giuliano

giuliano
IL TOMO

mercoledì 1 aprile 2020

PREGHIERA DI PRIMAVERA









































Precedenti capitoli...:

Circa la Natura del Nachzehrer...


Prosegue in...:



















Punte di Freccia (2)



Prosegue ancora con:


















'Bad Wolf' ovvero: affari di legna & coca (3) 













Dal diario della morte a quello della Vita una semplice Preghiera dedicata a tutti coloro che lottano contro la morte, possa questa mia portare sollievo a tutti coloro che rimembrando i colori delle Stagioni - passate presenti e future - possano e per sempre parteciparvi ancora come un eterno Sogno mai smarrito principio di Vita.

Questa mia vuol essere una Preghiera richiamando al mondo chi seppe pregare la Vita, augurandomi che la Pace come predica ogni buon Apostolo della Natura possa prosperare in questa Terra afflitta.

Una Preghiera dedicata alla Vita, e a tutti coloro che soffrono della stessa ricordando loro che i suoi colori sono troppi belli limpidi e sereni per pregare un altro Dio senza fondo neppure un abisso ricordarne il nome, di non precipitarvi al suo invisibile cospetto senza neppure il sollievo d’una rinascita dopo la morte così come Eterna la Stagione della Vita; mai in quello giacché la tentazione sarebbe favorevole, semmai comprendere le Ragioni che hanno consumato il vero Paradiso Creato.




Una Preghiera per tutte le genti affinché possano ancor camminare e pregare la Natura, e con essa la Vita, ammirarne i colori goderne la carezza non meno del suo sorriso come questa bella Poesia diario d’una Eterna Via dedicata a tutti coloro che sanno leggerne e coglierne il vero senso della Parola non scritta ma sopra ogni Albero fiorito dipinta.




Non vuol essere inutile retorica semmai meditare e pregare lungo ugual medesimo cammino di questo difficile impervio Sentiero che Lei Madre Natura, e chi al meglio la predica, possano concederci una benedizione e un augurio, affinché dopo la triste malattia possiamo riscoprirla ancor più bella di prima, giacché non Lei causa del nostro dolore e tormento, semmai un principio a Lei caro composto di reciproco amore e rispetto e reciproco intendimento di sana Democrazia vilipeso, giacché proprio Lei può insegnarci il vero principio cui destinare una Vita Eterna. Così come Colui che tanto bella la creò non men del Poeta Filosofo che ne immortalò l’eterno suo sorriso.




Speculazione:

Possiamo forse crederlo ma in realtà noi non viviamo una Vita quieta e libera come quella di Adamo, ma siamo avviluppati in una rete invisibile di (presunti) ragionamenti. Il nostro progresso è solo quello che ci porta da uno di questi ragionamenti all’altro, e soltanto a rari intervalli intuiamo che non si tratta affatto di progresso. Se potessimo almeno per un momento lasciar cadere questo gioco marginale per limitarci a stupire senza induzioni e deduzioni!




Musica delle Sfere:

Certi suoni sembrano riverberare lungo il piano e poi poggiare nuovamente a terra come polvere: tali il Rumore, il Litigio, il Gergo scomposto. Ma sono quelli che salgono al cielo e che io afferro dalle cime dei colli e dei campanili nella loro ascesa, parti più sottili ed elevate dei primi, sono vera musica delle Sfere – musica limpida – a cui non si mescola lamento.




I galli cantano una melodia di cui non ci stanchiamo mai. Vi son taluni che provano diletto nel canto degli uccelli o nello zirlio dei grilli – o addirittura nel glacidio delle rane. Suoni deboli come questi riescono ad essere percepiti al di sopra dei lamenti, e dei gemiti e del batter di denti che non santificano il nostro Sabba. Il lamento della Terra è, dopo tutto, un suono assai debole, e infinitamente minore, per volume, ai suoi fruscii di gioia e sussurri di felicità; sicché possiamo aspettarci che il prossimo aerostato si sollevi al di sopra del limite esterno dei suoni discordi per entrare nella regione della melodia pura. Il lamento non è mai stato veramente sonoro.




Risorsa:

Gli uomini mi insinuano nell’orecchio tutte le loro belle teorie e plausibili soluzioni dell’Universo, eppure non v’è mai scampo, ed io ritorno al mio Oceano senza sponde né isole, e continuo a cercare un fondo che possa reggere un’ancora: che il mare non abbia a travolgermi.




Il Disgelo:

Ho visto il Sole gentile tergere le lacrime della terra, le sue lacrime di gioia, che scorrevano solo più rapide. Avrei voluto stendermi lungo il ciglio della strada e sciogliermi e gocciolare con la neve in disgelo, affinché corpo ed anima fusi nella corrente, anch’io potessi scorrere nei pori della Natura.




Vivere e Morire:

Considerate che differenza vi sia tra vivere e morire. Morire non significa cominciare a morire e continuare poi: non è una condizione di durata ma di transitorietà, mentre vivere è una condizione di durata e non significa soltanto esser nati. Non v’è durata nella morte. Essa è un fenomeno transitorio. La Natura non presenta niente allo stato di morte.




Il grande Dio:

Il grande Dio è peraltro calmissimo. Com’è dunque superflua ogni eccitazione nelle sue creature! Egli presta uguale ascolto alle preghiere del credente e dell’ateo. Gli stati d’animo dell’uomo dovrebbero spiegarsi alla Natura. Il Sole splende positivamente. Le rapide rivoluzioni dei nostri tempi e della nostra generazione hanno assunto un’importanza decisamente esagerata. A me interessano poco dacché non sono in armonia con i più lunghi periodi naturali. Il presente, in ogni aspetto in cui possa venir offerto ad un pubblico ridottissimo, è sempre scadente. Iddio non ha simpatia per i movimenti popolari.




La musica:

La musica è il suono della circolazione nelle vene della Natura. È il flusso che scioglie la Natura. Gli uomini danzano a questo suono, i vetri risuonano e vibrano, ed i campi sembrano ondulare. L’orecchio sano la sente sempre, vicina o lontana.




Ecco una domanda:

Ecco una domanda che può provare la giovinezza di una persona: ‘Conosci il mattino? Ti senti affine a quella stagione della Natura? Esci presto scostando le rugiade? Se il Sole sorge sul tuo sonno, se non odi il mattutino canto del gallo, se non assisti ai rossori di Aurora, se non riconosci Venere la stella del mattino, allora che rapporto hai con la saggezza e la purezza? Allora ti sei ricordato del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza! Le tue imposte sono rimaste chiuse fino a mezzogiorno! Ti sei alzato con un tremendo mal di testa! Vedi di cantare al mattino, come fanno gli uccelli. 



                            
   Viaggi:

Le oche sono appena volate via, facendo un gran baccano e svegliando chi sta a letto. Probabilmente si poseranno nel grande fiume. Chissà se si aspettavano di trovare il lago sgelato? Credo che condividerei volentieri la differenza di ogni creatura per beneficiare della loro gioia ed esperienza. Il passero cantore ed il passeggero passero volpino non mi hanno recato alcun messaggio quest’anno? Vanno a condurre delle vite eroiche? Sono così piccini; secondo sono i loro destini a dover essere grandi. Ho prestato orecchio a ciò che questo minuscolo viaggiatore ha da dire, mentre se ne svolazza così da un albero all’altro? L’arrivo del passero volpino non è qualcosa di più serio e significativo di quanto ho sognato? Potrò perdonarmi se lo lascerò andare per la sua strada prima d’averlo apprezzato? Dio non creò questo mondo per gioco; no, e neppure con indifferenza. Tutti questi passeri migratori recano messaggi che riguardano la mia vita. Non colgo i frutti della loro stagione. Io amo gli uccelli e gli animali perché essi sono mitologicamente in buona fede. L’uomo non lo è. Vedo ed odo che il passero cinguetta e svolazza e canta coerentemente al grande disegno dell’Universo; vedo che l’uomo non comunica con lui, non capisce il suo linguaggio, perché non è tutt’uno con la Natura. Io mi rimprovero perché ho guardato con indifferenza il passaggio degli uccelli: li ho giudicati non migliori di me.     


             

   
Prima del sorgere del sole:

Prima del sorgere del sole, mentre spingevo la barca per scivolar via da questa costa rocciosa, il tarabusino – il Genio della riva, zampettava mogio lungo il bordo del Fiume, o scandagliava in cerca del cibo, sempre tenendoci d’occhio, malgrado il tono dismesso del suo lavoro, oppure correva sopra le pietre bagnate come un cercatore di relitti avvolto nel proprio impermeabile, a caccia di resti di lumache e di bivalvi. Ed ora ecco che se ne va, con volo sbilenco, incerto dove posarsi, finché un palmo di rana chiara tra gli ontani non invita i suoi piedi; ma il nostro regolare accostarci lo costringe a cercarsi un altro rifugio. È un uccello dell’antica scuola di Talete che indubbiamente crede nella priorità dell’acqua sopra gli altri elementi; è la reliquia di un’età crepuscolare e antidiluviana che tuttavia abita ancora questi scintillanti fiumi. Vi è un che di venerando in questa malinconica e contemplativa razza di uccelli, la quale potrebbe aver calcato la Terra quand’essa era ancora in un limaccioso stato di imperfezione. Forse anche le loro orme sono tuttora visibili sulle rocce. Il tarabusino indugia ancora nelle nostre vivide estati, sopportando coraggiosamente il suo destino senza nessuna simpatia da parte dell’uomo, come se attendesse un qualche secondo evento di cui l’uomo non ha alcuna certezza. E uno si domanda se, grazie al suo paziente studio presso le rocce ed i promontori sabbiosi, non abbia già carpito alla Natura di ogni suo segreto. Che ricca esperienza deve aver accumulato, stando ritto su una zampa sola e contemplando così a lungo, col suo occhio opaco, il sole e la pioggia, la luna e le stelle! Chissà cosa potrebbe raccontare di pozze stagnanti e di giunchi e di umide foschie notturne! Varrebbe la pena guardare da vicino in quell’occhio che è stato aperto e vigile a tali orari ed in luoghi solitari, in quel suo opaco occhio giallo verdastro. La mia stessa anima, io credo, dev’essere di un invisibile brillante color verde.     


       
  
Laggiù

Laggiù nella valletta, gli arbusti s’afflosciano sotto il loro e le rosse bacche dell’ontano contrastano col bianco terreno. Qui si notano le impronte di una miriade di piedi che si sono già avventurati fuori. Il Sole si leva superbo su questa valletta come sulle valli della Senna o del Tevere, ed in essa sembra abitare un valore puro e autosufficiente che quelle non hanno mai conosciuto; un valore che non conobbe mai sconfitta o paura. Qui regnano la semplicità e la purezza di un’èra primitiva e una salute e una speranza lontanissime dalle città e dai villaggi. Completamente soli, nel cuore della Foresta, mentre il vento scuote la neve dagli alberi e dietro di noi lasciamo le uniche impronte umane, scopriamo che le nostre riflessioni sono di una varietà più ricca di quella che offre la vita delle città. La cincia capinera e il picchio muratore sono una compagnia più stimolante di quella dei filosofi e statisti, dai quali ultimi torneremo come a compagni più rozzi e volgari.       


            
  
La mia vita:

La mia vita non attenderà nessuno ma verrà maturando irresistibilmente mentre io mi aggiro per le strade e tratto con questo e con quello per procurarmi un sostentamento. Essa si scaverà il suo corso come il torrente montano cui lunghe catene di monti ed altopiani non impediranno di giungere, infine, al mare. Così corre la vita dell’uomo e raggiungerà l’acqua del mare, se non attraverso un corso terreno, almeno tramutata in rugiada ed in pioggia, e superando ogni barriera, mentre gli arcobaleni annunzieranno la sua vittoria.     
   

         
       
Il mio diario:

Il mio diario è quella parte di me che altrimenti verrebbe versata e si sprecherebbe, barlumi del campo che mieto in realtà. Non devo vivere per esso ma in esso per gli Dèi. Essi sono i miei corrispondenti, ai quali quotidianamente invio questo messaggio con risposta pagata. Sono impiegato nel loro ufficio di contabilità e a sera trasferisco i miei conti dalla nota giornaliera al registro generale. Questo diario è come una foglia sopra la mia testa sul Sentiero; piego il ramoscello e scrivo su di essa le mie preghiere, poi lo lascio andare ed il ramo rimbalza e mostra al cielo il mio scritto. Come se esso   non fosse chiuso nel mio cassetto ma fosse pubblico come ogni altra foglia della Natura. È sempre un appunto casuale e commemora un qualche fatto accidentale, grande come il terremoto o l’eclissi. Come le foglie secche in quel vaso, anche queste son state raccolte in lungo e largo. Colline e vallate, campi e foreste sono stati saccheggiati.    


           
  
 Talune domande:

Talune domande che la gente mi pone son come se io volessi chiedere ad un uccello cosa farà una volta costruito il nido ed allevati i suoi figlioletti. 


                
  
 La Natura:

La Natura non si affretta mai, tutti i suoi sistemi ruotano ad una velocità costante. Il bocciolo sboccia impercettibilmente, senza fretta né confusione, come se i brevi giorni di primavera fossero un’eternità. Tutte le manifestazioni naturali, prese singolarmente, sembrano ad un certo momento l’obiettivo unico cui ogni cosa si affige. Perché, dunque, l’uomo si deve affrettare come anche la sua azione più modesta avesse in sorte l’eternità? Che consumi interi periodi cosmici pur di completare bene anche il compito più umile, foss’anche quello di tagliarsi le unghie. Se il sole cadente sembra fargli fretta perché sfrutti il giorno finché dura, il canto dei grilli non manca, subito, di rassicurarlo con una regolarità che sembra aver appreso da sempre, insegnandogli a prender d’ora innanzi le cose con calma. Il saggio è tranquillo, mai agitato o impaziente. Egli vive ad ogni momento esattamente nel posto in cui si trova, così come qualche camminatore riesce a riposarsi veramente ad ogni passo, mentre altri non riescono a rilassare i muscoli delle gambe finché la fatica accumulata non li obblighi a fermarsi di colpo. Così come il saggio non pretende che il Tempo lo aspetti, egli, a sua volta, non aspetta il Tempo.    
    

                 
  
 Spirito Puro:

Negli ultimi giorni sono venuto in contatto con uno Spirito puro e incontaminato, che è come sospeso nell’atmosfera e non si adagia veramente in alcun luogo. Taluni portano con sé l’aria e la persuasione della virtù, sebbene essi stessi non ne siano consapevoli e siano persino lenti nel riconoscerla in altri. È impossibile non amare costoro; eppure, la loro amabilità è, per così dire, indipendente da loro stessi, sicché sembra di non perdere nulla quando essi sono assenti perché quando ci sono vicini è come una presenza invisibile che ci accompagna. La virtù che apprezziamo è altrettanto nostra che d’altri. Noi discerniamo solo ciò che possediamo.

(H.D. Thoreau)











Nessun commento:

Posta un commento