giuliano

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IL TOMO

domenica 6 settembre 2015

IL PRIMO (Dio) (61)
















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Frate Girolamo vescovo di 'Carafa' (60)

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Il Secondo (Dio) (62)













Scavo nella memoria,
scavo la zolla,
scrivo con l'aratro il sogno nascosto
confuso con il passato.
La pietra assume visione
di un altro Dio,
per tanti è solo un incubo
mal scolpito.
La pietra mi racconta
un'altra visione,
coniata nel profilo di una moneta,
nella giara antica dove la tomba
l'ha restituita.
Racconta un diverso amore
e la terra di un altro colore.
Racconta la gloria di un altro peccato,
racconta la storia di un altro Dio,
forma la statua di un altro oracolo.
Racchiuso nella pergamena di un filosofo,
raccolto dalla parola di un'astronomo,
raccontato per bocca di uno storico,
intuito dalla mente di un matematico.
(G. Lazzari, Frammenti in Rima; Il Primo Dio 12/3)












... Conferme sostanziali a quanto detto finora troviamo nella teoria dei Neopitagorici
dichiarati, di coloro di cui, seppur approssimativamente e parzialmente, conosciamo
la collocazione storica, la produzione teorica e soprattutto l'appartenenza al neopita-
gorismo.
In tutte le trattazioni documentanti il monismo trascendenstico neopitagorico e la su-
bordinazione del principio diadico alla Monade  suprema, è citato innanzitutto un pas-
so, riferibile a Moderato di Gades, il passo in questione ha costituito un rovello per i
critici, sia sul piano testuale, sia sul piano della storiografia filosofica.




"Sembra che i primi fra i Greci ad avere questa concezione della
materia siano stati i Pitagorici e, dopo di loro, Platone, come an-
che Moderato attesta.
Costui infatti, seguendo i Pitagorici, dimostra che 'il Primo Dio' è
al di sopra di ogni essere e di ogni essenza; dice poi che il 'secon-
do Uno', che è l'essere in senso assoluto e l'intelligibile, sono le
Forme, mentre il 'Terzo Uno', che è quello in cui consiste l'anima
partecipa al Primo Uno e alle forme e che la natura che viene ul-
tima dopo questo (dopo il Terzo Uno), ossia la natura delle cose
sensibili, non partecipa di quelli, ma riceve il suo ordine per un
riflesso di quelli, poiché la materia delle cose sensibili è l'ombra
del non essere che si trova in primo luogo nella 'quantità' (= nel-
la materia intelligibile) ed è ancora inferiore a quello, derivando
da esso".




Al culmine della gerarchia ontologica qui presentata figurerebbe dunque un Uno
assolutamente trascendente, simile, si nota talora, al Bene Platonico, per il suo
essere, e verosimilmente d'altronde sopranoetico.
'Dopo' questo, viene un 'Secondo Uno', Intelligibile e sede delle Forme: non c'è,
nella descrizione di esso, nessuna espressione che ne allarghi il concetto oltre
quello del paradigma del 'Timeo', che cioè consenta di parificare questo 'Secon-
do Uno' al Dio aristotelico o a quello medioplatonico, in quanto Intelligente, o
nous, oltre che intelligibile o noetòn, e che dunque trasformi le idee in noèma-
ta divini.
E tuttavia, dato il parallelo consolidarsi di queste nozioni nella teologia medio-
platonica e nella stessa letteratura preparatoria al neopitagorismo, è effettiva-
mente probabile che questo 'Secondo Uno' di Moderato sia nous e che le Forme
costituiscano i suoi pensieri.




Il 'Terzo Uno' infine è la sede dello psichico e dunque l'Anima del Mondo.
Essa è esplicitamente legata ai primi due (partecipa al 'Primo Uno' e alla For-
me) da un rapporto di metessi, che può perciò forse considerarsi rapporto in-
tercorrente fra 'tutti e tre' i primi livelli del reale (anche il 'Secondo Uno' parte-
ciperebbe del 'Primo'): invece la physis, il complesso delle cose sensibili, si pre-
cisa, non partecipa dei primi tre livelli, ma ne 'riflette' solo l'ordine.
E' dunque ravvisabile qui effittivamente 'una gerarchia dell'essere su tre livelli -
e perfino su quattro, se includiamo la natura - in cui il livello più basso dipende
in qualche modo da quelli ad esso superiori'; già fin qui la teoria riferita assomi-
glia molto al sistema triadico delle ipostasi plotiniane: ma la somiglianza risalta
di più, se si legge il seguito del passo, in cui Simplicio, per il tramite di Porfirio
ed in un modo che rende piuttosto difficoltosa una distinzione fra le dottrine di
costui e quelle di Moderato, riferisce una teoria della materia.



E' questa seconda parte d'altronde che risalta il monismo di Moderato, nella
sua manipolazione dell''originario dualismo', e che emerge forse il suo mate-
matismo.
Porfirio, continua dunque Simplicio, cita Moderato e riferisce la seguente teo-
ria della materia, la quale esplicita le ostiche ultime battute della prima parte
del passo (la materia delle cose sensibili è un'ombra del non essere che si trova
in primo luogo nella 'quantità'): 'volendo il Lògos dell'unità come da qualche par-
te dice Platone, produrre la generazione degli esseri a partire da sé, attraverso
un processo di privazione separò da sé la 'Quantità', sottraendo da questa tutti
i propri lògoi e le proprie forme.




Nel seguito della sua relazione, Porfirio-Simplicio riferisce il complesso di nomi
con i quali Moderato e Platone avrebbero chiamato la 'Matera/Quantità' e pre-
cisa che questa Quantità - cioè l'èidos che si concepisce sia privato di tutte le
forme che contiene - è paràdeigma della materia che è nei corpi: i Pitagorici e
Platone chiamavano anche questa materia quantità, intendendola come idea,
bensì appunto come privazione, dispersione, deviazione da ciò che è e dunque
come "male"; per questo, si conclude, la materia sensibile non è altro che una
deviazione dell'intelligibile.
A noi, ancora, non interessa tanto sottolineare l'effettiva somiglianza della dot-
trina con la teoria plotiniana della materia, quanto fare qualche considerazione
esplicativa sul processo di 'generazione' della 'Materia/Quantità' e sui tratti ma-
tematistici impliciti nella teoria.




L'elemento che 'genera' l'èidos 'Materia/Quantità', determinandola come priva-
zione di tutte le sue forme', è stato spesso identificato con il 'Primo Uno'; ef-
fettivamente, la possibilità di descrivere una 'comunanza del genere', ma una
gerarchizzazione del 'Primo Uno' e del 'Secondo Uno' ed una 'generazione' del-
la 'Materia/Quantità' a partire dal 'Primo Uno', accomunerebbe la teoria di
Moderato a quelle di Sesto Empirico e di Eudoro, i cui concetti sarebbero me-
glio esplicitati nella dottrina di Moderato: tutte indicherebbero una trasforma-
zione sostanzialmente simile del dualismo in monismo.




Molto si potrebbe d'altronde dire sui tratti matematistici di Uno-Dio Supremo,
capace di generare per privazione dei lògoi e delle forme un ente intelligibile
che è precisamente ipostatizzazione della 'Pura Quantità' ed ancora sulla confi-
gurazione matematistica di quegli stessi lògoi e di quelle forme.
In sintesi quindi, è ascritta a Moderato una gerarchia ontologica, con a capo un
pròtos hèn assolutamente trascendente (oltre l'essere e l'essenza), verosimilmen-
te identificabile con il Dio Primo, nozione alla quale lavorarono parallelamente i
Medioplatonici e già avevano lavorato gli autori di pseudepìgrapha e coloro cui
si rifanno le relazioni anonime sui Pitagorici.
Il 'Primo Uno' è legato da un rapporto di metessi al 'Secondo ed al Terzo Uno':
i documenti visti fin qui e d'altronde la successiva Introduzione Aritmetica' di Ni-
comaco mostrano come il neopitagorismo andasse sistemando la stessa relazione
genere-specie in rapporto unilaterale e gerarchico di pròteron-hysteron e non ab-
biamo ragione di escludere che tale fosse anche il tipo di rapporto, descritto co-
me metessi, intercorrenti fra i tre 'Uni' di Moderato.




Il 'Secondo Uno', sede delle forme-paradigma e forse dello stesso intelletto, ge-
nera e perciò subordina a sé la Materia Intelligibile, agendo dunque come già a-
givano la monàs descritta dal Poliistore e la pròte Monàs di Sesto Empirico. 
Questa 'generazione' è descritta come privazione delle proprie forme; come pri-
ma già accennato, sarebbe ravvisabile una caratterizzazione aritmetica in un'ipo-
stasi che dà luogo precisamente alla 'Quantità Pura', se privata delle sue forme:
il 'Secondo Uno' di Moderato potrebbe perciò essere modellato sulla monade arit-
metica che, come spiegherà Nocomaco è radice naturale e principio di tutti i
numeri, poiché è capace di produrli da sé.
(Prosegue....)

(L. M. Napolitano Valditara, Le idee, i numeri, l'ordine)













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