giuliano

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IL TOMO

giovedì 27 aprile 2017

IL CULTO DELL'IGNORANZA (ovvero come seminare il germe della violenza in economica scienza tradotta) (50)



















































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Il culto dell'ignoranza (48/9)














Nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011.
Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri: il 48,6% delle donne sono lettrici, contro il 35% dei maschi. La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni.
La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell'anno precedente.




I ‘lettori forti’, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma ‘lettore debole’, avendo letto non più di tre libri in un anno.
L’8,2% della popolazione complessiva (4,5 milioni di persone pari al 14,1% delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi tre mesi) hanno letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi tre mesi.
Lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo; fra i lettori di libri, le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori.
I cittadini stranieri residenti in Italia che tra il 2011 e il 2012 dichiarano di aver letto almeno un libro sono il 37,8%, indice di una minore propensione alla lettura da parte degli stranieri rispetto agli italiani (52%).
Quasi la metà degli stranieri legge almeno un quotidiano a settimana (48,6%) e il 29,5% settimanali o periodici.




Nel 2014, le famiglie italiane hanno speso 3.339 milioni di euro per libri e 5.278 per giornali, stampa e articoli di cancelleria: rispettivamente 11 e 18 euro al mese, lo 0,4 e lo 0,6% della loro spesa complessiva.
Tra il 2010 e il 2014 la spesa delle famiglie per libri, giornali e periodici si è contratta del 18%, quella per articoli di cancelleria del 31%. La riduzione risulta molto più alta di quella registrata complessivamente per l'acquisto di beni (6%). Persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro nel tempo libero nei 12 mesi precedenti l’intervista per classe di età (valori percentuali).
(ISTAT)




Se fosse un esame di fine anno sarebbero tutti bocciati: manager, dirigenti e politici. Perché secondo i dati dell’Aie, l’associazione italiana editori, presentati alla Buchmesse, la Fiera del libro di Francoforte, sono loro i peggiori lettori d’Italia.
I dati, in generale, per il Belpaese non sono confortanti: il 58,8% della popolazione nazionale durante l’anno non apre nemmeno un libro, contro il 37,8% della Spagna, e il 30% della Francia. E tra i laureati, il 25,1% dei neodottori italiani, ricevuta la pergamena, abbandona completamente la lettura per svago o nel tempo libero.
Tuttavia, rispetto alla media, sono gli eletti dai cittadini e la classe dirigente ad andare peggio.
Il 39,1% dei manager, dirigenti e politici d’Italia, infatti, non legge, nemmeno un volume ogni dodici mesi.




 Per fare un confronto: in Spagna e Francia sono il 17%, meno della metà che da noi.  “Un dato impressionante – scuote il capo Federico Motta, presidente dell’Aie – che porta a una semplice riflessione: viviamo nella società della conoscenza, dove la capacità competitiva del paese risiede nella sua cultura. Con questi dati siamo destinati al declino”.
Perché politici e manager leggano così poco, spiega Motta, “probabilmente nemmeno loro lo sanno. Le ragioni della non lettura sono oggetto di un dibattito aperto. Il problema è che è questa la categoria che amministra l’Italia. Il tema vero è che siamo un paese che non parte dall’inizio, dalla scuola, dai ragazzi, che non fa crescere la gioventù nella cultura della lettura, e quindi evidentemente non forma un popolo di lettori”.




E proprio questa fetta di cultura, secondo l’associazione, in Italia avrebbe bisogno di un traino. “Altrove in Europa, ad esempio, lo Stato investe nella promozione della lettura – cita Motta – ma in questo paese siamo quasi a zero”.
I fondi a disposizione del Centro per il libro, istituto del ministero per i Beni e le attività culturali con il compito di divulgare il libro e la lettura in Italia, promuovendo al contempo autori e cultura nazionali all’estero, lavora con fondi ridotti all’osso.
“La Francia, invece, ha investito nel suo corrispettivo 33 milioni di euro – continua il presidente di Aie – In questi anni abbiamo impiegato risorse nostre cofinanziando le iniziative del Centro, nella speranza che fosse da stimolo per il governo, ma invece che aumentare, i fondi diminuiscono ogni anno”.
 Visti i dati dello studio, però, per Motta i conti tornano: “Il segno più o meno del nostro mercato del libro è una conseguenza del fatto che la classe dirigente e politica non sa cosa sia un libro perché non ne legge nemmeno uno all’anno. Non si informa, non pensa di migliorare, e considera cultura e letteratura un’appendice. Ciò che siamo è tutto in quei dati”.
(Il Fatto quotidiano)




“La letteratura è la via più gradevole per ignorare la vita”. La pensava così il poeta Fernando Pessoa, contrariamente a quanto sembrano ritenere gli italiani. Un popolo che, se guardiamo i dati sulla lettura relativi al 2013, elaborati dall’ISTAT e dall’istituto di ricerca Nielsen, preferisce dedicarsi concretamente alle occupazioni quotidiane, lasciando i libri a prendere polvere sul comodino accanto al letto. E questo solo nella migliore delle ipotesi.
Secondo il rapporto Nielsen, l’anno scorso appena il 43% degli italiani – ovvero 22,4 milioni – ha letto almeno un libro. Dato in calo rispetto ai due anni precedenti: nel 2014 erano il 49% mentre nel 2012 il 46%. E in calo è anche il numero di connazionali che nello stesso anno di riferimento hanno comprato un libro. Sono il 37%, poco meno di 20 milioni. Due anni prima erano il 44%.




“L’Italia è un paese che ha sempre letto molto poco – spiega Flavia Cristiano, direttrice del Centro per il libro e per la lettura, che ha commissionato l’indagine statistica – l’istruzione di massa dagli anni ’60 in poi aveva generato un aumento dei lettori. Ma adesso la crisi economica ha determinato un cambiamento della qualità della vita i cui effetti si riflettono anche sulla diminuzione del numero di lettori e acquirenti di libri”. Questioni di genere e lettori giovani – cifre basse in generale, quindi.
Ma in queste percentuali a spiccare sono le donne, che comprano e leggono di più rispetto agli uomini. Le lettrici italiane sono il 48% della popolazione: dieci punti percentuali in più degli uomini. Nella radiografia del paese che legge, a essere preponderante è, quindi, il sesso femminile. Ma non solo. A dedicare qualche ora al giorno a un libro, prima di andare a letto o mentre si sta seduti in metropolitana è una fascia di popolazione relativamente giovane.
Il divario che da sempre divide il territorio nazionale si riverbera anche sulla collocazione dei lettori più accaniti lungo la penisola.




La quota maggiore di italiani che leggono si registra, secondo dati Istat, nel Nord del Paese (50,6%). Scendendo verso il meridione cala anche la percentuale dell’Italia che legge: 46,8% al Centro, 30 e 32% rispettivamente per il Sud e le Isole. Dato quest’ultimo che documenta l’annullamento della crescita che il Mezzogiorno aveva registrato nel 2012.
Grado di istruzione e abitudini familiari – A incidere sulla propensione alla lettura sono anche le qualifiche professionali degli italiani e l’amore per i libri che hanno respirato in famiglia.
Per quanto riguarda l’istruzione, secondo il rapporto Nielsen leggono e comprano più libri i diplomati e i laureati: nel primo caso la percentuale dei lettori è del 49%, mentre quella degli acquirenti è del 45%; il numero dei laureati appassionati della lettura è del 60% mentre quello di chi si reca in libreria per acquistare un volume è pari al 57%.
Cifre che rivelano sia quanto la prossimità con il libro durante il periodo di studi incoraggi l’abitudine alla lettura, sia quanto le disponibilità economiche incidano sul fenomeno.




Più nello specifico, secondo l’Istat, facendo riferimento alla condizione professionale i livelli di lettura superiori alla media riguardano dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (61,1%), impiegati (65,3%) e studenti (59,8%). I livelli più bassi di lettura si registrano, invece, tra gli operai (30%), i ritirati dal lavoro (33,8%) e le casalinghe (32%).
In alcuni casi avere una “biblioteca” familiare può stimolare la passione per la lettura. Ma le indagini statistiche hanno rilevato che una famiglia italiana su dieci non ha libri in casa. L’89,2% dichiara di averne almeno uno (di questi il 28,9% non ne ha più di 25, mentre il 64% ne ha al massimo 100), il 10,3% non ne possiede affatto.
Le regioni le cui case contengono meno libri sono, come sempre, quelle del Sud – Basilicata, Calabria e Sicilia – cui fanno da contraltare Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Liguria.
La disponibilità di una biblioteca domestica rappresenta un’opportunità che può incoraggiare e favorire il rapporto con i libri, ma non è una condizione sufficiente a garantire la lettura.




Tra le persone che dichiarano di disporre di oltre 400 libri in casa, una su quattro non ne ha letto nemmeno uno. La lettura dei giovani è influenzata, inoltre, dalle abitudini dei genitori. Il 75% di bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori che leggono legge a sua volta almeno un libro nel tempo libero. Percentuale che scende a 35,4 se padre e madre non sono avvezzi alla lettura.
Dove vengono acquistati o da dove provengono i libri letti?
La libreria rimane il canale privilegiato per l’acquisto dei libri. Sia che faccia parte di una catena, sia che sia una libreria tradizionale. Il 35% dei volumi comprati dagli italiani, infatti, provengono da lì. Altri luoghi che registrano un’alta percentuale di acquisti sono la grande distribuzione organizzata (ipermercati, autogrill, supermercati) che si attesta al 18% e l’edicola, al 17%.




Una buona fetta di libri raggiunge casa del lettore, poi, da Internet (11%). Percentuali più basse riguardano invece le fiere, le bancarelle, le cartolibrerie e la vendita per corrispondenza.
Ma i libri possono raggiungere il cuore del lettore anche attraverso vie alternative che non necessitano l’esborso di alcuna somma di denaro. Una parte di questi, secondo il rapporto Nielsen, può essere in casa già da tempo, può essere prestato (16%), può essere frutto di un regalo (8%). Oppure può venire da una delle oltre 17.000 biblioteche che si trovano sul territorio nazionale.
Il 18% dei libri letti dagli italiani è stato richiesto e preso in prestito da queste istituzioni. In ogni caso la spesa media per acquirente è scesa di nove punti percentuali rispetto al 2014: un italiano spende in libri 57,47 euro all’anno, per un totale di 1,1 miliardi di spesa complessiva (anche qui si registra un -14% rispetto al 2012).




Cosa leggono gli italiani?
La lettura nel nostro Paese è legata allo svago e al tempo libero.
Il 71% predilige la narrativa e la letteratura, il 15% biografie e autobiografie, il 10% e il 9% storia e religioni, il 7% politica e attualità. Livelli minimi, poi, – 6 e 5% – per manuali di taglio accademico e divulgazione scientifica generale.
Editoria digitale:
C’è da chiedersi se in un paese che legge così poco il fenomeno degli e-book abbia stimolato la lettura. O se, al contrario, le abitudini degli italiani abbiano arginato la diffusione dei libri digitali, molto usati negli altri paesi europei.
In Italia i lettori di e-book nel 2014 sono stati il 3,6% della popolazione pari a 1,9 milioni di cittadini. Una cifra che può sembrare esigua. Ma non lo è perché rappresenta un aumento del 17% rispetto al 2012 in controtendenza con il calo del 9% dei lettori del cartaceo.




“Se la crisi economica è uno dei fattori che ha determinato il calo dei lettori italiani – spiega Flavia Cristiano – bisogna anche registrare il cambiamento delle abitudini culturali e del mondo del libro, che ormai non è inteso come unico ed esclusivo mezzo di accesso all’informazione e alla conoscenza. Credo che oggi si legga molto ma si legga in maniera diversa.
E di questo responsabile è la Rete che detta ritmi di lettura più veloci e brevi: oggi se devo cercare un’informazione su un libro non devo leggerlo più tutto ma posso andare a rintracciare direttamente quella specifica parola o concetto”.
Secondo gli editori, invece, sono altri i fattori che ostacolano la lettura di libri: la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura, il basso livello culturale della popolazione, politiche di incentivazione all’acquisto dei libri inadeguate, scarsa promozione dei libri e della lettura da parte dei media.
Tutte osservazioni corrette secondo la direttrice del Cepell, centro voluto dal Ministero per i Beni culturali proprio per sviluppare politiche di promozione della lettura.




“Siamo un paese che non ha – spiega Cristiano – politiche di promozione, almeno non a livello unitario. E anche il Cepell può far poco dal momento che le risorse sono veramente modeste. Noi stiamo e abbiamo avviato dei progetti, come il Maggio dei libri o In vitro, cercando di coinvolgere soprattutto i bambini”.
Uno sguardo all’Europa:
 I dati emersi sia dall’indagine Istat, sia dal rapporto Nielsen mostrano un’Italia fanalino di coda della comunità europea.
Analisi confermata anche da Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea. Sono i paesi del Nord Europa ad avere un numero maggiore di lettori for leisure, ovvero non per studio o lavoro ma per piacere: 71,8% la Svezia, 66,2% la Finlandia, 63,2% la Gran Bretagna. 
Il piacere: 
Gli italiani che leggono per diletto sono, però, veramente pochi. Se è vero che il 43% della popolazione ha letto almeno un libro nel 2014, la percentuale scende drasticamente quando si considerano i lettori forti, quelli cioè che hanno letto dodici o più libri nel corso dei dodici mesi: solo il 5%. “La lettura non deve passare come un’attività legata a un qualche obbligo – continua Cristiano – sottovalutiamo il piacere, perché nessuno ce lo insegna. Leggere aiuta ad approfondire, a costruire la propria personalità, a razionalizzare. E tutti devono essere messi in condizioni di provare questo piacere. Oggi rischiamo di non poterlo fare più. È un dovere per tutti i cittadini e un vantaggio per la società”.














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