CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

sabato 4 ottobre 2014

MENTRE CRESCEVO (9)


















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Sono stato educato oltre che, come tutti i miei coetanei, non solo da genitori e insegnanti, ma anche da potenze più alte, occulte e arcane, come la Natura, prima Madre, prima maestra, sono cresciuto sotto la sua Divina Potenza….
Tutto il visibile è espressione, tutta la Natura è immagine, è linguaggio e scrittura geroglifica, con un suo colore. Oggigiorno, pur disponendo di una scienza della Natura assai sviluppata, noi non siamo veramente preparati né educati all’autentico vedere, e in genere, nei confronti della Natura, stiamo piuttosto sul piede di guerra.
Altri tempi, forse tutti i tempi, tutte le epoche che hanno preceduto la conquista della Terra da parte della tecnica e dell’industria, hanno avuto sensibilità e comprensione per il magico linguaggio cifrato della Natura, e hanno saputo leggerlo in modo più semplice e più innocente di noi. Questa sensibilità non era affatto sentimentale, il rapporto sentimentale dell’uomo con la Natura è piuttosto recente, anzi è sorto forse dalla nostra cattiva coscienza nei confronti della Natura.




Il senso del linguaggio della Natura, il senso di piacere per la verità che la vita generatrice dovunque mostra, e lo stimolo a una qualche interpretazione di questo multiforme linguaggio, o piuttosto lo stimolo alla risposta, è antico come l’uomo. L’intuizione di una unità occulta, sacra, dietro la grande molteplicità, di una Madre primordiale dietro tutti i nati, di un creatore dietro tutte le creature, questo mirabile impulso atavico dell’uomo a tornare verso il mattino del mondo e il mistero delle origini, è stato la radice di tutte le arti, e lo è oggi come sempre.
Noi oggi sembriamo essere infinitamente lontani dalla venerazione della Natura in questo senso religioso di ricerca dell’unità del molteplice, confessiamo malvolentieri quest’infantile impulso originario, e quando qualcuno ce lo rammenta facciamo dello spirito. Ma probabilmente ci sbagliamo quando consideriamo noi e l’intera umanità di oggi priva di timore reverenziale e incapace di un’esperienza profonda della Natura. Solo che per noi attualmente è assai difficile, anzi ci è diventato impossibile trascrivere così innocentemente la Natura in miti e personificare il creatore in modo così puerile, adorarlo come padre, come altre epoche hanno potuto fare.




Forse neppure abbiamo torto se talora troviamo le forme dell’antica devozione un tantino superficiali e ludiche, e se crediamo d’intuire che l’irresistibile fatale inclinazione della fisica moderna per la filosofia sia in fondo un fenomeno religioso. Ebbene, sia che scegliamo un atteggiamento di pia modestia o di temeraria superiorità, sia che deridiamo o ammiriamo le precedenti forme di fede della Natura animata, il nostro rapporto reale con la Natura, persino là dove noi la sperimentiamo solo come oggetto di sfruttamento, è proprio quello del figlio con la madre, e a quelle poche, antichissime vie in grado di portare l’uomo alla felicità e alla saggezza,… non se ne sono aggiunte di nuove.
Una di queste, la più semplice e la più fanciullesca (con la quale sono cresciuto come sola ed unica certezza), è la via dello stupore di fronte alla Natura e l’ascolto teso e presago del suo linguaggio (superiore e creatore di fronte alla limitatezza ‘umana’).  ‘Sono al mondo per stupirmi!’ dice un verso di Goethe. All’inizio è stupore, ed è stupore alla fine, eppure questa è una via non inutile. 




Se io contemplo con stupore del muschio, un fiore, un albero dorato d’autunno, un cielo nuvoloso, ed ogni qualvolta, con gli occhi o con un altro senso, ho esperienza di una parte della Natura, ne sono attratto e affascinato, e per un istante mi apro alla sua esistenza, Eterna Esistenza, ed alla sua Rivelazione; allora, in quel medesimo istante, io ho dimenticato l’intero avido cieco mondo materialistico ed il suo inutile Tempo, ed invece di pensare a dare ordini, invece di acquistare o sfruttare, di combattere o di organizzare, per un istante io non faccio nient’altro che ‘stupire’, come Goethe, e con questo stupore io sono diventato fratello non solo del poeta e di tutti gli altri poeti e saggi, io sono anche fratello di tutto ciò e che sperimento come realtà vivente: la nuvola, l’albero, il fiume, la montagna, perché, presa la via dello stupore e dell’ammirazione per il sublime, per un istante (senza Tempo, infinito al Secondo della vita…) sono sfuggito al mondo della separatezza e sono entrato nel mondo dell’unità e dell’armonia….




Gli alberi sono sempre stati per me i più persuasivi predicatori. Io li adoro quando stanno in popolazioni e famiglie, nei boschi e nei boschetti. E ancora di più li adoro quando stanno isolati…
Sono come uomini solitari…
Non come eremiti che se la sono svignata per qualche debolezza, ma come grandi uomini soli…, tra le loro fronde stormisce il vento, le loro radici riposano nell’infinito; ma essi non vi si smarriscono, bensì mirano, con tutte le loro forze vitali, a un’unica cosa: realizzare la legge che in loro stessi è insita, costruire la propria forma, rappresentare se stessi. Nulla è più sacro, nulla è più esemplare di un albero bello e robusto. 




Quando un albero è stato segato ed espone al sole la sua nuda ferita mortale, dalla chiara sezione del suo tronco e lapide funebre si può leggere tutta la sua storia: negli anelli corrispondenti agli anni e nelle escrescenze stanno fedelmente scritti tutta la lotta, tutta la sofferenza, tutti i malanni, tutta la felicità e la prosperità, anni stentati e anni rigogliosi, assalti sostenuti, tempeste superate. E ogni contadinello sa che il legno più duro e prezioso ha gli anelli più stretti, che sulla cima delle montagne, nel pericolo incessante, crescono i tronchi più indistruttibili, più robusti… più Perfetti….
Gli alberi sono santuari…..
Chi sa parlare con loro, chi sa ascoltarli, conosce la verità….
Essi non predicano dottrine o ricette, predicano, incuranti del singolo, la legge Primordiale della Vita. Un albero dice: in me è nascosto il Genio ed un seme, una scintilla, un’Idea, io sono Vita della vita perenne. Unico è l’esperimento e il disegno che l’Eterna Madre con me ha tentato, unica è la mia forma e la venatura della mia epidermide, unica la più piccola screziatura di foglie delle mie fronde e la ce della mia corteccia….

















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