giuliano

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IL TOMO

sabato 25 maggio 2019

'SINFONIE' & 'MOVIMENTI' (20)



















Precedenti capitoli:

23 maggio... (19)

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'Sinfonie' & 'Movimenti' (21)













…Rimembrare la Storia e come questa si sviluppa nella graduale ascesa, pretende una dettagliata ‘analisi’, oltre che dei contesti, dei presupposti di determinati ‘innesti’.

Mi stupisce che siamo approdati a tutti quegli accadimenti i quali preannunciano una determinata ‘fase’ in ciclica conferma di ciò che caratterizzava ed ancor caratterizza innominati Imperi prima durante e dopo talune rivoluzioni.




Per ciò in riferimento al Nobile, e non solo generale, precipitato nel proprio ed altrui ‘Sogno’ polare, raccolto da un ‘rompighiaccio’ nonché udito e preannunciato da un ‘debole’ segnale, riconoscendomi in medesimo ‘Sogno’ in colui che tentò ugual salvataggio precipitando in più elevato ‘atto’.

Un ‘atto’ il quale per sua Natura non esula dall’intera Opera, non solo scritta, ma di personale ‘conquista’ con gli elementi e non isolato da questi. Come del resto riconosciamo nella dovuta ‘riuscita’ la quale presuppone sottintesa e dovuta ‘conoscenza’.




Riconosco a colui che, nel gesto trasposto nei successivi contenuti storici, un superiore solitario gesto di ‘amicizia’ pagato con il tributo della vita, ha forse maturato la vera ‘Sinfonia’ e con essa la Storia.

I pochi ‘solitari’ che intraprendono il difficile passo della salvezza nella lucida interpretazione dei fatti in cui determinati ‘momenti storici’ lo richiedono, sono non solo eroi, ma anche i veri creatori della Storia, precipitata in medesima superiore volontà di salvezza in cui riconoscere non più l’‘atto’ ma l’intera ‘scena’ ove si snoda la trama (della Memoria non sempre dovutamente celebrata).




Potremmo affermare l’intera Sinfonia distinta dal singolo Movimento. Il quale di per sé riconosce un compositore ed un maestro. Conferendo, di conseguenza, all’intera ‘composizione’ quella particolare ‘suggestione storica’ nella differenza, appunto, fra il compositore ed un successivo maestro, chiamato e motivato a proporne la ‘nota’ (nello spartito della Storia).

Così, ora, mi affido alla ‘Composizione’ di un elevato ingegno il quale, pur nella paradossale propria biografia, riconosciamo una analisi attenta per ciò che riguarda medesima (Nobile) polare opposta traversata, con l’evidente ugual rischio di analizzare e veder precipitare l’intera aeronave sui ghiacci prossimi ed affini alla catastrofe, e successivo isolamento cui destinato il periglioso ‘viaggio storico’ o singolo ‘movimento’ nella volontà di medesima ‘conquista’.




Qual singolo ‘movimento’, infatti, d’un ‘concerto’ ben più vasto, ove l’ingegnoso (ugual) ‘sogno’ pur coniugato con il ‘progresso’ incarnato dal popolo elevato nella simmetrica conquista, esulare quantunque dalla ‘sinfonia’ in cui la stessa può approdare non alla deriva, ma alla comprensione di come ogni ‘singola nota’ pensata, possa e debba essere coniugata con l’ambiente in cui elevare e proporre cotal ‘Opera’.

In ‘concerto’ e ‘sintonia’, per l’appunto, con gli ‘elementi’ in cui cotal ‘sogno’ nasce e si sviluppa, all’interno della propria ‘musica’, non ‘al di fuori’ o ‘al di sopra’ bensì come, in verità e per il vero, la Natura, sia umana che animale, compone la propria ‘strofa’ raccolta udita e riproposta.




Imparando dalla Natura per ciò in cui traduciamo conquista musica (ovvero cultura) e storia…   

Scelgo questo capitolo giacché l’imperialismo manifesta e traduce la propria ed altrui ‘volontà’ anche e soprattutto nella ‘conquista’ così come sempre stato nella natura dell’uomo, successivamente conforme alla natura dello stato in cui tal ‘espressione’ sinonimo d’una politica e non più singola volontà delle stesso qual essere ed elemento nel proprio ed altrui regno qual istintivo ed univoco gesto di Vita.

Nobile non certo estraneo ad un Regime. Ad una volontà in ‘movimento’ il quale nell’atto afferma la propria ascesa in quel terreno, Gioco e misura dell’intera Europa. 




Le due specie d’imperialismo, continentale d’oltremare, registrarono i loro successi e fallimenti iniziali in campi esattamente opposti.

Mentre l’imperialismo continentale riuscì a dare forma concreta all’ostilità contro lo stato nazionale organizzando larghi strati popolari al di fuori del sistema dei partiti e non conseguì alcun risultato nell’espansione tangibile, quello d’oltremare, pur trionfando nella folle corsa dell’annessione di territori sempre più estesi, non ebbe fortuna quando tentò di cambiare la struttura politica metropolitana.   

La rovina del sistema dello stato nazionale, che era stata preparata dal suo imperialismo d’oltremare, fu poi portata a compimento dai ‘movimenti’ che avevano avuto origine fuori dalla sua sfera. Ma questi poterono minare soltanto i paesi dove erano in lizza molti partiti; e la mera tradizione imperialista non fu sufficiente a dar loro un seguito di massa.









giovedì 23 maggio 2019

LA MOLTITUDINE (16)



















Precedenti capitoli (circa) la Moltitudine detta:

(15)  (14)  (13)  (12)

Prosegue nella...

Moltitudine (17)  &






















(*) Asterisco & nota per i cacciatori del Falco.... 














....23 Maggio.... l'Italia sorvola il Polo... (18)  &  (19)












Ci conforta, e ci è di morale sostegno la dovuta presa di Coscienza della materia la quale per suo compito gestisce l’Economia, con l’Anima che pensavamo aliena.

Ascoltando distrattamente la radio, onde regolate sulla giusta frequenza per ciò che diletta l’intelligenza e riesce a far volare l’Intelletto…




…Un coscienzioso intervento circa la ‘polarità’ a cui approdata, oltre il clima, anche la consapevolezza a proposito di futuri rischi…

In cui l’Economia non ancora precipitata, anzi prendere giusta consistenza della dovuta funzione in cui svolgere l'elevato (dovuto) compito.




Ciò indica anche il (dovuto) monito per tutti coloro che della medesima ‘polarità’ fanno diverso motto e araldo tradotto in ugual materia.

Allorché sorge altrettanto (dovuto) intendimento affine all’Intelletto circa la differenza fra chi incarna superiore interesse, e chi, corrotto per propria privata natura.




La morale e ‘questio’ non men che Etica di antica levatura come alla polarità opposta, e non certo sano intendimento, evidenziano differenza.

Mi spiego, nel governare uno Stato abbiamo due opposti modi. Uno, reale ed affine alle Verità cui assoggettato non solo l’uomo.




Ed il Secondo pur pubblicamente, in quanto incaricato e giustificato da medesima ‘pubblica’ prospettiva, alieno allo stesso.

Allorché pur evidente che oltre alla politica detta e pubblicamente incitata e proclamata, occorre anche un più Saggio e Retto (competente) Giudizio.




Circa la reale comprensione e presa di coscienza, per non finire alienati da diverse irreali prospettive le quali per loro antica discendenza….

…Non appartengono alla comunitaria natura neppure alle vere esigenze da cui l’uomo, motivato ed assoggettato ad una diversa (antica) morale.




Morale volontà e pretesa tradotte ed interpretate dal politico, così come sempre da quando il Villaggio divenuto Feudo poi Stato.

Pur i tempi mutati e progrediti, e pur riconoscendo indubbi valori persi, dobbiamo saper coniugare motivi e intendimenti mal interpretati e reinserirli nella giusta…




…Dialettica e Futura Globale prospettiva appartenente all’interesse pubblico e non privato, per non concimare stalle ed altrui fienili…

…E nemmeno essere derisi.




Cioè il saper rispondere con le dovute Rime sia a coloro che tal danno, in Comunione stanno celebrando…

…E sia a coloro che meditano errata finalità di potere….

Pur pubblica ed acclamata a furor di popolo quantunque isolata nella prospettiva in cui la globale Economia con le dovute future esigenze richiede!




Altrimenti e per concludere, pur vincitori, in Verità e per il Vero, (i) vinti da aliene diverse invisibili e sottointese politiche nonché economie.

Un grande alpinista padre di una un’altrettanta grande scrittrice nel tradurre all’inizio del Secolo l’ascesa dello sport alpino, vide e meditò un terreno di gioco.

Dell’Europa unita.




Medito ed apostrofo diverso Gioco e dovuto sentimento in quanto cotal acrobatico sport divenne precipizio in cui inchiodata non tanto la salita…

Ma perenne discesa per come la Natura…

Spero che l’Intelligenza e non l’Istinto vinca.




Spero anch’io da codesta piccola cattedrale arroccata e cinta su un Feudo di veder governare il dovuto motto e sentimento…

E che non sia una strofa già detta e udita!

Concludo l’appello nella speranza di scorgere e veleggiare lo Spirito e non certo la carne bramosa  avida e ingorda di potere.




Monito per tutti coloro che meditano deleteria sorte e non certo destino. In quanto quest’ultimo può e deve essere compreso in ciò che lo differenzia.

Non solo teologica pretesa e annessa filosofia, ma anche retta comprensione per ciò che in realtà l’uomo e la sua non solo comunitaria…




…Ma anche naturale genetica discendenza da quella stessa Natura da cui dipende o dovrebbe ogni retta scelta….

Introduco, per concludere, un ottimo articolo, anzi lo evidenzio come i molti allo stesso sito...













sabato 18 maggio 2019

LA MOLTITUDINE (14)







































Precedenti capitoli:

La Moltitudine (12/3) &

Un globale evento nella futura Geografia politica...

Prosegue in:













La Moltitudine (15)













…Potremmo fuggire qual apparente conseguenza e non più libera scelta, o al contrario, ed in ugual modo esser esiliati e naufragati dall’oceanica Moltitudine, ma ciò non priva la nostra ed altrui Ragione da talune considerazioni, le quali la Moltitudine detta, sia essa popolare, sovrana, o di libera impresa e pretesa, non raccoglierà, come la Storia insegna, con favore…

Giacché la Verità difetta dell’unanime applauso della Storia.

…In una Scena precedente dedicata alla teologica  simmetrica titanica impresa di convenire e coniugare i principi della Fede con l’Economia, abbiamo dato e continueremo a portare il giusto frutto della Storia… in un Etica in cui far convivere i principi della teologia con quelli della filosofia, sia essa apparentemente ‘eretica’ e tradizionalmente, e più o meno ‘radicalmente’ aliena alla ‘materia’; sia essa affine alle esigenze dell’uomo, in cui però (la materia detta) occupare uno spazio tradotto impropriamente da una falsa etica trascesa nella secolare morale corrotta…      

Grave non è non rimembrare la Storia, giacché la lettura di questa soggetta a facile ed impropria manipolazione, ma più grave ancora coloro i quali incaricati ad edificarne e celebrarne la Memoria difettino di cotal memonica (pedagogica) ‘riserva’ mentale. Nel nostro caso intendiamo e coniughiamo ‘riserva’ per lo spazio appena sufficiente per contenere gli accadimenti della Storia ed il graduale succedersi nella ‘circolarità’ in cui questa manifesta il ‘limite’ della propria testimonianza nella Natura dei fatti in cui tradotta.

Abbiamo solo accennato alla differenza fra Storia geologica ed umana, e abbiamo anche ragionato il difetto di quest’ultima nella ‘riserva’ in cui posta ogni differenza appartenenza e presunta evoluzione divenire incolmabile distanza nella ‘frattura’ in cui non più ‘deriva geologica’ formare Terra e Vita, ma al contrario, ‘deriva’ in ciò in cui precipitato ogni geologico motivo affine al proprio ed altrui Principio.  

Così non solo la Natura ma anche, come quotidianamente leggiamo, la corrotta Natura umana precipitare in cotal (alcuni dicono ‘invisibile’ ‘ignorata’ involuta condizione di unanime collettiva appartenenza alla Natura degradata ed irrimediabilmente mutata in ciò che per secoli ha scritto non solo la genetica ma l’intero corpo dell’uomo) fratturato impedito degradato passo  non più ‘retto’ ma piegato, ora supino ora carponi, nei disastri in cui leggere l’evoluzione alla ‘caverna’ (ri)scritta divenire come detto… Storia…     

‘Riserva’ può appartenere al vocabolario elaborato con grande presa per il popolo sovrano chiamato a celebrare il rito antico; oppure lo spazio appena sufficiente dove collocare la Ragione confinata dal proprio, non dico Destino, ma dal suo sviluppo storico e non solo Equiangolare così come la Natura dovrebbe risorgere e manifestare (per ogni Primavera) e non certo regredire ad un lontano e trascorso inverno della Storia.

Purtroppo succede anche questo!

E la ‘riserva’ mentale stenta nella dovuta presa di Coscienza.

Quindi come detto ‘riserva’: spazio non più sufficiente per apprendere il terribile destino, e certo non di gloria, a cui destinata non solo l’Economia ma anche il popolo meditare antica ascesa.  

Ma ciò che ci stupisce ancor di più non è la folla oceanica acclamare la propria sovranità vilipesa, ma tal compito acclamato della Moltitudine riunita per conto della cosiddetta ‘destra’ o ‘ultra destra’ presidiato da colui che in nome di uno Stato di una Nazione di una Europa dovrebbe, per onor di ogni Logica (smarrita), celebrarne ed edificarne successiva Memoria là ove all’Albero appesa la sconfitta della Storia detta.

Ogni buon statista dovrebbe imparare da reclamati corpi mutilati in cui il ‘frutto’ di un futuro destino non può risorgere da un albero malato.

…Questa forse l’Eretica condizione posta e non più il ‘bene’ con cui traduciamo teologica intesa: cioè l’Albero malsano non può maturare ‘frutti buoni’, al contrario, può solo nutrire impropri umori della Storia mal interpretati ed edificati, giacché il ruolo della diplomazia quale difficile ed evoluto passo della stessa, e non solo della lingua, con ed in cui evoluto il vero Principio… (dovrebbe) manifestare non più il fattore ‘ciclico’ ma il linguaggio con cui apostrofare la ‘prima nota’ da un apparente ‘nulla’ nata evoluta da un Oceano (in cielo quanto in terra) e con quella seminare miglior frutto…   

E con codesta Memoria ‘incarnare’, nella difficile ‘impresa’, la volontà ferita e/o smarrita del popolo, fors’anche umiliata ed in ugual ‘riserva’ posta.

La cosa difficile sarà coniugare, successivamente, cotal ‘impresa’ con tutte le Ragioni comunitarie in cui l’Economia rischia una probabile deriva. La cosa migliore sarebbe stata una politica destinata al difficile compito della diplomazia. La Storia ci insegna, infatti, che quando un popolo uscì da una sconfitta firmata su un vagone di un treno il risentimento armò una nuova catastrofica impresa nei motivi apparenti di incarnarne la volontà vilipesa di una intera nazione. Per l’esattezza un cataclisma con cui l’acciaio’ si sposò con la ‘poesia’ impropria non meno della ‘filosofia’ divenuta guerra.

In seguito, l’etica o la genetica di cotal indole non certo naufragata o evoluta, solo trascesa nella traduzione di ciò che dalla guerra mutato in economia, così da renderla ancor più forte di prima.

Il difficile compito etico e morale simmetrico alla dovuta Memoria con cui indicare il ‘duplice’ difetto mentire su se stessa riconoscendo il fattore ‘evolutivo’ con cui leggere l’intera trama ‘mente’ della Storia detta.

Sarebbe troppo facile, come per taluni simmetrici divergenti politici (alla sinistra ed opposta deriva), incarnare un motivo trasceso nella genetica e indole di un popolo non correttamente convenuto con se stesso abbraciarne impropriamente il paradossale frutto, miopi ed ugualmente ‘difettevoli’ se non carenti di medesima Storia.

Così come coloro ‘sovranamente’ riuniti compiere ugual passo con cui gli stessi ‘innominati’ e da cui divergenti, evoluti dal fattore guerra alla grande ascesa economica divenuta comunitaria frattura.

Ci stupisce la difettevole provenienza da cui ed in cui un superiore incarico dovrebbe tutelare lo Stato dal prossimo e non certo da se stesso, non più e ne meno, non me ne voglia il nuovo innominato Duce, d’un pazzo pericolo per il prossimo quanto per se medesimo!

…Consiglio all’ispirante giurista in ‘riserva’ della dovuta Memoria con cui celebrare ed edificare la Storia lo studio della sana e duratura diplomazia la quale per sua onesta natura si differenzia dall’altrui ‘seme’ coltivato nel proprio giardino non men che orto, l’Albero in cui raccoglierne l’improprio adultero frutto seminato per altrui mano sarà scarno e spoglio mutilato della Verità con cui Adamo conquistò Eva nella Genesi divenuta Storia, crescere su un muro poi ancora rozza incurata crescita velarne e oscurarne l’intero antico edificio con cui edificare e celebrare collettiva eguale appartenenza, e non per questo astenermi dal dovuto giudizio assente alla Storia per ogni piazza letta…

…Pur astenendomi dal frutto marcio con cui costruita la Storia detta…

(un 'Miniatore' dalle scogliere saluta un aspirante forestaro...)











       

domenica 12 maggio 2019

LA MOLTITUDINE (12)



















Precedenti capitoli:

L'altro James (9/10)  &

Il piano della Rinascita (11)

Prosegue in:

La Moltitudine (13)













…La presenza di un serpente, di una talpa, di uno scorpione, una lucertola o una salamandra non può farmi trasalire; e la vista di un rospo o di una vipera non provo il desiderio di raccogliere un sasso per ucciderli.

Non trovo in me quelle comuni antipatie che riesco a notare in altri. Quelle ripugnanze nazionali non mi toccano, e giudico senza preconcetti i Francesi, gli Italiani, gli Spagnoli o gli Olandesi; ché se anzi mi accorgo che le loro azioni equivalgono a quelle dei miei connazionali, io li onoro, li amo e do loro la mia amicizia nello stesso identico modo.

Io sono nato nell’ottavo clima, ma è come se fossi configurato e posto sotto una stella che a tutti si addice; non sono una pianta che non prospera se vien tolta da un giardino. Non esiste cosa alcuna, insomma, né pianta, né animale, né spirito, cui senta d’essere avverso; la mia coscienza mi smentirebbe se dicessi di detestare o di odiare in modo assoluto una qualsiasi essenza che non sia il Diavolo, o per lo meno di aborrire una qualche cosa a tal punto da non poter giungere ad un accordo.




Se tra quegli oggetti comunemente odiati uno ne esiste di cui io possa tranquillamente affermare che lo guardo con disprezzo e con scherno, questo è quel grande nemico della Ragione, della Virtù e della Religione, che è la moltitudine; quel mostro numeroso, che preso nelle sue singole parti sembra composto d’uomini di creature di Dio dotate della Ragione, ma confuso insieme forma un’unica grossa bestia, e una mostruosità più prodigiosa dell’idra; non è mancanza di carità chiamare stolti costoro, tale è l’appellativo che ricevono da tutti gli scrittori sacri, inserito da Salomone nella Scrittura canonica, ed è un punto di fede per noi pensarla così.

E nel nome della moltitudine non includo solo la gente di qualità bassa e inferiore: vi è una plebaglia perfino tra la gente ben nata, una specie di menti plebee, la cui fantasia si muove con l’identica ruota; uomini proprio al livello stesso dei lavoratori manuali, sebbene la loro fortuna in un certo modo indori le loro infermità, e la loro borsa compensi la loro balordaggine.




Ma come alla resa dei conti tre o quattro uomini riuniti risultano inferiori ad un unico uomo posto più in basso di loro, ugualmente un gruppo di questi ignoranti indorati non ha certo lo stesso pregio e valore di più di un disgraziato che la posizione sociale sotto i loro piedi. Se vogliamo esprimerci da uomini accorti, esiste una nobiltà senza l’araldica, una dignità naturale mercé la quale un uomo vien posto sullo stesso piano di un altro, e un altro elencato prima di lui, secondo la qualità del suo merito e la preminenza delle sue doti.

Benché la corruzione del nostro tempo e la tendenza ora manifesta seguano un altro indirizzo, così avveniva negli stati di un tempo, e ancora avviene nell’integrità iniziale dei governi bene ordinati, finché non prende piede la corruzione, adoperandosi per i desideri più volgari per ottenere ciò che i ragionamenti più saggi disprezzano, e ciascuno essendo libero di ammassare e accumulare la ricchezza, che costituisce la licenza o la facoltà di fare o acquistare qualsiasi cosa (la qual cosa non si può né acquistare né rendere propria senza il dovuto dono di Natura, eccetto e per l’appunto, la detta licenza nella falsa facoltà acquisita eterno problema del passato quanto presente Tempo…).




Questo mio nobile temperamento versatile ed imparziale mi rende più disposto ad accostarmi a quella nobile virtù, sì che posso raggiungerla con più facile misura di grazia. È una felicità esser nato già formato alla virtù, e crescere dai semi della Natura, anziché dell’inoculazione e dai forzati innesti dell’educazione; pure, se siamo unicamente guidati dalla nostra particolare natura, e regoliamo le nostre tendenze secondo una legge che non sia più alta della nostra Ragione, siamo nulla più che moralisti; la Teologia ci chiamerà ancora Pagani.

Io ritengo inoltre che esista una fitonomia, ovvero fisionomia, non solo degli uomini, ma delle piante e dei vegetali; ed in ciascuno di essi alcune figure esteriori, che se ne stanno esposte come insegne o frasche delle loro forme interiori. Il dito di Dio ha apposto un’iscrizione su tutte le sue Opere, una grafica o composta di lettere, ma fatta delle loro varie forme, costituzioni, parti e operazioni; e queste poste accortamente insieme, formano una parola che esprime la loro Natura.




Mediante queste lettere Dio chiama le stelle col loro nome, e mediante questo alfabeto Adamo assegnò a ciascun essere un nome peculiare alla sua natura. Esistono, ora, oltre a questi caratteri del nostro viso, certe linee e figure mistiche sulle nostre mani che non oso definire come semplici segni o tratti à la volée, ovvero frutto del caso, essendo essi tracciati da una matita che mai opera invano; ed io le osservo con cura più particolare, dato che porto nella mia mano quello che non potrei mai leggere o scoprire.


















venerdì 3 maggio 2019

L'ALTRO JAMES (dedicata ad un 'innominato' Eretico) (9)










































Precedenti capitoli:

Il 'Quadro' della Storia (8/1)

Prosegue in:

L'altro James... (10) &















Il piano della Rinascita (11)












...Ne ‘Il senso del passato’, opera postuma di H. James, un giovane storico….




…Non meno del sottoscritto, il quale pur non essendo uno storico, ma il solo partecipare alla Storia [di cui posso costantemente testimoniare come la stessa fondi il proprio dubbio consenso spesso sottratto alla verità qual ‘atto depositato’ ed affisso nel tribunale ove giudicata] mi rende in un certo modo ‘soggetto-oggetto’ e bersaglio preferito, ma non certo agnello, di tutti i motivi non meno degli interessi, nella stessa riflessi qual documenti (ri)tratti conservati, ma molto o troppo spesso, ignorati…

E di cui, chi più ‘accreditato’ celebra (o dovrebbe) - in Verità o in difetto – la vera presunta condizione in cui la trama dell’intero svolgimento narrata e documentata, difetti, talvolta o troppo spesso, del reale motivo e contenuto di cui l’accademico nominato (in rappresentanza di una ‘casta’) circa ‘il come’ e non solo ‘il quando’ ne rimembra le gesta del proprio ed altrui Stato,   manifestando la propria, per conto dell’altrui, …Secolar funzione.




Non scordandoci, in questa o altra sede, che la Storia stracolma di ‘Giustizia’ con la ‘Legge’ che convalida giustifica e ugualmente nobilita (spesso addirittura giurata sulla Bibbia), oppure ‘difetta’ in una estrema difettevole lacuna l’‘atto’ (detto), anche se talvolta contrastato, ma alla fin fine ed in ultimo giudizio, ‘serva’ dello Stato in cui la stessa convalida  conferma e giustifica univoca ‘dottrina’ della Storia (politica) quantunque sottratta al giudizio da cui la funzione di un attore (di tanti stracolmo il palcoscenico nella varie rappresentazioni) in campo (cioè lo storico detto).

Questa seconda riflessione potrebbe sembrare un notevole ‘paradosso’ per quanto all’inizio dell’enunciato espresso, in quanto non trascuriamo in questa sede il fattore Tempo, il quale lento ed inesorabile come un Fiume scorre comporre propriamente quanto da noi ‘nominato’ con beneficio e superiore merito ciò che da Lui nato.....




(al contrario, lo stesso impossibilitato di tal superiore ‘dialettica cogitata’, può al limite mutare la propria Forza non solo in merito ai cicli della Natura, ma anche per conto ed in nome dell’uomo, là dove questo ha fondato le proprie città con i dovuti ponti della Storia detta… e trarre da questo i principi della Vita in merito all’altrui insostituibile forza…); e nel quale pur costante la propria Opera circa i meriti della Natura, e la lenta graduale evoluzione nell’Architettura sempre più perfetta, divide, o al contrario unisce in essa, schiere popoli e genti nelle varie vicissitudini (non meno dell’Oceano ove sposa la propria Natura, e da questo e nelle sue alterne correnti, leggiamo i veri cicli da cui, non più la singola arteria, ma l’intero Tronco da cui la Vita detta, oppure se preferite, Albero, lo stesso nominato ‘albero maestro’ donde una moneta o un chiodo porre differenza e Tempo… Rimane e sorge costante riflessione, o amletico motivo della ‘presente piena’, chi il ‘maestro’ nel Tempo detto… 




...Se risolta l’intricata intera ‘anatomica’ trama nell’equazione posta certo potrebbe svolgersi il vero Tempo in cui un più elevato Genio ed Architetto affine alle Leggi stabilite nella ‘relativa ristretta’ trama in cui la Storia narrata, quantunque difetti  esuli e rinneghi dagli stessi propri principi… Così potremmo meglio comprendere come taluni ‘maestri’ in osservanza di un determinato Tempo il quale lento scorre nelle varie frazioni [secondi, minuti, ore, giorni, anni, secoli e millenni ed un Nulla di fronte ad un Universale Tempo da cui la singola - frazione - detta] da cui il tutto della Vita: laghi, monti, ghiacci, mari e molto altro ancora, abbiano meditato ciò che da Principio nato e non solo Filosofia ma propriamente una precisa Etica da cui un diverso alieno Tempo impropriamente contato numerato e conservato… E da cui non fuggiti ma esuli e vittime di quanto non del tutto compreso ma quantunque e per sempre nel Fiume della Storia narrato…).....,




...talché deduciamo che se pur apparentemente immutabile ed non affine al fattore Tempo così come sempre numerato, in realtà proprio quello scorrere lieve come sangue nelle vene di una Natura apparentemente muta, ed in questo medesimo Tempo (detto) pur un Elemento evoluto nella costante Opera nata da un superiore Genio ed Architetto in ciò cui definiamo un costante miglioramento, in un diverso Tempo non affine allo stesso in cui scorre medesima Storia narrata…

…O talvolta o troppo spesso, insanguinata e naufragata, ciò che dal Fiume evoluto qual univoca Ragione di Vita sembra mutare la propria opinione non affine al senso o meglio il ciclo da cui dipende ogni Stagione della Vita non meno della Storia detta. Così se pur i climi medesimi, in realtà diversi e attestanti un giudizio ed una differente Memoria e conseguente Atto della Storia, pur contrari ed avversi al vera Tempo della Natura, che come appena detto, lenta scorre apparentemente immutabile ed evoluta, in ciò di cui involuto e assoggettato ad un diverso relativo improprio Tempo e ciclo da cui la Storia…




Chi aggredito e aggressore rimane sempre un mistero nobilitato ed anche ben ‘accreditato’ non men che celato e custodito qual funzione della Storia. Una sua rilettura richiederebbe un completo rovesciamento degli schemi come sempre si è abituati a costruirla, giacché l’architettura dell’intera ‘dottrina’ rischierebbe di far principiare tutte quelle Verità che per sempre hanno giustificato l’ ‘atto’ affine alla violenza e sinonimo di barbara involuzione, o meglio come direbbe James, un rovesciamento di ruoli e schemi con annessi ‘attori’ in campo:

‘Ci si chiede, alla fine, da quale specie di barbari o di pigmei si provenga. Ci sono alcune grezze, nere testimonianze delle antiche monarchie in Inghilterra…’.

…Ed aggiungiamo: in tutte quelle monarchie o imperi ove ha sempre regnato un determinato principio di conquista, taluni dicono affine alla natura dell’uomo, altri come il sottoscritto, un genetico residuo territoriale ereditato non felicemente superato con l’apporto di ciò di cui si compone l’umano ‘evoluto’ e lo differenzia dalla bestia donde deriva; da qui certamente infinite considerazioni, oltre la Natura donde lo stesso deriva, motivano e differenziano ciò di cui inferiore o superiore, ribaltare tali schemi significa riscrivere o rileggere, oppure, iniziare a leggere l’intero Ecosistema o Libro della Natura, falsato dalle condizioni del progresso fin qui raggiunto e nobilitato e fornendo i principi di cui l’umano abbisogna per ciò che fu e mai più sarà, e non solo circa il Tempio pregato (rifondando una filosofia della Natura).




Quella piccola ‘cittadina’ la quale ha fornito i natali di alcuni illustri oltre il pretesto per James di talune considerazioni circa la Storia detta e di cui il nostro James sembra provare una ‘distaccata depressa bostoniana ereditata considerazione’, abdicata però, dai motivi propriamente psicologici di cui è capace la Natura quando attinge la propria pena non meno della penna nella genetica risorta, o per meglio dire, rifondata nei propri Elementi, che grazie a questi  hanno lasciato una vasta impronta esulando da tutte le false condizioni della Storia nel Tempo, il quale come sopra detto, lento scorre come un Fiume non più seminando ma scavando un profondo solco, volgendo lo sguardo su una diversa prospettiva della stessa Natura…




Lo storico come qualsiasi altro ‘soggetto-oggetto’ la cui funzione (non meno del destino) qual superiore compito ed incarico nel rendere il dovuto merito al Giudizio rappresentato. E di cui,  comporre ‘colori e tinte’ al ‘Quadro’ della Storia celebrata omaggiata (e conservata) con i dovuti solenni convenevoli.

In realtà, come anche la piccola ‘ecologa’ Greta ha intuito, là ove si tenta tal ‘difettevole’ opera esposta regna un solco ed una eterna ‘ciarlesca’ non men che ‘ciarliera’ sovrana politica. In quanto i personaggi, di ieri non meno di oggi, si adoperano per raggirare la Verità quanto il Diritto d’ognuno   negato pur predicando il contrario, in merito al ‘doblone’ affisso si consumano anche qual rinnegati e reietti divenendo parodia del teatro rappresentato al miglior ‘atto’ recitato…

Rinnegando, di conseguenza…, se stessi.

…Tale amletica teatralità spesso sfocia nel delirio altrettanto e magistralmente rappresentato come un ‘pulpito’ ove in realtà meditare l’intera Scena…