CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

venerdì 10 febbraio 2017

QUANDO GALILEO ERRO' (occhio alla cometa!)















La cometa...


....Tomi.....


E pur bisogna errare: l'Eremo... da visitare per goderne splendida vista...
























Tra breve non meno del 1618 apparvero in cielo tre comete!
Keplero ritenne, a posteriori, che annunciassero la guerra che, iniziata quell’anno come semplice guerra di religione, avrebbe incendiato l’Europa intera e sarebbe durata trent’anni. In ogni modo le tre comete attrassero l’attenzione del mondo dei dotti e diedero occasione a numerosi opuscoli, libriccini e libelli, e per Galileo, ad una nuova disputa.
Uno dei primi scritti sulle tre comete uscì anonimo nel 1619, ma si seppe assai presto che era dovuto alla penna del gesuita Orazio Grassi, professore di matematiche al Collegio Romano della Compagnia di Gesù.




Grassi vi sostiene che le comete si muovono molto al di là della Luna su orbite regolari come tutti i pianeti e cita, per approvarle, le conclusioni che Brahe aveva tratto dalle sue osservazioni della cometa del 1577.
Galileo a giudicare dalle annotazioni da lui stese in margine alla sua copia, fu profondamente irritato da questo scritto. Per lui la manovra era chiara: di nuovo, in occasione dell’osservazione di un fenomeno astronomico, i gesuiti, avendo compreso che non si poteva più opporre Tolomeo a Copernico, mettevano avanti Tycho Brahe.
Galileo decise di replicare seccamente e rapidamente, celandosi però per prudenza dietro il nome di uno dei suoi vecchi allievi, Mario Guiducci.




Il ‘Discorso delle comete’ di Guiducci fu pubblicato quell’anno stesso. Sorprendentemente, Galileo torna alle sue vecchie opinioni circa le comete e sostiene che esse non sono oggetti reali bensì probabilmente effetti ottici prodotti dalla luce solare con le esalazioni dell’atmosfera terrestre salite al di là dell’orbita della Luna, come le aurore boreali o i parelii.
Alla fine del ‘Discorso’ si accusa l’anonimo sotto cui si cela il Grassi del grave crimine di non aver citato le scoperte telescopiche di Galileo, e si incolpa il padre Scheiner di appropriarsi delle scoperte altrui.
Il padre Grassi non ha dubbi sull’identità del suo avversario.




Passando dall’anonimato alla maschera, attacca direttamente Galileo nella ‘Libra astronomica ac philosophica’, edita anch’essa nel 1619, sotto lo pseudonimo di Lothario Sarsi Sigensano, anagramma di Horatio Grassi Salonensi.
Circa la priorità delle scoperte, il Grassi ritorce l’accusa verso Galileo, e quanto all’orientamento di fondo conferma che i gesuiti hanno abbracciato il sistema cosmologico di Brahe: se il sistema di Tolomeo è confutato e quello di Copernico contrario alle Scritture, è inevitabile adottare il compromesso ‘ticonico’.
Galileo preparerà con cura la sua risposta nel corso di quattro anni. Nel 1623, l’anno stesso dell’elezione a papa del cardinale Maffeo Barberini col nome di Urbano VIII, Galileo pubblica, ‘Il Saggiatore’, ‘nel quale con bilancia esquisita e giusta si ponderano le cose contenute nella – Libra astronomica e filosofica – di Lotario Sarsi Singensano’.




Benché lo scienziato vi mantenga le sue opinioni erronee sulla natura ‘materiale’ delle comete (tralasciando più profonde verità sovumane’), e benché gran parte dell’opera sia dedicata a polemiche sterili, paradossalmente ‘Il Saggiatore’ è, per grandezza di qualche pagina mirabile sul metodo scientifico, nel quale, comunque, per ciò che attesta la storia, molto deve direttamente ai gesuiti pur non citando né confermando talune fonti.
Il libro forse più importante di Galileo dopo il ‘Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo’ e dopo i ‘Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze’, di cui il primo fruttò a Galileo la comparizione, nell’aprile e nel maggio 1633, davanti al tribunale dell’Inquisizione.




Fra i brani polemici del libro ce n’è uno spesso citato, che riporterò per la tenacia non meno della capacità con la quale il Galileo mostra l’arte nel farsi nemici irriducibili. Nel suo contrattacco, Galileo non si accontenta di discutere erroneamente sulla natura delle comete e del sistema di Tycho, ma fa d’ogni erba un fascio e riesuma tutti gli ‘errori’ passati di Grassi, alias Sarsi. Fra questi la teoria che i proietti si riscaldino a causa dell’attrito dell’aria, che Galileo commenta così:

Se il Sarsi vuole ch’io creda a Suida che i Babilonii cocesser l’uova col girarle velocemente nella fionda, io lo crederò; ma dirò bene, la cagione di tal effetto esser lontanissima da quella che gli viene attribuita, e per trovar la vera io discuterò così: se a noi non succede un effetto che ad altri altra volta è riuscito, è necessario che noi nel nostro operare manchiamo di quello che fu causa della riuscita d’esso effetto, e che non mancando a noi altro che una cosa sola, questa sola cosa sia la vera causa: ora, a noi non mancano nuova, né fionde, né uomini robusti che le girino, e pur non si cuocono, anzi, se fusser calde, si raffreddano più presto; e perché non ci manca altro che l’esser di Babilonia, dunque l’esser Babilonie è causa dell’indurirsi l’uova, e non l’attrazione dell’aria.

Notiamo che il Grassi, seguito da Galileo, presenta Suida come un dossografo, come si credeva a quell’epoca e come si continuò a credere fino all’inizio del nostro secolo. L’errore è peraltro ancora corrente ai nostri giorni…




Comunque per smorzare i toni fra l’umano ed il sovrumano raccomando in nome della famosa massima del Galileo di girare per un borgo antico nell’Eremo del Greccio a cui ogni ospite è benvenuto ed ove è possibile godere oltre che di una buona accoglienza anche della  vista per la cometa a noi così gradita…
E più non dico ma il cielo con la sua parabola benedico…


















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