giuliano

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IL TOMO

martedì 3 dicembre 2019

CIO' DI CUI LEI ABBISOGNA (oltre un buon... articolo) (6)




















Prosegue "da ciò di cui lei abbisogna"...:


E' comprendere quanto legge (7)  (anche in formato Fotoblog)  &







Fondo Salva Stati (dal politico incapace) ovvero cop 25 (8)


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Venticinque anni dopo (5)














In data odierna i giornali si avvicenderanno su un sì vasto argomento il cui interesse non raccoglierà consenso alcuno, eccetto quello di tutti i mestieranti della politica e della poltrona accompagnati dai loro fidi cani, i quali nei secoli numerati e non solo in nome e per conto dei loro interessi anch’essi numerati (così come ogni casta impone ed insegna) in conti correnti bancari o postali (condivisi se pur divisi), nel saper occultare oltre il bottino - l’ingente bottino - anche la sana Verità destinata al popolo.

Nel tempio di Giona detta volgarmente la balena - ex Apollo ora rimosso - il marinaio sardina naufragato sulla Terra e non più sulla luna, prega il Frammento, il Papiro, e con lui il Destino condiviso, ove, buffone conte barbaro e mela raccolta al tempio della nuova divinità reclamano l’oracolo della forza.

…E Zeus lancia dardo e saetta non ancor slavina precipitata ed improvvisa sulla pista dal cielo al mare naufragato qual destino dell’uomo non ancor salvato.




Qualche futuro cristiano legge anche lui - come l’antico pagano - la mano: intravede truce destino, disavventura e guerra e non più omerica epica poesia, semmai cristiano sacrificio riparato alla grotta.

Il cronista annuncia - non ancor nato - (sacrificio alla croce d’ognuno festeggiato) seppur già ricercato da medesimo ugual Pilato, nel millenario riparo per ogni futura umana, e non più divina avventura, non ancor naufragata al lido di medesima stella precipitata anch’essa, seppur bagnata ed ignuda come una dèa e dal cielo raccomandata.

E da ognun alla parabola celebrata non men che pregata, così come l’oracolo ovvero il sacro papero insegna.

E donde e non lontano da dove medito e scrivo più diletto concreto saggio Pensiero non ancor né intercettato (o interdetto) dalla Parabola da ognun pregata e prepagata a comode rate mensili vigilate in nome della privacy cui il Grande Fratello recita sana e duratura democratica cristiana avventura…




In una moderna se pur sempre attuale Siberia in cui meditare, oltre che il proprio, anche l’altrui destino ibernato, e dove mi dicono che un altro di questi incapaci, i quali tra l’altro mal sopportano la verità disgiunta o mal coniugata dal padano (stagionato) come dal napoletano (decaduto), uniti seppur divisi da univoco e strano accento barbaro-napoletano saputo pur sprofondando ogni sapere fondato, nel malessere della città, secolare città presidiata così come il tempo antico annovera, qual Doge incaricato (non più sindaco, giacché ruoli e tempi si son aggiornati ed evoluti al Lido convenuto) e tutore della mondiale cultura, incapace di riconoscere il dovuto disastro dato dal cambiamento climatico; e siccome l’urgenza impone stato di universale disavventura o calamità per impropria vil natura, negando lo stato reale delle cose, domanda a viva voce (con i dovuti tempi di attesa al numero verde digitato) la presenza dello stesso impero reclamato imperare per ogni dissesto di cui la responsabilità possiamo e dobbiamo saper leggere ed interpretare anche per quella incuria e prevenzione di cui l’industrioso uomo ne incarna il dissenso, e quindi, anche il successivo rumore precipitato.

Alle mo(s)se del Genio non ancor ultimato!




Rumore e non più parola o pensiero precipitate peggio del disastro naufragato per ogni fiero padano (futuro ariano) accompagnato dall’ex guappo napoletano, dal sud al nord (così come dall’est all’ovest come l’Impero - non più romano - comanda) uniti per il dovuto coniugato ricongiungimento e nuovo mito al Tempio di Giona celebrato con i dovuti colpi di mano -  fra un intervallo e l’altro del Tempo così universalmente naufragato, e del quale la Storia e con essa la Verità riconosce la paradossale ed unica condizione dell’umano italiano nato, il quale nell’Unità cinta e riposta, associata e dissociata, per propria impropria ignoranza alla finestra (o veneziana) mal aggiornato.

Ciò di cui Romolo e Remo seppur (in)capaci nel fondare la vera sana ignoranza!

Riponiamo fiducia e più elevato destino oltre che in Giona anche al tempio della Lupa (non ancor salvata).




L’ignoranza impera e regna, ci vien donata per ogni autorevole ‘penna a sfera’ dal dì sino alla sera per la Grande Notizia abbonata ed apostrofata lasciandoci brevi margini di prezioso tempo per le prime hore dell’alba, quando l’impero orwelliano medita il come e il quando qual nostro Grande Fratello.

E dal quale l’italiano nato e naufragato nella stiva ex cantina, oppure, nell’ex soffitta o mansarda ancora non dichiarata, ignorare nella sua reale inconsistenza la reale presenza, semmai proteso a combattere secchi d’acqua piovuta dal cielo o fors’anche da un Eretico non ancor naufragato, il qual Eretico intende (di nuovo) apostrofare non men che additare, oltre la paradossale impropria condizione dell’uomo italiano, anche la necessità di rilevare il reale bisogno dell’umano non ancor del tutto affogato o mai nato nella falsità la quale contraddistingue l’urgenza della secolar storia per sempre mal celebrata.

I nostri cari politici, dicevo, protesi e calati nella scialuppa dì sì vasto dibattito al porto e non solo del veneziano negazionista, del come e quando salvare lo Stato o la loro poltrona scippata, oppure, in verità e per il vero, ben naufragata da un invisibile colpo di mano di un Dio e Elemento rinato.




Codesti colpi di mano dall’una all’altra: dalla sinistra sovversiva alla sorella destra imperialista, non certo disgiunti dalla Storia, soprattutto quella romana, dai tempi cioè, e da quando, fondammo sì vasto Impero, il quale reclama oggi come allora, libertà dal barbaro - dal barbaro costruito (padano stagionato) -, uniti dall’ex motto ex voto avendo tradito il popolo disgiunto, in nome dello stesso, meditare antica guerra consolare alla legione - ex regione - all’ombra dello stesso impero non ancor affogato.

Divisi ma segretamente uniti dalla Grande Notizia di come al meglio salvarlo oppure affogarlo!

Io credo che il Filosofo - primo cittadino del Lido - ove codesti attori e teatranti si alternano, possa al meglio meditare o farci meditare il come e il perché il popolo, o la sardina derivata (al Tempio di Giona), possa e debba rifiutare oltre la cicuta anche cotal industrioso destino alla scatoletta convenuto, ove tra l’altro, ogni sera, alla vista, oppure alla lettura, dobbiamo assistere quale inutile sceneggiata napoletana non più antica tragedia, ben allestita e la quale non coinvolge la necessaria umana sofferenza non ancora del tutto affogata oppure digerita dalla balena.




Credo che codesti ciarlatani ben votati alla falsa ideologia debbano innanzitutto intendere i termini delle reali necessità accompagnate ai bisogni d’ognuno i quali bisogni risiedano nel sì vasto argomento trattato nel momento che ogni stato e il cittadino dal primo sino all’ultimo debbano essere salvati oppure salvaguardati, oltre che dalla loro stessa ignoranza - unita a difesa - del proprio capitale, anche da ben altra calamità la quale urge di tutta la verità negata, oppure e ancor peggio, mistifica e foraggiata dalla stessa ed unica mano, la quale come reale schizofrenica avventura, sovente litiga fra la sinistra e la destra, dacché va da sé che per non rimaner amputati, o peggio, imputati dei dovuti arti nell’intendere una più chiara verità detta e scritta e giammai recitata, si abbisogna oltre che di miglior sceneggiatura, anche di miglior soggetto rappresentato rappresentare la realtà occultata e ben celata.

La meschinità di codesti teatranti accompagnati da un buffone ciarlatano e da un somaro ormai stracco ed un cavallo azzoppato, va indicata non tanto a furor di popolo, semmai nell’urgenza della verità e conoscenza apostrofata e rimata!  









   

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