Primo & Secondo e Terzo (Atto)
Si stava guadagnando la reputazione di predicatore efficace.
Elizabeth Peabody disse che quando andava ad ascoltarlo predicare era ‘sempre “bello”,
rispetto ad altri suoi ‘umani’ consimili: e a volte, ovvero, frequentemente, molto
più elevato rispetto ad altri pulpiti accompagnati da altrettanti umani
linguaggi’.
Le persone commentano la potenza della sua voce: Peabody la definì ‘profonda’
e ‘simile a quella di un organo’, mentre altri vi percepirono un tono risonante
e nasale. Rispecchiò un senso insolito per
un unitariano, di una serietà terribile. Il suo pubblico raffinato rimase
sbalordito e si mosse nel vederlo così commosso da ciò che stava dicendo mentre
afferrava e si aggrappava al pulpito per trovare sostegno con la fronte che gli
si ‘imperlava’ di sudore. Aveva evitato di coinvolgersi pubblicamente nella
controversia trascendentalista. I suoi scritti pubblicati più noti fino al 1840
furono probabilmente i suoi articoli per l’Examiner su Christian in Plato di C.
Ackermann e sui neoplatonici Henry More e Ralph Cudworth.
Quasi tutti i suoi scritti pubblicati, siano essi poetici, omiletici o accademici, seri o persino satirici, erano apartitici. Le poche eccezioni erano state pubblicate in forma anonima, aveva predicato i suoi sermoni più ‘eretici’ solo alla sua piccola congregazione domestica, che aveva accuratamente preparato a riceverli. Quando predicava in occasione di eventi di scambio o si recava a Boston per tenere una conferenza il giovedì, non si pronunciava su argomenti controversi come l’ispirazione, il Neoplatonismo o i miracoli. Gli argomenti dei suoi sermoni più popolari fino alla metà del 1839 (che predicò almeno dieci volte ciascuno) erano ‘La legge dello Spirito di vita’, ‘L’abnegazione’, ‘Il carattere di Paolo’, ‘Tranquillità’, ‘Moralità e religione’ e ‘La caduta dell'uomo’.
Parker fu spinto a trovare una voce pubblica più radicale in parte
dal bisogno di rompere i confini in cui talvolta o troppo spesso costretto. Era
contento che la sua chiesa tollerasse il suo trascendentalismo, ma la
sua ambizione non si era placata e bramava un pubblico più ampio. ‘Sono
venuto qui contro la mia volontà’, ricordò a suo fratello Isaac nel gennaio
del 1840, e ‘potrei desiderare con tutto il cuore una sfera più ampia,
un maggior numero di ascoltatori, e persone più intelligenti e colte della maggioranza
di Spring Street’.
In aprile, osservò di sentirsi ‘a disagio nel mondo’ e di non ‘svolgere il senso della vita’ predicando a cento persone, metà delle quali ‘neonati’. Si ricordò ripetutamente nel suo diario di non essersi stabilito definitivamente.
Ciononostante, all’inizio del 1840, rifiutò due allettanti offerte di
trasferimento. Una delle opzioni, comunicatagli tra gli altri dal fratello
Isaac, era di tornare alla chiesa della sua infanzia a Lexington; la seconda
era di stabilirsi nella raffinata e numerosa comunità di Waltham. La ragione
addotta per rimanere era il suo obbligo verso i parrocchiani; erano così pochi
e avevano così poco denaro che avrebbero avuto difficoltà a trovare un buon
ministro che lo sostituisse. Inoltre, West Roxbury era così piccola che aveva
tempo per dedicarsi ai suoi progetti letterari, e un’altra chiesa avrebbe
potuto non accettare le sue opinioni radicali.
Ma ammise anche a Isaac di avere ‘ragioni private’ per rimanere. Se
si fosse trasferito, ‘Miss Cabot’ (zia Lucy) sarebbe stata fuori dalla portata
dei suoi parenti, e... Il resto della lettera è stato cancellato…
Come confessò in più di una occasione, quando arrivò a West Roxbury
si rese conto che le persone e il luogo ‘devono essere “idealizzate” nel cuore
e nella Ragione per essere resi sopportabili nonché accompagnati da più elevati
umani sentimenti; (dacché, riscontrando la mancanza del requisito
necessario e sufficiente iniziò a dialogare 'universalmente' con ogni Elemento in
lui e al di fuori della misurata Coscienza con cui si è soliti celebrare,
oppure ed al contrario, naufragare ogni sorta di umano Linguaggio; ed
attraverso il primitivo silente (muto e del tutto incompreso) Linguaggio della
Natura (accompagnata da ogni suo Elemento) con cui spende un Tempo incompreso
posto all’Infinito meditava - ed ancora a tutt’oggi – incontra... il suo Primo Dio…’ [Anima interpretativa]).
“Idealizzò” entrambi e sognò ‘con la più inveterata ostinazione’. Ma ‘presto mi sveglierò... e poi... e poi... non dirò cosa succederà poi’. ‘Detesto predicare, parlare, …o solo ascoltare la mia gente’, e poi continua: ‘È un dovere che svolgo con riluttanza per questo piccolo paese…’.
[Confida di
lasciare presto Spring Street, ma ‘il male non verrà eliminato con l’allontanamento.
Non è il ‘dove’, ma ‘cosa’ sia il vero principio del ‘dovere’ stesso e ‘come’ sfuggire
il ‘male’ di questo mondo… ma non certo la Natura priva del suo veleno!’ (Anima
dialogante)].
‘Cosa’ componga il principio del male un argomento antico…
Per la prima volta, Parker sembra avere seri dubbi sul ministero
stesso: ‘Spesso mi dico che ho sbagliato la mia vocazione, ma se così forse è
troppo tardi per tornare indietro’. La sua risoluzione è di scrivere libri (ma
sappiamo altrettanto bene che il male può impedire se non addirittura
‘sovvertire’ e ‘confondere’ le Ragioni del Bene…), ‘e se non posso rivolgermi a
una vasta cerchia di ascoltatori, potrei rivolgersi a una vasta cerchia di
lettori’.
In casa Parker, accuse di un altro tipo di infedeltà – quella teologica – avevano suscitato grande scalpore. Il 19 luglio 1839, Andrews Norton tenne il suo Discorso sull’ultima forma di infedeltà all’associazione degli ex alunni della Harvard Theological School, riunita presso la First Parish Church di Cambridge. Parker era presente e sapeva cosa stava per accadere.
‘Fluttuo sulle ali dell’aspettativa, per le sue esclamazioni’, aveva
scritto sarcasticamente a William Silsbee qualche giorno prima. ‘Andrews l’Unico’
non deluse le aspettative. Vale a dire, lo fece. Parker pensava che il discorso
avesse ‘grandi meriti di stile’, ma per il resto fosse un ‘completo fallimento’
[linguaggio umano?]. Fu pubblicato in agosto.
George Ripley decise subito di rispondere.
Era in corso una guerra di opuscoli. Questo scambio, il più famoso
della controversia trascendentalista, sarebbe continuato per dieci mesi. Parker
ne sarebbe stato gradualmente coinvolto, man mano che si avvicinava a diventare
una figura pubblica. A differenza della vecchia, dichiarata e zelante forma di
infedeltà, dice Norton nel suo Discorso, la ‘nuova’ assume il nome cristiano ‘mentre
colpisce direttamente la radice della fede nel cristianesimo, e indirettamente
di ogni religione, negando i miracoli che attestano la missione divina di
Cristo’. L’intera storia di Cristo è miracolosa. Rimuovere da essa ciò che si
riferisce direttamente o indirettamente alla sua autorità e alle sue opere
miracolose non lascerebbe nulla di coerente o consistente. Se in realtà non si
fossero verificati miracoli, allora i Vangeli sarebbero favole, frutto di pura
follia o di un grosso inganno. O crediamo che Gesù Cristo sia stato incaricato
da Dio di parlarci in nome di Dio, oppure non sappiamo nulla di lui. Non
avremmo alcun motivo per venerarlo o per considerare importanti i suoi
insegnamenti.
Norton sostiene inoltre che affidarsi alle prove storiche per il cristianesimo è l’unico modo per mantenere l’autorità sociale. In una nota alla versione pubblicata del Discorso, ha affrontato l’argomento secondo cui, poiché il cristianesimo è un bisogno universale, Dio lo soddisferà con un principio universale intrinseco alla nostra natura. I sostenitori di questa visione ritengono che il cristianesimo storico non possa essere la base della fede, perché si fonda sulla testimonianza, che è estrinseca alla nostra natura; peggio ancora, la stragrande maggioranza delle persone non possiede le competenze accademiche necessarie per studiare a fondo i libri cristiani. Norton ribatte che, sebbene il bisogno di religione sia universale, la fede religiosa può essere stabilita solo ‘attraverso l’esercizio della Ragione, l’indagine, la formulazione di un giudizio probabile sui fatti’.
Ogni conoscenza superiore, inclusa quella religiosa, richiede
impegno, riflessione e apprendimento per il suo sviluppo, la sua chiara
esposizione e la sua generale accettazione. In ogni forma di conoscenza, i
benefici per molti derivano dagli sforzi di pochi. Dobbiamo accettare le verità
religiose come accettiamo tutte le altre verità: sulla base dell’autorità di
persone più esperte di noi [Ortodossia]. Non può esserci ‘nessuna
intuizione, o percezione diretta, della verità del cristianesimo, nessuna
certezza metafisica [quindi l’ortodossia interpretativa in contrasto con
l’Eresia]’.
Il Discorso di Norton esigeva una risposta, e Ripley, il suo disputatore del 1836, era l’uomo più indicato per scriverla. Aveva già pronto per la stampa ‘The Latest Form of Infidelity Examined; A Letter to Mr. Andrews Norton’ all’inizio di settembre del 1839, quando lesse il manoscritto a Parker. Il giovane lo trovò ‘forte, chiaro e molto buono’, ‘eccellente nella concezione e nell’esecuzione, altrettanto valido nello stile, nel contenuto e nello spirito’.
Eppure pensava che ci fosse ‘qualcosa di più elevato da dire su
questo argomento di quanto Ripley sia disposto. Il problema della Lettera di
Ripley è che, nonostante la sua lunghezza – quasi 160 pagine – non affronta
direttamente il punto fondamentale di Norton: ovvero che ‘il cristianesimo
debba essere accolto come una rivelazione unicamente divina e soprannaturale’.
Ripley dedica la maggior parte del suo opuscolo ad attaccare l’adesione di
Norton al ‘principio di esclusività’. Norton vuole che gli unitariani
prendano posizione. Ripley risponde, in sostanza, che non dovrebbero essere
costretti a farlo. Accusa Norton di aver fatto del criterio della fede
cristiana la sua personale convinzione che ‘i miracoli narrati nel Nuovo
Testamento siano la prova dell’origine divina del cristianesimo’.
Negare i miracoli non significa negare l’‘origine divina’ del
cristianesimo; i due punti sono logicamente distinti. Presenta quindi
quarantacinque pagine di citazioni per dimostrare che altri tipi di prove sono
stati accettati dai padri cristiani, dai riformatori protestanti e dai teologi
liberali moderni, incluso lo stesso Norton (Ripley cita gli scritti precedenti
del suo avversario per dimostrare il suo punto), e raccomandati nelle
Scritture.
L’argomentazione di Ripley è tuttavia molto indebolita dal fatto che
non dice mai se con ‘origine divina’ intenda, come fa Norton, ‘un’origine
esclusivamente soprannaturale’.
Ripley è su un terreno più solido quando passa dalle argomentazioni accademiche a quelle pastorali: un’eccessiva enfasi sulle prove storiche, dice, rende la predicazione mortale; la predilezione di Norton per tali prove deriva dalla sua mancanza di esperienza pratica nel ministero. Mette ingiustamente in discussione la sincerità di moltissimi credenti comuni, la cui fede si basa su altre prove. Ripley si oppone fermamente all’implicazione della dottrina di Norton, che Norton stesso sembra ammettere, secondo cui le persone comuni devono dipendere per i fondamenti della loro fede in una classe di ‘studiosi e antiquari’.
Norton nega quindi il principio protestante secondo cui le persone
dovrebbero giudicare la verità da sole, nega la religione del cuore e ripudia l’esempio
del Salvatore, che trovò i suoi discepoli tra pescatori analfabeti, non tra
rabbini eruditi.
Parker era d’accordo con Ripley, in un sermone sulle ‘Prove del cristianesimo’, predicato proprio mentre la Lettera di Ripley andava in stampa, sosteneva anche che gli ignoranti non potevano scoprire i fatti dei miracoli per sé stessi, la migliore prova del cristianesimo, sosteneva, e l’unica di cui c’è bisogno non si impara dal pulpito o a memoria, è che il cristianesimo risponde alla desideri dell’anima [se l’Anima medesima viene posta o idealizzata, in una falsa o evirata forma di soppressa Coscienza, non avremmo reale concreta Coscienza né della vera divinità che la ispira né il Dio che all’Infinito l’ha forgiata e presidia; semmai potremmo e dovremmo discutere non tanto e non più sulla verità storica dei miracoli, bensì il miracolo e il mistero della vita medesima che presiede - o dovrebbe - ogni Anima-Mundi di questa o trascorsa sua e nostra comune esistenza; se viene a mancare questo ‘assunto’ dovremmo discutere il principio medesimo della Fede, e non più di una presunta Verità che la convalida, giacché per divina Natura il miracolo è la vita stessa… ed aggiungo, il contrastarla o semplicemente negarla alla facoltà umana dialogante con la stessa sua Natura, significherebbe svilirne e mortificarne l’essenza stessa del Primo Dio; ed aggiungo ancora, il ‘simbolo’ medesimo del ‘miracolo’ per come letto entro e/o al di fuori dal contesto umano (ed interpretativo) e il suo linguaggio, significa non apprenderne in pieno il riflesso dell’atto miracoloso su cui i fondamenti della disputa, perché è lo specchio del miracolo e l’interpretazione attribuita all’uomo che ne mina il fondamento (in ciò la ‘meccanica’ per come si svela la [sua] Luce e il [suo stesso] principio ci rivelano molto più di come il ‘Miracolo’ dialoga con l’Universo intero); ovvero non è onesto da entrambe le rive del Fiume discutere se il lebbroso guarito dalle piaghe, semmai se le piaghe rinnovate nella negazione della vita stessa… vengono successivamente ‘guarite’ da un falso dio… (Anima Dialogante)].
Parker qui, come Ripley nel suo opuscolo, non ha affrontato il problema fondamentale la questione se il cristianesimo sia o meno rivelato in modo esclusivamente soprannaturale. Ma ne ha parlato altrove, soprattutto pubblicamente in due conferenze del giovedì, tenute (come tutte le conferenze del giovedì) presso la First Church di Boston. Il pubblico sarebbe stato composto dai membri della Boston Association of Congregational Ministers, l’organizzazione del clero unitariano che aveva la responsabilità della Lezione.
Fare una dichiarazione trascendentalista sulla rivelazione prima dei
suoi ‘fratelli’ fu una cosa audace da idealizzare, dato che la maggior parte di
loro era d’accordo con Norton su l’importanza dei miracoli. In ‘La relazione
della Bibbia con l’anima’, Parker attacca l’idea di una rivelazione storica
speciale contraddistinta nella Bibbia. Aveva scritto questo sermone all’inizio
del 1839, nell’entusiaste settimane dopo aver predicato con successo ‘Le contraddizioni nelle Scritture’, e quindi
mesi prima che Norton pronunciasse il suo Discorso.
Parker sicuramente intendeva rispondere a Norton, tuttavia, quando
scelse di tenere il discorso come una lezione del giovedì il primo agosto, solo
due settimane dopo che Norton aveva annunziato il suo sermone. Elizabeth
Peabody, che probabilmente aveva ascoltato la Lezione, doveva aver ha percepito
la sua nuova disponibilità a rischiare controversie pubbliche perché poche
settimane più tardi, gli scrisse esortandolo alla cautela. ‘Ho ben poco dello
spirito di un martire’, rispose con sicurezza, ‘ma poiché non temo alcuna
persecuzione, mi sembra di poter “dire la mia” e andare avanti senza intoppi:
ma se non è così, beh, posso andare all’incirca’...
Parker informa i Fratelli che La Bibbia non è, né il padrone dell’anima né il fondamento della religione, né il Nuovo o Vecchio Testamento, fondamento del Cristianesimo.
Ciò che ci insegna, ‘potremmo scoprirlo tutti da soli
in qualche momento delle nostre vite: la nobiltà della nostra natura, il
nostro dovere di essere perfetti’.
Gli insegnanti ispirati, dice Parker, nell’arte o nella scienza come
nella religione, sono coloro che vedono ciò che gli altri non sognano. Essi
hanno una porzione maggiore dell’Anima, che è in tutti gli altri uomini’.
Ma gli alunni superano i loro insegnanti.
Possono superare loro perché partono da un terreno più elevato;
devono superarli per essere fedeli a se stessi; li superano ogni giorno nella
scienza, nell’arte e persino in religione. Mosè fu un uomo grande e profetico,
ma le istituzioni peculiari del suo sistema sono da tempo caduti in rovina, la
rovina (evidentemente intende Ebraismo) occupato solo da ignoranza e
superstizione che persistono intorno alla tenda di quell’uomo grande, come gufi
e pipistrelli, che non possono sopportare la luce, cercano rifugio in alberi
marci e vecchi edifici abbandonati.
L’ispirazione, disse Parker ai suoi fratelli riuniti, è ‘l’azione diretta e immediata di Dio sull’anima’. Per comprenderla, osservate l’influenza di Dio sulla materia; l’azione in entrambi i casi è la stessa, solo il modo è diverso. Dio è ovunque nella natura. Nessuna parte è priva dell’influenza divina. Poiché Dio è ovunque lo stesso, la legge su cui si basa la natura è fissa e immortale. L’obbedienza a questa legge nel mondo inanimato e l’anima di dio.
Il mondo esterno all’umanità è perfetto.
Per questo motivo troviamo che l’influenza di Dio nelle colline e nei
prati sia ‘più congeniale alla crescita della moralità e della religione
rispetto al contatto ravvicinato di uomini consapevoli in città affollate’.
La ‘sostanza e l’energia’ divine non solo costituiscono la vita e le
leggi della natura esteriore, ma ‘possiedono’ anche l’anima umana. Questo
possesso lo chiamiamo ispirazione. Il fatto dell’ispirazione è stato
generalmente accettato. La dottrina della Chiesa afferma che Dio ha parlato ad
alcuni uomini, come i profeti, Paolo, gli apostoli e Gesù. Pertanto,
consideriamo le loro parole autorevoli. Questo è saggio, poiché senza dubbio
furono ispirati. Ma Dio ha ritenuto opportuno ispirare solo ‘una ventina di
uomini?’ Parlare direttamente ‘solo nei primi tempi del mondo’, ‘solo a un’unica
razza’ e ‘in lingua ebraica?’
Parker afferma il contrario: ‘In tutte le epoche, dall’alba dei tempi fino a questo momento, in tutte le famiglie degli uomini, lo spirito di Dio è fluito nell’anima’. L'elenco degli uomini ispirati dovrebbe includere Socrate, Confucio, Zoroastro, tra molti altri.
Secondo Parker, può esserci un solo tipo di ispirazione: ‘È la
percezione diretta e immediata della Verità in una modalità importante, ad
esempio religiosa o morale’. Può esserci un solo modo di ispirazione: ‘È la
presenza costante dell’Altissimo nell’anima, che impartisce questa verità; la
presenza sentita e riconosciuta di Lui come Verità, Carità, Santità, Giustizia
o Bellezza, che si infonde nell'anima e le dona nuova vita’.
Può esserci un solo criterio di ispirazione: ‘La verità del pensiero,
del sentimento o della dottrina’. Ci sono molti segni di ispirazione, che vanno
dalla profonda convinzione ai miracoli; ma nessuno di questi è una prova di
ispirazione. Gesù possedeva il più alto grado di ispirazione mai esistito; ma
lui e altri saggi avevano lo stesso tipo di ispirazione.
Egli continuerà a occupare il suo posto elevato finché Dio non creerà
un’anima ancora più grande e nobile. Solo allora si potrà proclamare una
religione più perfetta.
Al termine della conferenza, mentre il pubblico si disperdeva, Parker si fermò a chiacchierare con Convers Francis e un altro ministro. Improvvisamente, il dottor Francis Parkman, il più anziano ecclesiastico unitariano di Boston e zio di Anna Shaw, si avvicinò e gli si rivolse severamente. Parker in seguito trascrisse nel suo diario la trascrizione fonetica di ciò che Parkman disse: ‘Quando scrivi di Ralph Cudworth (l’articolo di Parker sul neoplatonico era appena apparso sull’Ex-aminer), ti leggo e ti apprezzo, ma quando parli di “futuri cristi”, non ti sopporto’.
Parkman lo accusò di empietà e altro ancora.
Parker si sentì così addolorato da questo attacco a sorpresa che lasciò bruscamente l’edificio e si mise a piangere per strada. Parker aveva assicurato a Elizabeth Peabody di essere pronto a ‘procedere con la forza’ se necessario, ma in realtà non era affatto pronto.
(D. Grodzins Accompagnato dalle bellissime emozioni di TitoSalvaro)


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