giuliano

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IL TOMO

domenica 6 novembre 2016

PAESAGGI DELLA PAURA: l'apocalisse (21)









































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In Memoria di JFK (20/1)

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La frattura (22/1)
















L’Apocalisse è una ‘sacra rappresentazione’ (oggi diremo addirittura un disaster movie, uno di quei film che raccontano di incendi, terremoti, cataclismi) dove nessun dettaglio ci viene risparmiato. Beninteso, a patto di non tentare di questo testo una interpretazione allegorica, come è stato fatto dai vari esegeti, ma leggerlo come racconto letterale di ‘cose vere’ che accadranno, perché è così che lo ha letto e ne ha sentito riferire la cultura popolare ed è così che ha ispirato le immagini artistiche dei secoli a venire.
Sul finire del I secolo della nostra èra, nell’isola di Patmos, l’apostolo Giovanni (o in ogni caso l’autore del testo) ha una visione e ce ne parla secondo le regole del genere letterario ‘visione’ (o rivelazione), comune alla cultura ebraica. L’autore ode una voce che gli impone di scrivere quello che vedrà e di inviarlo alle sette chiese della provincia asiatica.




E vede sette lampade d’oro e in mezzo ad esse uno simile a figlio d’uomo, con i capelli candidi, gli occhi di fuoco ed i piedi ardenti come bronzo fuso, e la voce come fragore di molte acque. Esso tiene nella destra sette stelle e dalla bocca gli esce una spada. E vede un trono con ‘Uno assiso, avvolto in un’iride simile a smeraldo, intorno al trono ventiquattro Vegliardi, e intorno al trono quattro Viventi, un leone, un toro, un animale con fattezze d’uomo ed un’aquila in volo. E nella destra di colui che sta sul trono sta un libro dai sette sigilli che nessuno riesce ad aprire. Sino a che non viene un Agnello con sette corna e sette occhi, adorato dai Viventi e dai Vegliardi e, aperto il primo sigillo, appare un cavallo bianco montato da un cavaliere vittorioso; aperto il secondo ecco un cavallo fulvo montato da uno con una grande spada; aperto il terzo, si vede un cavallo nero montato da chi portava una bilancia; aperto il quarto, un cavallo montato dalla morte; e aperto il quinto è la volta dei martiri; aperto il sesto avviene un grande terremoto; il sole si fa nero e la luna di sangue, cadono le stelle ed il cielo si avvolge come un volume che si arrotola.




Prima che il settimo sigillo sia aperto appare la moltitudine biancovestita degli eletti da Dio, poi il sigillo viene dischiuso, e i sette angeli che stanno ritti davanti a Dio prendono a suonare loro sette trombe. E a ogni squillo di una delle trombe sopravvengono grandine e fuoco a devastare la terra, la terza parte del mare si fa sangue, periscono tutte le creature, cadono stelle e sono ridotti di un terzo tutti i pianeti; si apre il pozzo dell’abisso, da cui escono fumo e cavallette, come i guerrieri terribili guidati dall’Angelo dell’Abisso; e quattro angeli, sciolti dal fiume Eufrate dove stanno legati, muovono con eserciti innumerevoli di genti con corazze di fuoco, e cavalli con teste di leoni e ne perisce la terza parte degli abitanti della terra, ferita dalle code dei cavalli, simili a serpenti, e dalle bocche belluine.




Al suono della settima tromba, mentre appare l’Arca dell’Alleanza, ecco una Donna, vestita di sole e di luna incoronata da dodici stelle, e un Drago rosso, con sette teste coronate di diademi, e dieci corna; e un figlio che nasce, assunto in cielo a fianco di Dio. Si svolge una battaglia terribile tra Michele, gli angeli e il Drago, il Drago che precipita a terra e tenta di colpire la Donna, che gli sfugge grazie a mirabili interventi delle forze naturali, mentre il Drago si arresta sulla riva del mare sorge una Bestia con dieci corna e sette teste, simile a pantera con zampe d’orso e bocca da leone, e con la terra intera, che ora l’ammira, mentre vomita orribili bestemmie contro Dio, fa guerra ai santi e li vince, assistita da un’altra Bestia sorta dalla terra, un falso profeta che rende tutti gli uomini succubi e schiavi della prima Bestia.




Ma è giunta l’ora della prima riscossa: riappare l’Agnello con 144.000 eletti votati alla verginità, angeli profetizzano la caduta di Babilonia; e giunge su una nuvola bianca il giudice supremo, che è simile a un figlio di uomo e reca una falce affilata come gli angeli che lo coadiuvano, così che ne consegue un grande e punitivo massacro. Angeli con sette flagelli completano l’opera, la Bestia è vinta. S’apre nel cielo la Tenda della Testimonianza e gli angeli dai sette flagelli recano sette coppe ricolme dell’ira di Dio che ancora una volta spandono morte e terrore e ulcere; l’acqua del mare e dei fiumi si tramuta in sangue, il sole brucia i sopravvissuti, le tenebre e la siccità tormentano i viventi, mentre dalla bocca del Drago, della Bestia e del falso profeta escono tre spiriti impuri simili a rane. Essi adunano tutti i re della terra e avviene la battaglia decisiva tra le forze del bene e quelle del male, nel luogo detto Armageddon.




…E’ evidente quale repertorio di creature mostruose e vicissitudini tremende questa visione abbia introdotto nell’immaginario cristiano. Ma soprattutto quello che ha generato secoli di discussioni è l’ambiguità sostanziale del capitolo… 20 (venti). Secondo una interpretazione, il millennio in cui il diavolo resta incatenato non è ancora iniziato e quindi si è ancora in attesa di una età dell’oro. Oppure, come interpreta Agostino nella ‘Città di Dio’, il millennio rappresenta il periodo che va dall’incarnazione alla fine della storia, quindi è quello che si sta già vivendo. Ma in tal caso all’attesa del millennio si sostituisce l’attesa della sua fine, con i terrori che vi faranno seguito, il ritorno del demonio e del suo falso profeta, l’Anticristo, la seconda venuta di Cristo e la fine…. Del mondo!

(U. Eco)


(Prosegue...)





















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