CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

lunedì 9 luglio 2018

IL TEMPO E LA MEMORIA (1) (inquisitori lombardi del Duecento)











































Prosegue in:

Il Tempo & la Memoria (2)













Nel grande e vasto panorama della ‘cultura italiana’ di questi ultimi tempi ove al lettore attento esigente distratto e confuso dal grande evento mediatico della televisione ed i suoi derivati, tutto si è propinato offerto venduto e svenduto per l’opera ‘virtuale’ di un futuro sereno e prosperoso alla conquista di un (apparente) mondo civile e (dicono) ‘evoluto’ e, dove, i veri e sani ricercatori di una più profonda e duratura verità ne fuggono il fine utilitaristico e ‘commerciale’ in seno a quella verità (manichea) che distingue la cultura da mercato ‘materiale’ e il ‘bene’; sono rimasto affascinato da un’opera di raro e notevole acume storico così prezioso in questi giorni.
Sono rimasto colpito e affascinato da un libro, pur la mia modesta biblioteca affollata da ‘titoli storici’ di stimato ed accertato valore documentario e nozionistico, il cui dispiegarsi attraverso le complesse trame e vicende di una realtà e verità ‘teologica-sociale’ spesso dimenticata appartenente alla  nostra realtà ‘genetica’ che ci vuole in apparenza ‘uomini e donne’ evoluti emancipati laici e liberi da ogni vincolo e pregiudizio ‘ortodosso’ nel quotidiano vivere la nostra socialità, svela e narra senza quell’accademismo cui i nostri ‘docenti’ e addetti ai lavori non sono mai sprovvisti nei lori saccenti sermoni (spesso per ridurre il frutto delle loro ed altrui opere al cerchio antiquato e polveroso dell’Università sotto certi aspetti non dissimili dal ‘tavolo di lavoro’ dei personaggi storici così mirabilmente ‘fotografati’ ed interpretati da questa attenta ‘ricercatrice’; e prendendo in prestito il moderno termine ‘mediatico’ della parola ‘regista’ in un mondo dove prevale il valore  dell’immagine rispetto al contenuto del suo opposto, il montaggio consequenziale proiettato nella sfera del Tempo di questi rari ‘documenti’ proposti in questo difficile e non certo ‘battuto’ sentiero storico… teatro del nostro passato quanto del nostro ‘comune’ presente, è di rara sintesi e capacità che va molto oltre al comune messaggio ‘visivo’ cui la nostra cultura, è, ai tempi di intenet, avvezza) documentando nella ‘sequenza’ del passato così ben ‘ambientato e ricostruito nella scenica archivista, un presente cui tutti apparteniamo, compresi quegli ‘Eretici’ che giornalmente vengono privati della vera ‘memoria’ storica appartenente alla verità cui tutti dovremmo essere partecipi per un grado di giudizio vero e non falsato nelle ‘verità mediatiche’ che confondono ragione e giustizia. 




Un ‘Tomo’, usando il termine antico inteso come veicolo e strumento di verità, che svela molto di più di ciò che in realtà ‘non’ dice, eccetto che il lento ed avvincente svolgersi dei ‘fotogrammi storici’ così sapientemente e magistralmente ‘montati’ nella sfera del ‘Tempo’; Tempo dove regna e imperversa un immagine così diversa e falsa (dalla realtà) come ad esempio il culto di quella ‘santità’ così venerata ed osservata nella celebrazione della cristianità antica quanto moderna, muovendo e proiettando nell’Universo del quotidiano le verità dei suoi minuti come inganni…, e ore, come illusioni riflesse nella sfera dei secoli…, ove, come dicevo, la Storia dei vinti muove i suoi passi: ‘fotogrammi’ che ci fanno vedere ed ammirare un panorama (storico) cui tutti apparteniamo, ed in cui la nostra cultura e società ha costruito il suo ‘pedigree’ genetico. (Autore del blog)



 
Il libro propone un percorso lungo secoli tra le fonti dell’opera inquisitoriale del Duecento, risalendo attraverso quelle veicolate dalla tradizione agiografica e dalla ricerca erudita e storica moderna fino al momento originario del protomartire fra Pietro da Verona, dei suoi compagni di fede e dei suoi nemici nella svolta di metà Duecento.
Ne è risultata un’opera che è come la relazione di un restauro o il resoconto  del filologo sulle interpolazioni che hanno alterato il testo antico: le ridipinture e gli interventi, individuati accuratamente, entrano così a far parte della storia stessa e ne raccontano una dimensione fondamentale, quella che è costituita dall’errore e dalla deformazione involontaria o deliberata delle memorie e dei racconti. Ed è perciò che questo libro offrirà da oggi in poi un ‘passaggio’ obbligato di riferimento non solo per gli storici dell’Inquisizione medievale ma per tutti coloro che sono interessati alla lotta per il controllo della memoria che si svolge dietro le superfici tranquille della trasmissione del sapere.
Della svolta del Duecento, momento decisivo di quella che H. Barman ha definito la ‘rivoluzione papale’, appare qui in primo piano il conflitto tra i frati predicatori e i ‘buoni cristiani dualisti’(i Perfetti) diventati dopo la loro sconfitta gli ‘Eretici’. Nel processo di rifondazione del cristianesimo occidentale il contributo dei frati fu determinante: non per nulla Machiavelli parlò a questo proposito di una ‘riforma’ che aveva riportato nuovo vigore in una religione invecchiata. Della riforma come ritorno alle origini fu aspetto fondamentale il sangue dei nuovi martiri: un sangue versato in una rinnovata Passione, seme di nuovi cristiani come lo era stato quello dei testimoni antichi della fede. Quello di fra Pietro da Verona, vittima di un attentato che rimane tanto oscuro nei suoi aspetti concreti quanto trasfigurato nella celebrazione della santità eroica, doveva animare molti imitatori, mentre le ceneri dei ‘buoni cristiani dualisti’ venivano disperse al vento e le loro convinzioni erano raccolte in opere scritte per combatterli da chi, come Raniero Sacconi, era stato già uno di loro. 




L’intreccio fra cronaca dei fatti e proiezioni agiografiche si palesa in atto fin dalle prime testimonianze. A questo si aggiunse la plurisecolare catena di trasmissione delle conoscenze e del sistema dei valori in cui gli eredi di San Pietro Martire furono sempre in prima linea. Il quadro che abbiamo avuto davanti finora si palesa come il mito di fondazione a cui la vittoria della religione ortodossa ha consegnato non solo l’atto iniziale ma anche la riaffermazione costantemente tutelata e aggiornata delle sue ragioni contro l’Eresia sconfitta. L’intreccio espresso nei ‘fotogrammi’ archivistici così sapientemente interpretati e proposti (nonché riesumati dall’oblio delle ceneri della Storia…) e ‘proiettati’ nel teatro del presente, evidenziano l’importanza fin dagli inizi del controllo sulla memoria che l’Inquisizione considerò un suo specifico campo.
 (Adriano Prosperi nell’Introduzione del libro di Marina Benedetti: ‘Inquisitori lombardi del Duecento’)



         


A quella domanda, ma solo a quella, uno dei due sembrò palesare i tratti della paura, più che paura …..terrore misto a comprensione.
Quello che io vidi, e che riesco a raccontare in tutta la lenta cerimonia che si svolgeva all’interno di quel mondo, di quell’ Universo… non fu solo orrore e terrore, ma qualcosa d’altro, di più profondo, di più antico. Un conflitto tacito, silenzioso, fra due strati di terra geologica che si incontrano dopo secoli, e nella calma apparente gli elementi al pari della verità non detta del nostro mondo, si confrontavano e misuravano nelle proporzioni del loro essere e divenire. Cosa sarebbe stato dopo, solo la verità taciuta della storia, può raccontarlo. Solo quella verità non del tutto spiegata, raccontata e troppo spesso divulgata.
Io fui testimone silenzioso di questo possente sisma, di questo vulcano, di questa terra, che attraverso gli elementi manifesta il suo bisogno di verità attraverso la costanza del divenire. Io fui partecipe di una verità taciuta, e di un assolutismo che pretendeva cancellarla. Io ho visto la lava del vulcano, il lento scorrere del torrente di fuoco e ghiaccio, e la terra…., dopo, aprirsi.  Io in quell’ improvviso silenzio partecipai all’ illusione della morte annunciata ma ancora non pronunziata sul volto dell’ – inquisitore - . 

(Prosegue...) 

















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