giuliano

giuliano
IL TOMO

domenica 14 giugno 2015

UN VELIERO



































Prosegue in 










La   gente  ci è  ostile!  


...Urlò  il  Capitano  dall’alto  del  ponte.


- La  gente  ci  confonde, ci vende, ci scambia  per altro.

-  Possibile  non  vi  sia  verità? 


….Rispose  il  marinaio.


Il  mare  è agitato, pur la contraria  apparenza.
Il mare di queste vallate ci vorrebbe inghiottire,
ci  vorrebbe dominare,
vorrebbe impossessarsi dell’antica potenza.
Il mare di queste vallate è infestato da demoni,
vestiti da santi.
Il mare  di queste vallate è l’antica crosta della terra, 
quando i demoni combattevano con gli Dèi.



Il mare di queste vallate è l’errore della creazione
….non ancora divenuta evoluzione.
Il mare di queste vallate mi rapisce vista e pensiero
quando questo non ancora nato
perché nostro l’intero Creato così pensato
nel sogno donato
… e poi immaginato come possibile Creato!
Il mare di queste vallate è la prima sostanza
la prima vita.

Noi Dèi di altri mondi attendiamo gli eventi.
Noi Stranieri di altri Oceani attendiamo la Creazione. 
Noi Uomini dai mille volti, dalle mille forme …attendiamo la vita,
morta prematuramente all’ombra di un antica Croce.
Noi uomini di verità e parola scrutiamo la menzogna
che galleggia all’ombra di un campanile,
di un castello, di un altare.


La nave vacilla, ondeggia, si piega.
S’alza…. poi ricade.
Si torce, imbarca acqua, spezza le onde.


- La storia ci attende…


…Sussurra ora il Capitano.





La storia torna improrogabile ad infrangersi
sulla nostra prua.
 Le vele urlano, si gonfiano, …l’albero rischia di spezzarsi.
Dal porto, da ogni porto, ci osservano, ci scrutano,
ci spiano.
Titani di altri mondi.
Ciclopi mai nati e mai morti.
Un male mai sconfitto.
Un male mai morto.
Dal porto contemplano muti il nostro ondeggiare.
Qualcuno spia il nostro navigare.
Qualcuno prega la nostra rovina.

           -  Eppure…

….spiega fra se il Capitano,


           -  Eppure ….le nostre merci sono il pane
della terra.
                Sono le radici della vita.
           -  Eppure…
 
….camminando lungo il ponte della nave,


          -  Siamo noi la verità che combatte contro
la tormenta di questo  nuovo inganno.  
 Di  ogni  inganno.
              I fari di ogni porto ….per  questo  mare, per  questa costa ….
             che a forza dobbiamo navigare, ci indicano gli scogli di una riva
            troppo  bassa, troppo piccola, troppo ostile,
per il nostro coraggio,
per la nostra intelligenza, per la nostra umiltà,
per la nostra povertà.
            I fari ci indicano solo la via, cartelli infiniti lungo
i sentieri.
                Uno  simile all’altro, uno uguale all’altro.
                Stessa  luce, stesso  intervallo, stesso parlare
                                                                                    per questo grande mare.

Stesso  tempo, stessa  rotta.
Analoga litania, analoga preghiera.
Medesima Chiesa.
Stesso Altare! 

- TERRA  IN  VISTA!            Urla il Marinaio.
-  Un altro miraggio                          Sussurra piano il capitano.
-  Fari sulla costa!                              Annuncia il mozzo.
-  Un altro incubo!                            Impreca sudato il capitano.





- Bella la vita che ci scorre davanti, se quella è la vita.            Se quelli ne sono i cantori, se quelli ne sono
 gli interpreti.
 Se quelli, con queste luci, ne sono i custodi.
 Custodi di una sfida.
   Di una idea.
   Di una croce di legno.   


-  Noi  non piantiamo croci.             Prega  il Capitano.
-  Noi non sacrifichiamo agnelli.     Piange  il marinaio.
-  Noi non preghiamo.                        Impreca  il  mozzo.
-  Noi non siamo ancora nati
                                alla terra.      Sentenzia il filosofo di bordo.
-  Stiamo di nuovo nascendo alla vita.
-  Dal profondo del nostro Dio…
   
    Il vecchio filosofo è apparso di nuovo.
    Agitato, sudato, trascinato, stanco.
    Confuso.
    Il vecchio filosofo è interprete di ogni onda per questo mare.
    Il maestro a cui ognuno di noi ripone la propria ombra,
    il proprio destino.
    La propria saggezza.
    La coscienza del capitano.
I suoi occhi e le sue orecchie, dicono…
    E’ apparso di nuovo, la speranza non lo ha mai abbandonato.
    La speranza di attraccare la sua nave in un porto sicuro.
    Una saggezza infinita.
    Una lotta contro il tempo.
    Riparano Chiese e fari.
I campanili delle loro angosce. Dei loro confini. Dei loro limiti.




   Quando hanno paura di navigare,
   quando hanno paura del loro fare,
   segnano la via, tracciano la rotta.
   Si raccontano pace e umiltà.
       Poi…
Si uccidono con gentilezza. Senza colpo ferire.
    Impugnano il crocefisso.
    Impugnano il pane e il vino.
    Mangiano l’agnello.
    Bevono il sangue.
    Mangiano le carni.
Presiedono la memoria e l’inganno.
    Confondono il miracolo.
    Confondono la via.
    Confondono l’essere e l’apparire.
    Confondono la rotta.


Una vecchia lotta, una antica appartenenza.
Una antica discendenza fra chi, costretto a navigare,
e chi, sazio di merci, difende la sua ricchezza, il suo privilegio.


- Ci hanno tolto la terra.
- Ci hanno strappato le radici.

   Sentenzia il Capitano.
   Il filosofo non risponde , …..la sua è una saggezza troppo antica
   per i beni materiali.
   La sua è una sostanza senza tempo, ed infinita quanto Dio.

       Dio non risponde, Dio sembra un notaio.
       Prende atto.
       Muto osserva.
       Sembra assente nella sua impercettibile presenza.
       Sembra leggere solo le leggi che governano il giusto navigare 
                                                                      il giusto guardare
       L’invisibile misura, l’occhio che muta colore,
                                                                      il segreto ed

                                                                      il governo del mondo.

























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