CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
DIALOGO (filosofico) FRA DUE CACCIATORI

mercoledì 1 novembre 2023

PREDICA PER COME LO VIAGIO ALO SANCTISSIMO SEPOLCRO

 








Prosegue con 


lo kaos 


deli vermi  













&t ancora lo 13 de novembre,

 

overo, in viagio con lo Menocchio 


compare meco (lo capitolo completo)






AVERTENZE & VERTENZE DELO VIAGIO                   

 

 

Quivi si narra at vademecum at uso o disuso per ogni pellegrino cum vada e Nessuno ci segua per come viaggiare in questa odissea &t quindi sperare a remi a pedale ò a nuoto senza giamai sbarcare sulla riva Promessa con Promessa di non farvi piu’ retorno ovvero lo sanctissimo Vademecum dello altroetanto Sanctisimo Sepolcro ; senza affogare nello grande mare e’ bene quindi procedere alla lista del dovuto obolo da pagare allo Cerbero de turno per poter tragattare da una riva alla morte Promessa prima di naufragare senza attesa alcuna giache’ non gradite allo divino Templare morti non ancora censite o meglio forate per ogni girone dello Promesso paradiso ; overo e’ bene per la salute de ognuno procedere secondo le indicazioni ivi narrate ; quindi munirsi di sandali uno bastone &t una corda per cingere lo lurido saio cosi’ da non essere confusi per cachi di patate o di piu’ prectioso foraggio ucraino &t esser consumati primo dello primo digiunato anto lo pasto overo farina senza pane alcuno per la lunga avventura ; quindi procedere con cautela ; 




...innanzialotutto e armati di lutto sia bene portare discreta lettera di raccomandazio & ho!! di cambio (li papiri come li sudari sono severamente vietati) per i vari porti d’imbarco donde sbarcati per lo viaggio ivi a voi negato ma quantunque narrato &t informarsi delle varie dogane con lo cambio de bandiera de ogni iorno (li colori &t simboli visibili o invisibili sulla forata tabella della ditta munirsi dello canone stabilito) ; quindi &t ancora prepararsi alla stiva glorificando anima et scondito spirito mortificandolo o esaltandolo con sano et falso sentimento dele varie merci ivi deposte &t non fare troppo caso ò osservanza indiscreta ne’ tantomeno tesoro alcuno allo altrui o reciproco intendimento di pace in osservanza della più nobile &t coltivata guerra ; se siano lance asce coltelli & mannaie & / ò padelle volanti con annessi e connessi coperchi uncinati non datevene pena giache’ ogni cavaliere della tavola rotonda o quadra che sia per lo bene d’ogni affamata carestia deve pure da campare lui e la intiera sua familia sullo stesso navigato mare ; 




...anzi sia bene afinche’ sopradetta lettera di scambio (con la Promessa di ritorno) o presentazione alla nobile vigilata controllata osservanza de ogni corte fuita o perita presenziata senza lasciare testamento alcuno che non sia uno vaso pieno de ulcerato sangue misto at pretiossisima paurosa urina ; et inoltre fare dovute contractazioni in vista della banca dello templare ; quindi doppo ma solo dopo la traduzione visto la ceca grammatica o zingara piu’ de pria est cosa seria e’ bene per l’anima &t lo scompagnato agitato spirito d’ognuno allo stato alcolico pattuito dello piu’ sobrio commercio di mammona  avere o non avere &t in previsione di sifcato dilema chiedere prestito à tasso de usura sufficienti denari in caso di smarrimento dello intero forziere ove un tempo antico sotterrato lo bramato &t piu’ noto miracolato reliquario seppure celato nello altrectanto famoso tempio senza piu’ sepolcro!




Dunque sia bene per lo miracolo de ognuno Nessuno escluso (oviamente) pregare per lo miracolo de ritrovare la retta via dello ritorno quali morti ancora in vita e chiedere a lì morti sanctissimi santi reliquie straci delle tempi iti &t navigati : chiodi schege de legno e gocce de sangue cosi’ da potersi medicare &t congiuntamente pregare di saldare lo debito con il dio dello sù detto tempio .  




Si abbia cura &t prenotata diligenza dello vetturino anco lui senza calzari &t denari &t anco piu’ sventurato dello scioperato cavallo suo compagno stracco durante l’intero trapasso in e nello detto agitato mare allo porre dovuta actenzione al lì trucolenti topi della stiva o della riva : qualcuno &t Nessuno li nomina scribi farisei senza denari &t divisa hora nemici seppur compari fino a ieri delle nobili saraceni et rivenduti hora al lì accecati galilei circa &t al’incirca la peste sopra detta delli topi senza fogna alcuna li quali potrebbero sbarcare indecifrate et indesiderate malsane malattie &t divenire pipistreli dello miracolato iorno come della piu’ infinita nocte ; quindi e’ bene porsi scialla o panno de lana lungo la via della seta cinta in tutta la lunghezza dello collo &t non farsi scorgere dallo moro abronzato bruscato saraceno de turno donde &t onde esser messi in piu’ turbinosa onda ; 




...&t evitare di farsi immolare & de seguito accoppare dallo piu’ noto &t gradito norcino della appuntata riva opposta &t divenire capocollo de Circe la meio osteria de Roma accompagnata dallo sanctisimo pane de Erode lo cognato sulla piazza dello mercato piu’ famoso quale comunione dello iorno senza sole o stella per lo dovuto orientamento su questo agitato mare senza ritorno de conto ; infacti lo sacrifizio de turno gode de intervallati ripari fra un onda &t una legera bufera quando lo Mare diventa rosso de nocte et nero in pieno iorno ; quindi e’ semper bene munirsi di ocolu polifemo se possibile ultimo modello lo medesimo isteso dello scriba fariseo per non confondere la via della sola &t unica andata senza ritorno col girone dei dannati dallo stesso medesimo ritorno delo noto Coloso & Iseo a tre stadi dallo mare tutto nero ; 




...fra le due correnti infacti esiste lieve ma sublimata perturbata ingorda diferenctia giacche’ li disgraziati de ieri oggi li più altolocati macellari et li disgraziati macellati ridotti allo girone delle futuri danati ; lo kaos regna et impera compresa la intiera abbruscata paideia senza oste &t denari ò inforcata piadina anco essa infacti dicono &t narrano li rossi somari alleati &t nemici dello sfortunato sovrano senza primo o secondo antipasto alcuno lo quale faccia abbruscata penictenzia &t digiuno a panza piena fino allo manico della panza per lo conto di sorella carestia in via dello convecto con vista alcuna ; perche’ lo sanctissimo commercio de spada lancia e l’intiera armatura non gradiscono lo somaro con in groppa la vergine Madonna…. o Maria dipende molto dalla propectiva del bar della maddalena la piu’ nobile sora della interia penisola &t non solo padana ma granata caciotta &t sanctissima mortadella accompagnata per la istesa tavolata rotonda…. Per lo sanctissimo bene della panza d’ognuno Nessuno oviamente escluso!




 

LO VIAGIO 

 

 

 TRATTATO delle più maravigliose cose e più notabile che si truovino nelle parte del mondo, ridotte e raccolte sotto brevità nel presente compendio dallo strenuissimo cavalieri a spron d’oro, Giovanni di Mandavilla anglico, nato nella città di Santo Albano, el qual, secondo che presenzialmente à vicitato quasi tutte le parte abitabile del mondo, così fedelmente à notato tutte quelle più degnie cose ch’egli à trovato e veduto in esse parte; e chi bene discorre questo libro, arà perfetta cognizione di tutti e Reami, Province, Nazione e populi, gente, costumi, legge, istorie e degnie antiquitate con brevità, le quale, parte da altri non sono trattate, e parte più confusamente d’alcuni gran valenti uomini sono state toccate; e a magior fede il profato autore in persona è stato nel mille CCC.XXII, in Ierusalem; in Asia minore, chiamata Turchia; in Armenia grande e nella piccola; in Tarteria, in Persia, in Siria o vero Suria, in Egitto alto e nello inferiore, in Libia, nella parte grande di Etiopia, in Caldea, in Amazonia, in India maggiore, nella mezana e nella minore, in diverse sette di Latini, Greci, Giudei, Barbari, Cristiani e infedeli e in molte altre province, come appare nel trattato di sotto.




TRATTATO BELLISSIMO DELLE PIÙ MARAVIGLIOSE COSE E PIÙ NOBILE CHE SI TRUOVINO NELLE PARTE DEL MONDO, SCRITTE E RACCOLTE DALLO STRENUISSIMO CAVALIERI A SPRON D'ORO, GIOVANNI MANDAVILLA FRANZESE CHE VICITÒ QUASI TUTTE LE PARTE DEL MONDO ABITABILI, RIDOTTO IN LINGUA TOSCANA. 

 

Conciò sie cosa che la terra oltramarina, cioè la terra santa di promissione, fra tutte l’altre terre sia la più eccellente e la più degnia e donna sopra tutte l’altre terre, e sia benedetta e santificata e consecrata del prezioso corpo e sangue del nostro signiore Iesù Cristo; ivi gli piacque obumbrarse nella vergine Maria e pigliare carne umana e nutrimento, e detta terra calcare e circundare co’ suoi benedetti piedi: qui volle fare molti miracoli, predicare e insegniare la fede e la leggie a noi cristiani come a suoi figliuoli. E in questa terra singularmente volle portare chaleffi e strazii e soferire per noi molti improperi.




E in questa terra singularmente si volle fare chiamare Re del cielo e della terra e dell’aere e dell’acqua, e universalmente di tutte le cose che si contengono in quelle, e lui medesimo si chiamò Re per ispezialitade di quella terra, dicendo: Rex sum iudeorum, perchè questa terra era in quel tempo propia de’ giudei.

 

E questa terra s’aveva lui scielta fra tutte l’altre terre per la più degna e per la più virtuosa e per la migliore di questo mondo. Imperò ch’ella è il cuore e il mezzo luogo di tutta la terra del mondo, sì come dice il filosafo: le virtù delle cose stanno nel mezzo. In quella medesima terra volle il Re celestiale usare la vita sua e essere diriso e vituperato da’ grudeli giudei, e volle sofferire passione e morte per amor nostro e per riscuoterci e liberarci delle pene de lo ’nferno e della orribile e perpetual morte per lo peccato del nostro primo padre Adam e Eva nostra madre; però che verso lui non aveva meritato male alcuno, imperò che lui mai non disse male, nè fece, nè pensò.



E ben volle il Re di gloria in questo luogo più che altrove sostenere passione e morte, però che chi vuole publicare alcuna cosa, a ciò che ciascuno lo sappia, egli la fa gridare e publicare in mezo della città, a ciò che la cosa sia saputa e sparta da ogni parte.

 

Similmente il criatore del mondo volle sofferire per noi morte in Gierusalem, la quale è in mezo del mondo, a ciò che la cosa fussi publicata e saputa per tutto el mondo, el quale egli amò caramente per ricomperare gl’uomini, i quali lui aveva fatti ad imagine e similitudine sua.

 

E questo fece per lo grande amore che lui aveva verso noi sanza alcuno nostro merito; imperò che più cara cosa non poteva egli dare per noi che il suo santo corpo e il suo santo sangue; la qual cosa offerse tutto per nostro amore. Considerate un poco quanto fu l’amore, quando per salvar noi si misse all’aspra e crudel morte, e mai non ebbe in sè radice d’alcun male o peccato! e non dimeno volse per lo grandissimo amore mettere il corpo suo alla morte per li peccatori!




 Pensi ognuno, quanto amore egli ebbe inverso di noi, quando colui che era sanza peccato e sanza colpa volse ricevere morte per le colpe nostre!

 

E certamente dee essere dilettevole e fruttifera quella terra che fu rigata del prezioso sangue di Giesù Cristo!

 

Questa è quella terra, la quale il nostro Signiore ci promisse per eredità, e nella detta terra volle murire per soddisfare e per lasciarla eredità a’ suoi figliuoli. E pertanto ciascun buon cristiano, il quale lo può fare, si doverebe grandemente affaticare in conquistare la nostra sopra detta eredità, e cavarla fuori delle mane degl’infedeli, e a noi apropiarla, perchè noi siamo apellati cristiani da Cristo, el quale è nostro padre, e se noi siamo suoi legittimi figliuoli, noi doverremo volere la ereditate che lui ci à lasciata e trarla delle mani della gente strana a chi non s’appartiene.




Ma al dì d’oggi la maladetta superbia e la cupidità e la invidia ànno totalmente e quori de’ signiori terreni accesi e infiammati, che più attendono al lasciare essa eredità ad altri, che egli non fanno a ricuperare e acquistare la lor propia eredità e peculio sopradetto; e la comune gente, che ànno volontade di mettere quore e corpo e loro avere per far questo conquisto, non possono sanza e signiori sopra loro alcuna cosa, perchè comunità sanza capo di signiore, è come una multitudine di pecore sanza pastore, le quale si spargono, e poi non sanno che fare si debino.

 

Ma se piacessi al nostro santo papa, che a Dio piacerebe bene che e principi terreni fussino in buona concordia e con loro alcuni comuni, e volessino pigliare il detto santo viagio d’oltramare, e io sono certo che in brieve termine sarebe la terra di promissione racquistata e posta nelle mane de’ veraci eredi di Giesù Cristo.




E perchè gli è gran tempo, che non è stato passaggio generale oltrammare; e ancora perchè son molti che si dilettono d’udire parlare di detta terra santa e di ciò pigliono piacere, io Giovanni da Mandavilla, cavaliere, conciò sia cosa che io indegno sia, nato e nutrito in Inghilterra, della città di santo Albano, il quale passai il mare l’anno Mille CCCº. XXII, el dì di Santo Michele mi partii e andai nelle torre d’oltrammare e stettivi grandissimo tempo et ò veduto e circundato molto paese e molte diverse province e molte strane regione e isole diverse, e ò passato per Turchia, per Armenia piccola e per la grande, per la Tarteria, per Persia, per Soria, Arabia, per lo Egitto alto e basso, per Libia e per una gran parte di Etiopia, per Caldea, per Amazonia, per India minore, mezana e maggiore, e per multitudine di diverse gente e diverse fede e luoghi e di diverse fazioni, di tutte quelle terre e isole parlerò più a pieno ch’io poterò, e dimosterrò una parte delle cose che vi sono, quando tempo sarà di parlarne, di quele che io mi potrò ricordare, spezialmente per coloro che ànno disiderio o intenzione di vicitare el nobile paese e città di Gierusalem e i santi luoghi che sono quivi d’intorno; e così mosterrò el camino quale poteranno tenere; imperò ch’io sono passato per molti e cavalcato per la grazia di Dio con buona compagnia.




E sappiate, che io arei composto questo libro in latino per divisare più brievemente, ma perchè molti intendono meglio in vulgare che in latino, io l’ò totalmente in vulgare composto, a ciò che ciascuno lo possa intendere, e a ciò che gli signiori e gli altri cavalieri e gentili uomini, i quali non sanno latino e sono stati oltramare, intendino, se io dico el vero o no.

 

E se io erro in discrivere, per non ricordarmi o per altra cagione, che eglino mi possino corregere e megliorare, perchè le cose di lungo tempo per non le vedere, spesso legiermente tornono in oblivione, e la memoria umana non può ogni cosa apprendere e ritenere.

 

Ora, col nome di Dio glorioso, colui che vuole andare oltramare, vi può andare per più vie, per mare e per terra, secondo el paese donde si parte; delle quali vie la maggiore parte tornano tutte a un fine. E non intendete punto che io voglia dichiarare tutti i luoghi, cioè città, castelle e ville, per le quale si conviene passare, perchè farei troppo lungo parlare; ma solamente d’alcuni paesi e luoghi principali, per li quali si debba andare e passare, per la diritta via tenere.






     

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