CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

domenica 23 giugno 2013

L' AQUILA (del Gran Zebrù)











"Una coraggiosa impresa è stata compiuta da alcune guide della Val.....
...hanno raggiunto e violato un nido di aquile reali su una parete di di-
rupi. La guida B accompagnata da un agente del Parco è riuscita a cat-
turare un aquilotto che però ha reagito artigliandone una mano; per...
libersarsene è stata costretta a ucciderlo sbattendolo contro la roccia....
(Dai giornali)

Una notizia:

sei alpinisti morti sul Gran Zebrù.....

Precedenti capitoli:

con Pietro Autier sulle orme del Payer

sulle orme del Payer  (2)

sulle orme del Payer  (3)

Prosegue in:

l'aquila del Gran Zebrù (2)











Benché siano passati più di 30.000 anni, io, grande aquila dei Feruc, maschio,
vecchissimo e forse ormai immortale, ricordo quel mattino di ieri.
Era l'età felice nella valle non c'erano né strade né ferrovia né ponti gettati so-
pra il fiume, e non si udivano altri rumori se non il vento, le acque, le frane, gli
uccelli, e i boschi erano pieni di bestie... e di ....; ed io non avevo visto ancora
l'uomo......




Degli uomini mi avevano parlato a lungo i genitori, come di animali strani, ma
non li avevo mai visti. Dicevano ch'erano bruttissimi ma furbi, più furbi di noi
aquile e perfino delle marmotte e delle volpi che sono furbissime.
Che non avevano becco né artigli, né ali né penne e neppure il pelo propria-
mente detto, di cui pure sono ricoperti anche i topi e i ghiri.
Che si muovevano più lentamente di tutti gli animali eppure con la loro astuzia
riuscivano a uccidere perfino gli orsi adulti. E si raccontava che un uomo aves-
se rubato le uova da uno dei nostri nidi; e le avesse bevute; ma questa era forse
una leggenda.




Certo il mondo allora era infinitamente più piacevole, più splendido il sole, più
grandi le montagne, più verdi i boschi, tutto più allegro e più pulito. Oppure è
una mia illusione e la sola differenza sta nel fatto che quella era la mia gioventù?
Anche oggi noi aquile siamo le regine delle rupi ma allora lo si era assai di più.
Grandi e magnifiche eravamo.
Poi cominciò la decadenza, ma la colpa è stata nostra?
Dite, sinceramente, dite pure: è colpa nostra se oggi siamo ridotte così sole e
poche?




Era mattino presto e già risplendevano, bianche, gialle e rosa, le guglie delle
somme creste, bellissime. Ma giù nei valloni restava ancora un po' del buio
della notte. Il cielo limpido, l'aria del Nord, l'odore delle rocce riscaldate dal
sole a poco a poco, una dolce giornata cominciava.
Vidi salire velocissima, come se portasse una notizia, mia sorella, a cui volevo
bene. Venne da me, disse che aveva scoperto un nido di uomini, maschio e
femmina con tre quattro figli piccoli: era in una piccola caverna, nel fondo del-
la valle presso il fiume.




Le dissi: 'Conducimi a vedere'.
Mi sentivo bene, avevo fame. Ci precipitammo a piombo.
'Là' indicò mia sorella 'dove c'è quel fumo'.
Ora ci abbassavamo lentamente. La famiglia era tutta su un breve prato, dinan-
zi alla spelonca. Stavano riscaldandosi al primo sole (si preparavano per un'...)
Gli uomini!
Rimasi sbalordito. Non mi aspettavo che fossero così grossi grassi e neppure
così orribili a vedersi. Proprio schifosi con quella pelle bianca e i grotteschi ce-
spugli di pelo qua e là, e quelle due gambe davanti lasciate ciondolare.
Sulle spalle avevano delle pelli di animale, forse di capra.




Ma era stupefacente come stavano diritti sulle gambe posteriori alla guisa di
scoiattoli, e si servivano delle altre due con meravigliosa varietà di movimenti.
I figli poi di pelo non ne avevano, tranne in testa; dovevano essere molli, e mol-
to appetitosi.....Benché cercassi di tenermi contro sole, dovetti fare qualche ma-
novra errata perché a un tratto mi videro.
La madre, che aveva il pelo in testa più abbondante, e due grandi mammelle,
prese il figlio ad uno ad uno e li portò di corsa nella tana mentre il maschio, a-
gitando un'asta, lanciava verso di me degli urli come non avevo mai sentito, non
tutti uguali come fanno di solito i mammiferi, ma di suono vario, cosicché ora
sembrava un cane, ora una pecora, ora una cornacchia, ora un orso, ora una
gallina......
(Prosegue....)















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