giuliano

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IL TOMO

domenica 1 novembre 2020

L'ALTRA FACCIA (3)

 









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Stretta di Bering (per una Terra 


finalmente unita!) (5)









Appena due anni fa i nomi Dawson e Klondike erano del tutto sconosciuti al mondo esterno, e i geografi ignoravano la loro esistenza come lo erano in quel momento i laici meno istruiti.

 

Oggi si può mettere in dubbio se due località di terre straniere e incivili siano altrettanto conosciute, almeno per nome, come quelle che segnano l’approccio al regno artico nel nord-ovest del continente americano.

 

Uno di quei movimenti periodici nella storia dei popoli che segnano epoche nel progresso del mondo, e hanno la loro fonte in una scoperta improvvisa o inaspettata, ha diretto l’attenzione su questo nuovo ‘quartiere’ del globo, su di esso scorre e continuerà a scorrere una strana ‘Febbre’ dell’uomo, non (più) umana ma affine ad un certo tipo di ricchezza che, a prescindere l’oro, più consona al dominio che da questo deriva nell’alchemica pretesa di trasmutare e confondere il vero ‘oro’ circa i valori della vita i quali la Terra dispensa.





 

Vi porto un esempio:



 

…Se in medesimo luogo all’alba del vostro incerto avvenire state passeggiando verso la biblica mèta e futura promessa di ricchezza, ‘datevi cura’ circa l’avventuroso avvenire se avvertite un richiamo come qualcuno che vi vuol parlare della sua Storia, ben arroccato sopra un Ramo come fosse la Torre d’un Castello per raccontarti l’intera genealogia approdata e fondarne regale Cima così incoronata e cinta. Ben nascosto e protetto della vivace bella armatura e quantunque provvisto di un'ottima vista vi osserva…

 

Le reazioni dell’uomo - giammai trascurato - possono essere generate da due opposti istinti (circa l’oro detto, già di per sé questa una notevole premessa perché mi sto guadagnando il castigo del Dio unanimemente pregato, ed in qual Tempo, l’odio dei secolari viandanti o conquistatori ivi rimembrati…, circa l’oro bramato e perennemente sottratto alla virile Natura della Terra… ed il suo pargolo assiso su una chioma narrarne le segrete memorabili gesta!).




 Può, se vuole, suddetto cercatore e viandante nonché conquistatore e fondatore di nuove Terre, abbracciare fucile o revolver accompagnati dall’accetta ben affilata da cui evoluti ed abbattere l’intero arbusto, ed ottenere sia la legna di cui necessita in previsione del freddo sia buona mensa per il resto del giorno; oppure, all’opposto, continuare ad ascoltare in solenne religioso raccoglimento prossimo all’èstasi mistica tale paradisiaca melodia, siffatta preghiera, e condividerne la segreta Rima per l’intera Poesia che cela; giacché quest’essere proteso al racconto dell’intera sua Dinastia.  Da quando, cioè, covato ed evoluto. Per di più non avendo paura o risentimento alcuno dell’uomo appena sopraggiunto, e quantunque giammai approdato al segreto celato dell’Universo intero circa il responso se nato prima l’uovo o la sua natura, si dimostra Divino incaricato del cantico mattutino per mantenerne e custodirne il Segreto.

 

Ma non da tutti condiviso!




 Vi parla ed ascolta, gli è sufficiente una briciola o soldo di elemosina e vi farà tesoro della grande epica avventura circa la vita…. Tutta racchiusa nella Cattedrale non certo d’una diversa Dottrina. Può narrarvi le Preghiere condivise fra Albe e Tramonti, quando l’intera Esistenza terrena trascorre come il più fervido credente di questa misera Terra infangata…

 

Vi potrà anche narrare le epiche gesta quando èra padrone indiscusso della Terra, i suoi avi, o meglio più famosi antenati, ancora giacciono in pietre e castelli nel quale racchiudono il segreto d’un Dio senza pietà alcuna decimare dalla propria statura ogni essere al di sotto dell’Opera incompiuta.

 

Solo l’uomo potrà padroneggiare nella Conoscenza siffatta pretesa, quando anche lui in un èvo ugualmente antico uccideva chi al di sotto del proprio dominio.




Erano certamente nobili dinosauri ancor oggi ne condividiamo la famosa segreta genealogia…

 

I ricercatori congiuntamente ne rimembrano l’anello mancante, e finalmente qualcuno osservando il Cielo ne lesse la statura, o se preferite l’intero spartito, quando l’Opera, cioè, inscena l’amletico dilemma in atti suddivisa non disgiunti dalla volontà del Creatore, ed allora si udirà coro e fragore di tutta l’orchestra precipitata sulla Crosta, ed una singola nota ristabilirne l’armonia che pensavamo persa.




Quell'orchestra simile ad un’apoteosi di suoni scandire ed affliggere il povero piccolo misero spettatore inchiodato al palcoscenico in attesa dell’ultimo atto quando potrà battere congiuntamente le mani al pari di un orango ben addestrato, attende che qualcosa compaia sulla Scena per introdurre il seguito della Sinfonia…    

 

Così meditando l’uomo dall’orango evoluto nonché solenne spettatore in ugual Teatro assiso, anche se affamato e infreddolito risparmierà al suo insaziabile appetito il cantico udito, armato dell’istinto predatorio con cui si deve difendere e contraddistinguere ogni giorno quale nuovo inutile Sacrificio nominato dominio, per cercare al meglio comprenderne e decifrarne il Pensiero di un più probabile Dio.




Circa l’Opera ammirata applaudita e assistita come il primo o ultimo spettatore nel solenne Teatro condiviso con le altre scimmie della platea…  

 

Certamente come ben sa, non tutti (le Sinfonie o repliche delle stesse) cantano in Lode, o per lo meno pregano come codesto solitario cantore, salutando Alba e Tramonto circa ugual terrena esistenza transitata…

 

Qualche Eretico ulula ed impreca per l’intera notte (uno spettacolo davvero proibitivo e vietato per il dovere del pastore riguardo al gregge) azzannando ogni pecunia dell’impropria ricchezza malamente pascolata senza ritegno alcuno.




 Altri, altrettanto noti amici d’avventura (di ugual medesima Compagnia), se pur talvolta in proverbiali litigi uniti ma indistintamente riconosciuti qual lenti ed inesorabili predatori di identici luoghi (qualcuno sostiene a torto dimenticati da Dio) e teatri rappresentati in innumerevoli repliche. Ugualmente amanti di Fiumi e silenti Boschi quali insormontabili sipari, assaporando e cogliendo profumi salmonati conditi con funghi digeriti in lunghi ristori senza ritegno alcuno scanditi da proverbiali letarghi (o sonni della Ragione), quando poi risvegliati da una nuova Primavera incarnare ed interpretare agguerriti nemici in medesimo Teatro dall’uomo - ex orango -…, vigilato (5*).

 

Ogni Natura crea il proprio palcoscenico a propria immagine e somiglianza anche se di taluni ci sfugge la sostanza!

 

Comunque continuiamo…




 Al loro attacco (sinfonico) difficilmente l’uomo può Ragione alcuna. Rimane muto, si scorge fermo immobile inchiodato alla misera statura misurare distanza dal reclamato palcoscenico, prova a leggere e rileggere il libretto con siffatti personaggi entrare ed uscire da Sogni incompiuti urlare la propria battura. Scandire la propria ed altrui Rivoluzione. L’ulcerata sofferta insonnia! La fame unita dalla rivolta!

 

L’uomo suda, e talvolta l’istinto gli suggerisce di procedere verso il Saloon o l’antica Osteria per l’intervallo del Tempo necessario del cambio di scena…

 

…Un orso o un lupo - amici o nemici - rimangono sempre ambite prede da palcoscenico…




 Così, come vi dicevo, avete due distinte scelte in siffatto Teatro: cercare di vivere in comunione, oppure, nel dominio che meglio vi contraddistingue, anche se questa Terra oggi come ieri, ammirata ed attraversata offre una abbondanza unita alla prima adamitica Lingua in difficile ‘ingaggio’ circa la Sceneggiatura in costante replica, ma non sufficientemente all’altezza circa il nuovo Copione adottato…

 

Tutti i Teatri risentono - non meno dei musei - di siffatto penoso problema delle Compagnie riunite in improprie rappresentazioni sceniche e mal interpretate, talune addirittura lamentare carenza d’organico, oppure di veri Primi Attori con i quali la Sinfonia magistrale nell’Opera conseguita…

 

Insomma lo Spettacolo non più lo stesso!

 

Oppure quello d’un Tempo!




Anche quello mutato, dal muto èvo infatti, si è evoluti ad un sonoro risentimento verso il vecchio Teatro quando attori e comparse potevano replicare la ‘battuta’, la Sceneggiatura, il Dramma fedele alle Scritture pagane o cristiane, e non certo addomesticati al soldo d’un gorilla all’atto incompiuto d’un muto palcoscenico…      

 

Potete, se volete, ridurre alla giusta spirituale gradazione del vostro insaziabile dominio, e cercare di trarre e tradurre - qual buon impresario - il tutto in oro e pecunia per il benessere che pensate così di ottenere, nel tutto inscenato e rappresentato con milioni di repliche, e con ciò appagare l’istinto dell’incarnata natura circa lo spettacolo della Vita…

 

Pensando che le repliche in codesto mare piatto appena accennato possano essere infinite al Teatro del buon Dio…




 Talvolta - o troppo spesso - vi infastidite quando vedete qualche attore abdicare il palcoscenico lasciando l’anello della propria congiunta natura ancorata al porto dell’ultima stiva.

 

In medesimo intervallo o equilibrio consumate lo stesso aperitivo, siete un puntino nascosto nella fitta platea, ed anche se il Teatro non replica lo stesso fotogramma, perché vi siete diretti ad un nuovo cinematografo, non datevi pena se il fuoco vi inchioda alla poltrona della pandemica amazzonica sequenza.

 

Ogni Trama cela l’amletica ed antica vendetta!

 

Ogni Ramo genealogico a voi congiunto urla ed apostrofa la giusta Rima!

 

Il cantico diviene bestemmia!




La Poesia udita una mattina mi suggerisce un equilibrio puntinato nel pentagramma di siffatto Sentiero!

 

Mi ripongo in meditata solitudine rispetto alla folla…  

 

Il Teatro intero si bagnerà di sangue più o meno reale!

 

Misurate ugualmente distanza ed opera, astenendovi da commenti e pensando bene di porre artificioso rimedio…




Potete tornare a casa, semmai ritornerete, certamente più ricchi di prima, con le pellicce vestirete la nuda pelle di Adamo e vangherete la Mela degli altrui paradisi, negli intervalli potete narrare anche di aver ucciso il lupo della breve infanzia non avendo avvistato l’orso della più atroce fredda discordia, così da rimuovere ogni panorama non gradito dell’alcolica adolescenza divenuta falsa coscienza.

 

Potete ammassare più oro che potete, se non l’avete ancora fatto, e potete tentare di prendere con l’inganno quello di vostro fratello.

 

Potete anche fondare ogni città nuova e pensare così di aver conquistato la Terra…

 

Abdico a voi la sofferta scelta!

 

(Curatore Blog)






 


Probabilmente non meno di da trentacinquemila a quarantamila persone, forse anche considerevolmente di più, nel breve periodo successivo alla scoperta dell’oro nella regione del Klondike sono già passati o oltre i portali di ciò che non è stato designato in modo inopportuno il Nuovo Eldorado. Per alcuni di questi è nata una fortuna; a molti altri una speranza è stata infranta dalla delusione; e ancora di più l’arbitro del destino, nel bene e nel male, ha da tempo nascosto o abdicato ai posteri con cattiva coscienza il relativo problema.

 

Fino a pochi anni l’uomo bianco era un estraneo nella terra e gli indiani vagavano per i boschi e i pascoli come fanno ancora gli alci e i caribù.

 

Oggi tutto questo è sostanzialmente cambiato.

 

Le rive del fiume un tempo silenzioso ora emettono il ronzio della segheria, il clic del martello e l’esplosione del fischio temporale, comandando o di riposare o di lavorare. Una parte occupata dell’umanità si è stabilita dove precedentemente l’orso grizzly lambiva il salmone arenato dalla riva e dove in un periodo ancora precedente - sebbene forse non facilmente associato alla storia dell’uomo - il mammut, il bue muschiato e il bisonte erano padroni della terra.


(Poveri noi... prosegue ancora...)








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