giuliano

giuliano
IL TOMO

sabato 22 febbraio 2014

LA MASCHERA CADUTA (il varo della nave...)











































Prosegue in:

Eterno volto dell'ipocrisia della vita














... Per abbreviare la strada prese un ponte di ferro sopra un canale che conduceva
ai quartieri residenziali, imboccò una strada dalle vetrine sfarzose, ben illuminate e
popolosa, per ritrovarsi poi, poco più in là, di nuovo nel buio di un vicolo, quasi la
città avesse fulmineamente mutato aspetto.
La vecchia Neb di Amsterdam, la famigerata strada delle prostitute e dei protetto-
ri, demolita ormai da anni, era risorta lì, in un'altra zona della città, come un orrobi-
le morbo che d'un tratto riesploda.
Non era molto diversa: forse meno brulicante e selvaggia di un tempo, ma assai più
spaventosa. I reietti di Parigi, Londra, delle città belghe e russe, lasciata la loro pa-
tria col primo treno, in precipitosa fuga di fronte all'esplodere delle rivoluzioni, si
ritrovano proprio lì, in quei locali 'eleganti'.




Al passaggio di Hauberrisser portieri in livrea, con il tricorno in testa e un bastone
dal pomo lucente in mano, spalancavano muti come automi le porte d'ingresso im-
bottite e le richiudevano, sicché ogni volta una luce forte e abbagliante si riversava
nel vicolo e per un secondo, quasi prorompessero da una gola sotterranea, un urlo
selvaggio di musica negra, uno trepitare di cimbali o un folle lamento di violini ziga-
ni squarciavano l'aria.
Sopra, al primo o al secondo piano delle singole case, regnava un altro tipo di vita:
silenziosa, sussurrata, felinamente in agguato sopra e dietro le tendine rosse. Un
breve e rapido picchiettar delle dita sui vetri, qua e là richiami sommessi, frettolosi,
scanditi in tutte le lingue del mondo eppure inequivocabili: un busto di donna in ca-
micia da notte bianca, la testa invisibile nell'oscurità, come staccata dal tronco e
braccia che fanno gesti d'invito... poi di nuovo finestre aperte, nere quanto la pece,
di un silenzio spettrale, come se in quelle stanze abitasse la morte.




L'edificio d'angolo in fondo al lungo vicolo sembrava relativamente innocuo: a metà
strada fra il varietà di infimo ordine e il ristorante, a giudicare dai manifesti affissi.
Hauberrisser entrò.
Una sala gremita, i tavoli coperti da tovaglie gialle; tutti mangiavano e bevevano.
In fondo, sopra un palcoscenico, una dozzina di canzonettisti e comici sedevano
in semicerchio in attesa di esibirsi.
Un vecchio dalla pancia sferica, due occhi cisposi e sporgenti, la barba bianca, le
gambe incredibilmente magre avvolte in una calzamaglia verde con le estremità pal-
mate da rana, sedeva muovendo su e giù le dita dei piedi accanto ad una cantante
francese di 'couplets' in costume da 'Incroyable' e le diceva a bassa voce cose che
sembravano di grande importanza.




Il pubblico intanto si sorbiva, senza comprenderne una parola, il monologo in tede-
sco, di un caratterista vestito da ebreo polacco in caffettano e stivaloni: costui tene-
va in mano una piccola siringa di vetro - di quelle per le otiti in vendita nei negozi
di sanitari - e cantava con voce nasale intercalando ogni strofa con un grottesco
'ballabile':

Dalle quindici alle sedici
visita al secondo piano,
è re tra i medici
il dottor Mettimano.

Hauberrisser si guardò intorno alla ricerca di un posto; ovunque folla - per lo più
ceto medio locale. Soltanto a un tavolo al centro della sala un paio di sedie erano
ancora sorprendemente libere. Tre donne mature e prosperose e una vecchia dal-
lo sguardo severo, col naso aquilino e gli occhiali di corno, sedevano intorno a una
caffettiera coperta da un cappuccio di lana colorata a forma di gallo sferruzzando
con destrezza, come in un'oasi di quiete domestica.




Con un gentile cenno del capo le quattro signore lo invitarono ad accomodarsi.
Sulle prime aveva creduto si trattasse di una madre insieme alle figlie, ma ora vide
che non potevano essere parenti. Le tre più giovani, pur non somigliandosi affatto,
erano le tipiche olandesi di mezza età - bionde, floride e bovine -, mentre la matro-
na dai capelli bianchi doveva avere origini meridionali.
Il cameriere gli portò la bistecca con un'aria compiaciuta; tutt'intorno ai tavoli sghi-
gnazzava e lo guardava scambiandosi commenti a mezza voce.
Cosa significa tutto ciò?
Hauberrisser non ne veniva a capo...
Osservò di sottecchi le quattro donne: no, impossibile, erano borghesucce fatte e
finite. L'età avanzata era di per sé garanzia della loro rispettabilità. Sul palcosceni-
co, intanto, un tizio nerboruto dalla barba rossa, con un cilindro a stelle e strisce,




calzoni aderenti a righe bianche e blu, una sveglia sul gilet a quadretti verdi e gialli
e in tasca un'anatra cui era stato tirato il collo aveva spaccato la testa del suo com-
pare, la vecchia rana, sulle stridule note dello 'Yankee Doodle', mentre due strac-
civendoli di Rotterdam, marito e moglie, cantavano accompagnandosi col piano-
forte la vecchia e malinconica canzone... della Sanremo morta....
Vivaci come gli arabeschi di un caleidoscopio, i 'numeri' dello spettacolo si susse-
guivano senza posa, alla rinfusa: ricciute babygirls inglesi di un'innocenza terriffican-
te, apache con scialli di lana rossa, una danzatrice del ventre siriana con tanto di
viscere ballonzolanti, imitatori di campane e cantanti popolari bavaresi che rutta-
vano seguendo la melodia.




Un tale miscuglio di assurdità aveva sui nervi un effetto quasi narcotizzante, come
se conservasse una traccia del fascino misterioso dei giocattoli (di nuova fabbrica-
zione del progresso...), quello che spesso medica un animo fiaccato dalla vita con
maggior efficacia dell'opera d'arte più sublime.
Il tempo passò senza che Hauberrisser se ne rendesse conto, e quando l'apoteo-
si finale concluse lo spettacolo e il gruppo degli artisti sfilò sventolando le bandiere
di tutti i paesi - probabilmente a rappresentare il fausto ritorno della pace mondiale
- con in testa un negro che danzava un 'cake-walk' al ritmo del consueto:

Oh Susy Anna
Oh dont't cry for me
I'm goin' to Loosiana
My true love for to see.....

(Prosegue....)

















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