giuliano

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IL TOMO

giovedì 18 giugno 2015

IL TEMPO E LA MEMORIA (20)








































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Tutti, assolutamente tutti, come posso io stesso giudicare ed affermare nell’autenticità quanto simmetrica verità storica enunciata dalla Benedetti…, debbono  ‘partecipare’…
‘Partecipare’…, per l’appunto…, alla repressione dell’‘haeretica pravitas’ (tutti indistintamente: uomini  donne e giovinetti…‘esentati’ dalla cognizione di causa motivo del loro odio, ‘privati’ della capacità di giudizio e ‘affrancati’ nell’unione da una serena quanto indubbia certezza della ragione nel torto arrecato… piatto mare navigato), risulta per cui comprensibile, per chi avvezzo alla cultura storica accertata della nostra stratigrafica Memoria, come l’Eresia del Pensiero e della Parola debba essere ‘velata’ (…che la breve Rima mi sia di conforto e luce in codesta difficile Via…).
Accorta, nella idealistica intenzione specchio di tolleranza nella quale il ‘libero arbitrio’ è puntualmente indagato e sindacato da una cultura ‘Orwelliana’ repressiva manifesta a mantenere, ieri come oggi, integri privilegi e ricchezza. Ricchezza, che come dimostrano i libri contabili degli inquisitori, è per lo più il frutto di una sorta di estorsione con la parvenza di pubblica repressione atta a tutelare la manifestazione della Fede, o meglio, gli interessi materiali legati alla presunta religione nella Fede professata.




Ed anche, se nel contesto attuale, la stessa Fede ha fatto un salto qualitativo rinnegando errori del passato, possiamo dire che ugual cultura ha mantenuto integri tali presupposti di intolleranza non solo nei confronti dell’Eretico, quale manifestazione di una minoranza, ma anche, verso quelle minoranze (nominate) inferiori nella quale la futura Europa ‘costruiva’ l’impegno della propria forza lavoro, ieri come oggi, divenuto ricchezza….
La realtà di Kurtz è il frutto protratto nell’equazione del ‘Tempo e la Memoria’ di una volontà repressiva consolidata e certificata nell’Orrrore la quale nel ‘carotaggio’ effettuato al di sotto ed al di sopra della nostra grande Terra (così navigata) specchio di un vasto Universo da cui siamo stati creati,  possiede una sua ‘genesi’ scritta nell’Errore (…di una, se pur bella pagina…, nei Secondi della vita…, ma sgrammaticata realtà per il vero scritta e troppo spesso pubblicamente celebrata nella presunta verità edificata) verso tutte le minoranze e differenze (e non solo Profeti agnelli di Verità) di cui l’uomo alimenta la propria ed altrui violenza (compresa quella non immune alle stesse minoranze accertate) nell’ortodossa parola coltivata allevata e consolidata, e con la quale si ‘incorona’ evoluto al regno della ricca storia. E della quale si è nutrito e nutre con la certezza occultata e manifesta di un protratto svuotamento di intenti e valori svuotati di altre e più certe Verità.
 



Dunque il regno della ‘parabola’ virtuale con la quale edifica la propria realtà al ‘fotogramma della storia’ è una prospettiva che elude la realtà certificata del comune Universo. Perché, se solo spostiamo la bussola del nostro navigare e approdiamo alla Terra (del loro edificare e fare) accompagnati da un esperto botanico ad esaminare la realtà climatica (quale campione ed elemento di nuova scienza indagata), e non solo sociale del nostro Tempo (nell’intento multidisciplinare che caratterizza ogni retto e saggio navigare per questo o altrui mare….), ci accorgiamo come i ‘monocromatici’ eventi siano divenuti condizione di odierna verità. In una prospettiva climatica disastrosa nella quale le stagioni hanno mutato il loro corso evoluto nei millenni a beneficio di un tempo (ristretto ed accorciato… troppo piccolo per la verità del Tempo e la Luce condivisa al mare della Vita) riflesso nella materia (quindi involuto) e ricchezza della quale ognuno cerca il pasto da dinosauro così cresciuto….




Io ed i pochi Eretici, Esuli, minoranze, filosofi e idealisti della Prima Parola quanto della Seconda, siamo la cometa (o Veliero) di questa Terra così (poco) ‘evoluta’. Rappresentiamo in maniera invisibile, nella Verità del vero Creato (negato) la funzionalità della Vita con la quale Dio si vuole manifestare nella Gnosi di una certezza altrettanto antica, Spirito infinito e superiore alla piccola materia coltivata e certamente non condivisa alla mensa della loro dottrina (ed anche questa apparirà Eresia antica perseguitata e condannata). Certo, l’umiliazione e la sconfitta sarà la sola nostra certezza, la sola compagna. La calunnia, il verso che accompagnerà l’eterna Parola nella Rima della vita, urlata comandata e raccomandata quale certezza al Tempio della via…  Il pane con il quale sfamare l’appetito a noi non più concesso in questa perseguitata Vita, braccata e crocefissa al Teschio di una strana dottrina, con la sola certezza che il velo del nostro e loro sepolcro (per coloro giù nell’- eterna - stiva di questa - infinita - vita) possa illuminare la strofa di uno Spirito di luce (nell’Universo e Tempo non visto dal loro Dio). Affinché nell’‘oscura certezza’ si possa riflettere la veste di un sudario di altrettanta verità nel sepolcro celata, con cui ‘risorgere’ e ‘arricchire’ la volontà confusa e barattata…  Tolleranza in miglior destino sperato e rinato in questa ennesima Eresia nell’arbitrio della Vita… negata (noi Stranieri al Tempo della loro ora…).  



   
Come i ‘libri rationem’ degli inquisitori, e le successive ‘note contabili’ di un Eichman, regna un comune denominatore storico che unisce gli abitanti di ogni terra nei secoli navigata da altrettanti sfortunati pagani nell’Oceano della Vita. Pagani cristiani o Eretici, i naviganti del mio mare hanno imparato che ogni porto d’attracco è intriso da questa ‘deformazione storica’ la quale condiziona e distorce ogni panorama navigato, e di cui è difficile, nell’espressione del libero arbitrio, l’attracco con la merce nella stiva composta da idealismo libertà uguaglianza è rispetto.
Serena bussola pagana e cristiana con cui condividere un velato purgatorio dantesco donde la libera espressione al porto del libero arbitrio, con la manifestazione e l’esercizio della Verità e del diritto, sono, oggi come allora, sovente ostacolati da un diverso vento e ordine di pensiero che per il vero non corrisponde a nessuna geografia accertata nell’emisfero così esplorato nel mare della Vita cui tutti indistintamente possiamo e dobbiamo partecipare.
I libri contabili in oggetto in questa ‘stringa’ di  Universo, più che ‘fotogramma’ così letteralmente e storicamente evidenziato meglio di ogni intento fotografico, pongono latitudini e longitudini della Storia Geografica del nostro Viaggiare. Sia, nel vasto panorama letterario, sia, nelle verità accertate e sovente rimosse, o peggio, oggetto di persecuzione, le quali debbono certificare una ‘non-contraddittarietà’ di intenti che consolida e successivamente edifica le fondamenta nel mondo ‘materiale’ la finalità desiderata.




Scritta (se pur, come sempre  perseguitata), cioè, in un contesto filosofico e teologico troppo spesso avverso al vasto mondo della Materia (per il vero attraversata da un piatto orizzonte culturale ed in cui troppi si cimentano per livellare a comuni e piatti intenti la ragione subordinata completamente alla macchina progredita…), che, nella pubblica manifestazione con la quale ogni democrazia evidenzia le proprie finalità e prospettive di essere e appartenere a quella Globalità, o peggio, Comunità così (mal) costruita…., in verità…, rinnova la babele di una lingua cresciuta dalle fondamenta di una ‘intollerante’ ecologia accertata e vissuta qui al sepolcro della Parola confinata…


I libri dei conti (accompagnati dai dovuti Provvedimenti….) sono il risvolto contabile (e non solo) di un’attività segreta che talora si rende visibile e manifesta (nella rottura di improbabili simmetrie spazio temporali in uno ‘Spazio Tempo’ ortodosso all’invisibile eretico specchio di un Invisibile Tempo…), si disvela…
Fonti ‘interne’ all’apparato repressivo, i rendiconti sono ricchi di dati e di notizie circa le fasi antecedenti e successive al momento giudiziario e offrono la possibilità di cogliere l’impronta concreta dell’agire quotidiano dell’inquisitore e di tutti gli inquisitori più o meno manifesti… (così, in un più probabile Universo di Verità e Luce provo a scavare ulteriormente nella ‘spirale’ della comune Memoria condivisa. Ed osservare la Genesi di questa realtà accertata alla fioca luce lontana di una regione ‘spazio-tempo’ distante anni luce. In realtà e verità, materia gravitata alla comune orbita condivisa Oceano di Vita. Rompere così la ‘falsa simmetria’ studiata (non confacente Né a Dio né al suo intento, Genesi del Primo Creato) e riproporre la vita, come dovrebbe, ma come in realtà trasmutata….. nell’equazione Spazio-Tempo accertata….).




... Già dal mattino faceva gran caldo… I viaggiatori non volevano neanche pensare cosa sarebbe stato quel giorno. Sperando che in mare facesse più fresco, il Capitano affrettò la partenza… Per incoraggiare i passeggeri fiaccati, condivise con loro una grande quantità di nozioni naturalistiche e scientifiche… Osservando il sole che ardeva in cielo, il Capitano raccontò delle acque che bagnano l’atmosfera e raffreddano gli astri. Non dubitava del fatto che quelle acque fossero salate (come del resto le lacrime di coloro che spesso vi periscono…). Secondo lui si trattava di un mare assolutamente comune, disposto sopra il firmamento grazie ad un disegno prestabilito. Altrimenti, si chiedeva, perché mai non tanto tempo prima in Inghilterra della gente, uscendo dalla chiesa, aveva trovato un’ancora calata dal cielo con una corda e avevano udito dall’alto voci di marinai che cercavano l’ancora, e quando alla fine un marinaio era sceso sulla corda era morto poco prima di toccare terra come se fosse annegato in acqua? Quello che non tornava era se le acque sopra il firmamento si unissero alle acque solcate dagli uomini. Dalla risposta a questa domanda dipendeva, volendo, la sicurezza di una lunga navigazione, poiché una volta che si fossero inoltrati in alto mare (spiegò il Capitano tergendosi la fronte imperlata di sudore) non poteva più garantire che sarebbe riuscito a riportare la nave in acque basse…
(E. Vodolazkin, Lauro)




…. L’idea della ‘reconquista’ e la lunga durata del conflitto tra regni cristiani e regni mori aveva segnato profondamente la storia dell’intera penisola… Tra i regni cristiani era stato il Portogallo che aveva riportato per il primo il successo e si era proiettato verso… L’Africa: la vittoria sui mori non aveva arrestato la spinta conquistatrice. Le navi cristiane si erano affacciate sulle coste dell’Africa, avevano aggirato dall’Atlantico gli Stati mussulmani mediterranei e messo a punto le capacità tecniche e i mezzi per completare proprio in quel 1492 il percorso oceanico verso le coste dell’India.
Rispetto al Portogallo i regni cristiani di Spagna erano dunque in ritardo; ma quell’anno il ritardo fu cancellato. La gloria della conquista di Granata fu tutta di Ferdinando d’Aragona e di Isabella di Castiglia, che la storia successiva ricorderà (e numererà…) come i ‘Re Cattolici’, secondo il titolo onorifico concesso loro da Alessandro VI nel 1496. Una consacrazione religiosa guadagnata con le armi e la violenza: da qui l’affacciarsi del volto guerriero del cattolicesimo nell’assetto politico e nella… cultura dell’Europa.
… Nel 1492 ebrei eretici e selvaggi si incontrarono dunque a Granata, uniti nelle scelte di Ferdinando d’Aragona e di Isabella di Castiglia. L’Eretico come nemico pubblico, minaccia della società cristiana, aveva preso corpo con l’elaborazione di istituzioni e tecniche di ricerca e di eliminazione nell’età di Innocenzo III e Federico II; e da allora esisteva un sistema di giustizia speciale creata ad hoc che doveva caratterizzare profondamente gli sviluppi successivi del sistema delle pene e dei delitti in Europa. Ed anche il selvaggio non era certamente figura nuova, anche se le popolazioni americane dovevano essere rivelate di lì a poco all’Europa da Cristoforo Colombo nella relazione presentata al termine dell’impresa affidatagli nel 1492.




Fin dalla metà del Trecento, infatti, le notizie sugli abitanti nudi e innocenti delle Canarie e delle immaginarie ‘isole felici’ avevano cominciato a circolare risvegliando la curiosità di Petrarca e Boccaccio. Quanto alle rappresentazioni e alle descrizioni di carattere letterario, le rotoriche celebrative della cultura umanistica non ebbero scelta: col selvaggio nudo e vivente allo stato di natura si potevano confrontare solo le popolazioni della mitica Età dell’oro. Ma il disposto giuridico che permetteva di farne oggetto di conquista e di spoliazione fino alla schiavitù era stato messo a punto qualche decennio prima, quando il pontefice Niccolò V aveva concesso al re Alfonso V di Portogallo piena libertà di catturare e soggiogare i pagani suddetti (bolla ‘Dum diversas’ del 16 giugno 1452). Da allora un fiume di schiavi dall’Africa subsahariana aveva cominciato a entrare nell’orizzonte economico e sociale europeo.
La categoria dei ‘pagani’ aveva alterato il modello chiuso del rapporto conflittuale fra le tre religioni monoteistiche mediterranee. Ed era pronta a ospitare tutte le diversità culturali e religiose del mondo che non aveva mai conosciuto la predicazione del Vangelo cristiano. Presenti dunque da tempo nel mondo europeo erano non solo i tre tipi umani ma anche e soprattutto i sentimenti di rifiuto che li definivano come figure dell’alterità negativa. Una parola doveva accompagnare le sorti loro ed esprimere il modo in cui si concepì  allora il sentimento della differenza…, ‘razza’.
Una parola che doveva indicare per secoli una forma speciale di esclusione sociale, anche se la sua forza negativa è stata spesso coperta e resa inavvertita da un uso genericamente neutrale del termine in funzione ordinatrice e descrittiva delle differenze naturali tra specie animali (uomini inclusi).


(A. Prosperi, il seme dell’intolleranza; Con commenti del curatore del blog...) 















               

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