CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

giovedì 2 marzo 2017

PARTIMMO IN TRENO PER (RI)COMPORRE IL TEMPO (24)








































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Un... Virgilio














Ed ora ‘esiliamo’, cara Sapienza, andiamo a correggere il Tempo nelle fratture della vita  costruiamo miglior futuro affinché nessuno ne soffra presenza; ed anche se pur vero l’uomo la nostra comune pena talune opere ravviviamo e come un Tempo mai trascorso (ri)partiamo per ‘(ri)costruire’ il mondo…




L’idea di un collegamento ferroviario tra Spoleto e Norcia risale alla metà del secolo scorso quando si trattò di decidere il percorso della linea Roma-Ancona.
La scelta di un diverso tracciato ridimensionò l’importanza del collegamento; tuttavia il Comune di Spoleto, non rinunciando all’idea, fece intanto progettare (1897) il tratto Spoleto-Piedipaterno, che risultò però troppo impegnativo da realizzare.
Il collegamento con Norcia fu allora assicurato (1899) dal servizio di postali a vapore. L’onerosità del servizio e l’impossibilità di garantirlo anche in periodo invernale, rilanciò il progetto ferroviario, che fu questa volta promosso da un Consorzio di comuni e autorizzato dal Ministro dei trasporti.
Nel maggio del 1909 l’ing. Carosso consegnava i progetti delle tratte Spoleto-Norcia e Norcia-Grisciano. L’approvazione ministeriale permise infine al Consorzio dei Comuni di stipulare la convenzione (1912) con la Società Subalpina. Imprese Ferroviarie che doveva provvedere alla progettazione esecutiva, affidata all’ingegnere svizzero Erwin Thomann (l’autore della famosa linea del Lotschberg), alla costruzione e alla gestione della ferrovia per il tratto Spoleto-Norcia, caduta ormai la prospettiva del collegamento con le Marche.
Il progetto Carosso fu radicalmente rivisto. La lunghezza del tracciato fu portata ad oltre Km 50 per beneficiare di provvidenze governative, fu adottata la trazione elettrica che permetteva di affrontare maggiori pendenze, fu evitata ogni promiscuità col tracciato stradale. La costruzione si protrasse fino al 1926 a causa degli eventi bellici. La distruzione della sottostazione elettrica di Piedipaterno ad opera dei tedeschi in ritirata (1944) rese problematiche e difficoltose la ripresa del servizio che si normalizzò solo con la ricostruzione della sottoscrizione (1955) nell’ambito di un programma di riammodernamento. Si trattò però di un’occasione colpevolmente perduta che portò alla progressiva decadenza del servizio rispetto alla concorrenza del trasporto automobilistico gestito dalla stessa società e che finì (1968) per sostituirlo completamente.
Si iniziò allora, per impulso degli stessi ferrovieri, un’azione di difesa della ferrovia che riuscì a suscitare iniziative, consensi ed attive adesioni, ma non riuscì ad impedire lo smantellamento della linea…
Oggi quasi l’intero tracciato è percorribile sia a piedi che con la bicicletta, costeggiando il percorso tracciato dalla ferrovia lungo il Nera presenta l’opportunità di un Sentiero incredibile per gli scenari che offre… Noi lo abbiamo adoperato qual partenza del Viaggio per correggere codesto Tempo malato…




…Arrivati a Norcia proseguiamo a piedi sino a Castelluccio (o almeno dovremmo non fosse questo cunicolo nel Tempo...) mèta di questo ‘Eretico pellegrinaggio’ e  rimembriamo leggende e fatti i quali qui ripropongo per un Tempo mai perduto solo rivisitato in ragione della Vita la quale qui edifichiamo senza nulla abdicare o peggio cancellare al Tempo passato, bensì al contrario, correggere ogni errore e questo non in senso teologico, bensì l’errore proprio confacente ed appartenente alla ‘natura dell’uomo’ ed il suo costante svolgersi e rivelarsi nel fattore Tempo, nominato rimembrato e conservato entro lo Spazio della propria ed altrui Memoria; ed anche se in questo e per questo, la Natura compone un Spazio deformato o collassato possiamo riconoscere in essa la costante evoluzione da cui ogni saggio dovrebbe dedurne Superiore attesa… Così in eterno apprenderemmo al pari del Dio e/o ogni Dio pregato, che ciò che Lei crea è pur costante aggiustamento di una rotta, da quando cioè, geologica scienza ci insegna che tutto si raffredda e solidifica comporre solida materia e futura Geografia, ma anche mutevole condizione qual fine ultimo il cui cogitarla ci dovrebbe porre in ‘cima alla vetta’…




In verità ci ha indistintamente precipitato sino nel baratro di una caverna non certo di platonica memoria, sicché qualcuno predicò in una Chiesa ‘che forse l’uomo va troppo di fretta nemico e più vero pericolo di ogni tellurico evento…’. E per la Storia… qui narrata il soggetto neppure un Eretico….
Se non rilevassimo tale inciampo non potremmo godere della vista che ora andiamo a conquistare quale faticosa cima, giacché ogni strada è pur mulattiera, e camminarla, così come rettamente intenderla, rinvigorisce e ravviva le ragioni dello Spirito riflesse nel Tempo…
E se lungo codesto Sentiero ci dovessimo imbattere in una frettolosa segnaletica la quale oltre alla giusta via pretende tracciare ortodossa direzione, proseguiamo il cammino e correggiamo la rotta, così forse aspiriamo al miracolo al pari della Vita recitando o disquisendo più saggia preghiera in codesto Tempo corretto…
In cui, in verità e per il vero, qualche Eretico contestò un Primo e un Secondo oltre quello comunemente numerato motivo e principio di cotal terreno sentiero… E se pur dobbiamo riconoscergli qualche attenzione con le dovute ragioni  procediamo nell’intento di correggere le false intenzioni e non aver pretesa e pretesto nel commettere secolari nonché medesimi errori… Saremmo uguali e non Primi al Tempo… in codesto Invisibile Universo…  




Tali furono che solo narrarli o nominarli ci fa sorgere il dubbio di ciò che divide e intende istinto e ragione, sicché dedichiamo al primo il procedere verso saggia luce protesa alla conoscenza senza perdere Tempo prezioso nella corretta pretesa… E là ove svolsero la loro Spirale entro lo Spazio tutto entro una Natura dispiegata al contrario della logica come si compone il Creato…, abdichiamoli a chi fuori da questo Tempo cagiona sé medesimo e l’altrui intento ‘nominato evoluto…’ (cotal uomo ci deve oltretutto scusare: non siamo arrivati ancora alla delicata geometria nominata vita, giacché stiamo ora riflettendo, o forse solo desiderando, un Primo Immateriale Pensiero, ma se con clava vuol dettare Tempo venga pure da quassù canteremo e fors’anche rimeremo le sue lodi fino al verso non ancora parola…)… ed in nome di questo (progresso-evoluto) assiso alla sua quanto altrui Parabola meditare guerra vendetta e tortura conveniente alla limitata e propria materiale Natura…
Che inutile profeta….
Che inutile dio….
Qual inutile Homo!
Che inutile ingombro in un cielo ove ripugna ogni parola udita…
Il quale, in vero, non riconosce il nemico chiuso tutto dentro se stesso, e cercare, o ancor peggio, inventare, l’inferno popolato di fantasmi, o, ancor meglio, Spiriti assenti a codesto tempo malato per una strada percorsa di fretta… Ma noi siamo cauti accorti ed operosi nel nostro quanto altrui cammino accompagnato da Madonna Sapienza procedendo a passo dal Virgilio quale saggio amico, giacché nella Commedia dobbiamo riconoscere uguali ragioni condivise in siffatto Tempo perseguitato e fors’anche oltraggiato dalla ‘superiore aspirazione’ di contarne e braccarne misura e grandezza…




Sì proprio una grande scemenza!
Nell’assenza della Freccia la quale pur indicando il Sentiero non rimembra la comune croce destino dell’uomo… per non cadere in un precipizio profondo di ogni frattura con la quale studiamo nuova stratigrafica memoria nel ricordo del  Tempo smarrito e con lui l’antica o nuova intenzione divenuta umana pretesa di un Dio superiore ed uno inferiore… Giacché tutti indistintamente uguali sotto questo cielo sofferto, ed il Pensiero ci sia di valido aiuto per capire comprendere e correggere tutti gli errori lungo medesimo Sentiero e Desiderio… Altrimenti tutto ciò che ne consegue delirio di chi si pensa padrone del suo ma non certo nostro Tempo fuggito…
Così forse possiamo scrivere e rimembrare quella Regola così propizia anche all’Ortodossa direzione la quale non sola e unica per medesima cima da seguire giacché privati del Tempo andiamo solo a correggerlo, ed ogni utile Elemento è matura materia solida alla Terra con la quale, in verità e per il vero, componiamo e Creiamo il Tempo…
Ed anche se questa è o sarà Eresia il nostro Sogno quantunque racchiuso nell’Uno in cui varchiamo e scaliamo tal intento… cogitiamolo qual Due in Uno fuggiti così come un Tempo Eretico insegna… dalla scemenza di una strana vita…





Eccellentissima e potentissima principessa.....

Eccellentissima e potentissima principessa e mia reverendissima  signora, mi raccomando alle migliori grazie vostre e del mio reverentissimo signore. E poiché ogni promessa deve lealmente adempirsi, vi invio, mia reverentissima signora, in iscritto e figura i monti del lago di Pilato e della Sibilla; i quali monti sono diversi da come sono disegnati nel vostro arazzo; e anche tutto quanto ho potuto vedere e sapere delle genti del paese, il giorno 18 maggio 1420 che io vi fui.
E ciò per mantenervi la mia promessa, e per non essere tacciato di poca fede se mai sarò alla vostra presenza.


          MONTE SIBILLA


Questo monte è dalla parte della marca di Ancona e nel territorio di un castello chiamato Montemonaco, vale a dire il monte del monaco.
 Da questo castello fino al punto più alto del monte, dove trovasi l’entrata della grotta, vi sono nove miglia. E quando si è su in cima, si vedono ugualmente i due mari, come si vedono dall’altro monte; ma, in verità, non tanto chiaramente perché è più basso dell’altro. Il monte della regina è congiunto al monte del lago di Pilato.
La montagna è desolata e rocciosa dalla base sino alla metà circa. Dalla metà in su vi sono prati bellissimi e piacevoli da potersi appena raccontare. Vi sono infatti tante erbe e fiori di ogni colore, di strane fogge e odoro si tanto che offrono gran diletto.  (1*)




(1*) Su queste sconfinate distese di pascoli montani e alto-appeninici, sui ghiaioni e sulle rupi, vegeta una flora estremamente interessante: la Stella alpina dell’Appenino abbastanza tipica la quale si osserva in tutto il gruppo del Vettore, anche intorno al rifugio Zilioli, sempre più rara per le abbondanti quanto inutili raccolte che ne fanno molti sedicenti ‘alpinisti’; la Paronichia, dai tipici fiori bianchi di consistenza cartacea; il Genepì dell’Appenino, dalle foglioline argentee e vellutate, dal caratteristico profumo, endemica di una stretta zona appeninica; la gialla Potentilla dell’Appenino, con le foglie argentee; la Silene acaulis, che forma cuscinetti fioriti ai lati dei Sentieri e sui luoghi brecciosi; l’Hedraianthus graminifolius, con le belle campanule azzurro-violette. Tra i detriti dei ghiaioni vegetano l’Heracleum orsinii, una ombrellifera endemica dell’Appenino centrale, l’Isatis allionii dalle foglie cerulee e fiori gialli, la Linaria alpina dai fiori violetti, e molte altre rarità…

Ed ancora…

















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