CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

domenica 8 aprile 2018

ERETICHE CONCLUSIONI ovvero: "Il Sogno di un Dio incompreso" (13)









































Precedenti capitoli:

Riflessioni sacrificali nell'albergo di Adamo (12)

Prosegue in:

La Guerra ovvero: la morte del Sogno e della Parola (14)  &  (15)














Girard, da cui le presenti riflessioni, ad un certo punto di un suo capitolo del ‘Il Capro Espiatorio’, ‘Muoia un sol uomo’, da inattesa disquisizione verbale o sfogo circa, ne deduco, a delle critiche, non immune replico, nell’umile Albergo ove ospitato, anche lui dall’effetto di ogni Tempio cui indistintamente ognun proteso…

I miei censori non ammettono che si possa leggere la mitologia nel modo in cui noi la leggiamo…, non possono, cioè, concepire di vedere applicato ai miti quel procedimento che loro stessi, tuttavia, applicano a testi molto analoghi… Armati di una potente lanterna…

…Sarebbe troppo lungo e un dispendio di energie notevoli risolvere la ‘questio antropologica’ così da non ricadere in medesima gogna anche e soprattutto se mosse da tutti coloro che poco e per nulla fanno uso o difetto della parola stampata ma ‘ognun e nessuno’ mossi da diversi sentimenti che hanno a che fare con la folla un Pilato e un Tempio, e questi, con il potere a tutto vantaggio per tutti quei Barabba della cultura che proliferano e si innestano in una critica a loro non del tutto concessa…




…E meditando ciò di cui scrivo senza velo alcuno e non difettando d’artifizi circa la Verità cogitata soprattutto se questa offerta ed immolata (anche per ogni ulteriore ricerca che compone e sottintende la successiva Poesia in cornice posta) ai non addetti ai lavori esplicitando così l’intera questio(ne) che sovente come ogni dialogo precipitare nell’oblio del contraddittorio, sia per chi critica o esercita un diritto di rivalsa sentendosi chiamato in causa, o al contrario, chi medita una via esulare dal tempio del sapere incorrendo come sempre all’atteso e similar ripetuto gesto… porgo poetica condizione dall’amonimo meditata…

…Talché come detto precedentemente da un Pagano il tutto può risolversi con l’Arte la quale in grado di precedere e superare, o meglio evolvere, quanto nella Parola circoscritto affine alla evoluta natura dell’uomo, ma imitando e svelando la sua Natura donde questo deriva bisogna tornare al ‘pittogramma’ che il tutto svela con  semplice ed arguta premessa poetica…




“Chissà quell’uomo che dorme immerso nel Tempo non compia ‘il Sogno di Dio’ anche se questo sovente diviso e proteso circa medesimo argomento comporre quella deriva da cui anche la vita in difetto della primordiale pace antica così come fu l’antica disputa fra un Pagano ed ugual Teologica scienza, chissà dicevo, ‘Il sogno di Dio’ non lontano dalla sua Prima Parola sia il reale intendimento o segreto e velato dispiegamento d’un evento Infinito al Tempo… comporre sempre l’Eretica formula ad ogni Tempio…”…

“…E in quel Sogno tornare Dio Pensiero Infinito  precedente all’atto donde lo stesso dibattersi sul  tratto cui il Primo e il Secondo - compiuto ed incompiuto medesimo Frammento - apparentemente assente al Tempo e la materia coniare propria ed altrui moneta; così come composto e dissolto nell’intelletto, indistinti artigiani d’ogni secolar secolo in cui tratto il peccato commesso…”…




Giacché tanti i Profeti sognare e svelare medesimo Principio… anche e soprattutto quelli mai citati nelle scritture contraddire il proprio indiscusso unico Dio…

…Risolvendo così il grande divario, in ciò che le future scimmie (evolute per impropria mano… pensiero innestato…) comporre successivo e ciclico dilemma, ed una sola di queste che forse alla propria famiglia virtualmente apparteneva… compiere ugual Sogno e quelle ancor più evolute, e dicono cresciute, per conto del proprio Dio e di ogni mito confiscare un Sogno troppo antico per essere dall’uomo capito… o appena compreso…:






NELLA FORESTA


     Tu nobile selva.

Ma l’uomo abita in capanne e si avvolge d’una veste vergognosa, perché è più segreto, più attento anche, e serbare lo spirito come la sacerdotezza la fiamma del cielo è appunto la sua intelligenza. Per questo ha libertà di volere e un più alto potere di mancare come di compiere; e a questo uomo fatto a somiglianza degli Dèi fu dato il più pericoloso dei beni, il linguaggio, perché creando distruggendo cadendo ritornando alla Maestra, alla Madre esternamente viva testimoniasse il suo essere, l’essere erede, l’avere imparato da lei, divina fra tutte le cose, l’Amore che tutto regge (e la violenza che nulla crea).

Perché  egli  in  nulla  perdura.
Nessun segno
l’incatena.
Non sempre

Un ricettacolo  per  contenerlo.

La mia  opera  procede  da  Dio.

(F. Holderlin)

























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