IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

martedì 3 febbraio 2026

I DUE PRINCIPI & UNA SOLA FINE

 









 & il Capitolo completo (per le stelle della notte) 











Da un precedente editto (ma non certo delirio...)







Abbiamo detto ‘Eresia’, quindi se attingiamo a ‘due diversi ed opposti Principi’ circa la Creazione, non possiamo che attenerci all’odierna e sicuramente più moderna creazione circa il miracolo dei fratelli Lumière, i quali inventarono il Cinema sopraggiungendo alla nostra vista per ricomporre il misfatto della Scena conclusiva.

 

Almeno così vien detto e sentenzia la Storia, ma potrebbe anche essere che il Fotogramma di medesima sequenza o Visione, senza ancora il suo Cinema, sia stato intuito ancor prima, pur rimanendo confinato anch’esso ad un eretico oblio una nuova arte che ridurrà la vecchia Natura entro un fotogramma di cellulosa in movimento.

 

Ma in questi due diversi ‘Principi’ circa il ‘movimento’, che instaura l’eterno finito ‘movimento’ con la sua asimmetria e successiva simmetrica deriva storica che sgorga dalla ‘sua e nostra’ Natura, ovvero: un dio e un più oscuro regista che scimmiotta la stessa pur essendo un singolo fotogramma e la sua finita sequenza evolutiva…




Cerchiamo di delineare la Storia detta; per taluni solo una sceneggiatura, dipende appunto dai due diversi ed opposti Principi adottati; delineata ed osservata fotogramma per fotogramma, o a presa diretta, secondo la logica del video e conseguente ‘delirio’ contrapposto al tomo del giorno, posta nel contesto della Natura, non men della cellula divenuta nuova e più potente cellulosa con una nuova e più prodigiosa vita.

 

Posta fra il ‘vero’ e il ‘falso’.

 

Giacché mio l’intento di smascherare, ed ancor meglio ubicare, le false ragioni del ‘male’, il quale seppur da Ognuno indicato (associato con il più noto capro… di cui ogni Società va fiera all’ora del mostro…) eppure da Nessuno ben delineato nei suoi molteplici aspetti, per come costantemente adoperato, spacciandolo per il miglior medicamento dal vero ciarlatano di Stato.




Di ciarlatani infermi ed deambulanti, i quali curano i pazzi seppur immobili ma in apparente movimento opposto, dacché anche loro hanno un ruolo da comparse con cui l’economia ascende all’Oscar del giorno (con la pretesa del futuro Nobel della pace destinata alla bellica infrastruttura), in attesa del vero Manicomio a cielo aperto e coltivato nell’orto; occupando un ruolo di tutto e più che degno rispetto, confuso fra operai agricoltori e manovali associati, pur dissociati dal reddito di più validi professionisti, fornendo pretesto e motivo dell’erba e il fascio destino di cui Benito, compreso il proprio cavallo, potrà andar ancor più fiero e ben nutrito…

 

Il Somaro non nominiamo!

 

Indistintamente e alternativamente ubicati e predisposti alle grandi platee del Parlamento, con loro il Teatro ha subito un vero dramma nel dramma stesso, siamo solo in attesa del fantasma dell’opera intera e il colpo di Scena; in quanto questi odierni attori da spettacolo allietano le masse con maggior ruolo e ampio successo al botteghino del Tempio; per grazia ricevuta del ‘produttore’ medesimo, il quale, qual miglior regista, ne ravviva l’effetto scenico così da ottenere applaudite repliche per ogni piazza e Fiera di paese.




Nell’estate del 1892, mentre l’autore si trovava in California per preparare un tour di conferenze in Australia e India, ricevette un invito dalla Commissione per le Belle Arti dell’Esposizione Mondiale per tenere una serie di conferenze sulla zoopraxografia in concomitanza con l’Esposizione che si teneva a Chicago.

 

Poiché queste lezioni, dal titolo più familiare ‘La scienza della locomozione animale nella sua relazione con il design nell’arte’, erano già state tenute in quasi tutte le principali istituzioni artistiche, scientifiche ed educative in Europa e negli Stati Uniti, l’autore fu indotto a credere che potessero essere ripetute in modo popolare all’Esposizione, con una certa consapevolezza dell’importanza dei fatti che la sua indagine aveva rivelato, non solo da parte degli studiosi della natura o dell’arte, ma da quella vasta e importante classe di studenti, nota come pubblico generale.




Con questa impressione, rinviò la sua spedizione nel lontano Occidente e tornò a Chicago per trovare un comodo teatro eretto per questo scopo specifico sul terreno dell’Esposizione, a cui era stato dato il nome di Zoöpraxographical Hall; la scienza della zoopraxografia aveva avuto origine dai primi esperimenti dell’autore nel 1872.

 

In questo breve Post non si intende fornire più di una sinossi del consueto corso di lezioni sull’argomento, né riprodurre alcuna delle rappresentazioni pittoriche o scolpite necessarie per la sua corretta spiegazione, ma semplicemente descrivere i metodi comuni di movimento degli arti adottati dai ‘quadrupedi’, comprese le Balene evidenziando una determinata oscura simmetria concernente il mondo dei Mammiferi.

 

Infatti i Cavalli o i quadrupedi, vennero e vengono addomesticati a beneficio dell’uomo, correndo alla conquista da un Polo all’altro con maggior dinamica appartenenza, appuntiamo che solo C. L. R. James si dedicò con zelo e rigore al Cricket avendo ravvisato in questa (bipolare) competizione, divenuta frenetica corsa senza la dovuta riflessione con il beneficio della Ragione, qualcosa di malsano adattarsi all’effetto scenico dato e conferito dalla Genesi della Trama dell’intera sequenza, e di cui la Tirannia ne usurpava ed usurpa ancora il finale di Scena.




Rendendoci vivi e vegeti e con maggior occhio, tanto sulla platea quanto sul Palco e ogni sua replica, ma ancor più ciechi di pria circa il Dramma non più inscenato ma da Ognuno interpretato, Nessuno escluso, in quanto condivide l’antico panorama e il primordiale naufragato intelletto d’una balena, e un mare con Lei condiviso nell’identico beneficio circa la Vista ancorata ad un ancor più antico istinto (e non solo di conservazione circa l’intera specie in  fase di esenzione evolvere a quella di frammentaria decomposizione).

 

Quindi ‘secondo’ ma non ‘prima’ suddetta teoria evolutiva, o Frammento della stessa, ovvero, prima di evolvere in cellulosa, meglio si predisposero all’utilizzo degli uomini, Achab compreso; non accenniamo ai somari, i quali carichi e rassegnati al loro destino, spesso annotano appuntano, e per di più fanno anche sciopero; le Balene - anch’esse - pur non riuscendo alla dovuta addomesticazione non furono sottratte o risparmiate all’infausta sorte del Botteghino, o della Borsa del giorno, funsero da eterno costante serbatoio, o meglio salvadanaio al Lume della Ragione in attesa di una diversa avventura di cui Verne ci narra ancora.


Se leggete un noto Capitolo, o Frammento, colto da medesimo oracolare Fotogramma, vi accorgerete che la Groenlandia un Tempo verde, ma ora (secondo il calendario di Giuliano) scura frammentata da ancor più oscuri presagi & visioni, attendere di nuovo l’insana Regia del Capitano; quindi seduti e in poltrona che la Storia prosegue e naviga ancora… 

  

In particolare… quella dei cavalli, nei loro vari atti di ‘movimento progressivo’, illustrano le fasi più importanti di questi ‘movimenti’ mediante ricalchi tratti dalle fotoincisioni originali dell’opera dell’autore; li osserviamo e quindi meditiamo, non sottraendoli dall’Arte evolutiva or ora evidenziata al Lume dell’Intelletto che compone la vista, associata all’umana ‘criptovaluta’ circa il valore ottenuto dal movimento del fantino che al meglio li cavalca.




Infatti non si vedono, l’immaterialità la quale compone ugual medesimo movimento circa l’Arte del progresso, andando a formare la nota sequenza tratta dal Diario del giorno, dacché i due meccanici meccanismi inerenti al movimento che mi accompagnano in questo navigare, ci rimembrano Henry e la sua pioggia, ovvero le nuove frontiere dell’intero Ecosistema e i gradi che al meglio lo asservano; ed aggiungiamo nota della Critica cellulosa…:

 

Nel senso che Henry uccide la gente ma è quasi unbuono’ è amato dal suo pubblico.

 

Di poche parole, contano i fatti.

 

Invece il suo amico Otis è una carogna. Henry vive una pazzesca solidarietà con le sue vittime, è un principe sangue blu dell’annientamento e promette una morte ‘pietosa’.

 

Otis no!

 

Ci prende gusto, filma gli omicidi con la handycam e se li ripassa a casa. E alla fine vuole stuprare anche la sorella.

 

E McNaughton risveglia il suo pubblico in un incubo ancora peggiore: con una doccia finale di splatter, occhi infilzati, carne martoriata.

 

L’abominio. Henry è forse il primo film a violare e vilipendere con tale lucidità la filosofia criminale dei lombrosiani di Hollywood. I buoni e non più cattivi non sono delle ombre sghignazzanti con i coltelli e i denti che risplendono al buio; e nemmeno degli angeli del male, guidati dalla voce dall’alto o dal basso delle fogne, o dallo spirito nel frigorifero.

 

Henry personaggio e film uccidono.

 

Nel senso che Henry uccide la gente ma è quasi un ‘buono’ è amato dal suo pubblico.

 

Di poche parole, contano i fatti.

 

Invece il suo amico Otis è una carogna. Henry vive una pazzesca solidarietà con le sue vittime, è un principe sangue blu dell’annientamento e promette una morte ‘pietosa’.




Nella presentazione di una lezione di zoopraxografia (da non confondersi con la pornografia fra il cavallo e il suo fantino che lo monta per l’intero arco del giorno), il metodo solitamente adottato consiste nel proiettare su uno schermo, in dimensioni ben più grandi di quelle reali, una serie delle fasi più importanti di un movimento animale - ad esempio, il passo di un cavallo al galoppo - che vengono descritte analiticamente. Queste fasi successive vengono poi combinate nello zoopraxiscopio, che viene messo in moto, e una riproduzione dei movimenti originali della vita risulta chiaramente visibile al pubblico.

 

Con questo apparato, le corse dei cavalli vengono riprodotte con tale fedeltà che le caratteristiche individuali del movimento di ogni animale possono essere facilmente viste; stormi di uccelli attraversano lo schermo con ogni movimento delle loro ali chiaramente percepibile; due gladiatori si contendono la vittoria con un’energia che farebbe risuonare l’arena di applausi scroscianti, atleti eseguono capriole e altre azioni di uomini, donne e bambini, cavalli, cani, gatti e animali selvatici, come correre, ballare, saltare, trottare e scalciare, vengono illustrate allo stesso modo.

 

Tutto diviene ancor più vero della realtà!




Con questo metodo di analisi e sintesi, l’occhio impara a osservare e a distinguere le differenze tra un’impressione ‘vera’ e una ‘falsa’ dei movimenti degli animali. La mostra zooprassiscopica è seguita da copie miniate di dipinti e sculture, che dimostrano come il movimento sia stato interpretato dagli artisti di tutte le epoche: dai primi incisori del periodo delle caverne ai più eminenti pittori e scultori dei giorni nostri.

 

Addirittura ci giunge voce che vengono ‘affrescati’ con cura fino alla cappella del sacrestano, Boccaccio permettendo! In attesa del ‘Giudizio Universale’, il quale una volta restaurato rovescerà la Cupola ove un Tempo, fors’anche un Secondo Tempo, ubicato e posto; con la sola certezza che regnerà un diverso imparziale giudizio e sicuro Confino a cui il nuovo Fascismo di Stato, associato (spa snc etc), assicurerà la nuova Chiesa & il Doppio Principio il quale ne risalta ed evidenzia l’ipocrisia posta anch’essa fra il ‘vero’ e il ‘falso’:

 

Quando un dramma emozionante, o una farsa esilarante, vengono proiettati sullo schermo, le azioni sono così naturali, le situazioni si sviluppano in modo così ovvio – in effetti, il tutto procede in modo così fluido – che la persona media conclude che la produzione di un’opera teatrale sia la cosa più semplice del mondo. Ma la persona media non si è mai sbagliata di più. Una visita a un teatro-studio per seguire una produzione dall’inizio alla fine lo disinganna in modo molto rapido e completo.

 



La regia di un’opera teatrale prima della pellicola è molto più impegnativa della messa in scena di un’opera teatrale dietro le luci della ribalta. Bisogna gestire situazioni che non si sviluppano mai sul palcoscenico. Il film è essenzialmente una pantomima e la macchina da presa è un critico attento e inequivocabile. Produce una rappresentazione severa e concreta di ciò che si svolge davanti a essa. Non c’è dialogo a nascondere difetti o mitigare le carenze di attori e attrici. Le parole devono essere trasformate in azioni e gesti. In un film ogni muscolo del corpo deve essere praticamente chiamato in causa per trasmettere allo spettatore un’idea lucida e coerente dello svolgimento della trama, poiché non c’è altro che l’azione a dirgli ‘di cosa si tratta’.

 

Inoltre, tutto deve essere condensato al minimo indispensabile senza perdere coerenza. La trama deve essere dipanata senza la minima interruzione del filo conduttore della storia. Una volta che lo spettatore perde la presa sul tema, l’interesse si perde. Come la brevità è l'anima dell'arguzia, così la concisione è la nota fondamentale del successo in un’opera teatrale.

 

Il produttore deve essere un uomo poliedrico.




Deve avere un acuto istinto per le situazioni drammatiche, possedere una vasta capacità ed esperienza istrionica, un occhio attento ai minimi dettagli, essere dotato di un’energia illimitata e la capacità di ottenere il massimo dalla sua compagnia. Un fattore è di fondamentale importanza per lui: il tempo. Il direttore di scena lavora su una tabella di marcia, non in minuti, ma in secondi; bisogna ricordare che ogni secondo di tempo equivale a dodici pollici di pellicola. Un produttore impiegherà cinque minuti nello sforzo di condensare in cinque secondi l'azione necessaria per una determinata situazione.

 

In quale forma l’opera teatrale giunge nelle mani del direttore di scena per la messa in scena?

 

Il drammaturgo prepara l’opera nei minimi dettagli, completa di dialoghi e spunti narrativi, come se fosse destinata alla scena teatrale, oppure fornisce una semplice scaletta?

 

La risposta varia a seconda del drammaturgo e del direttore di scena per cui lavora. Alcuni autori non riescono a trasmettere le proprie idee in modo coerente senza un dialogo approfondito. Altri riescono a raggiungere il loro scopo in 200 parole. Ancora, un produttore non riesce a condividere l'idea dell'autore se questa non viene elaborata nei minimi dettagli, mentre un altro coglierà immediatamente l'intera situazione. Di conseguenza, è impossibile stabilire regole ferree su come scrivere un'opera teatrale; ma, in generale, più breve è la sceneggiatura o la storia dell'opera, maggiori sono le probabilità che riscuota successo, a parità di altre condizioni.




Questa sequenza ci illumina circa le ‘Stelle della Notte’ e viene dedicata alla povera Andromeda, la quale ci parla e svela le sequenza dell’intero Fotogramma, e ci illumina ancor di più sulla Doppia Creazione; ed essendo l’Anima della sua Natura ancora eterna ci attraversa come una Cometa; di lei sappiamo che all’ultima sequenza fu uccisa e buttata nel bel mezzo di un giardino, quando la Scienza la rinvenne affermò “A”, c’è anche Andromeda!

 

Kaufumann il Regista pluri-prodotto non scorgiamo lo associamo all’Inferno della Cupola con cui appagato!

 

Questa competenza deriva ugualmente dal mistero e/o Ministero della Cultura, giacché anch’essa racchiude un mistero del tutto divino, infatti pur la Chiesa raccogliere infermi moribondi e miliardari in attesa di poter acquistare la grazia divina, dispensata a puntate o in diretta televisiva, non pregiudica la differenza del noto pregiudicato il quale la stessa medesima Grazia sembra aver ottenuto, e con la stessa aver successivamente dipinto un Cielo colmo di stelle (così fu detto da Principio).




Questo Mistero concernente l’odierna cultura, e come la stessa proceda e naviga ancora, credendosi la più bella divinità dai Tempi della Bella Vita; e il mare che sgorga seppur alla deriva da una sua Fontana senza più l’Elemento che disseta la vera e sana cultura del Sapere, ci fa riflettere su ogni improvvisata sceneggiatura, o trama con sVista.

 

Una volta, quando si èra soliti dire “c’era una volta” e la favola allietava ogni adulto bambino prima e dopo il dovuto e atteso Carosello,  venivano chiamate ‘trame di stato’, ma ora con la nuova censura per cui ogni inferma  Ragione si adopera, ci par il caso di non meglio specificare e approfondire, giacché siamo in balia d’un più vasto sconfinato scenario a cielo aperto (di cui Henry padrone assolutistico), ed ove la trama di ogni giorno crea e compone, o meglio scompone e dissolve la vera Ragione e l’Intelletto che lo accompagna per Grazia ricevuta all’officina di Otis…

 

L’artifizio di cui accennavamo prima, ovvero il Tomo circa i ‘Due Principi’ recitato alla più vasta platea da veri comprovati attori, giacché a tutti loro viene insegnato che il recitare rende il miglior mestiere, mentre le ‘Stelle della Notte’ ci vegliano a tutte le ore del giorno, dall’Alba fino al Tramonto, la stessa innominata Beatrice ci accompagna sino al Settimo Cielo e rileva la Verità da cui apostrofata una più profonda materia…. 

(Giuliano) (Prosegue con le Stelle della Notte)










sabato 31 gennaio 2026

LA LEGGE (breve scritto dedicato al Signor R. W. Emerson)

 









E l’intero capitolo 


Prosegue con la...: 


Legge di Achab






Come evidenziato da Prosperi nei suoi vari studi storici inerenti un periodo che pensiamo dismesso a favore di un più degno progresso circa i Diritti, il Libero Arbitrio, e tutto ciò che ne deriva concernente una più valida forma di ‘Democrazia’, apostrofiamo sia l’Ortodossia sia l’Eresia la quali per loro Genesi evolutiva confacenti ad ugual sviluppo innestate nel numerato Tempo, simmetrico e condiviso ‘con e nella’ Natura.

 

Per poi essere a Lei materialmente ‘restituito’, oppure ‘condiviso’, dipende molto dai punti di vista, ed ancora e successivamente reso, all’antro di un Dio, in forma immateriale di Spirito che al meglio, o in peggior modo,  ha transitato presso questa vita terrena (quando in essa ci dissolviamo come polvere nel vento, o, in maniera più ‘orrida’, quando veniamo lentamente consumati e dissolti da ugual arte evolutiva per divenire pasto di una formica).

 

Ed infine - o principio - essere giudicato da una più elevata e profonda Legge divina posta in una successiva rinascita (dipende molto dalla condotto adottata), giacché ogni Sua sostanza scorre in ogni Elemento qual ‘particella’ divina, dal più alto Cielo fino ad un Oceano altrettanto profondo.

 

Non crediamo nella resurrezione della materia che sempre scorre come un Fiume in piena, la immaginiamo sempre in profonda simmetrica trasformazione…

 

Così detto presso l’altare di una grande Madre e successiva Madonna, delineiamo un’apparente ‘Eresia’ giacché la stessa scritta quando la doppia natura umana ne sentenzia il limite, oppure, l’errato contesto sentenziato da un ortodosso principio da tutti sottoscritto di cui portatore, giacché è bene specificare che l’ortodossia per sua limitata Natura procede secondo un dogma e un successivo dogmatismo, il quale costringe ogni più probabile e diversa Verità e una più certa Legge di Dio presso un perenne Sacrificio posto nel limite umano.

 

 E successivamente confinando ogni Verità spacciata per Eresia, o peggio Apostasia, nell’odierna seppur apparentemente emancipata progressista ed evoluta socialità, ad un ruolo non più inerente il Principio che la anima e ravviva, e con cui si presume venga, in questo ed ogni momento, scritta la Storia, ma una Verità non confacente con ciò di cui la Storia abbisogna.

 

Ovvero, la Verità della menzogna sentenziata dalla parola, da un fallace breve ‘pensiero’, da un insano deviato malato ‘intelletto’ sottomesso ad un limitante dogmatismo; perché si pensa e penserà ancora secondo la presunta Scrittura che dio ha fatto dono, e non viceversa, ovvero la Natura per tramite Dio ha donato ed anche preteso in sua difesa più elevato Intelletto per dire ciò che Lei impossibilitata. Per cantarla, pregarla, ammirarla, adorarla, in ogni dove ove si porge dall’Alba della Creazione!

 

Ed ancor prima di quella precipitosa ‘curva’ di questo immenso cammino, di questo grande Sentiero, in cui a capo chino ed elevato sentimento, oppure privati di qual si voglia pensiero, procediamo, chi cieco, chi con buona vista, chi sordo e ubriaco, chi in ottima forma, chi zoppica e impreca, chi si lamenta, e chi contento di vedere il Sole e la Luna, ma tutti volgono, all’insaputa della comune predica, verso una Infinita distesa come fosse una vastità mai scorta, ed ove in Verità e per il vero, dimorava - non vista - una grande simmetria ove  regnava la vastità d’un’apparente Nulla. Poi divenne Oceano e alla sua riva nacque l’uomo, e con lui la Parola, la coniugò in prossimità della riva (da non confondersi con la stiva) e ogni cosa che vedeva ed ancor di più lo stupiva faceva uno strano verso…

 

Si narra anche che con Lei nacque la menzogna, ovvero l’intelletto privato dell’istinto di cui la Natura abbonda, può sembrare un paradosso evolutivo, o un dramma posto fra il vero e il falso, ma il gravoso compito di dominarlo sottometterlo e convogliarlo alla corte di un diverso dio, per medesima sopravvivenza, divenne inganno, cosa di cui la primordiale Infinita Natura sprovvista. Questa non certo Eresia ma una Verità spacciata per menzogna!

 

(Cosa dovremmo fare? Retrocedere in quel mare e parlare con la balena? Forse! Anzi suggerisco e incoraggio l’intera ciurma di rinnegati reietti di sentire la sua musica, la sua preghiera, mentre nuota e impreca l’umana bestia!)

 

Quindi la menzogna spacciata e rivenduta per il valore dell’esatto contrario, ma certamente anche questa una Storia taciuta, la quale acquisisce valore oltremodo ‘giuridico-economico’ andando a confinare le tante vite verso un illecito fraudolento navigare, così come sovente viene rappresentato Achab opposto alla Natura della balena.

 

Quando la Verità supera ogni grado di Giudizio, allora la società, spesso, se contraria ai suoi improvvisati principi, la confina in altro e inappropriato luogo.

 

 

Verità di una Natura ‘dedotta’, ‘ispirata’, e per chi giammai sazio del proprio pasto, ‘divorata’ da una insana forma d’inumana ingordigia senza ‘verso’ e ‘parola’, più simile ad un antico istinto inerente a quel (‘pre’ e ‘post’) Dominio circa la sfera del ‘male’. Ogni qual volta le antiche comuni Leggi infrante (da un diverso navigare in cima ad un Onda e in prossimità d’una strana curvatura ove a ben vedere si scorge una…) vanno a sconfinare in un rapporto conflittuale con il Principio in attesa d’un Fine.

 

Dacché ne possiamo dedurre che mal abbiamo interpretato un Comandamento, perché se la Fine si oppone al Principio da cui nata e non solo la materia, sgorga uno strano fotogramma, o meglio una Tragedia, di cui la platea non ne comprende l’intera sequenza.

 

Certamente dinnanzi all’orrido si rimane muti!

 

Circa tutte quelle riflessioni che scaturiscono ‘da e per’ ogni suo Elemento (ponendo la logica del Dominio della Natura sull’uomo, fra ciò che Superiore ed Inferiore, fra ciò che possiede un Linguaggio e chi un mutismo millenario, fra ciò che cammina e ciò che soffia come vento, fra ciò di cui un circuito elettrico e ciò che distinguiamo come una simmetria di neve portata dallo stesso; ovvero tutto ciò subordinato alla superiore grandezza della Natura, e non certo il contrario), opponiamo eretico indomito Sentimento!

 

Tale conflittualità, e chi a queste non si attiene, circa superiori Leggi va giudicata ‘vera’ o ‘falsa’.

 

Se ‘vera’, ovvero posta come letta nell’attuale processo ‘storico-evolutivo’ quale condizione imprescindibile che oltrepassa le considerazioni dell’economia, possiamo affermare che la “Sua”, e non certo nostra economia, o interpretazione del principio di Legge che la regola e subordina e classifica la ricchezza, detiene il principio stesso racchiuso nella Legge.

 

Quindi questa Verità confermata e ancor più difesa e sostenuta. Perché la ricchezza se dedotta dalla Natura è la Natura medesima che ispira e conferma il Principio di Legge. E giammai può essere il contrario.

 

(Quando diciamo di natura divina, affermiamo che la divinità ha superato, e supera, ogni principio di Legge inerente alla capacità comprensiva dedotta dall’uomo. La divinità si afferma quando procede avversa alla falsa Legge dell’uomo! Il profeta Gesù e non solo Lui, si oppose alla Legge del Tempio. E il Tempio lo sentenziò. Non dissimile quanto appena detto circa la Natura fra il vero e il falso.)

 

Se al contrario, ‘falsa’, va indicata come il male dell’intera umanità, oppure della comunità in cui esercitata.

 

Queste Leggi possono pur essere avverse e contrarie (entrambe due poste fra un onda e una particella e impossibilitati al Tempo necessario per misurarne certezza cosa sia questa materia che ci circonda); ma la certa Verità di questo e ogni successivo Enunciato, e suo Pensiero (dalla Natura derivato), sentenzia ogni cosa procedere esattamente al ‘contrario’ (soprattutto per ciò che non si vede inerente a tutte quelle invisibili correnti oceaniche che determinano il clima su questa Terra, quindi la Storia più o meno numerata; ed altresì per tutto ciò che non si vede e condanna l’uomo ad un diverso abominio ‘socio-economico-storico’, e di cui le medesime correnti tiranniche ne impediscono la corretta, non più interpretazione, ma informazione su ciò che da tutto ciò potrebbe scaturirne circa la comune globale evoluzione non più dedotta o interpretata dall’economia, ma evoluzione tradotta come Principio che subordina la stessa) di come l’evoluzione ha scritto e scrive il suo Libro sacro non certamente inerente ad un Verbo, per procedere in moto opposto e contrario alla Creazione.

 

Quindi siamo molto distanti dall’affermare o rivelare il vero. Quindi ed ancora, con Ragione e sano Intelletto, (simmetrico alla Natura) la Verità letta per ogni suo e nostro universale Principio, quando e solo conferma le comuni Leggi inerenti la Natura dell’uomo. Ma attenzione naviganti rinnegati e reietti! Pongo asterisco: per Natura dell’uomo non intendiamo in questa e ogni eretica sede, l’‘umana’ e ‘disumana’ che sia, ma qualcosa a ben vedere con una bestialità prossima all’antico istinto.

 

Infatti proprio quello - nell’Atto finale - ci divorerà per offrirci al ventre di Giona! Purtroppo annunzio cum magno gaudio che Nulla più sarà devoluto alla Riva, non ci sarà una nuova terra promessa, o una nave da crociera che ci raccoglie alla deriva.

 

Da tutto ciò ne traduciamo, infatti, l’Infinito (…ovvero Nulla, oppure ed al contrario, sgorgare a nuova vita, dipende molto - come abbiamo detto - da un determinato Credo posto fra il vero e il falso… per poi ammirarla con un diverso occhio se ancora ne abbiamo uno adatto alla vista, perché nell’immutata continua creazione e rinascita possiamo nascere senza né occhi né lume della detta rinomata Ragione; ovvero, ciechi per poi attendere innumerevoli vite prima che il buon Dio attraverso il suo Stato Evolutivo, dimorato in più alte cime, accolga una leggera miopia simile ad una nebbia e con questa respirare carponi su di una riva in attesa di qualcosa che migliori ancora e ancora…) a cui aspiriamo nei vari gradi di bellezza sostanza e sopravvivenza confermare la nostra inferiore condizione di appartenenza. Il Vento (per fare un banale esempio attraverso un muto Elemento) che trasporta la polvere del nostro Essere e presunto Avere, inscritti nel Dominio, continua a dettare le Ragioni del Tempo, soprattutto di quello a cui tendiamo ad opporre un numero più o meno ortodosso e/o classificatorio.

 

Quando i Venti assieme alle correnti, all’opposto, procederanno all’inverso nel globale processo evolutivo da cui nati, allora l’Abisso reale e infernale, inerente appunto a quell’Inferno della materia da ogni Eretico enunciata apostrofata e combattuta, si spalancherà sino ad un incolmabile Abisso.

 

Quindi, nel prossimo ‘assunto’ incenerente a questo ed ogni successivo ‘enunciato’, affermiamo che ogni suo Elemento è una cosa viva, inerente e conforme alla vita, come e più la viviamo e traduciamo, o solo comprendiamo e rapportiamo alla presunta civiltà.

 

Civiltà la quale dovrebbe essere simmetrica con ogni Elemento vivo, altrimenti vivremmo una precoce morte in vita. Anche fosse vero per come ci conformiamo nell’Arte e nella Letteratura, e ancor più spesso meditiamo questa morte in vita, pensandoci più morti che vivi, paradossalmente siamo vivi che aspirano all’esatto contrario. Sconfiniamo sino a prediligere la morte a pregare la stessa, non più come ultima ancora di salvezza per un karma da cui interpretiamo la materia umana, bensì uno sconfinamento nell’amore e costante negazione del Principio regolatore della Legge a cui la vita ci sottopone.   

 

Morti in vita, i quali seppur vivono nella vastità della stessa usurpando ogni sua bellezza, ogni suo segreto Linguaggio, sono sempre prossimi alla morte aspirando e coltivando l’insano suo fine, inerente e confacente al Nulla. Anche una Foglia muore, sì certo, ma con la costante certezza che rinascerà per una successiva Primavera. Puoi recidere ogni Albero fin dalla sua radice e ciò che rimane sarà deserto. Ovvero, il Nulla appena detto. Puoi anche controllare tutti i Fiumi di questa Terra verso una forzata condotta, e questa, sino ad una turbina, ma una volta prosciugati ti rimarrà il Nulla. Ti diletterai con la sua Energia nelle varie apoteosi del Nulla pur avendo tanta presunta ‘forza’ (il concetto di Energia immagazzinata e restituita, e con lei, il concetto di Legge e il suo nell’Infinito che racchiude e sovrintende, ed in lei inscritto, qual principio di vita, ti sfugge nella vastità di questa morte in vita).

 

Puoi, se solo vuoi, prosciugare tutto il petrolio di questa e ogni Terra, ma ciò che rimarrà dopo che lo hai travasato in una malefica condotta umana sarà la falsità del Nulla. Con lo stesso ti diletterai, certamente, nel vasto progetto di genesi di questa ed ogni terra, e con il principio della sua energia impartirai nuovi e insani comandamenti, ma ciò che ti rimane per ogni Elemento creato sarà il Nulla di una morte in vita. Giacché nel principio bituminoso che sovrintende ci sono miliardi di storia geologica che ora procedano al contrario di come ora stai evolvendo. Fra qualche secolo avrai il Nulla di un deserto. Perché il Principio di Legge ti sfugge nella falsità della ricchezza e come tradotta nella stessa.   

 

Certamente la morte è sempre precocemente presente in tutte le fasi storiche, mentre la Natura dalla pietra alla foglia, cerca di vivere ugual vita fino alla più profonda realtà temporale che gli è permesso e concesso. Anzi, con le Stagioni di cui ogni Essere che immaginiamo inanimato, ad esempio un Albero, pur essendo cosa viva e fondamentale per ogni ciclo di ogni Ecosistema, questa condizione di Infinito superiore alla nostra più meschina ombra o fuoco a cui destinato, ci riconduce alla vastità di un argomento antico.  

 

Potrebbe sembrare paradossale e riduttivo pensare di relegare il concetto di Eresia ad un costante rifiuto della ‘cosa creata’ e corrisposta, o ancor meglio, tradotta, tanto nella Genesi d’una Bibbia, quanto nei vari ‘miti’ che ne descrivono similari processi evolutivi da cui in ultimo dedotto per l’intera globale sintassi e grammatica un singolare ‘Verbo’, ma non siamo né sicuri né certi che lo stesso coniughi Parola Pensiero Ragione e Intelletto, anzi proprio lo stesso conferma il limite medesimo del Linguaggio (anch’esso esplicitato attraverso gli attributi di differenti miti più o meno dogmatici ma certamente concernenti al limite e principio del dogma, ovvero, il senso della lingua la quale seppur diversa da riva a riva fino ad una profonda umana deriva, in maniera incontrovertibile limitata e assoggettata - nonché privilegiata vittima - della medesima sua funzione; mi sovviene l’enunciato di Godel il quale in matematica esplicitava medesima ugual intuizione circa i numeri e la funzione della matematica nel vasto regno della materia; ma il nostro Dio appartiene all’immateriale di cui la materia ne esplicita il limite non certamente l’Infinito contrario da cui nato) in cui posto nel regno del Tempo e della materia in cui nato, giacché abbiamo accennato all’Infinito.

 

 Sussiste una simmetrica convergenza fra i molti miti di questa Terra, ed in ultimo possiamo rilevare come questi si specchiano l’uno nell’altro al fine di un simile Linguaggio, certamente vero che il Selvaggio abbia maggior comprensione circa l’antico ruolo di Madre Natura, e la Storia si diletta e concentra attraverso la ricerca nel porre in essere la fonte da cui l’evoluzione ci ha portato a raccoglierne ultimi e più definitivi esempi per ciò che andranno a delineare un presunto e più probabile Pensiero inerente Dio.

 

Oppure uguale medesimo cambia e muta la forma pur rimanendo se stesso?

 

Pur essendo un artifizio del tutto umano, giacché scritto nella monolitica ortodossa pretesa di tradurne specificarne e determinarne il Linguaggio, in questa sede ci limitiamo a porre la nostra medesima affermazione nella sfera dell’Eresia, perché pur credendo in Dio pensiamo che il suo e nostro Cogitare non possa Essere definito nelle Ragioni del Tempo, è forse inerente ad un Infinito anche matematico da cui l’intero Universo, e il Linguaggio che tenta di delinearlo, nato nell’ultima frazione di Secondo; per cui troviamo normale che il suo Primo Dominio sia molto più vasto e di difficile contesto interpretativo, sia per ciò concernente il Principio, sia per il Fine.

 

Sicuramente l’aspetto che più si avvicina all’Infinito è quella stessa Anima animata da un antico Spirito, quella appunto e paradossalmente, che diviene nemica di un determinato credo ortodosso. Anzi, proseguendo nel vasto terreno dell’Eresia possiamo ancora affermare che ogni cosa creata, dalla pietra alla foglia e dalla foglia all’uomo, possegga una sua identità. E in ciò ci avviciniamo ad un credo nato da una forma Neoplatonica derivata dall’Oriente, quindi a questa ci ricongiungiamo e manteniamo la rotta, il cammino, il Pensiero, l’ideale la forma, nella sostanza non certamente dissimile per come fu immaginata.

 

Anzi supponiamo a Ragione che il contesto, e non solo storico, che l’ha generata, sia scaturito, quindi ispirato, dalla Natura intera. Tutto ciò potrebbe sembrare a prima vista un paradosso, giacché se l’Eresia viene accertata come un rifiuto della cosa creata compreso l’intero Universo che l’ha generata, affermiamo che la vera e più profonda Coscienza eretica si insinua nei limiti interpretativi della stessa, per conformarla e rapportarla a più vasti orizzonti.

 

In questi termini intendiamo e specifichiamo l’Arte evolutiva.

 

(Giuliano)