

Prima di indagare il regime giuridico dell’Artico, occorre comprendere esattamente cosa si intenda per regione artica.

Al giorno d’oggi, in effetti, la dottrina fatica a trovare una definizione univoca. Quindi, prescindendo dai vari criteri funzionali di volta in volta adottati a seconda dell’analisi da condurre, in questa sede si userà un criterio meramente geografico.




L’Artico comprende l’insieme di terre e acque, ghiacciate e non, che circondano il Polo Nord. In particolare, si tratta della regione a nord del Circolo polare artico che si estende su un sesto della massa terrestre e con 30 milioni di chilometri quadrati. Essa è abitata da circa 4 milioni di persone: Inuit, Yupik, Aleuti, Jakuti, Komi, Nency, Tungusi e Sami.

Oltre agli abitanti autoctoni, vi sono altri 8 attori statali nella regione.

In primis, vi sono gli Stati che si affacciano sul Mar Glaciale Artico: la Norvegia, la Federazione Russa, gli Stati Uniti (l’Alaska), il Canada, la Danimarca (precisamente la Groenlandia) e, infine, gli Stati non costieri cioè Svezia, Finlandia e Islanda. Inoltre, tale regione è formata in gran parte dal Mar Glaciale Artico che ne occupa la parte centrale. Esso è collegato all’Oceano Pacifico tramite lo Stretto di Bering mentre meno visibile è il collegamento con l’Oceano Atlantico perché determinato da una serie di catene montuose sottomarine che si estendono dalla Scozia alla Groenlandia e da qui all’isola di Baffin.

Per quanto il contesto geopolitico odierno sembra mettere in discussione la sovranità territoriale nella regione Artica, in realtà, le delimitazioni territoriali nell’area ivi menzionata sono sostanzialmente risolte, eccetto alcuni casi minoris generis.




Quindi, non si può affermare che le relazioni artiche si svolgano in un contesto di vuoto giuridico. Invece, si può affermare che non esista un regime giuridico ad hoc dell’Artico sul modello Antartico ma, comunque, essendo una regione di mare circondata da Stati, si applica il diritto del mare, anche con i suoi principi di natura consuetudinaria; non bisogna dimenticare un rilevante numero di accordi bilaterali e multilaterali su specifiche tematiche.

Inoltre, specie nel diritto internazionale, occorre tener presente le norme a carattere meta-giuridico poste in atto dagli Stati e dalle organizzazioni intergovernative che partecipano alla gestione dell’Artico attraverso l’elaborazione di strumenti cosiddetti di soft law. Al riguardo bisogna citare l’iniziativa di Murmansk, volta a tutelare le popolazioni autoctone per il tramite del processo di Rovaniemi. Si tratta delle prime iniziative di cooperazione artica in tema ambientale che hanno portato, nel 1996, all’istituzione del Consiglio Artico: un foro intergovernativo di cui fanno parte Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Federazione Russa, Svezia e Stati Uniti.




Nonostante l’auspicio della cooperazione, ad oggi, l’unico testo normativo convenzionale che ha un ruolo decisivo nell’area riposa sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Convenzione di Montego Bay): un trattato con cui gli Stati costieri hanno esteso notevolmente la propria giurisdizione sugli spazi marini adiacenti alle proprie coste. Una corsa alla territorializzazione dovuta alle ricchezze del Mar Glaciale Artico.

In effetti, considerando che tutti gli Stati artici, eccetto gli Stati Uniti, hanno ratificato la Convenzione, essi ne hanno tratto vantaggio per stabilire il tracciato della linea di base del mare territoriale. Ciò opera per dividere le acque interne dal mare territoriale e, di conseguenza, consente di sfruttare le risorse nella piattaforma continentale. Inoltre, la Convenzione permette di dichiarare, partendo dalla linea di base, una zona economica esclusiva (ZEE) di 200 miglia per sfruttare le risorse ivi presenti. E, ancora, gli Stati artici firmatari si sono avvalsi della facoltà di estendere la propria piattaforma continentale da 200 a 350 miglia dalla linea di base, presentando regolare domanda dinanzi alla Commissione sui limiti della piattaforma territoriale.




Ciò premesso, si comprende perché Montego Bay se da un lato sistematizzi il regime giuridico del Mar Glaciale Artico, dall’altro ne acuisca alcuni problemi:

Non vi è accordo riguardo la delimitazione della piattaforma continentale tra Stati Uniti e Canada nel Mare di Beaufort, né sui confini marini tra Canada e Danimarca nello stretto di Nares e né tantomeno sulla definizione del margine esterno della piattaforma continentale degli Stati costieri artici.

Tuttavia, non esistono controversie internazionali al riguardo anche a causa della Dichiarazione di Ilulissat del 2008. Con quest’ultima, infatti, i 5 Stati permanenti del Consiglio Artico hanno dichiarato di voler limitare al massimo i conflitti, di voler cooperare ai fini di un coordinamento in materia ambientale ed energetico partendo proprio dal diritto del mare.




Sebbene figuri un richiamo espresso al diritto del mare come unico regime globale applicabile all’Artico, esso non è sufficiente in virtù del fatto che gli Stati Uniti non hanno ratificato la Convenzione. Si è già scritto quanto Montego Bay sia importante ai fini della gestione politica della regione ma occorre citare anche altri trattati multilaterali applicabili all’Artico:

la Convenzione sulla prevenzione dell’inquinamento marino da immersione di rifiuti e altri materiali del 1972 (Convenzione di Londra);

la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita umana in mare del 1974 (SOLAS);

la Convenzione MARPOL sulla prevenzione dell’inquinamento da navi;

…ancora, sono da annoverare gli accordi bilaterali in specifiche materie. Inoltre, non bisogna dimenticare una serie di strumenti tecnici non vincolanti approvati dall’International Maritime Organization (IMO) tra cui linee guide per le navi che operano nell’Artico, regole in materia ambientale come la Strategia per la protezione dell’ambiente artico, successivamente adottata dal Consiglio Artico.  

Al contrario, il principale problema dell’Artico è la questione dell’irradiazione della sovranità sulle acque da parte dello Stato costiero, in considerazione del fatto che la maggior parte degli Stati della regione si affaccia direttamente sul Mar Glaciale Artico...

(Prosegue)














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