LETTERE AI COLLEGHI
Avendo dimostrato la grande validità dei rimedi attraverso il loro
uso, il dottor Bach rimase sconcertato dall’atteggiamento assunto dai suoi
colleghi.
Ricevette numerose lettere dall’Ordine dei Medici, in cui si chiedeva
conto della sua attività, dello statuto dei suoi aiutanti e degli annunci
apparsi sui giornali che informavano il pubblico del nuovo metodo terapeutico.
Dopo una lunga corrispondenza tra il dottor Bach e l’Ordine dei Medici, venne
intimato al dottore di abbandonare le sue attività, altrimenti il suo nome
sarebbe stato cancellato dall’Albo. Ma il dottor Bach era così convinto e così
sicuro dei benefici del suo nuovo lavoro, che niente lo avrebbe smosso dalle
proprie convinzioni. Egli affermò che il dovere di un medico era quello di
curare i malati e di alleviare il loro dolore e le sue risposte alle lettere
inviategli dall’Ordine riflettevano questi suoi pensieri. Il nome del dottor
Bach non venne mai cancellato dall’Albo.
UN APPELLO
Ai miei Colleghi dell’Ordine dei Medici
Dopo molti anni di ricerche, ho scoperto che alcune Erbe possiedono
straordinarie proprietà terapeutiche e che, con il loro aiuto, una grande
quantità di malattie, che con le cure tradizionali potevano essere solo
mitigate, adesso possono essere curate.
Inoltre, le malattie in procinto di manifestarsi possono essere
curate e prevenute in quella fase in cui le persone dicono: «Non mi sento
ancora così male da andare dal dottore».
Ma quando guadagneremo la fiducia di coloro che ci circondano ed essi
si convinceranno che la malattia dovrebbe essere contrastata allo stadio
iniziale, e inoltre, quando saremo capaci di spiegare loro che, nei casi più
ostinati e in quelli cronici, vale la pena proseguire le cure, il nostro lavoro
sarà aumentato di molto. Infatti, molte persone si rivolgeranno a noi ancor
prima di essere ammalate. In secondo luogo, i pazienti affetti da malattie
croniche si rivolgeranno a noi non solo quando desidereranno ottenere sollievo
dal dolore o dallo sconforto, ma verranno per continuare le cure, nella
speranza di poter guarire.
Le Erbe citate possono coadiuvare qualsiasi terapia tradizionale, o
possono essere utilizzate in aggiunta a qualsiasi prescrizione, e favoriranno e
agevoleranno la cura di tutti i tipi di malattia, acuta o cronica, affinché il
trattamento abbia maggiore successo. Siamo in un’epoca in cui la medicina
tradizionale non riesce a curare una certa quantità di malattie, per cui è
giunto il momento di riacquistare la fiducia delle persone e giustificare la
nostra nobile Vocazione.
Le Erbe possono essere facilmente conosciute da qualsiasi studioso
della natura umana e una delle loro proprietà è di aiutarci a prevenire i
prodromi della malattia organica nel momento in cui lo stato funzionale del
paziente è in quello stadio, sia nel disturbo acuto, sia in quello cronico, che
spesso precede la malattia stessa.
Wellsprings, Sotwell, Wallingford, Berkshire
8 gennaio 1935
Cari Fratelli,
allego una copia della lettera inviata oggi all’Ordine dei Medici,
che a breve proibirà per legge a qualsiasi membro del nostro gruppo di
effettuare la visita domiciliare dei pazienti. I malati dovranno venire da noi,
oppure i genitori o i parenti dovranno venire a illustrarci la natura della
malattia.
Sappiamo che ciò è più che giusto, poiché solo coloro che fanno uno
sforzo potranno riacquistare la salute.
È questo il genere di persone che accorcia la strada dato che, in
presenza di una folla così numerosa, questo era l’unico modo per raggiungere il
Guaritore.
Edward Bach
Wellsprings, Sotwell, Wallingford, Berkshire
8 gennaio 1935
Al Presidente dell’Ordine dei Medici
Egregio Signore,
avendo ricevuto la notifica dell’Ordine riguardo al fatto che svolgo
il mio lavoro coadiuvato da assistenti non qualificati, ho l’onore di
informarla che mi avvalgo della collaborazione di molti di tali assistenti e
continuerò ad avvalermene.
Come ho già precedentemente comunicato all’Ordine, ritengo che sia
dovere e privilegio di ogni medico insegnare ai malati e a tutte le persone
come curare se stessi. Lascio alla vostra discrezione di stabilire i
provvedimenti che vorrete prendere.
Poiché ho dimostrato che le Erbe dei campi sono semplici da
utilizzare e hanno proprietà curative straordinariamente efficaci, ho
abbandonato la medicina convenzionale.
Indirizzo medico registrato.
Berryfields, Park Lane, Ashstead, Surrey.
L’ESTINZIONE IN FIORE
Le piante medicinali e aromatiche, alleate per il benessere umano sono sempre più minacciate da crisi climatica e perdita di habitat, raccolta eccessiva in natura e commercio illegale. In Italia il settore muove 1 miliardo di euro. Il punto e i dati del nuovo report di Legambiente
L’Italia è un importante scrigno di piante medicinali e aromatiche
(MAPs), alleate preziose per il benessere umano per le loro proprietà curative,
aromatiche o profumate. Dall’arnica alla calendula, dalla lavanda alla
genziana, dal tarassaco, alla salvia al rosmarino, solo per citarne alcune,
queste piante sono infatti utilizzate in erboristeria, farmaceutica, cosmetica
e cucina. Oggi però sono sempre più a rischio a causa dell’avanzare della crisi
climatica, della perdita e frammentazione degli habitat, della raccolta
eccessiva in natura e del commercio illegale.
A fare un punto, nella giornata mondiale della natura selvatica
dedicata quest’anno proprio a queste piante, è Legambiente con i dati del suo
nuovo report “Natura selvatica a rischio 2026. Piante medicinali e aromatiche:
preservare la salute, il patrimonio e i mezzi di sussistenza”. Nella Penisola
tra quelle più minacciate ci sono la genziana lutea (Gentiana lutea), l’arnica
montana (Arnica montana L.) e l’artemisia nana classificate come Vulnerabili
(VU) o Quasi Minacciate (NT) soprattutto per crisi climatica e raccolta
intensiva su Alpi e Appennini.
A queste si aggiungono anche il ginepro (Juniperus communis) sovrasfruttato per le sue bacche aromatiche, la liquerizia (Lycyrrhiza glabra) per le sue radici, la valeriana, l’Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum L.). In particolare, la genziana negli ultimi ha registrato una contrazione significativa delle sue popolazioni nell’Appennino e nelle Alpi nonostante sia considerata una specie protetta e sia inserita nell’Allegato V della Direttiva Habitat (92/43/CEE), che regolamenta il prelievo delle sue radici in natura per uso erboristico e commerciale. In Sardegna si registra la situazione più grave con studi recenti (2016-2023) che la classificano come piante “In Pericolo” a causa anche della riduzione della qualità dell’habitat. A livello nazionale, si stima una riduzione del suo areale superiore al 50% entro il 2050-2070 in alcune regioni mediterranee (dati IUCN).
Una fotografia quella scattata dal report di Legambiente nel
complesso preoccupante se si pensa che in Italia il settore delle piante
officinali, stando agli ultimi dati del 2023, muove un mercato di oltre un
miliardo di euro. La Penisola per altro, oltre alle piante spontanee in natura,
vanta una superficie stimata di quasi 9 mila ettari interessando circa 130
specie coltivate e coinvolgendo 430-450 produttori specializzati.
Il Piemonte, con 750 ettari, è la ragione leader per coltivazione e produzione e tra le aree di spicco conta quella di Pancalieri (tra Cuneo e Torino) celebre per la produzione di menta piperita, melissa, salvia, camomilla, assenzio, echinacea. Insieme ai dati l’associazione ambientalista sintetizza nel report anche un pacchetto di proposte per la tutela della natura selvatica, e porta in primo piano anche sei buone pratiche nazionali in materia di flora insieme alla filiera responsabile dei Monti Ernici e a un focus sulla posidonia.
Legambiente ricorda che in Europa, stando agli ultimi dati dell’IUCN,
il 31% delle piante officinali è in declino e che secondo Cites in tutto il
mondo, circa 50.000-70.000 specie di MAP vengono raccolte per le loro proprietà
curative, il loro significato culturale e il loro valore economico. Di queste,
si stima che quasi 1.300 siano elencate nelle Appendici della Convenzione sul
commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di
estinzione (CITES).
Resta, però, urgente una maggiore loro tutela. In Italia Legambiente
chiede di evitare il sovrasfruttamento di queste piante officinali per
garantire la resilienza degli ecosistemi, di promuovere in fatto di raccolta un
approccio sostenibile uniformando in tutto il territorio nazionale il ricorso a
criteri quantitativi e tecniche appropriate, di definire delle linee guida
informative e dar avvio a maggiori campagne di informazione e sensibilizzazione
rivolte ai cittadini; di adottare Soluzioni Basate sulla Natura (Nature Based
Solution – NBS), che proteggono e ripristinano in modo sostenibile gli
ecosistemi come ad esempio il recupero di aree degradate.
A livello generale in termini di tutela della natura selvatica (flora e fauna), Legambiente chiede anche di accelerare il passo nell’istituzione di nuove aree protette a terra e a mare; di migliorare la gestione di quelle già esistenti e la tutela e conservazione delle specie a rischio, di prevedere nei parchi piani nazionali di adattamento al clima; di contenere la proliferazione di specie aliene invasive.
“La flora officinale italiana – commenta Stefano Raimondi,
responsabile nazionale biodiversità di Legambiente – rappresenta una risorsa
biologica ed economica strategica, ma non illimitata. La sua conservazione
richiede pianificazione, competenze tecnico-scientifiche e politiche di
gestione fondate su evidenze ecologiche e agronomiche e che prevedano la tutela
degli habitat, una gestione sostenibile del territorio, la regolamentazione
della raccolta delle piante e la valorizzazione di filiere trasparenti, certificate
e tracciabili. Solo così sarà possibile garantire nel lungo periodo sia la
funzionalità degli ecosistemi sia la disponibilità di biomasse officinali di
qualità”.
A livello territoriale, le regioni del centro-sud, le isole maggiori,
l’Appennino Centrale e le Alpi sono le aree della Penisola con maggiore
concentrazione naturale di pianti officinali. In particolare, le regioni del
centro-sud e le isole maggiori, grazie al clima mediterraneo, all’esposizione
solare e a suoli spesso poveri ma ben drenati, sono ideali per molte specie
aromatiche.
Per esempio, in Sicilia crescono origano, rosmarino, timo, cappero,
finocchietto selvatico ecc. La Sardegna tra le altre piante officinali vede
anche mirto, elicriso, lentisco. Così come Calabria, Puglia, Basilicata dove è
presente la macchia mediterranea costiera. L’Appennino centrale con, ad
esempio, Umbria, Marche, Abruzzo con la presenza di aree protette che
garantiscono grande biodiversità e regimi di tutela; così come sulle Alpi dove
sono presenti specie alpine medicinali come arnica e genziana.
Per quanto riguarda invece le aree di coltivazione e produzione, oltre al Piemonte, nella Penisola ci sono ad esempio anche la Toscana, con importanti distretti per la produzione di lavanda, Marche, Puglia, Emilia-Romagna e Lombardia, solo per citarne alcuni.
Sei le buone pratiche censite da Legambiente e che hanno al centro le
piante officinali e la cura e la tutela della flora. Dalla Toscana dove è stato
approvato il primo elenco regionale delle piante officinali spontanee con
l’obiettivo di migliorane la tutela all’app Mappae che raccoglie 12 itinerari
sulle piante aromatiche relative a 6 paesi europei (Italia, Francia, Croazia,
Bosnia-Erzegovina, Malta e Cipro). Dalla Calabria dove è nata l’alleanza
“Calabria Oasi della Biodiversità d’Europa” con 50 sigle aderenti, tra cui
Legambiente, e la condivisione di un manifesto per difendere e promuovere la
biodiversità, inclusa quella botanica; alla Provincia di Bolzano che punta
sulle sementi autoctone e sul catasto digitale.
In Veneto si sta esplorando il potenziale edibile delle piante alofite nella Laguna di Venezia; mentre dallo studio “Representativeness of the Natura 2000 network for preserving plant biodiversity in the European Union”, coordinato dall’Università di Bologna e dall’Università dell’Aquila, emerge che la Rete Natura 2000 protegge quasi il 90% delle piante vascolari native dell’UE. Alle buone pratiche, Legambiente affianca anche il tema delle filiere responsabili come quella dei Monti Ernici, nel Lazio. Da qui arriva la storia dell’erborista Marco Saranda esperto conoscitore della flora dei Monti Ernici, che dedica la sua attività alla salvaguardia delle tradizioni erboristiche di Collepardo (FR), coniugando la sapienza antica con una visione moderna e sostenibile del settore officinale anche grazie alla sua storica attività.
(Nuova Ecologia)
INDICE DEI NOMI COMUNI E BOTANICI
DELLE PIANTE TERAPEUTICHE
Nell’indice è stata mantenuta la distinzione fra il nome scientifico
della pianta (in corsivo) e il nome comune in italiano, seguito dal nome del
rimedio in inglese. La sezione Rimedi e Patologie riporta le denominazioni
complete in inglese, ordinate alfabeticamente.
A
Acqua di roccia (Rock Water),
Aesculus hippocastanum
Aesculus carnea
Agrifoglio (Holly)
Agrimonia (Agrimony)
Agrimonia eupatoria
Amarena (v. Visciola)
Avena selvatica (Wild Oat)
B
Balsamina (Impatiens)
Biondella (v. Cacciafebbre)
Bromus ramosus
Brugo (Heather)
C
Cacciafebbre (Centaury)
Calluna vulgaris
Caprifoglio (Honeysuckle)
Carpino bianco (Hornbeam)
Carpinus betulus
Castagno (Sweet Chestnut)
Castanea sativa
Centaurea minore (v. Cacciafebbre)
Centaurium umbellatum
Ceratostigma willmottianum
Cichorium intybus
Cicoria (Chicory)
Clematis vitalba
E
Eliantemo (Rock Rose)
Erica selvatica (v. Brugo)
Erytraea centaurium
F
Faggio (Beech)
Fagus sylvatica
Farnia (v. Quercia)
Fiorsecco (Scleranthus)
Forasacco maggiore (v. Avena selvatica)
G
Gentiana amarella
Genzianella autunnale (Gentian)
Ginestrone (Gorse)
H
Helianthemum nummularium o vulgare,
Hottonia palustris
I
Ilex aquifolium
Impatiens glandulifera o roylei
Ippocastano bianco (Chestnut Bud e White Chestnut) Ippocastano rosso
(Red Chestnut)
J
Juglans regia,
L
Larice (Larch)
Larix decidua
Latte di gallina (Star of Bethlehem)
Lonicera caprifolium
M
Malus communis pumila
Melo selvatico (Crab Apple)
Mimolo giallo (Mimulus)
Mimulus guttatus o luteus
N
Noce (Walnut)
O
Olea europaea
Olivo (Olive)
Olmo inglese (Elm)
Ornithogalum umbellatum
P
Pino silvestre (Pine)
Pinus sylvestris
Piombaggine (Cerato)
Pioppo tremolo (Aspen)
Populus tremula
Prunus cerasus
Q
Quercia (Oak)
Quercus robur o pedunculata
R
Rosa canina (Wild Rose)
Rovere (v. Quercia)
S
Salice giallo (illow)
Salix alba “Vitellina”
Scleranthus annuus
Scleranto (v. Fiorsecco)
Senape selvatica (Mustard)
Sinapis arvensis,
Stella di Betlemme (v. Latte di gallina)
U
Ulex europaeus
Ulmus procera o campestris
V
Verbena (Vervain)
Verbena officinalis
Violetta d’acqua (Water Violet)
Visciola (Cherry Plum)
Vitalba (Clematis)
Vite (Vine)
Vitis vinifera
(LUNA CESTA DI MIELE & UN RINGRAZIAMENTO ALLE API OPERAIE)