giuliano

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IL TOMO

lunedì 12 gennaio 2015

LA NOSTRA CIVILTA' SENZA PIU' MIRACOLI


































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La nostra civiltà senza più miracoli (2)













Il netto distacco fra le civiltà dell’antico mondo e la nostra talvolta appare non solo incolmabile ma anche, psicologicamente parlando, a rischio di quella ‘eterna depressione’ cui dovremmo fare i conti con il Terzo Millennio che avanza. Ecco il motivo di questa lettera aperta a mio fratello… psicologo. L’amore della cultura ci unisce in questa riflessione a cui coniughiamo anche quella capacità di rapporti sociali che sempre hanno contraddistinto l’uomo. Ragion per la quale il moderno ‘mezzo-mediatico-terapeutico’ che sto adoperando in questo momento può essere utile per svelare ed approfondire gli argomenti di una disquisizione che potrebbe essere oggetto di riflessione, non solo per noi, ma anche per altri, direttamente o indirettamente coinvolti con ugual problema sociale, che nella disciplina che persegui potrebbe assumere atri nomi… Mi sono avvalso della capacità esplorativa di un ottimo autore.., Buona lettura…
 

Nell’epoca dei computer e dei voli spaziali la filosofia sarà in discredito, però senza un po’ di meditazioni che ai giovani appaiono superflue è impossibile abbozzare una sia pur minima ipotesi su noi stessi e su quello che ci sta attorno.
In un mondo in cui tutto è fluido ed incerto abbiamo bisogno di nuovi metodi d’indagine o di una ‘scienza dell’uomo’ che tenga conto di tutto ciò che l’uomo antico e moderno ‘fa’ e ‘pensa’, ‘inventa’ ed ‘immagina’, ‘crede’ o ‘non crede’. A tal proposito la scienza stessa ha una doppia funzione, positiva e negativa. In altre parole essa non è una panacea a tutti i nostri mali, né può essere ‘neutra’ come ipotizzano ipocritamente certi scienziati che poi si pongono al servizio dei politici. La Scienza può e deve essere quindi benefica o malefica, un miracolo o un errore perché, essendo un fatto, si trasforma in ciò che con essa l’uomo intende fare.
Quello che invece appare sommamente pericoloso in questi ultimi decenni è l’enorme ‘vuoto’ apertosi proprio fra i miracoli delle antiche civiltà e ‘la nostra civiltà senza più miracoli’. Già, perché noi non ci meravigliamo più neanche dei miracoli della scienza o del progresso; anzi, temiamo ormai entrambi, consci di aver scavalcato frontiere forse interdette comunque designanti ‘gli eterni limiti del sapere’, come dicono i filosofi. Nelle nostre enormi Megalopoli che diventeranno presto Necropoli, noi non stimiamo più, alquanto umiliati, che questa civiltà moderna sia la ‘unica’ e la ‘vera’ civiltà all’apice della storia umana. Stornati e affaticati dal fracasso delle grandi città, nel raccoglimento del nostro focolare diamo ragione ai ‘pessimisti’ (compreso il sottoscritto…) che da decenni ormai ci avvertono di una possibile catastrofe del nostro mondo.

La civiltà occidentale moderna appare nella storia come una vera e propria anomalia; fra tutte quelle che sono più o meno conosciute, è questa civiltà la sola ad essersi sviluppata in un senso puramente materiale e tale sviluppo mostruoso è stato accompagnato, come fatalmente doveva, da una regressione intellettuale (culturale e psicologica con tutti i malesseri che ne conseguono…) corrispondente…

Potrai non condividere, ma cos’è questo progresso dell’ultima e ultimissima ora (di stampo Orwelliano…), se non una specie di nipote bastarda della scienza preconizzata dagli entusiasti apologetici partiti con Cartesio ed approdati al Settecento-Ottocento? Ed ancora, nulla o poco essi sapevano sulla realtà dell’uomo antico, ed anche se qualcosa nel loro bagaglio culturale si fosse stratificato, come potevano interpretare l’evoluzione umana riflettendola in una ‘ideologia’ imbevuta del più grande fervore e cieca fiducia che tal progresso poteva e può infondere, fino all’ammirazione di quell’araldo culturale che fu’ Helvetius, prima espressione meccanicistica e sensista ad oltranza, che portò la cultura dritta al Termidoro di Robespierre,… e poi scusa l’Eresia, al secolare confronto che oppone due civiltà, una Cattolica-Occidentale, l’altra Mussulmana-Mediorientale?


















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