IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

venerdì 13 febbraio 2026

IL DIALOGO, MI TROVERETE NEL LEGNO E NELLA PIETRA (dedicato a Valentino)

 








Da un precedente capitolo 


sempre dedicato 


...al Messia







Molto diverso dall’opera di Epifanio riscontriamo un trattato leggermente più antico - con l’intento di delineare e ancor meglio ridefinire il concetto di Eresia, per poi osservarla qual anello del grande Albero inerente la 'sostanza' di ugual medesima divinità nei secoli anelata, o meglio, quella meditata pregata sacralità circa la Vita d’ogni Essere vivente, ed ora abdicata al Nulla nell’apparente totalità del dominio sulla materia, ovvero il principio della vita e ciò che in essa si cela; giacché l’immateriale condiviso fra ciò che Anima lo Spirito della stessa qual vero dono di ricchezza, non può e deve ricongiungersi all’Anima-Mundi dell’intero Creato, e pregare o ispirarsi, come un antico Tempo dimenticato, al Suo vero e più sano Diritto…; dalla ‘foglia alla pietra’, per poi approdare alla Parola con cui la divinità ha delineato il concetto, e in qual medesimo Tempo, il divario e non solo interpretativo, ovvero là ove si nasconde il Principio “del e nel” Sacrificio, oppure nell’Eresia che pur meditando ugual Croce la espone al calvario d’Ognuno con l’intento di estenderne il celato mistero, e il segreto che in Lui si cela circa la morta futura pietra sepolcrale al monte del Teschio con cui Ognuno sarà sacrificato su medesimo altare. E come ogni sua foglia risorgerà a Sua immagine e somiglianza nella successiva Primavera, così come insegna Madre Natura, anche noi attraverso la Sua parabola attendiamo la risurrezione dell’Anima crocefissa dalla e nella materia.


Questa una sicura Eresia, e come Marcione aspiro ad un Primo Dio straniero in questa Terra!

 

Perché quella pianta cela un altro segreto circa i buoni e cattivi frutti…




Or hora che lo rimembriamo riportandolo all’attenzione della grande Selva un antico detto attraverso le parole di Gesù, quando disse: ‘Mi troverete nel legno e nella pietra’. Nel legno della croce e nella pietra del sepolcro rimosso dopo la crocifissione? (così vorrebbero!).

 

Il concetto di Eresia, anche se chiaramente a torto, è stato attribuito ad Origine. Il titolo originario è perduto, ma nella tradizione manoscritta greca è intitolato: ‘Contro i marcioniti’, oppure ‘Sulla retta fede in Dio’, mentre nella tradizione latina di Rufino verso la fine del IV secolo, e in cui l’attribuzione a Origine è esplicita, il testo è denominato ‘Contro gli eretici’.

 

Ciò che distingue l’opera nella tradizione eresiologica è peraltro la forma di Dialogo che essa assume, in cui un rappresentante della chiesa cattolica, Adamanzio, entra in contatto in successione con due seguaci di Marcione, Megenzio e Marco, con il seguace di Bardesane (Bardaisan), Marino, e infine con due seguaci di Valentino, Droserio e Valente. La forma del Dialogo non è nuova nel panorama della polemica cristiana, ma in questo caso agli antagonisti è concesso molto più spazio di quello che ad esempio a Trifone nel Dialogo di Giustino.




Ciò che determina la struttura dell’opera, così che il tema principale della prima parte con i due marcioniti (talvolta suddivisa in due sottosezioni secondo la versione latina) è quello dei principi ultimi, che Megenzio dice essere tre, Marco due; la seconda parte affronta invece la questione dell’origine del male, della natura del corpo di Cristo e della resurrezione del corpo. Dall’altro lato gli avversari vengono manipolati in modo da simboleggiare una rappresentazione indifferenziata di quello che gli ‘empi eretici pensano’, e allo stesso tempo anche la discordia e la divisione, che sono una caratteristica ricorrente in tutta la polemica antiereticale*.

 

*A questo punto poniamo breve parentesi, o meglio un asterisco, abbiamo accennato in un precedente Assunto (post) cosa comporta parlare di Eresia, ed il Pensiero armato di un certo o incerto Dogma e il suo Dogmatismo ‘contestualizzando’ una determinata argomentazione circa la visione della Natura  (e/o la cosa creata subordinata alla sua Genesi), e non solo quella del Dio, ma anche della divinità che contraddistingue un suo figlio qual profeta come il miglior Albero reciso dalla sua Terra per causa della materia.

 

Ovvero come un Secondo dio al meglio o al peggio la interpreta e contestualizza…

 

Cerchiamo di decifrarne ogni anello che lo possa riportare alla dignità interpretativa.




Ed in cui  il perimetro in cui iscritta una determinata equazione storica conferita dall’Ortodossia assume una forma ben precisa dedotta e interpretata dalla Scrittura e un popolo eletto (affinché ogni legno sia utile all’uomo  e ne faccia rogo!), ovviamente compreso il ‘monolitico diritto’ circa quella nota ‘esclusiva esclusività’ che sottrae medesima ‘divinità’ all’altrui giudizio per come al meglio pregarlo, e delimitandolo di conseguenza (visto l’arroganza di cotal pretesa), all’esilio e perimetro di un confinato isolato irreale disegno - più o meno geometrico - con cui solo i numeri della Storia ne costruiscono la forma la quale sfugge alla sua apparente geometria (pur essendo il dio di ciascuno in ogni cosa creata non certamente un perfetto imperfetto geometra che ordina comanda e subordina, perché il legno? perché la foglia?, perché il frutto?, perché ogni suo utilizzo nel beneficio circa il dominio conferito?… E se fossero Frammenti del Suo Pensiero? Se fossero esseri cogitanti d’un diverso Universo? Ed infatti ogni tanto deve intervenire per correggerne la propria o impropria forma, solo chi arrogante per sua limita limitante natura pretende l’infallibilità circa medesima Opera).

 

Ma sappiamo anche che le ‘dimensioni’ più o meno visibili, e non solo dell’Universo, ma dell’Anima connessa con l’Infinito da cui dipende il Primo Dio, tendono per loro Natura al reale ricongiungimento esulando dal principio interpretativo imposto dal limite del Dogma.




Riconosciamo in verità e per il vero, circa un piccolo o grande paese, la capacità di trasformare la Verità nel suo esatto opposto, per poi fabbricare la più vile menzogna. Ecco perché il testo seppur non di facile approccio di J. M. Lieu ci aiuta in merito al Giudizio della Storia, di ugual medesima Storia circa ogni Essere vivente dalla pietra alla foglia (e come la stessa interpretata fin da principio da ogni Profeta come fosse una meteora…); ed ogni sua critica e più profonda rilettura, e non certo viene, in questa modesta umile sede, nominato ‘revisionismo’, cosa assai differente da ciò che cerchiamo di ‘ricomporre’, dacché i tanti troppi Frammenti a cui un improprio destino confinato in un successivo giudizio, letti e raccolti per mano e interpretazione di altri qual ‘frutti marci’ di medesimo Albero; e come tali abbandonati al loro destino, giacché non si possono né consumare né tantomeno coltivare sullo stesso terreno pur essendo frutti seminati su medesima terra. Ne potremmo dedurre che seppur la Geografia e le stagioni della Terra ne imprimono maggior o minore sfortuna circa il raccolto, il seme che matura l’Albero e i successivi Elementi che ne permettono la crescita sono uguali ed inequivocabili Leggi in cui possiamo riconoscerne e raccoglierne i benefici, compreso il principio primo che cela la fotosintesi con cui l’Intelletto - alla sua ombra - pensa di seminarne coltivarne per poi consumarne il frutto. Astenendosi di consumare la carne si illumina ad un diverso Principio…

 

Ma il frutto è proibito viene insegnato!

 

Si preferisce recidere ogni selva per poi destinarla al noto rogo della Storia.




 Questi ‘altri’ emeriti ortodossi ugual coltivatori del seme entro medesima zolla di Terra, come spesso detto e ripetuto, si arrecano l’arroganza di definirne una determinata geografia compreso il privilegio o il divieto assolutistico di consumarne ogni suo frutto con l’esclusivo privilegio inscritto nel Dominio!

 

Noi privi di questa “paradossale arroganza” (non certo figlia di un autoproclamato gnosticismo affine alla conoscenza rinnegarne la stessa, possiamo affermare frutto e usufruttuario con più retto perseguitato Arbitrio circa la proprietà…, la presunta proprietà contesa, più consona all’Albero del Giardino e la sua mela, e la successiva distanza che intercorre per l’intera crosta di questa ed ogni terra…) parente con altre forme autoritarie di Inquisizione, lecite e illecite, in cui in questo ‘paese’ ne riconosciamo ancora gli agnelli sacrificali, li meditiamo ancora.

 

Disarmati del paradossale Dogma e Dogmatismo con cui la mascherata Verità confinata e subordinata alla ‘materia’, e non solo economica, e come ed infine fu per Marcione, rapportata per il beneficio o maleficio d’Ognuno (dio permettendo), e come odiernamente taluni servi della stessa (o del potere) si adoperano con ugual Beneficio (ma non certo di Cristo ed in Cristo), per assumerne favori meriti e pecunia conferiti dall’AntiCristo.

 

Gli Eretici spesso lo nominavano e non possiamo certamente dargli torto!




Quindi dobbiamo ricorrere quasi ad una ‘analisi psicologica’, giacché i modesti Eretici Frammenti vanno inseriti nel contesto sociale geografico e morale che comportano una Storia, per un successivo disegno a cui certamente altri, lanciando la famosa pietra dello scandalo, in verità e per il vero meditano e sperano circa l’indiscusso Dominio sulle specie intere di questa povera terra così mal seminata, di ogni specie di questa Terra mal governata.

 

Universo incluso!  

 

Ovvero, una reale prospettiva la quale scorre molto più al di là della geometria con cui dedotto, o meglio rappresentato, il ‘numero’ nella funzione e dimensione del ‘numerare’ ‘definire’ ‘quantificare’, sia in difetto che in eccesso, sia in positivo che in negativo (per ciò che cotal imparziale arbitrio comporta e comporterà ancora per ogni successivo ‘raccolto’), ed è chiaro che dobbiamo affrontare cotal prospettiva se solo vogliamo, non certo appropriarci della reale ‘dimensione’ di ciò di cui parliamo, bensì abbandonare la logica della pretesa della definizione che il numero e il suo Dogma impongono all’Intelletto in riferimento alla materia e non solo matematica.




Anche con il miglior intelletto matematico, se non superassimo cotal confine non potremmo immaginarne la certa vastità dell’indefinibile argomento caro anche a Godel (come lo fu per Giamblico), il quale essendo un eccelso fisico pensò e delineò una equazione, un più vasto enunciato su un campo ampiamente seminato, sulla vastità e certezza di Dio al fine di un miglior raccolto, ‘espressione’ e ‘giudizio’ in merito al limite circa il concetto stesso di ‘numero’ e l’Infinito di un più ampio giudizio; perché l’antico conteso dilemma si cela fra il seme e il frutto, o meglio, fra l’uovo e la gallina all’Alba di questa martoriata Terra…

 

Con la speranza che non divenga il deserto d’ognuno…

 

E quando assistiamo ad una affermazione di una altolocata persona che si permette un avventato giudizio in merito ad un continuato reato perpetrato contro un intero popolo, urge una difesa, giacché l’ugual numero specifica l’abominio arrecato, ma Ognuno (custode di un apparente ordine morale) si indigna quando una singola ‘parola’ da ugual numero impropriamente circoscritta (delimitata) ne definisce il limitante paradosso che cela... I numeri della Storia ci ricordano lo sterminio di un solo popolo, pur non scorgendo o peggio negando, l’attuale abominio.




Ne deduciamo oltre il paradosso anche la Legge di questo dio, e ne raccogliamo ed ancor meglio comprendiamo come l’antico dilemma interpretativo circa la Legge per ogni Essere vivente (esulando dal perimetro con cui interpretata la Natura della contrastata inquisita Eresia).  

 

Mi pare che solo Gesù e chi ancor prima di Lui, parlò di perdono!

 

Ossia, si indignano per una singola affermazione con la speranza di aggiudicarsi futuri appalti della Compagnia la quale corre in soccorso di ciò che storicamente ha sempre vilipeso. Ma la ‘materia’ ha una propria apparente logica e ogni suo abominio va indicato con severo rigore interpretativo, conferendo all’affermazione dell’innominata eretica una determinata e più umana prospettiva in seno alla medesima Storia ed i trascurati che la rimembrano.




Il Dio degli ebrei non riconosce l’abomino, e neppure chi li difende, giacché paradossalmente associati e occupati per un futuro più sano in cui ogni Dio sarà crocefisso, giacché questo Dio si esprime attraverso ogni suo Elemento (e Satana nell’esatto contrario), ed ogni soggetto con  la carnagione più scura della nebbia che scorgiamo e non volendo respiriamo, possa finire gli ultimi suoi giorni o sogni proibiti fra spasmi e ulcerati veleni, entro e non oltre un preciso geometrico confinato capannone, se osservato dall’alto, infatti, ha un preciso contesto matematico in cui rinchiudere l’Eresia, per poi rapportarla alla ‘fabbricazione’ d’Ognuno con cui i ‘media’ esprimono ogni frammentata realtà taciuta e successivamente sponsorizzata e rapportata all’ immateriale irrealtà a cui costretta ogni Verità!  

 

Edificando il ‘gregge’ pascolato nel fortino del proprio confino nell’illusione della pecunia, ovviamente difendendolo da ogni Lupo il quale incarna la bestemmia dell’eretica antica eresia.

 

Chiusa parentesi (o asterisco).




Il Dialogo è in definitiva un espediente letterario concepito per imitare le argomentazioni, le chiarificazioni di un dibattito reale, nel caso di Origine e il suo Dialogo con Adamanzio, il ruolo di Giudice rivestito da Eutropio (nel nostro caso dall’Apostata Giuliano), quindi da una neutralità del tutto ‘pagana’.

 

Anzi in questa breve Premessa per i successivi Dialoghi ed in prospettiva dell’Eresia trattata nel Tomo di J. Lieu circa Marcione, rileviamo senza presunzione alcuna una cosa che probabilmente ‘sfuggita’ all’autrice…

 

(ma anche non fosse ‘sfuggita’, il che ritengo del tutto improbabile, sicuramente nel calcolo delle analisi delle probabilità con cui scritto l’intero contesto logico-letterario del Tomo, la volontaria omissione conferisce il fondamento dell’intera struttura filosofica; la quale non può essere ‘citata’ giacché come già detto, la medesima funzione della Storia ne avrebbe limitato il contesto convogliandolo nell’esatto suo  opposto; ritengo e preferisco abdicare le dovute analisi storiche quali ‘carotaggi’ di un medesimo reciso Albero circa la Conoscenza a quella ‘intuizione’ di cui Giuliano (…) e i suoi antichi oracoli andavano fieri, ‘nel fiore dell’intuire troverai’…; agli ‘addetti ai lavori’ non sfuggirà infatti l’antica polemica la quale non rinnoviamo ma poniamo in più vasto contesto circa il Vero e il Falso, e la Legge che ne deriva o dovrebbe; giacché Marcione è il primo Eretico, vero Eretico contrastato da un più che Ortodosso giudizio in merito alle Scritture e le varie interpretazioni fra Ortodossia, e questa, con il Dogmatismo storico per come posta…, ma non certo analizzata…; così mi sovviene alla memoria un altro interessante Tomo circa i detti di Gesù fra il detto e non detto…, ovvero ‘Gesù non l’ha mai detto’… però in questa stessa medesima sede lo ricordiamo e non lo citiamo in giudizio…),




...e di cui Giuliano l’Apostata sembra aver attinto a piene mani rinnovando una antica controversia, non certo letta o appresa dal Tomo della Lieu, bensì essendo un Filosofo più che equilibrato tende a disquisire quella ‘nota’ posta in ugual medesimo ‘spartito’, se poi fu un Paganini, e lo Stradivari che ne fece interprete privilegiato, lasciamo il merito al ‘Messia’ circa l’impareggiabile musica che deriva e deriverà nel corso dell’intera Sinfonia.

 

E non più e solo un Atto della stessa, riconoscendo i meriti del Liuto e l’Albero da cui Nato, abdicando ad Adamo e la sua bella Eva il rinnovato dono della Conoscenza, circa quella ‘esclusività’ del Dio dei Giudei a cui si vuol conferire, ed in qual tempo sottrarre, quella ‘nota’ di Infinito cara ad Empedocle come a Platone. Anche loro ottimi direttori d’orchestra!

 

Una ‘esclusiva esclusività’ inerente quasi ad una proprietà assolutistica, quando, in Verità e per il vero, sappiamo che medesimo ugual Dio cambia abito ma non muta la sostanza dell’Infinito circa la Scena della Sua e nostra Natura (ed il mistero che li divora, pur avendo la presunzione che solo un Dio ha parlato sentenziato scritto e letto la sua ‘sostanza’, e ciò ci sembra un vero abominio in merito alla Conoscenza!).




Tu li odi che gridano: ‘L’uomo mangiò del pan degli angeli’ [Psalm. LXXVIII 25]. E alla fine mandò a loro anche Gesù. A noi nessun profeta, nessun crisma, nessun maestro, nessun messo di questa sua tardiva benevolenza, che doveva un giorno estendersi anche a noi!

 

Egli lascia per miriadi, o, se volete, anche solo per migliaia di anni, in una tale ignoranza, schiava, come voi dite, degli idoli, tutti i popoli dall’Oriente all’Occidente, dal Settentrione al Mezzogiorno, ad eccezione di una piccola schiatta stabilitasi da neanche duemila anni in un solo angolo della Palestina.

 

Se è Dio di noi tutti, e di tutti egualmente creatore, perché ci ha trascurati?

 

Convien dunque ritenere che il Dio degli Ebrei non sia affatto il generatore di tutto il mondo, né abbia affatto il dominio dell’Universo, ma sia circoscritto, come dicevo, e, avendo un potere limitato, vada messo insieme con gli altri Dèi. E potremo ancora menarvi per buono che del Dio dell’Universo voi, o qualcuno della vostra razza, sia riuscito ad avere esatta nozione?

 

Non sono tutti concetti parziali codesti?

 

‘Geloso è Iddio’ [Exod. XX 5]. Perchè geloso? e perchè fa pagare ai figli le colpe dei padri [Ibid.]?

 

Guardate invece, di nuovo, le dottrine che han corso presso di noi. Dicono i nostri che il Creatore è comun padre e re di tutti, ma che, pel rimanente, ha distribuito le nazioni a Dèi nazionali e cittadini, ciascuno dei quali governa la propria parte conformemente alla sua natura. Come, infatti, nel Padre tutto è perfetto e tutto unitario, così invece negli Dèi particolari dominano facoltà diverse a seconda dei casi: Ares governa i popoli bellicosi; Atena i bellicosi e sapienti insieme; Ermete gli astuti piuttosto che audaci: insomma, alla tendenza essenziale di ciascuno degli Dei nazionali corrispondono anche le nazioni ad Essi affidate. Ora, se l’esperienza non conferma ciò che ho detto, siano tutta impostura le nostre dottrine e credulità assurda, e si dia plauso alle vostre. Ma se, tutto al contrario, l’esperienza conferma, da che mondo è mondo, i nostri discorsi, e mai in alcun modo s’accorda coi vostri, che ragione avete ancora di resistere con tanta caparbietà?

 

Come dunque dicevamo, se la differenza nelle leggi e nei costumi non l’ha posta un dio nazionale preposto ad ogni nazione, con un angelo sotto di sé o un dèmone o una speciale razza di anime pronte a servire e aiutare gli spiriti superiori, dimostratemi voi in quale altro modo ciò ha potuto avvenire. Poiché non basta dire: ‘Iddio disse, e avvenne’. Bisogna che con le disposizioni di Dio si accordi la natura di ciò che avviene.

 

E mi spiego più chiaramente.

 

Ordinò Iddio, per esempio, che il fuoco andasse in alto, la terra in basso. Ma non bisognava anche, perché quest’ordine di Dio si compisse, che il fuoco fosse leggero, la terra pesante) Così si dica per il resto. E così anche per le cose divine. È un fatto che il genere umano è corruttibile e mortale. Quindi anche le opere sue sono corruttibili, soggette a mutazioni e ad ogni sorta di rivolgimenti. Dio invece essendo eterno, eterni pure debbono essere i suoi ordini. Tali essendo i suoi ordini, sono una sola e stessa cosa con la natura degli esseri, o, alla natura degli esseri, conformi.

 

Come potrebbe la natura trovarsi in contrasto con l’ordine di Dio?

 

Come potrebbe cader fuori dall’accordo?

 

Se quindi, allo stesso modo in cui ordinò la confusione delle lingue, e la loro dissonanza, Dio ha anche voluto una differenza nella costituzione politica delle nazioni, ciò non ha fatto con un puro ordine, ma ci ha creati in vista di questa differenza. Bisognava cioè che, prima di tutto, diverse nature fossero insite in chi diversamente si sarebbe comportato fra i popoli. E questo lo si osserva persino nei corpi, se consideriamo quanto anche per tale rispetto differiscono i Germani e gli Sciti dai Libii e dagli Etiopi.

 

O anche questo è puro e semplice ordine di Dio, e niente influiscono sul colore del corpo l’aria ed il paese?

 

A bella posta Mosè abbuiò tutta questa faccenda, e la stessa confusione delle lingue non l’attribuì al suo dio solo. Dice infatti che non da solo discese, né un solo altro insieme con lui, sì parecchi, e questi chi fossero non spiega. È certo però che intendeva simili a lui quelli che insieme con lui discesero. Se pertanto a confondere le lingue non il Signore solo, ma altri discesero insieme con lui, può ovviamente concludersi che, anche per la confusione dei costumi, non il Signore solo, ma anche coloro che lo aiutarono nel confondere le lingue, furono autori di questa diversità.

 

Perché dunque mi sono io, senza volerlo, così a lungo diffuso?

 

Per questo: che, se Creatore e reggitore del mondo è il Dio da Mosè predicato, noi abbiamo su di Lui concetti migliori in quanto lo consideriamo universale signore di tutte le cose, e altri poniamo alla testa delle singole nazioni, a Lui subordinati come ministri ad un re, ed assolventi ciascuno in diversa maniera la sua particolare funzione. Noi non facciamo Lui subalterno degli Dèi che gli sono soggetti. Che se, per onorare qualcuno de’ suoi particolari ministri, Egli gli affida il governo del Tutto, meglio è, seguendo la nostra dottrina, riconoscere il Dio dell’Universo, senza perciò misconoscere quell’altro, anziché onorare il dio cui è toccato il governo di una piccolissima parte del mondo, in luogo del Creatore stesso dell’Universo.




Rendiamo merito a Lieu perché non volendo ha rilevato ciò di cui il nostro ‘anello mancante’ sulla volontà della protratta continuità ‘neoplatonica’ e un comune Dio pregato e interpretato (e da cui Dogma e Dogmatismo formare la ‘materia’ privata di una più certa verità) posto nella Genesi Storica come storiografica inerente al Tempo e la sua discesa o caduta nella materia, qual fosse una divina ‘meteora’. ‘Meteora’ la qual per sua divina ‘universale’ Natura (colta dal Filosofo quando esplicitata e dedotta nel Verbo platonico derivato da Empedocle anche lui filosofo) fonda un nuovo Credo inerente la Vita ed ogni Suo e nostro comune Elemento. 

 

Ovvero, una continuità circa la parola di un più probabile Primo Dio sottratto all’‘esclusiva esclusività’ di un presunto ‘popolo eletto’, e la sua, come purtroppo nostra, Genesi all’interno della numerata medesima ugual Storia edificare quella monolitica ‘materia’ non cogliendone la vera e più Infinita sfumatura.




Ed in cui con la presunzione della vista eppur ciechi in essa ci specchiamo; ed in questo specchiarsi o giochi di specchi con impropri e successivi ‘anaformismi’, di cui questo come altri ‘paesi’ non ‘si e ci’ risparmiano, scorgo ancor meglio il barlume dell’Intelletto sottratto alla luce della Ragione, e mi sovviene da meditare una frase di Emerson dal suo Diario:

 

Il mondo giace in una notte di peccato. Non ode il canto del gallo, non vede la linea grigia ad oriente. Al primo raggio di Luce, la società è scossa da parte a parte dalla paura e dalla rabbia. ‘Chi ha aperto quell’imposta?’, gridano, ‘maledizione a lui!’. Essi la contraffanno, la chiamano buio che viene, affermano che prima erano nella Luce. Dinnanzi all’uomo che ha detto loro la parola morta, essi tremano e fuggono. Fuggono verso nuovi argomenti, al loro sapere, alle solide istituzioni basate su di questi (e quindi da rifondare e rinsaldare di nuovo), ai loro grandi uomini, alle loro finestre e agli sguardi alla strada e ai passanti, al loro mobilio, al cibo, alle bevande, dovunque, in un posto qualsiasi pur di sfuggire l’apparizione. Il cavallo selvaggio ha udito il mormorio del domatore: il maniaco ha colto l’occhiata dell’assalitore. Essi cercano di dimenticare la memoria di chi ha parlato, di metterlo giù, nello stesso oscuro posto che occupava nelle loro menti prima che parlasse loro. È tutto inutile. Essi cercano anche di ingannare ed ingannarsi dicendo d’aver ucciso e sepolto il nemico, quando autorevolmente lo hanno smentito e denunciato. Ma invano, invano, invano. Non èra che il primo brontolio della Tempesta lontana che essi udirono, fu il primo grido della Rivoluzione… (ed a cui noi, tutti noi, ci richiamiamo per indicare le nuove tenebre della Storia e la Luce che non più la illumina alla divinità sottratta alla sua vera e più certa Natura, traducendola e confinandola nel barlume dell’incolta idiozia, in sinonimo di luce a cui attribuito un valore energetico, corrotta ed ancor più nebbiosa, ma di una nebbia di cui noi ne riconosciamo, o meglio preveniamo la differenza fra chi Eretico e chi credente in questa Terra…).  

 

Mi troverete nel legno e nella pietra…







domenica 8 febbraio 2026

UNA AFFERMATA 'REGISTA'









IL CANALE AL COMPLETO    


Prosegue con i Libri Proibiti  


& IL MESSIA






Perché ho scelto Leni per esprimere un parere, un più che modesto parere circa l’odierno evento di Milano (Asti permettendo in questo zapping del progresso?)

 

Perché da un bel Pezzo ho riscontro, circa questa censurata invisibile Cortina, una cortigiana del nuovo ‘Führer’ artefice del futuro globale Impero.

 

ICE permettendo!

 

Riscontrando Fotogramma per Fotogramma medesimo remake di un qualcosa di già visto, un fenomeno strano nominato ‘Déjà-vu’, almeno così viene indicato dagli addetti ai lavori, ed infatti mi sembra di assistere alla stessa onirica storica messa in scena. Premetto, mentre avviene cotal Frammentata sequenza che origina la Visione censurata anche dal noto terapeuta di Stato, la quale a sua svolta sollecita anche lui il Ricordo condito dall’odierna profezia di non ricordare, ed ora per miracolo del Progresso divenuta ‘digital-cellulosa’, quasi protoplasmatica e coltivata nei futuri e vasti terreni di Solaris in gigabyte di simmetrica Memoria, quasi sembrasse una cosa viva.




Gli stessi terapeuti al servizio di un più nobile artificioso futuro, riscontrano un ‘attacco’ pseudo schizofrenico inerente una simmetrica sequenza non lontano Asti, ove un povero menomato ritardato, ovvero un mio simile con comuni antenati (ritratti catalogati ma non ancora deportati…, dalla cancelleria del Fuhrer in persona, il quale anche lui rimembra ma non più ricorda…), insomma lo scemo di paese (non ancora Idiota perché Solaris distrugge ogni prova), per aggiunta disadattato, viene insultato fin sotto casa da una comitiva di giovani ariani un po’ ubriachi in cerca di un Capro, e poi della smarrita Capra rinvenuta sacrificata in fondo ad un altrettanto smarrito Canale.

 

Per farla breve e non complicarvi la (s)Vista, vi dirò che fu incolpato lo scemo del villaggio circa la ‘bionda’ consumata e poi sacrificata per essere smaltita assieme ad altra immondizia; strangolata e schiacciata come una lattina in fondo al Canale. Nemmeno la riciclata Parabola diluita nella successiva raccolta differenziata, qual atroce destino di un Comune rifiuto, può comprendere come la Storia superi l’inceneritore non ancora in uso, ed ove preferiamo udire la vecchia radio (non ancora requisita, ovvero, la vecchia e la sua radiolina forse anche lei data e sintonizzata su ugual medesimo Canale? Non sappiamo in questo Essere e non-Esserci ma esserci a puntate…) per non vedere, e coinvolgere la vista, circa l’imminente strazio finale del Generale. Mentre il Gas sorge in vece del Sole, e la Nebbia ci avvolge nel muto ricordo di Solaris che sanguina petrolio...




Ci provengono gemiti e rantoli di dolore dal Canale sicuramente affollato nonché gettonato con ampi spazi pubblicitari, non comprendiamo se siano di desiderio o dolore, giacché lo scemo del villaggio, sembrerebbe, nella stessa scena finale, salvato dall’arrembaggio degli ariani in cerca del Capro, del Comune milite ignoto.

 

Il Vigile di turno èra alla partita e dicono tifava per la Roma (in attesa del medico…)!

 

Nei tempi supplementari concessi e permessi da Olimpia, Leni è stata avvisata di non pregare in Chiesa ma di recarsi con massima urgenza all’incontro del Destino d’Ognuno, Nessuno escluso, perché la Cancelleria l’attende oltre Cortina, per lo spettacolo che la consacrerà quale miglior regista!  

  

 

Tutto ciò mi ricorda una strana CACCIA…(da leggere sul privato capitolo)  



(se non avete pazienza per l’intero svolgimento della vicenda e volete procedere dalla sedia alla poltrona successiva, senza necessariamente passare dalla cucina ove regna gran baccano circa lo scemo del Villaggio, ed ove non troviamo più la nonna che faceva un po’ di pubblicità alle vecchie - e più democratiche abitudini - di un reverendo Thè servito in salotto con radiolina ma hora censurata dal Generale; e dando per scontato di possedere un buon telecomando con smart disintegratore, & per grazia del milite ignoto aggiornato e connesso allo Scemo del villaggio, il quale diamo per scontato anche lui allo stesso pianerottolo, ma non ancora a saldo la strana pena, giacché facciamo pena ad Ognuno con più fulgido corpo del progresso inscritto all’ordine del giorno, potrete procedere al canale successivo, ovvero direttamente alla cancelleria del Trionfo della Volontà del Fuhrer al Canale 24 di questa stessa medesima Stella senza le gettonate punte che la fecero anch’essa scema e un po’ malferma della dovuta Ragione… (zapping ...)      




FINITA la Caccia noi torniamo con i ricordi di un alienato e simmetrico Scemo di ugual Villaggio verso la proclamata regista, e di lei mai sia detto e dedotto il contrario dall’OVRA della razza chi ‘inferiore’ o ‘superiore’ circa medesima Vista che compone l’UOVO & la sua prediletta gallina, oppure ed all’opposto scompone le soglie della dovuta Ragione, effetto speciale per ogni futuro Gioco…  

 

Per quanto sorprendente possa sembrare in considerazione dei violenti fatti politici dei primi anni ’30, Leni ha sempre sostenuto di non aver mai sentito parlare di Hitler fino al febbraio del 1932; pochi anni dopo la Caccia sopradescritta…

 

‘In vita mia, il mio primo contatto reale con il popolo tedesco risale alle prime rappresentazioni di “La bella maledetta” nelle varie città della Germania’.

 

Leni viveva in un mondo chiuso, in cui contava solo il suo successo. A questo proposito, Harry Sokal racconta un aneddoto significativo: un giorno, Leni gli mise in mano un libro, che aveva appena letto e che avrebbe desiderato che anche lui leggesse. Questo libro era il Mein Kampf.

 

Totale mancanza di tatto o grande ingenuità?

 

…Sokal era ebreo…

 

Di Hitler gli disse:

 

 ‘È l’uomo dell’avvenire!  Devo incontrarlo’.




Sokal non si stupì granché: non era forse quella la sua abitudine? Da parte sua, l’assistente di Schneeberger, Heinz von Jaworsky, racconta di aver visto Leni leggere il Mein Kampf sul treno che la riportava da un breve periodo di vacanza in Svizzera:

 

Era affascinata da quel libro. Durante il viaggio in treno ha cercato di convincermi che era un bel libro. Sono scoppiato a ridere e ci siamo messi a discutere. Poi mi ha detto:

 

‘Vedrai, vedrai che hanno ragione’.

 

E concluse dicendo:

 

‘Lavorerò per loro!’.

 

Quel che è certo è che il 27 febbraio 1932, durante la tournée di presentazione de “La bella maledetta” in Germania, Leni Riefenstahl assiste a un’assemblea nazionalsocialista allo Sportpalast di Berlino. Per semplice curiosità, sostenne sulle prime. Su richiesta di Ernst Jäger, redattore del ‘Film-Kurier’, dirà poi. La moglie di Jäger era ebrea e senza dubbio Jäger pensò che assistere a un’assemblea nazista avrebbe scoraggiato Leni dal dare credito alle idee espresse nel ‘Mein Kampf’.




Nell’istante [in cui prese la parola] mi trovai sommersa in modo sbalorditivo da una visione quasi apocalittica che non mi avrebbe più lasciata: ebbi l’impressione, molto fisica, che la terra si aprisse davanti a me come un’arancia di colpo tagliata a metà e da cui zampillava un enorme getto d’acqua, così potente e così violento che avrebbe raggiunto la sommità del cielo e che la terra ne sarebbe stata scossa fin dalle fondamenta. Mi sentivo paralizzata […] il suo discorso esercitava su di me un vero fascino […]. Due ore dopo mi ritrovai […] in stato di shock. Sconvolta da quell’incontro al punto di essere incapace di fare segno a un taxi. Nessun dubbio, ero contaminata.

 

Come ben presto lo sarebbe stata l’intera Germania. Leni è stata ‘contaminata’ da Hitler – parola che appartiene al linguaggio usato dai nazisti a proposito di coloro che considerano ‘razze inferiori’, pronte a ‘contaminare’ il corpo tedesco. Leni utilizza questo termine anni dopo, con cognizione di causa. Volendo discolparsi (nessuno può essere ritenuto responsabile di essere stato contaminato, lei non più degli altri), al contrario conferma il suo essersi integrata nel grande corpo tedesco, interamente conquistato dal nazismo.




Come la maggior parte di coloro che hanno visto e ascoltato Hitler, anche Leni utilizza un linguaggio religioso, estatico – orgasmico. Joachim Fest evocava questo carattere osceno di copulazione legato alle adunate [di massa]: il silenzio dell’inizio, dove ciascuno trattiene il respiro, i gridolini striduli, la successione graduale e i primi suoni di liberazione della folla, e per finire i rapimenti estatici di fronte agli orgasmi della parola liberata.

 

Le prime sequenze del ‘Trionfo della volontà’ saranno montate proprio così.

 

Il discorso del 27 febbraio 1932, cui Leni ha assistito, era centrato su ‘la disoccupazione, le minacce terroristiche poste dall’estrema destra all’ordine pubblico e l’incapacità della Repubblica di Weimar e del suo senescente presidente, Paul von Hindenburg, a tenere sotto controllo la crisi economica’. Uscendo, Leni si chiede se ‘quest’uomo entrerà nella storia della Germania per giocarvi un ruolo decisivo. E in quale senso: quello del bene? O del male?’.

 

Sessant’anni dopo, l’emozione è ancora percepibile quando confida a Ray Müller la prima volta in cui vide Hitler:

 

Quel giorno Hitler mi ha fatto un effetto assolutamente ammaliatore. Ed è sulla scia di quella emozione che gli ho scritto una lettera, perché mi sono detta: dopo tutto, forse si tratta dell’uomo che salverà la Germania.




Il 18 maggio 1932, Leni Riefenstahl scrive al Führer:

 

Illustrissimo Signor Hitler,

 

Per la prima volta in vita mia ho assistito poco fa a un’assemblea politica. Lei teneva un discorso allo Sportpalast. Devo confessare che la sua persona e l’entusiasmo dei presenti mi hanno colpita. Desidererei fare personalmente la sua conoscenza, ma disgraziatamente nei giorni prossimi devo lasciare la Germania per alcuni mesi, in quanto girerò un film in Groenlandia. Pertanto un incontro con lei prima della mia partenza sarà senza dubbio impossibile. Non so neppure se questa lettera arriverà nelle sue mani. Una risposta da parte sua mi rallegrerebbe immensamente.

 

Molti saluti dalla Sua

 

Leni Riefenstahl




Hitler convince Leni, attesa ad Amburgo, a restare ancora l’indomani. La sera stessa la trascina a fare una passeggiata, le parla di musica e di architettura, ‘le parlò di Wagner, del re Ludwig II di Baviera, di Bayreuth’ – poi appassionato:

 

‘Ma più di tutto questo, ciò che mi colma interamente, è il dovere politico. Sento in me la vocazione di salvare la Germania. Non posso sottrarmi a questo appello, non ne ho il diritto’.

 

E le fa delle avance, la prende ‘tra le braccia in modo maldestro, ma che non lasciava alcun dubbio circa le sue intenzioni’.

 

Leni racconta il seguito:




Dopo un lungo silenzio si fermò, mi contemplò a lungo, pose lentamente le sue braccia attorno a me e mi attirò a sé. Ero angosciata, non avevo affatto desiderato che le cose prendessero quella piega. Mi fissava con intensità. Notando che ero sulla difensiva, mi lasciò immediatamente e si scostò un po’. Lo vidi allora alzare le mani al cielo e gridare solennemente: ‘Non avrò il diritto di amare una donna finché non avrò compiuto l’opera mia’.

 

L’indomani mattina è un Hitler taciturno e distante a prendere congedo da Leni:

 

‘Torni dalla Groenlandia in buona salute. Mi racconterà le avventure che le capiteranno’.

 

…Ecco l’incontro che cambiò la storia del cinema!




Dopo il ‘Trittico di Norimberga’, Leni passa qualche tempo in montagna, a Davos, dove riprende le sue attività sportive insieme a un compagno, Guzzi Lantscher, cineoperatore e fervente sostenitore del Reich. Continua anche a ‘fantasticare alla grande sul tema di Pentesilea’, si famigliarizza con l’eroina di Kleist, selvaggia amazzone, vedendosi già ‘nel film, nuda su un cavallo, capelli al vento, mentre si getta nella mischia, con la lancia in mano’.

 

Tuttavia, consapevole di non essere sufficientemente matura per un progetto così, lavora su molti altri soggetti e, rientrata a Berlino, si reca ogni giorno allo stadio di Grunewald per fare dell’atletica. È lì che incontra Carl Diem, segretario generale del comitato organizzativo dei Giochi Olimpici di Berlino, che dovranno tenersi l’anno successivo in quello stesso stadio. Nel 1931, la Germania era stata scelta dal Comitato Olimpico Internazionale per organizzare le Olimpiadi del 1936. Dapprima esitante (lo NSDAP non era molto favorevole all’organizzazione dei Giochi per motivi ideologici), Hitler si lascia tuttavia convincere dell’opportunità di organizzarli e di onorarli con la sua presenza.

 

Hitler comprende molto rapidamente quanto sia importante organizzare i Giochi nel miglior modo possibile in territorio tedesco. Si tratta di un’opportunità insperata in un momento in cui la Germania cerca di rendersi credibile agli occhi del mondo. I primi tre anni erano stati gli anni dell’instaurazione del nuovo regime e delle epurazioni. Malgrado la scarsa reazione della comunità internazionale, le azioni di Hitler avevano seriamente danneggiato la credibilità della Germania all’estero.




Il 1936 e il 1937 sono gli anni della transizione (quanto meno in politica estera) prima dell’impennata dei pericoli a partire dal 1938. La violazione del Patto di Locarno, con l’occupazione della Renania nel marzo del 1936, è l’ultimo choc causato dal regime. Hitler desidera dunque approfittare dell’occasione olimpica per far apparire la Germania un’interlocutrice affidabile nel consesso delle nazioni.

 

E perché non farne un evento clamoroso?

 

‘Trionfo della volontà’ aveva ufficializzato la presa del potere di Hitler e ne aveva mostrato un’immagine salda e rassicurante ai tedeschi. Adesso era arrivato il momento di rivolgersi al mondo, di mostrare la sincerità di Hitler quando invocava la pace, l’efficienza del regime e la sua buona volontà in quel delicato periodo di transizione. Chi, se non Leni Riefenstahl, la donna che aveva inventato l’iconografia del regime, poteva fare questo film? Già a partire dal 1933 Hitler aveva dunque iniziato la costruzione di un grande stadio da centomila posti e del villaggio olimpico.

 

La Germania doveva mostrarsi nella sua forma migliore.




Ma è Carl Diem che propone a Leni di realizzare il film. Come al solito, Leni rifiuta, non volendo più girare documentari. D’altronde, Hitler non le aveva forse promesso di non chiederle più nulla?

 

Diem contrattacca.

 

Sa come convincere Leni:

 

‘Vorrei far precedere [i Giochi] da una grande corsa della fiamma olimpica attraverso tutta l’Europa, dal sito greco di Olimpia fino alla nuova Olimpia, che sarà Berlino’.

 

Leni vede subito quello che sarà il prologo del film:

 

‘Ecco le antiche rovine dei luoghi sacri dell’Olimpia classica risplendere sotto i raggi del sole che dissipa le nebbie, ecco sfilare davanti a me i templi greci e le statue’.

 

Da quel momento in poi, più nulla può impedirle di andare alla ricerca di finanziamenti. Neppure il suo antico sodale, Arnold Fanck, il regista del film sulle Olimpiadi Invernali di Sankt Moritz del 1928, che, consultato, espone su 37 pagine i problemi tecnici che porrebbe un simile film. Quanto al potenziale commerciale, lo considera pressoché nullo.




Dapprima Leni propone il progetto alla UFA, ma senza storia d’amore la UFA rifiuta. In compenso ottiene un anticipo dalla società di produzione Tobis per realizzare un film in due parti, così come l’avallo di Goebbels, sebbene poco convinto dall’idea di realizzare un lungometraggio sui Giochi Olimpici.

 

Di fatto, d’accordo con Hitler, il Ministero della Propaganda mette a disposizione della cineasta tutti i mezzi necessari perché il film possa essere realizzato nelle condizioni migliori6. Hitler si era reso conto dell’importanza di un tale film per diffondere l’immagine della Germania che voleva mostrare al mondo: la forza, nella gioia e nella tolleranza.

 

D’altronde, il discorso che la cineasta avrebbe fatto per i media era già bell’e pronto: ufficialmente, ‘l’idea e l’incarico di un film sui Giochi Olimpici provenivano dal signor Goebbels’ In data 7 novembre 1935, Goebbels annota nel suo diario: ‘La signorina Riefenstahl ottiene il contratto per il film sulle Olimpiadi. Per 1,5 milioni. È molto contenta’ – si tratta di un budget tre volte superiore a quello medio di un film tedesco dell’epoca.




Leni aveva ottenuto un cachet personale di 250.000 Reichsmark, e il Ministero della Propaganda si era addossato la totalità del budget.

 

Per mantenere una parvenza di indipendenza di fronte al Comitato Olimpico Internazionale, Leni fonda una società, Olympia Film GmbH, cosa che le permetterà di essere finanziata dalla Banca di Credito del Film, controllata da Goebbels. In un documento per uso interno, Goebbels precisa che ‘la compagnia Olympia Film GmbH è stata fondata su pressione del Reich e con fondi forniti dal Reich. Tutti i finanziamenti chiesti dalla compagnia in vista della realizzazione del film saranno parimenti erogati sul budget del Reich. La fondazione della compagnia è necessaria perché il Reich non desidera essere apertamente considerato il produttore del film’.

 

Leni e il fratello Heinz ne erano gli unici azionisti; per di più Leni aveva accettato di liquidarla e cederla al Reich al termine della produzione. La società di Leni era dunque una società-schermo del Reich, vero produttore del film. 

(J. Bimbenet)