CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

venerdì 3 febbraio 2017

CORRI UOMO CORRI! (7)




















Precedenti capitoli:

Salvare noi stessi (6)

Prosegue in:

Corri uomo corri! (8)  &

Polizza 'Walker' (9)














Si ficcò in bocca tre fette di prosciutto cotto e raggiunse l’estremità del corridoio per imboccare le scale, passando davanti alle caldaie. A metà strada c’era un pianerottolo, e la rampa di scale girava a destra. Fu allora - stava guardando verso l’alto che vide il detective per la prima volta…
Walker aveva appena chiuso la porta della cella frigorifero, dopo aver sparato a Luke in mezzo agli occhi, e stava giusto scendendo nel seminterrato per sistemare anche il terzo inserviente. Ma l’assassinio di Luke l’aveva sconvolto a tal punto da costringerlo a fermarsi un istante per recuperare un po’ di fiato e ricaricare la pistola. Se ne stava fermo in cima alle scale, il fianco sinistro rivolto verso Jimmy e il revolver con silenziatore che gli ciondolava dalla mano destra.
‘Come spegnere la luce’, borbottava a se stesso…
Avvertì la presenza di Jimmy e fece un salto per vedere chi fosse. Il primo pensiero che passò per la testa a Jimmy, alla vista del volto teso, scheletrico e paonazzo di Walker, fu di trovarsi davanti al Fantasma dell’Opera.




Walker sembrava dotato di poteri sovrumani, e alto tre metri. Il soprabito aperto gli pendeva di dosso come un cencioso mantello ottocentesco, e gli occhi di rosso, un vero sguardo da pazzo erano semicoperti da un ciuffo di capelli biondi.
‘Cazzo se è sbronzo questo figlio di puttana’, pensò Jimmy…
Fat Sam non doveva averlo calmato neanche un po’. Sentì una fitta al basso ventre, ma non si fermò. Non voleva certo far credere a quel figlio di troia che aveva paura di lui. In fin dei conti, pensò, sua madre è solo una troia bionda. 
Walker scoprì i denti come un cane mordace e sollevò la pistola ad altezza di tiro, senza dire una parola.
D’istinto Jimmy si abbassò un istante prima che partisse il colpo. Il proiettile gli passò di striscio sulla parte sinistra del torace. Jimmy si sentì esplodere il cranio dalla rabbia, come se tutte le sue emozioni, tutte le sue sensazioni avessero raggiunto la massima pressione per poi scoppiare. Per un breve momento si sentì dotato di una sensibilità soprannaturale, quasi come in punto di morte. Il viso di Walker gli parve cento volte più grande; ne vide il sudore sgorgare da pori larghi come il fondo di un bicchiere di whisky; scorse una barbetta biondiccia spuntare da una mascella bianca e squadrata, peli simili a festuche in un campo ammantato di neve; vide il netto contorno delle otturazioni nell’irregolare dentatura giallastra del detective. Un’istantanea che bruciò, nel suo ricordo, all’acida fiamma della collera. Durò solo un’attimo, senza che il corpo di Jimmy interrompesse la sua secca traiettoria istintiva.
‘Saltagli addosso, a quel figlio di puttana!’. 




Lo incalzava una parte del suo cervello. ‘Strappagli la pistola e fanne polpette, di quella testa di cazzo!’. Ma l’altra parte urlava una cosa sola.

CORRI, UOMO, CORRI!

I muscoli frustati dal panico, gli si tendevano in un’incredibile frenesia, come uno stallone selvaggio, in una morsa di terrore cieco. Prima che Walker potesse sparare di nuovo, Jimmy si era già voltato e, in un grottesco passo di danza, aveva iniziato a ridiscendere le scale. Il secondo colpo gli scalfì la parte posteriore del collo e gli penetrò nella rabbia come un ferro rovente, facendogli saltare - furibondo com'era - il relè che teneva sotto controllo, la paura. Era in una posizione assai scomoda, la gamba sinistra accavallata sulla destra, il braccio sinistro alzato a proteggersi, il destro che brancolava in avanti e il tronco piegato in due verso il basso, come un’acrobata all’inizio di un salto mortale. Ma i suoi muscoli incordati furono capaci di muoversi con la velocità di un serpente che attacca. Le gambe si tennero con estrema violenza per spingerlo dalla parte opposta del pianerottolo. Sbatté nel muro col fianco destro, ammaccandoselo tutto fin dalla spalla.  



‘FIGLIO DI PUTTANA!’.
Imprecò annaspando a denti stretti…
Si staccò dal muro girando su se stesso e fece allo stesso tempo forza su gamba, braccio e fianco destro, ruotando come un derviscio. Fu così rapido da riuscire a voltare l’angolo e portarsi fuori tiro prima che il terzo colpo di Walker s’infilasse nell’intonaco della parete nel punto esatto in cui, un’istante prima, si proiettava l’ombra della sua testa. Con una capriola arrivò in fondo alle scale. Ormai era lanciato, e non c’era più modo di fermarsi, come quando si inizia un esercizio in palestra; quindi si rassegnò a sbattere sul terzo gradino con le palme delle mani e ruotare in aria, atterrando accovacciato sul cemento del corridoio senza aver ancora esaurito la spinta.




Walker partì alla carica giù per le scale brancolando alla semicieca. Mancò l’ultimo gradino prima del pianerottolo e andò a finire contro il muro, battendo dapprima col fianco per poi ritrovarsi a quattro zampe sul pavimento.
‘ASPETTA UN ATTIMO, NEGRO DI MERDA!’. Urlò d’istinto…
Jimmy lo udì e si trasse con forza immane dalla sua posizione accucciata. La mente di entrambi era ottenebrata dal loro massimo e momentaneo desiderio: per l’uno, uccidere, e per l’altro sopravvivere…
Fu così che il lato grottesco della faccenda andò perduto, ovvero Walker che ordinava a Jimmy di fermarsi e farsi ammazzare.
Voltato l’angolo, Jimmy s’infilò nella stanza dell’immondizia, con la vaga idea di filarsela dal montacarichi. Con le suole di gomma scivolò sul cemento, su una macchia d’unto, e finì a sbattere in corsa contro lo stipite della porta, ammaccandosi la gamba sinistra dalla caviglia al fianco. Riuscì a portarsi fuori tiro prima che Walker potesse prendere di nuovo la mira, ma lo sentì precipitarsi giù per le scale in una scarica di passi. Poi si rese conto che quando il montacarichi non era in funzione era impossibile sollevarne le massicce ante. Nell’andarsene, prima, aveva spento tutte le luci, e adesso pensò di prendere lo sbirro in trappola col favore delle tenebre. Ma dal corridoio, attraverso la porta aperta, filtrava fin troppo chiarore, e per chiuderla sarebbe stato costretto a un salto all’indietro. 




Si fermò, sbandando, e ruotò su se stesso, ma era ormai andato troppo oltre. Walker stava già varcando la soglia, di corsa ma attento, con il revolver proteso in avanti e pronto ad aprire il fuoco. L’ultima manovra aveva fatto perdere a Jimmy qualche secondo prezioso, lasciandolo in brache di tela. Non sapeva dove nascondersi, non aveva tempo per rimpiattarsi, né qualcosa da tirargli addosso. Il secchio metallico da dieci litri che conteneva gli stracci la spugna e il detergente che Jimmy usava per lucidare l’acciaio era sul pavimento alla sua destra. Con riflesso puramente istintivo, il gesto cieco e irrazionale di chi cerca di salvare la pelle, gli mollò un calcio neanche fosse un pallone da spedire in porta, lasciandolo dritto contro la pistola spianata, come l’edicolante giù all’angolo della sesta, informatore del distretto, dentro il suo scatolone di cartone.
Walker sparò con un attimo di ritardo, e la pallottola trapassò il secchio metallico che già volava a mezz’aria, per poi colpire Jimmy al torace, appena sopra il cuore. Il secchio ne aveva rallentato la corsa a tal punto da impedire di uccidere, lasciandogli però la capacità d’impatto di un violentissimo cazzotto. Jimmy non aveva ancora recuperato l'equilibrio, dopo la pedata al secchio, e se ne volò a gambe all’aria. Secchio che, tuttavia prese Walker in pieno petto e lo fece cadere a sua volta.




Jimmy si mise in tutta fretta a quattro zampe, e non si era ancora rimesso in piedi che già correva. Sentiva il sangue sgorgargli dal petto. Ignorava la gravità della ferita, ma sapeva di doversi sbrigare. Si era accorto che il secchio aveva buttato giù Walker, ma aveva capito che era il caso di tagliare la corda prima che lo sbirro riuscisse a tirarsi su e riprendere la mira. Con l’angolo dell’occhio scorse la pila di bidoni (fece anche in tempo a buttarci una vecchia fattura... falsa della... premiata Compagnia) della spazzatura, appena lavati. Ruotando su se stesso, senza smettere di correre, ne fece saltar via due e se li scagliò alle spalle in direzione di Walker, che stava annaspando per tornare sulle gambe. I bidoni lo fecero volare di nuovo per aria e Jimmy, ruotando ancora una volta su se stesso, gliene lanciò addosso altri due. Il frastuono dei bidoni sul cemento fu tale da destare i morti, e Jimmy non riusciva a capire se Walker avesse ripreso a sparare o no. La semioscurità di quella stanza già era terrificante di suo, anche senza quel rumore che gli impediva di udire gli spari. Ma Walker non era ancora riuscito a sparare di nuovo. Stava cercando, a forza di braccia e gomiti di respingere i bidoni, il volto livido di rabbia.




‘Levatevi dalle palle, perdio!’ gridava, blaterando imprecazioni incomprensibili, come se quei bidoni godessero vita propria e la capacità di udire le sue parole… Poi vide Jimmy che sfrecciava verso un’altra porta, in fondo alla stanza; ma si prospettava un tiro difficile, quello, tra la penombra e i bidoni che ancora rimbalzavano in giro. Nella pistola era rimasto un solo colpo, e non aveva il tempo di ricaricare. Inciampò nel tentativo di rincorrere il negro, batté gli stinchi sui bidoni saltellanti e attaccò a bestemmiare come un ossesso.
Jimmy piombò con una spallata sulla porticina di legno, senza neanche fermarsi a vedere se fosse chiusa a chiave o no. La serratura arrugginita saltò via di schianto, e la fragile porta andò a sbattere contro il muro di uno stretto e scurissimo passaggio che correva sotto l’edificio attiguo, sulla Trentasettesima. Sapeva che quel passaggio portava una serie di altri corridoi che collegavano i seminterrati di tutti gli edifici dell’isolato. Da qualche parte, lo incalzavano i suoi pensieri disperati, c’era di sicuro un portinaio ancora sveglio. Negli altri palazzi di pietra ci doveva pur essere qualche essere vivente, qualche donna di servizio, qualche portiere di notte, qualche guardiano notturno; degli occhi insomma, cui far vedere com’era ridotto e raccontare la storia. Ma le uniche persone in giro sembravano essere lui e quel poliziotto armato e impazzito, in un mondo di orrore sempre più nero. Si mise a correre alla cieca nel buio, confidando nella buona sorte, singhiozzando senza neanche rendersene conto, col sangue che gli scorreva giù per il petto e si radunava in una massa tiepida e appiccicaticcia appena sopra la cintura.  




Walker gli corse dietro, rimbalzando da una parete all’altra senza mai smettere di imprecare.  Dovette resistere all’irrefrenabile tentazione di estrarre la pistola d’ordinanza e annaffiare il buio con una doccia di pallottole calibro 38.
 Jimmy sbatté a tutta forza contro un muro, picchiando sui mattoni con la fronte. Andò giù come un sasso, rimbecillito ma ancora cosciente.
Walker lo udì lamentarsi e si fermò, cercando di aguzzare la vista e cogliere lo sguardo del negro. Aveva sempre sentito dire che gli occhi di un negro brillano nell’oscurità come quelli di un animale, e la sua pistola era pronta ad aprire il fuoco al minimo scintillio. Lo sentiva muoversi, quel negro, ma non riusciva a vedere un accidente…
Jimmy si alzò lentamente in piedi. Gli pareva di essere stato preso a frustate con una catena di ferro massiccio, e fu solo la volontà di sopravvivenza che lo spinse a correre di nuovo. E di colpo si ritrovò a volare a mezz’aria. Il passaggio piegava secco a destra, e si abbassava di tre gradini. Atterrò sulle ginocchia e sulle palme delle mani, che il ruvido cemento s’affrettò subito a spellare. Il dolore - acuto, improvviso - ebbe l’effetto di uno stimolante: in men che non si dica, Jimmy saltò in piedi e riprese a correre.




Ma la pausa nel buio aveva fatto riacquistare il raziocinio a Walker. Il detective si frugò nella tasca interna della giacca e ne estrasse una torcia sottile come una penna stilografica. Il minuscolo raggio gli consentì di scorgere la svolta del corridoio e i gradini.
Nel frattempo, Jimmy aveva girato un altro angolo ed era scomparso alla vista.
Per un istante Walker valutò se ricaricare la pistola. Mentre cercava la torcia, la mano gli era finita sui proiettili di scorta che teneva in tasca, ed era sicuro che ce ne fossero di ancora buoni. Ma non poteva rischiare di perdere tempo, tra quel labirinto di corridoi e il negro che già aveva preso un certo vantaggio.
Jimmy si era messo a correre trascinando la mano sinistra lungo la parete, e con la destra a precederlo. Al buio, svoltò due angoli e piombò di colpo in un tozzo corridoio illuminato. Non udiva più i passi del suo inseguitore. Sentì montargli la speranza. Sulla destra vide una porta chiusa. La aprì, guardando all’interno. C’era un letto disfatto, una toletta bruciata dalle cicche e vestiti luridi penzolanti dalle sedie, oltre a una bottiglia di whisky vuota, con tanto di bicchiere, su un tavolo coperto da una cerata. Ma non c’era anima viva. Era di certo la stanza dell’aiutante di chissà quale portinaio. Nell’uscire, richiudendo la porta, udì dei passi alle sue spalle.
‘Aiuto!’ urlò, trascinandosi in avanti. ‘Aiuto!’ qualcuno mi aiuti!'
Nessuna risposta!




Svoltò all’estremità del passaggio proprio mentre Walker lo imboccava all’estremità opposta, e si ritrovò nell’ennesimo corridoio. Uno sguardo sulla sinistra gli consentì di scorgere una lunga distesa di parete intonacata e ben illuminata, e un pavimento pulito. Girò a destra e si trovò di fronte a una massiccia porta di quercia. Li udiva benissimo, ora, quei passi. Non c’era tempo di girare di nuovo l’angolo e prendere quell’assassino per la collottola. Se la porta non si apriva, poteva considerarsi un uomo morto.
‘Ehi!’, sentì una voce.
‘Ehi!’.
Non si voltò.
Quella voce significava morte...
Coraggio, fatti ammazzare, gli gridava quel figlio di troia. Si sentiva lo stomaco grande come un pisello, e la nausea che gli era salita alla bocca sapeva di vomito rancido. Fece per afferrare la maniglia. Ecco come finisce la carriera del figlio della signora Johnson, pensò con una dose di quella amara autoironia che ai bianchi piace chiamare ‘umorismo da negri’. Provò la maniglia. La sentì girare. Spinse la porta. Si aprì.




‘Ehi! Ehi, laggiù!’, udì di nuovo la voce.
‘Ehi lo vai a dire a tua nonna’, pensò.
La luce che filtrava dal corridoio, attraverso la porta aperta, gli fece vedere quella che sembrava una batteria di macchine per cucire elettriche, che giravano con lento movimento circolare in uno stanzone quadrato. Jimmy si sentiva così stordito che gli parve di galleggiare sulla loro scia. Lo sforzo fatto per restare in piedi gli aveva fatto tirare in dentro lo stomaco, e il sangue aveva ormai preso a calargli, caldo e appiccicoso, giù per la gamba. Forse si era anche pisciato addosso. Inebetito, cercò la serratura senza neanche rendersi conto di cosa stesse facendo. Era una Yale; quando abbassò la leva che rilasciava il paletto, la serratura scattò all’istante a chiudere la porta.
‘Ehi! Ma chi cazzo è che urla?’. ‘Non la udì, Jimmy, questa voce. E neanche il rumore strascicato dei passi che scendevano lungo il corridoio e si accostavano alla porta. Non udì l’uomo provare la maniglia e scrollare la porta e attaccare a sbraitare con la voce irritata, mezza ubriaca. ‘Apri la porta e vieni fuori. Non me ne frega un cazzo di chi sei. Ho un lavoro da finire, io’.

…Aveva già perso i sensi prima di toccare il pavimento….





















Nessun commento:

Posta un commento