CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

mercoledì 14 febbraio 2018

INDOVINELLO CON RIMA (86)


















Precedenti capitoli:

Volgersi al meglio.... (85)

Prosegue in:

La soluzione? Successiva al Tempio del Cielo (87)














Al sodalizio alessandrino di Ipazia e Sinesio, che durò forse due anni, vengono attribuite certe ‘attività più sotterranee’ nell’ambito del platonismo. Sinesio è da identificare con l’omonimo studioso della natura, inventore di uno strano modello di alambicco e autore di un contemporaneo trattato di alchimia, che riporta nel manoscritto la dedica ‘a un sacerdote del Gran Serapeo’. Due volte nelle epistole Sinesio ripete che ‘la geometria è una cosa sacra’. Altrove parla delle virtù della tetrattide, simbolo della numerologia neoplatonica-neopitagorica di Giamblico, cui peraltro si ispira un sacro’ quanto giovanile patto di studio fra quattro allievi di Ipazia. Se le allusioni al segreto iniziatico contenute nell’‘Epistola a Erculiano’ possono essere indizio di un insegnamento esoterico, nel ‘Dione’, dedicato a Ipazia, sono certamente dissimulate ‘dottrine inviolabili’.





  
Il Tempo l’avvolge come una piovra….

Tutto il Tempo del mondo, passato, presente, futuro… tutto chiuso in un cerchio senza centro o col centro in ogni luogo.

Il Tempo… è un’invenzione!

Non c’è passato né futuro!

E’ tutto presente, scritto in ogni istante…

E la morte non esiste!

Forse, è solo un passaggio, una porta verso l’Infinto.

Solo una porta…

Che porta all’Eternità…. o al male della strana materia che Tempo era…




Il trattato ‘Sui Sogni è stato composto’ scrive Sinesio ‘tutto in una notte, anzi nell’ultima parte della notte che mi portò quel sogno che mi ingiunse di scriverlo,e in qualche momento, due o tre, mi sembrò di essere quasi una terza persona,l’ascoltatore di me stesso’.

Oltre a Porfirio, Sinesio cita abbondantemente i ‘logia’, gli ‘Oracoli caldei’:

Non inclinare al mondo Nera Luce
Sotto cui giace Abisso infido e informe,
oscuro tutt’intorno, rigurgito di Sporco,
pieno d’immagini, privo d’intelletto.



  


Tutto galleggia in maniera irreale, in questo mondo del bene e del male!

Eccolo… il mio libro perduto. Le mie parole di sapienza!

UNA VOCE:

Le treman le mani!

Non riesce quasi più a leggere…

Lo apre dubbiosa!

Questo lo strano indovinello:

Pur se il male commesso non hai

Il tempo dovrai servire

Espiare colpe mai commesse

Chi tremar fa l’altrui.…

Non legge suscita umore

Sai dirmi

qual intelletto divenuto muscolo

privato del retto Pensiero

muove  l’altrui tamburo

senza Verità aver fondato?






A pochi anni dalla rovina del Serapeo, gli ‘Oracoli caldei’ figuravano tra i libri all’indice, il cui possesso espone(va) all’accusa di magia e faceva incorrere nelle temibili sanzioni che avevano seguito l’editto di Costantino e preceduto quello teodosiano: le leggi di Costanzo ‘contro stregoni eretici e indovini’ e di Teodosio stesso ‘contro aruspici e maghi’. Se, come è stato scritto, ‘in tempi turbolenti la matematica può essere una scienza pericolosa’, a quei tempi l’unione di neoplatonismo e occultismo teurgico poteva costare la vita. E’ difficile in tutta l’età antica separare gli interessi scientifici ‘positivi’ dalla sfera dell’irrazionale. L’astronomia era un campo inseparabile da quello dell’astrologia. Teone, ultimo docente a noi noto in via ufficiale del Museo di Alessandria, personaggio di altissimo prestigio non solo tra i suoi contemporanei ma ancora per tutto il millennio bizantino, aveva pubblicato uno studio sulla nascita di Sirio, un altro ‘sui presagi, sull’osservazione degli uccelli e sui gridi dei corvi’; altri, stando a Giovanni Malala, riguardavano gli scritti ‘di Ermete Trismegisto e di Orfeo’, nella tradizione ermetica e orfica, oltre che neoplatonica, aveva composto inni religiosi che celebravano gli astri.




  

Il Canone Astronomico!

“Forse hanno trovato la copia che si credeva perduta per sempre. Quella che fa della mia vita semplicemente UNA VITA!”

UNA VOCE:

Consultazione alla Biblioteca.

Ecco la strada verso il Libro dei Libri.

Una copia sola.

Non svanita, non bruciata, non perduta.

Copiata da un amanuense.

Un monaco santo.

E nell’anello un indovinello.

Stanza zero.

Scaffale Uno.

Piano Secondo!

Eccolo!





Ipazia, come scrive il suo contemporaneo Filostorgico, ‘divenne molto migliore’ del padre ‘soprattutto nell’arte dell’osservazione degli astri’. Che abbia dispensato ai suoi più selezionati studenti ‘una dottrina esoterica in margine ai programmi ufficiali’, che ‘l'insegnamento tecnico-astronomico di Ipazia non fosse che un’ingannevole facciata al riparo della quale veniva dispensata una rivelazione esoterica, questa sì veramente originale’, è apparso evidente, fra gli altri, anch eal maggiore biografo di Sinesio. Ma l’astronomia era, in effetti, più di una facciata. Uno dei ‘segreti’ dell’esoterismo pagano era proprio l’identificazione degli dèi dell’olimpo politeista con i corpi celesti e le costellazioni, e di qui la loro riducibilità a formule matematiche. Il linguaggio universale della matematica e dell’astronomia, praticato per primi, fra gli ellèni, dai pitagorici (e non a caso Ipazia viene spesso definita tale), aveva reso possibile fin da età remote il globalizzarsi di quella che già gli antichi, e poi il moderno esoterismo, chiamano la Tradizione: la circolazione delle stesse dottrine e conoscenze ancestrali, e delle stesse figure astrali (numeriche, ‘divine’), dal nucleo della mitica sapienza caldea sia verso occidente, in Asia Minore, in Grecia e forse anche più a ovest, sia a oriente, fino all’India, nella cui antica mitologia e poesia epica si scompongono e ricompongono, come in un gigantesco caleidoscopio, personaggi divini e semidivini dai tratti simili a quelli dei miti greci.






Il Tempo dice il mio

ed altrui Borsellino

amico di un rinomato Falcone

avvolge come una piovra!

Tutto il Tempo del mondo,

passato, presente, futuro…

Tutto chiuso in un cerchio

senza centro o col centro

In ogni loco!

E’ un’invenzione (non regna reato per ciò detto!)

Non c’è passato né futuro...

E’ tutto presente, scritto in ogni istante….

E la morte non esiste!

Forse, è solo un passaggio uno strano Tempio.

E l’antico ritornello

Complice dello strano (loro) Tempo…

Non ripeto solo Introduco

 a chi del Tempo in ogni luogo

con la Sfera sua imperfetta

che tutto il Potere dona

qual ‘evoluta’ padrona

Muove per la dovuta Materia






 A permettere queste spesso sorprendenti consonanze e affinità, talvolta considerate, dai mistici antichi come dai moderni, specialmente di estrazione confessionale, ‘miracolose’ e frutto di una ‘rivelazione’ trascendente, sono di fatto la comune osservazione del cielo stellato e la possibilità di comunicazione e circolazione dei suoi risultati mediante il linguaggio quantitativo, invariabile e indifferente alle diversità linguistiche, offerto appunto dalla matematica e dall’astronomia. Nel ‘Discorso sul dono’ di Sinesio si legge:

“L’astronomia è già di per sé una scienza più che degna, ma può servire ad ascendere a qualcosa di più alto, può essere l’ultima tappa, io credo, verso i misteri della teologia, una tappa a loro consona, poiché il corpo perfetto del cielo ha la materia sotto di sé e il suo moto è stato equiparato dai più alti filosofi all’attività dell’intelletto. Questa scienza procede alle sue dimostrazioni in maniera incontrovertibile e si serve dell’aiuto della geometria e dell’aritmetica, che non ritengo disdicevole chiamare retto canone di verità”.

Come provano il contemporaneo fiorire della numerologia giudaica e la persecuzione di Valente contro i ‘mathematici’, la natura tecnica dell’insegnamento di Teone e Ipazia non solo non esclude ma avvalora l’interesse per la sfera dell’esoterismo che furono praticati in un modo o nell’altro non solo nella scuola di Proclo e di Damascio...ma da quasi tutti i neoplatonici...





  
Tutto galleggia in maniera irreale

In questo mondo del bene e del male!

Ecco di nuovo … il mio libro inquisito!

Le parole di Sapienza…

Attendi e Indovina!

E odi il Mistero divenuto

Tutto racchiuso

entro il Tempo Suo

Astuto!

Muove quel che qui taccio

E fors’anche mai detto

Giacché Prima del Tempo

e dell’Universo Intero

Muove l’indovinello

Spirale di vita!

O cos’è mai quello

Privato del retto Pensiero?!

A te sarà detto

Lo potrai leggere doppo di questo!

(liberamente ispirato da M. R. Menzio & S. Ronchey)








Perché sei così idiota,
disse il gatto alla trota

e tu perché pensi di
esser un lupo (rispose lei)

mentre guardi la mia anima
che nuota,

pensando di cibarti con un sol
boccone quanto il mio regno

che mai affoga,
ma nuota libero come una trota.

Perché io son furbo disse
il gatto risentito,

amico d’un antico felino,
son bella e intelligente

e tutti mi voglion accarezzar la mente.

Io non son bello
rispose a lei anche l’uccello,

ma tutti i cacciatori mi voglion braccare,
e forse anche tu gatto di reame,

che spesso con la volpe te ne vai
silenziosa come la neve,

di me e delle mie rime ti vuoi cibare.

Per cui da questo ramo guardo la trota,
da cui un giorno ebbi ad imparare.

Tu invece felino di reame
zoppichi con la volpe
tua sola compare.

Vagando in ogni angolo
di reame convinta
or di nuotare poi di volare.

Ma né l’uno o l’altro dono
hai mai imparato ad apprezzare.

Perché non hai le ali per volare
e le rime per nuotare.

E le rime ti son nemiche
per questo reame.

Soprattutto quando vuoi convincere
la gente, che la volpe è nemica
della tua bramosia di regnare.

Ma siete uniti nel cuore
e nella mente
dalla sola sete che dona il potere!

L’arte di comandare,
calunniare, torturare,

e poi anche...d’ammazzare non meno del rubare…
ogni Verità divenuta eresia
…e rima per questo grande reame.

(Pietro Autier)

(Prosegue...)














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