giuliano

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IL TOMO

martedì 18 febbraio 2014

IL PREDICATORE





































(Per Francis Parkman:

Francis Parkman)

Prosegue in:

Due orologi 












Francis Parkman s'inoltrò nell'immensa distesa delle Grandi Pianure, dove
si unì a una banda di nomadi oglaga della tribù Lakota; ma quando si girò
a guardare dietro di sé, anche il Missouri colonizzato parve una terra stra-
niera ai suoi occhi di bostoniano istruito a Harvard.
A un altro passeggero che sbarcò da un battello quella primavera dovette
apparire assai diverso: per lui le piane occidentali del Missouri dovevano
rappresentare una sorta di Sion.
Anche quest'uomo, all'inizio del 1846 aveva  trascorso una settimana su
un battello parrtito da St. Louis e diretto a ovest.
Se fosse stato a bordo del Radnor, Parkman lo avrebbe notato: era una
figura imponente, un uomo alto con il viso lungo e magro, i capelli con la
scriminatura da una parte pettinati in modo da lasciare scoperta la fronte
spaziosa.


























Forse teneva in mano una Bibbia quando compariva nella sala da pranzo
nell'ora dei pasti; il suo nome era Robert Sallee James, ma quest'uomo
di 28 anni era meglio conosciuto fra i suoi vicini battisti come 'fratello' ....
...o 'predicatore James'.
Probabilmente sbarcò a Liberty, nella contea di Clay, sulla sponda op-
posta a Independence. Lì dovette noleggiare un cavallo o un carro per
compiere il lungo viaggio verso casa sulle piste dissestate che gli abitan-
ti del Missouri chiamavano 'stade', attraverso un paesaggio che somiglia-
va a un tappeto spinto in un angolo: sgualcito, rugoso, solcato da burro-
ni e cosparso di alberi da legname.
Il suo percorso dovette condurlo attraverso la città di Liberty, la prospe-
rosa ma modesta capitale della contea, e poi una ventina di chilometri
più in là nelle propagini settentrionali di Clay.

















Lì dovette superare una piccola altura e avvistare un'umile casa a un
piano, composta da tre stanze e uno stretto portico, appollaiata insie-
me a una stalla e a qualche altro fabbricato sopra il letto di un torrente
infossato.
....Era arrivato.
James aveva chiaramente scelto con cura il periodo per quel lungo
viaggio appena terminato. Gennaio, pur essendo in pieno inverno, era
un mese stracarico di lavoro per il tipico agricoltore del Missouri, ma
dall'ottava alla dodicesima settimana dell'anno il ritmo subiva un rallen-
tamento temporaneo.
Anche il fiume era finalmente libero dal ghiaccio e i primi battelli a
ruota si ormeggiavano alla lunga banchina della contea di Clay.




















Robert James viveva in un ambiente familiare in apparenza felice, con
una moglie giovane e graziosa e un figlio piccolo.
....Ma era un uomo irrequieto, ossessionato.
In breve tempo trovò una tribuna per la propria ambizione nella chie-
sa battista di New Hope. Fondata nel 1828, era un umile edificio in
legno di sei metri per sei, con un camino di pietre disposte a casaccio
che si apriva su un grande focolare.
Anche in un locale così angusto c'era spazio in abbondanza per i fe-
deli durante le riunioni domenicali: il loro predicatore, morto poco
tempo prima, aveva allontanato la maggior parte dei membri con le
sue accese discussioni dottrinali sulla comunione.
Quando arrivò James, solo quindici persone si riunivano per i servi-
zi religiosi.
In quella chiesa tetra e polverosa James scoprì la propria luce inte-
riore; e in lui la piccola comunità trovò la propria salvezza, in senso
....sia spirituale che terreno......
(T. J. Stiles, Jesse James storia del bandito ribelle)




 Prosegue in:


Il predicatore (2) &

Il predicatore (3)


















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