giuliano

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IL TOMO

martedì 31 dicembre 2019

LA GIRANDOLA DEI PAZZI (dedicata a Federica... una brava fotografa...) (2)





















Precedenti capitoli:

Composti da buone maniere (pre e post) natalizie (1)

















E finalmente (o miei diletti) a reti unificate il 'mondo a roverso' (del dotto pio maestro) (3)













Tacer non posso, se me l’ comandasse
Il mondo tutto, anzi il Silentio istesso
E scoppierei, se fuor non eshalasse
Un strano humor, qual ho nel capo impresso,
E se con ragion viva non mostrasse
Ch’ogn’un che nasce al mondo è pazzo espresso
E ch’in pazzia colui ciascun preccede
Che più de gli altri saggio esser si crede.

[2]
Parmi la strana cosa in questo mondo
Ch’ogn’huomo sia soggetto a la pazzia,
E che  ’l cervello a tutti giri a tondo
E che vi sian de’ pazzi in ogni via,
Onde sol a pensarvi mi confondo,
E non posso quietar la fantasia,
Ché, vadi ove mi voglia fra la gente,
Ognun saggio si tien, ognun prudente.




[3]
Onde, vedendo quanto l’huom s’inganna
In questo pazzo e bestial humore,
Poi che, quanto esser savio più s’affanna,
Tanto più la pazzia dimostra fuore,
Per mostrar ch’anchor io son pazzo a canna
- Anzi forsi in tal genere il maggiore -
Fra me feci pensier di non più mai
Con saggi conversar, poco né assai.

[4]
E per veder se 'l mondo tutto a un modo
Fatt’ era, in un loco alto me n’andai,
E risguardando sopra il terren sodo
Qualche savio veder pur mi pensai,
Ma il mio parer fu vano, onde ne godo
Poi ch’io mi vidi haver compagni assai
Anzi, ch’in tutta la mondana piazza
Altro non rimirai che gente pazza.




[5]
In mezo un amplo e spatioso prato
Vidi una pianta di tanta grandezza
Che co’ i rami occupava da ogni lato
Un miglio o poco manco di larghezza
Sotto la qual, tosto che l’huomo è nato,
Va a trattenersi con somma dolcezza,
Sia di che grado o sesso esser si voglia,
Forza è ch’ivi ognun corra, ognun s’accoglia.

[6]
Al dipartir da quella nobil pianta
Che fan le genti poi di mano in mano,
A la qual di non gir nessun si vanta,
Ciascun si parte col suo ramo in mano:
Chi ne tira giù un bronco, chi ne schianta
Un altro, e chi le frondi agguaglia al piano;
Altri, pensando trarne maggior frutto,
Abbracciano col tronco l’arbor tutto.




[7]
Quest’è l’arbor del mondo universale,
Ov’ognun corre a prendere il suo ramo,
Né dirò sol ci venghi il tale e 'l quale,
Ma tutto il mondo, sin dal padre Adamo,
E ciò vien da un instinto naturale
Ché tutti un ramo di pazzia teniamo,
E, secondo ch’un l’arbor più disfronda,
Tanto più in quel pazzia cresce et abbonda.

[8]
Poi, rivolgendo gli occhi in altra parte,
Altro non rimirai che far pazzie,
E contemplando il mondo a parte a parte
Tutto pien di caprici e fantasie
Lo ritrovai, e la Natura e l’Arte
Mille strane chimere e bizarrie
Ne la testa produce a questo e quello,
Di varii humori empiendogli il cervello.




[9]
Vidi tal casa venticinque volte
Venduta, et altro tanto ricomprata,
E tratti a terra i portici e le volte,
Cento volte rifatta e fabricata,
Le riche sale in stalle esser rivolte
Quindi serrar, e colà far l’entrata
Poi ritrovarla a l’ordine di pria
Né mai haver patron che fermo sia.

[10]
Vidi tal, che fu già lieto e felice,
Al fondo de la ruota esser cascato,
E tal, che fu già tristo ed infelice,
Esser asceso a glorioso stato,
E dove il lauro e 'l pino havean radice
Il salce vile e 'l pioppo esser piantato,
E i chiari rivi e i limpidi christalli
Fatti pantani e puzzolenti valli.




[11]
Al fin vidi ogni cosa ritornato
Quasi può dirsi a l’ordine di prima
E 'l mondo sottosopra rivoltato
Ben mille volte dal piede a la cima,
Onde, havendo a minuto contemplato
Il tutto, ritornai ne la parte ima
Tutto confuso, poi ch’in tanti e tanti
Non vidi un sol che saggio esser si vanti.

[12]
Così d’una in un’altra fantasia
Entrando, non trovavo al mondo pace,
Ed ero entrato in tal malinconia
Che d’huom esser pareami una fornace:
Ogni persona ch’io vedea per via
Mi rassembrava una fiera rapace,
Né mi potea fermar, né caminavo,
Ma come moscha senza capo andavo.




[13]
E, come havessi d’archi e di pallestre
Il petto pien, trovar non potèa loco,
Pareami la mia casa un monte alpestre
Et ogn’affanno mi pareva un gioco.
Credei più volte un animal silvestre
Esser, poi m’accorgevo a poco a poco
Ch’io ero un huomo di giuditio privo,
Non morto in tutto, ma non troppo vivo.

[14]
Parea ch’ogn’un corresse per le strade
E m’abbaiasser dietro tutti i cani,
Hor ch’io havessi nel petto mille spade
Hor che 'l bargel m’havesse ne le mani,
Caduto erami a noia la cittade
Né potea praticar fuor tra villani,
Più volte dubitai che 'l ciel calasse
O che la terra sotto mi mancasse.




[15]
Hebbi timor più volte che nel mare
Mentre va a carreggiar le parti basse
Febo una notte s’havesse anegare,
E mai più questa sfera non girasse,
E s’io sentivo piovere o tonare
Temei che qualche nube si spezzasse,
O Giove fesse a noi con forza integra
Come già fece a i fier giganti in Phlegra.

[16]
Molte volte mi venne fantasia
Lasciar il mondo et ogni suo confino,
Poi in un tratto quella passò via
E volea doventare un tamburino
Ma poco mi durò tal frenesia
Ch’io mi disposi d’esser indovino
Hor musico, hor poeta, et hor pedante,
Hor medico, hor pitor, hor negromante.




[17]
Essendo al fin volubil di cervello,
E più che 'l vento instabil de la mente,
Non mi piacendo far questo né quello
Ogni mia voglia se n’andò in niente
E, conoscendo questo mio flaggello
Proceder dal girar ch’io fo sovente,
Per isfocar alquanto il mio martire
La lingua sciolsi e così presi a dire:

[18]
“O misera, volgar e cieca gente,
Non vedi ch’ogni cosa a torno gira?
Girano gli anni via velocemente
Col Tempo, ch’ogni cosa al fondo tira,
Gira il sol e la luna parimente,
Giran le stelle tutte a chi le mira,
E di continuo attorno 'l firmamento
Girano l’acqua, l’aria, il foco e 'l vento.




[19]
Girano i carri, carretti e molini,
Giran le botti, i bronzi e le caldare,
Le bigoncie, i boccai, piatti e catini,
Le pentole, i coperchi e l’ingristare,
Giran le burse, girano i quattrini,
Giran gli uccelli in aria nel volare,
Son fatti in giro i scudi e le scodelle
Le ruole, i testi, i tondi e le patelle.

[20]
Girano i pozzi, i secchi e le girelle,
Le palle, le candele e i candelieri,
Le cathene, botton, perle et anelle,
Le corone, barrette ed i taglieri,
In giro fatte son le mortatelle
I barili, i bottazzi et i bicchieri,
L’isole e 'l mare, e quanto più remiro
Ritrovo ch’ogni cosa è fatta in giro.




[21]
Però non de’ maravigliarsi alcuno,
S’io ruoto, s’io vò in volta, s’io m’agiro
Se 'l mio cervello a l’aer chiaro e al bruno
Macina e vola, poi ch’io scorgo e miro
Volgersi tutti i cieli a uno a uno
E ogni creata cosa fatta in giro,
E se i corpi maggior han tal soggetto,
Cadono i minori anche in tal diffetto.

[22]
A tal ch’io scorgo, e non è maraviglia,
Ch’ognun è della pasta che son io,
E veggio ogn’huomo, donna e ogni famiglia
Soggetta a questa pianta, al parer mio:
Chi grida, piange, fugge, chi bisbiglia,
Chi bestemia tal’hor, chi chiama Dio,
Chi ride, canta, gioca, balla e suona
Chi compra e vende, e chi barratta e dona.




[23]
Chi corre, chi si spoglia, chi si veste,
Chi burratta, ch’impasta, chi fa pane,
Chi getta via, chi fa banchetti e feste,
Chi suona manacordi, chi campane,
Chi accorda, chi discorda, chi riveste,
Chi parla con ruffian, chi con putane,
Chi siede, chi va piano e chi camina
Chi fabrica, chi aconcia e chi ruina.

[24]
Chi brava, chi la taglia, chi è poltrone,
Chi combatte, chi medica, chi amazza
Chi è servo, chi fattore, chi patrone,
Chi stenta sempre, chi tranguggia e sguazza,
Chi in spalla prende l’ scoppio, ch’il bordone,
Chi sospira sovente, chi solazza,
Chi grida con la moglie e se ne duole,
Chi non si cura, facci quel che vuole.




[25]
Chi cade ne la strada per la fame,
Chi per troppo mangiar vomita il core,
Chi è scelerato, perfido et infame,
Chi segue la vergogna, chi l’honore,
Chi dorme in letti d’or, chi sul lettame,
Chi segue la militia, chi l’amore,
Chi va a pie’, chi a cavallo e chi in lettica
Chi suda e stenta e chi non vuol fatica.

[26]
Chi è guercio, storpiato, chi diritto,
Chi gobbo, chi fantastico, chi zoppo,
Chi fa del ben, chi commette un delitto,
Chi di portante va, chi di galoppo,
Chi va, chi vien, chi salta e chi sta fitto,
Chi del poco si duole, e chi del troppo,
Chi navica, chi nuota, uccella e pesca,
Chi vive in pace, e chi sta sempre in tresca.





[27]
Chi chiacchiera, chi ciancia, chi cicala,
Chi biasima, chi morde, chi berteggia,
Chi danza nel cortil, chi ne la sala,
Chi sta pensoso ogn’hor, chi buffoneggia,
Chi stretto tien, chi del dinar fa pala,
Chi dice baie e frasche, e chi motteggia,
Chi semina, chi coglie, e chi s’adira
Chi suona di liuto e chi di lira.

[28]
Ch’incagnato, chi lieto, chi fernetico,
Chi insaciabil, chi stolto, chi lunatico,
Chi turco, chi maran, chi marzo heretico,
Chi piacevol, chi dolce, chi gramatico,
Chi segue in tutto l’ stil peripatetico,
Chi vuol esser scoltor, chi mathematico,
Chi piace flauti udir, chi trombe o naccare,
Chi spende e gioca, e mai non paga zaccare.





[29]
Havendo finalmente a pien veduto
Tanta instabilità fra le persone,
E chiaramente havendo conosciuto
Ch’ognun si volge e gira a ogni stagione,
Non posso a questa volta restar muto,
Ma sfocar mi convien tal passione
Ad alta voce, poi ch’in ogni lato
Ogni cosa tramuta habito e stato.

[30]
Oh quanti son ne le cittadi, o quanti
Ribaldi, e scelerati favoriti!
Quanti huomini da ben vivono in pianti
Oh quanti accarezzati parasiti,
Quanti buffoni stanno in festa e in canto,
Quanti buoni scacciati et abhorriti,
Quanti giotti e gnattonici honorati.
Oh, quanti virtuosi disprezzati!





[31]
Oh quanti dotti se ne vanno a male,
Quante lingue malvagie son prezzate,
Quante donne da ben ne l’hospitale,
Quant’empie meretrici son amate,
Quanti ruffian su e giù per varie scale,
Portan sonetti, lettere e ambasciate,
Quanti gaglioffi portan oro intorno
Quanti prudenti con vergogna e scorno?

[32]
Quanti mormoratori accarezzati,
Quanti fedeli in odio al lor patrone,
Quanti riportator sono abbracciati,
Quanti poltroni in gratia a le persone,
Quanti semplici e giusti discacciati,
Quanti ignoranti in gran riputatione,
Quanti servi maligni e fraudolenti,
Quanti signori ingrati e sconoscenti?





[33]
Quanti villani son fatti signori,
Quanti montanari aciviliti,
Quante scritture di procuratori,
Quanti gridi di quei che seguon liti,
Quanti cervelli pazzi, quanti humori
Quanti poveri son, quanti falliti?
Quanti giudici ingiusti, quante spie
Oh, quante falsità, quante bugie.

[34]
Oh quanti amici finti e lime sorde,
Quanti lacci intricati e vie dubbiose,
Quanti lupi rapaci e gole ingorde,
Quante fosse coperte e reti ascose,
Quanta invidia che i cor lacera e morde,
Quanti dirupi e vie precipitose,
Quanti tribboli acuti e dure spine,
Quante infelicità, quante ruine!





[35]
Oh quanti intrichi, e quanta confusione,
Si trovan hoggi dì sopra la terra?
E di tanti travagli è sol cagione
La stupenda pazzia ch'in noi si serra,
E tutti siam di tal proffessione
E chi crede esser savio, sogna ed erra,
Perché chiaro si vede in detto e in fatti
Che questo mondo è una gabbia di matti.

[36]
Ma volete veder in generale
Questa nostra chiarissima pazzia?
Mirate al tempo de lo Carnevale,
Quanti pazzi si vedon per la via,
Con vestimenti fuor del naturale
Ove ognun mostra la sua frenesia
Tagli, ritagli, ricami e colori
Giupponi e calcie, e mille strani humori.





[37]
Cappe, cappotti, giubbe e gabbanelle,
Saltimbanchi, saion, guanti e colletti,
Barrette con medaglie e con cordelle,
Scarpe, stivai, cinture e capelletti,
Volti dipinti, maschere e rotelle,
Busti lunghi, bizarri e corti e stretti,
Camicie alte e sgolate, e pancie e gole
Come l'alma pazzia comanda e vuole.

[38]
Ma per dir le pazzie di tutti quanti
Voglio al particolar venir un poco:
Non son (ditemi voi) pazzi gli amanti,
Che non posano mai né trovan loco,
Passa, volta e rivolta, indietro e inanti
E spesse volte, dopo tanto foco
Altro non han che rabbia e gelosia?
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[39]
Non son pazzi i poeti a tutte l'hore?
Che quando gonfi son di quel veleno
Sputano rime piene di furore
E strane inventioni han sempre in seno,
Hora cantano d'arme, hora d'amore
E sempre han di chimere il cervel pieno,
Perdono il tempo e stentan tutta via.
Mirate voi se questa è gran pazzia.

[40]
Non son pazzi i scolari? I quali vanno
A le parti lontane a studiare
E in vece d'imparar, altro non fanno
Che starsi con le femine e a giocare,
E vendon spesse volte i libri c'hanno
E, standosi a godere e trionfare,
Tornano a casa più goffi di pria.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[41]
Non son pazzi i dottori? Che la casa
Di litiganti han piena, e d'avocati
E per diffender questa e quella rasa
Stanno su i libri lor sempre afocati?
E per empir d'argento e d'or le vasa
Di procure, instromenti e di lassati
Gli vien rotta la testa tutta via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[42]
Non son fuora di sé i procuratori?
Quai, per succhiar il sangue a le persone
Stan sempre sul cridar e far rumori,
Dando assai volte il torto a chi ha ragione.
Non son pazzi gli giudici e auditori?
Quai, vinti dal metal che 'l sol compone
La figliuola d'Astreo cacciano via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[43]
Non son pazzi anche i medici? Li quali
Mai sempre con gli infermi fan soggiorno,
E van di qua, di là cercando i mali
Stando sovente a orine e sterchi intorno,
A bolle, croste, cure e serviciali
E, vadan dove voglian, notte e giorno
Parlan di febri e flussi tutta via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[44]
Non son pazzi gli astrologhi spacciati?
Che saper voglion quel ch'in ciel si serra
E quel che fan le stelle in tutti i lati,
Né a pena san quel che si fa giù in terra.
Non son fuora di sé tutti i soldati,
Che con tanto furor vanno a la guerra,
In preda a i scoppi ed a l'artiglieria?
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[45]
Non sono pazzi i loici da legare?
Che con le lor fallancie fan parere
Nel cinque il nove, e voglion sostentare
Che false tutte son le cose vere.
Non occor de' filosofi parlare,
Che giorno e notte studian per sapere
La materia ch'in capo han tutta via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[46]
Non son stolti i gramatici, che sempre
Su l'ethimologia, sul disputare
Se ne stanno, e seguendo simil tempre
Sempre il contrario voglion sostentare?
Convien che pur pensando il cor si stempre
De gli oratori, che con bel parlare
Spogliano il vero e copron la bugia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[47]
Non son pazzi i geometri? E senza sale,
Che con tondi, compassi e forme quadre
Vogliono del cielo misurar le scale
E giù, dov'ha Pluton sue tristi squadre,
E saper (tanto la pazzia gli assale)
Il giro tutto de l'antica Madre,
E quanto longo e largo il mondo sia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[48]
Non son senza cervello i mercatanti?
Che van solcando il mar da l'Indo al Mauro,
Sprezzando i beni e gli agi tutti quanti
Per adunar insieme argento et auro;
Poi, ritornando richi di contanti
Fortuna in mar gli assalta, e per ristauro
Gli tôl la vita e la lor mercanzia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[49]
Non son pazzi gli avari a tutto andare?
Che la conscienza pongono in oblio
E atendon di continuo a cumulare,
Non pensando al lor fin acerbo e rio,
Ché la Morte gli vien a ritrovare,
Né dir gli giova “O caro tesor mio”,
Ch'altri se l' gode, gioca e getta via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[50]
Non son pazzi color che spendon tanto
In fabricar altissimi palagi?
Come se certi fusser viver quanto
Il mondo dura, in le richezze e in gli agi?
Che nel più bel gli vien la Morte a canto
Onde al fin poi con pene e con disagi
Mutano albergo, e l'oro han tratto via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[51]
Non è pazzo chi tien la concubina
E fa patir la moglie et i figliuoli?
Non è pazzo chi robba et assassina?
Non son pazzi i ribaldi e i marioli?
Che la galea, la forca, e la berlina
Nel fin gli porge poi affanni e duoli,
E in man del boia il suo malfar gl' invia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[52]
Non sono pazzi i musici, che stanno
Sempre a spiccarsi il senno et il cervello
Et hor napolitane, hor note fanno
Per dar diletto e spasso a questo e quello?
E se tal hor per far servicio vanno,
Gl'ingrato, senza por mano al borsello
Gli dona un “Gran mercè, per cortesia”.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[53]
Non son pazzi color che prendon moglie,
E fan cento dissegni su la dote?
Poi crescono in figliuoi, crescon le doglie,
Onde s'impegna e vende ciò che puote;
Gridan per casa spesso, e si raccoglie
Il vicinato a udirgli, e chi percuote
La consorte, chi i figli, e poi va via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[54]
Non son balordi e pazzi i cortigiani?
Che lascian le lor case ove stan bene
E se ne vanno a stentar come cani
Per quelle corti di miseria piene,
E con speranze incerte e pensier vani
Stolti stanno aspettar chi mai non viene,
Onde il servir tran spesso e 'l tempo via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[55]
Non son pazzi color, fuor di misura,
Che, spinti dal desir d'un vano honore,
Entran dentro un steccato con bravura,
A passarsi con l'armi il petto e 'l core?
Muoion dannati, e giù ne l'aria scura
Van le lor alme a l'infernal calore,
Né vi è ch'aiuto né favor gli dia,
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[56]
Non son bestie tutte le putane?
Che si lascian goder a questo e quello
E sempre con bertoni e con ruffiane
Stanno, mentre hanno il viso adorno e bello;
Poi, quando vecchie, putride e mal sane
Son divenute, per più suo flaggello
Muoion ne l'hospitale, o s'una via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[57]
Non son pazze le femine che fanno
Tante misture da lisciarsi il viso
E tanto sotto e sopra se ne danno
Ch'angioi paion talhor del Paradiso?
Gionge la sera, a letto se ne vanno,
Quando si levan poi, oimè che riso:
Ch'un diavol proprio par ch'ognuna sia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[58]
Non è savio quel pazzo che non pensa
Se non a quel che 'l natural l'invita?
Né sente dispiacer né doglia immensa,
Anzi sempr'ha nel cor gioia infinita.
Non è pazzo quel savio che dispensa
Fra studi e libri tutta la sua vita
E non pensa il suo fin qual esser sia?
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[59]
Non son i gentilhuomin' pazzi anchora
A tener servi, donzelle e massare?
Qual tutti d'union cercan d'ogn'hora
In mille modi i patroni usurpare:
Graffignano per casa e portan fuora
E mai altro non fan che mormorare,
Mangiando il suo gli biasman tutta via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[60]
Non son pazzi e ignoranti i servitori,
A non andar più tosto a lavorare
Che ridursi al servitio de' signori
I quai mai non si posson contentare?
E se cent'anni havesser con amore
Servito, un sol error c'habbino a fare
Gli scaccian, con obbrobrio e villania.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[61]
Non son arcistoltissimi i villani
Che mai dan suo dovere a' lor patroni?
Onde per tai delitti iniqui e strani
Sono soggetti a varie passioni,
Che di banditi o sbirri ne le mani
Si trovan sempre involti, e ne i bastoni,
E chi l'argento e l'or gli porta via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[62]
Non è matto, bismatto, arcimattissimo
E 'n tutto ignorantissimo e risibile
Colui che cerca far l'appontatissimo
Sopra l'opere altrui e 'l correggibile?
Che s'egli, che si tiene arcidottissimo,
Fosse a farn' una anchor ch'inteliggibile
Si tenghi, forsi in asso restaria.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[63]
Ma che dic' io? Non si conosce espresso
Che tutti sian macchiati d'una pece
E ognun sia di che voglia grado o sesso,
È pazzo, e nuovamente dir mi lece
Che chi si tien haver più scientia appresso
È più stolto degli altri, a tal ch'in vece
D'esser savio, raddoppia la follia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[64]
Questa fu causa già che fortemente
A occhi caldi Herachlito piangèa
Per le pazzie ch'a la mondana gente
Commetter a suoi tempi anch'ei vedèa.
Democrito, filosofo eccelente
Si spense i lumi, sì gli parve rea
Mirar ne li homin tanta frenesia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[65]
Né vi dirò che sol a quest'etade
Si sian fatte pazzie, ma sempre mai
Vi son stati de' pazzi in quantitade,
E ve ne saran sempre, et pur assai,
Adesso ne son piene le cittade
I castelli e le ville, e dove i rai
Phebo dispiega, in ogni loco e via.
Mirate voi se questa è gran pazzia.

[66]
Ahi folle, non m'accorgo che scrivendo
Le pazzie d'altri, i' son un pazzo espresso,
E quanto più mi vado rivedendo,
Miser, son il di lei ritratto istesso.
Goffo ch'io son, come mi vò perdendo,
In quel che non m'importa, e veggo adesso
Ch'io vò ciarlando e pur tacer dovrìa.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[67]
Ma non posso tacer, che pur vo' dire
Le mie pazzie de l'altre più famose,
Le qual sforzato son sempre seguire,
Se ben conosco che mi son dannose,
Ma per voler con la più parte gire
Non vo' tener le voglie in ciò ritrose,
E non vo' far il savio, e ch'io non sia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[68]
Son pazzo, primamente perché veggio
Espressamente che, s'io seguo Apollo,
Ogn'hora me n'andrò di male in peggio
E d'aria e vento restarò sattollo,
E l'hospital m'aspetta, i' me n'aveggio,
Né fugir posso, e pur, misero, sòllo,
Ma non posso lasciar tal frenesia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[69]
Son pazzo, ché, per dare altrui piacere,
Dispenso il mio cervello in cose vane,
E l' tempo se ne fugge a più potere
E la mia gioventù secca rimane,
E dove più tal volta spero havere,
Resto ingannato qual d'Esopo il cane,
E pur sto saldo nel pensier di pria
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[70]
Son pazzo, ch'ingegnar io mi dovrei
Di trovar qualche strada da guadagno
E porre in essa tutti i pensier miei
Per non haver bisogno del compagno,
Ché più contento e lieto ne starei,
E non mi lagnerìa di cui mi lagno,
Ma son rissolvo mai la fantasia,
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[71]
Son pazzo ché per far altrui servicio
Corro a la prima dove son chiamato,
Lasciando chi mi ha fatto beneficio,
E poi ritrovo l'altro tanto ingrato
Ch' anchora che gli piaccia il mio capricio
Senza aprir bursa né mostrarsi grato
Con un “Bacio la man” mi manda via.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[72]
Son pazzo ché quand'un me n'ha fatt'una,
Torno di nuovo, s'ei mi chiama o vuole,
Poi getto il tempo indarno, e la Fortuna
Minaccio con asprissime parole,
E del vento, de l'aria e de la luna
De le stelle, del mar, del ciel, del sole
Mi doglio, e so che pur la colpa è mia.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.





[73]
Son pazzo a voler far anch'io 'l poeta,
E non saper a pena s'io son vivo,
Ch'anchor ch'a ciò m'inviti il mio pianeta
Pur del libero arbitrio non son privo.
E posso farlo, e non v'è chi me l’ vieta,
Ma par che morto sia, quando non scrivo
Qualche capriccio o strana bizzarria.
Mirate voi, se questa è gran pazzia.

[74]
Son pazzo, poi, in tanti modi e tanti
Che per un mese havrei e più che dire.
Basta, noi siamo pazzi tutti quanti
E saremo così fin al morire,
Né sia chi d'esser savio hoggi si vanti,
Ma pazzo sì, a chi non vuol mentire,
Che non è al mondo più gran compagnia.
Quanto quell'hoggi dì de la pazzia.





[75]
Ma se Fortuna d'ogni pazzo ha cura,
Spero anche un giorno ne farà contenti.
Stiamo pur in cervel, né habbiam paura
E siamo in seguir lei ogn'hora intenti,
La qual un dì ne ponerà in altura
E fuor ne caverà di tanti stenti,
Che forz'è che seguendola d'ogn'hora
De' suoi amici si ricorda anchora.

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E tu, Pazzia, che col tuo grand'impero
La terra abbracci, e ogni città possedi,
Et hai d'ogni mortal dominio intiero,
Et a null'altra di grandezza cedi,
Guida, ti prego, il nostro bel pensiero
Che sempre tuoi saremo, e se no l' credi
Fanne la prova, che d'ogn'hor vedrai
Chi nasce pazzo non guarisce mai.

Il fine.

(G.C.C.)