IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

sabato 5 settembre 2026

TACITO DISSENSO

 









GERMANIA (il capitolo completo)  


& IL MOTIVO DEL DISSENSO







La Germania di Tacito è un’opera ‘unica ma non originale’. Unica, perché si tratta della sola monografia etnografica del mondo antico integralmente conservata. Non originale, perché opere precedenti dello stesso tipo sono andate perdute, come il De situ et sacris Aegyptiorum e il De situ Indiae di Seneca. Ma soprattutto, perché altri storici romani si erano occupati di etnografia germanica nelle digressioni delle loro opere, a partire da Cesare, Sallustio e Livio, per giungere fino a quella che è considerata la fonte principale di Tacito: i Bella Germaniae di Plinio il Vecchio.

 

Le descrizioni etnografiche, nella tradizione che risale a Erodoto, hanno una struttura organizzata per rubriche. Tacito mette subito in evidenza tale carattere, aprendo la Germania con un ampio prologo, che affronta le medesime tematiche della digressione sulla Britannia contenuta nella Vita di Agricola. Troviamo infatti dapprima un suggestivo quadro sommario di geografia fisica della regione, poi l’autore si sofferma sull’origine, l’aspetto fisico e la preistoria mitica degli abitanti, e infine descrive il clima e le risorse agricole e minerarie.

 

L’incipit dell’opera, come già notato a proposito dell’Agricola, offre un omaggio allusivo: Germania omnis riecheggia infatti l’esordio del De bello Gallico di Cesare (Gallia est omnis), perché il sesto libro dell’opera cesariana conteneva la prima trattazione in latino relativa ai costumi dei Germani. A Cesare avevano già alluso Pomponio Mela (III 20: omnis Comata Gallia) e Plinio.


ESPANSIONE REPUBBLICA


Lo stesso Cesare, da parte sua, aveva utilizzato una formula già in uso nella tradizione etnografica greca, testimoniata da Posidonio. Esattamente come Cesare, parlando di Gallia omnis, intendeva riferirsi solo ai territori gallici ancora non soggetti al dominio romano (escludendo cioè la Gallia Narbonense e la Cisalpina), così anche Tacito, nel delimitare i confini della Germania, si riferisce qui solo alla Germania libera, con esclusione dei territori occupati dai Romani, che Augusto aveva suddiviso nei due distretti di Germania Superior e Germania Inferior, poi trasformati in province da Domiziano.

 

Con una tipica variatio stilistica, Tacito oppone al toponimo Germania gli etnici Galli, Raeti, Pannonii, Sarmati e Daci. Si osservi inoltre la variatio nell’uso delle congiunzioni copulative, nella serie Gallis Raetisque et Pannoniis: Tacito evita di proposito le forme più usuali in latino, quali sarebbero state Gallis, Raetis Pannoniisque, oppure Gallis, Raetis et Pannoniis, e impiega invece un costrutto che ricalca il greco τε καί, dove il ‘que’ ha solo la funzione di rafforzare l’et che unisce gli ultimi due elementi della serie.

 

Dunque, Reti e Pannoni, in quanto popoli danubiani, sono tra loro più strettamente uniti rispetto ai Galli renani. Tacito indica poi il confine con i Sarmati e i Daci per mezzo dell’espressione allitterante MuTuo MeTu aut MonTibus, che unisce l’astratto metus al concreto montes (questi monti sono probabilmente i Carpazi, che appaiono come confine orientale della Germania in Tol., geogr. II 11.4).


FINE DELLA REPUBBLICA ED INIZIO DELL'IMPERO


La Rezia era la regione alpina centrale che si estendeva a ovest fino al lago di Costanza e a est fino al fiume Inn, mentre a nord era delimitata dal Danubio e a sud dalle Alpi dette appunto Retiche.

 

Era stata conquistata dai Romani già nella prima età augustea grazie alla campagna condotta nel 15 a. C. da Tiberio e Druso (Plin., nat. III 135-137 ci ha conservato il testo dell’iscrizione celebrativa, il tropaeum Alpium). Tiberio la costituì in provincia di Raetia et Vindelicia (la Vindelicia era la sua parte più settentrionale), con capitale Augusta Vindelicum (Augsburg), a cui Tacito allude nel cap. 41.1.

 

Secondo Livio (V 33.11), Pompeo Trogo (Iust., XX 5.9) e Plinio (nat. III 133), i Reti erano una popolazione di origine etrusca; secondo Strabone (IV 6.8, C 206) erano invece di origine illirica. Forse la regione era abitata da popoli eterogenei, che solo dopo la costituzione della provincia romana cominciarono ad acquisire una certa identità regionale.

 

La Pannonia era la regione delimitata a nord e a est dal corso del Danubio a partire da Vindobona (Vienna), e a sud dal fiume Sava. A ovest confinava invece con il Norico, una regione che Tacito dimentica di menzionare, pur essendo posta anch’essa al confine danubiano della Germania, esattamente tra la Rezia e la Pannonia.

 

La conquista romana della Pannonia, iniziata tra Augusto e Tiberio, rimase precaria fino a Traiano, che ne divise il territorio in due province, Pannonia Superior, con capitale Carnuntum (Petronell) e Pannonia Inferior, con capitale Aquincum (Buda). La Pannonia era infatti abitata da popolazioni celtiche a nord e illiriche a sud, trovando la sua unità solo come provincia romana.


ESPANSIONE SOTTO AUGUSTO


 La terra dei Sarmati aveva confini indefiniti, trattandosi di una popolazione nomade delle steppe russe, affine agli Sciti. Secondo il geografo Tolomeo (II sec. d. C.), il confine tra i Germani e i Sarmati era segnato dal corso della Vistola.

 

La Dacia comprendeva il bacino inferiore del Danubio, corrispondente grosso modo all’attuale Romania. Fu conquistata dai Romani solo dopo la pubblicazione della Germania di Tacito (98 d. C.), e precisamente nel 106 ad opera di Traiano.

 

Tacito applica alla delimitazione della Germania il concetto, diffuso presso gli storici e i geografi antichi, dei ‘confini naturali’, segnati da fiumi o monti. Il confine del Reno era divenuto canonico a Roma dopo la conquista gallica di Cesare, quello del Danubio lo divenne in età augustea (Strab., II 5.30; VII 1.1).

 

Il Reno e il Danubio costituiscono dunque i confini naturali dell’impero romano già in Seneca (nat. I praef. 9; VI 7.1): a questa concezione Tacito sacrifica anche la realtà storica, perché l’impero aveva ormai acquisito un confine fortificato ben al di là della linea Reno-Danubio.

 

Il limes oltrepassava il Reno all’altezza di Confluentes (Koblenz), e inglobava tutta la regione degli Agri Decumates, per poi ricongiungersi al Danubio presso Castra Regina (Regensburg).


LA MAGNA GERMANIA LIMITE DELL'IMPERO


Il mare che bagna la Germania costituiva per i Romani un unico ‘Oceano del Nord’ (Plin., nat. II 167; IV 109: maria circa oram ad Rhenum septentrionalis Oceanus), articolato in Mare Germanicum (Mare del Nord) e Mare Suebicum (Mar Baltico).

 

Si trattava di regioni poco conosciute, a cui Tacito dona un’aria poetica: l’espressione ‘ambit’ è infatti piuttosto ricercata, e ancor più lo è l’ipallage ‘insularum immensa spatia’ (per insulae immensi spatii).

 

Poetici andranno anche considerati i plurali ‘sinus’ e ‘insulae’, che si riferiscono, rispettivamente, alla penisola dello Jutland e alla Scandinavia (considerata un’isola come in Plin., nat. IV 96). Nell’aggettivo ‘immensus’ è avvertibile la coscienza etimologica della formazione da in- negativo e il participio del verbo ‘metior’, ‘misurare’: l’idea di immensità nasce dal fatto che i Romani non disponevano di misure precise.

 

Pochi, essenziali tratti poetici riescono ad evocare tutto il fascino dei due grandi fiumi che segnano profondamente il paesaggio, e diremmo quasi la stessa civiltà germanica: il Reno e il Danubio. La Germania è infatti, per Tacito come già per Cesare, uno spazio geografico, prima ancora che etnico.

 

L’impianto complessivo della descrizione dei singoli popoli nella Germania seguirà infatti, precisamente, le due direttrici rappresentate dal corso del Reno (capp. 30-34) e del Danubio (capp. 41-45).


L'IMPERO IN BRITANNIA


Qui un’antitesi costruita con arte sapiente presenta in via preliminare da un lato il Reno, che nasce impetuoso e selvaggio da un’altissima vetta e sbocca placido e maestoso nell’Oceano, dall’altro il Danubio, che con perfetta simmetria nasce lento da una modesta altura e sbocca straripando dalle sue numerose foci.

 

Per rendere più incisiva l’antitesi, Tacito non menziona qui i diversi rami in cui anche il Reno si divide alla foce.

 

A proposito del Reno, il suggestivo ritratto alpestre Raeticarum Alpium inaccesso ac praecipiti vertice ortus risulta di tono spiccatamente poetico. Si noti infatti l’uso di ‘inaccessus’, e poi la clausola esametrica vertice ‘ortus’.

 

La descrizione è quella del maestoso massiccio del Rheinwaldhorn (il monte Adula di Strab., IV 3.3), dove a più di tremila metri di altezza nasce il ramo del Reno Posteriore (Hinterrhein): la sorgente si trovava esattamente nell’antica provincia di Rezia, nella sua parte più occidentale, oggi compresa nel cantone svizzero dei Grigioni.


APOGEO DELL'IMPERO ROMANO


Anche Plinio aveva indicato la sorgente del fiume presso i Reti (nat. III 135: Raetorum Vennonenses Sarunetesque ortus Rheni amnis accolunt), mentre Cesare l’aveva collocata invece presso i Leponzi dell’alto Ticino (Caes., Gall. IV 10.3: Rhenus autem oritur ex Lepontiis, qui Alpes incolunt), cioè nel punto dove nasce l’altro ramo, il Reno Anteriore (Vorderrhein), presso il passo del San Gottardo.

 

Anche a proposito del Danubio, viene ricordata innanzitutto la sorgente, presso il mons Abnoba (Abenauer Gebirge), nella Foresta Nera. La descrizione del fiume è ancor più marcatamente vicina a quella di Plinio nella Naturalis historia (IV 79: ortus hic in Germania iugis montis Abnovae …per innumeras lapsus gentes Danuvi nomine, immenso aquarum auctu et unde primum Illyricum adluit Hister appellatus, sexaginta amnibus receptis, medio ferme eorum numero navigabili, in Pontum vastis sex fluminibus evolvitur … proximus alveus ‘Sacer’ appellatus, undeviginti passibus magna palude sorbetur,

 

‘questo fiume, nato in Germania dalla catena del monte Abnoba …scorre attraverso innumerevoli popolazioni con il nome di Danubio; con un’enorme ricchezza d’acqua, dal punto in cui comincia a bagnare l’Illirico, viene chiamato Istro; dopo aver ricevuto sessanta affluenti, di cui quasi la metà sono navigabili, sfocia nel Ponto con sei rami … il canale più vicino, detto Sacro, viene assorbito da una grande palude per diciannove miglia’).

 

Tutto ciò potrebbe dunque far pensare a una dipendenza della descrizione tacitiana del Reno e del Danubio dai perduti Bella Germaniae pliniani. Rispetto a Plinio, tuttavia, anche per il Danubio è evidente il maggiore impegno stilistico di Tacito. 

 

 

I POPOLI DELLA GERMANIA

 

 

Nella tradizione dell’etnografia antica, una sezione fondamentale è costituita dall’enumerazione dettagliata dei singoli popoli che abitano una regione. Si può confrontare, ad esempio, la famosa descrizione della Libia nel quarto libro delle Storie erodotee. Tuttavia, in Erodoto tale sezione precede la serie delle rubriche dedicate agli usi e costumi di questi popoli in generale (capp. 16-27 e 59-82 rispettivamente).

 

Nella Germania di Tacito avviene il contrario: come abbiamo visto, la prima sezione è quella relativa agli usi e ai costumi dei Germani nel loro insieme (capp. 6-27), mentre la sezione dedicata alla caratterizzazione etnografica dei singoli popoli è la seconda (capp. 28-46). Tale ordine è dovuto probabilmente all’influsso del fondamentale trattato ippocratico Arie acque luoghi, il quale, dopo aver esposto nella prima parte la teoria generale dell’influsso del clima sull’uomo (capp. 1-11), nella seconda parte applicava la teoria alle caratteristiche specifiche dei singoli popoli di Asia ed Europa (capp. 12-24).


GERMANIA (il capitolo completo) 







LE INVASIONI BARBARICHE