CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

lunedì 10 settembre 2018

intermezzo con... URLA... CONTRO 'INVETRIATA' (lo prenda all'alba...)












































Prosegue in:

Urlano contro 'Invetriata' (2)















L’odierna deriva ‘populista’ e razzista del nuovo secolo  sta contaminando il Nord Europa come la fertile ‘padana’ italica conquista fedele amica di tutti quei despoti da cui la  mondializzazione di tal ‘morbo’ - male non certo nuovo - globalizzato in onor della dottrina politica avversa a qualsivoglia democrazia così come si è soliti conoscere un Impero, e per democrazia in questa breve non faccio riferimento al ‘logo’ comune del senso della stessa  interpretata o fagocitata dalla politica con solo motto e araldo dedicata ad essa, ma in verità e per il vero, ben distante da ciò che più propriamente la ispira.

…Ma l’onesta libera democrazia e con essa ogni capacità di espressione e libero arbitrio minacciato al di là del vetro al di là della strana vetrina con la quale reclamizzano un pessimo prodotto spacciandolo per ‘conquista’… figlia di quella breve frammentata inconsistenza alcolica e successivo ‘verso’ quale brezza e nebbia che qualcuno tende a sollevare ed ‘elevare’ qual Pensiero comune, che in verità e per il vero, non appartiene a nessun uomo con un po’ di libero intendimento circa il Retto e Saggio Principio, giacché questo mio intero dire per gli innumerevoli pubblicati si compone proprio di questo e non certo di Spirito glutterato presso il bar della lega per ogni passo e via così come ogni cane abbaia nel cortile della propria colonica villa inneggiando l’altrui bianco e rosso giardino…

Certo che i padani non hanno gradito taluni ‘elevati’ accenni bibliografici - e neppure se per questo - dovute Rime di rimando, certo che no! Dacché il loro banchetto è stato posto sotto intero sequestro e con lui anche la dovuta capacità di intendimento così come uno Stato civile raggiunge i propri traguardi ed obiettivi…

(E l’intero allevamento urla e grugnisce…)

…Ma sembrerebbe…  come taluni nel sud cresciuti con la ‘lupara’ accompagnati per ogni ‘lecito’ cammino verso la ‘cima’ e la ‘vetta’ di un fenomeno antico – avverso allo Stato quanto al libero cittadino, anche queste nuove lavanderie del nord non essere da meno nella capacità di esulare da questo, e porsi di conseguenza, al servizio dell’anti-stato per eccellenza comodo transito e passo per medesima ‘vetta’ di altri simmetrici feudatari che in questa come nell’opposta verde terra posero gli antichi possedimenti custoditi del sofferto libero arbitrio cacciato a mo’ di selvaggina come ogni ‘trofeo  numerato’  in ampi saloni custodito…

…Così castelli e fortezze nominate ‘banche’ con cui si distinguono nella predestinata ricchezza additata ed acclamata dalla plebe conquistata con cui compiono l’artifizio d’un ‘doppio pensiero’, non Eretico come vien reclamato nella Riforma raggiunta, solo combattuto nella scissione bipolare fenomeno più comune alla neuro vegetazione cementata in immobile alcolica brezza - e con cui - a tutta birra cingono la ‘prole’ immolata all’ariano di turno senza distinguo fra Ario e chi ‘ariano disgiunto’ crescendo ‘bruni’ dalla verde camicia unita nell’amletico sofferto teatrale dramma e motivo di aver smarrito padre e padrino e con loro l’essere e non  essere figlio di questo o altrui… Dio di questa o altrui Terra…

Di questo o altro (demoniaco) Dio….    

Sembrerebbe, che codesti taluni non abbiano gradito la Rima e con essa Saggia parola e di rimando minacciano e imprecano e promettono vendetta, così come del resto il famoso ‘araldo’ da cui un Isola già tristemente famosa.

È certamente triste essere calunniati – e questo di per sé non arreca troppo dolore, ma quando la calunnia raggiunge un elevato grado alcolico di ‘idiozia’ e viene grugnita o balbettata con tono da ubriaco senza saper bene cosa si è detto solo perché (o anche perché appresa tramite video-citofono) non si comprende un superiore pensiero, o perché viene contrariato del ‘nobile cemento’, o anche per essere di gradimento al nuovo padrone dell’Universo qual feudatario di turno, allora cotal idiozia enunciata che prova antico odio per qualsivoglia ‘cultura’ inciampa in un male antico da cui l’offesa accompagnata dalla doverosa composta calunnia offerta divenire d’improvviso ‘complimento’, vera mèta di indubbio traguardo giacché come un prodotto ‘avariato’ al mercato ove esposto ed urlato si è soliti guardare lecita o illecita provenienza…

…Come un ladro che urla d’esser derubato…

…E di cui sazia versi e rutti maldigeriti dalla Storia.

Giacché questi eterni intolleranti ‘disturbatori disturbati’  acclamati ed esultanti nella ricchezza raggiunta se non fosse un bottino costantemente sottratto al legittimo proprietario o cliente che sia così come la Ragione manipolata e condotta verso il porto della più vile calunnia non volendo nell’oltraggio nella minaccia elevano il più nobile ambito complimento e con questo dovuto trofeo…

Non si dica mai al cacciatore cacciato chi la Bestia o il nobil uccello dal rigido becco provar diletto e sollazzo in codesto volare ed albergare alle bocche altrui come univoco grande vociare…

La nostra venuta è neve antica…   


…Ed allora possiamo dirci fieri del vento, della brezza, che da questo bar da questa taverna si respira qual antico clima del nuovo Nord unito nella lega e fedele cane del proprio ed altrui padrone. Ma si badi bene, qual monito al cane quanto al suo padrone, certamente il Libero Arbitrio come il Diritto hanno una discendenza e con essa una Memoria troppo antica per essere vilipesa calunniata e derubata da una taverna quanto da un mercato comune quanto da un gruppo di ubriachi al partito del bar nominato leghista… 














Tommaso stette a letto per sei mesi, durante i quali si rinsecchì e si ridusse, come si suol dire, pelle ed ossa, e mostrava di avere tutti i sentimenti sconvolti; e, per quanto usassero con lui tutti i rimedi possibili, gli guarirono soltanto l’infermità del corpo, ma non quella dell’intelletto, cosicché egli risanò, ma pazzo della più strana pazzia che tra tutte le pazzie si fosse veduta fino allora.
Si mise in mente, lo sventurato, d’esser tutto fatto di vetro; e con questa idea, allorché qualcuno gli s’accostava, mandava urla terribili, chiedendo e supplicando con parole e discorsi che avevan tutta l’aria d’essere ragionevoli, di non avvicinarglisi, perché lo potevan rompere, e che in realtà ed in verità egli non era come tutti gli altri uomini, perché era fatto di vetro, dalla testa ai piedi….
Passando un giorno dinanzi al patibolo, dove si vede carne umana, vide che sulla porta stavano molte delle abitatrici, e disse che quelle eran le salmerie dell’esercito di Satanasso che s’eran allogate nella locanda dell’Inferno.




Un tale gli chiese che consiglio o che conforto poteva dare ad un amico che era tutto contristato perché sua moglie era scappata con un altro. Gli rispose: ‘Digli che ringrazi Iddio che ha permesso che gli venisse tolto di casa il suo nemico’. ‘Ed allora, non deve dunque andare a cercarla?’. ‘Neanche per sogno’, ribatté Invetriata, ‘perché il ritrovar lei sarebbe come ritrovare la perpetua e veridica testimonianza del suo disonore’.
‘Dal momento che così stanno le cose’, rispose l’altro, ‘come dovrò fare per vivere in pace con mia moglie?’. Gli rispose Invetriata: ‘Dalle tutto quel le abbisogna; lascia che comandi a tutti quelli di casa tua, ma non permettere che comandi a te’.
Un ragazzo gli disse: ‘Signor avvocato Invetriata, io vorrei lasciare la casa di mio padre, perché spesse volte mi frusta’. E gli rispose: ‘Bada, bimbo, che le frustate che danno i genitori fanno onore ai figli, ma quelle che dà il boia recano infamia’.




La notizia della sua follia, ed insieme delle sue risposte e dei suoi motti (nonché delle sue rime…), si diffuse per tutta la Castiglia; e quando giunse all’orecchio di un certo principe o gran signore che fosse, che viveva nella capitale, questi volle mandare a prenderlo e ne diede incarico ad un gentiluomo amico suo che abitava a Salamanca, pregandolo che glielo inviasse. Ed un giorno questo gentiluomo, incontrandolo, gli disse: ‘Il signor avvocato Invetriata deve sapere che un alto personaggio della capitale lo vuol vedere e mi manda a cercarlo’.
Ed egli rispose. ‘Vossignoria abbia la bontà di scusarmi con quel signore, perché io non valgo nulla, a palazzo, dato che ho un po’ di pudore e non so adulare’. Nonostante ciò, il gentiluomo lo inviò alla capitale, e per portarvelo si giovarono di questa astuzia: lo misero in un gran corbello pieno di paglia, fatto come quelli in cui si trasportano gli oggetti di vetro, equilibrando la soma con un carico di pietre, e mettendo tra la paglia qualche vetro, per dargli ad intendere che lo imballavano come un vaso di cristallo.




Giunse così a Vallodolid; vi fece il suo ingresso di notte e, giunti che furono alla casa del signore che lo aveva mandato a prendere e che lo accolse assai bene, lo cavaron fuori dal corbello. E così il signore lo salutò: ‘Il signor avvocato Invetriata sia il benvenuto, Com’è andato il viaggio? Sta bene?’. Rispose: ‘Non c’è nessun viaggio brutto, a patto che finisca, tranne quello che mena alla forca. In salute mi sento neutrale, poiché il mio polso non va d’accordo col mio cervello’.
… Mentre diceva queste cose, stava presso la porta d’uomo speziale, e, rivolgendosi al padrone, gli disse. ‘Vossignoria fa un mestiere salutare, benché sia nemico giurato del suo lume’. ‘In che modo posso essere nemico del mio lume?’ chiese lo speziale. E Invetriata rispose: ‘Lo dico perché quando vi manca un determinato olio, vi servite di quello del lume che avete a portata di mano; e il vostro mestiere ha poi anche un’altra particolarità, che non basterebbe a toglier credito al più perspicace medico del mondo’.
Siccome gliene chiedeva il perché, rispose che c’erano speziali che, non avendo la faccia tosta e non osando dire che nella loro farmacia mancavano gli ingredienti che il medico prescriveva, in luogo delle sostanze mancanti ne mettevano altre che secondo loro possedevano le medesime virtù e qualità, anche se così non era; e in maniera contraria a quelle ben preparate’.




Quello gli domandava allora che cosa pensasse dei medici, ed egli così rispose: ‘ – “Onora il medico per la necessità che ne hai: lo creò infatti l’Altissimo. Da Dio discende dunque ogni medicina, ed egli riceverà doni dal re. La disciplina del medico esalterà il suo capo, ed egli sarà lodato in cospetto dei magnati. L’Altissimo creò dalla terra i medicamenti, e l’uomo saggio non li odierà” – questo a proposito dei buoni medici; ma dei cattivi si potrebbe dire tutto al contrario, perché non v’è gente più di loro dannosa alla repubblica. Il giudice può torcere o rinviare la giustizia; l’avvocato può sostenere per suo interesse la nostra ingiusta domanda; il mercante può succhiare il nostro denaro; tutte le persone, infine, con le quali abbiamo da fare per necessità posson farci del male; ma nessuno ci può togliere la vita senz’esser soggetto al timore del castigo.

(Prosegue...)















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