giuliano

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IL TOMO

sabato 15 febbraio 2014

L' AGENTE SEGRETO













































Prosegue in:

l'agente segreto (2) &













Mr. Verloc quando usciva la mattina lasciava nominalmente il negozio
alle cure del cognato.
Era possibile farlo, perché gli affari, molto scarsi a qualsiasi ora, erano
praticamente inesistenti prima di sera. Mr. Verloc non si curava che mol-
to poco di questo suo commercio di facciata. E comunque a sorvegliare
il cognato c'era anche sua moglie.
Il negozio era piccolo, come del resto la casa.
Era una di quelle case squallide di mattoni, di cui c'era grande abbondan-
za prima che albeggiasse su Londra l'era della ricostruzione.




Il negozio aveva la forma di uno scatolone, con una vetrata sul davanti a
piccoli riquadri.
Durante il giorno la porta rimaneva chiusa, la sera discretamente, ma so-
spettosamente... accostata.
La vetrina conteneva fotografie di ballerine più o meno svestite; non ben
identificati pacchetti in involucri che facevano pensare a confezioni medi-
cinali; buste chiuse di carta gialla, molto sottili, fogli di carta gialla e con
il prezzo di due scellini e sei pence marcato in grosse cifre nere; qualche
numero di vecchi fumetti francesi che penzolavano da una cordicella co-
me fossero stati stesi ad asciugare; un bricco sbiadito di porcellana cele-
ste, uno scrigno di legno nero, bottiglie di inchiostro e vecchi timbri; alcu-
ni libri con titoli che alludevano indecenti; qualche copia di giornale sco-
nosciuto, con titoli quali 'La Torcia', o 'Il Gong', titoli stimolanti.




E i due lumetti a gas dietro i vetri erano sempre tenuti al minimo, che fos-
se per tutelare l'economia o per tutelare i clienti....
Questi clienti potevano essere o uomini molto giovani, che ciondolavano
un po' attorno alla vetrina prima di sgattaiolare dentro; o uomini di età più
matura, ma dall'aria generalmente non molto in soldi.
Vi era tra questi chi portava il bavero dell'impermeabile tirato su fino all'-
altezza dei baffi, con tracce di fango sul fondo dei pantaloni dozzinali che
rivelavano di essere stati indossati molto a lungo.
Ma nemmeno le gambe che contenevano dovevano essere di solito gran-
ché. Con le mani infilate nelle tasche dei pantaloni e con quello sguardo
idiota fra i denti....




I clienti sgattaiolavano dentro di traverso, introducendo prima una spalla
poi l'altra, un'occhiata, un richiamo un segnale come temessero di far suo-
nare la campana.
In realtà guardarli è un piacere....




Mr. Verloc quella mattina era uscito, non era al negozio....
...Girando a sinistra continuò il suo cammino lungo una strada stretta, co-
steggiata da un muro giallo che per qualche misteriosa ragione portava
scritto sopra, in lettere nere, n. 1 Chesham Sqare.
Chesham Square era ad almeno una cinquantina di metri di distanza, e Mr.
Verloc, abbastanza cosmopolita per non essere ingannato dai misteri topo-
grafici di Londra, proseguì oltre con passo fermo, senza segni di indigna-
zione o di sorpresa.
Finalmente, con la determinazione dell'uomo d'affari, raggiunse la piazza,
e si diresse diagonalmente verso il numero 10. Questo apparteneva ad un
imponente cancello per le carrozze inserito in un alto e levigato muro tra
due case, delle quali una con una certa razionalità portava il numero 9 e l'-
altra il numero 37; ma il fatto che quest'ultima appartenesse a Porthill Stre-
et, una strada ben nota nella zona, era stato pubblicizzato con un'iscrizione
posta sopra le finestre del pian terreno da qualche efficiente autorità prepo-
sta al compito di censire le case londinesi non conteggiate.




Verloc non si preoccupava più di tanto delle responsabilità municipali circa
quegli immobili, la sua missione nella vita, infatti, era la protezione del mec-
canismo sociale, non il perfezionamento o la critica di esso....




L'ora era così mattutina che il portiere dell'Ambasciata uscì di corsa dalla
sua abitazione ancora alle prese con la manica destra del soprabito della
livrea.
Mr Verloc, cosciente di quell'agitazione al suo fianco, tirò dritto porgendo
semplicemente una busta affrancata con lo stemma dell'ambasciata, e pas-
sò oltre. Mostrò lo stesso talismano all'usciere che gli aprì la porta, e si fe-
ce indietro per lasciarlo entrare nella scala.
Mr. Verloc, fu così condotto lungo un corridoio del piano terreno, a sinistra
di una grande scala ricoperta da un tappeto, fu improvvisamente spinto ad
entrare in una stanza piuttosto piccola, ammobiliata con una pesante scriva-
nia e poche sedie.
Il servitore richiuse la porta, e Mr. Verloc rimase solo.
Non si sedette.




Con cappello e bastone in una mano si diede un'occhiata attorno, mentre si
passava l'altro mano grassoccia sulla testa lucida e senza cappello. Un'altra
porta si aprì senza far rumore, e Mr. Verloc bloccando di colpo lo sguardo
in quella direzione non vide all'inizio altro che degli abiti neri, la cima di una
testa calva, e due baffi spioventi grigio scuri che sbucavano da dietro due ma-
ni rugose.
La persona che era entrata teneva un fascio di carte davanti agli occhi e cam-
minava verso la scrivania a passettini, girando contemporaneamente le pagine.
Il Consigliere Privato Wurmt, Cancelliere d'Ambasciata, era piuttosto miope.
Posando sulla scrivania le carte, il funzionario solerte rivelò un volto dalla car-
nagione smorta, di una bruttezza melanconica, incorniciato da una gran quan-
tità di capelli robusti, lunghi e grigio scuri, e pesantemente barrato da due so-
pracciglia folte e cespugliose.




- Ho qui alcuni dei vostri rapporti,
disse il burocrate con una voce sorprendentemente mite, mentre con forza
spingeva sulle carte la punta dell'indice.
Si fermò; e Mr Verloc, che aveva riconosciuto molto bene la propria scrittu-
ra, attese silenziosamente, quasi trattenendo il respiro.
- Non siamo soddisfatti dell'atteggiamento della polizia da queste parti,
continuò l'altro, con tutta l'aria di una grande stanchezza mentale.....
E per la prima volta da quando quella mattina aveva lasciato casa, Mr Ver-
loc mosse le labbra.
- Ogni paese ha la sua polizia,
disse filosoficamente.
Ma poiché il funzionario d'ambasciata continuava a fissarlo sbattendo gli oc-
chi, si sentì costretto ad aggiungere:
- Mi permetta di osservare che non ho alcun modo di influire sulla polizia
da queste parti.




- Quello che si desidera,
riprese l'uomo dei documenti,
- è che accada qualcosa di preciso che serva a stimolare la loro vigilanza.
Questo rientra nei vostri compiti - non è così?
Il funzionario sbatté ancora le palpebre perplesso, quasi infastidito dalla luce
opaca della stanza. E ripeté vagamente:
- La vigilanza della polizia - e la severità dei magistrati. La generale clemen-
za della procedura giudiziaria in questo paese, e la mancanza totale di ogni
misura repressiva, sono uno scandalo per l'intera Europa.... Quello che si
vuole subito è l'intensificazione del disagio - dell'inquietudine che senza dub-
bio esiste.......
- Senza dubbio, senza dubbio,
esclamò Verloc con una totale deferente tonalità da basso di pregio oratorio,
così completamente diversa dal tono con cui aveva parlato prima che il suo
interlocutore ne rimase profondamente sorpreso....
- Esiste a un livello di notevole pericolo. I miei rapporti degli ultimi dodici me-
si lo mettono chiaramente in evidenza.....

(Prosegue....)
















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