IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

sabato 8 ottobre 2022

SANNO REALMENTE BADARE A LORO STESSI?! (ovvero, Il Sentiero...) (8)

 










Precedenti capitoli: 


dell'Uomo venuto 


dal freddo (5/7) 


Prosegue lungo 


il Sentiero (9)






 

 

Vogliamo lavorare con Roma ma vigileremo sul rispetto dei diritti e delle libertà, saremo molto attenti al rispetto dei valori e delle regole dello Stato di diritto.

 

Le parole a Repubblica della ministra degli Affari europei francese Laurence Boone – appena entrata a far parte del governo di Elisabeth Borne, che si era espressa in modo simile il giorno dopo le elezioni – rischiano di far scoppiare un caso diplomatico ai livelli più alti. La prima reazione, com’è comprensibile, arriva dalla Premier in pectore, la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: ‘Voglio sperare che, come spesso accade, la stampa di sinistra abbia travisato le reali dichiarazioni fatte da esponenti di governo stranieri, e confido che il governo francese smentisca immediatamente queste parole, che somigliano troppo a una inaccettabile minaccia di ingerenza contro uno Stato sovrano, membro dell’Unione Europea. L’era dei governi a guida Pd che chiedono tutela all’estero è finita, credo sia chiaro a tutti, in Italia e in Europa’,

 

….attacca in una nota durissima. 

 

La Storia, in verità e per il vero, ci insegna tutt’altra cosa…. in questo difficile Sentiero…. 


 



Il Tomo ‘rappresentato’ entro e fuori la Biblioteca ne configura il Fotogramma d’una grande celata sequenza la quale si snoda nei Secoli, e per chi sa intenderne e decifrarne l’invisibile Rima e Poesia scritta nella Trama della Storia, non sempre affine all’umana Ragione o tradotta secondi i canoni dall’umano intendimento (veicolati da un Pontificio ad uno Stato), in quanto ‘oscura’ l’immagine nello sviluppo della ‘materia’, sarà altresì in grado di Rilevare e intenderne il Dio pregato scritto nella Sua immutata Natura, e per questo per sempre Inquisito.

 

E il quale per sua Spirituale Infinita Natura difficilmente applaudito dalla unanime ‘dottrina’ del Verbo della materia, se non in ciò che appare ed in  cui questa si sviluppa, e nella luce della Vita definirne i visibili contorni, abdicando all’oscura caverna il segreto dell’intera Filosofia…

 

Ragion per cui raccogliere un singolo Frammento, un singolo Brandello di Coscienza vilipesa e inquisita null’altro che confermare la volontà della Ragione quanto della Verità braccata. Giacché hora più di ieri patisco ed ancora patirò in ragione della visibile e godibile materia i veri tormenti della patria in perenne dispiegamento dell’immagine ma non nella sostanza offerta…




Stessi identici tormenti i quali solo la secolare Inquisizione - non mutata – nel proprio immutato svolgimento concede ai nemici della Ragione. Semmai possiamo ragionevolmente dire mutata nelle proprie evoluzione pur mantenendo uguali procedure ed atti. Non vuol essere una offesa a questa patria così intenta nella propria persecuzione verso l’incompresa Eresia, semmai mio intento lasciare la possibilità che un domani se ne possa raccogliere la Testimonianza (affine alla negata inquisita Verità) per il bene d’ognuno affinché ciò - che profondamente celato ed occultato - nelle false biografie fornite dall’inquisizione possa essere riletto.

 

Così come la nota ricercatrice universitaria non men del Prosperi, hanno dedicato e dedicano ancora i preziosi studi, ed altresì non permettendo che altri - ed altri ancora - quali infinite schiere di Saggi Faggi (cui il Genio impone la più certa Opera ispirata esposta alla fotosintesi della Storia) possano subire le ingiurie promosse al costante Rogo delle gratuite calunnie offerte qual pane quotidiano dispensate dalla Legge del branco, in nome e per conto di - innominati protetti altolocati – delatori uniti in ogni luogo ove promuovono e dispensano falsi Ideali in falsa Ragione, specchio e riflesso d’un malato - e non certo - rinnovato o dedotto Intelletto (dalla Natura nato)!

 



L’umiliazione dell’isolamento accompagnata dell’accanimento psicologico del controllo della coscienza, e con essa, dell’Anima di quel Primo Dio disceso nella mia quanto quella di molti altri (umani e non) che quotidianamente patiscono le torture d’una società sposata ad una e più ortodossie le quali pretendono interpretare ed incarnare il messaggio di colui che è stato sacrificato all’abominio della croce in cima ad un Teschio…

 

Non sono superate nel più feroce accanimento e con esso la pretesa di ‘curare’ la ‘visione’ di una realtà diversa della ‘materia’ da loro ‘universalizzata’ nell’interpretazione della ‘Parola’ e con lei il ‘Verbo’ di un probabile Dio. La quale invisibile ed imperscrutabile circoscritta dall’umano limite terreno cui l’uomo destinatario e depositario, almeno in questa vita,  quale suo ‘infallibile custode ed interprete’, cela, in verità e per il vero, ben altro significato quanto fin qui svelato dalle ortodosse teologie tradotte e coniugate a moderni scientifici accadimenti.




Ragione per cui, come quel Profeta che pretese parlare di un diverso Regno nel Tempio e Tempo della loro ‘materia’, e con esso di un diverso Dio, quanto da loro ‘pregato’ e ‘custodito’ come il dono o meglio la ‘presunzione’ di interpretarne il ‘senso’ e con esso il ‘fine’…,  Straniero al loro divenire: narro e interpreto la verità celata e occultata dei tanti Eretici e non, che perseguendo ugual intento, nei secoli passati e mai dimenticati, e di cui incarno l’Anima giammai morta al Rogo dell’altrui intolleranza terrena, ravvivandone e svelandone la celata Parabola di una e tante verità giammai sepolte al calvario del Teschio crocevia di questa nuova Storia inquisita. 

 

…O ancor meglio quella di ‘censore’, non evocò a lungo immagini di polizieschi intenti a lottare contro la libertà di espressione, ma fu piuttosto (inganno dell’umano ingegno…) prerogativa di uomini di studio apprezzati per la moderazione e l’apertura, i quali erano spesso in grado di esprimere giudizi sul valore letterario del testo.

 

Nella Venezia di metà ’500 prestarono la propria opera come ‘revisori di libri’ per i Riformatori dello Studio di Padova alcuni dei letterati più prestigiosi come Lodovico Dolce, Francesco Sansovino, Paolo Manunzio, Carlo Siconio. Lo stesso avvenne anche altrove. Lo scrittore toscano Francesco Redi, consultore nel XVII secolo dell’Inquisizione fiorentina, non trascurava considerazioni sulla lingua e sullo stile dei libri che doveva controllare. Simile era il comportamento in Spagna di illustri letterati come Lope de vega, censore per il Sant’Uffizio dal 1607 al 1635, e di Pedro Calderòn de la Barca dal 1635 al 1681, i quali, oltre alle formule consuete con cui licenziavano le opere sottoposte, fornivano giudizi circa la qualità dello scritto e dell’autore (la nascita della moderna ‘critica’?).




Un giudizio sull’opera, indipendentemente da qualsiasi valutazione circa l’ortodossia cattolica della stessa è elemento corrente nell’idea di ‘censura’ che predomina lungo tutto l’arco temporale della nostra ‘civiltà’*.

 

* Abominio razionalistico interprete dell’irrazionale coincidevano al crocevia dell’umana Storia terrena: gli intelletti andavano educati catalogati controllati qualificati indirizzati schedati, e se ciò non bastava, isolati o convogliati presso quelle pratiche di ‘esorcizzazione’ e ‘controllo del Pensiero’, patologie ‘malate’ dell’anima e della coscienza che lo avevano partorito. Manuali famosi come il ‘Martello delle streghe’, oppure il meno conosciuto ma ugualmente efficace ‘Bacolum Demonum’, erano e sono ancora i progenitori di quella ‘scienza psicanalitica’ che trascura la comune nostra ‘antropologia’ per veicolare il cosiddetto ‘indemoniato’  verso il retto e comune pensiero; e di conseguenza ridurne e sminuirne il senso teologico-divino che intrattiene e intratteneva per il tramite della Natura.

 

Oppure i diversi aspetti della stessa (Natura) quanto il pensiero artistico di una diversa visione del reale che tale rapporto suscita.., assoggettati e costretti ad una prassi dialettica convogliata nella nuova fede della dottrina terapeutica (affine all’economia in cui l’unanime fine scritto nella Storia - specchio di se medesima - consiste nell’annullare i secolari rapporti genetici dalla crosta sino alle più alte cime della stratosfera che la Natura e la sua evoluzione detta  determina e ordina per chi sa leggerne ed interpretarne a mo’ di Sciamano o Profeta l’Opera intera), sia essa convogliata nel credo e nella pratica ortodossa di una preghiera-confessione-pentimento, sia essa nella prassi medico-terapeutica assoggettata alla dottrina - più o meno ortodossa - di un ugual dottore della mente (veicolato dalla teologia alla nuova prassi medica, con il calcolato ugual medesimo fine per il conseguimento della Storia tradotta ai canoni immutati dell’Inquisizione).




La violenza psicologica come quella fisica con l’intento di ‘educare’ una costante che evidenzia i caratteri comuni ed accomuna i fini di una società cosiddetta evoluta, ancor oggi con amarezza ne traccio i celati ‘graffiti’ di questa verità nell’esilio cui l’umano sapere mi ha costretto e destinato, per raccogliere uguali ed invariati patimenti e torture per poi proiettarli nei ‘fotogrammi’ dell’arte scoprendo come uno Sciamano [e non più cristiano in quanto Viaggio a ritroso nel suddetto Tempo…] ciò che provo - e ho già provato - e purtroppo, proverò ancora, come il male offerto dall’uomo alla Natura intera.

 

E ciò che la ‘gnosi’ del mio Dio cerca è già stata tracciata nel Tempo infinito al loro Creato, mano della memoria anima incarnata scopro un diverso Tempo nella materia da loro narrata, e nella ‘santità’ della loro Storia per sempre conservata lascio testimonianza dell’invisibile dottrina inquisita e bruciata. Come me, molti altri hanno perso ogni avere nel rogo della civile intolleranza. Come me, molti altri hanno dovuto subire la tortura del controllo della coscienza e con essa, per mano di insospettati aguzzini al soldo della moderna e superficiale materia…, della privazione del proprio Credo.

 

Gli intelletti andavano educati o, meglio ancora,   utilizzando un termine dell’epoca, coltivati. Lo scrisse esplicitamente uno dei maggiori biografi di fine ’500, il gesuita Antonio Possevino, in un libro la cui traduzione italiana suonava appunto ‘La Coltura degli ingegni’, che trattava di scuole, di libri e del loro uso. Come si coltivano le piante, si doveva agire sugli intelletti umani.




Ha affermato Adriano Prosperi nel 1997 che ‘nella mente e nei concetti di questi uomini del tardo ’500 è ben fisso il principio che gli intelletti debbano essere sorvegliati, educati, diretti, magari intervenendo con operazioni dolorose come il tagliar via certi modi di pensare dannosi e pericolosi, soprattutto facendo crescere la pianta dell’umano (non certo divino) intelletto in direzioni giuste’.

 

E se ci illudiamo, come già detto, che al contrario questa prassi nel contesto del moderno vivere sia superata, avremmo commesso un grave errore di valutazione ‘storica e sociale’: ugual intenti (ed ancor più sofisticati) del controllo del Pensiero sono tratti comuni nel ‘formicaio’ del ‘terreno cantiere’, ‘coltivati’ a beneficio della universale moderna ‘materia mediatica’, che al contrario di ciò che in realtà è, si palesa come il miglior terreno dove coltivare tutti quegli istinti repressi e non manifesti dell’essere, e di conseguenza apparire, tradendo ogni sano principio filosofico di conoscenza e volontà dell’umano ingegno, e sacrificando all’altare della ‘velocità’ e della ‘conquista’ ogni possibile traccia di quel Divino cui la Natura è il solo e vero tramite.

 

Pur nel senso interpretativo del rovesciamento schematico cui siamo ‘accademicamente’ portati a percepire non meno dello studiare un certo ‘dualistico’  Eretico verbo, l’universale sapere cui in maniera genetica siamo portatori da quando evoluti in milioni di anni nella ‘geologia’ della nostra psiche quanto della nostra struttura fisica, simmetrico e per nulla diverso dall’Universo che l’ha ‘volontariamente’ o ‘involontariamente’ partorita nell’Anima Mundi cui siamo ‘oracolarmente’ o  ‘gnosticamente’ partecipi.

 

Non vi era spazio per la libertà (nel paradosso sopra espresso ugual intenti si profilano nel nostro moderno contesto sociale…) in simile concezione, tanto meno nella libertà di scelta, anche nelle miriadi offerte di libera espressione e scelte riflesse negli odierni valori civili, in realtà e verità non regna nel nuovo Impero quanto venduto o svenduto al libero mercato della moneta che fa rima con ricchezza; le nuove Corporazioni feudali costantemente seminano e coltivano ugual albero per convergere in medesimi intenti culturali, che poi divergano nell’apparenza dell’inganno offerto. La verità rilevata ‘regna perisce e soffre’ come le passate Eresie cui la Storia saprà purgarne o controllarne l’efficacia alla materia del loro… (secondo) Dio sottratto all’immateriale Spirito.


(Prosegue)









mercoledì 5 ottobre 2022

L'UOMO VENUTO DAL FREDDO (5)

 













Precedenti capitoli: 


Circa la Putzi di Putzin (4) 


Prosegue con il capitolo 


completo [6]


& La caccia [7]






 

 

C’è chi, in questi lugubri Tempi, tanto della sperduta Fede (e non solo per la Natura o Vergine Madonna), quanto dell’altrettanta smarrita abdicata Ragione (e non solo di un falso Stato di ciò che per l’appunto mai nato), dei “vivi” o presunti tali (non ancora e del tutto morenti in quanto sempre sconnessamente connessi…), affannarsi per propria ed ‘altrui’ votata sventura circa la dovuta sopravvivenza, combattere ugual ghiaccio e gelo, comprese le oscure antiche ‘tenebre’ che ne conseguono.

 

Sono huomini venuti dal Freddo!

 

Freddo inteso e conferito - in qual identico medesimo tempo - in cui il Sentiero condiviso, fra l’uomo e l’orango, sia da un buon surgelatore quanto dal deceduto ghiacciaio.

 

L’età evolutiva imprime i dovuti gradi al “negativo” di medesimo intento regredito al clima condiviso e percepito.




Quindi “opposti” (come il nuovo incompreso linguaggio delle perdute parole della Natura, così come intercettate dal povero Berti…), in moto (& mai appiedati) contrario e divergente, con tutto ciò che ne consegue (comprese le già citate Tenebre fra ghiacci e ponti di abissi attraversati..) per ugual Sentiero ove osservati; giacché ciò che noi oggi celebriamo è quantunque un primo naufrago, non più del Tempo simmetricamente transitato (anche in zona pedonale), bensì dell’huomo stesso detto “civilizzato”.

 

Quindi e quantunque uomini venuti dal Freddo!




 Aspetto un tale che dovrebbe passare, questa sera’

 

…proseguì Leamas

 

‘è importantissimo che ce la faccia. Gli uomini di Mundt gli danno la caccia’.

 

‘Ci sono ancora dei punti dove si può scavalcare il Muro’

 

osservò il poliziotto giovane.

 

‘Quello non è tipo da scavalcare il Muro. Tenterà di farla al posto di controllo. Ha dei documenti, sempre che siano validi ed è in bicicletta’.

 

Un’unica lampada era accesa nella baracca, una lampada da tavolo col paralume verde, ma il bagliore dei riflettori invadeva il locale come un chiaro di luna artificiale.

 

Era notte, ormai.

 

Leamas, andò ad accostarsi alla vetrata, e aspettò.




Vedeva davanti a sé la strada; a destra e a sinistra del Muro, un brutto e sudicio ammasso di scorie e di filo spinato che una fila di fiochi lampioni giallastri illuminava appena, come un fondale nella scena di un Lager. A est e a ovest del Muro, c’era la parte non ricostruita di Berlino, un mondo di rovine.

 

‘Accidenti a quella donna’

 

…pensò Leamas

 

‘e accidenti a quello scemo di Karl che ha mentito sul suo conto. Ha mentito per omissione, come fanno gli agenti segreti, in ogni parte del mondo. Vengono istruiti sul modo di barare con gli altri, di confondere le loro tracce e, alla fine, barano anche coi loro compagni’. 

 

‘Guardi, guardi, Herr Thomas!’

 

…susurrò il giovane poliziotto.

 

‘C’è un uomo con la bicicletta’.

 

(J. le Carré)




Taluni appiedati o in bicicletto, i più fortunati motorizzati e mi dicono ben surriscaldati!

 

Con diverso gruppo genetico seppur uguali, purtroppo questo vostro Paese, il quale naviga nella nuova polar disavventura, fra ghiacci e tenebre con improvvise ‘virate’ nelle estreme latitudini destre, in alto o in basso ben osservati come rimembrati, circa la perenne impresa condivisa, animano il novello esploratore Matteo; ed anche lui come dico e dicevo, huomo o gorilla venuto dal Freddo estremo.   

 

Infatti, lor Nobili Signori (soli e/o accompagnati), se vi prendete cura nel censire e mappare il segreto “codice genetico” di codesto avventuriero esposto ai medesimi rigori del gelo (come del secondo Tempo), vi accorgereste che assomiglia ad un più che raro Orango, anche lui venuto o sceso dal Nord, giacché mi dicono che i Lupi - per ovvi motivi lo abbiano evitato -; e mai sia detto Nord Padano (divorato come grattugiato), ma ossia quel grande Nord ove ogni huomo (iperboreo come disse il noto filosofo maestro del fuoco come padrone del prometeico segreto) ibernato per propria sventura, essendo tale nelle gelide steppe siberiane.




Giacché il noto “processo evolutivo” dato dalla “summa” della politica genetica unita alla perenne altolocata promossa Idiozia, procedendo verso l’inhumano, o schiere di esseri non più tali, ibernati come un Tempo il quale pensavamo (se ancor ci è permesso!) sorpassato, e rilevato nelle gelide steppe siberiane, ove l’umanità intera sepolta e mal conservata come una sol mummia nella gelida fossa comune senza più Storia né Memoria.

 

Quindi ed ancora dico e dicevo (meco), cotal Orango geneticamente accertato, parente stretto di un diverso branco incrociato con un Orso (assai raro).

 

La “summa” dei due fattori (si suol dire appunto DUE PER UNO IN OFFERTA),  conformano e fondano la nuova natura del sepolto ramo evolutivo di cui, il noto Orango italiano, imparentato, quantunque rilevato nell’odierna Stagione morta a cui la Natura esposta ed in estremo pericolo.




E noi poveri resti humani, morti su profondi (hora solo corrotti) ghiacci carotati, senza ghiaccio né aperitivo, ove  scorrea un letto di Fiume (dato in appalto alla Putzi del regime), ed hora deviato al fabbisogno intero al PIL della nuova vena creativa ad uso interno dell’Orango, qual vero e solo nettare di Madre Terra; ci troviamo disidratati e abbandonati come mummie antiche, noi che come lei fuggiamo l’Orango della terra, il vero uomo venuto dal freddo.

 

Noi poveri resti di ciò che un Tempo, o in qual medesimo contrattempo, interpretati come sagge mummie non più ritrovate, solo sepolte  nelle fosse comuni di ugual Fiume, anche lui, come cogitavo, più morto che vivo (ad uso esclusivo del più che sponsorizzato Orango venuto dal freddo).




Solo l’Orango Matteo, potrà, dopo averlo prosciugato, resuscitarlo e chiedere conto della “summa” del danno subito, e si badi bene, mai arrecato!


Quante mummie, e un solo branco venuto dal freddo, matureranno e forgeranno la nuova èra del ferro, per ogni fossa comune ove sepolta la superiore Ragione! 

 

C’è differenza fra un Orango (di stato) ed una morta mummia sepolta per ovvie ragion di medesimo Stato…

 

(Giuliano)




Spesso gli sventurati alpinisti che spariscono in un buco di ghiaccio tornano in superficie dopo molti anni e non di rado i corpi sono preservati dal gelo.

 

Si dice che i ghiacciai, prima o poi, restituiscano le loro vittime.

 

È successo ai combattenti italiani e austriaci della Guerra Bianca ed è successo anche a Ötzi, l’ormai famoso montanaro morto e congelato sul Similaun 3200 anni prima di Cristo.

 

La mummia è tornata alla luce con i suoi attrezzi e i suoi vestiti il 19 settembre 1991 sulle Alpi Venoste, confermando che i cacciatori del tempo erano capaci di salire a tremila metri e anche di attraversare tratti di ghiacciaio. La mummia del Similaun racconta lo stato evolutivo della società alpina di cinquemila anni fa, con comunità già radicate in fondo alle valli, uomini tecnicamente in grado di sopravvivere all’inverno e donne abituate a crescere i figli tra i rigori del gelo.




Le prime comunità consideravano l’animale domestico una semplice riserva di carne, ma grazie ai mutamenti biologici favoriti dal processo di domesticazione, e con l’apprendimento delle tecniche casearie e di filatura, i pastori avevano già acquisito i principi fondamentali dell’allevamento per produrre il latte e la lana. Intanto i cacciatori come Ötzi esploravano i terreni d’alta montagna e si spostavano agevolmente attraverso valichi e crinali, ampliando i territori.

 

L’uomo del Similaun ha aperto nuovi orizzonti alla ricerca storico-antropologica. Le informazioni di Ötzi hanno fugato molti pregiudizi sui cosiddetti ‘uomini primitivi’, perché l’uomo dei ghiacci appare inaspettatamente ‘moderno’.





Quel piccolo montanaro scomparso sopra i tremila metri è simile a noi, con il suo berretto di pelliccia, i reumatismi, il fumo nero nei polmoni e i denti consumati dallo stress. Inoltre, secondo gli storici del clima, la riapparizione della mummia dimostra senza ombra di dubbio che i ghiacciai delle Alpi orientali non sono mai arretrati come oggi, da almeno cinque millenni a questa parte. Se il ghiaccio si fosse ritirato sotto il livello attuale la mummia sarebbe emersa e l’avremmo persa. Studi ancora più recenti hanno svelato la morte violenta dell’esploratore, probabilmente ucciso da un compagno o da un nemico incontrato sul cammino.

 

In ogni caso la longevità di Ötzi impallidisce di fronte al successivo ritrovamento del 2016, quando i minatori del Klondike, di solito abituati a cercare pepite d’oro, hanno dissotterrato dal permafrost due animali dell’era glaciale perfettamente conservati: un cucciolo di caribù e un cucciolo di lupo mummificati con tanto di pelliccia, strati di pelle e tessuto muscolare.

 

L’esame al radiocarbonio ha indicato un’età di quasi cinquantamila anni, rendendo plausibile che i due animali vivessero nella tundra dello Yukon insieme ad alcune specie estinte tra cui i mammut. È incredibile che nel terzo millennio dopo Cristo, grazie all’eccezionale potere conservativo del ghiaccio, ci si possa confrontare con dei mammiferi del Paleolitico medio, quando sul pianeta viveva ancora l’Uomo di Neanderthal.

 

(E. Camanni)


(& il Post quasi al completo...)







domenica 2 ottobre 2022

PARLANO (ancora) I MONTI?

 










Prosegue...: 


Parlano i monti (ovvero l'homo selvatico)


...Sulle stesse Cime (2)








Nessuno va ad arrampicare nel Cadore senza ‘il Berti’.

 

Di quelle Dolomiti Antonio Berti è il castellano che apre la porta agli ospiti con un sorriso pieno di bontà. Antonio Berti è vecchio ma gli alpinisti non hanno bisogno di saperlo, tutt’al più lo immaginano come un fratello di età maggiore che è passato lassù prima di loro.

 

Berti è un chirurgo assai valente ma chi va per croda non lo sa, nonostante l’amicizia che li lega. Nella storia della letteratura alpina infatti la sua guida delle Dolomiti orientali, detta familiarmente ‘il Berti’, è un singolarissimo fenomeno.

 

Fu scritta vent’anni fa a scopi utilitari – era il primo testo italiano contenente tutti gli itinerari alpinistici dei monti cadorini – e divenne subito indispensabile a tutti i ‘senza guida’; nello stesso tempo riuscì, probabilmente senza che l’autore lo supponesse, un’opera di autentica poesia.




 …Si legge:

 

L’attacco si trova in corrispondenza di un nero colatoio bagnato dall’inizio del canalone... dal pulpito si traversa a sinistra per dieci metri... segue una parete verticale che si supera con elegante arrampicata... quindi, balzando di masso in masso, si raggiunge la piattaforma della vetta’.




[Il silenzio è d’altri Tempi. L’impervio passo quale perenne cammino al tempo di fuga già consumata e da consumarsi ancora di comune Concerto in nome e per conto della Natura intera. Lontano a debita distanza la gente lo bracca, è secolare tempo di caccia. Ogni pietra lungo il sofferto cammino gli pare d’averla già narrata e scolpita secoli passati e da trascorrere ancora. Gli anni del Tempo consumato si possono contare dalla folta e verde chioma del bosco che ora con un inchino lo saluta nella condanna - senza colpa alcuna - d’un esilio intrecciato ad una corona di spine abdicata all’Autunno accompagnato da suo fratello Inverno contro cui si è soliti pregare ed imprecare. Chi dal gelo nacque ad immagine dell’Universo per rinascere al calore della Linfa di Vita a Primavera per un disegno perfetto riceverà qual pegno di bellezza e Poesia l’odio scolpito d’ogni anima persa. E perire sul Teschio d’una morte senza Stagione alcuna. Ed ogni boscaiolo intento al proprio lavoro, satollo e immerso nella natura del proprio tempo e mai sia detto infinito. Tagliarne e recidere senza pietà alcuna le sofferenti povere voci reclamare l’ultimo saluto per una primavera al rogo di una strana stiva. 




Ad intrecciare una corona di spine! La loro Poesia non l’hanno mai udita. E se inchini ed abdichi il gesto al crocefisso sperando il perdono, non hai ancora capito che l’hai appena ucciso. Lo troverai nel Legno e nella Pietra e non certo del focolare ben imbandito, solo negli anelli d’un diverso Dio. Lo troverai per ogni Pietra reclamare l’ultima zolla di Terra, cedere il passo al fragore d’un Fiume in piena. Precipitare senza pietà alcuna alla stiva d’un naufragio barattato e rivenduto per coraggio in nome della guerra. Hai venduto la penultima sua Rima! Mentre  edifichi l’ultima e la prima dimora con sopra incisa nobile motto oppure simbolo di gloria. Senza gloria alcuna seppellirono l’ultima e Prima Sua Parola… Mortificarono nel Legno il dolore che perdonò l’uomo, mentre i maestri s’affrettano al giudizio senza più Regno alcuno. Avvolti e mascherati nella complicità offerta ed ora contraccambiata del silente terrore… Della grande paura… Tremò la Terra! Questo sì, lo ricordo. Mentre il passo attende neve e gelo. Si udirono voci di ingiuria. Taluni preposti o incaricati di Roma chiedevano il conto dei sofferti passi, delle Rime, se queste hanno una Stagione del Tempo per ogni Legno e Pietra del loro coraggio nominato avvenire…]  



   

Non c’è una parola di superfluo, tutto è preciso e circostanziato come si conviene al tema.

 

Eppure, non sapremmo dire come, da quella nuda prosa tecnica viene un calore umano; l’animo di lui, Berti, è rimasto, si direbbe, impigliato tra le righe. Proprio come nei lavori di certi vecchi ‘falegnami’ che credevano di far soltanto una sedia o un canterano e inconsapevolmente facevano un’opera d’arte.

 

Quante sere d’inverno, e come noi chissà quanti altri, leggendo e rileggendo la sua guida, e le ore passavano di volo quasi fosse un libro di avventure, e con la fantasia si galoppava su per le pareti più famose, dentro ai camini tetri o sugli aerei ballatoi pieni di sole, ed ecco si incontravano, vivi così da non dimenticarli più, i grandi conquistatori delle crode…

 

Il vecchio Grohmann, i Siorpaes, i Verzi, i Dimai, gli Innerkofler, Dibona, il leggendario Preuss, e molti altri ancora…

 



Non a costo di divagazioni tutto questo, o con spreco di fogli. Bastava un aggettivo talora, uno speciale giro di frase per illuminare la pagina. Tutto acquistava un vago sapor di favola.

 

Così il Berti, non che l’accompagnatore necessario, divenne per gli alpinisti un caro amico; e bastava sfogliarlo perché sorgesse violentissima la voglia di tornare alle montagne, pur in mezzo alla polvere e alla nebbia della pusillanime pianura.

 

Poi passarono gli anni, venne il sesto grado, quasi incredibili itinerari furono aperti sulle pareti che sui disegnini del Berti figuravano ancora intatte. In questa folle corsa, il libro, ormai classico, rimase indietro.

 

…Dove era scritto difficile, oggi si dice facile, insomma le sue valutazioni divennero un poco sorpassate…




[Valutiamo l’insieme di ciò raggiunto, oppure ed ancor meglio, come spesso dici, la singola ‘frazione’ di ciò conquistato! Contemplane ed ammirane il risultato! Il numero la tua forza. La materia il tuo grande limitato campo di battaglia. Lo Spirito, tuo acerrimo nemico, si cela e nasconde, silente veglia la forza misurata nella debolezza raggiunta. Ti rinchiudi nella strofa affaticata dell’ultima statistica, conti i denari seminati in nome e per conto dell’Avvenire. Conquista e Potere. Certo ma su cosa? Quando dall’ultima Pietra alla più inutile foglia si scaglia l’ira di colui che mortifichi ogni giorno. Lo nomini con orgoglio associato al motto del Progresso. Non avendo né intuito né compreso, ‘come quando e perché’, il suo piccolo indecifrato Pensiero! Lo hai braccato puntato e quasi colto, in nome della ‘beccaccia’ abdicata al preciso infallibile colpo. Io ho imparato a camminare pensare e vegliare la Terra dalla Cima di quelle ali aggrappate al più alto indecifrato scoglio. Lente s’aprivano a Primavera e prendevano il volo. Quando l’Autunno cede il passo all’Inverno mi avvertono che il Pensiero sarà inchiodato alla stessa identica Cima. L’urlo e non più richiamo sembra lo stesso. 




Dio mi hanno inchiodato! Solo per dirmi che non sarà solo il sacrificio d’un Pensiero violato, ma tutto il Regno sacrificato in ciò che confondono dall’alba al tramonto… La preghiera dispiego al ramo contorto su cui aggrappata l’ultima croce in suo Ricordo. Poi mi sono preoccupato di insegnare a nuotare camminare e volare ogni essere di questa Terra. Spacci e rivendi innocenti per assassini. Uccidi l’avvenire d’ognuno. Saluti ed incarichi Barabba per ogni promessa del domani. Offendi onore e decoro. Ti appelli alla Legge, prima d’offenderla. Promuovi e premi la Verità per ogni calunnia detta… Nomini il Progresso senza il corretto dovuto intendimento che tal inganno tende. Rinneghi il passato in nome del futuro senza aver ben compreso come si semina la Terra del retto concepimento. Raccogli frutti insperati e speri nel domani, senza mai aver intuito come cogita l’infinito Dio, senza oggi e domani fuori dall’inutile Tempo dei miseri denari. Lo preghi e celebri dall’alba sino alla sera, senza aver colto il senso dell’intera Rima!]




…Tuttavia chi, partendo per il Cadore, poteva dimenticarlo a casa?

 

Si continuò a studiarlo e ristudiarlo seduti sulle panche dei rifugi, nelle serate di vigilia, e lo si sfogliò ancora ansiosamente a metà parete quando la via sembrava perdersi tra rupi assurde. Le pagine diventavano un po’ gialle, agli angoli si arricciavan le orecchiette, sulla copertina tracce di candele, graffi, macchie di umidità, segni di botte e di bivacchi.

 

La voce, pure attraverso gli anni, restava sempre la stessa: calda, fraterna, incoraggiante. Del resto, benché i confronti siano odiosi, che squallore al paragone le più moderne guide degli altri gruppi uscite negli anni successivi: tecnicamente ineccepibili, calcolate proprio al millimetro, come trattati di scienze esatte. Anche qui si legge:

 

‘L’attacco si .. traversa a sinistra’...




[Ti orienti bene nei ‘falsi movimenti’. Pur non avendo intuito donde deriva ogni punto cardinale del precario Spirito barattato all’ultimo sesto grado dell’alcolica parabola del domani. Non sai più volare anche se ci provi ogni giorno al di sopra della sfera per ogni strato ben inchiodato alla Terra. Ed ogni volta che tenti nell’impresa, inciampi nella discordia dell’ingorgo della lucida drogata motorizzata vigilata coscienza. Corri alla conquista della strada, dimenticando ogni mulattiera donde il Sacrificio della Terra. Ti vesti all’ultima moda. L’eleganza contraddistingue il nobile dall’umiliato. Si riconoscono e chiamano dalla scarpa fino alla chioma curata. Con l’accento ben pronunciato. Con la virgola della corretta vista celebrata nella lente dell’ultima montatura! Con siffatta armatura si cimentano negli espedienti esportati per una corretta e più ampia veduta circa il domani. Il domani li ha dimenticati, congiuntamente reclamano cercando il capro espiatorio per ogni colpa abdicata. L’empia e sofferta vista cede alla nebbia della lacrima. Inganni il presente e attendi il soldo della Borsa rubata ogni giorno. La notte vigili il coprifuoco del pipistrello tuo fratello nonché compagno di danza. 



Il tempo impostato e misurato nonché confezionato nello sguardo calcolato dal sarto del progresso, ogni tanto precipita nell’ingorgo di un diverso amplesso. Rimpiangi i denari spesi per la conquista dell’avvenire: una scommessa persa al soldo senza più un domani! Reclami e rinnovi l’agnello all’ovile come il mito insegna e favella. Giudica e Impera! Leggi con cura la Bibbia. Giuri vendetta! Ogni tanto sogni il domani quale intuito da falso profeta connesso in perenne offesa della Verità crocefissa. Il Notaio ti ha promosso Santo. Il Santo contraccambia l’eretico Notaio. Fra loro vigila un tacito rinnovato segreto patto senza alcun Dio spacciato e pregato. Il prelato incaricato accetta e comanda indulgenza. Il peccato la sua forza. Insieme hanno stipulato l’atto dell’ultima offerta ammobiliata. Una strana compravendita incisa sulla Sindone di un Dio non del tutto intuito. Lo hanno congiuntamente inchiodato all’ultima e Prima Rima, li guarda da una grotta! Il Cosmo in questa Filosofia dispiega la via dismessa. Il Sentiero fin sulla Cima attende l’uomo proteso verso l’ultimo atto. La donna qual Madonna nella propria altrui silente Natura nel gesto senza Parola confermarne la strana unione concessa… Con solo la mela sfamare Eva. Il Giardino si è arricchito per ogni Elemento del nuovo raccolto… Il domani precipiterà senza misericordia alcuna in nome di Madre Natura!] 


(Prosegue...)