giuliano

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IL TOMO

giovedì 15 agosto 2019

I NOMADI (15)













































Precedenti capitoli:

L'ultimo sceriffo al polo (14)

Prosegue con...















Casy il Predicatore (dedicato a W.G.) (16) &



















La testa d'albero (17)













Salve!

Mi ha chiamato il ‘produttore’ per documentare l’orrore, in questa remota Regione, ora solo depressa Regione per cause ‘interne’, in cui il Governatore ancorato…

Per ‘interne’ Ragioni di Stato…

Qui in tal luogo posso in tempo reale, qual inviato speciale di Innominati, rendere di pubblico dominio l’orrore nelle alte valle bergamasche.

Ad aggiungersi al dramma, la precoce scomparsa d’un più che noto cicloturista, dopo un ‘bagnetto’ non del tutto digerito con l’amico idraulico giù al nord di ben altro confino…




Dicevo, nel campo ove dimoro, l’orrore il costante depresso orrore va’ narrato per queste desolate lande e valli bergamasche, ove rifugiati esiliati esalano l’ultimo disperato rotto dopo l’ennesima bottiglia giusto per affogare la desolata disperazione del proprio ed universale Governatore alla poltrona assiso in procinto di fare del Campo esempio universalmente riconosciuto qual esiliato ricovero per tutti i nomadi di questa omerica terra….




Mamme e bambini, viaggiatori e rappresentanti di commercio uniti, venditori di muri edili riuniti in bagnetti e future cooperative, muratori disoccupati chiamare fratelli oltre’alpe per l’abbraccio e un misero tozzo di pane, ex graduati ex gladiatori ex celebrolesi di guerra con solo la penna neppure il cappello rimembrare l’antica caccia, biondi fanciulli in preda alla costante morsa della fame urlare ed imprecare e bestemmiare la Madonna, cacciatori e pescatori in cerca dell’ultima preda giusto per saziare il cancro di ugual inappagato appetito, bianchi color latte piangere al bancone alla briosce preferita giacché gli è stata promessa solo quella, poppanti e lattanti deambulare senza tempo e confino in frasi suggerite dall’appetito di qualcuno, raccoglitori di frutta scondita pagata pochi centesimi alla libbra e casetta: il nero raccoglie consenso, giovani ed anziani bivaccare fuori dal bar preferito e cacare il breve suggerito comizio non più armistizio, il Governatore vilipeso giacché non regna il giusto alcolico consenso, direttici da campo future Kapò annunziare depressa depressione braccata e suggerita nell’ultimo digitale modello da campo, giovani ubriachi tentano di scavalcare la staccionata e confino fino al bagnetto del vicino, gli edili disoccupati riuniti in fila al passo dell’oca vicino alla loggia sperare in miglior campo quando lui… l’Innominato sarà Governatore di Stato…




Tutti uniti dal motto contro un solo (un solo nemico) e ogni Dio!





In questa stagione dell’anno, quando nelle vaste coltivazioni della California arriva il momento del raccolto – grappoli d’uva rigonfi, prugne, mele e lattuga e il cotone che matura in fretta – le nostre strade pullulano di lavoratori migranti, un gruppo di raccoglitori nomadi, colpiti dalla povertà e spinti dalla fame e dallo spettro della fame a vagare di campo in campo, di raccolto in raccolto, su e giù per lo stato, inoltrandosi un bel po’ nell’Oregon e per un breve tratto nello stato di Washington.




Ma è la California a ospitare e a richiedere la maggior parte dei nuovi nomadi.

In questi articoli verrà effettuato uno studio sintetico di questi vagabondi.

Ci sono almeno 150000 migranti senzatetto che percorrono lo stato in lungo e in largo, e si tratta di un esercito abbastanza numeroso da meritare l’attenzione di ogni abitante della California.




Il viaggiatore di passaggio a cui capita di assistere agli spostamenti dei migranti sulle strade principali, li trova misteriosi, perché d’improvviso le carreggiate si riempiono di bagnarole scoperte cariche di bambini e di biancheria sudicia, di utensili da cucina anneriti dal fuoco.

I carri merci e i vagoni aperti che avanzano sui binari sono carichi di uomini. E poi, altrettanto d’improvviso, questa gente scompare dalle strade principali.

Nelle vie secondarie e lungo i fiumi vicini, dove c’è poco passaggio, sono sorti gli accampamenti squallidi e sporchi dei vagabondi, e i frutteti si riempiono di raccoglitori, tagliatori ed essiccatori.  




La peculiarità dell’agricoltura californiana richiede la presenza di questi migranti e li obbliga a spostarsi. Pesche e uva, luppolo e cotone non possono essere raccolti da braccianti stanziali. Per esempio, un grande pescheto che durante tutto l’anno richiede il lavoro di venti uomini, ne richiederà ben duemila per il breve periodo della raccolta e del confezionamento.

E se la migrazione di questi duemila non avviene, se dev’essere rimandata anche solo di una settimana, il raccolto marcirà e andrà perduto.




Pertanto, troviamo strano l’atteggiamento che viene tenuto in California nei confronti della categoria che fa funzionare la nostra agricoltura. I migranti sono necessari, e sono odiati.

Quando arrivano in una regione, incontrano l’avversione che i residenti dispensano da sempre al forestiero, all’estraneo.

L’odio per lo straniero è presente lungo tutta la storia umana, dai villaggi primitivi fino al nostro sistema agricolo industriale altamente organizzato.




I migranti sono odiati per diversi motivi: sono persone sporche e ignoranti, portano malattie, richiedono una maggiore presenza delle forze dell’ordine, fanno aumentare le tasse per l’istruzione scolastica all’interno di una comunità e, se gli viene consentito di organizzarsi, possono mandare a monte le colture stagionali semplicemente rifiutandosi di lavorare.

Non vengono mai accolti in una comunità o nella vita comunitaria.

Vagabondi di fatto, non è mai concesso loro di sentirsi a casa dove sono richiesti i loro servizi.




Vediamo ora che tipo di persone sono, da dove vengono e quali sono le rotte dei loro vagabondaggi.

In passato appartenevano a razze diverse, erano incoraggiati a venire in California e spesso introdotti come manodopera a buon mercato; erano tutti stranieri, e per questo venivano ostracizzati, segregati e ammassati come bestie. Se solo provavano a organizzarsi, venivano rimpatriati o arrestati, e non avendo dei rappresentanti nessuno prestava attenzione ai loro problemi.




Negli ultimi anni, però, i migranti stranieri hanno iniziato a organizzarsi, e dopo questo campanello d’allarme in molti sono stati rimpatriati, perché si era formato un nuovo bacino dal quale ricavare una gran quantità di manodopera a basso costo.

Nel Midwest la siccità ha spinto le popolazioni rurali dell’Oklahoma, del Nebraska e di intere zone del Kansas e del Texas a migrare verso ovest.

Le loro terre sono devastate e non potranno tornarvi mai più.

A migliaia stanno attraversando le frontiere a bordo di auto vecchie e sgangherate, sono bisognosi, affamati e senza una casa, pronti ad accettare una paga qualunque pur di mangiare e nutrire i propri figli.




E questa è una novità per la manodopera migrante, perché in genere i lavoratori stranieri venivano introdotti senza i loro figli e senza nulla di ciò che rimaneva della loro vecchia vita.

Di solito arrivano in California dopo aver speso tutti i soldi per il viaggio, al punto di vendere, durante il tragitto, coperte, utensili e i loro attrezzi da quattro soldi per comprare la benzina.

Arrivano frastornati e abbattuti, in genere mezzi morti di fame, e hanno una sola necessità da soddisfare immediatamente, quella di trovare un lavoro con una paga qualunque per dare da mangiare alla famiglia. E in California c’è un solo settore che li possa assorbire.

….Non avendo diritto ai sussidi, sono costretti a diventare braccianti nomadi…

(J. Stenbeck, Nomadi)












domenica 11 agosto 2019

IL BUIO OLTRE LA SIEPE (11)








































Precedenti capitoli:

Camminare (10/1)

Prosegue nell'...

...Idiocracy (12) &






















Qualcuno taluno.. o tutti? ovvero il buio oltre la siepe (seconda parte) (13)


& Da non perdere in Prima Visione Mondiale:

















L'Ultimo sceriffo al Polo! (14)













In questi giorni, mio caro amico in cui ti scrivo, mi viene in mente quel libro di cui allego taluni rimandi e relativi passaggi, circa l’esperienza assurda di colui che si era voluto calare in una determinata realtà narrandola come una verità d’un ‘quadro’ dalle tinte surreali patetiche ma bensì ben radicate, con tutti i personaggi che l’affollano popolano e caratterialmente ripropongono, convinti, tra l’altro, di operare ‘nel e per’ il bene sociale.




…Dalla vera società o meglio Natura non del tutto estinta e difesa da un uomo ora cane, poi Lupo dall’intero villaggio braccato, come l’èvo antico insegna, per maggior esattezza, l’Uomo Lupo ancora non ‘reo confesso’ per codesto improprio nuovo ‘caso clinico’, in cui, s’attende ospite teutonico per il dovuto ‘martello delle streghe’, quella antica disciplina mista a Diritto e condita nell’apparente Dottrina di poter perseguitare e torturare legittimamente ed a ‘libero piacimento’ il prossimo con futura ‘calunnia’ nella contestuale verità pubblica…celebrata…

Il Bernardo Gui da cui lo spunto ogni tanto appare!




Non certo un campo di concentramento ben visibile in quanto espone l’insegna di rilassato riposo ove esiste, apparentemente, rispetto e decoro, dignità e diritto.

In Verità e per il vero talune realtà convivono e prosperano, e vederle per meglio narrarle per quali sono, officiano la Memoria rimembrando tempi che pensavano trascorsi, ma in taluni luoghi ben arroccate intorno a talune dialettiche le quali fanno impallidire qualsiasi giovane o anziano con un minimo di propensione e rispetto alla Morale…

Così apparecchiata!




Cresce la stupidità condita e protetta di poter calunniare a libero piacimento l’insana democrazia, il libero pensiero, la poesia, la cultura del libro, l’Intelletto e l’Idea diversa dal canale preferito ove il futuro despota accompagnato dal barbaro di turno indica al popolo, fiero popolo assiso in meditato riposo, la via da seguire da ognuno.

Indicandola con la bava alla bocca qual vero cane (e mai sia detto Gran Can d’una diversa Selva…) con urgenze e accenti da vecchio mastino ( o suprematismo) bianco, sottintendendo tacita, permessa e concessa, di poter ‘legalmente’ delegittimare ogni verità contraria all’osso del mastino; ed inoltre come rimembro, nella realtà trasposta all’opera letteraria che pensavamo dimenticata, perseguitare l’altrui Ragione oltre il colore della pelle non meno della matita non gradita al ‘disturbato’ visore canale preferito… del malcapitato di turno…




Così amaramente scopro che ciò che pensavamo albergare solo in determinati luoghi passati ma ben presenti della Storia, demente Storia, in realtà prolifera al porto della nuova cultura del barbaro votato all’ordine e alla disciplina.

E come colui che scrisse un libro su una determinata realtà e non solo setta - futura lega e movimento -, la quale, a mio modesto parere dimora ben ramificata e ancorata ad una altrettanta orrenda (ir)realtà politica, vive e prolifera oltre che nella calunnia anche nella pretesa dell’ordine e disciplina.




Ho scritto ciò motivato da futili pretesti con cui additato o meglio azzannato e perseguitato in nome d’un cane furioso l’altrui Pensiero ad una baracca recluso, e oltremodo, perseguitato con pretesti e motivi al ‘buio oltre la siepe’ in cui mi nascondo…

Dacché ne deduciamo che mai sia detta o giurata la luce di ben altra Verità dispensata!

…Giacché presenti con le loro piccole infamie nascoste e ben celate dietro alla siepe, congiunte nella motivata disciplina nascondere le ferite maculate d’una antica sbronza, come il Klan insegna all’araldo del capo di turno aspettando di motivare la falsa legge e l’ordine che l’accompagna e testimonia nella relativa calunnia…

Questo il destino della futura Italia!

Questo il cancro!




…Questo il morbo che marcia il quale va narrato per ciò che odiernamente offre e comprende nei vasti serbatoi di intolleranza ove impera la più oscura ignoranza celata dietro la siepe d’ognuno nell’apparente ordine e dimora, avanzare qual barbaro cane furioso della Storia…

…Mi è capitato di transitare per cotal luoghi nell’apparente camuffata adunata in campeggio trascritta e in motto di futuro campo (di ben altro concentramento) per i malcapitati promesso…




…E mi è capitato anche e solo una volta di dovervi passeggiare, o meglio, per mia e non certo altrui disgrazia, transitare…, giacché non di mia abitudine raccogliermi in tali raggruppate demenze, e alla bianca bambina caduta a cento passi dal mio cammino nell’altrui sbronzo delirio, accompagnare l’urlo alla vista d’un Lupo, sono seguiti altri che hanno lamentato un uomo-Lupo transitato ed avvistato, un po’ ciò che avveniva nei secoli di Memoria che pensavamo estinta.

…L’anziana bambina inciampata nelle proprie altrui celate e ben note caratteriale adunate ed ammucchiate in incrociata antica discendenza dietro ad una siepe, tutte celate e ben motivate nell’urlo dell’infante che caduta nell’urlo e non più calunnia gridato insulto rompere l’armonia - la difesa armonia - d’una collettiva silente calunnia… colorare il pastello o matita della nera Storia…

E qualcun altro aggiungersi al coro… 






‘Atticus, davvero la faccenda va così male?’

‘Non potrebbe andar peggio, Jack. L’unica cosa che abbiamo è la parola di un uomo di colore (a pastello) contro quella degli Ewell’.

‘Che intendi fare, allora?’.

‘Prima che tutto sia perduto, voglio scuotere un po’ la giuria. E penso che ci saranno discrete possibilità in appello. Spero e prego che Jem e Scout possano superare tutto questo senza amarezze, e senza buscarsi la solita malattia di Maycomb. Perché delle persone ragionevoli debbano diventare pazze furiose tutte le volte che viene a galla qualcosa che riguarda un negro (pastello) è una cosa che mi rifiuto di capire’...

‘Jean Louise!’.

Mi sentii rizzare i capelli. M’affacciai con la testa all’angolo del corridoio.

‘Signore?’.

‘Va’ a letto’.

Me la battei in camera mia, senza poter capire come Atticus si fosse accorto che stavo in ascolto. Solo molti anni dopo mi resi conto che aveva voluto farmi udire ogni singola parola di ciò che aveva detto.

Atticus non era un uomo forte; aveva quasi cinquant’anni: molto più anziano dei genitori dei nostri compagni di scuola. Quando Jem ed io gli chiedevamo come mai fosse così vecchio, diceva che aveva cominciato tardi. E, quel ch’è peggio, Atticus non faceva niente. Non guidava un carro delle immondezze, non era sceriffo, non faceva il contadino, non lavorava in un'autorimessa, né faceva nulla che potesse suscitare l’ammirazione di chicchessia.

Non giocava a poker, né pescava o beveva o fumava.

Sedeva nel soggiorno e leggeva.

Feci parlare Calpurnia sull’argomento.

‘Il signor Finch? Oh, sa fare un sacco di cose’.

‘Per esempio?’,

…insistei.

Calpurnia si grattò la testa.

‘Beh, non so di preciso’,

…rispose.

Atticus non andava mai nemmeno a caccia; diceva che i fucili non l’interessavano (men meno le persone che li abbracciavano). E quando, per Natale, ricevemmo i fucili ad aria compressa, lasciò allo zio Jack il compito di insegnarci a sparare.

Un giorno, disse a Jem:

‘Preferirei che sparaste ai barattoli di latta, nel giardinetto, ma so già che andrete a caccia di uccelli. Sparate pure a tutte le ghiandaie che vedete, se riuscite a colpirle, ma ricordatevi che è peccato uccidere gli uccelli come l’usignolo’.

Fu l’unica volta che lo sentii dire che era peccato fare qualcosa, perciò chiesi schiarimenti alla signorina Maudie.

‘Tuo padre ha ragione’,

…disse.

‘Gli usignoli non fanno nient’altro che donare musica agli uomini. Non divorano gli orti della gente, né fanno il nido nei covoni; non fanno altro che cantare per noi con tutta l’Anima. Ecco perché è peccato uccidere un usignolo’.

Un sabato, Jem ed io decidemmo di partire in esplorazione, coi nostri fucili, per vedere se trovavamo un coniglio o uno scoiattolo. Eravamo andati circa cinquecento metri oltre casa Radley, quando mi accorsi che Jem aguzzava gli occhi per vedere meglio qualcosa in fondo alla strada.

‘Cosa stai guardando?’.

‘Quel vecchio cane laggiù’,

…rispose.

‘Il vecchio Tim Johnson’.

Tim Johnson apparteneva al signor Harry Johnson, il conducente dell’autobus per Mobile. Era un cane da caccia bianco e marrone idrofobo, amato da tutta Maycomb.

‘Ma cosa fa?’.

‘Non so, Scout. Sarà meglio tornare a casa’.

Tornati a casa, Jem corse da Cal.

‘Vieni fuori un momento’,

…disse.

‘C’è qualcosa che non mi piace in quel vecchio cane laggiù. Fa così’.

Jem boccheggiò come un pesciolino, tirò su le spalle e si contorse.

‘Fa a questo modo, solo che non mi sembra che lo faccia apposta’.

‘Correva?’.

‘No, arranca piano piano, e sta venendo da questa parte’.












mercoledì 7 agosto 2019

CHI TANTO VALE DA UN NOBILE (amico) DIFESO (7)












































Precedenti capitoli:

Nella Tana del Lupo con la... (6)

Prosegue nella...















Tecnica del colpo di Stato (8) &















...nella Cancelleria di ciò che mai...Stato... (9)















….Che siano cani, gatti, cavalli o pennuti, una cosa è certa: all’ombra di tantissimi personaggi – condottieri, avventurieri, monarchi, intellettuali, e persino Filosofi – hanno vissuto animali fedeli e super coccolati.

Amici così preziosi che sono diventati famosi…

(All'attenzione delle forze dell'Ordine & Sicurezza allego foto segnaletica...)





Qual trama?

Qual Storia?

Direte voi popolo che suda lavora et impera, soprattutto oggi che regna il nuovo acclamato decreto Sicurezza della devota governante della Storia.

Ed allora mi par cosa lieta annunziare in codesta ‘terra padana’ abitata da valorosi intrepidi sicuri villani una Novella Storia (nuova), come meglio misurare, cioè, la distanza fra il valoroso cane e non più bestia ed il proprio padrone in onor di medesima Foresta.

…Dacché ne deduciamo il giusto distinguo per detto enunciato fra il cane, e non più bestia, ed il risultato del calunniatore e truffatore della Storia… così calcolato…

…Giacché il richiamo dovuto, in questa epica avventura, non proviene dalla dovuta Foresta, là ove dimora Saggia Retta Vera Parola, bensì da un sacco di cemento o cimento con cui si misura e costruisce il letame della Storia, in spalla e di corsa per la futura sicurezza (scortata &) da ognuno votata….

…Talché l’odierna Novella va’ narrata ed apostrofata con i personaggi, i ridicoli personaggi che l’affollano nei particolari dell’amara Storia, con gli incaricati della sicurezza vigilare per ognuno offeso nella quieta che affolla la cassa continua e non più Bancomat in onor della truffa allo Stato da cui il distinguo ispirare fedele nobile ululato, dalla Sicurezza segnalato…

…Come dicevo all’inizio di cotal ‘misfatto’ accompagnato da un valoroso cane, che tanto vale giacché non men del padrone, il quale non ulula alla luna ma talvolta impreca ed abbaia, almeno così dicono gli incaricati della sicurezza dalla disciplina accompagnata, contro i ciarlatani di cotal Terra inviolata e votata, la quale non gradendo la Rima a loro dedicata ed apostrofata, pensano, o almeno vorrebbero, perseguitare il fiero cane il quale per il coraggio mostrato in campo, talvolta là ove esiliato all’interno della propria tana, impreca contro ogni malaffare dalla selva richiamato…

Così l’italica Storia si snoda nei cavillosi, non più processi, ma indubbi intenti di come si vorrebbe tacitare Parola ululato e vera Difesa con la quale il nobile fidato sovente apostrofa il prossimo, non più azzannato, ma reclamato qual Elemento alieno della Natura donde mi dice, il valoroso, o meglio valorosa, proviene il Dio che la comanda.

…Giacché solo un Dio vedendo l’Uomo così perseguitato ha pensato bene donargli un guerriero e non certo pecunia ad allietare il gregge che riposa pascola e lavora…

Il resto del Regime votato alla sicurezza di uno o più Colonnelli che ben rimembriamo nell’epica loro disavventura…

Ma l’Uomo accompagnato dal Nobile pone il ‘fallo’ avvistato!

La parola non men della Rima, o della letteratura non gradita, e là ove dimoro esiliato nel ventre gravido colmo di lardo nell’intestina lotta (futuro sterco della Storia) del popolo padano, ‘intestino’ della grande truffa ai danni dello Stato, reclamare disappunto offesa e disturbo per un fiero prode che abbaia al misfatto e non certo, loro, i padani, almeno dicono ciarlano numerano  e rottano, truffa al malcapitato… qual vero aggredito!

Forse per chi di truffa si intende, di truffa vorrebbe tentate o meglio attentare al ‘mal capitato’ indifeso, così non posso che rimare di contrasto al prossimo intento di codesta buffonata dagli incaricati della Sicurezza scortata, veicolata e navigata al porto della Rima corrisposta, per dir loro che se molestati dal prode fedele intelligente scudiero, ne deduco e calcolo che la Ragione cammina con l’istinto, giacché l’umano a differenza della Natura…  ‘mente’.

Cioè, pur l’eccelsa ‘mente’ che il lamento circa la dovuta sicurezza ispira e difetta, e non solo della detta intelligenza, giacché ho già espresso che la distanza fra stupidità e follia (non certo  genialità come il Lombroso insegna, ma pura idiozia mutata in insana collettiva demenza divenuta isteria) colma istante e momento (e futuro movimento) non men del passo (e futura oca) il qual si fa breve e talvolta condiviso (come la cronaca e la statistica enumera) fra un ubriaco un pazzo ed un calunniatore formare dovuto Tempo e Secolo in medesimo ‘passo’ transitato offeso e molestato, accompagnato dall’insana difettevole pretesa d’esser un normale tutore e servitore dell’ordine nella normalità con cui si cinge e figura per ogni marittima, nell’umanità con cui si palesa, nella sicurezza con cui votato, si prefigge e prefigge oscuro destino e non solo per il fiero Lupo reclamato.

…Chi tanto vale, come presto leggerò, possiede di certo un nobile ‘amico’ il quale con questa mia  gratifico circa quanto dalla Sicurezza imputato ed inquisito…

…E se i fieri umani (putti e ciarlatani) i quali il Lupo giornalmente divora, ‘pecunia’ truffata allo Stato nel loro odierno raggiro (futuro Sterco della Storia), dico loro con questa mia, che ogni truffa misfatto e ciarlatana ipotesi ora raccolta e da loro additata, o peggio incaricata, sarà dal sottoscritto al meglio pubblicizzata in quanto padrone del fiero Lupo non men della sua parola la qual Rima ispira…

Promettendo a lui e solo a Lui la vera Difesa…

…Negata!

…Lo difenderò per ogni ‘pecunia’ azzannata et anco apostrofata così la potranno contare per ogni notte votata alla Sicurezza preferita. Per ogni putto accompagnato divorato nell’alto Serio Villaggio in cui ogni scemo di guerra mostra il proprio ed altrui fiero coraggio…

…Spero che questa mia non offenda gli ‘offesi’ incaricati e votati alla sicurezza e la disciplina difenderò la Natura e con Lei l’intera selva dal muratore aggredita in libera corsa per ogni foresta non del tutto divorata, anche e se accompagnato con i tutori dell’ordine di stato (purtroppo) incaricato, ricordando loro che difficilmente li priverò di cotal nobile compagnia allontanando semmai il morbo della loro normal pazzia…

…Ed in ultimo, se il Lupo della Foresta temete potrebbe esser un Serio problema non del tutto curato, problemi d’una infanzia affissa ad uno sguardo dalla culla ad un letto transitato, non guardate il Lupo nel letto del Fiume accompagnato al nobile suo creatore, semmai, abdicate la vista al vostro canale preferito ove gli stupidi della Storia non men della vostra dubbia e ciarlatana Sicurezza compongono la futura pazzia ad ognuno donata…

Qual motto e araldo imperare e trionfare…

…Sì! Ripeto meco, ai fatto bene mia amico ad abbaiare la tua Strofa verso gli imbecilli di questa e futura Storia…    
   




CAPRICCI IMPERIALI.

Ne sapeva qualcosa l’imperatore romano Onorio (384-423 d.c.), passato alle cronache per essersi preoccupato più della sua voliera che dell’impero. Secondo lo storico Procopio di Cesarea, quando nel 410 d.c. un eunuco lo avvertì che Roma era caduta, il sovrano gridò:

“ma se poc’anzi ha mangiato dalle mie mani!”.

Tra i suoi volatili c’era infatti un’enorme gallina da lui battezzata Roma, a cui era affezionatissimo. Rassicurato sulle condizioni del pennuto, tirò un sospiro di sollievo, mentre l’urbe veniva devastata dal barbaro Alarico.

 Ancor più celebri le bizzarrie di Caligola, crudele con i sudditi quanto premuroso col suo cavallo Incitatus. Secondo Svetonio, “non solo gli assegnò una stalla di marmo [...], coperte di porpora e finimenti tempestati di pietre preziose, ma gli regalò un palazzo e [...] progettò di nominarlo console”.

SOLDATI CON GLI ZOCCOLI.

Stravaganze a parte, i grandi condottieri hanno sempre avuto un debole per i cavalli, a partire da Giulio Cesare, che conquistò le Gallie in groppa ad Asturcone, suo fedele destriero con, dice sempre Svetonio, “piedi simili a quelli di un uomo e con le unghie tagliate a forma di dita”, al quale eresse una statua nell’urbe.

Quasi due millenni dopo, a varcare le Alpi dalla Francia all’Italia sarà Napoleone in sella a Marengo, suo proverbiale “cavallo bianco”, il cui scheletro è conservato al National Army Museum di Londra. Lo splendido stallone arabo restò con Bonaparte fino alla battaglia di Waterloo (1815), quando fu portato in Gran Bretagna, dove morì alla veneranda età di 38 anni.

A godersi la “pensione” nell’isola di Caprera insieme al padrone fu invece Marsala, giumenta donata a Giuseppe Garibaldi appena sbarcato con i Mille in Sicilia (1860). Il vecchio generale si circondò anche di altri quattrozampe, tra cui muli, asini e cani da caccia, divenendo un pioniere dell’animalismo (è a lui che si deve la fondazione, nel 1871, della “Società Protettrice degli Animali contro i mali trattamenti che subiscono dai guardiani e dai conducenti”, antenata dell’ente Protezione Animali). La giumenta dell’eroe dei due mondi si spense a trent’anni, e a nulla valse il tentativo di rianimarla facendole bere... del marsala.

Tra gli equini più celebrati di sempre, nessuno supera però Bucefalo, inseparabile “commilitone” di Alessandro Magno (356-323 a.c.). Offerto inizialmente al padre Filippo II, era così selvaggio da risultare inavvicinabile. Finché Alessandro, adolescente, intuì che cosa non andava: l’animale aveva paura della propria ombra. E così, tra lo stupore degli astanti, riuscì a domarlo. Bucefalo lo seguì nella conquista dell’impero persiano, nel corso della quale venne persino rapito da banditi dell’ircania, nel Nord dell’odierno Iran. Spirò a trent’anni nella vittoriosa battaglia sul fiume Idaspe (326 a.c.). Addolorato, il macedone lo seppellì con tutti gli onori e fondò in sua memoria la città di Bucefala (oggi Jhelum, in Pakistan).

DINASTIE CANINE.

Le attenzioni di Alessandro riguardarono anche un altro fedele amico a quattro zampe: il cane Peritas, così amato da guadagnarsi anche lui, una volta morto, il nome di una città. Secoli dopo salì invece agli onori delle cronache Math, imponente levriero di Riccardo II Plantageneto, re d’Inghilterra dal 1377 al 1399. Stando al cronachista Jean Froissart (1337-1405), la bestia seguiva solo il padrone, finché un giorno non lo abbandonò per legarsi al duca Enrico di Lancaster, suo cugino. Il sovrano pensò si trattasse di un presagio funesto, e in effetti poco dopo il Lancaster lo spodestò.

Da allora a oggi, i regnanti d’oltremanica non hanno mai perso l’abitudine di circondarsi di cani, e in tempi più recenti tra i maggiori cinofili spiccano due regine: Vittoria ed Elisabetta II. La prima, sul trono dal 1838 al 1901, allevò numerosi cagnolini e patrocinò la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, primo ente di protezione animali britannico. Nel suo lunghissimo regno, iniziato nel 1952, Elisabetta II è stata invece affiancata da un’intera

Alessandro Magno amò così tanto il suo destriero che gli dedicò una città: Bucefala!

DESTINI DIVERSI.

Nel novero dei cani “eroici” un posto d’onore spetta a Titina, fox terrier dell’esploratore Umberto Nobile (18851978), oggi imbalsamata al Museo storico dell’aeronautica di Vigna di Valle (Roma). Quando nel 1928 il dirigibile Italia si schiantò sui ghiacci del Polo Nord, la cagnetta fu tra gli otto superstiti che riuscirono a tornare a casa, dopo 40 giorni di sofferenze in mezzo ai ghiacci.

Molto più tranquilla, invece, l’esperienza di Fala, scottish terrier del presidente americano Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), immortalato accanto a lui nel Roosevelt Memorial di Washington. Intelligente e vivace, divenne il beniamino della stampa, guadagnandosi il grado di “soldato onorario” dopo che la Casa Bianca stanziò una cifra simbolica a suo nome per sostenere lo sforzo bellico nella Seconda guerra mondiale.

Intanto, in Germania, Adolf Hitler si faceva immortalare con Blondi, femmina di pastore tedesco a cui insegnò persino dei giochi di abilità. Già dai tempi in cui era un semplice caporale, durante la Grande guerra, il Führer aveva una predilezione per i cani, tanto da aver adottato un trovatello di nome Fuchsl (Volpino). Quanto a Blondi, quando Hitler si ritrovò assediato nel bunker di Berlino, decise di ucciderla con una fiala di cianuro, eliminando anche i cuccioli, per poi suicidarsi.

POTERE FELINO.

Tra i potenti del passato non sono mancati anche “gattofili”, come il cardinale Richelieu, padrone dei destini di Francia dal 1624 al 1642. «Inflessibile e dal cuore di ghiaccio, ebbe solo due amori: il potere e i gatti, al punto che per andargli a genio era necessario apprezzarli, scrive Marina Alberghini nel libro Gatti di potere (Mursia). ‘I loro nomi passarono alla storia: Mounard il Focoso, Soumise, Serpolet, Gazette, Ludovico il Crudele, Felimare e Lucifero’.

Tre secoli dopo, sensibili al fascino felino furono persino due nemici come Benito Mussolini e Winston Churchill. Del primo sappiamo che possedeva uno splendido gatto d’angora di nome Tobia, al quale si dice fosse molto affezionato, mentre tra i numerosi mici del secondo rimase negli annali Nelson, che lo accompagnò a Downing Street quando fu nominato primo ministro (1940).

Lo stesso Churchill descrisse il loro incontro: “Lo vidi una volta cacciare un grosso cane dall’ammiragliato. Decisi allora di adottarlo e di chiamarlo come Nelson, il nostro grande ammiraglio”. Giunto nella nuova residenza, il gatto espulse un proprio “concorrente” appartenuto all’ex premier Neville Chamberlain: la “rivalità felina” non sfuggì alla stampa, che la paragonò all’inimicizia tra lo stesso Chamberlain e Churchill. Il sodalizio tra gatti e premier britannici è d’altronde una vera tradizione, tanto che ancora oggi esiste la carica di “Capo cacciatore di topi per l’ufficio di Gabinetto” (“Chief Mouser”) per i felini che occupano il numero 10 di Downing Street.

ISPIRAZIONI.

Spesso animali e padroni si sono assomigliati. Poll, pappagallo cenerino del presidente americano Andrew Jackson (17671845), ereditò per esempio dal proprietario l’abitudine al turpiloquio. La cosa imbarazzante è che sfoggiò le sue “abilità” oratorie nientemeno che al funerale del suo padrone,

“eccitandosi e iniziando a bestemmiare”,

raccontò il parroco.

Ben più colto fu invece Grip, corvo chiacchierone dello scrittore britannico Charles Dickens, citato nel romanzo Barnaby Rudge (1841). Si dice che dopo la lettura di quest’opera, Edgar Allan Poe ne trasse spunto per la poesia Il corvo (1845).

Due anni prima, la “musa” ispiratrice del racconto Il gatto nero era invece stata la sua amata gatta Cattarina. A fare compagnia a Poe e Dickens furono letterati, artisti e attori come Ernest Hemingway, Pablo Picasso, Salvador Dalí e Anna Magnani. E dobbiamo proprio a un letterato, John Byron (1788-1824), la spiegazione perfetta del motivo per cui tanti “vip” della Storia e dell’arte amarono così profondamente i loro amici animali. Nei versi in memoria del suo terranova Boatswain, il grande poeta lo lodava affermando che “possiede tutte le virtù dell’uomo senza i suoi vizi”.

Nelson, il gatto di Churchill, partecipava al Consiglio dei ministri su una sedia personale…

(Focus)