giuliano

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IL TOMO

lunedì 16 dicembre 2019

EREMITI NELLA TAIGA (dieci anni dopo...)




















Prosegue con gli:

Eremiti... (2)

'Dossier Eremitico' (completo)

Prosegue nella...:

Legge immutabile della Natura (4)














DAL LIBRO DEL GIORNALISTA:



Era il febbraio del 1982.

Mi telefonò Nikolaj Ustinovic Zuravlev, un etnografo regionalista di Krasnojarsk, che di ritorno dal Sud faceva tappa a Mosca per tornare in Siberia. Mi chiese se il giornale sarebbe stato interessato a una  vicenda umana straordinaria. Un’ora dopo mi trovavo già nel centro di Mosca, al suo albergo, e ascoltavo con attenzione il racconto del visitatore siberiano.

Il succo della storia era questo:

…nelle montagne della Chakasija, in un punto sperduto e inaccessibile del Sajan occidentale, erano stati scoperti degli uomini rimasti per più di quarant’anni completamente isolati dal mondo. Una piccola famiglia. I due figli non avevano visto nessuno fin dalla nascita, salvo i genitori, e non sapevano nulla del mondo degli uomini se non dai loro racconti.





Chiesi subito a Nikolaj Ustinovic se sapesse tutto ciò per sentito dire o se avesse visto gli ‘eremiti’ coi suoi occhi. L’etnografo disse di avere prima letto della casuale ‘scoperta’ dei geologi in una nota di servizio, d’estate poi era riuscito a raggiungere l’angolo sperduto della taiga.

‘Sono stato nella loro baita. Ho parlato con loro come adesso con lei’.

‘La mia impressione?’.

‘L’epoca anteriore a Pietro il Grande mescolata all’età della pietra! Il fuoco lo fanno con la selce… Con schegge di legno… D’estate vanno scalzi, d’inverno si calzano di scorza di tiglio. Vivono senza usare sale. Non hanno pane. La lingua non l’hanno persa. Però i più giovani della famiglia si fatica a capirli’…





Adesso sono in contatto con un gruppo di geologi e paiono contenti dei loro incontri con gli uomini, per quanto brevi. Non diversamente da prima, comunque, si comportano con circospezione, e non hanno mutato pressoché nulla nella vita quotidiana, nel loro modo di vivere.

La ragione della loro vita eremitica va ricercata nel settarismo religioso, le cui radici risalgono ai tempi anteriori a Pietro. Alla parola Nikon… SPUTANO e si fanno il segno della croce a due dita, di Pietro I parlano come di un nemico personale. Gli eventi della vita più recente sono loro ignoti. L’elettricità la radio, gli sputnik sono al di là della loro comprensione.





Furono scoperti nell’estate del 1978, durante una ripresa aerea geologica, si erano notati dei giacimenti ferrosi lungo il corso superiore dell’Abakan. Un gruppo di geologi stava per venirvi calato a fini esplorativi, stava scegliendo dall’alto il punto d’atterraggio. Il lavoro era meticoloso. Gli aviatori perlustrarono più volte in volo la profonda gola per valutare dei banchi pietrosi fosse il più adatto a un atterraggio.

Durante una discesa lungo il versante della montagna i piloti scorsero una cosa chiaramente simile a un orto. All’inizio pensarono a una falsa impressione.

Che orto poteva mai esserci, se la regione era considerata disabitata?

Il più vicino punto abitato, giù lungo il corso del fiume, distava 250 chilometri. Eppure era un orto! Lungo il declivio si potevano distinguere le strisce scure dei solchi, si sarebbero dette patate. E poi una radura nello scuro massiccio di cedui e pini non poteva spuntare da sola. Un disboscamento. Per giunta di antica data.





Abbassandosi il più possibile sulle vette montane i piloti scorsero vicino all’orto qualcosa di simile a un abitacolo. Descrissero un alto cerchio, e videro una catapecchia! E di lì anche un sentiero che conduceva al fiume. Anche dei ciocchi di tronchi tagliati e messi a seccare. Uomini, comunque, non se ne vedevano.

Strano!

Sulle carte degli aviatori in tali luoghi qualsiasi punto abitato, perfino il rifugio invernale di un cacciatore che resti vuoto d’estate, viene sempre indicato. E lì c’era addirittura un orto! (Prima parte pubblicata nel blog il 2010 in riferimento al libro dei primi anni 90)

(Vasilij Peskov, Eremiti nella Taiga)






Riproporre 'codesto Tomo' con il vasto argomento e dibattito che suscita e sottintende, dopo dieci anni dalla sua proposta in questo Blog, mi sembra doveroso non meno che attuale per esaminare, senza tante complicate inutili parole di troppo, soprattutto in questi tempi, i termini non solo di una scelta di vita, ma anche di un più vasto e saggio intendimento della stessa nei principi difesi e nella fuga - dovuta fuga per poterli al meglio salvaguardarli.

Soprattutto oggi ove se pur, l’apparente presunta settaria ‘pazzia’ rilevata contraria alla Storia così come costantemente vissuta numerata contata e conservata, di certo inferiore alla stessa (Storia) nella sua graduale ascesa e vera pazzia innestata e naufragata, sicché ne deriva che se non contraria a taluni principi morali nella sacralità persa, ed ove se pur estremi custodi dalla Storia giudicati non men che scoperti nella propria inoffensiva scelta di Vita, crediamo che talune scelte ‘eremitiche’ vadano difese nonché incoraggiate giacché non apportano ed hanno portato male alcuno nella scelta o se preferite morale del Deserto!

Un Deserto, al contrario, dall’uomo ben seminato non men che coltivato nella reale certificata ‘normale’ pazzia di un degrado morale in cui ogni differente e miglior scelta di Vita appare inconciliabile per come tal senso viene interpretato e difeso.

Possiamo sorridere della loro scelta, ma mai saremmo in grado di eguagliare la volontà incarnata nel Credo.

Possiamo salire con il freddo una montagna e pregare per un secondo ugual  Dio, ma non certo con medesimo coraggio incarnato di una vita intera suddivisa in più generazioni.

Questa forza è simmetrica alla Natura!

Così mi sembra un valido esempio, oltre che di Fede e maggior credo, da riproporre. Quasi unico nell’immensa oggettiva difficoltà di doverlo salvaguardare nonché adottare, nei rigori e termini, in cui il vero Credo della Vita dona il dovuto sostentamento non meno della forza, quando si crede in Lei, e che se pur sacrificata lontana da inutili alieni valori e morali non meno di ‘miti mercificati’, divenire non più fuga ma forza da cui imparare e credere, nel trarre dovuto sostentamento oltre che teologico anche morale, soprattutto quando ogni avversa situazione compromette, non solo l’umana esistenza, ma ogni retta sopravvivenza in essa.

Ragionando e pregando questa volontà morale e non più ‘salmo’ per ogni giorno anche il più avverso lontano dal male, impariamo ad aver forza, io per conto mio, comprendo in medesima taiga in cui esiliato, la forza oltre che Natura anche della Fede in cui ripongo in essa.

E da Lei contraccambiata!

Il male bisogna fuggire e oltre lui l’inutile ingorda materia che lo ha generato,  l'esempio che dagli occhi di questa donna traspare limpido possa insegnarci a non divenire oggetto di medesima 'paradossale' ingordigia, bensì di profonda Fede nella silente meditazione che ci ispira.

Quella Fede nella Natura irrimediabilmente persa.

Quella Fede in Dio abdicata ad una festa senza Spirito né Anima.

Quella Fede nella volontà non più di sopravvivenza ma fuga del male da cui non certo la Vita, ma come pensata o peggio interpretata e conseguentemente adottata.

(Il curatore del Blog dieci anni dopo)








IL GIORNALISTA & GLI EREMITI:

Ovvero: “La civiltà & la Fede!”.

AGGIORNAMENTO AL...

(Sett. 2018)





Un intero gruppo familiare di Vecchi credenti decise nel 1937 di fuggire dal Terrore staliniano e si stabilì lontanissimo da ogni forma di civiltà. Avvistati per caso nel 1978 da un elicottero, hanno preferito restare eremiti.

Ora rimane in vita solo Agafia.

Ha 74 anni e, ovviamente, vive ancora lì.

Abiti di canapa, scarpe di corteccia di betulla, fuoco da accendere con pietra focaia e acciarino. D’estate, tutt’attorno animali selvatici pericolosi, d’inverno gelo e neve fino alla cintura. Niente della moderna civiltà, e il villaggio più vicino a 250 chilometri di distanza.

Quarant’anni fa, volando in elicottero sulla taiga remota, dei geologi sovietici notarono un orto in luoghi totalmente disabitati nella parte alta del fiume Abakan. Si scoprì che nella foresta viveva una famiglia di vecchi credenti, i Lykov: il padre e quattro figli ormai adulti. Per molti anni erano rimasti tagliati fuori dal mondo, ma dopo un trafiletto su un giornale, la famiglia divenne nota in tutta l’Unione Sovietica.






Un paio di anni dopo, nel 1982, raggiunse gli eremiti un giornalista della Komsomolskaja Pravda, Vasilij Peskov. Si aspettava di vedere una famiglia di cinque persone, ma trovò solo il padre, Karp, e la figlia Agafia, e tre tombe da poco ricoperte di terra. A poca distanza l’uno dall’altro, di malattia, erano morti due fratelli e una sorella. Nel 1988 se ne andò anche l’anziano Karp, e solo Agafia rimase nella foresta, rifiutandosi di cambiare il suo modo di vivere.

Civiltà distruttiva!

Persone che erano all’oscuro di come fossero andate davvero le cose, iniziarono ad accusare proprio il giornalista Peskov della morte dei Lykov, per i rischi che rappresenta un contatto con il mondo esterno per persone abituate a vivere in isolamento. Il giornalista soffrì molto di questo, anche perché lui era intenzionato a difendere la famiglia dall’invasione di sfaccendati e curiosi. Per molti anni tornò in visita ai Lykov, aiutando e portando loro utensili da cucina, medicinali e persino una capra, affinché gli eremiti avessero sempre latte fresco.





In uno degli ultimi incontri con Agafia Lykova, l’ora scomparso Peskov le chiese se secondo lei fosse stato un bene che quei geologi avessero trovato la sua famiglia. Agafia ammise di pensare che quelle persone fossero state un vero dono di Dio. E che se non fosse per loro, sarebbero morti ben prima.

‘Che vita facevamo: tutti logori, con i vestiti pieni di toppe. Fa paura ricordarlo, mangiavamo erba e cortecce’,

…raccontò Agafia alla Komsomolskaja Pravda.

Come sono diventati famosi i Robinson Crusoe siberiani Dopo gli incontri con i Lykov, Peskov scrisse una serie di reportage. E la storia degli eremiti conquistò moltissime persone: a ogni uscita si formava la coda ai chioschi dei giornali.

Peskov raccontò ai suoi amici di aver saputo che la moglie di Breznev aveva mandato una persona in edicola all’alba a comprarle la “Komsomolskaja Pravda”, perché non vedeva l’ora di leggere la continuazione della saga degli eremiti siberiani. Più tardi, i reportage di Peskov furono riuniti in un libro, “Taezhnyj tupik”, che è stato tradotto anche in italiano, con il titolo:

 “Eremiti nella taiga”.





Perché i Lykov si inoltrarono nelle foreste?

In tutta la Russia c’erano molte persone che fuggivano e si nascondevano per via delle credenze religiose (e ancora oggi, di tanto in tanto, i media scrivono di casi come questo). I vecchi credenti in Russia sono sempre stati perseguitati, e solo lo zar Nicola II mise fine alla loro oppressione. Ma dopo la rivoluzione, il governo sovietico la riprese con rinnovata forza, costringendoli a unirsi nei kolkhoz, le fattorie collettive, o imprigionandoli.

Rifiutando la collettivizzazione, la famiglia Lykov si spostò lontano nella foresta, fino sul territorio di una riserva boschiva. Negli anni Trenta, le autorità della riserva proibirono loro di cacciare e pescare.





Una volta arrivò una denuncia anonima che accusava i Vecchi Credenti di essere dei bracconieri. Le guardie della riserva andarono a controllare e, accidentalmente, spararono al fratello di Karp Lykov. Tuttavia, l’indagine si insabbiò e, anzi, si sostenne che i Vecchi credenti avessero opposto resistenza armata.

Nel 1937, l’anno più terribile del Grande terrore staliniano, arrivarono dai Lykov degli agenti dell’Nkvd, e cominciarono a interrogarli. I membri della famiglia si resero conto che era meglio tagliare la corda. Così si inoltrarono ulteriormente nella taiga, cambiando costantemente il luogo dove si fermavano, e cancellando le loro tracce.

Ora Agafia ha 74 anni e vive totalmente da sola da 30 anni nella foresta.





L’unica volta in cui ha cercato di entrare in contatto con la civiltà è stato nel 1990. La donna andò ad abitare nella cappella di un monastero, professandosi fedele dei Bespopovcy (una delle due maggiori confessioni dei Vecchi Credenti, che rifiuta le gerarchie ecclesiastiche e molti riti liturgici, tra i quali l’eucarestia) e decise persino di farsi monaca. Tuttavia, l’opinione sulla fede di Agafia si rivelò poi diversa e tornò al suo insediamento. Nel 2011, i rappresentanti della chiesa ufficiale dei Vecchi Credenti hanno battezzato Agafia secondo le regole canoniche.

Le autorità locali sostengono Agafia, e il governatore della regione di Kemerovo Aman Tuleev (che ha lasciato la carica il 1º aprile scorso, dopo oltre vent’anni al potere) ha ordinato che l’eremita abbia tutta l’assistenza necessaria. L’interesse per l’anziana cresce di anno in anno. Arrivano troupe cinematografiche, giornalisti, medici e volontari.

Nel 2015, una troupe cinematografica britannica, guidata dalla regista Rebecca Marshall, è arrivata da Agafia per girare un documentario sulla sua vita:

“The Forest in Me”.

Agafia considera la solitudine la via principale per la salvezza dell’anima.

Anche se lei non si considera sola.

“Accanto a ogni cristiano c’è sempre un angelo custode, così come Cristo e gli apostoli”,

…ritiene.









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