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lettere... (5/7)
Prosegue con il
Concord…..
Signor Blake,
Non ho risposto alla sua lettera prima perché sono
stato costantemente nei campi a fare rilevamenti negli ultimi tempi. È da molto
che non avevo trascorso così tanti giorni così proficuamente in senso
pecuniario; così inutilmente, mi sembra, in un senso più importante. Ho
guadagnato solo un dollaro al giorno per 76 giorni passati; infatti, per quanto
io applichi una tariffa più alta per i giorni previsti alla fine, tuttavia, ne
spendo molte più di quanto sembri.
Faccio questo anziché tenere conferenze, la cui
occasione non si è presentata per poter pagare le spese di quel libro che feci
stampare. Non solo trascorro ore di poco valore, ma settimane e mesi di poco
valore, cioè settimane che si comprano alla tariffa cui ho accennato. Non che
siano del tutto perse per me, o mi facciano sprofondare nella melanconia,
poiché anch’io, ahimè, provo spesso una conveniente soddisfazione spendendole a
quel modo – settimane al pascolo e a brucare, come i manzi e i cervi, che mi
donano sì una vitalità animale, ma creano una dura scorza intorno all’Anima e alla sfera dell’Intelletto. Eppure, se offrissero al mio
corpo un sostentamento per il solo lavoro della mia testa, ho l’impressione che
sarebbe una tentazione pericolosa.
Quanto al fatto se sia migliore quella che voi chiamate ‘la via del mondo’ (che in gran parte è la mia vita) o quella che mi si rivela, la prima è un’impostura, l’altra è verità. Io ho la più completa fiducia in quest’ultima. Non v’è altra esitazione di quella che i forti desideri avvertono nel seguire le aspirazioni. La zolla di Terra esita perché è inerte, manca di animazione. La prima è la via della morte, l’altra della vita Eterna.
Le mie ore sono ‘di poco valore nel senso che io
dubito che la via del mondo non sarebbe stata migliore’, ma sono di poco valore
nel senso che io dubito che la via del mondo, attualmente da me adottata, possa
essere peggiore.
L’intera avventura di questa nazione, che non
tende verso l’alto ma all’occasione verso l’Oregon, la California, il Giappone
ecc., è totalmente priva di interesse per me, sia che venga intrapresa a piedi
o su una ferrovia del Pacifico.
Non è illustrata da un pensiero, non è animata da un sentimento, in essa non c’è nulla per cui valga la pena sacrificarsi, o perfino togliersi i guanti, nulla per cui varrebbe la pena aprire il giornale. È qualcosa di assolutamente Pagano – un andare volutamente da filibustieri verso il paradiso per la grande via dell’Ovest.
No!
Vadano pure per la loro strada incontro al loro
manifesto destino, che di certo non è il mio. Possano i miei 76 dollari, non
importa quando li avrò, aiutarmi a prendere la direzione opposta. Li vedo
avanzare sulla loro strada tortuosa, ma on un soffio di musica giunge dalla
loro armata, solo il tintinnare di spiccioli nelle loro tasche. Preferirei
essere un cavaliere prigioniero, e lasciarmi sorpassare da tutti, piuttosto che
essere libero solamente di andare dove loro sono diretti.
Quale mèta si prefiggono oltre il Giappone?
Quali scopi più elevati hanno rispetto ai cani
della prateria?
Per quanto riguarda queste cose, non ho mutato idea di un solo iota dal Principio. Come le stelle mi guardavano quando facevo il pastore in Assiria, così mi guardano adesso che sono un abitante del New England. Più alta è la montagna sulla quale ci si trova, minore sarà il mutamento di prospettiva di anno in anno, di epoca in epoca. Oltre una certa altezza, non c’è cambiamento. Sono uno svizzero sull’orlo del ghiacciaio, con i suoi vantaggi e svantaggi il gozzo o quant’altro.
Io non ho avuto che una nascita spirituale (scusate il termine), e ora,
che piova o che nevichi, che rida o che pianga, che scenda ancor più al di
sotto del mio livello o mi si avvicini di più, che Pierce o Scott venga eletto
– non un nuovo scintillio di luce lampeggia su di me, ma di tanto in tanto,
sebbene a intervalli più lunghi, la medesima luce sorprendente e perennemente
nuova albeggia per me, con le sole variazioni che caratterizzano l’avvento
naturale del giorno, con il quale, invero, spesso essa coincide.
Su come impedire alle patate di marcire, il vostro
parere potrà cambiare di anno in anno, ma su come impedire alla vostra Anima di marcire, io non ho nulla da
imparare bensì qualcosa da mettere in pratica. Così protesto contro di loro, ma
nella mia follia io sono il mondo che condanno.
In verità molto raramente, se mi accade, ravviso il desiderio di essere quel che si dice utile ai miei simili. Qualche volta, per esempio, quando i miei pensieri, avvezzi all’attività, prendono un Sentiero battuto o cadono nel tedio, ho sognato inutilmente di fermare un cavallo che stava scappando dal suo proprietario, ma forse io desideravo che scappasse affinché potessi poi fermarlo; oppure ho sognato di sedare un incendio, ma in quel caso, ovviamente, doveva essere già bell’e divampato. Ora, a dire il vero, io non sogno affatto di rincorrere cavalli prima che scappino, o di prevenire incendi che non siano stati ancora appiccati.
Che argomento sciocco è questo, di fare il bene, invece di badare alla propria
vita, cosa che sarebbe e dovrebbe essere l’occupazione di ognuno – di fare il bene come una morta carcassa, che è
buona solo a far concime, anziché come un essere vivente – invece di
preoccuparsi di essere in pieno rigoglio e spargere fragranze e dolci sapori e
rinvigorire l’intero genere umano secondo la nostra capacità e qualità.
Di quando in quando la gente proverà a convincerti che hai fatto qualcosa spinto da quella motivazione, come se tu non ne sapessi già abbastanza. Se mai ho fatto alcun bene a qualcuno, nel senso che loro intendono, di certo si è trattato di qualcosa di eccezionale, e di insignificante se paragonato al bene o al male che faccio costantemente con l’essere quel che sono. Sarebbe come voler insegnare al ghiaccio ad assumere la forma degli specchi ustori, che talvolta si rilevano utili, e privarlo delle sue proprietà caratteristiche. Il ghiaccio che svolga meramente la funzione di uno specchio ustorio non adempie al suo dovere.
Il problema della vita diventa più complicato, in
quale misura non si può dire, a mano a mano che aumenta il nostro benessere
materiale, a prescindere se quell’ago di cui si narra fosse o no una via
d’accesso – poiché il problema non è semplicemente né principalmente quello di
trovare di che sostentare i nostri corpi, quanto di trovare di che nutrire le
nostre Anime, mediante questa o
un’altra disciplina simile: cioè coltivando la zona di pianura secondo dei
retti princìpi, vale a dire, in quest’ottica, trasformarla in una zona
d’altura.
Si avranno così molti più talenti di cui render
conto!* [1]
Se infatti realizzo molte più opere spirituali quanto più mi arricchisco in beni terreni, ne sarò meritevole al pari, e non di più, di quanto lo ero prima. Mi rendo conto che, nel mio caso, il denaro potrebbe essere di grande utilità per me, ma probabilmente non lo sarebbe, poiché l’ostacolo a ciò, vedete, è che io non faccio buon uso delle miei opportunità, e pertanto non sono preparato ad avere maggiori opportunità.
[…] Come siamo solleciti nel soddisfare la fame e
la sete del nostro corpo, come siamo pigri nel soddisfare la fame e la sete
della nostra Anima!
Invero, noi presunta-gente-pratica non possiamo
usare questa parola senza arrossire di vergogna a causa della nostra infedeltà,
avendo ridotto questa sostanza quasi ad un’ombra.
Ci sembra tanto assurdo quanto un uomo che
cominciasse a tessere un elogio del suo cane, che tale sostanza non ha. Un uomo
ordinario sarà disposto a lavorare tutti i giorni per un anno intero spalando
letame per sostentare il suo corpo, o una famiglia di corpi, ma un uomo
straordinario è chi lavorerà un giorno intero in tutto l’anno per il
sostentamento della sua Anima.
Persino i preti, cosiddetti uomini di Dio, confessano per la maggior parte di
lavorare per il sostentamento del corpo. Ma soltanto chi riesce a mantenere la
propria Anima quaggiù è un uomo
veramente pratico e intraprendete.
Non abbiamo la nostra vita eterna da guadagnarci?
E alla fine non è questa la sola scusa per
mangiare, bere, dormire, o prendere l’ombrello quando piove?
Tanto varrebbe che un uomo si dedicasse ad
allevare maiali, così come ad ingrassare i corpi, ovvero la parte puramente
terrena, dell’intera famiglia umana. Se operassimo l’esatta distinzione, ci
troveremmo quasi tutti nell’ospizio per le Anime.
[…] Vi ringrazio ancora e di nuovo per avermi
prestato attenzione; voglio dire che sono contento che mi ascoltiate e che
anche voi siete contento. Tenete fede al vostro Sogno a occhi aperti più indefinito. Anche la polvere verde sui
muri è un vegetale organizzato; l’atmosfera ha la propria Fauna e Flora che vi
fluttua; e davvero penseremo che i Sogni
sono soltanto polvere e cenere, Pensieri
che sempre si disintegrano e si sbriciolano, e non piuttosto dei Pensieri simili alla polvere che
marciano a tempo di musica verso il loro grado di eccellenza, sistemi che
cominciano a organizzarsi?
E tutto questo pensi che sia follia?!
(H.D. Thoreau; [1*] Matteo XXV, 14-30 )
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