CHI DELLA FOLLA, INVECE,

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30 MAGGIO 1924

venerdì 11 novembre 2016

INTERMEZZO CON LA 'GRANDE NOTIZIA': la nuova puntata del 'Buffone Bianco'




















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Intermezzo con la 'Grande Notizia' (2)

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I padroni di oggi....   &   ....di ieri....














Squillò il telefono. Mildred staccò il ricevitore.
‘Oh, Ann!’ Rise. ‘Sì, la nuova puntata del ‘Buffone Bianco’ è annunciata per questa sera!’.
Montag se ne andò in cucina e gettò il libro sul tavolo.
‘Montag’, disse ad alta voce la moglie ‘sei veramente un cretino. Ora, da questo punto, dove andare? O forse non sarebbe meglio mettere i libri da parte e non pensarci più?’.
Riaprì il volume per non sentire la risata di Mildred.
Povera Millie, pensò. E povero Montag, anche per te, è un bel problema capire! Ma dove allora trovare aiuto, dove cercare un maestro, quand’è così tardi?




Un momento! Chiuse gli occhi. Sì certo! Si colse a ripensare ancora al parco verdeggiante dell’anno prima. Più d’una volta ne aveva avuto il ricordo, recentemente, ma ora si rammentò come era stato quel giorno, nel parco della città, che aveva visto il vecchio signore vestito di nero nascondere qualcosa, con una mossa rapida, sotto la giubba perché la Torre è sempre di guardia, perché la Torre non dorme mai…




Il vecchio s’era alzato di scatto, come per fuggire. E Montag aveva gridato: ‘Aspettate!’.
‘io non ho fatto nulla!’, aveva risposto il vecchio, tutto tremante.
‘Nessuno vi accusa di nulla!’.
Erano rimasti poi seduti nella molle luce verde senza dire una sola parola per un po’, quindi Montag aveva iniziato a parlare del Tempo e il vecchio a rispondere con voce pallida.
Fu uno strano incontro, molto tranquillo.
Il vecchio ammise di essere stato un professore di lettere, prima di essere cacciato ramingo per il mondo, erano ormai quarant’anni, quando l’ultima università di studi umanistici era stata chiusa per mancanza di fondi e di sussidi.




Si chiamava Faber, quel professore, e quando alla fine cominciò a non avere più paura di Montag, si mise a parlare con voce cadenzata, guardando il cielo, gli alberi, il parco verdeggiante, e dopo un’ora di conversazione recitò qualcosa che Montag capì essere una poesia, questa volta senza rime (forse gli avevano strappate con la tortura, forse lo avevano torturato affinché quel linguaggio Divino non turbi le notti del Buffone Bianco…).
Quindi il vecchio divenne ancora più coraggioso e disse qualche altra cosa, e anche questa era una Poesia.
Con la mano sulla tasca sinistra della giubba, Faber recitava quei versi con grande dolcezza, e Montag capì che se avesse allungato il braccio avrebbe potuto trarre un volume di versi dalla tasca del vecchio.
Ma non allungò affatto il braccio.

Rimase con le mani in tasca, poi intorpidite, sulle ginocchia....
















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