CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

lunedì 8 febbraio 2016

VIAGGI SCIENTIFICI (di fine ed inizio secolo) (8)


















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…Il pensiero di pubblicare un manuale di ‘Istruzioni scientifiche’ pei viaggiatori mi fu suggerito nel 1873 dalle frequenti richieste di norme pratiche per la raccolta di oggetti naturali che venivano fatte ai miei colleghi naturalisti ed a me da capitani marittimi, alpinisti e viaggiatori in genere, desiderosi di arricchire i nostri musei e di concorrere, secondo le proprie forze, al progresso della scienza.
A noi mancava infatti una guida, un vade-mecum che valesse a dirigere utilmente le ricerche e le osservazioni come avevano gli inglesi nell’aureo ‘Manual of scientific Enquiry’ compilato da John Herschel. Il compianto amico mio, luogotenente Eugenio Pescetto, accolse con molto favore questo pensiero e mi esibì di tradurlo in atto nella ‘Rivista marittima’ che egli allora dirigeva. Io accettai volentieri l’offerta, ed ottenuto il concorso di alcuni competenti collaboratori, tracciai d’accordo con essi il programma dell’opera. (*)(1)




(*) (1) Espongo ora, ad uso di futuri ‘Climatologi’ accompagnati da valenti ‘Ecologisti’ taluni brevi compendi per lo studio dei ghiacciai, da questi approderemo ai futuri ‘carotaggi’ artici così preziosi per lo studio, oltre che dei ghiacciai stessi e il loro sviluppo nella fattispecie della geologia terrestre, anche per determinare la consistenza che questi offrono nei contenuti delle informazioni immagazzinate circa il clima del nostro pianeta.
Dacché ne possiamo dedurre che, pur taluni fattori ciclici oscillanti fra  ‘caos ed equilibrio’, altresì vero e certo che l’intervento umano dal secolo della presente opera sino ai nostri giorni, conserva rileva e rivela differenze e discrepanze nei valori misurati ed accertati se confrontati con l’odierni, tali da far  ipotizzare un certo quanto considerevole e pur certo ‘cambiamento climatico’ indotto dall’uomo sull’Ecosistema Natura dell’intero pianeta abitato.




Così quest’opera, se pur datata, appare preziosa nei suoi contenuti, giacché ravvisare uguali e medesime considerazioni ad uso di qual si voglia viaggiatore, è conforme alle nozioni apparentemente superate dell’Issel, in quanto medesime ‘istruzioni’ possono e debbono appartenere al nostro ‘bagaglio’ di retti e saggi ‘Esploratori’ così da poter valutare i cambiamenti, dal secolo ed anno del presente tomo sino ai giorni nostri. Non sono molti, solo poco più di cento, una inezia se confrontati con secoli e millenni in cui la Terra ha raggiunto, nei vari stati ‘critici’ ed alterni il suo equilibro, ma l’uomo, come già accennato da Yorick, essendo peggiore della bestia ha fatto sì che la nostra amata Terra abbia raggiunto, nel falso mito del ‘progresso’ (in cui si specchia) tutti quegli squilibri fin ora accertati, nei quali il clima ha modificato i suoi parametri. Nel quale la sostenibilità di un presunto equilibrio è messa in gioco da alterazioni climatiche estranee a fattori naturali dei quali il diligente Issel ci fornisce capacità luogo e misura… Ed inoltre, non per ultima, l’intera socialità di cui di seguito esamineremo più approfonditamente aspetti e temi psicologici quanto umani, i quali, pur nel progresso, regredita ad uno stato non conforme con la Natura Umana, e con essa, l’Anima che la sovrintende.




Quindi rielaborare e ripercorrere il progresso mi pare un obbligo morale, in quanto in questa sede non si vuole negare questa capacità la quale differenzia l’uomo dalla bestia da cui deriva, con il pericolo però… di essere peggio, o se non altro, di divenire peggio del suo antenato…
Di più non mi dilungo, ed ammiro, o meglio, compiango valori persi, principi andati dalla navicella cui, con il mio amico Andrée, precipiteremo verso il ghiaccio del progresso di una sconfitta, ma l’idealismo impone siffatto principio, siffatta dottrina, siffatto Spirito, e questo accompagnato dal ‘libero arbitrio’ inquisito, sicché nei futuri decenni e secoli a venire potremmo solo rivelare e rilevare la disfatta e con essa la fine del principio nominato vita… e con essa l’Anima-Mundi sconfitta…
Forse proprio questa l’Eresia…
E che Dio ci benedica…!




E’ noto che una gran parte della neve che copre le alte vette montuose si converte in ghiaccio e per mezzo dei ghiacciai scende per le valli o sui fianchi dei monti fino ad un livello assai più basso, ove cioè le condizioni climatologiche sono incompatibili colla permanenza del ghiaccio.
Lo studio dei ghiacciai attuali appartiene propriamente alla geografia fisica, tutta volta il geologo non deve ignorarne i fondamentali risultati per essere in grado di riconoscere le tracce lasciate in molte località da ghiacciai ora scomparsi e per farsi un giusto concetto della azione esercitata sulla terra dai fenomeni così detti glaciali.
La forma tipica del ghiacciaio, è quella di un fiume che scorre in una valle, seguendone le sinuosità, ora ampliandosi, ora restringendosi.
Le Alpi, i Pirenei, l’Imalaia ce ne offrono grandiosi esempi.




Risalendo un ghiacciaio, si osserva che ad una certa altezza non risulta più di ghiaccio, ma di neve più o meno stipata di struttura granulosa, poi, più in alto, questa diventa farinosa ed il ghiacciaio si confonde allora col ‘campo di neve’ che gli dà origine, il quale occupa generalmente un bacino più o meno circoscritto. Alla parte inferiore di esso sgorga ordinariamente un torrente dall’acqua torbida, bianchiccia, come lattiginosa, che suol essere assai più grosso d’estate che d’inverno.
Il ghiaccio del ghiacciaio è pieno di bolle e di fessure ed inoltre presenta dei crepacci trasversali e longitudinali che possono essere larghi parecchi metri e più o meno profondi. Nella regione inferiore dell’alto nevato ove questo confina col ghiacciaio ad alveo incassato si osserva d’ordinario un ‘crepaccio periferico’ più largo e profondo degli altri.
Il ghiacciaio sbarrando valli secondarie può dar origine a laghi o laghetti ed interrompendo il corso di un torrente può provocare la formazione di cadute d’acqua, cascate o cascatelle… Nelle regioni situate in prossimità dei poli, come la Groenlandia e lo Spitzberg, i ghiacciai scendono fino al livello del mare e quando questo è gelato depongono alla sua superficie i detriti loro…(*) (2)




















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