IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

domenica 3 maggio 2026

IL RACCONTO DELLA DOMENICA, ovvero, L'ESTINZIONE IN FIORE

 









LETTERE AI COLLEGHI


 

 

Avendo dimostrato la grande validità dei rimedi attraverso il loro uso, il dottor Bach rimase sconcertato dall’atteggiamento assunto dai suoi colleghi.

 

 

Ricevette numerose lettere dall’Ordine dei Medici, in cui si chiedeva conto della sua attività, dello statuto dei suoi aiutanti e degli annunci apparsi sui giornali che informavano il pubblico del nuovo metodo terapeutico. Dopo una lunga corrispondenza tra il dottor Bach e l’Ordine dei Medici, venne intimato al dottore di abbandonare le sue attività, altrimenti il suo nome sarebbe stato cancellato dall’Albo. Ma il dottor Bach era così convinto e così sicuro dei benefici del suo nuovo lavoro, che niente lo avrebbe smosso dalle proprie convinzioni. Egli affermò che il dovere di un medico era quello di curare i malati e di alleviare il loro dolore e le sue risposte alle lettere inviategli dall’Ordine riflettevano questi suoi pensieri. Il nome del dottor Bach non venne mai cancellato dall’Albo.




UN APPELLO

 

Ai miei Colleghi dell’Ordine dei Medici

 

Dopo molti anni di ricerche, ho scoperto che alcune Erbe possiedono straordinarie proprietà terapeutiche e che, con il loro aiuto, una grande quantità di malattie, che con le cure tradizionali potevano essere solo mitigate, adesso possono essere curate.

 

Inoltre, le malattie in procinto di manifestarsi possono essere curate e prevenute in quella fase in cui le persone dicono: «Non mi sento ancora così male da andare dal dottore».

 

Ma quando guadagneremo la fiducia di coloro che ci circondano ed essi si convinceranno che la malattia dovrebbe essere contrastata allo stadio iniziale, e inoltre, quando saremo capaci di spiegare loro che, nei casi più ostinati e in quelli cronici, vale la pena proseguire le cure, il nostro lavoro sarà aumentato di molto. Infatti, molte persone si rivolgeranno a noi ancor prima di essere ammalate. In secondo luogo, i pazienti affetti da malattie croniche si rivolgeranno a noi non solo quando desidereranno ottenere sollievo dal dolore o dallo sconforto, ma verranno per continuare le cure, nella speranza di poter guarire.

 

Le Erbe citate possono coadiuvare qualsiasi terapia tradizionale, o possono essere utilizzate in aggiunta a qualsiasi prescrizione, e favoriranno e agevoleranno la cura di tutti i tipi di malattia, acuta o cronica, affinché il trattamento abbia maggiore successo. Siamo in un’epoca in cui la medicina tradizionale non riesce a curare una certa quantità di malattie, per cui è giunto il momento di riacquistare la fiducia delle persone e giustificare la nostra nobile Vocazione.

 

Le Erbe possono essere facilmente conosciute da qualsiasi studioso della natura umana e una delle loro proprietà è di aiutarci a prevenire i prodromi della malattia organica nel momento in cui lo stato funzionale del paziente è in quello stadio, sia nel disturbo acuto, sia in quello cronico, che spesso precede la malattia stessa.

 



Wellsprings, Sotwell, Wallingford, Berkshire

 

8 gennaio 1935

 

Cari Fratelli,

 

allego una copia della lettera inviata oggi all’Ordine dei Medici, che a breve proibirà per legge a qualsiasi membro del nostro gruppo di effettuare la visita domiciliare dei pazienti. I malati dovranno venire da noi, oppure i genitori o i parenti dovranno venire a illustrarci la natura della malattia.

 

Sappiamo che ciò è più che giusto, poiché solo coloro che fanno uno sforzo potranno riacquistare la salute.

 

È questo il genere di persone che accorcia la strada dato che, in presenza di una folla così numerosa, questo era l’unico modo per raggiungere il Guaritore.

 

Edward Bach




Wellsprings, Sotwell, Wallingford, Berkshire

 

8 gennaio 1935

 

Al Presidente dell’Ordine dei Medici

 

Egregio Signore,

 

avendo ricevuto la notifica dell’Ordine riguardo al fatto che svolgo il mio lavoro coadiuvato da assistenti non qualificati, ho l’onore di informarla che mi avvalgo della collaborazione di molti di tali assistenti e continuerò ad avvalermene.

 

Come ho già precedentemente comunicato all’Ordine, ritengo che sia dovere e privilegio di ogni medico insegnare ai malati e a tutte le persone come curare se stessi. Lascio alla vostra discrezione di stabilire i provvedimenti che vorrete prendere.

 

Poiché ho dimostrato che le Erbe dei campi sono semplici da utilizzare e hanno proprietà curative straordinariamente efficaci, ho abbandonato la medicina convenzionale.

 

Indirizzo medico registrato.

 

Berryfields, Park Lane, Ashstead, Surrey. 

 

 

L’ESTINZIONE IN FIORE





 

Le piante medicinali e aromatiche, alleate per il benessere umano sono sempre più minacciate da crisi climatica e perdita di habitat, raccolta eccessiva in natura e commercio illegale. In Italia il settore muove 1 miliardo di euro. Il punto e i dati del nuovo report di Legambiente

 

L’Italia è un importante scrigno di piante medicinali e aromatiche (MAPs), alleate preziose per il benessere umano per le loro proprietà curative, aromatiche o profumate. Dall’arnica alla calendula, dalla lavanda alla genziana, dal tarassaco, alla salvia al rosmarino, solo per citarne alcune, queste piante sono infatti utilizzate in erboristeria, farmaceutica, cosmetica e cucina. Oggi però sono sempre più a rischio a causa dell’avanzare della crisi climatica, della perdita e frammentazione degli habitat, della raccolta eccessiva in natura e del commercio illegale.

 

A fare un punto, nella giornata mondiale della natura selvatica dedicata quest’anno proprio a queste piante, è Legambiente con i dati del suo nuovo report “Natura selvatica a rischio 2026. Piante medicinali e aromatiche: preservare la salute, il patrimonio e i mezzi di sussistenza”. Nella Penisola tra quelle più minacciate ci sono la genziana lutea (Gentiana lutea), l’arnica montana (Arnica montana L.) e l’artemisia nana classificate come Vulnerabili (VU) o Quasi Minacciate (NT) soprattutto per crisi climatica e raccolta intensiva su Alpi e Appennini.




A queste si aggiungono anche il ginepro (Juniperus communis) sovrasfruttato per le sue bacche aromatiche, la liquerizia (Lycyrrhiza glabra) per le sue radici, la valeriana, l’Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum L.). In particolare, la genziana negli ultimi ha registrato una contrazione significativa delle sue popolazioni nell’Appennino e nelle Alpi nonostante sia considerata una specie protetta e sia inserita nell’Allegato V della Direttiva Habitat (92/43/CEE), che regolamenta il prelievo delle sue radici in natura per uso erboristico e commerciale. In Sardegna si registra la situazione più grave con studi recenti (2016-2023) che la classificano come piante “In Pericolo” a causa anche della riduzione della qualità dell’habitat. A livello nazionale, si stima una riduzione del suo areale superiore al 50% entro il 2050-2070 in alcune regioni mediterranee (dati IUCN).

 

Una fotografia quella scattata dal report di Legambiente nel complesso preoccupante se si pensa che in Italia il settore delle piante officinali, stando agli ultimi dati del 2023, muove un mercato di oltre un miliardo di euro. La Penisola per altro, oltre alle piante spontanee in natura, vanta una superficie stimata di quasi 9 mila ettari interessando circa 130 specie coltivate e coinvolgendo 430-450 produttori specializzati.



Il Piemonte, con 750 ettari, è la ragione leader per coltivazione e produzione e tra le aree di spicco conta quella di Pancalieri (tra Cuneo e Torino) celebre per la produzione di menta piperita, melissa, salvia, camomilla, assenzio, echinacea. Insieme ai dati l’associazione ambientalista sintetizza nel report anche un pacchetto di proposte per la tutela della natura selvatica, e porta in primo piano anche sei buone pratiche nazionali in materia di flora insieme alla filiera responsabile dei Monti Ernici e a un focus sulla posidonia.

 

Legambiente ricorda che in Europa, stando agli ultimi dati dell’IUCN, il 31% delle piante officinali è in declino e che secondo Cites in tutto il mondo, circa 50.000-70.000 specie di MAP vengono raccolte per le loro proprietà curative, il loro significato culturale e il loro valore economico. Di queste, si stima che quasi 1.300 siano elencate nelle Appendici della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES).

 

Resta, però, urgente una maggiore loro tutela. In Italia Legambiente chiede di evitare il sovrasfruttamento di queste piante officinali per garantire la resilienza degli ecosistemi, di promuovere in fatto di raccolta un approccio sostenibile uniformando in tutto il territorio nazionale il ricorso a criteri quantitativi e tecniche appropriate, di definire delle linee guida informative e dar avvio a maggiori campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini; di adottare Soluzioni Basate sulla Natura (Nature Based Solution – NBS), che proteggono e ripristinano in modo sostenibile gli ecosistemi come ad esempio il recupero di aree degradate.




A livello generale in termini di tutela della natura selvatica (flora e fauna), Legambiente chiede anche di accelerare il passo nell’istituzione di nuove aree protette a terra e a mare; di migliorare la gestione di quelle già esistenti e la tutela e conservazione delle specie a rischio, di prevedere nei parchi piani nazionali di adattamento al clima; di contenere la proliferazione di specie aliene invasive.

 

“La flora officinale italiana – commenta Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente – rappresenta una risorsa biologica ed economica strategica, ma non illimitata. La sua conservazione richiede pianificazione, competenze tecnico-scientifiche e politiche di gestione fondate su evidenze ecologiche e agronomiche e che prevedano la tutela degli habitat, una gestione sostenibile del territorio, la regolamentazione della raccolta delle piante e la valorizzazione di filiere trasparenti, certificate e tracciabili. Solo così sarà possibile garantire nel lungo periodo sia la funzionalità degli ecosistemi sia la disponibilità di biomasse officinali di qualità”.

 

A livello territoriale, le regioni del centro-sud, le isole maggiori, l’Appennino Centrale e le Alpi sono le aree della Penisola con maggiore concentrazione naturale di pianti officinali. In particolare, le regioni del centro-sud e le isole maggiori, grazie al clima mediterraneo, all’esposizione solare e a suoli spesso poveri ma ben drenati, sono ideali per molte specie aromatiche.

 

Per esempio, in Sicilia crescono origano, rosmarino, timo, cappero, finocchietto selvatico ecc. La Sardegna tra le altre piante officinali vede anche mirto, elicriso, lentisco. Così come Calabria, Puglia, Basilicata dove è presente la macchia mediterranea costiera. L’Appennino centrale con, ad esempio, Umbria, Marche, Abruzzo con la presenza di aree protette che garantiscono grande biodiversità e regimi di tutela; così come sulle Alpi dove sono presenti specie alpine medicinali come arnica e genziana.




Per quanto riguarda invece le aree di coltivazione e produzione, oltre al Piemonte, nella Penisola ci sono ad esempio anche la Toscana, con importanti distretti per la produzione di lavanda, Marche, Puglia, Emilia-Romagna e Lombardia, solo per citarne alcuni.

 

Sei le buone pratiche censite da Legambiente e che hanno al centro le piante officinali e la cura e la tutela della flora. Dalla Toscana dove è stato approvato il primo elenco regionale delle piante officinali spontanee con l’obiettivo di migliorane la tutela all’app Mappae che raccoglie 12 itinerari sulle piante aromatiche relative a 6 paesi europei (Italia, Francia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Malta e Cipro). Dalla Calabria dove è nata l’alleanza “Calabria Oasi della Biodiversità d’Europa” con 50 sigle aderenti, tra cui Legambiente, e la condivisione di un manifesto per difendere e promuovere la biodiversità, inclusa quella botanica; alla Provincia di Bolzano che punta sulle sementi autoctone e sul catasto digitale.

 

In Veneto si sta esplorando il potenziale edibile delle piante alofite nella Laguna di Venezia; mentre dallo studio “Representativeness of the Natura 2000 network for preserving plant biodiversity in the European Union”, coordinato dall’Università di Bologna e dall’Università dell’Aquila, emerge che la Rete Natura 2000 protegge quasi il 90% delle piante vascolari native dell’UE. Alle buone pratiche, Legambiente affianca anche il tema delle filiere responsabili come quella dei Monti Ernici, nel Lazio. Da qui arriva la storia dell’erborista Marco Saranda esperto conoscitore della flora dei Monti Ernici, che dedica la sua attività alla salvaguardia delle tradizioni erboristiche di Collepardo (FR), coniugando la sapienza antica con una visione moderna e sostenibile del settore officinale anche grazie alla sua storica attività. 

(Nuova Ecologia) 





 


INDICE  DEI  NOMI  COMUNI  E  BOTANICI

 

DELLE  PIANTE  TERAPEUTICHE

 

 

 

Nell’indice è stata mantenuta la distinzione fra il nome scientifico della pianta (in corsivo) e il nome comune in italiano, seguito dal nome del rimedio in inglese. La sezione Rimedi e Patologie riporta le denominazioni complete in inglese, ordinate alfabeticamente.

 

 

A

 

 

Acqua di roccia (Rock Water),

 

Aesculus hippocastanum

 

Aesculus carnea

 

Agrifoglio (Holly)

 

Agrimonia (Agrimony)

 

Agrimonia eupatoria

 

Amarena (v. Visciola)

 

Avena selvatica (Wild Oat)

 

 

B

 

 

Balsamina (Impatiens)

 

Biondella (v. Cacciafebbre)

 

Bromus ramosus

 

Brugo (Heather)


 

C


 

 

Cacciafebbre (Centaury)

 

Calluna vulgaris

 

Caprifoglio (Honeysuckle)

 

Carpino bianco (Hornbeam)

 

Carpinus betulus

 

Castagno (Sweet Chestnut)

 

Castanea sativa

 

Centaurea minore (v. Cacciafebbre)

 

Centaurium umbellatum

 

Ceratostigma willmottianum

 

Cichorium intybus

 

Cicoria (Chicory)

 

Clematis vitalba

 

 

E

 

 

Eliantemo (Rock Rose)

 

Erica selvatica (v. Brugo)

 

Erytraea centaurium

 

 

F

 

 

Faggio (Beech)

 

Fagus sylvatica

 

Farnia (v. Quercia)

 

Fiorsecco (Scleranthus)

 

Forasacco maggiore (v. Avena selvatica)

 

 

G

 

 

Gentiana amarella

 

Genzianella autunnale (Gentian)

 

Ginestrone (Gorse)

 

 

H

 

 

Helianthemum nummularium o vulgare,

 

Hottonia palustris

 

 

I

 

 

Ilex aquifolium

 

Impatiens glandulifera o roylei

 

Ippocastano bianco (Chestnut Bud e White Chestnut) Ippocastano rosso (Red Chestnut)

 

 

J

 

 

Juglans regia,

 

 

L

 

 

Larice (Larch)

 

Larix decidua

 

Latte di gallina (Star of Bethlehem)

 

Lonicera caprifolium

 

 

M

 

 

Malus communis pumila

 

Melo selvatico (Crab Apple)

 

Mimolo giallo (Mimulus)

 

Mimulus guttatus o luteus

 

 

N

 

 

Noce (Walnut)

 

 

O

 

 

Olea europaea

 

Olivo (Olive)

 

Olmo inglese (Elm)

 

Ornithogalum umbellatum

 

 

P

 

 

Pino silvestre (Pine)

 

Pinus sylvestris

 

Piombaggine (Cerato)

 

Pioppo tremolo (Aspen)

 

Populus tremula

 

Prunus cerasus

 

 

Q

 

 

Quercia (Oak)

 

Quercus robur o pedunculata

 

 

R

 

 

Rosa canina (Wild Rose)

 

Rovere (v. Quercia)

 

 

S

 

 

Salice giallo (illow)

 

Salix alba “Vitellina”

 

Scleranthus annuus

 

Scleranto (v. Fiorsecco)

 

Senape selvatica (Mustard)

 

Sinapis arvensis,

 

Stella di Betlemme (v. Latte di gallina)

 

 

U

 

 

Ulex europaeus

 

Ulmus procera o campestris

 

 

V

 

 

Verbena (Vervain)

 

Verbena officinalis

 

Violetta d’acqua (Water Violet)

 

Visciola (Cherry Plum)

 

Vitalba (Clematis)

 

Vite (Vine)

 

Vitis vinifera


(LUNA CESTA DI MIELE & UN RINGRAZIAMENTO ALLE API OPERAIE)


 

 

 

 


 

martedì 28 aprile 2026

IL PROCESSO (Terzo Atto, ovvero, IL MIRACOLO DELLA VITA)

 







Primo  &  Secondo  


e Terzo (Atto)  


Prosegue con 


Esemplari Novelle






Si stava guadagnando la reputazione di predicatore efficace. Elizabeth Peabody disse che quando andava ad ascoltarlo predicare era ‘sempre “bello”, rispetto ad altri suoi ‘umani’ consimili: e a volte, ovvero, frequentemente, molto più elevato rispetto ad altri pulpiti accompagnati da altrettanti umani linguaggi’.

 

Le persone commentano la potenza della sua voce: Peabody la definì ‘profonda’ e ‘simile a quella di un organo’, mentre altri vi percepirono un tono risonante e nasale. Rispecchiò un senso insolito per un unitariano, di una serietà terribile. Il suo pubblico raffinato rimase sbalordito e si mosse nel vederlo così commosso da ciò che stava dicendo mentre afferrava e si aggrappava al pulpito per trovare sostegno con la fronte che gli si ‘imperlava’ di sudore. Aveva evitato di coinvolgersi pubblicamente nella controversia trascendentalista. I suoi scritti pubblicati più noti fino al 1840 furono probabilmente i suoi articoli per l’Examiner su Christian in Plato di C. Ackermann e sui neoplatonici Henry More e Ralph Cudworth.




Quasi tutti i suoi scritti pubblicati, siano essi poetici, omiletici o accademici, seri o persino satirici, erano apartitici. Le poche eccezioni erano state pubblicate in forma anonima, aveva predicato i suoi sermoni più ‘eretici’ solo alla sua piccola congregazione domestica, che aveva accuratamente preparato a riceverli. Quando predicava in occasione di eventi di scambio o si recava a Boston per tenere una conferenza il giovedì, non si pronunciava su argomenti controversi come l’ispirazione, il Neoplatonismo o i miracoli. Gli argomenti dei suoi sermoni più popolari fino alla metà del 1839 (che predicò almeno dieci volte ciascuno) erano ‘La legge dello Spirito di vita’, ‘L’abnegazione’, ‘Il carattere di Paolo’, ‘Tranquillità’, ‘Moralità e religione’ e ‘La caduta dell'uomo’.

 

Parker fu spinto a trovare una voce pubblica più radicale in parte dal bisogno di rompere i confini in cui talvolta o troppo spesso costretto. Era contento che la sua chiesa tollerasse il suo trascendentalismo, ma la sua ambizione non si era placata e bramava un pubblico più ampio. ‘Sono venuto qui contro la mia volontà’, ricordò a suo fratello Isaac nel gennaio del 1840, e ‘potrei desiderare con tutto il cuore una sfera più ampia, un maggior numero di ascoltatori, e persone più intelligenti e colte della maggioranza di Spring Street’.




In aprile, osservò di sentirsi ‘a disagio nel mondo’ e di non ‘svolgere il senso della vita’ predicando a cento persone, metà delle quali ‘neonati’. Si ricordò ripetutamente nel suo diario di non essersi stabilito definitivamente.

 

Ciononostante, all’inizio del 1840, rifiutò due allettanti offerte di trasferimento. Una delle opzioni, comunicatagli tra gli altri dal fratello Isaac, era di tornare alla chiesa della sua infanzia a Lexington; la seconda era di stabilirsi nella raffinata e numerosa comunità di Waltham. La ragione addotta per rimanere era il suo obbligo verso i parrocchiani; erano così pochi e avevano così poco denaro che avrebbero avuto difficoltà a trovare un buon ministro che lo sostituisse. Inoltre, West Roxbury era così piccola che aveva tempo per dedicarsi ai suoi progetti letterari, e un’altra chiesa avrebbe potuto non accettare le sue opinioni radicali.

 

Ma ammise anche a Isaac di avere ‘ragioni private’ per rimanere. Se si fosse trasferito, ‘Miss Cabot’ (zia Lucy) sarebbe stata fuori dalla portata dei suoi parenti, e... Il resto della lettera è stato cancellato…

 

Come confessò in più di una occasione, quando arrivò a West Roxbury si rese conto che le persone e il luogo ‘devono essere “idealizzate” nel cuore e nella Ragione per essere resi sopportabili nonché accompagnati da più elevati umani sentimenti; (dacché, riscontrando la mancanza del requisito necessario e sufficiente iniziò a dialogare 'universalmente' con ogni Elemento in lui e al di fuori della misurata Coscienza con cui si è soliti celebrare, oppure ed al contrario, naufragare ogni sorta di umano Linguaggio; ed attraverso il primitivo silente (muto e del tutto incompreso) Linguaggio della Natura (accompagnata da ogni suo Elemento) con cui spende un Tempo incompreso posto all’Infinito meditava - ed ancora a tutt’oggi – incontra...  il suo Primo Dio…’ [Anima interpretativa]).




“Idealizzò” entrambi e sognò ‘con la più inveterata ostinazione’. Ma ‘presto mi sveglierò... e poi... e poi... non dirò cosa succederà poi’. ‘Detesto predicare, parlare, …o solo ascoltare la mia gente’, e poi continua: ‘È un dovere che svolgo con riluttanza per questo piccolo paese…’.

 

[Confida di lasciare presto Spring Street, ma ‘il male non verrà eliminato con l’allontanamento. Non è il ‘dove’, ma ‘cosa’ sia il vero principio del ‘dovere’ stesso e ‘come’ sfuggire il ‘male’ di questo mondo… ma non certo la Natura priva del suo veleno!’ (Anima dialogante)].

                                                                             

‘Cosa’ componga il principio del male un argomento antico…

 

Per la prima volta, Parker sembra avere seri dubbi sul ministero stesso: ‘Spesso mi dico che ho sbagliato la mia vocazione, ma se così forse è troppo tardi per tornare indietro’. La sua risoluzione è di scrivere libri (ma sappiamo altrettanto bene che il male può impedire se non addirittura ‘sovvertire’ e ‘confondere’ le Ragioni del Bene…), ‘e se non posso rivolgermi a una vasta cerchia di ascoltatori, potrei rivolgersi a una vasta cerchia di lettori’.




In casa Parker, accuse di un altro tipo di infedeltà – quella teologica – avevano suscitato grande scalpore. Il 19 luglio 1839, Andrews Norton tenne il suo Discorso sull’ultima forma di infedeltà all’associazione degli ex alunni della Harvard Theological School, riunita presso la First Parish Church di Cambridge. Parker era presente e sapeva cosa stava per accadere.

 

‘Fluttuo sulle ali dell’aspettativa, per le sue esclamazioni’, aveva scritto sarcasticamente a William Silsbee qualche giorno prima. ‘Andrews l’Unico’ non deluse le aspettative. Vale a dire, lo fece. Parker pensava che il discorso avesse ‘grandi meriti di stile’, ma per il resto fosse un ‘completo fallimento’ [linguaggio umano?]. Fu pubblicato in agosto.

 

George Ripley decise subito di rispondere.

 

Era in corso una guerra di opuscoli. Questo scambio, il più famoso della controversia trascendentalista, sarebbe continuato per dieci mesi. Parker ne sarebbe stato gradualmente coinvolto, man mano che si avvicinava a diventare una figura pubblica. A differenza della vecchia, dichiarata e zelante forma di infedeltà, dice Norton nel suo Discorso, la ‘nuova’ assume il nome cristiano ‘mentre colpisce direttamente la radice della fede nel cristianesimo, e indirettamente di ogni religione, negando i miracoli che attestano la missione divina di Cristo’. L’intera storia di Cristo è miracolosa. Rimuovere da essa ciò che si riferisce direttamente o indirettamente alla sua autorità e alle sue opere miracolose non lascerebbe nulla di coerente o consistente. Se in realtà non si fossero verificati miracoli, allora i Vangeli sarebbero favole, frutto di pura follia o di un grosso inganno. O crediamo che Gesù Cristo sia stato incaricato da Dio di parlarci in nome di Dio, oppure non sappiamo nulla di lui. Non avremmo alcun motivo per venerarlo o per considerare importanti i suoi insegnamenti.




Norton sostiene inoltre che affidarsi alle prove storiche per il cristianesimo è l’unico modo per mantenere l’autorità sociale. In una nota alla versione pubblicata del Discorso, ha affrontato l’argomento secondo cui, poiché il cristianesimo è un bisogno universale, Dio lo soddisferà con un principio universale intrinseco alla nostra natura. I sostenitori di questa visione ritengono che il cristianesimo storico non possa essere la base della fede, perché si fonda sulla testimonianza, che è estrinseca alla nostra natura; peggio ancora, la stragrande maggioranza delle persone non possiede le competenze accademiche necessarie per studiare a fondo i libri cristiani. Norton ribatte che, sebbene il bisogno di religione sia universale, la fede religiosa può essere stabilita solo ‘attraverso l’esercizio della Ragione, l’indagine, la formulazione di un giudizio probabile sui fatti’.

 

Ogni conoscenza superiore, inclusa quella religiosa, richiede impegno, riflessione e apprendimento per il suo sviluppo, la sua chiara esposizione e la sua generale accettazione. In ogni forma di conoscenza, i benefici per molti derivano dagli sforzi di pochi. Dobbiamo accettare le verità religiose come accettiamo tutte le altre verità: sulla base dell’autorità di persone più esperte di noi [Ortodossia]. Non può esserci ‘nessuna intuizione, o percezione diretta, della verità del cristianesimo, nessuna certezza metafisica [quindi l’ortodossia interpretativa in contrasto con l’Eresia]’.




Il Discorso di Norton esigeva una risposta, e Ripley, il suo disputatore del 1836, era l’uomo più indicato per scriverla. Aveva già pronto per la stampa ‘The Latest Form of Infidelity Examined; A Letter to Mr. Andrews Norton’ all’inizio di settembre del 1839, quando lesse il manoscritto a Parker. Il giovane lo trovò ‘forte, chiaro e molto buono’, ‘eccellente nella concezione e nell’esecuzione, altrettanto valido nello stile, nel contenuto e nello spirito’.

 

Eppure pensava che ci fosse ‘qualcosa di più elevato da dire su questo argomento di quanto Ripley sia disposto. Il problema della Lettera di Ripley è che, nonostante la sua lunghezza – quasi 160 pagine – non affronta direttamente il punto fondamentale di Norton: ovvero che ‘il cristianesimo debba essere accolto come una rivelazione unicamente divina e soprannaturale’. Ripley dedica la maggior parte del suo opuscolo ad attaccare l’adesione di Norton al ‘principio di esclusività’. Norton vuole che gli unitariani prendano posizione. Ripley risponde, in sostanza, che non dovrebbero essere costretti a farlo. Accusa Norton di aver fatto del criterio della fede cristiana la sua personale convinzione che ‘i miracoli narrati nel Nuovo Testamento siano la prova dell’origine divina del cristianesimo’.

 

Negare i miracoli non significa negare l’‘origine divina’ del cristianesimo; i due punti sono logicamente distinti. Presenta quindi quarantacinque pagine di citazioni per dimostrare che altri tipi di prove sono stati accettati dai padri cristiani, dai riformatori protestanti e dai teologi liberali moderni, incluso lo stesso Norton (Ripley cita gli scritti precedenti del suo avversario per dimostrare il suo punto), e raccomandati nelle Scritture.

 

L’argomentazione di Ripley è tuttavia molto indebolita dal fatto che non dice mai se con ‘origine divina’ intenda, come fa Norton, ‘un’origine esclusivamente soprannaturale’.




Ripley è su un terreno più solido quando passa dalle argomentazioni accademiche a quelle pastorali: un’eccessiva enfasi sulle prove storiche, dice, rende la predicazione mortale; la predilezione di Norton per tali prove deriva dalla sua mancanza di esperienza pratica nel ministero. Mette ingiustamente in discussione la sincerità di moltissimi credenti comuni, la cui fede si basa su altre prove. Ripley si oppone fermamente all’implicazione della dottrina di Norton, che Norton stesso sembra ammettere, secondo cui le persone comuni devono dipendere per i fondamenti della loro fede in una classe di ‘studiosi e antiquari’.

 

Norton nega quindi il principio protestante secondo cui le persone dovrebbero giudicare la verità da sole, nega la religione del cuore e ripudia l’esempio del Salvatore, che trovò i suoi discepoli tra pescatori analfabeti, non tra rabbini eruditi.




Parker era d’accordo con Ripley, in un sermone sulle ‘Prove del cristianesimo’, predicato proprio mentre la Lettera di Ripley andava in stampa, sosteneva anche che gli ignoranti non potevano scoprire i fatti dei miracoli per sé stessi, la migliore prova del cristianesimo, sosteneva, e l’unica di cui c’è bisogno non si impara dal pulpito o a memoria, è che il cristianesimo risponde alla desideri dell’anima [se l’Anima medesima viene posta o idealizzata, in una falsa o evirata forma di soppressa Coscienza, non avremmo reale concreta Coscienza né della vera divinità che la ispira né il Dio che all’Infinito l’ha forgiata e presidia; semmai potremmo e dovremmo discutere non tanto e non più sulla verità storica dei miracoli, bensì il miracolo e il mistero della vita medesima che presiede - o dovrebbe - ogni Anima-Mundi di questa o trascorsa sua e nostra comune esistenza; se viene a mancare questo ‘assunto’ dovremmo discutere il principio medesimo della Fede, e non più di una presunta Verità che la convalida, giacché per divina Natura il miracolo è la vita stessa… ed aggiungo, il contrastarla o semplicemente negarla alla facoltà umana dialogante con la stessa sua Natura, significherebbe svilirne e mortificarne l’essenza stessa del Primo Dio; ed aggiungo ancora, il ‘simbolo’ medesimo del ‘miracolo’ per come letto entro e/o al di fuori dal contesto umano (ed interpretativo) e il suo linguaggio, significa non apprenderne in pieno il riflesso dell’atto miracoloso su cui i fondamenti della disputa, perché è lo specchio del miracolo e l’interpretazione attribuita all’uomo che ne mina il fondamento (in ciò la ‘meccanica’ per come si svela la [sua] Luce e il [suo stesso] principio ci rivelano molto più di come il ‘Miracolo’ dialoga con l’Universo intero); ovvero non è onesto da entrambe le rive del Fiume discutere se il lebbroso guarito dalle piaghe, semmai se le piaghe rinnovate nella negazione della vita stessa… vengono successivamente ‘guarite’ da un falso dio…   (Anima Dialogante)].




Parker qui, come Ripley nel suo opuscolo, non ha affrontato il problema fondamentale la questione se il cristianesimo sia o meno rivelato in modo esclusivamente soprannaturale. Ma ne ha parlato altrove, soprattutto pubblicamente in due conferenze del giovedì, tenute (come tutte le conferenze del giovedì) presso la First Church di Boston. Il pubblico sarebbe stato composto dai membri della Boston Association of Congregational Ministers, l’organizzazione del clero unitariano che aveva la responsabilità della Lezione.

 

Fare una dichiarazione trascendentalista sulla rivelazione prima dei suoi ‘fratelli’ fu una cosa audace da idealizzare, dato che la maggior parte di loro era d’accordo con Norton su l’importanza dei miracoli. In ‘La relazione della Bibbia con l’anima’, Parker attacca l’idea di una rivelazione storica speciale contraddistinta nella Bibbia. Aveva scritto questo sermone all’inizio del 1839, nell’entusiaste settimane dopo aver predicato con successo ‘Le contraddizioni nelle Scritture’, e quindi mesi prima che Norton pronunciasse il suo Discorso.

 

Parker sicuramente intendeva rispondere a Norton, tuttavia, quando scelse di tenere il discorso come una lezione del giovedì il primo agosto, solo due settimane dopo che Norton aveva annunziato il suo sermone. Elizabeth Peabody, che probabilmente aveva ascoltato la Lezione, doveva aver ha percepito la sua nuova disponibilità a rischiare controversie pubbliche perché poche settimane più tardi, gli scrisse esortandolo alla cautela. ‘Ho ben poco dello spirito di un martire’, rispose con sicurezza, ‘ma poiché non temo alcuna persecuzione, mi sembra di poter “dire la mia” e andare avanti senza intoppi: ma se non è così, beh, posso andare all’incirca’...




Parker informa i Fratelli che La Bibbia non è, né il padrone dell’anima né il fondamento della religione, né il Nuovo o Vecchio Testamento, fondamento del Cristianesimo.

 

Ciò che ci insegna, ‘potremmo scoprirlo tutti da soli in qualche momento delle nostre  vite: la nobiltà della nostra natura, il nostro dovere di essere perfetti’.

 

Gli insegnanti ispirati, dice Parker, nell’arte o nella scienza come nella religione, sono coloro che vedono ciò che gli altri non sognano. Essi hanno una porzione maggiore dell’Anima, che è in tutti gli altri uomini’.

 

Ma gli alunni superano i loro insegnanti.

 

Possono superare loro perché partono da un terreno più elevato; devono superarli per essere fedeli a se stessi; li superano ogni giorno nella scienza, nell’arte e persino in religione. Mosè fu un uomo grande e profetico, ma le istituzioni peculiari del suo sistema sono da tempo caduti in rovina, la rovina (evidentemente intende Ebraismo) occupato solo da ignoranza e superstizione che persistono intorno alla tenda di quell’uomo grande, come gufi e pipistrelli, che non possono sopportare la luce, cercano rifugio in alberi marci e vecchi edifici abbandonati.




L’ispirazione, disse Parker ai suoi fratelli riuniti, è ‘l’azione diretta e immediata di Dio sull’anima’. Per comprenderla, osservate l’influenza di Dio sulla materia; l’azione in entrambi i casi è la stessa, solo il modo è diverso. Dio è ovunque nella natura. Nessuna parte è priva dell’influenza divina. Poiché Dio è ovunque lo stesso, la legge su cui si basa la natura è fissa e immortale. L’obbedienza a questa legge nel mondo inanimato e l’anima di dio.

 

Il mondo esterno all’umanità è perfetto.

 

Per questo motivo troviamo che l’influenza di Dio nelle colline e nei prati sia ‘più congeniale alla crescita della moralità e della religione rispetto al contatto ravvicinato di uomini consapevoli in città affollate’.

 

La ‘sostanza e l’energia’ divine non solo costituiscono la vita e le leggi della natura esteriore, ma ‘possiedono’ anche l’anima umana. Questo possesso lo chiamiamo ispirazione. Il fatto dell’ispirazione è stato generalmente accettato. La dottrina della Chiesa afferma che Dio ha parlato ad alcuni uomini, come i profeti, Paolo, gli apostoli e Gesù. Pertanto, consideriamo le loro parole autorevoli. Questo è saggio, poiché senza dubbio furono ispirati. Ma Dio ha ritenuto opportuno ispirare solo ‘una ventina di uomini?’ Parlare direttamente ‘solo nei primi tempi del mondo’, ‘solo a un’unica razza’ e ‘in lingua ebraica?’




Parker afferma il contrario: ‘In tutte le epoche, dall’alba dei tempi fino a questo momento, in tutte le famiglie degli uomini, lo spirito di Dio è fluito nell’anima’. L'elenco degli uomini ispirati dovrebbe includere Socrate, Confucio, Zoroastro, tra molti altri.

 

Secondo Parker, può esserci un solo tipo di ispirazione: ‘È la percezione diretta e immediata della Verità in una modalità importante, ad esempio religiosa o morale’. Può esserci un solo modo di ispirazione: ‘È la presenza costante dell’Altissimo nell’anima, che impartisce questa verità; la presenza sentita e riconosciuta di Lui come Verità, Carità, Santità, Giustizia o Bellezza, che si infonde nell'anima e le dona nuova vita’.

 

Può esserci un solo criterio di ispirazione: ‘La verità del pensiero, del sentimento o della dottrina’. Ci sono molti segni di ispirazione, che vanno dalla profonda convinzione ai miracoli; ma nessuno di questi è una prova di ispirazione. Gesù possedeva il più alto grado di ispirazione mai esistito; ma lui e altri saggi avevano lo stesso tipo di ispirazione.

 

Egli continuerà a occupare il suo posto elevato finché Dio non creerà un’anima ancora più grande e nobile. Solo allora si potrà proclamare una religione più perfetta.




Al termine della conferenza, mentre il pubblico si disperdeva, Parker si fermò a chiacchierare con Convers Francis e un altro ministro. Improvvisamente, il dottor Francis Parkman, il più anziano ecclesiastico unitariano di Boston e zio di Anna Shaw, si avvicinò e gli si rivolse severamente. Parker in seguito trascrisse nel suo diario la trascrizione fonetica di ciò che Parkman disse: ‘Quando scrivi di Ralph Cudworth (l’articolo di Parker sul neoplatonico era appena apparso sull’Ex-aminer), ti leggo e ti apprezzo, ma quando parli di “futuri cristi”, non ti sopporto’.

 

Parkman lo accusò di empietà e altro ancora.

 

Parker si sentì così addolorato da questo attacco a sorpresa che lasciò bruscamente l’edificio e si mise a piangere per strada. Parker aveva assicurato a Elizabeth Peabody di essere pronto a ‘procedere con la forza’ se necessario, ma in realtà non era affatto pronto. 

(D. Grodzins Accompagnato dalle bellissime emozioni di TitoSalvaro)









martedì 14 aprile 2026

BREVI COMMENTI IN SALA









Purtroppo in questo Mondo Perduto la censura, la nuova censura del popolo ci costringe ad una più ampia Visione assolutistica abdicando l’antico smarrito Pensiero ad un breve frammentato cortometraggio.

 

La nuova censura di Kong, infatti, come dicevo, mentre King si arrampica sul grattacielo incutendo terreno terrore promettendo di conquistare l’intera platea beneficiandola della Luna, impedisce l’antica arte evolutiva, ed essendo in conflittuale rapporto con se medesimo adotta mezzi & metodi bestiali, seppur inefficaci nonché costantemente aggiornati dalla scienza dell’effetto speciale; sarà che chi difetta di 'intellighenzia' affidando la Ragione alla potenza dell’istinto in onore della forza potrà garantire solo la vulcanica promessa dell’intera giungla coniata nel desiderato profilo d’una strana luna in orbita su ciò che rimarrà dell’antica Terra!   

 

Si sa chi privo di ironia intelligenza e favella fa fede unicamente sulla ragione della forza.




Per ciò detto ci sembra momento epico rievocare i fasti degli antichi kolossal, con l’assenso e il segreto permesso di Ben Hur, l’israelita, in perenne conquista. La sua leggendaria storia rinnova l’amore per gli interpreti di questo Cinema, e quindi, affidiamo al frammentato fotogramma il sequel della perduta abdicata memoria.

 

Giacché là ove la stessa difetta mutando la realtà in prestigevole fantasia ad uso e consumo, non solo del popolo seduto in platea, ma anche per i noti talvolta sconosciuti autori nonché sceneggiatori degli ampi Studios, dove l’effetto scenico diviene incanto e miracolo di guerra, ed ovviamente, inchiodando lo spettatore alla poltrona nella Scena finale da mozzafiato…




I più sfortunati per i dovuti sequel periranno nel cimitero bibliografico, ovviamente senza l’oscar del prosciugato cinema Spoon River dato in appalto alla Compagnia di Nosferatu in cerca del vero miracolo della stiva…   

 

Negli intervalli fra il Primo Secondo, e/o Terzo mondiale contrattempo, distribuito dalla nota Universal Pitcure si prepara la scena finale, detta anche the Final Cut; ovvero il sequel senza seguito della Storia, giacché quando l’intera razza estinta e perita sulla poltrona per il miracolo ‘rambaldiano’ dell’avventura, non rimarrà nessun teatro in grado di rappresentarne la sceneggiatore, ma si sa' la Storia dell’Universal e il suo impero economico saprà creare miracoli ancora.

 

Infatti all’ultima locandina, quando King assieme a Kong brinda vittoria, viene issato sul noto grattacielo ove Kong senza più King sua controfigura, anche e non più accompagnato all’amata sposa Giorgia, garantisce addirittura l’ultima cena e il pasto in indigesta diretta televisiva - nonché Prima assolutistica - quando in frammentate sequenza del trailer promette di, non più divorare, ma addirittura fagocitare il pontefice in personam.




Sembra che King, conflittualmente rappresentato nonché sceneggiato e omaggiato dagli innumerevoli produttori, voglia creare il superamento del kolassal stesso, ed essendo lui stesso medesimo il noto orango re dell’impero, affida a Kong l’ultima epifania.

 

Si vocifera… voci di teatro, che taluni produttori cinesi alla vista della Prima si siano talmente impressionati della realtà rappresentata da affidare un messaggio cifrato al Dalai Lama (si vocifera ancora che sia stato ingoiato alla vista della polizia di confino del muro di cinta del nuovo impero, almeno così narra il fiero Lupo e la sua ormai Ceca vista anch’essa estinta oltre un diverso muro di succinta rima…), suggerendo un tempestivo intervento in Sala, giacché ciò di cui la vista mozzafiato nulla in confronto a Mao e alla leggendaria sua Conquista dell’intera platea privata dell’oracolare speranza d’un intervallo meditativo in cui si possa riprendere un po’ di fiato quotato nell’antica e più nobile sceneggiatura dettata dagli antichi e più onesti Dèi... senza più il vero e più temuto Teatro…




Infatti Sci si lamenta che neppure Mao, noto produttore con assolutistica Ragione alla vista del popolo abbia fatto cotal miracolo, e seppure Kong un loro lontano parente, mai sia detto e affermato in Sala che King possa fare altrettanto oltraggiando la Cima con siffatto spettacolo. Anche oltre il Muro; infatti, si vocifera che la discesa appare oscura impervia e sicura!

 

Giacché ogni rappresentazione deve avere un limite di censura e ciò di cui l'occhio abusato da cotal vista non permesso né concesso neppure alla prima del boia in persona seduto sempre in galleria ed oltre la linea di trincea (in perenne e Fiera promessa) d’ogni Coscienza privata della Ragione del popolo, affinché il kolossal possa avere un suo limite e Kong non può, oltre che rapire Georgia uccidere il Dala-papa, e per di più conquistare l’intera Sala della Cina oltre o fora le mura.

 

Deve esserci una censura nella censura medesima, ecco che il fotogramma del "quanto" compiere il suo noto salto interpretativo, ...o divino miracolo: sarà un’onda o una particella alla fine decidere il finale della conquista alla Cima del Teschio?




Il dilemma appare chiaro anche al teatro Shakespeariano, Amleto infatti ammette di avere oltre una certa paura in Sala alla vista del padre ariano ucciso per mano amica, nonché un notevole disagio con il proprio Essere ed Avere, Essere senza avere più Nulla?, o Essere nel Non-Essere ma sopravvivere alla scena finale o il taglio finale di Kong il regista!?

 

L’UNIVERSAL PITCURE ci informa, dal Mondo Perduto ove Kong appena nato cresciuto e ove promette di vincere ancora, di ricreare l’intera sequenza finale (privata da qualsivoglia sequel) negli Studios così di avere l’effetto assolutistico mozzafiato del glorioso Final Cut, separato dall’intero mondo creato; ovvero, quando King si incontrerà con Kong, suo antenato, ed assieme divoreranno l’intero germe umano, compreso ovviamente ogni essere animato e creato dalla Terra, quella che King e Kong, in verità e per il vero, odiano pur amandola ancora promettendo alla sventurata platea ogni sorta di disavventura e effetto scenico inchiodandola alla poltrona.




 

 

AVVERTIAMO GLI SPETTATORI CHE…

 

 

Nel film King Kong 2, sequel del remake del 1976, dopo dieci anni da quando King Kong è stato abbattuto, si scopre che è ancora vivo, in coma in un ospedale da Georgia. L’esploratore Hank Mitchell, durante una sua caccia nel Borneo, trova un esemplare femmina della stessa specie di Kong, denominata appunto Lady Kong, e questa viene portata a Georgia per fornire il sangue e utilizzarlo per l’operazione, che consiste nel trasferire a Kong un cuore di plastica. L’operazione ha buon termine, però la gorilla viene imprigionata, e Kong, ormai innamorato, la libera e i due scappano sui monti.

 

L’esercito cinese, però, gli sta alle calcagna, e Kong farà di tutto per proteggere la ‘sposa’ e dopo essersela veduta più volte coi militari intenti a farlo fuori, tenterà nuovamente di proteggere Lady Kong. 


Ormai ad uno stato agonizzante, Kong viene abbattuto e cade su una stalla, non prima di riuscire a mantenersi in vita, e con tutta la sua forza, uccide il capo dell'operazione schiacciandolo con un pugno. Kong muore, ma felice, in quanto il frutto dell’amore tra lui e Lady Kong gli ha fatto avere un figlio, riportato in Borneo con la madre.