IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

domenica 3 maggio 2026

IL RACCONTO DELLA DOMENICA, ovvero, L'ESTINZIONE IN FIORE

 









LETTERE AI COLLEGHI


 

 

Avendo dimostrato la grande validità dei rimedi attraverso il loro uso, il dottor Bach rimase sconcertato dall’atteggiamento assunto dai suoi colleghi.

 

 

Ricevette numerose lettere dall’Ordine dei Medici, in cui si chiedeva conto della sua attività, dello statuto dei suoi aiutanti e degli annunci apparsi sui giornali che informavano il pubblico del nuovo metodo terapeutico. Dopo una lunga corrispondenza tra il dottor Bach e l’Ordine dei Medici, venne intimato al dottore di abbandonare le sue attività, altrimenti il suo nome sarebbe stato cancellato dall’Albo. Ma il dottor Bach era così convinto e così sicuro dei benefici del suo nuovo lavoro, che niente lo avrebbe smosso dalle proprie convinzioni. Egli affermò che il dovere di un medico era quello di curare i malati e di alleviare il loro dolore e le sue risposte alle lettere inviategli dall’Ordine riflettevano questi suoi pensieri. Il nome del dottor Bach non venne mai cancellato dall’Albo.




UN APPELLO

 

Ai miei Colleghi dell’Ordine dei Medici

 

Dopo molti anni di ricerche, ho scoperto che alcune Erbe possiedono straordinarie proprietà terapeutiche e che, con il loro aiuto, una grande quantità di malattie, che con le cure tradizionali potevano essere solo mitigate, adesso possono essere curate.

 

Inoltre, le malattie in procinto di manifestarsi possono essere curate e prevenute in quella fase in cui le persone dicono: «Non mi sento ancora così male da andare dal dottore».

 

Ma quando guadagneremo la fiducia di coloro che ci circondano ed essi si convinceranno che la malattia dovrebbe essere contrastata allo stadio iniziale, e inoltre, quando saremo capaci di spiegare loro che, nei casi più ostinati e in quelli cronici, vale la pena proseguire le cure, il nostro lavoro sarà aumentato di molto. Infatti, molte persone si rivolgeranno a noi ancor prima di essere ammalate. In secondo luogo, i pazienti affetti da malattie croniche si rivolgeranno a noi non solo quando desidereranno ottenere sollievo dal dolore o dallo sconforto, ma verranno per continuare le cure, nella speranza di poter guarire.

 

Le Erbe citate possono coadiuvare qualsiasi terapia tradizionale, o possono essere utilizzate in aggiunta a qualsiasi prescrizione, e favoriranno e agevoleranno la cura di tutti i tipi di malattia, acuta o cronica, affinché il trattamento abbia maggiore successo. Siamo in un’epoca in cui la medicina tradizionale non riesce a curare una certa quantità di malattie, per cui è giunto il momento di riacquistare la fiducia delle persone e giustificare la nostra nobile Vocazione.

 

Le Erbe possono essere facilmente conosciute da qualsiasi studioso della natura umana e una delle loro proprietà è di aiutarci a prevenire i prodromi della malattia organica nel momento in cui lo stato funzionale del paziente è in quello stadio, sia nel disturbo acuto, sia in quello cronico, che spesso precede la malattia stessa.

 



Wellsprings, Sotwell, Wallingford, Berkshire

 

8 gennaio 1935

 

Cari Fratelli,

 

allego una copia della lettera inviata oggi all’Ordine dei Medici, che a breve proibirà per legge a qualsiasi membro del nostro gruppo di effettuare la visita domiciliare dei pazienti. I malati dovranno venire da noi, oppure i genitori o i parenti dovranno venire a illustrarci la natura della malattia.

 

Sappiamo che ciò è più che giusto, poiché solo coloro che fanno uno sforzo potranno riacquistare la salute.

 

È questo il genere di persone che accorcia la strada dato che, in presenza di una folla così numerosa, questo era l’unico modo per raggiungere il Guaritore.

 

Edward Bach




Wellsprings, Sotwell, Wallingford, Berkshire

 

8 gennaio 1935

 

Al Presidente dell’Ordine dei Medici

 

Egregio Signore,

 

avendo ricevuto la notifica dell’Ordine riguardo al fatto che svolgo il mio lavoro coadiuvato da assistenti non qualificati, ho l’onore di informarla che mi avvalgo della collaborazione di molti di tali assistenti e continuerò ad avvalermene.

 

Come ho già precedentemente comunicato all’Ordine, ritengo che sia dovere e privilegio di ogni medico insegnare ai malati e a tutte le persone come curare se stessi. Lascio alla vostra discrezione di stabilire i provvedimenti che vorrete prendere.

 

Poiché ho dimostrato che le Erbe dei campi sono semplici da utilizzare e hanno proprietà curative straordinariamente efficaci, ho abbandonato la medicina convenzionale.

 

Indirizzo medico registrato.

 

Berryfields, Park Lane, Ashstead, Surrey. 

 

 

L’ESTINZIONE IN FIORE





 

Le piante medicinali e aromatiche, alleate per il benessere umano sono sempre più minacciate da crisi climatica e perdita di habitat, raccolta eccessiva in natura e commercio illegale. In Italia il settore muove 1 miliardo di euro. Il punto e i dati del nuovo report di Legambiente

 

L’Italia è un importante scrigno di piante medicinali e aromatiche (MAPs), alleate preziose per il benessere umano per le loro proprietà curative, aromatiche o profumate. Dall’arnica alla calendula, dalla lavanda alla genziana, dal tarassaco, alla salvia al rosmarino, solo per citarne alcune, queste piante sono infatti utilizzate in erboristeria, farmaceutica, cosmetica e cucina. Oggi però sono sempre più a rischio a causa dell’avanzare della crisi climatica, della perdita e frammentazione degli habitat, della raccolta eccessiva in natura e del commercio illegale.

 

A fare un punto, nella giornata mondiale della natura selvatica dedicata quest’anno proprio a queste piante, è Legambiente con i dati del suo nuovo report “Natura selvatica a rischio 2026. Piante medicinali e aromatiche: preservare la salute, il patrimonio e i mezzi di sussistenza”. Nella Penisola tra quelle più minacciate ci sono la genziana lutea (Gentiana lutea), l’arnica montana (Arnica montana L.) e l’artemisia nana classificate come Vulnerabili (VU) o Quasi Minacciate (NT) soprattutto per crisi climatica e raccolta intensiva su Alpi e Appennini.




A queste si aggiungono anche il ginepro (Juniperus communis) sovrasfruttato per le sue bacche aromatiche, la liquerizia (Lycyrrhiza glabra) per le sue radici, la valeriana, l’Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum L.). In particolare, la genziana negli ultimi ha registrato una contrazione significativa delle sue popolazioni nell’Appennino e nelle Alpi nonostante sia considerata una specie protetta e sia inserita nell’Allegato V della Direttiva Habitat (92/43/CEE), che regolamenta il prelievo delle sue radici in natura per uso erboristico e commerciale. In Sardegna si registra la situazione più grave con studi recenti (2016-2023) che la classificano come piante “In Pericolo” a causa anche della riduzione della qualità dell’habitat. A livello nazionale, si stima una riduzione del suo areale superiore al 50% entro il 2050-2070 in alcune regioni mediterranee (dati IUCN).

 

Una fotografia quella scattata dal report di Legambiente nel complesso preoccupante se si pensa che in Italia il settore delle piante officinali, stando agli ultimi dati del 2023, muove un mercato di oltre un miliardo di euro. La Penisola per altro, oltre alle piante spontanee in natura, vanta una superficie stimata di quasi 9 mila ettari interessando circa 130 specie coltivate e coinvolgendo 430-450 produttori specializzati.



Il Piemonte, con 750 ettari, è la ragione leader per coltivazione e produzione e tra le aree di spicco conta quella di Pancalieri (tra Cuneo e Torino) celebre per la produzione di menta piperita, melissa, salvia, camomilla, assenzio, echinacea. Insieme ai dati l’associazione ambientalista sintetizza nel report anche un pacchetto di proposte per la tutela della natura selvatica, e porta in primo piano anche sei buone pratiche nazionali in materia di flora insieme alla filiera responsabile dei Monti Ernici e a un focus sulla posidonia.

 

Legambiente ricorda che in Europa, stando agli ultimi dati dell’IUCN, il 31% delle piante officinali è in declino e che secondo Cites in tutto il mondo, circa 50.000-70.000 specie di MAP vengono raccolte per le loro proprietà curative, il loro significato culturale e il loro valore economico. Di queste, si stima che quasi 1.300 siano elencate nelle Appendici della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES).

 

Resta, però, urgente una maggiore loro tutela. In Italia Legambiente chiede di evitare il sovrasfruttamento di queste piante officinali per garantire la resilienza degli ecosistemi, di promuovere in fatto di raccolta un approccio sostenibile uniformando in tutto il territorio nazionale il ricorso a criteri quantitativi e tecniche appropriate, di definire delle linee guida informative e dar avvio a maggiori campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini; di adottare Soluzioni Basate sulla Natura (Nature Based Solution – NBS), che proteggono e ripristinano in modo sostenibile gli ecosistemi come ad esempio il recupero di aree degradate.




A livello generale in termini di tutela della natura selvatica (flora e fauna), Legambiente chiede anche di accelerare il passo nell’istituzione di nuove aree protette a terra e a mare; di migliorare la gestione di quelle già esistenti e la tutela e conservazione delle specie a rischio, di prevedere nei parchi piani nazionali di adattamento al clima; di contenere la proliferazione di specie aliene invasive.

 

“La flora officinale italiana – commenta Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente – rappresenta una risorsa biologica ed economica strategica, ma non illimitata. La sua conservazione richiede pianificazione, competenze tecnico-scientifiche e politiche di gestione fondate su evidenze ecologiche e agronomiche e che prevedano la tutela degli habitat, una gestione sostenibile del territorio, la regolamentazione della raccolta delle piante e la valorizzazione di filiere trasparenti, certificate e tracciabili. Solo così sarà possibile garantire nel lungo periodo sia la funzionalità degli ecosistemi sia la disponibilità di biomasse officinali di qualità”.

 

A livello territoriale, le regioni del centro-sud, le isole maggiori, l’Appennino Centrale e le Alpi sono le aree della Penisola con maggiore concentrazione naturale di pianti officinali. In particolare, le regioni del centro-sud e le isole maggiori, grazie al clima mediterraneo, all’esposizione solare e a suoli spesso poveri ma ben drenati, sono ideali per molte specie aromatiche.

 

Per esempio, in Sicilia crescono origano, rosmarino, timo, cappero, finocchietto selvatico ecc. La Sardegna tra le altre piante officinali vede anche mirto, elicriso, lentisco. Così come Calabria, Puglia, Basilicata dove è presente la macchia mediterranea costiera. L’Appennino centrale con, ad esempio, Umbria, Marche, Abruzzo con la presenza di aree protette che garantiscono grande biodiversità e regimi di tutela; così come sulle Alpi dove sono presenti specie alpine medicinali come arnica e genziana.




Per quanto riguarda invece le aree di coltivazione e produzione, oltre al Piemonte, nella Penisola ci sono ad esempio anche la Toscana, con importanti distretti per la produzione di lavanda, Marche, Puglia, Emilia-Romagna e Lombardia, solo per citarne alcuni.

 

Sei le buone pratiche censite da Legambiente e che hanno al centro le piante officinali e la cura e la tutela della flora. Dalla Toscana dove è stato approvato il primo elenco regionale delle piante officinali spontanee con l’obiettivo di migliorane la tutela all’app Mappae che raccoglie 12 itinerari sulle piante aromatiche relative a 6 paesi europei (Italia, Francia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Malta e Cipro). Dalla Calabria dove è nata l’alleanza “Calabria Oasi della Biodiversità d’Europa” con 50 sigle aderenti, tra cui Legambiente, e la condivisione di un manifesto per difendere e promuovere la biodiversità, inclusa quella botanica; alla Provincia di Bolzano che punta sulle sementi autoctone e sul catasto digitale.

 

In Veneto si sta esplorando il potenziale edibile delle piante alofite nella Laguna di Venezia; mentre dallo studio “Representativeness of the Natura 2000 network for preserving plant biodiversity in the European Union”, coordinato dall’Università di Bologna e dall’Università dell’Aquila, emerge che la Rete Natura 2000 protegge quasi il 90% delle piante vascolari native dell’UE. Alle buone pratiche, Legambiente affianca anche il tema delle filiere responsabili come quella dei Monti Ernici, nel Lazio. Da qui arriva la storia dell’erborista Marco Saranda esperto conoscitore della flora dei Monti Ernici, che dedica la sua attività alla salvaguardia delle tradizioni erboristiche di Collepardo (FR), coniugando la sapienza antica con una visione moderna e sostenibile del settore officinale anche grazie alla sua storica attività. 

(Nuova Ecologia) 





 


INDICE  DEI  NOMI  COMUNI  E  BOTANICI

 

DELLE  PIANTE  TERAPEUTICHE

 

 

 

Nell’indice è stata mantenuta la distinzione fra il nome scientifico della pianta (in corsivo) e il nome comune in italiano, seguito dal nome del rimedio in inglese. La sezione Rimedi e Patologie riporta le denominazioni complete in inglese, ordinate alfabeticamente.

 

 

A

 

 

Acqua di roccia (Rock Water),

 

Aesculus hippocastanum

 

Aesculus carnea

 

Agrifoglio (Holly)

 

Agrimonia (Agrimony)

 

Agrimonia eupatoria

 

Amarena (v. Visciola)

 

Avena selvatica (Wild Oat)

 

 

B

 

 

Balsamina (Impatiens)

 

Biondella (v. Cacciafebbre)

 

Bromus ramosus

 

Brugo (Heather)


 

C


 

 

Cacciafebbre (Centaury)

 

Calluna vulgaris

 

Caprifoglio (Honeysuckle)

 

Carpino bianco (Hornbeam)

 

Carpinus betulus

 

Castagno (Sweet Chestnut)

 

Castanea sativa

 

Centaurea minore (v. Cacciafebbre)

 

Centaurium umbellatum

 

Ceratostigma willmottianum

 

Cichorium intybus

 

Cicoria (Chicory)

 

Clematis vitalba

 

 

E

 

 

Eliantemo (Rock Rose)

 

Erica selvatica (v. Brugo)

 

Erytraea centaurium

 

 

F

 

 

Faggio (Beech)

 

Fagus sylvatica

 

Farnia (v. Quercia)

 

Fiorsecco (Scleranthus)

 

Forasacco maggiore (v. Avena selvatica)

 

 

G

 

 

Gentiana amarella

 

Genzianella autunnale (Gentian)

 

Ginestrone (Gorse)

 

 

H

 

 

Helianthemum nummularium o vulgare,

 

Hottonia palustris

 

 

I

 

 

Ilex aquifolium

 

Impatiens glandulifera o roylei

 

Ippocastano bianco (Chestnut Bud e White Chestnut) Ippocastano rosso (Red Chestnut)

 

 

J

 

 

Juglans regia,

 

 

L

 

 

Larice (Larch)

 

Larix decidua

 

Latte di gallina (Star of Bethlehem)

 

Lonicera caprifolium

 

 

M

 

 

Malus communis pumila

 

Melo selvatico (Crab Apple)

 

Mimolo giallo (Mimulus)

 

Mimulus guttatus o luteus

 

 

N

 

 

Noce (Walnut)

 

 

O

 

 

Olea europaea

 

Olivo (Olive)

 

Olmo inglese (Elm)

 

Ornithogalum umbellatum

 

 

P

 

 

Pino silvestre (Pine)

 

Pinus sylvestris

 

Piombaggine (Cerato)

 

Pioppo tremolo (Aspen)

 

Populus tremula

 

Prunus cerasus

 

 

Q

 

 

Quercia (Oak)

 

Quercus robur o pedunculata

 

 

R

 

 

Rosa canina (Wild Rose)

 

Rovere (v. Quercia)

 

 

S

 

 

Salice giallo (illow)

 

Salix alba “Vitellina”

 

Scleranthus annuus

 

Scleranto (v. Fiorsecco)

 

Senape selvatica (Mustard)

 

Sinapis arvensis,

 

Stella di Betlemme (v. Latte di gallina)

 

 

U

 

 

Ulex europaeus

 

Ulmus procera o campestris

 

 

V

 

 

Verbena (Vervain)

 

Verbena officinalis

 

Violetta d’acqua (Water Violet)

 

Visciola (Cherry Plum)

 

Vitalba (Clematis)

 

Vite (Vine)

 

Vitis vinifera


(LUNA CESTA DI MIELE & UN RINGRAZIAMENTO ALLE API OPERAIE)


 

 

 

 


 

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