giuliano

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IL TOMO

venerdì 5 luglio 2013

UNA 'BOLLA' PER IL PARADISO (5)













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Inquisitori (sosta a Roma) (4)

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una 'bolla' per il paradiso (6)










La mano del Dio dispensa
il verbo,
più preghi e chiedi perdono,
più leggi la parola da me donata
e stampata,
più ti sarà data speranza racchiusa
nella strana parabola:
una vita immacolata pur avendo
la coscienza lurida e macchiata
di ogni ignobile infamia.
Ma da noi giammai compresa
in nome del nostro regno,
domanda denari e dispensa
il perdono,
al modico prezzo dell'indulgenza
richiesta.
E' la nostra e sola vera ricchezza
di chi mai disdegna moneta.
(G. Lazzari, Frammenti in Rima,
Dialogo con il nobile che vende parola,
Fr. 15/9)








                                                          TRATTATO QUINTO

                                      Di come Lazzaro andò al servizio d'uno spacciatore
                                        di bolle della Santa Crociata e dei casi che con lui
                                                               gli intervennero.









Volle la mia sorte che il quinto padrone in cui venni ad imbattermi fosse uno
spacciatore di bolle della Santa Crociata, il più impudente, il più svergogna-
to, il più grande imbonitore ch'io abbia giammai conosciuto, o che m'attende
di conoscere, o che altri, credo, abbia mai visto.
Sottilissimi erano infatti i modi, le forme, gli espedienti che aveva in serbo
questo truffatore (come ben vedrete), e quelli che sapeva trovare.
Quando arrivava nei luoghi dove doveva divulgare la bolla, la prima cosa che
faceva era offrire qualche regaluccio ai preti o curati del paese, ma proprio
coserelle di scarso valore e di poca sostanza, come sarebbero una lattuga di
Murcia, un paio di limoni dolci o arance, s'era il tempo loro, un paio di pesche
duracine, una pera verdina per ciascuno.




Procurava in questo modo di renderseli propizi affinché favorissero i suoi traf-
fici e inducessero i parrochiani a comprare la bolla. Quando poi un prete anda-
va a professargli la sua amicizia, lui s'informava delle capacità degli altri: se ve-
niva a sapere ch'era gente addottrinata, non diceva parola in latino per non da-
re qualche inciampone, ma si serviva d'un adorno e ben acconcio volgare e del-
la sua disinvolta loquela; se invece veniva a sapere che quei tali erano quelli che
si ordinano più a forza di denaro che di dottrina e di lettere dimissorie, allora s'-
impancava fra di loro a novello San Tommaso e per due ore parlava in latino,
o almeno in un eloquio che latino sembrava, ma non era.




Quando non gli compravano le bolle con le buone, trovava di farsele comprare
con le cattive; e per far questo importunava la popolazione, servendosi spesso
d'ingegnose malizie.
Ma poiché sarebbe lungo il racconto di tutti gli imbrogli, raggiri e truffe, che gli
vidi fare, mi limiterò a riferirne uno, sottilissimo e spassoso, forse il miglior ri-
tratto di questa 'onesta persona', che ancora, se potete e volete, la vedete con
comuni abiti civili aggirarsi fra noi, non più venditore di bolle, che quelle ne ha
fin troppe, ma di altre 'ciarlatagini' che non mi dilungo per la sua 'onorabilità' che,
noi persone serie, mai vogliamo infangare, noi calunniati, giammai vogliamo ri-
cordare.....
Questa sua sottigliezza dimostrerà ampiamente la sua maestria, perché ora co-
desto nobil-uomo si accompagna con il peggior imbroglione che la terra abbia
mai partorito....




In un luogo della Sagra di Toledo aveva predicato per due o tre giorni e compiuti,
come al solito, i passi opportuni, senza che alcuno gli avesse comprato una bolla,
né avesse a mio parere mostrato intenzione di comprargliela.
La cosa gli aveva messo un diavolo per capello e, cercando il modo per trarsi d'-
impaccio, venne nella determinazione di riunire il popolo (come sovente faceva...
e fa tuttora...), per spacciare la mattina dopo la sua bolla. Quella stessa sera, do-
po aver cenato, si mise a giocare il dolce con il bargello.
A metà gioco presero a litigare e quindi a darsi male parole: lui diede al bargello
e questi lo ricambiò chiamandolo falsario (grande offesa dare del falsario al peg-
gior falsario..., per l'appunto...).
A questo punto, il signor commissario mio padrone dà di piglio a uno spuntone
ch'era nell'andito dove giocavano, e per suo conto il bargello mette mano alla....
spada che portava alla cintura.
(Prosegue...)














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