CHI DELLA FOLLA, INVECE,

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30 MAGGIO 1924

lunedì 25 novembre 2013

AMMAZZARE IL TEMPO (il nastro della realtà) (4)






































Precedenti capitoli:

La ghiandola pineale &

Ammazzare il Tempo (3)

Prosegue in:

Ammazzare il Tempo (5)











.... La stanza si irrigidì in un'immobilità assoluta.....
Poi i colori cominciarono a sbiadire.
Gli oggetti rimpicciolirono finché, come fumo scomparvero tra le
ombre.
L'oscurità ricoprì tutto mentre i contorni della stanza si facevano
sempre più vacui. Gli ultimi stimoli stanno scomparendo, compre-
se Poole.
Tenne gli occhi socchiusi, cercando di vedere.
Riuscì a distinguere Sarah Benton sul letto: una figura bidimensio-
nale che si teneva su come una bambola, mentre sbiadiva e rim-
piccioliva anch'essa....




Sbuffi di sostanza smaterializzata si raggruppavano vorticosamen-
te in nubi instabili; gli elementi si raccolsero, si separarono, quindi
si raccolsero di nuovo.
... E poi il calore, l'energia e la luce si dissiparono; la stanza si chiu-
se su se stessa, come se fosse stata sigillata e isolata dalla realtà.
E a quel punto l'oscurità assoluta rimpiazzò tutto il resto, uno spa-
zio senza profondità, non il buio della notte, ma più rigido e impe-
netrabile.
.. E inoltre, Poole non sentiva più nulla...




Allungando le mani, cercò di toccare qualcosa. Ma non aveva
niente da toccare.
La consapevolezza del suo corpo era scomparsa insieme a tutto
il resto dell'Universo. Non aveva mani, e anche se le avesse avute,
non avrebbero sentito nulla. Avevo ragione, sul funzionamento di
quel dannato nastro, disse fra sé, usando una bocca inesistente per
comunicare un messaggio invisibile.
Sarà tutto finito tra dieci minuti?
Ho indovinato anche questo?
Aspettò.... ma capiva intuitivamente che il suo senso del Tempo
era scomparso insieme a tutto il resto....




Posso solo aspettare, si rese conto. E spero che non duri a lungo.
Per calmarmi, pensò, compilerò un'enciclopedia; cercherò di elen-
care tutto ciò che comincia con la L.
Vediamo, rifletté.
Lullo, logica, lontano...
Continuò a pensare, mentre le categorie scivolavano attraverso la
sua mente spaventata.
Ad un tratto balenò una luce.
Era disteso sul divano del salotto, e una tiepida luce solare filtra-
va attraverso l'unica finestra. Due uomini si chinarono su di lui, con
le mani piene di utensili (operai, pensò lui...). Uomini della manuten-
zione, capì subito Poole. Hanno lavorato su di me.




- E' cosciente,
disse uno dei tecnici. Si alzò e si tirò indietro; Sarah Benton per l'-
ansia, gli si sedette accanto.
- Grazie a Dio!
esclamò, con il suo respiro umido nell'orecchio di Poole.
- Mi sono così spaventata; alla fine ho chiamato il signor Danceman
verso le......
- Cosa è successo?
la interruppe bruscamente Poole.
- Racconta dall'inizio e per l'amor di Dio, parla lentamente. Così pos-
so assimilare tutto.




Sarah si ricompose, si fermò un attimo a sfregarsi il naso, poi riattac-
cò nervosamente:
- Eri morto! Eri lì disteso, come morto. Ho aspettato fino alle due e
mezzo, ma tu non ti muovevi. Ho chiamato il signor Danceman, pur-
troppo ho dovuto svegliarlo, e lui ha chiamato la manutenzione del-
le FORMICHE ELETTRICHE......

(P.K. Dick, La formica elettrica  & Escher...)

(Prosegue....)










   


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