giuliano

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IL TOMO

sabato 25 novembre 2017

QUANDO LA DEMENZA SCENDE IN CAMPO (ovvero quando l'ingegno non conta) (43)



















Precedenti capitoli:

Lotte in Rima (42)

Prosegue in:





















...Ecco il mistero dell'immonda Eresia (ovvero come Dio "recita" la sua preghiera) (44)

"Al cinema danno ora" - dice lei - passeggiando nella nuova città mistica edificata: 

'La morte degli Dèi'.... (45) (sconto per bambini se accompagnati dagli adulti 

vietato introdurre animali...)














Prima ho esaurito i manuali dell’Inquisizione, le asinerie dei domenicani (‘Flagelli’, ‘Martelli’, ‘Formicai’, ‘Fustigazioni’, ‘Lanterne’, eccetera, sono i titoli dei loro libri).

…Poi ho letto i parlamentari, i laici che a quei monaci si sostituiscono, e pur nutrendo disprezzo per loro, quasi li eguagliano in idiozia.

Ne accennerò altrove.

Qui noto soltanto che, dal l300 al 1600, e oltre, la giustizia è identica. Eccettuata una breve parentesi nel parlamento di Parigi, sempre ed ovunque è la stessa feroce demenza.

L’ingegno non conta.

L’acuto De Lancre, magistrato bordolese del regno di Enrico Quarto, all’avanguardia in politica, quando si tratta di streghe precipita al livello di un Nider, d’uno Sprenger, degli stupidi monaci del Quattordicesimo secolo.
E’ stupefacente vedere quei tempi tanto vari, quegli uomini di culture diverse non riuscire ad andare avanti. Poi si capisce bene che gli uni e gli altri furono impediti, di più, accecati, che il veleno del loro principio li rese ubriachi e selvaggi.




Questo principio è il dogma di una radicale ingiustizia:

“Tutti perduti, per uno solo, non solo puniti, ma degni d’esserlo, GUASTI A PRIORI E CORROTTI, morti a Dio ancor prima di nascere. Il poppante è un dannato”.

Chi lo dice?

Tutti, persino Bossuet. Un importante dottore di Roma, Spina, Maestro del Santo Palazzo, formula il concetto con precisione:

“Perché Dio permette che gli innocenti muoiano? Agisce secondo giustizia. Se non morissero dei peccati commessi, morirebbero comunque per la colpa originale” (De Strigibus, pagina 9).




Questa enormità ha due conseguenze, in giustizia e in logica. Il giudice è sempre sicuro del fatto suo; chi gli compare davanti, non c’è dubbio, è colpevole, e, se si difende, ancora di più.
La giustizia non deve faticare, rompersi la testa, per distinguere il vero dal falso. Si parte sempre da un partito preso. Il logico, lo scolastico non sottopone l’anima ad analisi, rendersi conto delle sfumature che vive non è affar suo, ne ignora la complessità, i contrasti intimi e i conflitti. Non ha bisogno, come noi, di spiegarsi come possa cadere a poco a poco nel vizio. Quanto riderebbe, scuotendo la testa, di finezze e cautele così, se fosse in grado di capirle!

Quanta grazia gli darebbe allora il dondolìo delle orecchie superbe che agghindano il suo vuoto cranio! Soprattutto quando si tratta del PATTO DIABOLICO, dello spaventoso contratto dove, per il misero guadagno di un giorno, l’anima si vende al supplizio eterno, noi cercheremmo di ricostruire il cammino maledetto, la terribile successione di sventure e delitti che la sprofondarono.




Il Nostro, se ne preoccupa?

Per lui l’anima e il diavolo sono nati l’una per l’altro, tanto che alla prima tentazione, per un capriccio, una ‘voglia’, un pensiero che passa, quella non esitò a gettarsi nell’orrido estremo.
Neppure i nostri moderni hanno granché indagato la cronologia morale della stregoneria. Si soffermano troppo sui rapporti del medioevo con l’antichità. Rapporti reali, ma vaghi, di poco peso. La vecchia Maga, la Veggente la Sibilla non sono ancora la vera Strega. Le innocenti Sabasie (da Bacco Sabasio), piccolo sabba campestre che continuò nel medioevo, niente hanno a che fare con la Messa nera del Quattordicesimo secolo, la grande solenne sfida a Gesù. Queste creazioni terribili non hanno proceduto sul lungo filo della tradizione. Uscirono dall'orrore del tempo.

A quando risale la Strega e l’antico Stregone? rispondo senza esitare:

‘Ai tempi negati alla speranza’.

Alla profonda disperazione prodotta dal mondo della Chiesa. Senza esitare dichiaro: ‘La Strega è il suo delitto’. Non mi soffermo neppure un attimo sulle sue melliflue spiegazioni, che fingono di attenuare: ‘Debole, leggera era la creatura, facile alle tentazioni. La concupiscenza l’ha indotta al male’.




Come, nella miseria, nella carestia di quei tempi, come poteva quella passione traviare sino al furore diabolico?
Se la donna innamorata, abbandonata e gelosa, se la ragazza scacciata dalla matrigna o la madre picchiata dal figlio (vecchi soggetti di leggende), se hanno potuto cadere in tentazione e invocare lo spirito maligno, tutto questo non è la Strega. Che queste povere creature invochino Satana, non vuol dire che lui le accetti. Sono ancora lontane, ben lontane dall’essere pronte per lui.

Non hanno l’odio di Dio.

Per capire un po’ meglio, leggete gli odiosi registri che ci restano dell’Inquisizione, non negli estratti dl Llorente, Lamothe-Langon, eccetera, ma quel che resta degli originali di Tolosa. Leggeteli così come sono, nella loro tetra aridità, tanto spaventosa e feroce.

Bastano poche pagine, per sentirsi agghiacciare.




Vi prende un freddo crudele. La morte, la morte, la morte si avverte in ogni riga. Siete ormai nella bara, o in una piccola cella di pietra dai muri ammuffiti. I più fortunati vengono messi a morte. L’ORRORE questa parola ricorre all’infinito, come una campana d’infamia che suoni e risuoni, per desolare i morti vivi, sempre la stessa parola: MURATI NELL’ORRORE DELLA FOLLIA CHE AVANZA SPACCIATA PER RETTA SCIENZA.

Orrendo meccanismo per annientare e schiacciare, crudele torchio per spezzare l’anima. Un giro di vite dopo l’altro, strangolata, scricchiolante, schizzò dalla macchina e cadde nel mondo ignoto. Quando appare, la Strega non ha padre né madre, non ha figli, marito, né famiglia. E’ un mostro, un aerolito, non si sa da dove venga. Chi oserebbe  avvicinarla?

Dove vive?

Dove non è possibile, nei boschi di rovi, sulla landa, dove la spina, il cardo intrecciati, impediscono il passaggio. La notte, sotto qualche vecchio dolmen. Se viene scoperta, è l’orrore della gente a tenerla ancora isolata: è come circondata da un cerchio di fuoco. Tuttavia, è difficile credervi, è ancora una donna. Proprio questa tremenda vita preme e tende la sua molla di donna, l’elettricità femminile.




Eccole due facoltà: L’ILLUMINISMO DELLA FOLLIA LUCIDA che, nelle sue sfumature, è poesia, seconda vista, acume sottile, la parola ingenua e astuta, soprattutto la capacità di credere in tutte le proprie bugie. Facoltà non ignota allo stregone maschio. Con lui il nulla e il tutto avrebbe avuto inizio in nome della MADRE TERRA dall’Universo nata.

Da questo dono un altro: il potere sublime di CONCEPIRE IN SOLITUDINE, la partenogenesi che i nostri fisiologi ammettono adesso nelle femmine di parecchie specie per la fecondità del corpo, e che non è più infondata per le concezioni dello spirito. Sola, concepì e generò.

Chi?

Un altro se stessa, che le somiglia da confondersi. Figlio dell’odio, concepito d’amore. Poiché senza l’amore, non si crea nulla. Tremante, così bene si riconosce in questo bambino, si compiace talmente in quest’idolo, che immediatamente lo colloca sull’altare, gli rende onore e gli si immola, si concede vittima e viva ostia. Molto spesso lo dirà al giudice lei stessa: ‘Non temo che questo: soffrire troppo poco per lui’ (Lancre).

Conoscete l’esordio del fanciullo?

Una tremenda risata.




Non ha forse motivo di essere allegro, sulla sua libera prateria, lontano dalle segrete spagnole e dai ‘murati’ di Tolosa? Il suo ‘in pace’ è niente di meno che il mondo. Va e viene, vagabonda. Sono per lui la foresta sconfinata, la landa dai vasti orizzonti. Tutta la terra è sua, ricca nel cerchio che la circonda.

La strega gli dice con amore:

‘MIO POETA’, NARRA DELLA MIA BELLEZZA INQUISITA DA QUESTI IDIOTI LUNGO LA VIA….’

Le piace anche chiamarlo Fiorente’, ‘Boschetto’, ‘Germoglio’. Sono i luoghi preferiti dal monello. Appena visto un cespuglio, vi saltò la scuola. Meraviglia che al primo colpo la strega abbia davvero fatto un essere. Che ha tutto l’aspetto della realtà.

L’hanno visto e sentito (dichiarano unanimi forse perché non appare in mega pixel composto presiedere cotal democrazia digitata dall’uno all’altro mondo ove la parabola narra l’avventura diabolica fors’anche un po’ offuscata ma è solo il perenne fumo di medesima Memoria... corrotta e  falsata nella pubblica, nonché, più che certa appartenenza nel materiale mondo della demenza… così ben rappresentata…).




Chiunque può descriverlo.

Osservate invece l’impotenza della Chiesa. I suoi angeli sono smorti, paiono sfumati, diafani. Lo sguardo li attraversa. Anche con i demoni rubati ai rabbini, la laida legione rancorosa, eccetera, non raggiunse il realismo di terrore che voleva. Ben più che terribili, sono figure grottesche; svolazzano come pagliacci.

Tutt’altro esce satana dal ventre ardente della Strega, vivace, agguerrito ed armato. Per quanta paura faccia, bisogna convenire che, senza di lui, saremmo morti di noia. Tanti flagelli colpiscono quei tempi, ma la monotonia è ancora il più pesante. Quando si cerca di far parlare le Tre Persone tra loro, come a Milton venne la sfortunata idea, la noia arriva al sublime. Dall’una all’altra, è un SI' eterno.
Dagli angeli ai santi, il medesimoo SI'. Questi, nelle loro leggende, graziosissime all’inizio, hanno tutti un insulso odore di parenti, e l’uno con l’altro, ed ognuno con Gesù. Tutti cugini.

Dio ci guardi dal vivere in un paese dove i visi degli uomini, tutti desolatamente simili, hanno questa identità melensa di convento o sacrestia.




Invece il figlio della Strega, ragazzo in gamba, sa rispondere a tono. Risponde a Gesù. Sono sicuro che lo distrae, oppresso com’è dai suoi santi insipidi. Questi prediletti, i figli del padrone, non si scaldano troppo, contemplano e sognano; ATTENDONO attendendo, sicuri di avere un giorno la loro parte di Eletti. Quel poco di attivo che hanno è rinchiuso nel risicato cerchio dell’IMITAZIONE (questa parola è tutto il medioevo).

Lui, il maledetto folle e bastardo, la cui parte non è che la frusta, non ci pensa proprio di attendere. Va in cerca e non si ferma mai. Si dà da fare, dalla terra al cielo. E’ molto curioso, fruga, penetra, tocca, e ficca il naso dappertutto. Del ‘Consummatum est’ se ne frega, si prende gioco. Non fa che ripetere: ‘Più in là’ e ‘Avanti’. Del resto, è di bocca buona. Raccatta tutti gli scarti; il cielo getta, lui raccoglie.

Ad esempio, la Chiesa ha scartato la Natura, come impura e sospetta. Satana la prende al volo, se ne ammanta. Non solo, la coltiva e la sfrutta, ne fa fiorire arti, accettando il titolo con cui vogliono marchiarlo, PRINCIPE DEL MONDO. Avevano detto imprudenti: ‘Guai a chi ride’. Cedendo a priori a Satana una parte troppo bella, il monopolio del riso, e proclamandolo ‘divertente’. Meglio, ‘necessario’. Poiché ridere è una funzione essenziale della nostra natura.

Come trascinare la vita, senza poter ridere, almeno tra i dolori?




La Chiesa, che non vede nella vita che una prova, non si preoccupa di prolungarla. Sua medicina è la rassegnazione, l’attesa e la speranza della morte. Vasto campo per Satana. Eccolo medico, guaritore dei viventi. Meglio, consolatore; ha la compiacenza di mostrarci i nostri morti, di evocare le ombre amate.

La Chiesa scarta un’altra cosetta, la Logica, la libera Ragione.

Ghiotto boccone che l’ALTRO addenta con avidità. Aveva coniato in chiare strofe ‘in pace’ dal soffitto basso, rischiarato da una luce cieca, da una certa fessura. Si chiamava ‘la Scuola’. Ci lasciavano qualche chierico e gli dicevano: ‘Sii libero’.

Diventavano tutti dei buoni a nulla.

Trecento, quattrocento anni confermano la paralisi. Il punto di Abelardo è esattamente quello di Occam. E’ curioso che si cerchi proprio là l’origine del Rinascimento. Arrivò, ma come? per l’impresa satanica di quanti hanno sbrecciato il soffitto, per lo sforzo dei dannati che volevano vedere il cielo. E soprattutto avvenne, lontano dalla scuola e dai dotti, a saltare la scuola nei boschi, dove Satana insegnò alla Strega e al pastore.

Istruzione rischiosa al massimo, ma erano proprio i rischi ad esaltare l’amor curioso, lo sfrenato desiderio di vedere e sapere. Là iniziarono le male scienze, la farmacia proibita dei veleni, e la maledetta anatomia. Il pastore, spia delle stelle, osservando il cielo, portava là le sue colpevoli ricette, i suoi esperimenti sugli animali. La Strega sottraeva e portava dal cimitero vicino un corpo; e per la prima volta (rischiando il rogo) si poteva osservare questo miracolo di Dio ‘che scioccamente si nasconde, invece di comprenderlo’ (come ha detto così bene il Serres).




L’unico dottore ammesso là da Satana, Paracelso, vi ha notato un terzo, che penetrava alle volte nell’assemblea sinistra, portandovi la chirurgia. Era il chirurgo di quei tempi di bontà, il boia, l’uomo dalla mano ardita, capace di usare il ferro, che rompeva le ossa e sapeva aggiustarle, ammazzava e talvolta salvava, appendeva fino a un certo punto. L’università criminale della strega, del pastore, del boia, negli esperimenti loro, che furono sacrilegi, animò l’altra, costrinse la rivale a studiare. Poiché ognuno voleva vivere. Tutto è dovuto alla strega; avrebbero voltato per sempre le spalle al medico altrimenti. A forza la Chiesa subì, permise quei crimini. Dovette riconoscere che esistono veleni buoni (Grillandus). Messa con le spalle al muro, lasciò sezionare in pubblico. Nel 1306, l’italiano Mondino apre e seziona una donna; una nel 1315. Rivelazione sacra. Scoperta d’un mondo (non c’è confronto con Cristoforo Colombo). Gli sciocchi rabbrividirono, sbraitarono. E i saggi caddero in ginocchio. Con vittorie così, Satana non aveva certo paura di morire. La Chiesa da sola non sarebbe mai riuscita a distruggerlo.

I roghi fecero fiasco, ma non una certa politica.

Divisero astutamente il regno di Satana.

Contro sua figlia, la Strega & lo Stregone antico Sciamano, armarono suo figlio, il Medico. La Chiesa, che odiava profondamente, con tutto il cuore, costui, per estinguere la Strega gli assicurò lo stesso il monopolio. 

Gli stregoni certo furono dei noiosi. Ora che l’hanno spinto così in rovina, si rendono ben conto di quello che hanno fatto? Non era un attore necessario, un rotella indispensabile alla grande macchina religiosa, ormai un po’ ansimante? Ogni organismo sano è doppio, ha due facce. Come la vita. E’ un certo equilibrio tra due forze, contrarie, simmetriche, ma diseguali: quella inferiore bilancia, reagisce all’altra. La superiore si spazientisce e vuole sopprimerla. Sbaglia. Quando Colbert (1672), senza tante complimenti, licenziò Satana proibendo ai giudici di ricevere i processi di stregoneria, l’ostinato parlamento normanno, nella sua buona logica normanna, indicò i pericoli di una simile decisione.

Il Diavolo è un dogma, né più né meno, legato a tutti gli altri.

Colpire l’eterno sconfitto, non è colpire il vincitore?




Aver dubbi sulle azioni del primo porta ad averne su quelle del secondo, sui miracoli compiuti proprio per combattere il Diavolo. Le colonne del Cielo hanno le loro fondamenta nell’abisso. L’incauto che smuove queste fondamenta infernali rischia di aprire crepe nel Paradiso. Colbert non ascoltò. Aveva altro da fare. Ma il Diavolo forse sentì. E questo lo consola molto. Nei lavoretti con cui si guadagna il pane (spiritismo o tavolini che ballano), si rassegna, pensando che almeno non muore solo…
















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