giuliano

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IL TOMO

domenica 12 gennaio 2014

GENTE DI PASSAGGIO: il senso del 'viaggio' (92)





















































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‘Entra’, disse. ‘Qui ci sono meraviglie’.
La stanza era in realtà una caverna con le stalattiti che pendevano dal soffitto e, al centro, una pozza naturale d’acqua immobile e nera. Accanto allo stagno c’era una statua di bronzo di Cibele, che raffigurava la dea seduta, con in mano il sacro tamburo. Gli unici mobili erano due sgabelli.
Mi invitò a sedermi.
‘Farai molti viaggi’, mi disse.
Ero terribilmente deluso.
Parlava come uno di quei maghi da strapazzo che si incontrano nell’agorà. ‘E io ti accompagnerò fino alla fine’.
‘Non potrei sperare in un maestro migliore’, mi limitai a rispondere con educazione, preso un po’ alla sprovvista.
Massimo era molto presuntuoso.




‘Non allarmarti, Giuliano…’. Sapeva esattamente cosa stavo pensando. ‘Io non voglio impormi su di te. Al contrario, sono costretto a farlo. Proprio come te. E’ una cosa che non possiamo controllare, né tu né io. E quello che dobbiamo fare insieme non sarà facile. Corriamo entrambi un grave pericolo. Io soprattutto. L’ideale di diventare il tuo maestro mi spaventa’.
‘Ma io avevo sperato…’.
‘Sono il tuo maestro’, concluse. ‘Cos’è che vuoi sapere più di tutto?’.
‘La verità’.
‘La verità su che cosa?’.
‘Dove andiamo (noi che crediamo al principio di veri ideali, noi che ci dissetiamo alla fonte della conoscenza, noi che seguiamo la via maestra invisibile al loro falso dire?...), e qual è il senso del viaggio’.
‘Tu sei cristiano’.




Lo disse con una certa cautela, senza farla sembrare né un’affermazione né una domanda. Se ci fossero stati dei testimoni, avrei mantenuto delle riserve. Invece feci una pausa. Pensai al vescovo Giorgio e alle sue interminabili lezioni sulla differenza tra ‘simile’ e ‘uguale’. Mi ricordai di quando mi cantava le canzoni di Ario. Di quando leggevo ad alta voce nella cappella di Macellum. Poi, all’improvviso, mi vidi davanti il testamento rilegato in cuoio che il vescovo mi aveva regalato: ‘Tu non offenderai gli dèi’.
‘No’, rispose Massimo con tono grave. ‘Perché quella è la via dell’oscurità eterna’.
Ero sbalordito: ‘Io non ho detto nulla!’.
‘Hai citato il libro degli ebrei, l’Esodo: ‘Tu non offenderai gli dèi’’.
‘Ma io non ho parlato’.
‘L’hai pensato’.
‘Riesci a leggere i miei pensieri?’.
‘Sì quando gli dèi me ne danno il potere’.
‘Allora adesso guarda bene e dimmi: sono cristiano?’.
‘Non posso parlare al posto tuo, né dirti quello che vedo’.




‘Credo che esista un artefice primo, un potere assoluto…’.
‘E’ lo stesso dio che parlò a Mosè da bocca a bocca?’.
‘Così mi hanno insegnato’.
‘Però quello non era un dio assoluto. Ha creato la terra e il cielo, gli uomini e gli animali. Ma, secondo Mosè, non ha creato l’oscurità e nemmeno la materia, poiché la terra era già lì prima di lui, invisibile e informe. Ha solo plasmato quanto già esisteva. Non è preferibile il dio di Platone, che ha fatto sì che questo universo – esistesse come una creatura vivente dotata di anima e intelligenza della verità, grazie alla provvidenza del dio -?’.
‘Dal Timeo’, dissi automaticamente.
‘E poi c’è una discrepanza tra il libro degli ebrei e il libro del Nazzareno. Il dio del primo dovrebbe essere il dio del secondo. Però, nel secondo, è il padre del Nazzareno...’.
‘Per grazia. Sono di sostanza simile, ma non uguale’.




‘Dall’Uno molti, com’è possibile negare la molteplicità? Le emozioni sono forse tutte uguali? Oppure ognuna ha caratteristiche proprie?  E se ogni razza ha le proprie qualità, esse non derivano forse da Dio? E in caso contrario, queste caratteristiche non dovrebbero essere simboleggiate da una specifica divinità nazionale? Nel caso degli ebrei, da un patriarca geloso e collerico. Nel caso dei siriani, effeminati e furbi, da una divinità come Apollo.
Oppure prendiamo i germani e i celti – che sono un popolo feroce e guerriero: è forse un caso che adorino Ares, il dio della guerra? Oppure è inevitabile? Gli antichi romani si dedicavano completamente alle leggi e al governo… e qual era il loro dio? Il re degli dèi, Zeus. E ogni divinità ha molti aspetti e molti nomi perché in cielo c’è la stessa varietà che esiste tra gli uomini. Alcuni hanno domandato: siamo stati noi a creare questi dèi, o sono stati loro a creare noi?
E’ una vecchia questione.
Siamo un sogno nella mente divina, oppure ognuno di noi è un sognatore a sé, che evoca la propria realtà?




Anche se non possiamo saperlo con certezza, tutti i nostri sensi ci dicono che esiste un’unica creazione e che noi ne facciamo parte, per sempre….
Ora, i cristiani vorrebbero imporci un mito rigido e definitivo su cose che sappiamo varie e stranissime. No, non è nemmeno un mito, perché il Nazzareno è esistito in carne e ossa mentre gli dèi che noi adoriamo non sono mai stati uomini; sono piuttosto qualità e poteri divenuti poesia, perché potessimo ricavarne insegnamento. Con il culto dell’ebreo morto, la poesia è finita.
I cristiani vorrebbero rimpiazzare le nostre bellissime leggende con la fedina penale di un rabbino riformatore. Con questo materiale improbabile sperano di creare una sintesi definitiva tra tutte le religioni conosciute. Si appropriamo delle nostre festività. Trasformano le divinità locali in santi. Prendono a prestito i nostri riti misterici, soprattutto quelli di Mitra. I sacerdoti di Mitra vengono chiamati ‘padri’? Ebbene, i cristiani chiamano ‘padri’ i loro sacerdoti. Ne imitano persino la tonsura, sperando di fare colpo sui convertiti con i simboli di un culto più antico. Adesso hanno cominciato perfino a chiamare il Nazzareno ‘salvatore’ e ‘guaritore’’.




‘Ma in Mitra non c’è nulla che uguagli il mistero cristiano’, obiettai, facendo l’avvocato del diavolo. ‘E l’Eucarestia? Il fatto di mangiare pane e vino, quando Cristo ha detto: ‘Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue otterrà la vita eterna’?’.
Massimo sorrise.
‘Non tradirò alcun segreto di Mitra dicendoti che anche noi partecipiamo a un pasto simbolico, ricordando le parole del profeta persiano Zarathustra che disse a coloro che adoravano l’Unico Dio, e Mitra: ‘Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue sarà una cosa sola con me e io con lui, e conoscerà la salvezza’. Queste parole sono state pronunciate sei secoli dalla nascita del Nazzareno’.
Ero sbalordito. ‘Zarathustra era un uomo?’.
‘Un profeta. Fu ucciso in un tempio dai suoi nemici. Mentre giaceva a terra morente, disse: ‘Che Dio vi perdoni, come vi ho perdonato io’. Tutto quel che avevamo di sacro, ci è stato rubato dai galilei. Il compito principale dei loro innumerevoli concili è quello di dare un senso a tutto ciò che hanno preso in prestito da una parte e dall’altra. Non li invidio affatto’.




‘Ho letto Porfirio…’, cominciai.
‘Allora sai fino a che punto essi cadono in contraddizione’.
‘E le contraddizioni dell’ellenismo?’.
‘Le antiche leggende devono necessariamente contraddirsi. E comunque noi non le consideriamo vere in senso letterale. Sono solo dei misteriosi messaggi degli dèi, i quali sono a loro volta aspetti dell’Unico Dio. Sappiamo che vanno interpretate. A volte ci riusciamo. A volte no. Invece i cristiani si attengono alla verità letterale del libro che è stato scritto sul Nazzareno molto tempo dopo la sua morte. E perfino quel libro li mette in difficoltà, al punto che devono modificarne continuamente il significato. Ad esempio, non dice mai che Gesù era effettivamente Dio…’.
‘Con l’eccezione di Giovanni’, citai: ‘E il verbo si fece carne e abitò in mezzo a noi’. Non per nulla avevo fatto il lettore in chiesa per cinque anni.




‘E’ un passo aperto a varie interpretazioni. Che cosa si voleva intendere con ‘verbo’? Significa davvero, come pretendono adesso, lo spirito santo che è anche Dio, che è anche Cristo? E questo ci riporta a quella triplice empietà che essi definiscono ‘verità’… che a sua volta ci ricorda che anche il nobilissimo Giuliano desidera conoscere la verità’.
‘E’ quello che vorrei’. Mi sentivo strano. Nella stanza, il fumo delle torce era fitto. Tutte le cose apparivano indistinte e irreali. Se tutto a un tratto le pareti si fossero spalancate e fosse apparso su di noi il sole sfolgorante, non mi sarei sorpreso. Ma quel giorno Massimo non fece incantesimi. Fu molto concreto.




‘Nessun uomo può dire a un altro che cosa è vero. La verità è tutt’intorno a noi. Ma ognuno la deve trovare a suo modo. Platone è una parte della verità. E così anche Omero. Anche la storia del Dio ebraico lo è, se ignoriamo le sue arroganti pretese. La verità sta ovunque l’uomo scorga un segno del divino. La teurgia può provocare questo risveglio. Anche la poesia. Gli dèi, spontaneamente, possono aprirci gli occhi all’improvviso’.
‘I miei sono chiusi’.
‘Sì’.
‘Ma so cosa voglio trovare’.
‘Ma davanti a te c’è un muro, come lo specchio in cui hai cercato di entrare’.
Lo guardai negli occhi. ‘Massimo, mostrami la porta e uno specchio’.
Restò in silenzio. Quando finalmente si decise a parlare non guardò me, ma il volto di Cibele.
‘Tu sei cristiano’.
‘Io non so niente’.
‘Ma devi essere cristiano, perché è la religione della tua famiglia’.
‘Devo sembrare cristiano. Solo questo’.
‘Non hai paura di essere ipocrita?’.
‘Mi fa ancora più paura non conoscere la verità’….


(Prosegue....)

(G. Vidal, Giuliano)

















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