GERMANIA (il capitolo completo)
La Germania di Tacito è un’opera ‘unica ma non originale’. Unica,
perché si tratta della sola monografia etnografica del mondo antico
integralmente conservata. Non originale, perché opere precedenti dello stesso
tipo sono andate perdute, come il De situ et sacris Aegyptiorum e il De situ
Indiae di Seneca. Ma soprattutto, perché altri storici romani si erano
occupati di etnografia germanica nelle digressioni delle loro opere, a partire
da Cesare, Sallustio e Livio, per giungere fino a quella che è considerata la
fonte principale di Tacito: i Bella Germaniae di Plinio il Vecchio.
Le
descrizioni etnografiche, nella tradizione che risale a Erodoto, hanno una
struttura organizzata per rubriche. Tacito mette subito in evidenza tale
carattere, aprendo la Germania con un ampio prologo, che affronta le medesime
tematiche della digressione sulla Britannia contenuta nella Vita di Agricola.
Troviamo infatti dapprima un suggestivo quadro sommario di geografia fisica della
regione, poi l’autore si sofferma sull’origine, l’aspetto fisico e la
preistoria mitica degli abitanti, e infine descrive il clima e le risorse
agricole e minerarie.
L’incipit
dell’opera, come già notato a proposito dell’Agricola, offre un omaggio
allusivo: Germania omnis riecheggia infatti l’esordio del De bello
Gallico di Cesare (Gallia est omnis), perché il sesto libro dell’opera
cesariana conteneva la prima trattazione in latino relativa ai costumi dei
Germani. A Cesare avevano già alluso Pomponio Mela (III 20: omnis Comata
Gallia) e Plinio.
| ESPANSIONE REPUBBLICA |
Lo stesso Cesare, da parte sua, aveva utilizzato una formula già in uso nella tradizione etnografica greca, testimoniata da Posidonio. Esattamente come Cesare, parlando di Gallia omnis, intendeva riferirsi solo ai territori gallici ancora non soggetti al dominio romano (escludendo cioè la Gallia Narbonense e la Cisalpina), così anche Tacito, nel delimitare i confini della Germania, si riferisce qui solo alla Germania libera, con esclusione dei territori occupati dai Romani, che Augusto aveva suddiviso nei due distretti di Germania Superior e Germania Inferior, poi trasformati in province da Domiziano.
Con una
tipica variatio stilistica, Tacito oppone al toponimo Germania gli
etnici Galli, Raeti, Pannonii, Sarmati e Daci. Si osservi inoltre la variatio
nell’uso delle congiunzioni copulative, nella serie Gallis Raetisque et
Pannoniis: Tacito evita di proposito le forme più usuali in latino, quali
sarebbero state Gallis, Raetis Pannoniisque, oppure Gallis, Raetis et
Pannoniis, e impiega invece un costrutto che ricalca il greco τε καί, dove il ‘que’ ha solo
la funzione di rafforzare l’et che unisce gli ultimi due elementi della serie.
Dunque, Reti
e Pannoni, in quanto popoli danubiani, sono tra loro più strettamente uniti
rispetto ai Galli renani. Tacito indica poi il confine con i Sarmati e i
Daci per mezzo dell’espressione allitterante MuTuo MeTu aut MonTibus, che
unisce l’astratto metus al concreto montes (questi monti sono probabilmente i
Carpazi, che appaiono come confine orientale della Germania in Tol., geogr. II
11.4).
FINE DELLA REPUBBLICA ED INIZIO DELL'IMPERO
La Rezia era la regione alpina centrale che si estendeva a ovest fino al lago di Costanza e a est fino al fiume Inn, mentre a nord era delimitata dal Danubio e a sud dalle Alpi dette appunto Retiche.
Era stata
conquistata dai Romani già nella prima età augustea grazie alla campagna
condotta nel 15 a. C. da Tiberio e Druso (Plin., nat. III 135-137 ci ha
conservato il testo dell’iscrizione celebrativa, il tropaeum Alpium). Tiberio
la costituì in provincia di Raetia et Vindelicia (la Vindelicia era la sua
parte più settentrionale), con capitale Augusta Vindelicum (Augsburg), a cui
Tacito allude nel cap. 41.1.
Secondo
Livio (V 33.11), Pompeo Trogo (Iust., XX 5.9) e Plinio (nat. III 133), i
Reti erano una popolazione di origine etrusca; secondo Strabone (IV 6.8, C
206) erano invece di origine illirica. Forse la regione era abitata da popoli
eterogenei, che solo dopo la costituzione della provincia romana cominciarono
ad acquisire una certa identità regionale.
La
Pannonia
era la regione delimitata a nord e a est dal corso del Danubio a partire da
Vindobona (Vienna), e a sud dal fiume Sava. A ovest confinava invece con il
Norico, una regione che Tacito dimentica di menzionare, pur essendo posta
anch’essa al confine danubiano della Germania, esattamente tra la Rezia e la
Pannonia.
La
conquista romana della Pannonia, iniziata tra Augusto e Tiberio, rimase
precaria fino a Traiano, che ne divise il territorio in due province, Pannonia
Superior, con capitale Carnuntum (Petronell) e Pannonia Inferior, con capitale
Aquincum (Buda). La Pannonia era infatti abitata da popolazioni celtiche a nord
e illiriche a sud, trovando la sua unità solo come provincia romana.
La Dacia comprendeva il bacino
inferiore del Danubio, corrispondente grosso modo all’attuale Romania. Fu
conquistata dai Romani solo dopo la pubblicazione della Germania di Tacito (98
d. C.), e precisamente nel 106 ad opera di Traiano.
Tacito
applica alla delimitazione della Germania il concetto, diffuso presso gli
storici e i geografi antichi, dei ‘confini naturali’, segnati da fiumi o
monti. Il confine del Reno era divenuto canonico a Roma dopo la conquista
gallica di Cesare, quello del Danubio lo divenne in età augustea (Strab., II
5.30; VII 1.1).
Il Reno
e il Danubio
costituiscono dunque i confini naturali dell’impero romano già in Seneca (nat.
I praef. 9; VI 7.1): a questa concezione Tacito sacrifica anche la realtà
storica, perché l’impero aveva ormai acquisito un confine fortificato ben al di
là della linea Reno-Danubio.
Il limes oltrepassava il Reno
all’altezza di Confluentes (Koblenz), e inglobava tutta la regione degli Agri
Decumates, per poi ricongiungersi al Danubio presso Castra Regina (Regensburg).
LA MAGNA GERMANIA LIMITE DELL'IMPERO
Il mare che bagna la Germania costituiva per i Romani un unico ‘Oceano del Nord’ (Plin., nat. II 167; IV 109: maria circa oram ad Rhenum septentrionalis Oceanus), articolato in Mare Germanicum (Mare del Nord) e Mare Suebicum (Mar Baltico).
Si trattava
di regioni poco conosciute, a cui Tacito dona un’aria poetica: l’espressione ‘ambit’
è infatti piuttosto ricercata, e ancor più lo è l’ipallage ‘insularum immensa
spatia’ (per insulae immensi spatii).
Poetici
andranno anche considerati i plurali ‘sinus’ e ‘insulae’, che si riferiscono,
rispettivamente, alla penisola dello Jutland e alla Scandinavia
(considerata un’isola come in Plin., nat. IV 96). Nell’aggettivo ‘immensus’ è
avvertibile la coscienza etimologica della formazione da in- negativo e il
participio del verbo ‘metior’, ‘misurare’: l’idea di immensità nasce dal fatto
che i Romani non disponevano di misure precise.
Pochi,
essenziali tratti poetici riescono ad evocare tutto il fascino dei due grandi
fiumi che segnano profondamente il paesaggio, e diremmo quasi la stessa civiltà
germanica: il Reno e il Danubio. La Germania è infatti, per Tacito come
già per Cesare, uno spazio geografico, prima ancora che etnico.
L’impianto
complessivo della descrizione dei singoli popoli nella Germania seguirà
infatti, precisamente, le due direttrici rappresentate dal corso del Reno
(capp. 30-34) e del Danubio (capp. 41-45).
Qui un’antitesi costruita con arte sapiente presenta in via preliminare da un lato il Reno, che nasce impetuoso e selvaggio da un’altissima vetta e sbocca placido e maestoso nell’Oceano, dall’altro il Danubio, che con perfetta simmetria nasce lento da una modesta altura e sbocca straripando dalle sue numerose foci.
Per rendere
più incisiva l’antitesi, Tacito non menziona qui i diversi rami in cui anche il
Reno si divide alla foce.
A proposito
del Reno, il suggestivo ritratto alpestre Raeticarum Alpium inaccesso
ac praecipiti vertice ortus risulta di tono spiccatamente poetico. Si noti
infatti l’uso di ‘inaccessus’, e poi la clausola esametrica vertice ‘ortus’.
La
descrizione è quella del maestoso massiccio del Rheinwaldhorn (il monte
Adula di Strab., IV 3.3), dove a più di tremila metri di altezza nasce il ramo
del Reno Posteriore (Hinterrhein): la sorgente si trovava esattamente
nell’antica provincia di Rezia, nella sua parte più occidentale, oggi
compresa nel cantone svizzero dei Grigioni.
Anche Plinio aveva indicato la sorgente del fiume presso i Reti (nat. III 135: Raetorum Vennonenses Sarunetesque ortus Rheni amnis accolunt), mentre Cesare l’aveva collocata invece presso i Leponzi dell’alto Ticino (Caes., Gall. IV 10.3: Rhenus autem oritur ex Lepontiis, qui Alpes incolunt), cioè nel punto dove nasce l’altro ramo, il Reno Anteriore (Vorderrhein), presso il passo del San Gottardo.
Anche a
proposito del Danubio, viene ricordata innanzitutto la sorgente, presso il
mons Abnoba (Abenauer Gebirge), nella Foresta Nera. La descrizione del fiume è
ancor più marcatamente vicina a quella di Plinio nella Naturalis historia (IV
79: ortus hic in Germania iugis montis Abnovae …per innumeras lapsus gentes
Danuvi nomine, immenso aquarum auctu et unde primum Illyricum adluit Hister
appellatus, sexaginta amnibus receptis, medio ferme eorum numero navigabili, in
Pontum vastis sex fluminibus evolvitur … proximus alveus ‘Sacer’ appellatus,
undeviginti passibus magna palude sorbetur,
‘questo
fiume, nato in Germania dalla catena del monte Abnoba …scorre attraverso
innumerevoli popolazioni con il nome di Danubio; con un’enorme ricchezza
d’acqua, dal punto in cui comincia a bagnare l’Illirico, viene chiamato Istro;
dopo aver ricevuto sessanta affluenti, di cui quasi la metà sono navigabili,
sfocia nel Ponto con sei rami … il canale più vicino, detto Sacro, viene
assorbito da una grande palude per diciannove miglia’).
Tutto ciò potrebbe dunque far pensare a una dipendenza della descrizione tacitiana del Reno e del Danubio dai perduti Bella Germaniae pliniani. Rispetto a Plinio, tuttavia, anche per il Danubio è evidente il maggiore impegno stilistico di Tacito.
I POPOLI
DELLA GERMANIA
Nella
tradizione dell’etnografia antica, una sezione fondamentale è costituita
dall’enumerazione dettagliata dei singoli popoli che abitano una regione. Si
può confrontare, ad esempio, la famosa descrizione della Libia nel quarto libro
delle Storie erodotee. Tuttavia, in Erodoto tale sezione precede la serie delle
rubriche dedicate agli usi e costumi di questi popoli in generale (capp. 16-27
e 59-82 rispettivamente).
Nella
Germania di Tacito avviene il contrario: come abbiamo visto, la prima sezione è
quella relativa agli usi e ai costumi dei Germani nel loro insieme (capp.
6-27), mentre la sezione dedicata alla caratterizzazione etnografica dei
singoli popoli è la seconda (capp. 28-46). Tale ordine è dovuto probabilmente
all’influsso del fondamentale trattato ippocratico Arie acque luoghi, il quale,
dopo aver esposto nella prima parte la teoria generale dell’influsso del clima
sull’uomo (capp. 1-11), nella seconda parte applicava la teoria alle
caratteristiche specifiche dei singoli popoli di Asia ed Europa (capp. 12-24).
GERMANIA (il capitolo completo)
Nessun commento:
Posta un commento