giuliano

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IL TOMO

lunedì 27 gennaio 2014

NESSUN SUPERBO AMA DIO (né la verità....) (97) (per gente di passaggio....)





















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Gente di passaggio: il vecchio Bruegel (96)

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Gente di passaggio (98)















La personificazione della Superbia è una dama sontuosamente vestita
con abiti alla moda. Il sorriso sicuro e sdegnoso, la Superbia non of-
fre a nessuno il suo sguardo, reggendo invece uno specchio che riflet-
te la sua immagine.
Accanto alla Superbia sta il suo animale simbolico, il pavone, che apre
la coda in una grande ruota. Nel Medioevo, uno dei simboli della Su-
perbia in quanto vanità peccaminosa era stata la sirena, raffigurata
sui margini dei Saltieri miniati con uno specchio in una mano e un
pettine nell'altra.




Le figura della sirena con lo specchio è ripresa e parafrasata da Bru-
egel nel gruppo in primo piano verso sinistra. La figura simbolica del-
la sirena è stata degradata a grottesca mostruosità infernale, una gras-
sa donnaccia in costume popolare, dall'orlo del quale fuoriesce la coda
di pesce in parte trasfigurata da appendici fantastiche; essa viene mo-
strata in atto di lusingare il vanesio, il quale è rappresentato come
un essere tutto testa e coda a penna di pavone, che si rimira con e-
spressione compiaciuta nello specchio retto dalla sirena.
La sua bocca appare chiusa da un lucchetto, fatto del quale egli non
sembra avvedersi e che era corrente simbolo di stoltezza. In primo
piano verso il centro, un mostro infernale contempla in uno specchio il
proprio deretano (la 'fronte negativa', volto burlesco usato nelle manife-
stazioni carnevalesche, nelle beffe e soprattutto negli insulti di popolo);
la sua schiena è trapassata da una freccia, il che, secondo un espedien-
te figurativo bosciano, lo denota come creatura perduta che non sa di
essere tale.
Dietro la figura allegorica della Superbia si dispone, da destra verso
sinistra, un ricco seguito; a sinistra, la figura di una donna, raggiunta
tardivamente dalla coscienza, si divincola con orrore dalla presa delle
due maligne figure che la tengono per le braccia dalle cui vesti umane
fuoriescono musi animaleschi.
Dietro a quelle descritte camminano due figure di significato oscuro:
l'una è un guerriero infernale con un paio di forbici aperte dipinte sullo
scudo, l'altra un essere infilato su una bizzarra veste conica, con bande
orizzontali.




Seguono nel corteo, più a destra, le figure di un papa a cavallo, che
regge la bacchetta spinosa della giustizia terrena, e di un monaco-mo-
stro recante in mano un vaso sacro.
Il papa a cavallo, accompagnato dagli altri potenti della terra, compare
nello scomparto centrale del 'Trittico del fieno' di Bosch, dove è rappre-
sentata la calca frenetica della gente di ogni classe che preme per acca-
parrarsi un pugno del fieno trasportato dal carro (simbolo dei vani beni
terreni).
Il papa si unisce agli altri stolti incedendo maestosamente al seguito del
carro, e con ciò muovendo senza saperlo (lui ricco padrone dei beni della
terra...) verso l'inferno, dove alcuni esseri demoniaci stanno trascinando
il carro stesso col suo seguito.....
Nella tavola del Bruegel, il motivo di satira antiromana rappresentato dal
papa e dal religioso che fanno parte fra gli altri del folto seguito della Su-
perbia della chiesa di Roma (viso rivolto a Roma ed al mondo intero, de-
nari et immense ricchezze terrene custodite in ben altri e più sicuri lochi...
o forzieri...), è ripreso da un'altra invenzione che compare al centro in se-
condo piano.




Accanto a una gigantesca mascella di Leviatano dentro la quale i vani
peccatori corrono essi stessi, stoltamente, a sedersi, si vede una grande
testa di gufo, nella cui bocca alcune figure, come in un'altra mascella di
Leviatano, accennano a sparire.
Sulla testa di gufo è accomodata una specie di tiara, dalla quale sciama-
no uccelli, come api da un favo. La tiara, copricapo del papa, è perciò
contaminata visivamente con la figura di un'arnia, usata da Bosch come
simbolo di ghiottoneria (L'arnia della Santa Chiesa Romana, del calvini-
sta De Marnix...).
Per concludere, un omaggio ai ciechi della nave dei folli, sopra la testa
di Leviatano, da un'escrescenza mostruosa del terreno, sboccia qualco-
sa che assomiglia ad un veliero sulla cui prora uncinata una massa di
persone ascolta con reverenza una figura in atto di arringarli ed incitarli,
e che porta un copricapo di ferro che la rende cieca (lo stesso che nel
trittico di Bosch già citato si trovava in capo alla figura del papa inferna-
le, simbolo della cecità morale - stoltezza delle anime che si perdono).
Un albero morto che nasce dalla testa di Leviatano, in basso, collega
quest'ultima alla 'nave dei folli', come ad insinuare che coloro che si pon-
gono sotto la guida di chi mostra di non poter vedere sono come gente
che va a sedersi di propria spontanea volontà nella bocca dell'inferno.

(Vizi Virtù e follia... nell'opera grafica di Bruegel il Vecchio...)















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