giuliano

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IL TOMO

giovedì 30 maggio 2019

L'IDENTITA' DELLA NATURA (27)




















Precedenti capitoli:

Bellezza della Natura (25/6)

Prosegue in:

L'identità della Natura (umana e ambientale, ovvero, conquiste scientifiche) (28) &


















...Per una più chiara e corretta lettura circa Identità Morale & Natura... (in PDF)...













…A dire la verità, a turbarmi non sono i bravi, ingegnosi (pur apparentemente ‘semplici’ ‘meccanizzati’ ragazzi) ragazzi che, come dice qualcuno, stanno per essere ridotti ad astuti ed egoisti membri del Parlamento. Di gente simile ne ho vista fin troppa. Sono animali molto belli, però nient’altro che animali. In soggetti simili, tutti muscoli e ossa, l’anima quanto lo Spirito sono allo stato embrionale. Una macchina puramente atletica, per quanto ben costruita, non può risvegliare i sentimenti più delicati di una persona. Me ne dispiace, ma mi è difficile pensare che un giorno, con un po’ di manipolazione, la macchina potrà avvicinarsi alla dignità di un essere dotato di Intelletto….

Forse abbiamo bisogno di miglior Verbo e Verità dispensate, per coloro che vogliono interpretare la Natura ed il suo odierno dolore non meno che tormento.

(1) L’Etica di una determinata virtù non più Dottrina, di una Filosofia e non più presa di Coscienza comporta soprattutto la necessaria indispensabile formazione per la dovuta Identità persa smarrita e naufragata al porto, non del ‘progresso’, bensì dell’ingorda partecipazione dell’uomo allo stesso; giacché riconosciamo i tratti dell’evoluzione, anche e soprattutto, nel riuscire a coniugare, così come la Natura, il graduale lento miglioramento della specie nell’inesorabile modo di vita, e non certo innaturale ‘selezione’ aliena alla stessa. In quanto la differenza si pone, o dovrebbe, sulla Legge, sia del ‘miglioramento’ sia sul ‘più forte’ in questo con la ‘costante’ dell’adattabilità. Ma in realtà, l’umano volendosi elevare nel proprio altrui Stato con impropria e mal interpretata ricchezza genetica tende all’errata classificazione del ‘più forte’ e non certo migliorando la detta evoluzione nella differenza posta, anzi, andandone a contaminare il Principio da cui deriva e per cui si differenzia. Divenendo, di conseguenza, inferiore alla Natura donde deriva la propria aliena involuzione e apparente elevata condizione, e non certo graduale miglioramento, nella specie detta, così come la Natura tende ad applicare la legge che per sempre la resa ‘perfetta’ nella graduale Genesi moto di Vita.   

(2) Purtroppo come a tutt’oggi stiamo assistendo (in ogni campo e terreno dall’uomo seminato) e verificando cotal ‘evoluzione’ coesistente con l’intero Ecosistema da cui l’uomo deriva e da cui trae il dovuto necessario sostentamento, soffre per tutto ciò che viene, non tanto frainteso, ma applicato senza la dovuta logica e appartenenza in ciò che siamo e proveniamo.

(3) Cotal presa di Coscienza e dovuta Identità smarrita non appartengono al campo del sentimento donde le varie correnti della cultura storica fra cui il Romanticismo con cui interpretare  una improbabile conquista dell’inutile non inerente all’uomo, giacché a parte la verde Groenlandia mutata nei secoli, determinate latitudini navigabili anche solo per uso commerciali delle stesse, nell’indubbia morsa della Natura la quale impera, non fornendo, a parte isolati casi di locali specie adattate nei secoli di indigeni e/o eschimesi, le reali condizioni atte a giustificarne la dovuta corsa nell’impropria conquista. Conquista che dovrebbe rappresentare una indubbia manifestazione della specie nella ‘corsa’ detta, nella differenza, come dicevamo, fra l’uomo e la Natura, ma quest’ultima insegna ed impera che coloro che ‘governano’ mari ghiacci e nevi hanno assunto specifiche adattabilità  convivendo con la stessa nel proprio gruppo genetico modificando e adattando in miglior corsa della specie, struttura e forma, per convivere con il tutt’uno di Madre Natura. Certamente ben altra corsa con cui leggere ed interpretare la specie per ogni singolo Stato alla deriva del proprio Sogno smarrito, e taluni dicono, Romantico miraggio di inutile conquista. In quest’ultimo improprio Stato derivato leggiamo ben altra corsa con cui la specie, come dicevamo, si vorrebbe differenziare, differenza che però non soggetta alla Leggi della Natura.

(4) E qui si snoda la Trama (una delle tante) specchio dell’intera vicenda umana nella differenza posta, fornendo il pretesto per misurare la propria forza non meno che la dovuta distanza rispetto e contro gli Elementi propri della Natura. Per dimostrarne la superiorità violando immacolato Teatro (uno dei tanti) donde le possibilità di convivere con la stessa, esulano dalla caratteristica propria dell’uomo. La curiosità propria dell’uomo fin dall’antichità ha spinto naviganti ed esploratori fino alle vaste distese della Thule con resoconti che apparvero favolosi. Certo la pretesa della conoscenza del limite, dell’inviolato, del confine superato, spronarono, e non solo per motivi commerciali, sino a determinate latitudini, fin tanto un greco, per l’appunto, arrivò là dove nessuno mai. Non furono i ben noti vichinghi, ma l’opportunismo dell’antica Filosofia approdata e coniugata ad una ben nota avventura commerciale. 

(5) Sembrerebbe che mi sia paradossalmente contraddetto, attribuendo l’inutilità della polare conquista, però bisogna adottare il dovuto distinguo, ciò che evidenziato circa un apparente terreno di Gioco si differenzia dalla motivazione della conoscenza. Ben si sapeva l’esteso deserto di ghiaccio nel miraggio polare non offrire scenario alcuno inerente le commerciali prospettive dell’uomo eccetto la rotta ‘congiunta’ o più breve di cui le finalità dette. Come e similmente la cima non più di una nave ma di una vetta offrire l’odierno spunto per ciò ove un tempo dimora degli dèi, ed ora un esodo di improbabili pionieri dell’età dell’oro. Certo l’età dell’oro smarrita anche se ora vorremmo farvi rotta, ma quella accennata appartiene a ben diverso sogno e non certo oro di una cima ancorata al porto dell’errata Ragione con cui porre distinguo e differenza fra retta ed antica civiltà (chiusa e serrata in se stessa), ed ugual disgiunto improprio conquistatore confermare la specie detta e profanatore della medesima Storia nell’impropria genetica, oppure se preferite, costante involuzione disconosciuta dalla Natura. Certo che la Natura si specchia in una secolare Dottrina di un monastero e giammai nel profanarne la Cima.

(6) Uguale identica paradossale composta fila nella differenza del pioniere motivato dalla ricchezza dovuta alla conquista, mentre l’odierno alpinista specchio d’una volontà di misurarsi con una palestra di gioco sfidando gli Elementi propri della Natura. Certo fra i pionieri riconosciamo quella identità propria dell’uomo, i quali consapevolmente o non, hanno apportato i successivi, non più teatri, ma inutile ingordigia non compatibile con l’ambiente.

(7) Così l’avventura polare, pur per ogni approdo alla navigazione necessario per la dovuta mèta accompagnata dalla scienza, l’isolato viaggio nella finalità della stessa una gara in cui ogni condizione affine all’istinto umano naufragato nel desiderio equivalente ad una palestra. Come del resto ciò che avvenne con l’intera catena delle Alpi e delle Dolomiti. La caratteristica evolutiva e genetica propria della natura umana si misura nella volontà della conoscenza e questa supera ogni apparente limite imposto dalla stessa natura, ma quando la stessa medesima conoscenza naufragata nella volontà della conquista sottratta all’ausilio della motivazione detta, diviene un Teatro dell’inutile. Faccio un esempio importante: fra i tanti conquistatori uno dei più notevoli fu un antropologo il quale avendo sangue groenlandese non sfidò la natura ma cercò di comprendere la stessa propria natura circa l’identità propria dell’uomo. Donde veniamo? Ove andiamo? Da chi discendiamo? Fu e rimane uno dei più grandi conquistatori neppure tradotto in italiano. Fu un grande antropologo di cui le ricerche in loco accompagnate da ben altri motivi non hanno dovutamente incentivato o motivato alcun studioso. Eccetto quelli che intrepretando erroneamente l’evoluzione specchio della propria ed altrui specie si ingegnarono per decenni sull’impropria conquista. E così per anni e decenni ci siamo imbattuti in inutili disquisizioni circa tecnica diari equipaggiamento attrezzatura chilometri e date che per nulla appartengono né alla conoscenza né all’identità dell’uomo, e nulla ci fanno comprendere circa l’origine di talune specie dello stesso nelle antiche migrazioni. Sappiamo di certo che la Groenlandia un tempo una terra completamente differente da come ci appare oggi. Che l’Islanda, ad esempio, fu terra civilmente coniugata ed abitata in estrema antica solitaria conferma della detta civiltà. Che la Siberia ha partorito importanti e notevoli frammenti della nostra cultura alla fonte di una determinata dottrina. Che la Patagonia terra del fuoco e del ghiaccio come l’Islanda conserva anch’essa una antica tradizione di popoli e culture. Tutto ciò affine alla conoscenza e non solo antropologica e geografica circa la nostra ed altrui identità, ma quando questa esula per divenire puro gioco di forza e destrezza e inutile impropria conquista il tutto si esaurisce consuma e trasforma in impropria (in)voluzione non confacente con l’istinto dell’uomo specchio della dovuta genetica.

(8) Speriamo di non aver difettato nelle dovute note giacché queste stesse ‘note polari avventure’ corrispondono ad uguale medesima polarità politica dell’uomo. Infatti esiste una precisa etica accompagnate dall’istinto la quale appartiene alla conoscenza finalizzata, non solo alla dottrina economica, ma anche a quella religiosa con i conseguenti danni e benefici della Storia, ugual drammatico Teatro in cui far convergere istinto e non più conoscenza ma dovuta coscienza talvolta vilipesa. E al contrario, una polarità non confacente con la natura propria dell’uomo con tutte le difettevoli gesta dovute all’impropria (in)giustificata ‘impresa’, se pur carenti in cui riconosciamo tutti gli abissi della Storia. Certo estranee ai moti da cui una determinata polarità, sia politica che geografica, così come la cima, innestate non tanto nel ghiaccio o la neve, ma nell’orgoglio e inutile forza in cui precipitato l’istinto la  conoscenza, quindi, la dovuta Ragione. E di cui nei decenni, se pur gloriosamente celebrate, eppure inutili traguardi ben misurati divenuti impropri cimeli di infinite inutili disquisizioni, le quali a mio modesto avviso, nulla hanno a che fare con la natura coniugata della vetta o la polarità della conquista, ma appartengono ad una impropria politica privata della forza della Ragione detta, da cui un superiore intendimento circa i termini propri non solo dell’economia, ma anche della politica con cui coniugare ed applicare nonché misurare non tanto la polare crosta di ghiaccio o la cima, ma corretta evoluzione in cui l’elevata natura umana posta.

(9) Il saggio Ruskin in quei tempi  profeticamente additò da buon artista i nefasti intenti ammirando e non mirando solo la cima ma l’arte da cui questa. Andando così a configurare la distanza con cui l’artista interpreta ed incarna la vera differenza e superiorità posta come la genetica propria dell’uomo manifesta. Altri, pur notevoli pionieri i quali riconosciamo solo ai primordi, fecero del Tour un’‘impresa’ sconvolgendo, oppure, non volendo (temettero) modificando la geografia tanto ammirata e desiderata della conquista. Finendo per renderla, volutamente e non, una grande palestra di (successivo dubbio) Gioco. Certo il turismo condizione necessaria e sufficiente dell’economia ma quando questo esagera per propria difettevole natura così come schiere, e non più isolato traguardo dell’alpinista, allora ci rendiamo conto del grave irreparabile danno.

(10) Così l’inutile polarità di una certa politica con la quale riscontriamo ugual medesima deriva della Storia, non tanto negli opposti e divergenti, ma fra l’inutile spacciato per necessario. ‘Inutile’ inteso non solo come superfluo, ma ‘inutile’ corrisposto come sentimento e non più Etica trascesa dell’istinto e conoscenza travalicato in ciò da cui ingiustificato motivo della Storia: esempi di inutilità nonché inferiorità di pensiero li possiamo riscontrare in tutto ciò che la Arendt ha ampliamente esposto e non solo per un popolo vittima della barbarie, ma anche l’inutile ‘banalità del male’ contro il singolo elemento. E per Elemento in codesto ‘enunciato’ intendiamo coniughiamo e comprendiamo, altresì, anche la ‘singola natura’ sottratta alla propria particolare specificità. In quanto sia l’elemento alieno, sia l’elemento al quale lo stesso esposto, ben descritti nella propria ed altrui graduale (duplice ed uguale) manifestazione. Non solo quando si riversa sull’indifeso per giustificare istinti non confacenti con la vera natura dell’uomo, ma anche quando profana indifesa immacolata ugual natura nella deleteria inutile, non più conoscenza, ma impropria conquista. Con tutti i successivi accadimenti da cui la Storia.

(11) Storia intesa sia come politica appartenente all’uomo, sia come geografica simmetrica allo stesso. Ugual medesimo male se pur fonte  dall’errata definizione di ‘superiore ed inferiore’ divenuti inutili traguardi non confacenti con la verità antropologica affine all’uomo, e provenienti, per l’appunto, da suddetta polarità, ci suggeriscono circa la manifestazione e condizione, in cui e per cui, il ‘male’ detto così come ne intendiamo il termine attaccare un corpo sano nella ‘globalità’ in cui esposto (ed anche viceversa come per secoli tradotto circa folle impropria conquista adducendo a predisposti singoli, plurali intenti tradotti non men che applicati dall’uomo nell’errata Genesi della Storia) (anche con tutti gli specifici pregi e difetti di cui cotal ‘singola’ natura, e non più ‘popolo’ ‘razza’ ‘appartenenza’ ‘etnia’ ‘civiltà’ ‘minoranza’ ‘polarità confinata’) specchio della natura per intaccarne linfa e principio. Per concludere, l’istinto dell’uomo in cui riconoscere la dovuta corretta evoluta genetica si riscontra e manifesta, o dovrebbe, non solo con una singola chiave di lettura atte a giustificarne l’improprio ascesa, ma anche con la dovuta Genesi in cui e per cui, la Storia nella lucida follia in cui esposta, e non più conquista ma deriva, nella polarità della singola Natura protesa, delineare impropria genetica nel momento in cui l’uomo manifesta medesima polarità d’impropria ascesa nel Teatro dell’evoluzione (detta). I tratti della stessa (evoluzione), in verità e per il vero, si manifestano e coniugano nella dovuta contestuale duplice presa di coscienza alienata dagli interessi che per sempre manifestano, non il breve tratto, ma il lungo percorso genetico in cui scritta l’intera ‘Genesi’ della Storia!

[il curato(Re) del blog)                           















martedì 28 maggio 2019

LA BELLEZZA DELLA NATURA (avversa all'orrore delle tenebre) (25)



































Precedenti capitoli:

L'eterna fuga (24)

Prosegue... a settentrione...















A te scrivo frate meco da lontani loci che quivi so... (26)














Dall’orrore alla linfa.

Dal buio delle tenebre alla Vita.

Dall’inutile conquista del nulla alla bellezza della Natura Madre di ogni semplice cosa…




…Ed anche se in questa hora alba del (nostro) ‘verde’ mattino tramonto della (loro) Storia (in cui riconoscere l’opposto senso della dovuta conoscenza non men che coscienza), stenta  risorgere e compiere l’infinita sua ascesa grazie all’altrui inutile opera, ne ravviviamo e preghiamo la dovuta Memoria alla Cattedrale di un più probabile Dio…

…Con il permesso della Madonna al bancone assisa ‘recitare’ umile ‘commessa’…: offrire spirito mattutino diluito in caraffe di baviera, mentre il monaco recita ben altra preghiera… 




…Memoria persa che non sia un ‘Tour’ alla moda calpestarne l’ideale incompreso sacrificato al Tempio del nuovo profitto…    

…E mentre l’Europa (e non solo) si misura(va) nell’Arena della polare ascesa terreno d’un futuro romantico gioco (non men che ‘quadro’) il quale come ogni ‘industriosa’ volontà tradotta dall’uomo e non più animale ci condurrà irrimediabilmente, non più alla conquista, ma alla pretesa di poterne incarnare ogni ‘cima’ ancorata al porto della dovuta impropria ‘urbanizzazione’ e conseguente ‘cementificazione’ così come ogni ‘umana’ conquista prevede e mortifica; gli stessi ugual ‘pionieri’ dell’acrobatica dilettevole ‘anarchica industria’ si misurano e dilettano in simmetrica (e di concerto) scala(ta) industriale in ‘coraggiosi esemplari’ a barre codificati qual univoci prodotti su medesima ugual scala chiodata uniti e disgiunti ad una più elevata corda ‘chiodo’ della Natura…




…A dire la verità, a turbarmi non sono i bravi, ingegnosi (pur apparentemente ‘semplici’ ‘meccanizzati’ ragazzi) ragazzi che, come dice qualcuno, stanno per essere ridotti ad astuti ed egoisti membri del Parlamento. Di gente simile ne ho vista fin troppa. Sono animali molto belli, però nient’altro che animali. In soggetti simili, tutti muscoli e ossa, l’anima quanto lo Spirito sono allo stato embrionale. Una macchina puramente atletica, per quanto ben costruita, non può risvegliare i sentimenti più delicati di una persona. Me ne dispiace, ma mi è difficile pensare che un giorno, con un po’ di manipolazione, la macchina potrà avvicinarsi alla dignità di un essere dotato di Intelletto….(*1)




…In attesa di ammirarsi (e non certo nella Natura) qual falsi umili allo specchio compiaciuti promossi in più ‘elevata ispirazione’ con il conseguente dovuto intero ‘palcoscenico’ in ‘superiore sceneggiatura’ e magistrale interpretazione…

…La qual Natura, se pur ammiriamo nel coraggio solo di taluni (primi irripetuti) pionieri: più eroi che alpinisti, più filosofi che ‘animali’, i quali  intuendo futuro globalmente condiviso alla corda unito e non più ‘elevato’ sentimento, si misuravano su opposte logiche e ‘vedute’ per interpretare la montagna specchio della Natura detta; così come noi hora per celebrare diversa Cattedrale in nome e per conto della sola forza della stessa, ne ravviviamo l’‘arena’, sentimento del remoto attuale Tempo andato… perso… causa medesimi ‘pionieri’ uniti al chiodo dell’impresa…




…‘Impresa’ ben presente per ogni vallata e nuova via con sponsor e commedianti ciambellani e ciarlatani uniti alla corda di futuri piani urbanistici per rendere il ‘chiodo’ detto univoco araldo della croce motto del Tempio…

Predicare e baciare con la provata lacrima all’hoculo affissa in amletica interpretazione la Madonna…

…Madonna assisa al bar del commendatore, o se preferite, ‘amministratore delegato’ e non più ingegnere come la Storia prevede, del malloppo sottratto dirigere l’intera ‘impresa’ ‘legata’ alla corda e futura ‘cima’ ed al ‘porto’ ancorata per la celebrazione della falsa dottrina…   




Con tutte le notevoli disquisizioni che gli appartengono le quali per loro ‘natura’ preferiamo non udire, oppure, non men che interferire giacché cotal ‘animali’ soggetti all’offesa in comunione e libero accordo con altri difettevoli parlamentari in libera ascesa…

…Antiche ‘disquisizioni’ oltre le  ‘tecniche’ su nuove e vecchie ‘vie’, su nuove e vecchie ‘architetture’ non men che stile: sul chiodo e libera interpretazione (fra marmo e cemento con solenne divieto per ogni ‘tenda’ che non sia accompagnata dall’architetto dell’intera ‘impresa’) private della dovuta grammatica, alla guglia nominata a proprio nome (e non più fienile) e battezzata dalla nuova coraggiosa destrezza compensata con solitaria umile apparente ‘dimora’, e là ove una guglia una stalla un fienile, hora il monumento del nuovo chiodato ardimentoso stile…




(…Mi dicono che l’architetto non men che trascorso ingegnere fanno parte dell’intera cordata, impresa dell’opera celebrata alla Madonna dedicata…)

…Disquisizioni le quali per loro natura non appartengono solo al terreno dello sport ma della interpretazione, della conquista rivolta, anche e solo, all’apparente solitaria ascesa coniugata nella paradossale condizione di totale asservimento di medesima doppia ‘impresa’… per lo scopo detto…

Là ove solitaria antica via con il fienile l’incustodito riparo, l’inospitale albergo e successivo rifugio, troviamo hora l’impensabile ed esagerato, anzi, per essere esatti, la volgarità (e non solo della parola) in cui la Natura precipitata e nessuno evidenziarne o solo constatarne il dovuto danno…




…Si celebra(va) l’ardimentosa conquista non men che inaspettata disperata (libera) caduta (in altrettanto libera discesa) anche se nobilmente compiuta su cui orchestrare fiumi di inchiostro fiumi di parole,…mentre il torrente muore; e chi professa(va) ‘elevato’ pensiero e credo mentre la ‘nera china’ invade la corteccia e la roccia si sgretola; chi intona(va) il ‘passo’ non più ‘umiliato’ ma all’opposto ‘inebriato’ dalla nuova ‘legata’ politica, mentre la ‘frattura’ invade lo scheletro dell’intero corpo malato e non solo antica ‘roccia’ di quanto consumato; calco e forma dell’essenza del Tomo su cui poter leggere dovuta, e dicono, retta specializzata tecnica parola… a valle ancor meglio edificata e consumata…

…Baciano la Madonna e perseguitano ognun avverso all’errata grammatica di codesto improprio vocabolario…

Divenuto falsa ‘dottrina’…




…Ed ove, il ‘carattere’ se pur inciso come la lettura d’ognuno pretende circa lo spigolo fessura e destrezza pari ad una rima per la dovuta perenne conquista, la ‘parola sbiadita’ la ‘virgola’ chiodo della ‘punteggiatura’ formare ugual Poesia di cotal acrobatica ‘impresa’, perdute, come la ‘fonte’ ove taluni ingegni si consumavano per trovare principio e più elevata appartenenza smarrite al rogo della conquista, e come ogni Eresia insegna il rogo ortodosso per sua atletica tecnica natura…

Giacché il Tomo su cui provare e misurare ‘esercizio apprendimento e futura destrezza’ consumato per l’ingordo usurato improprio uso, da chi pur pensando d’esser dalla natura ispirato, in realtà, ha scritto il tarlo di quanto impossibilitato apprendere dallo stesso.




…Basterebbe non dico un’umile preghiera senza il rosario dedicato alla Madonna per rinnovare la Coscienza abdicata, ma solo la dovuta conquista della Ragione persa con l'utilizzo della semplice Parola in nome e per conto d’una superiore Natura che non sia legata alla corda d’una impropria impresa…

  …E chi, giù da basso per altrui improprio Stato, invece, muto assistere (forse solo contemplare non men che pregare il vero principio) tanto alla caduta dell’intero teatro quanto al nuovo rogo celebrato con i dovuti fasti dell’orrore delle tenebre, ed in cui la Ragion detta dismessa o solo fuggita… (e non certo caduta nel baratro della nuova antica venuta)…

…Per meglio dire persa nell’oltraggio dei nuovi antichi elementi ‘legati’ da univoco sol motto, quanto agli altri, che al più presto si adeguino alla Legge della camicia che qui regna ed impera e veste un intero popolo… che la montagna lavora…!   




…Ed allora… amici compagni e camerati comprendiamo ancor di più il gesto del solitario improbabile conquistatore dell’inutile abbracciare umilmente ognuno e celebrare il dovuto addio ed avviarsi come il vero Eretico  a capo chino verso la morte verso l’oblio della propria Cattedrale e Natura nella disfatta specchio dell’intera opera divenuta impropria conquista…

…La quale, come ben vedete ed ammirate e scalate nelle vostre solitarie popolari imprese non risorge e muore di più ogni giorni nei fasti della vostra inutile dotta elevata ignoranza, come ebbe a scrivere ed apostrofare la vera cultura rivolta alla nuova… popolar massa…




…E se il masso ingombra la via la veloce conquista accompagnare la smorfia ed il facile insulto e calunnia sappiate che qui si prega superiore credo braccato dalla vostra Storia…

…Giacché anche la Montagna distingue e celebra ‘parola’ con la punteggiatura grammatica dell’Elemento offeso denigrato non men che calunniato…

…A voi saluto e ricambio l’onore della parola  solo a voi concessa ed ammessa motto per ogni perla offerta sperando di non dover udire il grugnito divorarne la bellezza… persa… 

(All'asterisco innominato autore...; per ciò che concerne le immagini: se stampabili possono essere applicate non men che tatuate all'intero corpo della Madonna... detta...)











domenica 26 maggio 2019

GLI ORRORI DEI GHIACCI E DELLE TENEBRE (22)










































Precedenti capitoli:

'Sinfonie' & 'Movimenti' (20/1)

Prosegue in:

L'orrore dei ghiacci e delle tenebre (23)















& Nell'eterna fuga (24)














L’ultima estate di Mazzini e la sua partenza erano state precedute da mesi di corrispondenza che, all’idea che egli si era fatto degli scenari del viaggio di Weyprecht e Payer nel Mar Glaciale, contrappose gradualmente vaghe immagini della realtà artica contemporanea.

La corrispondenza avuta con il governatore di Spitsbergen, con i rappresentanti dell’Istituto polare norvegese e gli uffici della Store Norske Spitsbergen Kulkompani era iniziata senza alcun impegno, quasi per gioco, e aveva infine condotto a degli accordi precisi trasformando le fantasie di Mazzini in piani ben definiti.

Non credo che egli fosse fin dall’inizio determinato a intraprendere questo Viaggio e che lo abbia proprio voluto realmente. Sembrò che le cose avessero effettivamente preso il loro corso e che Mazzini soltanto in un secondo tempo avesse cercato di spacciare questo Viaggio come una sua decisione.




Anche quando alla fine della sua corrispondenza preliminare c’era non solo la rassicurante conferma di un alloggio in foresteria a Longyearbyen, ma anche la certezza di un posto in cabina a bordo della ‘Cradle’ - un peschereccio di 3200 cavalli vapore e di media tenuta contro il ghiaccio, l’Artico, nella stessa misura in cui diventava più raggiungibile e vicino, gli pareva però anche più inospitale, respingente e talvolta persino minaccioso.

Nei deserti di ghiaccio creati dalla sua immaginazione e dalle sue elucubrazioni mentali, Josef Mazzini non aveva avuto bisogno di vestiti imbottiti di piuma, né di alcuna protezione contro la luce abbagliante e neppure di un fucile. Ma ora... man mano che si avvicinava al mondo insulare artico, finora mero palcoscenico o sfondo alle sue fantasie, questo cominciava ad assumere forme aspre e bizzarre che lo spaventavano e lo attraevano allo stesso tempo.

E così procedeva nell’attuazione del suo proposito.




“Caro signor Mazzini”,

….aveva scritto il governatore Ivar Thorsen nella sua prima lettera di risposta da Long-yearrbyen,

“con tutta la stima per il suo interesse per la storia polare, dubito però che lei sia sufficientemente informato sulle condizioni dell’Artico norvegese. Le conviene dimenticare al più presto l’idea di spingersi con un peschereccio nel Mare di Barents settentrionale partendo da Spitsbergen. Un simile proposito sarebbe molto avventato e rischioso in qualsiasi stagione. Inoltre qui da noi non esistono né pescatori né pescherecci. Quanto alla sua domanda in merito a un’eventuale partecipazione a uno dei viaggi di ricerca dell’Istituto polare norvegese, la rimando agli uffici competenti di Oslo. Ma non si faccia troppe illusioni. Come lei sa, Novaja Zemlja, come del resto la Terra di Francesco Giuseppe, è territorio sovietico...”.


Con il giorno della sua partenza Mazzini mi diventa distante proprio come l’equipaggio della ‘Admiral Tegetthoff’.




Vicende che si intrecciano entro la sottile trama della Storia…

Uomini che fuggono dall’abisso del terrore…

Apostrofati per pazzi salutiamo questo mondo da cui ghiaccio tenebre e dolore. 




Klotz diventa sempre più taciturno.

….Nessuno più riesce a confortarlo.

…Vuole tornare a casa!

Deve tornare a casa!

Ma la terra!

In fondo, hanno scoperto una terra, delle belle montagne. Ora hanno una terra.

La terra?

Ah, questa terra.

Ma le montagne non hanno boschi di abeti né di pini silvestri, né abeti nani, niente. E le valli sono colme di ghiaccio. A casa vuole tornare, Klotz.

A casa!

E’ un buon pomeriggio di… dell’anno 1873, il freddo è atroce, ed è in quel pomeriggio che il cacciatore Alexander Klotz, appena ritornato con Payer e Haller da una delle loro escursioni sulla costa, getta via la pelliccia congelata, i guanti, il berretto di pelo, il copriviso di pelle, getta via tutto e poi indossa i suoi abiti estivi.

Là dove sta andando non ha bisogno di una pelliccia pesante. Gli inverni a Sankt Leonhard, gli inverni nella Val Passiria sono nevosi e miti. Klotz svuota la propria cuccetta, poi però lascia lì il sacco di tela con tutti i suoi averi. Prende con sé soltanto le cose più preziose, l’orologio con scappamento a cilindro, che ha vinto all’ultimo tiro a segno in onore del compleanno di sua maestà, le banconote elargitegli da Payer per particolari servigi prestati al signor tenente e, infine, un rosario di legno...

…Poi, serio e maestoso, Klotz si presenta ai suoi compagni e stringe la mano a ciascuno:

ADDIO!

– Klotz! Sei impazzito?

…chiede Haller.

– Addio anche te, Haller,

dice Klotz e sale sul ponte di coperta.

Chi lo segue lo vede ritto al parapetto con il fucile in spalla, immobile come in un quadro, non risponde a nessuno e guarda nel buio, sopra i ghiacci. Forse lo si deve solo lasciar stare, Klotz. 

Tornerà sicuramente in sé.

Bisogna solo lasciarlo stare.

– Ma quello si è preso una sbornia, dice il fochista Pospischill.

– Solo una sbornia; si è scolato tutta la sua razione di rum e vodka.

– D’accordo. Lasciamolo stare. Tornerà sotto coperta da solo. Lasciamolo stare.

Ma quando,  due ore dopo, Weyprecht viene  dal quadrato ufficiali  dove i signori hanno  ancora una volta discusso del futuro della spedizione senza accorgersi della follia di Klotz, e quando il comandante ordina di andare a recuperare il cacciatore e… Johann Haller sale obbediente sul ponte, al parapetto Klotz non c’è più; il tirolese è scomparso.

Quella non era follia. Quella non era una storia, quello era un congedo. Il cacciatore e conducente dei cani Alexander Klotz è andato a casa. Adesso il tempo fugge come non mai. Ora, che non c’è nemmeno un minuto da perdere, il tempo improvvisamente vola. Ed essi  lo rincorrono!

Klotz, che morirà  congelato nel giro  di poche ore, se non lo ritrovano. Quel maledetto passiriese! Uscire con questo gelo in abiti estivi! Si dividono in quattro gruppi e si precipitano in tutte le direzioni dei punti cardinali; l’aria tagliente li colpisce alla gola come un coltello. Non fermarsi.

Più veloci!

Klotz!

Ma che muoia congelato, QUEL PORCO!

Vuole morire congelato! Ma quello è già morto. Deve essere morto già da un pezzo.

Invece, non lo trovano così. Dopo cinque ore, finalmente lo rintracciano: lento e solenne, a capo scoperto, con il volto ormai quasi completamente congelato, Alexander Klotz marcia verso sud, la sua terra natia, la grande madre Russia. Lo fermano; cercano di convincerlo; gli gridano addosso dei rimproveri. Egli però non dice una parola. Lo riportano sulla nave, lo conducono via. Non oppone resistenza.

Nella sala dell’equipaggio scongelano il fuggiasco russo, gli strappano i vestiti di dosso, gli immergono le mani e i piedi congelati in acqua frammista ad acido muriatico, lo frizionano con la neve, che è dura come polvere di vetro, gli fanno bere acquavite e imprecano per la disperazione.

Klotz lascia fare e rimane impassibile, ogni tanto ride. Poi lo coricano nella sua cuccetta, lo coprono e lo vegliano. Egli giace lì con lo sguardo fisso, non prende più parte alla loro vita, alle loro feste, ai balli, alle bevute. Sta solo disteso e li fissa....