giuliano

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IL TOMO

lunedì 9 luglio 2018

IL TEMPO & LA MEMORIA (7)



















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Ecco quindi offerto uno strumento che serviva da guida all’interno della congerie dei libri ecco quindi ‘le candide et prudenti censure’, ‘grandemente a tutti gli studi giovevoli’ in grado di contrastare i vari ‘mezi tenuti da Satanasso per turbar la coltura degl’ingegni negli studi’….

… Certamente esistono uomini che a pieno diritto possono portare il nome di artisti, ma essi sono ‘posseduti’ da una forza oscura che lei, dal suo punto di vista, potrebbe tranquillamente chiamare il ‘demonio’. Le loro creazioni assomigliano in ogni particolare al Regno infernale di Satana, tali e quali se le immagina un cristiano; le loro opere recano impresso l’alito del gelido e raggelante Nord, ove l’antichità ha posto la sede dei Dèmoni che odiano la razza umana, e la loro arte si esprime per mezzo di: peste, morte, pazzia, assassinio, sangue, disperazione e abiezione…
- Come spiegarci tali nature d’artista? Glielo dirò io: un artista è un uomo nel cui cervello la spiritualità, l’elemento magico ha conseguito il predominio sulla materia. Ciò può accadere in due modi diversi: in un caso – negli artisti diabolici – il cervello, andando incontro alla degenerazione per la dissolutezza, la lussuria, per i vizi ereditati o a cui si sono assuefatti, viene a pesare di meno sulla bilancia e automaticamente l’elemento magico diventa più pesante e si manifesta nel mondo fenomenico: dunque il piatto della bilancia della spiritualità si abbassa, soltanto perché l’altro è più leggero e non perché esso stesso sia più pesante. In questo caso l’opera d’arte è pervasa da un sentore di putridume…. E’ come se lo spirito portasse un abito che splende per la fosforescenza della putrefazione.
Nel caso degli artisti – voglio definirli gli ‘Unti’ – lo spirito, come nel caso di San Giorgio, l’ha vinta sulla bestia. In essi il piatto della bilancia dello Spirito si abbassa nel mondo fenomenico grazie al proprio peso. Lo Spirito indossa allora la veste d’oro del sole. Ma in entrambi l’equilibrio della bilancia si è spostato a favore del magico, mentre nell’uomo comune pesa soltanto l’elemento animalesco; i ‘Diabolici’ come gli ‘Unti’ vengono mossi dal vento del Regno invisibile dell’Abbondanza, gli uni dal vento del Nord, gli altri dall’alito dell’Aurora. L’uomo comune invece rimane un ceppo di legno senza vita. 




- Cos’è allora quella forza che si serve dei grandi artisti come uno strumento al fine di custodire per i posteri i riti simbolici della magia?
- Glielo dico io: è la stessa che una volta creò la Chiesa! Essa edificò nello stesso tempo due colonne viventi, una bianca e l’altra nera. Due colonne viventi che si odieranno reciprocamente finché non capiranno di essere i pilastri sui quali poggerà il futuro arco di trionfo…. Si rammenta il passo del Vangelo dove Giovanni dice: ‘Molte altre cose dovrebbero essere scritte, ma io vi dico: il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere?’. Come si spiega, Reverendo, che secondo la sua fede, la Bibbia è giunta fino ai nostri giorni per volontà di Dio, mentre invece ‘quelle altre cose’ non ci sono state tramandate (oppure sono state ‘inquisite’)? Che siano andate perdute? Così come un ragazzino ‘perde’ il suo coltellaccio tascabile?
… Io le dico che quelle ‘altre cose’ oggi vivono ancora, sono sempre vissute e rimarranno sempre vive anche se dovessero ammutolire tutte le bocche che le tramandano e otturarsi tutte le orecchie che potrebbero ascoltarle. Lo Spirito troverà sempre il modo per farle tornare in vita sussurrandole e creando nuove menti (profetiche) d’artista che vibreranno quando esso lo vorrà, e nuove mani per scrivere ciò che comanderà! Si è mai chiesto come mai che tra i ‘Dottori’ di chiesa e non, persino tra i Papi, abbiano potuto esserci dei criminali, indegni della loro carica, indegni di portare il nome di uomo. So benissimo, forse meglio di lei, quanto sia grande il numero dei preti cattolici che segretamente celano nel cuore dubbi angoscianti… Da dove saltano fuori questi dubbi, le chiedo. Da un venir meno della fede? No! I dubbi crescono di conseguenza dall’inconscia consapevolezza che ci sono pochissimi preti (e laici) dalla fede così ardente da cercare la via della santità senza correre il rischio di essere inquisiti da superstiziosi principi nell’eterna caccia ai ‘Dèmoni’ dello Spirito. (Così come pochi ‘Dottori’ della nostra mente specchio di un’Anima infinita, fondatori di una nuova scienza, che come l’antica e arcana Alchimia si è evoluta fino a trattare e spiegare tutto l’oro invisibile della ‘Segreta Dottrina’ trasmutato in ‘chimica’, poi, in sana terapia: ‘psichiatria’ o ‘psicologia’ che sia…, scusate la Rima che nella Fede della loro secolare ‘ortodossia’ l’arte profetica della verità sembra smarrita… Dèmone della nostra impescrutabile via).




La credenza nei Dèmoni e nel loro dominio sul mondo ebbe larga diffusione nei primi secoli. Si credeva inoltre che essi potessero impossessarsi dei corpi e delle anime degli uomini, e, in corrispondenza di ciò, la pazzia assumeva spesso questa forma, che i malati si ritenevano invasi da uno o più spiriti maligni… Questa forma di pazzia si manifesta talvolta anche ai nostri giorni, ma assai di rado, perché la credenza nei Dèmoni e nel loro potere è ormai generalmente spenta nelle sfere più colte. Ed è un fatto che le forme fenomeniche che la pazzia assume sono sempre dipendenti dallo stato generale della cultura e dalle idee dominanti della società…..
Anche oggi, in certi ambienti nei quali è sempre fervida la fantasia religiosa e sempre forte altresì la credenza nelle influenze di spiriti maligni, si riscontra qua e là, come fenomeno sporadico, l’‘ossessione’. Casi recenti hanno persino dimostrato che un ‘esorcista’ religiosamente convinto può creare egli stesso nelle persone che lo avvicinano quella stessa ‘ossessione’ che egli si propone di guarire. Inoltre l’‘ossessione’ è contagiosa. Basta che un caso si verifichi in un ambiente di persone disposte alla credulità, e che il malato stesso o il prete lo mettano in relazione col peccato in generale o con certe determinate colpe, perché tutto l’ambiente rimanga potentemente suggestionato.
Ponete poi che il prete ne faccia soggetto di predica, che egli rivolga al popolo parole terrificanti, gridando che il diavolo spiega in mezzo ad esso la sua potenza; e vedrete che al primo caso ne succederà tosto un secondo, un terzo, e così di seguito. Queste ‘ossessioni’ sono accompagnate da fenomeni stranissimi, in gran parte ancora inesplicati. La coscienza del malato, la sua volontà e la sua sfera di azione si raddoppiano (e si sdoppiano..). Con perfetta veracità soggettiva – naturalmente ci si mescolano sempre allucinazioni e deliri – egli sente sé stesso e sente di più in sé un secondo essere che lo stringe e lo domina. Egli pensa, sente e agisce ora come l’uno, ora come l’altro, e, penetrato come è dalla persuasione di essere non uno solo ma due, si sforza, sempre spinto da una necessità soggettiva, di confermare sempre più questa credenza in sé stesso e negli altri con le sue azioni esterne. Forza autoingannatrice, scaltra attività e passività quasi assoluta si mescolano in strana guisa, completando il quadro di una malattia psichica, alla quale va unita, di regola, una suscettibilità estrema per la ‘suggestione’; per modo che si può ben affermare che anche oggi questa malattia si rida sovente dell’analisi scientifica, lasciando ognuno padrone di pensare all’azione di forze occulte e misteriose.




Ci sono in questo campo dei fatti innegabili, che pur tuttavia si ribellano a qualunque tentativo di spiegazione scientifica. Ma v’è di più: ci sono delle ‘ossessioni’ dalle quali vengono colpiti soltanto gli uomini superiori; sublimi malati, che attingono dalla loro malattia una vita nuova, mai prima sognata, una energia che rovescia tutti gli ostacoli e crea lo zelo del profeta o dell’apostolo…. Certo il semplice annunzio della dottrina, la predicazione cristiana sola non basta per operare la guarigione. Dietro ad essa ci vuole una fede profonda, una persona trasportata da questa fede. Non è la preghiera che risana, ma la persona che prega, non la formula, ma lo spirito, non l’esorcismo, ma l’esorcista. Solamente quando il male – come siamo costretti a supporre di non pochi casi del II secolo – è diventato epidemico e quasi usuale, ed ha, per giunta, assunto un carattere, in certo modo, convenzionale, in questo caso soltanto possono bastare anche dei mezzi convenzionali. L’esorcista fa allora la parte di magnetizzatore, o, se si vuole, egli è un ingannato che inganna. Ma allorché una forte individualità è tratta in inganno su se medesima dal Dèmone del terrore e della disperazione, e l’anima geme realmente nell’orrore della tenebra che la occupa, e alla quale essa vorrebbe sfuggire, allora è necessario che un’altra volontà forte e santa intervenga a liberarla. In ambedue i casi trattasi di ciò che i moderni, nel loro imbarazzo scientifico, nominano ‘suggestione’; ma altra cosa è la suggestione del profeta ed altra quella dell’esorcista di professione….

(A. V. Harnack, Missione e propagazione del Cristianesimo)

… Quando noi bambini dell’orfanotrofio e brefotrofio compivamo i dodici anni d’età, dovevamo andare a confessarci per la prima volta….
‘Perché non sei venuto a confessarti?’
Mi apostrofò l’indomani il cappellano.
‘Sì che mi sono confessato, Reverendo!’
‘Tu menti!’
…. Allora gli raccontai che cosa era avvenuto:
‘Mi trovavo in chiesa e aspettavo che mi chiamassero, quando una mano mi fece un cenno. Entrai nel confessionale, vi era seduto un monaco, vestito di bianco, che mi chiese per ben tre volte come mi chiamassi. La prima volta non seppi rispondere, la seconda mi rammentai il mio nome, ma lo dimenticai prima di poterlo pronunciare, la terza volta, la fronte mi si era imperlata di sudore freddo e la lingua paralizzata, non riuscivo a parlare, ma qualcuno dentro di me gridò….’
… Quando pronunciai queste ultime parole, che avevo sussurrato a bassa voce per non farmi udire dai miei compagni e perché io stesso ero impaurito, il cappellano fu colto dallo spavento, indietreggiò di un passo e si fece il segno della croce. Quella notte stessa, per la prima volta, uscii dall’orfanotrofio in modo inspiegabile, senza capire come vi avessi poi fatto ritorno. Mi ero coricato spogliato e il mattino mi ridestai completamente vestito e con gli stivali impolverati. In tasca avevo fiori alpini che dovevo aver raccolto sui monti. 
In seguito questo fatto si ripeté spesso, finché i responsabili dell’Opera Pia se ne accorsero e mi picchiarono, perché non ero in grado di dire loro dove fossi stato. Un giorno dovetti recarmi al monastero, dal cappellano. Costui, in piedi in mezzo al salotto, conversava......

















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