CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

sabato 24 marzo 2012

IL DOGMA










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....Il razionale, in effetti, non è altro che il relazionale; la ragione si limita a porre
in relazione elementi irrazionali.
La matematica è l'unica scienza perfetta in quanto somma, sottrae, moltiplica e
divide numeri, ma non cose reali e concrete; in quanto è la più formale delle
scienze.
Chi è in grado di estrarre la radice cubica di questo frassino?
E pertanto abbiamo bisogno della logica, di questo potere terribile, per trasmet-
tere pensieri e percezioni, e persino per pensare e percepire, giacché pensiamo
per mezzo di parole, percepiamo per mezzo di forme. Pensare è parlare con se
stessi, e il linguaggio è sociale, e sociali sono il pensiero e la logica.
Ma non hanno forse un contenuto, una materia individuale, incomunicabile e in-
traducibile?
E non sta in questo la loro forza?
Di fatto accade che l'uomo, prigioniero della logica, senza la quale non pensa,
ha voluto sempre porla al servizio delle proprie aspirazioni, e soprattutto della
sua aspirazione fondamentale. Si volle sempre, e soprattutto nel 'Medioevo',
porre la logica al servizio della teologia e della giurisprudenza, entrambe fonda-
te su ciò che l'autorità aveva stabilito.




La logica si pose solo molto più tardi il problema della conoscenza, della validi-
tà di se stessa, l'esame dei fondamenti metodologici. 'La teologia occidentale -
è essenzialmente logica nella sua forma e si fonda sulla legge; quella orientale è
retorica nella forma e si fonda sulla filosofia.
Il teologo latino è l'erede dell'avvocato romano, il teologo orientale del sofista
greco'. E tutte le elucubrazioni che si presumono razionali o logiche a sostegno
del nostro desiderio di immortalità, non sono altro che cavilli e ragionamenti so-
fistici. E' tipico e caratteristico di un modo di fare avvocatesco, infatti, porre la
logica al servizio di una tesi da difendere, mentre il metodo rigorosamente razio-
nale e scientifico parte dai fatti, dai dati che la realtà ci offre, per giungere o
meno a una conclusione.




















L'importante è impostare correttamente il problema, per cui il progresso con-
siste, non di rado, nel disfare ciò che è stato fatto. Il ragionamento cavilloso
presuppone una petizione di principio, e tutti i suoi argomenti sono 'ad pro-
bandum'. E la teologia che si presuppone razionale altro non è che un ragio-
namento cavilloso.
La teologia parte dal 'dogma', e il 'dogma', nel suo significato originario e più
diretto, significa decreto, ed è avvicinabile al latino 'placitum', ossia ciò che
dall'autorità legislativa è ritenuto conforme alla legge.
Su questo concetto giuridico si fonda la 'teologia'.
Per il teologo, come per l'avvocato, il dogma, la legge, è qualcosa di dato,
un punto di partenza che non si mette in discussione, se non per quanto ri-
guarda la sua applicazione e il suo esatto significato. E deriva da questo il
fatto che lo spirito del teologico o giuridico sia nel suo principio dogmatico,
mentre lo spirito strettamente scientifico, puramente razionale, è scettico,
cioè investigativo.


















E ribadisco nel suo principio, poiché l'altro significato del termine scetticismo,
quello oggi più corrente, di un sistema di dubbi, di diffidenza e di incertezza,
deriva dall'uso teologico o avvocatesco della ragione, dall'abuso del dogma-
tismo. Il voler applicare la legge d'autorità, il 'placitum', il 'dogma', a diverse
ed a volte contrapposte necessità pratiche, è ciò che ha ingenerato lo scetti-
scismo dubitativo.
E' l'avvocatura o, che è lo stesso, la teologia che insegna a diffidare della ra-
gione e non la vera scienza, la scienza investigativa, scettica nel senso origina-
rio e diretto del termine, che non si indirizza verso una soluzione già prevista
e procede soltanto a verificare un'ipotesi.
(M. De Unamuno, Del sentimento tragico della vita)











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