giuliano

giuliano
IL TOMO

venerdì 30 gennaio 2015

I NOSTRI PRIMI SOGNI I NOSTRI PRIMI PENSIERI (12)



















Precedenti capitoli:

I nostri primi sogni i nostri primi pensieri (1)  (2)  (3)  (4)  (5)  (6)  (7)  (8)  (9)  (10)  (11)

Prosegue in:

I nostri primi sogni i nostri primi pensieri (13)














La pietra incide il principio
di un diverso Dio pregato.
La mano,
fossile antico di questo Creato,
scolpisce la forma divina di un
corpo,
ma con la testa di antico animale,
non sacrificato sull’altare.
Adorato come principio del Creato,
mitologia antica, diversa creanza:
insegna l’istinto d’un sogno proibito,
striscia cammina e poi vola lontano.
Dona i colori di un diverso
miracolo,
pensiero di vita infinita creazione,
pian piano diventa la sola
ossessione. (4)




Ora la mano accarezza il profilo,
scultura con corpo divino.
Il ricordo muta in passione,
la lacrima scende sul viso,
la goccia segna la fronte.
Adoro la bestia chino vicino
alla fonte,
quando il giorno aveva una
diversa ora,
e mai vi era paura.
Accarezzo il corpo,
come la pietra che mi dona
un altro fossile della memoria.
Bacio la vanga che mi ha restituito
Divina creatura,
piango la memoria di un’altra
storia.
La forma nell’ora del giorno
assume ora un nuovo contorno.
Ogni strato di pelle
che semino lieve,
è una scultura che ridona sorriso.
La forma ora assume colore,
il Dio muta il corpo perfetto
in maschera di terrore.
Esorcizza paura e dolore,
una vita impastata coi Démoni:
una lotta fra la luce
e la più nera visione
di dolore. (5)




La lotta si fa dura,
fra il bene che avanza,
e il male che domina ogni
sostanza,
scritta nella dura terra
della rozza materia.
La pietra diviene diavolo contratto,
angolo perfetto dell’intera
costruzione.
La scultura mi dona paura antica:
una parola non ancora capita,
quando Dio sussurrava
la prima rima nella materia,
lenta poesia della vita. 
Ha ferito solo la memoria,
un bene donato e mai capito,
forse solo appena intuito
nel gene del primo elemento.
E nella forma perfetta di altro
Dèmone
dell’intricata storia. (6)




Rapirono così il ricordo di una
preghiera,
illuminata anch’essa
da una stella.
Così rubarono l’amore di un Dio
che lotta contro la prigione
di un profeta,
perché non è materia
come la sua terra.
Ora mi dona la stessa visione.
La poggio sulla sua terra,
ora che il mostro invade il sogno
e diviene incubo di un altro regno:
la pietra incisa assume la forma
di una divinità mostro indegno. (7)




Invase per molti secoli
questo regno:
forma estinta di un’altra vita,
morta di colpo per mano di una
meteora impazzita.
Incise la volontà di un diversa
coscienza,
divenuta principio di vita
scolpita nella pietra.
Pian piano ci mostra la bellezza
antica,
splendida nella forma scolpita,
con una testa proibita di bestia
divina.
Gene della memoria,
scava un primo ricordo
mai morto,
forse solo un Dio…
…appena risorto. (8)  




Ricordo questo sogno,
paura mai morta
come una divinità
sepolta,
estinta come lo scheletro
crepato di sete
sulla riva del torrente.
Ricordo la visione di un animale,
lento striscia e mi spia,
forma mai estinta di vita.
Ricordo la terra tremare
al passaggio di quella Dea.
Ricordo il diavolo assumere
nuova visione,
nel caos di una nuova dimensione.
La pietra mi dona tanti troppi
ricordi mai sepolti,
e assume un nuovo colore,
in questa giornata piena di sole. (9)




Sono uno scultore,
e in un sol giorno scolpisco
la memoria,
di milioni di anni di storia.
Capisco che il chiodo è solo
l’ultimo minuto di uno stesso Dio,
morto troppe volte all’ombra di una
pietra,
della mia grande scultura.
È visione antica nominata mitologia,
ripetuta nella mente
di questo piccolo torrente.
La incido con amore e sudore
dalla mattina alla sera,
di un giorno infinito
….senza preghiera. (10)




La pietra,
più la giornata passa e muta
colore,
più assume diverso spessore.
La scultura antica diventa profilo,
si beffa del mio sudore
accompagnato al triste destino.
Ride al sole della nuova venuta,
ride come un satiro della mia scoperta,
ride della forma che incido,
ride osservando il mio profilo.
Mentre io scruto il suo
levando la polvere.
Lui mi asciuga la fronte di tanto
sudore,
e mi fissa con l’occhio rivolto
in un'altra direzione. (11)




Mi fissa e ride dell’illusione
del tempo che scorre.
È nato ridendo
ed è morto contento,
con la certezza che il tempo
mai è esistito,
quando adornava la tomba
del suo Dio.
Quando vegliava la sua casa,
quando annunciava il nuovo
martirio,
divenuta ultima tentazione
per un mondo migliore. (12)




Il caso lo volle ubriaco di gioia,
per ugual stella
che illumina la luce della parola.
Lo vuole ora,
muto testimone, 
con solo il riso della comprensione
di un’altra visione.
Continua a ridere,
mentre lo poggio a terra,
il mulo fedele spalanca la bocca
appena lo vede.
Il cane abbaia al vento,
urla alla bestia,
che scalcia e tira l’aratro
in un'altra direzione. (13)




La statua ride dello scompiglio,
è di nuovo padrona della situazione.
La stella muta colore
e dona nuova visione.
Un popolo intero trema
per questa divina creatura.
Chi prega, chi cerca riparo,
chi ritrova parola.
Lui nel riso del suo Dio,
prova solo compassione
per tanta incomprensione. (14)



 
Ride di gusto,
è la sua preghiera,
osservando il volgo
fatto ignoranza…,
che nella storia compone
la materia.
Rimane a guardia della casa,
luogo sicuro di una saggezza
che non conosce paura.
Solo l’avventura di un nuovo
cratere:
scava la pietra,
e un  Dio che offre la sua
cenere…
per una nuova preghiera.
La pietra muta sostanza,
diviene scintilla brilla come
un sole.
Luccica come le stelle,
ora stanno di guardia alla falce
d’una luna che saluta…,
la mia nuova avventura. (15)




Mi racconta con un sorriso,
verso la strada del mio paradiso,
di un altro mondo
e mi fa regalo del suo oro.
Mi narra di un’altra epoca
con una luce piena di gloria,
per dirmi solo che la scultura
non è ancora finita.
L’arte antica della mia ricerca
merita solo un dono d’amore,
è la rima di un’intera giornata
trascorsa al sole di una zolla di terra.
Ad ogni sasso incontrato
dalla mia vanga,
non ho pronunciato
una sola bestemmia,
né contato una preghiera,
ma parlato con la semina,
antico amore della mia infinita
ora.
Perché mi vuole più solo
di ogni pietra.
Incisa scolpita adorata,
come un antico profeta.
a cui non è concessa parola. (16)




Come un oracolo scopro
il miracolo.
Uno sciamano beve l’antica
bevanda,
e ride di gusto al tesoro trovato,
premio per ogni ora della giornata.
Una vita mai raccontata
dalla sacra memoria,
nella geografia della loro…
…oscura ora! (17)




Volge il giorno alla fine,
ogni stella racconta
la mia ora,
non s’attarda per il sogno
della notte,
mentre veglia e narra
un mondo senza parole.
Verità muta,
apre la vista della mia prima
forma.
Anima assopita prima dell’Universo
fatto materia,
prigioniera di una roccia dura,
dove scorgo il Dio della mia
scultura. (18)




Volge il sole al tramonto,
ed io ho scolpito la mia pietra
fino in fondo.
Ho vangato la memoria
di una giornata senza tempo…,
all’ombra di una strofa.
Mi ha insegnato la segreta via,
mentre il cane rimane a guardia
dell’opera mia.
Mentre il sole abdica la sua
ora,
ad una luna che mi adora.
Su un giaciglio che è solo
il misero premio,
per aver scolpito il tempo. (19)




Ora scorre lieve come un soffio
di vento,
gira nel vortice del bosco,
dove tante anime si rincorrono
fino ad un pozzo senza
fondo.
Dove un tempo parlarono
con la luna,
e l’acqua insegnò loro
una nuova parola…
dal nulla di quell’ora.
Ora invece chiedono solo
nuova gloria…
ad una vita mai morta
alla stessa ora,
perché regalò
la prima parola.
Ad un anima senta tempo
prigioniera della parola…
e scolpita nella materia,
con solo il tempo a scavarne….
la memoria. (20) 




Frusciano fra gli alberi
chiome scure di rami contorti
ricolmi di stelle.
Ogni foglia sospira lieve
al loro pallido colore,
scrigno di ogni preghiera
che in segreto rito…
intonano la sera. (21)




Pregano la terra e l’amore.
Il bosco,
segreto padrone
di ogni ramo e foglia.
Perché orna la gloria
di una natura mai morta.
Solo maestra incompresa
in ogni principio,
musa e anima di ogni
respiro. (22)




Quando dormo sullo scuro
giaciglio,
odo le voci rami di vita,
parlano ora la lingua
incompresa,
di foglie che pregano la loro
messa segreta. 
Poesia come musica sospesa 
senza una chiesa,
mi insegna la via
più in alto della grande
chioma,
dove vedo una stella che
illumina…,
la rima di una nuova strofa.
Ridona potere e speranza
di una diversa visione,
e vuole la vita di un diverso
colore. (23)




Il sogno mi lascia muto
in attesa del giorno,
sull’uscio di un alba simile
ad un nuovo tramonto.
In questo tempo di nuova
memoria,
mi dona una pietra da 
scolpire per la storia.
Antica come una diversa
dottrina,
mentre il giorno s’appresta
ed inonda la casa,
nuova luce ad ogni ora 
che avanza.
Lenta mi prende la mano,
e mi benedice alla fonte
della vita,
memoria di una Dèa,
senza una chiesa. (24)




Verbo di ogni
elemento, 
dona il principio non detto:
spiga che cresce,
pane povero che macina
la sua lenta preghiera,
ogni minuto chino sulla
terra,
della mia chiesa segreta. (25)




L’opera mia prende forma
e sostanza,
l’ammiro là dove l’occhio
non vede,
e l’anima scruta ogni contorno
della scultura che danza
al levar del giorno.
È bella come il sole che cresce
nel pallore lieve,  
si veste di un velo
sottile,
trasparente alla vista,
come una leggera foschia.
Scura di notte sottile di giorno,
piano lascia scoperte
le linee precise di una Dèa.
Nuda mostra le grazie
di un nuovo mattino…,
e battezza l’emozione
con acqua che penetra
…questa preghiera.  (26)

(G. Lazzari, Frammenti in Rima)

(Fotografie di M. Schlegel)


















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